Le letterine di Emilio nel nostro

Pintoricchio. Spello, Santa Maria Maggiore
Gesł fanciullo nel tempio disputa con i dottori

GENNAIO 2008

SALTINI DI GIOIA
12 gennaio 2008

(La penna scrive a scatti) Mamma banana, ciao! Eccomi qua tutto saltellante, sempre divertente e impertinente. Tu che ti aspetti sempre letterine seriose e tutte piene di santità! Qui in cielo è tutto molto divertente e ci è congeniale essere allegri. Come potrebbe essere altrimenti al cospetto di Dio, pervasi del calore e dalla luce del Suo Amore, coccolati e raggianti della gioia di sentirsi figli Suoi? In più, siamo consolàti dall'eterna presenza accanto voi.

Se in tutto l’arco della mia breve vita terrena ho manifestato uno spirito scanzonato ed allegro, non posso diventare improvvisamente serioso e pallossetto proprio in questa nuova vita così allegra, simpatica, spensierata. Sai quanto mi piaceva fare il pagliaccio per affrontare con allegria qualche momento difficile, ancora più mi diverto a farlo ora che la mia vita non conosce pericoli e ho la certezza di vivere per tutti i giorni dell’eternità il nostro insieme per sempre.
Come devo fare, cara mamma, per manifestarmiti in tutta la mia incontenibile allegria? Se vuoi posso fare capriole e cinguettare. Salti mortali no, ovviamente. Lasciamoci divertire un po’, cara mamma banana, lasciati andare cara leprottina, lasciati cullare tra le ali del tuo angelo che ti ama tanto, tu che mi hai cullato e coccolato cantando canzoncine di cavalli, papere e cagnolini.
Così vuole così Maria Misericordiosa. Nel mio amore c’è anche il Suo e quello di Dio nella Sua triplice identità, ed anche quello di tutta, tuttissimamente tutta l’allegra brigata che popola l’universo di Dio e lo rende più fantasioso ed effervescente di quanto Egli Stesso lo abbia creato, dal momento che Amore genera amore elevato all’ennesima potenza. Tutto questo amore tiene fra le sue calde ed accoglienti braccia ogni creatura alla quale l’universale Amore dona la vita eterna: vita eterna gioiosa, allegra e spensierata, ma concreta, esuberante, creativa, inesauribilmente felice e gratificante.
Per tutto questo riprendo i miei saltini di gioia, cara mamma. Tu leprottina dovresti essere in grado di saltellare con me. Oplà, oplà sino alla prossima letterina, in un soprassalto di bene che non conosce pause o flessioni.

E’ il bene che io provo per te.

Ciao, saltapicchio.

I CONNOTATI DELL'AMORE
20 gennaio 2008

Caro vecchio scriba fedele, quando mi rivolgo a te è per affidarti una delle mie letterine importanti. Diomio, non che non lo siano quelle che dedico a papi mio o alla mia mammabanana, ma si tratta per lo più di confidenze ai miei cari, mentre questa letterina è una di quelle che il Signore confida a tutti i Suoi cari perché ne facciano tesoro di verità, di fede e d’amore.

L’uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Questo vuol dire che l’uomo possiede i connotati dell’immagine del Creatore. Se è così, con quale forma esteriore? Quella dell’iconografia tradizionale o quella più storicamente umana dello Spirito incarnato nel Figlio? Appare più logico dare per scontata la seconda ipotesi. Altrimenti, Gesù che ci sarebbe venuto a fare sulla terra, per chi si sarebbe lasciato crocifiggere? E perché? Per principio, per una ideologia, per cocciutaggine, per disprezzo della vita?
Dio aveva invano cercato di confidare all’uomo il segreto della propria sostanza celeste nelle sembianze dell’Amore, della Luce, del Fuoco. Ma tutto questo apparire aveva ispirato più soggezione che confidenza, più timore che abbandono. D’altro canto l’uomo non sembrava avere una tale forza d’immaginazione da rendere concreta la propria identità a somiglianza di un Dio autoritario e intransigente. Allora Dio volle concedersi ad una esperienza umana, necessaria ad avvicinarlo da Padre, inaspettatamente amoroso e disponibile, ai figli ancestralmente alieni dal coglierNe e comprenderNe gli slanci e le tenerezze.

