Le letterine di Emilio nel nostro 2009 e 2010

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febbraio 2009

APPRENDISTA STREGONE
7 febbraio 2009

Madre, perché piangi? Non lasciarti sovrastare dall’enfasi del ricordo e non permettere che il dolore, oltre che annichilire la mente, devasti e demolisca il tuo cuore.
Altrimenti come vi si potrà rifugiare nella speranza di trovarvi conforto l’Amore di Dio, Padre ripudiato e delegittimato dai legittimi figli? E se avrai fatto a brandelli il tuo cuore per la disperazione e per il rancore, dove pianterà questa umanità la prossima croce, alla quale inchiodare il Figlio di Dio e ogni altro figlio da Lui creato a Sua immagine e somiglianza?
Preserva dunque il tuo cuore anche per questo, perché si consumi sulle sue pendici la crocifissione di chi crede nella sacralità della vita e nella pietà di Dio Misericordioso. Sia perciò il tuo cuore solidale con l’Amore del Signore onnipotente, pieno di gratitudine per Colui che Si è sacrificato per redimerci dal peccato, e aperto a quanti non rinunciano alla propria dignità per sottrarsi al peso della croce.

Rendilo disponibile anche per tutti quelli che hanno chiuso le porte in faccia all’unico e vero Dio dell’Amore, della Solidarietà e del Perdono, dopo averle spalancate alla cinica, miope ed ostinata presunzione della ragione asservita al grande illusionista ed alle sue schizofreniche allucinazioni. Verrà anche per loro il giorno del giudizio, nel quale si troveranno faccia a faccia con l’Unico giudice in grado di giudicare nel nome e nei codici dell’infallibile giustizia divina quei peccati del quali si sono auto assolti, e si sono fatti assolvere da giudici compiacenti e fuori della Grazia di Dio. Allora verranno schierati non più a favore o contro, ma alla destra o alla sinistra di Colui che Si sacrificò e Si sacrifica anche per loro, e dalla mano e con mano apprenderanno e toccheranno la definitiva consistenza del proprio futuro destino.

La ragione è la luce dello spirito che il Signore ha dato in dote all’uomo per illuminare i sentieri della vita lungo i quali Lo si può incontrare occasionalmente o Lo si può cercare con convinzione ed a ragione, prima del definitivo redde rationem. E’ l’occhio di bue  che Lo cerca, Lo scova e Lo illumina per darGli il giusto risalto tra le tenebre nella quali viene sempre più sfrontatamente relegato. E’ la scintilla che crea ed alimenta il fuoco della fede in una vita della quale ci portiamo dentro l’ancestrale esigenza, pur senza averla conosciuta o mai esplorata. E’ la stessa luce divina che Dio rivelò all’uomo della creazione, per distinguere il Bene che gli affidava dal male di cui lo aveva tenuto all’oscuro.
Lo volle mettere in guardia, invece l’uomo ne usò e ne continua ad abusare per illuminare se stesso mettendosi in evidenza con presunzione, nel convincimento che tutto gli è concesso da quel bene che gli spetta di diritto e che con esso potrà a ragione rivendicare il diritto di vita e di morte e coltivare illusorie pretese di immortalità.

Se facesse buon uso della ragione, l’uomo si troverebbe a constatare la realtà del suo desolante fallimento di fronte all’impenetrabilità delle tenebre nelle quali presunzione, cinismo ed egoismo vanno sempre più avviluppandolo. Allora potrebbe contare sulla Misericordia di Dio Che non dimentica che ogni figlio Suo è figlio unico e perciò Suo unico erede da perdonare e ammettere alla vita eterna.
E’ un’occasione da non perdere. Vi consiglio di ragionarci su con calma, con serenità e soprattutto con quel pizzico di umiltà  che è tanto cara a Dio.
Non si illuda l’uomo di varcare i confini della vita e della morte confidando sulle sue misere forze, o con quelle che ormai sempre più sfrontatamente gli vengono offerte e messe a disposizione dal signore delle tenebre. Non canti vittoria per i progressi tecnologici di cui si è reso artefice e non si faccia bello delle potenzialità, delle scoperte scientifiche che è stato capace di attuare con la complice compiacenza del Padreterno. Da apprendista stregone sinora è stato artefice di danni morali e materiali verso se stesso e verso quella meravigliosa natura che non gli è accanto per caso ma per dote Paterna. Forse può solo vantare di avere allungato di un infinitesimo d’eternità la durata della propria vita, ma non contento di questo successo si sta ultimamente adoperando a prolungare i tempi della propria morte.

Che il Signore abbia pietà di questo poveruomo. In nome della sincera solidarietà con la comunione e in seno alla comunione dei santi, pregherò anch’io con tutte le mie forze, affinché ciò avvenga in nome della fede e nel rispetto di quella ragione che Dio affida ai Suoi cari figli ed eredi.

Passa parola. Ciao dal vostro

Ciao papi, ciao mammabanana. Con tutto il mio Amore.

Nota di mammabanana: nella prima riga di questa letterina, Emilio scrive "Madre" con la M speciale che i suoi lettori ben conoscono.


marzo 2009

I DUE DOTTORI 22 marzo 2009

Ciao caro papi, mettiamoci al lavoro. Tu fa' la tua parte e io faccio la mia. Tu prenditi cura dei problemi e delle malattie del corpo, io mi occupo di ogni disagio dell’anima.

Tu naturalmente non te ne puoi interessare in termini esclusivamente materialistici, ma in quelli più complessi ed affascinanti dei processi vitali nei quali l’anima gioca un ruolo non indifferente. Io, d’altro canto, pur nella sostanza di spirito incorruttibile e incontaminabile, forgiato nell’Energia inesauribile del Bene Assoluto, e fortificato dall’Amore del Padre e di tutta la Comunità Celeste, mi porto appresso il ricordo di una esperienza terrena dalla quale ho imparato quanto possa essere difficile scalfire e rimuovere le incrostazioni che disagi, sofferenze e malattie fisiche fanno depositare sull’anima. E per questo mi devo confrontare con loro.

Come è facile per chiunque dire “non ho paura della morte, mi fa paura la sofferenza del corpo”. Come è più difficile dire con sincera convinzione “ho paura dell’una e dell’altra, ma, nel rispetto e per il rispetto della mia dignità di figlio di Dio, sono disposto ad affrontarle entrambe confidando nella pietà paterna”.
Forse per questo il mio compito è un po’ più complicato del tuo, specie quando tutti rivendicano il diritto ad una buona morte. Ma tu sai pure molto bene, come medico e come credente, che anche l’anima ha diritto alla salute e alla vita, condizioni ideali che si ottengono non solo se vi è predisposizione alla fede e vocazione all’amore, ma anche se corroborate dal sentirsi bene, dal non essere oberati da un corpo appesantito da malattie e tribolazioni correlate.