Dio Padre volle umanizzarsi affinché l’uomo finalmente sentisse la forza prorompente e la sincera intensità dell’Amore, che da sempre gli manifestava senza sentirsi giustamente e sufficientemente ricambiato. Sulla terra pavida, indifferente e ribelle al tempo stesso, nelle sembianze umane venne a testimoniare la Verità del Suo amare, la Libertà del Suo amare e la Fede per Suo amare; venne a dare una prova tangibile della Sua presenza e a formare la rappresentazione concreta della propria astrattezza, che non è quella che si è consolidata nell’immaginazione collettiva di un bel vecchio canuto. Eppure, proprio come vegliardo – voi sapete come in vecchiaia si diventi brontoloni ed esigenti – Egli esige in cambio della propria generosità un minimo di riconoscenza per la quale essere riamato con verità, con libertà e con Fede.
Queste sono le doti che illuminano l'uomo nella grazia del Signore, questi sono gli strumenti, le linee guida che devono ispirare il suo stile d’amore. Verità e amore sono complementari e inscindibili come lo sono vero amore e amore per la verità. Allo stesso modo l’amore non può fare a meno della libertà di amare. Non si può imporre il proprio amore a chi non è in grado di riceverne e di apprezzarne slancio, sincerità, generosità. Si può liberamente amare senza essere riamati, ma non si può pretendere di essere amati o riamati coercitivamente.

Nel Suo modo di amare Dio è inimitabile, Egli non cessa mai di amare sino a quando c’è un cuore che non ha completamente sbarrato tutte le porte e gettato via le chiavi, sì da impedire al proprio amore di uscire e all’amore altrui di fare capolino. Il Signore mai ricorrerebbe a chiavi false per farsi strada in questi cuori corazzati e inaccessibili, perché un amore, nessun amore è vero se non è libero di dare e di ricevere. Tuttavia l’amore di Dio non rinuncia all’uomo perché confida eternamente in lui, nella sua capacità razionale di apprendere la verità e confrontarla con altre verità, nella sua vocazione ad esercitare la libertà delle proprie scelte e rispettare le altrui libertà, nella sua naturale predisposizione a fidarsi delle scelte di verità dettate dalle altrui esperienze in ambito naturale e soprannaturale.
Se l’uomo crede in questi principi, non fa fatica a credere nella verità del mondo divino preannunciato il cui accesso gli è stato indicato dalla morte e resurrezione di Gesù.

La fede, l’amore e la libertà si sublimano in una forza sovrumana che esalta la somiglianza dei connotati spirituali dell’uomo con quelli del suo creatore che lo conducono dritto dritto nella casa dell’eternità.
Questa è la verità vera, che ci crediate o no. Abbiate fede. Ne avete facoltà e predisposizione genetica per essere liberi di amare e di essere riamati.
Più date il meglio di voi stessi più fate felice Dio che si sente ricambiato di tutto il Suo Amore. E così sia.

Con tanto amore e in nome della verità, dallo spirito libero del vostro . Grazie di cuore.

FEBBRAIO 2008

GLI OCCHI CHE VIDERO LA MORTE E LA RESURREZIONE
9 febbraio 2008

Scommetto che ti sei commosso, caro papi. Come si può non provare emozione di fronte all’immagine dolcissima della grande Madre di Dio e al sorriso discreto ma rassicurante che illumina il Suo santo volto? Che è proprio così come La raffigurano pittori, scultori e madonnari, così come La raccontano e La descrivono le mamme ai loro bambini, così come L’immaginano i Suoi figli devoti ed affettuosi. Sì, è proprio così, caro papi, proprio come La vedono gli occhi della fede e i palpiti del cuore. Te lo posso assicurare, vecchio mio, dal momento che Le fui affidato per volontà di Dio e ne ebbi amorosa protezione per tutte le suppliche e le raccomandazioni che tu e la mia mamma ed i miei amici Le rivolgeste, perché si prendesse cura di me. Da quel tempo dell’eternità Le sto intorno e condivido con Lei e con l’incommensurabile moltitudine dei figli Suoi in cielo le ansie e i dolori, che un’umanità sempre più arida nei cuori e sempre più sorda alla Parola di Dio Le procura ormai senza ritegno. Faccio orgogliosamente parte del Suo esercito celeste, che sotto la Sua guida sconfiggerà per sempre il serpente drago, il sempre più arrogante principe del male.