Per questo, quando ti prendi cura di qualcuno che ti affida la salute confidando nella tua capacità di tenergliela in forma, o di rimetterla in ordine dal caos della malattia, non dimenticare mai, caro papi, di dedicargli insieme all’esperienza tutto l’amore rispettoso per ogni forma di sua sofferenza fisica e spirituale, che renderà comunque sempre più credibile e più positivo il tuo intervento. E quando, nonostante ogni tuo competente proposito, il caos della malattia o l’ineluttabilità della morte prevarranno sull’armonia della vita, allora ispirati a quanto ti hanno insegnato coloro che hai accompagnato sino all’ultimo alito vitale della loro esistenza, e non dimenticare mai quanta serena e dignitosa determinazione ti hanno lasciato in eredità.

A questo punto interverrò io, interverremo noi medici dell’anima. E se voi sulla terra non l’avrete abbrutita di rivendicazioni a diritti senza senso; se non l’avrete ubriacata di promesse irrealizzabili e narcotizzata con i veleni di certe menti, che pubblicizzano improbabili progressi scientifici capaci di garantire soluzioni per la qualsiasi in tema di vita e di sofferenze e soprattutto in tema di morte; se non l’avrete annichilita con il più sfrenato materialismo, la rimetteremo in ordine per presentarla al Signore. E lì dove non c’è proprio più niente da fare, ad esempio nei casi in cui vi sono anime apparentemente senza padrone, nel senso che i legittimi proprietari fanno di tutto per disconoscerle o per negarne l’esistenza, lì ci pensa direttamente il Primario medico, sollecitando insospettabili se pur tardive richieste di scusa, che, se sincere, vengono regolarmente accettate. Dove nemmeno Lui può non c’è nulla che salvi o guarisca, perché anche tra le anime ci sono gli incurabili.

Come per la tua professione, caro papi, che non si può mai sottrarre del tutto dall’impicciarsi di problemi di anime, anche a noi medici dello spirito capita talvolta di dover superare i confini delle nostre competenze. Accade quando l’amore e la solidarietà e la pietà umana per una persona particolarmente amata, che soffre di una malattia considerata inguaribile, raggiungono un tale fervore da divenire energia rivitalizzante e ristabilizzante. Noi colleghi di quassù sappiamo come convogliarla lì dove c’è disordine organico per ripristinarvi l’ordine.
Come vedi siamo proprio i veri medici senza frontiere, caro collega. Dunque al lavoro, tutti nel nome del Signore e per il Bene e l’Eterna salute, che attendono in terra tutti gli uomini che credono in Dio e nel Suo disegno misericordioso.
Ciao papi caro, abbi cura anche di te e di mamma banana e del piccolo Fred.

Bacioni a voi tutti Dottor

 


aprile 2009

SANTA PASQUA

L'UOMO E' ESSERE DI SUPERFICIE 18 aprile 2009

Ciao caro papi e vecchio scriba fedele, ciao mamma leprottina e un po’ banana, ciao caro Fred vecchio amico fedele. Ginger! Vuoi smetterla di farmi solletico con quella coda scodinzolante?
Eccoci di nuovo riuniti come un tempo e nel tempo di sempre, in questo attimo di eternità che mamma banana vorrebbe non finisse mai. Eppure lei sa molto bene, perché ne ha le prove concrete, che questi nostri incontri niente affatto casuali sono pur sempre frammenti indimenticabili della vita eterna, che ci prepariamo a vivere insieme.

Lasciamo da parte la nostalgia di sentimenti trascorsi ed il rammarico di attese andate deluse. Abbiamo percorso e condiviso l’esperienza propedeutica alla vita vera grazie alla tenerissima Misericordia della mamma più dolce e premurosa che ci sia. In terra e in cielo si faccia ora avanti il tempo della gioia concreta ed inesauribile delle lodi appassionate al nostro Padre celeste.
Le vicende umane non scalfiscono la fiducia nel Suo progetto creativo e nella sua attuazione definitiva, né la devozione e la gratitudine meritata per il Cristo risorto.
Non ci lasciamo condizionare dalle superficiali esperienze che coinvolgono ed affliggono quotidianamente l’uomo.

L’essere umano è essere di superficie. Si muove sulla crosta terrestre e sulle acque che la ricoprono, senza prendersi troppa cura delle energie che vi covano sotto va alla disperata ricerca di fonti energetiche alternative, e si lascia puntualmente travolgere dalle forze della natura che si agitano sotto i suoi piedi. Si tratta di eventi naturali che il Dio del creato conosce molto bene nella loro potenzialità violenta, così come conosce altrettanto bene le corde violente dell’animo dell’essere umano al quale ha inflitto la punizione di transitorio domicilio coatto sulla terra, molto più spesso prodiga di bellezze e di meraviglie vitali che di tradimenti imprevisti e luttuosi. E pensare che la potenza di queste manifestazioni naturali è pressoché insignificante rispetto all’energia esplosiva della vita che si rinnova incessantemente in natura, che è a sua volta un’inezia di fronte all’Energia inaudita che genera e muove l’Amore di Dio! E’ questa l’energia alternativa che l’uomo deve incessantemente ricercare, non solo nelle più piccole e apparentemente insignificanti manifestazioni della natura in cui è immerso, ma soprattutto nel proprio cuore. E se lo trova vuoto e spento non tema di aprirGli le porte, di farGli spazio, di accoglierLo con serenità, perché l’Amore di Dio è dolce come la quiete dopo la tempesta ed è caldo come la gioia che cancella il gelo del dolore. E’ a misura d’uomo, nato e destinato per volere di Dio ad essere Suo erede naturale ed universale. E così sarà.

Bacioni energetici dal vostro Pippo santo. Scodinzoloni inesauribili dalla piccola Ginger e relativi solletichini. Ciao a presto

Ecome energia, più MIL come miliardi di baci, più IO cioè proprio me medesimo in spirito inesauribile d’Amore.


MAGGIO 2009

RAPPRESENTANTE DELEGATO 17 maggio 20

Cara mamma, con la presente scrittura ti delego a rappresentarmi come testimone dell’Amore di Dio, non solo nella nostra vicenda ma soprattutto nell’infinita storia dell’uomo, nel rapporto che Lo lega indissolubilmente a tutte le creature che ha creato a Sua immagine e somiglianza, e che ha eletto Suoi eredi universali.
Ti chiedo dunque ...  di farti anche tu ancella devota ed interprete consapevole della volontà del Padre celeste e della Sua onnisciente lungimiranza, affinché l’esperienza che ti è chiesto di testimoniare e di raccontare sia prova suggestiva ed inoppugnabile dell’unica verità, che sta scritta nel patto che Dio Padre ha stretto con i figli Suoi per gli anni a venire nell’eternità, e che ha voluto sollecitare, rinnovare e fortificare con il sacrificio del Figlio prediletto Gesù Cristo.