Il volto di Maria, i Suoi modi, la Sua voce, sono proprio quelli con i quali la nostra tenera madre si manifesta in terra ai piccoli, ai semplici, agli umili, ma dietro il Suo sguardo dolce, caldo e materno traspare incontenibile la forza di volontà di Colei che Si fece serva del Signore perché grazie a Lei se ne portasse a termine il messaggio di Redenzione. Nei Suoi occhi è viva l’immagine dolorosa e straziante della morte del Figlio, ma vi risplende pure la luce abbagliante della Sua Resurrezione. E in quella luce traspare inconfondibile la consapevolezza di rappresentare nella volontà del Padre e del Figlio la definitiva salvatrice dell’umanità.
Poiché solo una donna concepita senza peccato, solo una madre, la madre del figlio di Dio, remissiva ma non succube, solo la dolce, delicata, minuta e giovane Maria della fantasia popolare incarna in dignità umana lo Spirito di Dio che vuole riscattare l’umanità intera dal peccato di cui si macchiò un’altra donna, che il Signore aveva destinato alla vita e che il serpente distrasse con diaboliche lusinghe dal proprio destino. Cedendo alla diabolica tentazione di appropriarsi della sapienza e dell’onnipotenza di Dio, con un atto di superbia Eva avviò inconsapevolmente il destino della donna che fece dell’umiltà e dell’obbedienza la chiave che apre le porte del regno di Dio. Poiché queste Sue virtù contraddistinguono i figli diletti del Signore e ne fanno gli eredi universali d’Amore, così come la sapienza è la forza che annienterà il male per sempre. In quel tempo i fedeli del Signore, i ferventi figli affettuosi di Maria e tutti gli uomini caritatevoli e speranzosi saranno pervasi per l’eternità da questa travolgente ed esaltante forza, inesauribile energia dell’Amore eterno. E si chiuderà per sempre il breve capitolo della storia di un’umanità che tanta apprensione ebbe a sollecitare nel cuore tenero della nostra Madre Misericordiosa.
Sia fatta la volontà di Dio e così sia, che l’amore mariano ci protegga sempre e vi raccomandi all’Eternità.

Bacioni dal vostro Ciao. Evviva Maria.

Pintoricchio. Spello, Santa Maria Maggiore: Angelo

MARZO 2008

METANOIA
1 marzo 2008

Caro papi, eccomi qua. Il vostro inviato speciale, il vostro messaggero zelante, il vostro missus angelicus. E’ un po’ di tempo che non ci sentiamo per letterina, s’intende, anche se verbalmente i nostri cuori si parlano fitto fitto. Come inviato speciale mi trovo infatti nella necessità di cambiare spesso e a volte in fretta e furia destinazione di lavoro. Lì dove c’è un fronte caldo, dove c’è disperazione, ribellione, sofferenza, violenza, addirittura pericolo di morte, in tutti quei posti opera l’inviato speciale. E che ci fa l’inviato speciale laggiù, trasmette la cronaca degli eventi, fotografa la crudezza del dolore, racconta l’orrore della tragedia? Nulla di tutto questo, miei cari, ma vi porta la parola del Signore, il messaggio concreto del Suo Amore, a certezza sincera della Sua solidarietà.