Dio è Amore ed ama manifestare questa Sua incorreggibile debolezza attraverso tutti coloro che ha dotato di attitudine e vocazione a farsene interpreti, portavoce e testimoni. E tu, cara mamma, fai parte di questa schiera, destinata a rappresentare nella propria esperienza il segno indiscutibile dell'Amore del Signore, e a tradurre in sentimenti umani la santità dell'Amore materno della Madre di Gesù, così fiera della propria obbedienza e così umile nella consapevolezza della  propria tragedia. Non temere dunque di sorridere, poiché l’amore che sei chiamata a raccontare e a commentare non è mesto, ma è gioia e sorriso.

Mostrati orgogliosa di questa forza che ti porti dentro e al tempo stesso umile, perché essa è frutto della volontà di Dio e dono della Misericordia di Maria Santissima. Sorridi anche a chi cercherà di irridere la nostra storia e tutto l’amore che la ispira e che lei stessa ispira, ma fallo pesare sia nelle vesti tue di madre che in quelle di credente, che sa convivere con gioiosa dignità con il proprio dolore ed è capace di confrontarsi con chiunque, senza complicità di pietà o commozione.
Sii soprattutto sincera nel non voler convincere o prevaricare o, peggio, convertire scettici, agnostici e non credenti. Confida nella tua ormai consumata esperienza epistolare, telefonica, conviviale di consigliera, consolatrice, sostenitrice ecc. ecc. ecc. E non farti trascinare in trabocchetti o coinvolgere in tentativi di risse e scazzottate. Afferma la piena buona fede, l'ortodossia del nostro pensiero con quello di Colui che ce lo ispira, e i buoni frutti che produce nei cuori di quanti si rivolgono a noi, nella speranza di verità e di giustizia e, sopra ogni cosa,  di solidarietà e di consolazione.

Se sollecitata, parla in meno possibile di papi. Che è capace di rubarti la scena anche se assente. ... E ricordati che se non c'è papi ci sono io a fare da sostegno e da suggeritore, specialmente negli argomenti di buon senso. Perché in fondo sei e rimani una mamma banana, ed è anche per questo che ti voglio bene.

E ora a nanna, con il bacino della buona notte. Questa volta sarò io a dartelo, dopo averti rimboccato le coperte con tutto il mio amore. Ciao.   tuo per sempre.

Questa lettera si riferisce alla trasmissione RAI La vita in diretta, condotta da Lamberto Sposini.


giugno 2009

IL BUON ESEMPIO DEL PADRE 7 giugno 2009

Quando un papà buono si prende cura amorevole dei propri figli, manifesta loro tutto il suo amore, coccolandoli non solo di carezze e baci, ma dando soprattutto sicurezza, protezione, attenzione, ESEMPIO, e garantendone il Futuro, un futuro pieno di serenità e di gioia, frutti dell’amore.
Allo stesso modo si comporta il Padre supremo e, per quanto contestato, inascoltato e molte volte dimenticato o ripudiato dalla propria figliolanza, tuttavia Si adopera con immutato affetto ed inesauribile Amore per assicurarle un degno futuro di vita eterna. E’ quanto Egli fa caparbiamente da quando ha messo al mondo la Sua discendenza umana, fecondandola del Suo Santo ed amorevole Spirito, ed offrendole fin dai primi palpiti di vita un’eredità di gioia da condividere con Lui nell’eternità inesauribile della Sua Natura divina.

Chiamala come ti pare, caro papi: Spirito universale, Amore santo e sublime, Paradiso stracolmo di gioia, Potenza ed Essenza incontenibile di Amore; comunque, il Padre nostro che abita i cieli edificati per noi tutti, non ci fa mai mancare quel calore rassicurante che emana la Sua presenza autorevole e la Sua dedizione esemplare. Quel calore, che istintivamente avvertiamo da neonati e che siamo portati a dimenticare o a mal sopportare mano a mano che ci lasciamo prendere dalle mille curiosità della vita e dagli interessi che ne derivano, andrebbe gelosamente conservato e assiduamente custodito nel cuore. Perché, sia che nasca dal genitore naturale, sia che provenga dal Padre soprannaturale, è comunque frutto dello Spirito di Dio e del Suo volerci bene.

Quante volte Egli ne ha dato prova con imprevedibile umiltà e con insospettabile pazienza e fiducia, affinché i Suoi figli non rinunciassero in alcun modo ai reiterati doni promessi della vita eterna, nella convinzione che la morte fisica annulla tutte le speranze e le illusioni, anche quelle dell’esistenza di Dio. Si è fatto esempio umano affrontando l’esperienza terrena in maniera coerentemente esemplare. Così, un paio di millenni fa, lo Spirito assoluto, il Motore ispiratore e propulsivo del Suo stesso creato, Dio in Persona, con la complicità consapevole di una donna preparata nella purezza e consacrata per volontà divina a dare filiale vita umana allo Spirito paterno di Dio, si incarnò nel Figlio Gesù. Così come un qualsiasi essere umano, desideroso di diventare padre di un figlio al quale dedicarsi, lo concepisce come frutto dell’amore creativo condiviso con la compagna della sua vita, consacrata a dare la vita.

Lo Spirito inscindibile del Padre Si fece dunque Figlio umano in Cristo e Si rivestì di santa umanità, seguendo tutte le tappe biologiche di quella vita da Lui stesso creata e programmata per i figli Suoi. A costoro avrebbe testimoniato che il loro futuro e quello di Gesù, è quello di ritrovare e riscoprire tutto il calore dell’Amore paterno nell’unica vita che il Signore ha loro lasciato in eredità, la vita oltre la morte. Quella morte che ogni essere umano, ispirato e guidato dallo Spirito di Dio, sorretto dalla fede per il Padre che dà conforto e sicurezza, è chiamato ad affrontare e vincere per godere definitivamente delle ricchezze dell’eredità paterna.

Caro papi, tu come tanti altri potresti farmi notare che il sacrificio di Gesù, cioè del Dio incarnato, stessa sostanza del Padre, era confortato dalla consapevolezza divina e assicurato dalla sua innata onniscienza della propria resurrezione ed ascesa al cielo. Ma il Cristo che andò sulla croce era uomo in carne ed ossa, un uomo che si era formato alla vita condividendo con parenti ed amici passioni, gioie e dolori, che aveva goduto gli slanci affettuosi, l’ammirazione, il rispetto dei suoi consimili, così come era stato ferito ed umiliato dal disprezzo e dall’odio degli stessi. Ed era uomo in carne ed ossa quando in fin di vita invocava il Padre, proprio come quei mortali che invocano i propri cari in cielo prima di esalare l’ultimo respiro. Ed è proprio in questa umanità assoluta di Dio, fatto uomo, che va letto il sublime significato  del sacrificio di Gesù.