Non è vero che Dio si disinteressa delle vicende umane ed è sordo alle preghiere e alle invocazioni di misericordia dei Suoi figli. L’inviato speciale è speciale proprio per questo. Egli ha il compito di confortare, di sostenere, di fortificare i cuori addolorati, le anime disperate, le fedi vacillanti, gli amori annichiliti. Il Suo messaggero riporta fedelmente il sentimento del Padre premuroso ed amorevole che rinnova per l’eternità l’immutevole sincerità della Promessa, l’inossidabilità del vincolo d’amore, la gratuità disinteressata della Misericordia. Mi correggo, gratuita e interessata, perché l’Amore incommensurabile di Dio per i figli Suoi errabondi, esposti alle vicende della vita e ai conflitti della sua carnalità, ha per fine ultimo quello di riaverli con Sé tra le braccia rassicuranti della vita eterna e dell’eterno Amore. Egoisticamente? No, ma con tutto l’orgoglio di Padre, ed anche in questo il Signore è imbattibile.
Fui mandato specialmente da voi perché il Signore non voleva perdere per sempre due cuori che si abbandonavano ai gorghi mortali della disperazione. Dovevano essere salvati, rincuorati, rasserenati dal sapermi vivo, in piena salute, di splendido umore, di incontenibile entusiasmo e soprattutto presente, vicino, disponibile, fedele e colmo di incontenibile amore filiale.
Poi, una volta rinfrancati dal Suo tenero Amore e corroborati dalle complici attenzioni della Madre celeste, portata a compimento con successo la mia missione speciale, la volontà divina mi ha destinato ad altri compiti speciali. Così, se il vecchio scriba fedele non mi riceve più con l’intensità di prima, non dipende solo dal suo progressivo "ringiovanimento", ma anche dal fatto che io sono impegnato su altri fronti in altre missioni. Ciò non toglie che vi sono costantemente vicino, anzi, appiccicato come una ventosa, perché non voglio mandarvi allo sbaraglio e non posso permettermi di non riavermi con me a goderci la gioia di condividere con Dio tutto l’amore, che ci unisce e ci fa Suoi figli eternamente e felicemente devoti.

Vi rimango accanto come messaggero perché voi stessi vi facciate fedeli testimoni dei messaggi che vi porto e ne condividiate generosamente la gioia e la serenità che vi procurano. Perché non solo in voi, ma in tutti coloro che godono della vostra e nostra generosità si operi lo stravolgimento di valori morali e spirituali che tanto è gradito al Signore, quella metanoia che si manifesta ogni volta che ci inginocchiamo con devozione ai Suoi piedi. Nella certezza che Egli, sorridente, ci porga la mano per sollevarci delicatamente e dolcemente alla Sua altezza per meglio accoglierci e stringerci in un abbraccio paterno rivitalizzante.
Miei cari, il mio personale messaggio è il seguente. Vi voglio un bene grandissimo e non smetterò mai di gridarlo ai quattro angoli dell’eternità.

Ciao MESS.

Nota
METANOIA: profondo mutamento nel modo di pensare, di sentire, di giudicare le cose. Nel Nuovo Testamento il termine indica il totale capovolgimento che si deve operare in chi aderisce al messaggio Di Cristo nel modo di considerare i correnti valori etici, culturali e sociali. Le beatitudini evangeliche sono l’espressione della metanoia cristiana. (Vocabolario della lingua italiana, enciclopedia Treccani).

Santa Pasqua 2008

SOLITUDINE
23 marzo 2008

 

Pintoricchio: Gesù fanciullo nel tempio disputa con i dottori
(particolare)

Miei cari, siate sereni perché non vi ho dimenticati né vi trascuro in alcun modo, ma soprattutto non vi abbandona e non vi trascura mai quel Padre generosissimo che Si è fatto uomo tra gli uomini per raccontare loro un’inimmaginabile storia d’Amore. Che si sublima in un sacrificio impietoso e disumano, decretato ed attuato da umana ingratitudine.
Dio vi esorta a ripercorrere con la memoria, affidata alla santa lucidità della cronaca evangelica, ogni attimo, ogni passo, ogni palpito, vissuto dal momento in cui il Figlio Suo prediletto, rompendo ogni indugio, si diresse risoluto incontro al suo destino, sino a quello nel quale, dopo aver subito inenarrabili mortificazioni nel corpo e nello Spirito, esalò l’ultimo respiro. Allo stesso modo il Signore vi sollecita e vi invita a partecipare alla Sua gioia paterna di riavere con Sé il Figlio risorto ed asceso al cielo.