Qualsiasi creatura umana, a condizione che confidi nell’Amore del Padre buono e misericordioso, ha la forza divina di sconfiggere la morte e il diritto di risorgere a nuova vita e a godere per sempre dell’Amore esemplare di Dio. Chi più di Lui sa amare e farsi amare, specialmente dopo aver consumato in Cristo l’esaltante esperienza umana?
Affidiamoci dunque a Lui e alla Sua bontà di Padre attento, coscienzioso, rassicurante, protettivo e soprattutto esemplare. E così sia.

Bacioni filiali dal vostro


luglio 2009

IL DIVINO ONNISCIENTE E L'UMANO INCOSCIENTE 21 luglio 2009

Mio caro vecchio scriba, come ti sei invecchiato dall’ultima volte che ci siamo sentiti! Non sarai mica andato in pensione. E se sei in vacanza, fa un piccolo strappo e dammi una mano a scrivere due righe ai miei cari.
Cari mamma e papà, eccomi a voi per rassicurarvi della mia buona salute e per testimoniarvi tutto l’amore l’amore che vi porto insieme a quello della comunione dei santi di cui faccio ormai parte a tempo pieno e indeterminato.

L’eternità dello spirito è il nostro elemento, è la realtà immutabile nella quale viviamo e della quale gioiamo, perché rappresenta non solo la nostra condizione di vita, ma soprattutto l’essenza del nostro Padre celeste. Essa ci fa simili a Lui nell’urgenza di consolidare i rapporti d’amore che tengono saldamente unito il divino onnisciente con l’umano incosciente sin dal tempo della creazione del mondo e dell’uomo, e ci sprona a non lesinare con i nostri fratelli terreni tutto l’amore di cui essi hanno inconsapevolmente bisogno per raggiungerci nella casa del Signore e per condividervi tutta la gioia di sentirsi amati da Lui incondizionatamente.

L’uomo ha infatti una innata difficoltà a credere in questo generoso dono del Signore, in questa Grazia di vita eterna che Egli assicura ad ogni creatura umana, come Sua erede universale ed eterna. E’ più incline a pensare che Dio sarà grazioso con lui nella misura in cui egli stesso sarà buono e riconoscente nei confronti del Padre. Sembra proprio che l’indole umana sia poco incline alla generosità fine a se stessa, al dare senza nulla chiedere, all’amare senza tornaconto, mentre l’Amore di Dio, e con Lui il nostro, è finalizzato esclusivamente ad aprire all’uomo al strada che conduce all’inebriante avventura dell’eterna felicità.

Se dunque l’amore viene visto ed usato dall’uomo come merce di scambio, Dio invece ricopre d’amore le Sue creature affinché possano compiutamente godere dell’eredità divina, che ha loro elargito dal momento in cui sono venuti alla Luce. In questo sforzo sovrumano, chiedo scusa, divino, al quale il Padre benevolo e misericordioso si sottopone in ogni istante, noi comunione dei santi cerchiamo di darGli una mano, nel nostro piccolo. Tutto ciò ci distoglie ovviamente, per quanto il tempo e le energie non ci difettino, dal dedicarci a coloro che ci stanno più a cuore e che hanno già avuto la grazia di conoscere in vita il progetto di Dio e la consistenza dell’eredità di esserNe figli.
Voi, miei cari, siete fra questi, fate parte di quei prescelti ad ampliare con l’esperienza e l’esempio la voce di Dio che si fa umanamente percepibile nella vostra storia, nel nostro vissuto così intensamente ricco d’amore condiviso e partecipato.  Forti di questo dono non vi dovete dunque sentore trascurati se in questi ultimi tempi sono meno assiduo con voi, miei cari, perché sono impegnato ed operativo su altri fronti ed in altre umane vicende. Sappiate che vi sono sempre vicino in presenza di spirito e per delega del Capo, oltre che per l’intercessione di Maria Misericordiosa e Santissima alla quale mi avete sempre affidato e raccomandato.
Vi voglio bene, vi amo intensamente. Vogliamo bene anche a quel lavativo del vecchio scriba fedele.

Bacioni a tutti.


INNO ALLA MADONNA 28 luglio 2009

Cara mamma banana, la nostra Madre Misericordiosa, alla quale tu dedichi tanti pensieri e tanti palpiti del cuore, è grata e commossa per la sincerità e il fervore dei sentimenti che li ispira, ed è al tempo stesso felice di condividere con te ogni istante di amore materno che il Signore testimonia ed alimenta in ogni mamma.
Infatti il Padre di tutti noi, proprio Colui che in Maria si fece Figlio di Amore totale, misericordioso ed eterno, Si fa Amore materno in ogni madre che concepisce in ispirazione d’Amore e diventa amore umano, amore privato nell’atto creativo, amore sussidiario nel rapporto di coppia, amore essenziale nell’ambito familiare, amore filiale nella discendenza, amore esemplare nella vita di relazione. Tutte varianti di un unico, inesauribile motore d’amore che è Dio, che non ama evidentemente di donarsi sotto forma di amore indecifrabile, irraggiungibile, asettico, impersonale, ma Si impersona nei sentimenti umani del padre, della mamma, dell’amico, del confidente e nello spirito della lealtà. Della gratuità, della fedeltà e della gioia.

E a chi, se non alla donna, a colei che aveva precipitato l’umanità nel baratro del peccato, della presunzione, dell’infedeltà, della disobbedienza poteva Dio offrire motivo, occasione di riscatto attraverso l’umanizzazione del Proprio Spirito, l’incarnazione del proprio Misericordioso Perdono?

In Maria, esente da peccati come lo fu Eva sino a che non cedette alle tentazioni dell’Ego, il divino seme si fece uomo per accreditarne e consacrarne la fortezza dei sentimenti e la consapevolezza del ruolo di donna e di madre. Elevandola ate tempo stesso a quel ruolo umano familiare e sociale, che sino ad allora non le era stato riconosciuto dal maschio, e che invece Gesù Dio incarnato le attribuì nella persona della madre e in quella di tutte le donne che L’accompagnarono nella sua umana Esperienza.
Maria che acconsente al progetto divino si fa serva del Signore e, grazie alla fortezza dello spirito, dell’anima e alla forza della fede in Dio e in se stessa, così come tutti i personaggi femminili che animano la vicenda terrena di Gesù sono ricchi della stessa fortezza mariana e per questo il figlio del Padre le ama, le ammira e se ne fa redentore.