Nel Suo cammino verso l’altare sacrificale Gesù procedette nella solitudine di chi si sente tradito e di chi è conscio di non poter condividere con nessuno il turbamento dei sentimenti, la fragilità delle emozioni e la violenza delle incertezze. Solo: nell’elaborazione del proprio dolore, nel tormento della più intima preghiera, nello stupore della cattura, nella nefandezza delle menzogne accusatorie, nell’indifferente cinismo del giudizio e nell’omertosa rinuncia alla verità; nel pestaggio gratuito e devastante delle umane fattezze, tra la moltitudine di testimoni anonimi e disincantati, nel cammino della croce sotto e verso la croce. Solo, dall’alto di quella croce alla quale aveva indirizzato e dedicato la divina vocaziona di misericordioso Redentore; solo nella confessione intima e diretta con il Padre nell’ultimo istante di vita terrena, segnato dallo straziante silenzio del dolore materno e dall’incredula rassegnazione di quanti L’amarono da vivo.Una via crucis percorsa tra comparse amorfe ed incapaci di manifestare unanimi slanci di solidarietà, di dolore, di pietà.

Miei cari ed assidui lettori, la celebrazione di ogni festività pasquale vi offre l’opportunità, anzi, un numero incredibile di opportunità di accompagnare Gesù in ogni istante della Sua Passione e lungo tutto il percorso del calvario manifestandoGli la sincera solidarietà che merita, l’amore che chiede, la pietà che suscita il Suo Sacrificio esemplare, la devozione che l’umanità tutta Gli deve per essere stata riscattata dal peccato e liberata dalla morte.

Vivere intensamente ed appassionatamente i misteri pasquali vuol dire solidarizzare con Gesù nel separare le tenebre dalla luce e la morte dalla vita eterna, nel cancellare il peccato con l’Amore e il perdono, nel perpetuare in eterno il miracolo divino della Creazione del cielo e della terra e di tutte le cose visibili ed invisibili. Solidarizzare con Gesù vuol dire essere cristiani ed aspirare alla risurrezione e alla vita eterna, vuol dire sconfiggere la morte ed essere vivi per sempre.
Non abbandonate mai Gesù, difendetelo dalla menzogna, dalle accuse, dalle ingiustizie, dalle violenze, dalle intolleranze; non rinnegatelo mai, ma soprattutto non siate indifferenti all’Amore che vi riserva e alla misericordia che vi offre.

Buona pasqua a tutti dal vostro fedelissimo .

Pintoricchio: Resurrezione
Vaticano, appartamento Borgia, sala dei misteri

 

MAGGIO 2008

PIU' ASSIDUAMENTE
1 maggio 2008

Ciao vecchio caro scriba fedele. Stai invecchiando nell’attesa delle mie letterine? E’ vero, non sono assiduo come prima, ma questo non vuol dire che io vado allontanandomi da te, anzi ti sono più che attiguo in spirito. Come non vi è alcuno spazio che ci divide, così non vi è alcun margine di tempo che ci separi: vivo una vita senza prima né dopo nella quale neppure l’energia dell’Amore di Dio della quale ci nutriamo è quantizzabile, mentre tu trasporti materialmente la tua anima lungo un cammino misurabile nello spazio da percorrere e nei tempi da impiegare.
Teoricamente dovremmo ritrovarci solo quando varcherai la soglia dell’infinito, mentre le letterine che ricevi contraddicono concretamente questo principio grazie al fatto che l’energia dell’amore che vibra dentro di noi, e che su di noi vicendevolmente si riversa, annulla ogni divario temporospaziale.
E allora le letterine, pur rappresentando una prova sostanziale di questa realtà comune alle nostre apparentemente diverse realtà, non sono prova insostituibile dell’amore che sempre più consolida la forza che ci tiene uniti. Più tu ti affidi alla fede, più tu confidi in Dio e ti fai interprete del Suo progetto creativo, più il vincolo diventa saldamente attuale e talmente vivo da non aver bisogno di un supporto epistolare.