In questo inno alla donna Dio manifesta la propria urgenza di esprimersi per divina giustizia come amore polivalente, e nell’Amore fatto donna attribuisce a Maria, oltre al Suo stesso dono di Amore Misericordioso, anche quello speciale e particolare di Amore intercessorio dal quale ella trae la forza e l’autorità necessarie e formare l’esercito del Signore, che Lei stessa consacrerà e guiderà all’eterna sconfitta del male. Allora si compirà il Progetto divino secondo la volontà del Padre celeste.

A noi non rimane altro, nell’attesa che la Madre Sublime ci ordini di attuare il volere di Dio,  che sollecitare l’umanità a pregare Maria, non solo perché interceda per il perdono e per la misericordia del Signore, ma anche affinché ci faccia tutti forti della Sua fortezza, della Sua fede, del Suo Amore smisurato per il Padre del Figlio, per il Figlio suo nel Padre e nell’uomo.
E così sia. Ciao miei cari. Viva Maria e che Maria vi protegga. Bacioni mariani, bacioni emiliani. Ciao


agosto 2009

FESTEGGIAMENTI DELL'ASSUNTA

15 agosto 2009

Duomo di Spoleto, benedizione solenne alla città

Miei cari. Come poteva pensare l’uomo di essere il tardivo ispiratore dei festeggiamenti di Maria Assunta in cielo, quando qui si festeggia l’evento dall’attimo in cui Dio Ne volle l’immacolato concepimento, ed ancor più si esulta di gioia dall’istante in cui Ella liberamente e consapevolmente accettò la Sua volontà di farSi Figlio in Lei?

E’ evidente che Maria nata senza peccato fosse già predestinata a salire in cielo. Ella aveva infatti già sconfitto la morte e, pur nello stesso struggimento del dolore materno, la sconfisse nuovamente ai piedi della croce, sulla quale il Figlio Suo divino moriva per liberare dalla morte quell’umanità che ce lo aveva condannato. Così come è ovvio che Gesù ritornasse al Padre una volta compiuto il proprio sacrificio.
E dunque doveva attendere qualche millennio la Sacra Famiglia per ricomporsi nella figura del Padre, del Figlio e della Madre? Perché mai Maria avrebbe dovuto subire un’anticamera multisecolare prima di riabbracciare il suo Figlio diletto?

Incarnano dunque il destino dell’uomo la Madre e il Figlio che sono stati incaricati da Dio di redimere dal peccato che fa vittoriosa la morte. E’ sufficiente che ciascun uomo nato nel peccato riceva la misericordia divina nella grazia battesimale perché egli stesso, come Maria Immacolata e come Gesù, prediletto figlio del padre, sia segnato nella lista di coloro che sono assunti in cielo a tutti gli effetti. Questa è la prima condizione essenziale.
La seconda condizione è che l’uomo, una volta sollecitato a partecipare al progetto divino della vita eterna, sullo stesso esempio di Maria, sappia aderirvi in libertà e consapevolezza, e al tempo stesso tragga ispirazione dall’esempio di Gesù, che si affida risolutamente alla volontà di Dio.

Nello stesso modo l’uomo non cessi mai di confidare nella misericordia del Signore,di Maria e di Gesù, sempre generosamente disposti al perdono, che ristabilisce nella sincerità del pentimento il ripristino dello stato di grazia, che garantisce l’assunzione a chiunque si impegni a tutelare come marchio di fabbrica la propria dignità di figlio ed erede universale di Dio.

Rinverdite e riscoprite dunque, miei cari, nel celebrare l’Assunzione di Maria in Cielo l’umana vocazione o, se preferite, la speranza di una vita eterna da trascorrere accanto a Dio per sempre. Se poi a queste si unisce la fede che Gesù ha così divinamente ed umanamente manifestato verso il progetto divino di debellare la morte nel segno dell’Amore universale, festeggiando Maria festeggeremo noi stessi e gioiremo di essere già in paradiso accanto a Lei, dal momento che Lei già vive nei nostri cuori. E se c’è Lei vuol dire che hanno trovato posto anche il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Viva Maria. Persempre bacioni dal vostro e Suo


settembre 2009

XX Convegno del Movimento della Speranza

17/20 settembre 2009

Relazioni del papa' e della mamma di EmiLio

ottobre 2009

CICLO INESAURIBILE DELL'AMORE 25 ottobre 2009

Miei cari sono molto pacioso. Comodamente spaparanzato nei vostri cuori mi godo la dolcezza e la serenità di tutto l’amore che nutrite per me. Non vi dovete quindi meravigliare o rammaricare se vi appaio ozioso o svogliato. In effetti mi sento così a mio agio in questa mia simbiosi con voi che quasi quasi smetto di scrivere letterine. Che cos’è che non possiamo dirci con il cuore? La nostra ormai indissolubile unione spirituale ha proprio la necessità di essere fissata nero su bianco per farci sentire felici?
State tranquilli, stiano tranquilli i nostri affezionati lettori, continuerò a lasciare segni della mia presenza perché non voglio deludervi, ma ribadisco che vi è stato concesso tanto di quel conforto spirituale che lamentarvi di scarsa attenzione celeste nei vostri confronti sarebbe quantomeno ingeneroso.
Caro papi, vedi di non addormentarti altrimenti chi tiene la penna? E come faccio io a spiegare a mamma banana che il nostro cammino insieme è appena cominciato e che io non sono andato via per sempre? Io che sono stato capace di prolungare di un mese la mia permanenza nel suo pancione, per quanto mi ci trovavo bene. Rischiavo di invecchiarmici.
Ora vorrei invecchiare nel suo cuore, ma non è possibile. Non si diventa vecchi di eternità. L’aspetterò per rinvigorirmi con lei dell’Amore di Dio, quando con giovanile entusiasmo i nostri spiriti correranno mano nella mano per le sconfinate e mai stancanti strade del cielo. Allora non avrà da accampare scuse né di che lamentarsi, la mia dolce mamma banana.

Io l’attenderò con pazienza, anche se qui da noi praticamente non esistono attese o futuri. Tutto si avvera o, meglio, è fuori del tempo. Il tempo è talmente dilatato da non occupare spazio, e dove non c’è spazio non c’è materia, ma solo spirito. Non ci sono letterine da raccogliere in faldoni, perché lo spirito comunica e si esprime non con le parole o per mezzo della scrittura, ma grazie all’energia vitale che lo ispira alimenta, perché egli stesso si faccia motore rigenerante.