Ma chi lo spiega tutto questo alla mia mammabanana e a tutti quelli che impazientemente la sollecitano a trasmettere le ultime notizie? Si accontenterebbero costoro di sapere che spazio e tempo si incontrano e si fondono con infinito ed eternità? Temo proprio di no. E poiché proprio da me partì la sollecitazione a rendere di dominio pubblico il nostro epistolario e la nostra vicenda amorosa, sono qui a sottoscrivere l’impegno di farmi vivo più assiduamente per non deludere i miei estimatori e sostenitori, ai quali affido questa letterina, breve nell’estensione ma densa di argomentazioni su cui meditare. Con il prevedibile sollievo del mio vecchio scriba fedele, al quale le ore piccole si addicono sempre di meno.

Buona notte a tutti e bacioni. persempre.

INTIMITA'
18 maggio 2008

Mi trovo, con emozione e comprensibile commosso fervore, nello splendore luminoso dell’amore di Maria la Misericorde Mamma di Gesù, e mi piacerebbe, miei cari, trasmettervi tutta la gioia che mi pervade per farvene partecipi. Ma, per quanto mi sforzi di mutuare dal bagaglio delle mie umane esperienze un qualche sentimento per rendervi intellegibile questo mio sublime stato di grazia, non mi viene in mente nulla di sufficientemente adeguato. Nessuna creatura umana infatti, neppure la più vicina alla santità, possiede il grado d’ispirazione divina necessaria a vivere concretamente la beatitudine delle beatitudini, quella di sentirsi tutt’uno con l’Amore più amore che sia stato mai concepito, l’Amore che non conosce pause, limiti, stanchezze, ripensamenti.

Certe volte ho provato tra le tue braccia e al tuo seno, cara mamma, la pienezza di questo amore che non riesco ad esprimere con il linguaggio dell’eternità, seppure quegli attimi d’intimità così intensa sono soltanto lontana memoria terrena di questa mia indescrivibile intimità senza confini.
Intimità è la parola giusta, la più vicina al significato spirituale e materiale che sto cercando di spiegarvi e la più attinente al comune sentire dei nostri mondi, così imprevedibilmente attigui: intimità come abbandono totale, fiducioso, rassicurante, confortante, istintivo e consapevole al tempo stesso.

Così come mi abbandonavo tra le tue braccia, cara mamma, allo stesso modo mi affido totalmente all’abbraccio della Madre celeste.
Nel calore del tuo corpo avvertivo l’intimità di sentimenti e di emozioni condivisi visceralmente e spiritualmente all’unisono. Sangue del tuo sangue, appendice pulsante della tua carne e della tua anima, diventavo individuo in corpo e anima nella vitalità e nella passionalità delle tue esperienze.
Nell’abbraccio luminoso e altrettanto caldo della Regina del cielo riconosco l’intimità protettiva e partecipe della serva di Dio e l'eterna purezza inestinguibile dell’Amore paterno del Signore, che nel ventre di Maria si è fatto umano e dell’umanità ha assunto anche il volto e l’afflato materno, Dio unico nelle tre Persone, Amore unico nelle tre Forme più sublimi della propria manifestazione.

Comprenderete dunque, miei cari, da quale gioia mi sento pervaso, da quale beatitudine mi sento cullato, di quale Amore mi sento gratificato. Così come lo fui nella mia vita terrena quando il vostro amore mi è stato dato con generosità, quando mi avete condotto per mano incontro alla speranza e alla fede dell’Amore eterno facendomeNe conoscere le umane sembianze, quando mi avete definitivamente raccomandato e consegnato alla Sua sorgente inesauribile, e quando mi avete consacrato all’amore di Maria Santissima.