Mi arricchisco dello spirito di Dio Che è Amore e allora io stesso genero amore. Con la forza dell’amore guido la mano di un vecchio scriba fedele, per fargli trascrivere amore e fargli suscitare amore. E tutto l’amore suscitato viene dedicato a Dio in un ciclo inesauribile.
Miei cari, l’ho fatta un po’ lunga per convincervi del fatto che voi siete oggetto d’amore, mio, del Signore, di Maria Misericordiosa, e che vi abbiamo sommerso d’amore sin dalla prima letterina che il cielo mi ha ispirato e mi ha fatto imbucare perché vi raggiungesse a domicilio. Continuerò a scrivervi, non perché voi ne abbiate ancora bisogno ma per gratificare i miei e vostri estimatori, che chiedono attraverso voi conforto, sostegno e solidarietà.

Caro mio vecchio scriba fedele, non li deludiamo, facciamo questo piccolo sforzo. So che per te le giornate si fanno più corte e che le ore scorrono sempre più veloci e la fatica si fa sempre più precoce. Per risparmiare un po’ di forze perciò va a fare la ninna. Mi farò vivo io al più presto.

Buona notte e sogni d’oro. Ciao.


 

novembre 2009

REPETITA IUVANT 24 novembre 2009

Miei cari, leggo nei vostri cuori una ingiustificata nostalgia, come se fossimo distanti mille miglia e non ci sentissimo da mille anni. Ma non è così e voi lo sapete molto bene, anche se la nostra intensa corrispondenza di un tempo va sempre più diradandosi. Mi riferisco ovviamente alla corrispondenza epistolare, non a quella spirituale. Questa infatti si fa sempre più fitta, più intensa e più appagante. perché non sono le letterine che vi parlano, ma sono i nostri cuori che si parlano con le parole indelebili ed inesauribili dell'amore, che non conosce spazi da percorrere, tempi da trascorrere. Semmai li annichilisce, li dissolve, li ridimensiona nel fisiologico ruolo di unità di misure terrene. I nostri cuori invece si lasciano pervadere dall'universalità senza confini dell'eterno, che riconosce come unità di misura l'Amore di Dio per tutte le Sue creature. Un amore smisurato, eppure contenibile nelle virtuali pareti di un cuore capace di esternarlo e di diffonderlo incontenibilmente.

E' questo il motivo per il quale, quando il Signore mi ha chiamato a sé e Maria Misericordiosa si è presa cura di me accogliendomi tra le sue braccia materne, mi è stata concessa la grazia di non farvi sentire soli e abbandonati nella desolante disperazione di avermi perso per sempre. E siccome l'amore indelebile che io avevo l'urgenza di manifestarvi perché mi sentiste vivo non si sintonizzava con i vostri animi storditi ed in preda ad un terremoto di sentimenti e di umori, mi sono fatto vivo mettendo nero su bianco in maniera un po' notarile, ma molto efficace. E le letterine fioccavano numerose e frequenti, perché il mio cuore ne leggeva l'urgenza nei vostri cuori sconquassati e traballanti. Vogliamo sapere come stai, che fai, chi frequenti, come stai in salute, se ti trattano bene o se hai bisogno di qualcosa: proprio come due genitori che hanno un figlio lontano, magari all'estero, e temono di averlo perso per sempre. Io invece ero lì accanto a voi e riempivo fogli su fogli, non tanto per rassicurarvi sul mio stato di salute, quanto per indicarvi la strada, il cammino da percorrere per ritrovare nella volontà di Dio la genuinità della vostra fede e la generosità dell'amore che siete capaci di provare, di esprimere, di donare, di condividere.

Nulla di nuovo sotto il sole o meglio sotto l'occhio teneramente amorevole del Signore e nello splendore della Sua luce vivificante. Infatti è Lui la via ed è solo Lui l'unica verità che si configura e si fa Verbo nelle Sacre Scritture, che io vostro figlio mi prendo cura con orgoglio filiale, di figlio vostro e di Dio, di ribadire nelle nostre letterine, nel mio diario di bordo. Nel frattempo voi siete cresciuti, avete approfondito le vostre conoscenze, avete acquisito certezze, avete rimosso dubbi e pregiudizi, avete visto rafforzare la vostra fede, avete riscoperto la genuinità dell'amore verso voi stessi e verso gli altri. Nell'esempio dell'Amore predicato, testimoniato ed auspicato da Gesù, avete cominciato ad esplorare il mistero della morte, avete ritrovato il piacere della preghiera come strumento colloquiale e come legame insostituibile con Dio e con tutti i santi del paradiso. Ma soprattutto vi siete fatti apostoli della Parola e dell'Amore del nostro Padre celeste, che nella vostra particolare esperienza ha manifestato la Sua incontenibile vocazione misericordiosa, la Sua benevolenza, la Sua carità.

Cosa potete, cosa possiamo desiderare di più, miei cari e dolci genitori? Qualche altra letterina? Che parli di Amori già dichiarati, di Speranze ben riposte, di promesse già mantenute, di misericordie già elargite a piene mani? Quanto sinora è già stato scritto, ritenete forse sia insufficiente a rimuovere scetticismi, timori, pregiudizi, a sollecitare speranze, a confermare certezze, a stimolare verifiche, ad auspicare confronti, a godere dell'Amore? Certo, repetita iuvant e nulla vieta che ciò avvenga ancora. Prima che si esaurisca la vostra attesa laboriosa e proficua, se non doveste ricevere per qualche tempo notizie celesti non cessate mai di credere nella forza della Comunione dei santi che veglia su di voi, e soprattutto nell'Amore di Dio, che io ricevo e riverbero sui vostri cuori. E godete i frutti rigogliosi che il vostro, il nostro diario ha prodotto così rigogliosi tra i nostri lettori.

Un bacione senza fine. vostro per sempre


dicembre 2009

LE DUE COSCIENZE 8 dicembre 2009

Ciao mio caro scriba, ti ricordi i nostri primi scarabocchi, scritti da una mano incerta, incredula e timorosa, ispirati da uno spirito ancora stupefatto e stordito dalla volontà di Dio?
Ebbene, spirito e scriba sono entrambi cresciuti e si sono fatti maturi. Il mio spirito si è colmato della sapienza dello Spirito Santo e la tua mano è divenuta leggera, ferma e consapevolmente responsabile.Che vuoi che sia qualche incertezza calligrafica di fronte a quello che vado a dirti? E’ solo questione di forma e non di sostanza e questo può costituire problema alla tua coscienza, non già alla mia. Perché proprio di questo che voglio parlarti.

Esistono due coscienze.

La prima, quella primordiale, è antecedente alla Creazione dell’Universo. Essa preesisteva già nella mente di Dio quando vagheggiò un Mondo fatto a misura d’Uomo, il figlio con il quale avrebbe amorevolmente condiviso l’Eternità. Questa coscienza concepita dallo e nello Spirito divino ed affidata all’uomo nell’atto della sua creazione è la coscienza eterna.

Poi c’è la coscienza materiale. E’ la coscienza che l’uomo scoprì di possedere quando si trovò tutto solo a confrontarvisi, dopo essere caduto consapevolmente e imprudentemente nel peccato di superbia. E’ la coscienza transeunte, la coscienza che accompagna l’uomo lungo il cammino della vita e della morte. Anch’essa ispirata da Dio, ma suscettibile dei cambiamenti d’umore della materia e della sua adattabilità a quella stessa terra di cui è essenzialmente composta e per la quale l’ego prova intolleranza, specialmente quando pretende di dominarla.
Quando Dio si avvide di ciò che già sapeva, che la coscienza spirituale ed eterna  e quella materiale e precaria andavano sempre più allontanandosi l’una dall’altra, incaricò un uomo saggio, ispirato ed autorevole di trascrivere (un po’ come accade a te, caro scriba, anche se con mezzi più sbrigativi e in lettere più indelebili) una decina di regolette da osservare e con le quali confrontare la coscienza materiale per migliorarne le prestazioni spirituali. Dunque Dio dettò dieci comandamenti, la cui coscienziosa osservanza conduce inevitabilmente l’uomo a riappropriarsi della primordiale coscienza eterna, ovviamente dopo aver preso coscienza del valore della vita e del significato della morte.
E’ evidente che questo discorso a facile da dirsi ma difficile da attuarsi, per lo stesso motivo che spinse Adamo ed Eva a disobbedire al Signore e a cedere alla tentazione diabolica:
Non è vero che morirete se non rispetterete la volontà del Signore. Per quale motivo il Signore, che dichiara in ogni istante il Suo Amore paterno per voi e la Sua volontà di condividere con voi Suoi eredi tutte le incommensurabili ricchezza de mondo dello Spirito, dovrebbe così puntigliosamente negarvi lo sfizio di conoscere tutto il conoscibile, Passato, presente e Futuro? E poi, una volta condannati a morte proprio per suo volere, e praticamente diseredati, chi vi assicura che basta l’osservanza di dieci regole, anche abbastanza scontate per non dire banali, per ritrovare da morti il Regno promesso? Se dopo la morte c’è invece un bel fico secco, a che vale confrontare la vostra coscienza con queste dieci regole di vita?

Qui sta il punto cruciale della questione. Questo è il crocevia dove le due coscienze si incontrano o divergono, magari per sempre. Qui sta il valore del Verbo, della Parola data, della Promessa fatta. Qui sta la parola chiave, la cifra segreta, che apre entrambe le coscienze e le rende palesi all’uomo che aspira a farsi Dio in Dio, e non a diventare dio a dispetto della materia dell’umanità a cui appartiene.
La parola è Fede. Solo la fede infatti rende verosimile la vicenda terrena di un’umanità fatta ad immagine e somiglianza del suo Creatore, predestinata ad ereditare per discendenza diretta i Tesori del Padre, diseredata per insubordinazione e presunzione, riabilitata per Misericordia e, da ultimo, sempre che il Padreterno non cambi idea, redenta dal sacrifico di Gesù crocifisso. Perché come da Vita nacque morte, da morte nascerà la Vita. E così sia.

Fatevi guidare dalla Fede quando vi rendete conto che le vostre coscienze non riescono a tenere il passo con i consigli divini. E se vi accorgete di averli trasgrediti non abbiate paura di fare ammenda  e di chiedere perdono al Sommo Consigliere. Abbiate piuttosto paura a non farlo, cedendo alla presunzione, alla superbia e al narcisismo dell’io sempre sensibile all’adulazione e ai cattivi consiglieri. Siate coscienti delle potenzialità divine della vostra coscienza personale e individuale e della potenza della coscienza universale ed eterna di cui portate impressa la matrice. Scoprirete quanto è breve il passo tra cielo e terra, noi e voi. E soprattutto vi accorgerete che Dio non conosce distanze e separazione.

Caro scriba fedele, non vorrei aver troppo abusato della tua penna, e ti sono grato per la mano che mi hai dato. Tuo affezionatissimo e devotissimo figlio.
Un bacione grandisimo alla mia tenerisima mamma banana e un pilucchino sul tartufo del piccolo e fedelisimo Fred.

Vi voglio bene. Voglio bene a tutto il mondo e mi auguro che dando ascolto alla propria coscienza l’umanità si riprenda il posto che le compete accanto a Dio.
Qui c’è posto per tutti. Ve lo assicuro, purché abbiate fede.

Ciao a tutti.  


e ... finalmente ! 2010

 

E' IL MOMENTO DI PREGARE 7 agosto 2009

Mio caro vecchio scriba fedele, cara mamma banana, caro papi e miei cari e affezionati lettori. Caro scriba, metti da parte l’emozione e lo stupore di ricevermi dopo un lungo silenzio, e anche voi affezionatissimi amici, che vorreste che le mie letterine non finissero, state tranquilli. Non sono scomparso, non sono morto per sempre, anzi, vi assicuro di non essere mai stato vivo come in questo attimo della mia eternità, né proprio ora potrei permettermi pause di distrazione o momenti di relax, poiché noi abitanti del cielo siamo fortemente impegnati a fronteggiare il veemente ed attesissimo attacco che le forze del male e dell’odio hanno sferrato e stanno conducendo con inaspettata violenza contro il bene e l’Amore, ai quali Iddio affidò sin dai tempi della Creazione l’ordine vitale dell’universo.

Siamo dunque presi dal doppio compito di dispensare tutto l’Amore che si fa Energia e che governa le immutabili leggi dell’universo voluto e attuato dal Creatore, e al tempo stesso di accorrere lì dove i diabolici malefici del peccato tentano di impossessarsi delle anime più fragili e più sensibili alle fatue promesse del grande illusionista.

E’ evidente che tutto questo superlavoro mi sottrae al piacere di farmi quattro dolcissime chiacchiere con voi. In un momento del genere è invece necessario che proprio voi, miei cari tutti, vi attiviate per darci man forte con le vostre preghiere individuali e collettive ed io sono qui proprio per sollecitarvi a trasmettere questo messaggio, che nasce dal Cuore Misericordioso di Maria, la nostra Madre amatissima.
Solo dall’unione delle nostre forze con la forza delle vostre preghiere riusciremo a fermare e rispedire al mittente il maremoto di odio e di follia che rischia di sommergere l’umanità, e in particolare di quegli uomini dimentichi dell’Amore Misericordioso del Signore e dell’esortazione di Gesù di amarsi vicendevolmente così come Egli ci ama. Concentriamoci dunque a rafforzare le nostre sinergie.

Per le mie letterine, che voi tutti aspettate trepidanti, c’è tempo. E poi, cosa dovrei ancora raccontarvi che non vi è stato già letto e già scritto? E quanto potrei dirvi di più di quanto mi sia stato concesso di dirvi? Cosa vi aspettate di nuovo sull’aldilà che non vi sia stato già raccontato?

Una ultima cosa potrei darvi per sicura, ed è questa: tutti coloro che si ricongiungono a Dio nel nostro Paradiso non si aspettino di annoiarsi. C’è tanta di quella Energia da produrre e tanto di quell’Amore da emanare per mantenere intatto l’Ordine delle cose, che non è sufficiente una vita eterna. Quassù chi si ferma è perduto, ma è una cosa che pare non sia mai avvenuta nella storia dell’Eternità.

Perciò datevi da fare da subitissimo con le vostre preghiere sincere e accorate, energetiche e rivitalizzanti. La vostra storia umana e la nostra eterna storia non possono farne a meno. Di esse si riempie gioiosamente il cuore di Maria e di Gesù e Si inorgoglisce lo Spirito del Padre celeste.
Preghiamo e il male sarà ridotto al Suo destino. Preghiamo e l’esercito di Maria si farà forte anche del contributo umano e per il serpente drago non vi sarà scampo. Così è scritto, così sarà.

Ora me ne torno al mio superlavoro. Vi devo lasciare. Momentaneamente, s’intende. E se non ci sentiremo per qualche tempo fatemi sentire voi il coro delle vostre poderose preghiere.

Bacioni grandisimi, semprevivo.


DOMANDE DI NATALE

25 dicembre 2010

Miei cari e dolci mamma e papà, mio vecchio scriba fedele, voglio approfittare dell’occasione per rivolgervi alcune domande facili facili. Perché meditiate anche dopo che l’impigrito scriba mi avrà tolto la parola.

Prima domanda.
Che bisogno ha Iddio, Lui che è l’eternità in persona, di celebrare ogni dodici mesi l’incarnazione nel Bambinello che i pastori andranno ad adorare?

Forse l’uomo ha una memoria talmente labile da non ricordare che la nascita di Gesù non rappresenta soltanto l’evento storico da festeggiare annualmente, ma è il patto spirituale che il Signore propone una volta per tutte all’umanità disperata dalla vita ed ossessionata dalla morte. Facendosi uomo, Dio si è alleato con l’uomo stesso in maniera definitiva ed imprescindibile, legandosi in un giuramento al quale, anche se la controparte dovesse tradirLo, non verrà mai meno sino alla fine dei secoli. Perché Gesù è ed incarna l’Amore salvifico, l’Amore sacrificale, l’Amore Assoluto.
Sicuramente mi risponderete che è santa madre Chiesa che sollecita i propri fedeli a ricordare il sacro evento. Ma la Chiesa è il corpo stesso di Cristo, di cui noi credenti siamo paragonabili alle membra. Allora perché ad ogni Natale i seguaci di Cristo sono colti dalla stessa sorpresa, per non dire dallo stesso spavento che i pastori del presepio manifestarono all’apparizione dell’angelo, che annunziava loro e all’umanità tutta la portentosa nascita del Bambino Gesù?
Ho il timore, miei cari, che l’uomo, sia quello antico che quello moderno, non sappia ancora riconoscere nel Natale di Gesù l’eterna profferta d’Amore di Dio. E da qui nasce la mia

Seconda domanda.
Nella grotta in cui era venuto alla luce il Redentore, cosa teneva per sé Maria nel profondo del cuore e nel silenzio della serva di Dio, oltre alla consapevolezza del destino del figlio divino?

Forse già sapeva che la Passione di Gesù non si sarebbe consumata sulla croce, ma si sarebbe reiterata per l’atavica incapacità dell’uomo ad aprire a Dio il proprio cuore? Sin dai tempi remoti della creazione il Signore, che aveva riposto nell’umana creatura tutto il Suo paterno orgoglio per l’opera ispirata e compiuta dall’Amore, ha trovato nell’uomo, e sperimentato nel rapporto amoroso al quale si è abbandonato con lui, una incredibile ed imprevedibile ritrosia a lasciarsi amare, a lasciarsi possedere dall’assolutezza dell’Amore del Padre. Forse il Signore, che tutto sa e tutto prevede, non aveva previsto il lato oscuro della Sua creatura prediletta?
Qualcuno potrebbe interpretare e giustificare questo umano comportamento come il frutto del risentimento dell’umanità per le sciagure alle quali il Padre severo l’ha esposta a seguito del peccato di presunzione. Nonostante i ripetuti tentativi e le insistenti iniziative divine a riallacciare il primigenio rapporto d’Amore, l’uomo si mostrò sempre restio e sospettoso, comunque non completamente convinto dei sentimenti paterni. Né fu sufficiente la garanzia di un Padre Eterno che si fece limitato nel tempo, affinché si compisse il sacrificio definitivo nello spazio carnale di un agnello sacrificale. Incarnandosi in Gesù e parlando con la sua bocca all’umanità Dio offriva, o meglio svelava il Suo Amore completo e partecipativo, non limitato al rapporto diretto e privato Dio-uomo, ma esteso al rapporto interpersonale uomo-uomo. Meglio ancora, Egli si faceva interprete di un più solido legame d’Amore tra Sé e ogni singolo uomo, a favore dell’intera l’umanità.
Ma noi tutti ogni volta che festeggiamo l’ennesima nascita di Gesù, Salvatore dell’umanità nel nome dell’Amore definitivo ed unico, già sappiamo come andò a finire a causa della chiusura totale dei cuori a Dio. Però sappiamo anche che molti altri cuori si aprirono totalmente a Dio e si sacrificarono per Lui alimentando l’Amore travolgente che ha dato vita e rende vitale il Corpo di Cristo, e testimoniando che Dio è sempre qui accanto a noi in paziente e fiduciosa attesa di diventare ospite gradito e definitivo dell’animo umano. E di qui nasce la

Terza domanda
A quando questo appuntamento, questa scadenza?

Lascio a voi la risposta, miei cari ed affezionatissimi lettori, nella certezza che la troverete già scritta nel profondo dei vostri cuori. E se doveste trovarli al buio, approfittate della luce di Dio che oggi illumina i vostri presepi per fare chiarezza. Vi lascio a tu per tu con le vostre coscienze, miei cari, e vi auguro di cuore un vero buon natale, una sincera rinascita del vostro amore in Dio e negli uomini di buona volontà.

Bacioni natalizi dal vostro per sempre eeeeeeeeeeeeeeeeee