Lo spirito fortunato del vostro Emilio si gode senza ritegno tutto l’amore possibile ed immaginabile, dal momento che non si divide tra quello che gli fate pervenire dai vostri cuori e quello che lo ha accolto in cielo. I due filoni, i due fiumi amorosi confluiscono in un unico sconfinato ed imponente fiume d’Amore, che scorre allegramente nelle praterie del cielo e di là si dirama in tanti rigagnoli destinati a rallegrare i cuori di coloro che, come me, sono stati formati nella fede e nella speranza dell’eterna beatitudine.
Questa valanga di fresche ed amorose acque non divide i due mondi contigui, ma ne rappresenta il filo invisibile che li tiene saldamente uniti.
Di qua dove mi trovo io lo si vede chiaramente, di là dove siete voi lo si intravede, lo si intuisce solo per mezzo della fede. E avere fede equivale in pratica a vedere, vedere il fiume delle acque scintillanti d’amore che attraversa i cuori delle creature care a Dio, colmandole di Se Stesso.
Altro che mondi imprevedibilmente contigui! Su quel fiume mi lascio portare qua e là, di qua e di là, e con me le mie letterine. Navigo dunque non solo nelle acque calme dell’oceano celeste, ma anche nelle placide e scintillanti acque del fiume dell’Amore tra affluenti e diramazioni secondo la volontà del Signore, portandovi bene e volendovi bene.

Il vostro navigatore fluviale

PICCOLAGINGER
31 maggio 2008

NELL'ETERNITA' TUTTO E' AVVENUTO, TUTTO ACCADE E TUTTO AVVERRA'

Evviva evviva, miei cari. Ci viene incontro scodinzolando e con la sua andatura dinoccolata la piccola Ginger, che Greta e Biki accolgono con festosi guaiti di benvenuto e i gioiosi gridolini con i quali hanno allettato il comitato d’onore e tutta la comunità degli amorosi amici dell’uomo che popola il nostro cielo.
Ginger con uno scatto improvviso e imprevedibile, ma atteso e desiderato, mi salta tra le braccia e ci si accoccola come un cucciolo, e mi lecca il naso con quella sua linguetta umida e liscia, e mi dice che è tornata dal suo padroncino e che è felice di averlo ritrovato, dopo un lungo e doloroso cammino, proprio lì dove lo aveva visto avviarsi un giorno e dove era sicura che lo avrebbe raggiunto. Mi dice pure che le mancheranno per un po’ le vostre carezze e i dolci sguardi del suo caro Fred, ma che saprà aspettare con noi tutti quell’attimo di eternità nel quale ci riuniremo per sempre, la nostra piccola ma solida famiglia, in grembo alla sterminata, indistruttibile Famiglia che abita l’accogliente e conviviale Casa celeste.
Mi strofina il nasino freddo dentro l’orecchio per confidarmi che lei e Fred mi sentivano, avvertivano la mia presenza durante le mie visite, le mie scorribande terrene, e che avrebbero voluto condividere con voi, miei cari, quella loro gioia.

Mio caro, vecchio scriba fedele, non avere pudore a trascrivere le emozioni che ti sto dettando e ammonisci gli immancabili sapientoni in agguato che noi quassù, per quanto spiriti e proprio perché tali, non ci spogliamo mai delle passate esperienze sensoriali, che rappresentano nel bene la nostra ricchezza culturale di una vita terrena che, con le proprie radici fortemente conficcate in terra, tende i rami carichi di frutti verso quel cielo che l’ha creata ed alimentata di speranze piene di Eternità.
Perciò costoro non si devono compiacentemente scandalizzare, se parlo di nasi umidi e freddi, di braccia, di code scodinzolanti e di tante altre cose che si riferiscono alla corporeità. Infatti, pur non essendo scaduto, né iscritto nel calendario del tempo che scorre sulla terra e nell’universo, il giorno annunciato della resurrezione della carne, nell’eternità tutto è avvenuto, tutto accade e tutto avverrà. Quindi non ci si deve meravigliare, se noi spiriti proviamo solletico mentre il nostro cagnolino ci lecca l’orecchio in un impeto d’amore di cui ci sentiamo  emozionalmente pervasi.

Siamo emozionalmene pervasi, se volete eccitati, dall’Amore che il nostro Signore e Creatore ci dispensa in palpabili carezze e consistenti attenzioni. Così come avvertiamo e godiamo il calore e la tenerezza della Madre Celeste che ci avvolge in un materno abbraccio.

Non deve sorprendervi il fatto che vediamo voi sulla terra con tutto quanto vi accade, e che sentiamo, udiamo e ascoltiamo. Altrimenti come potremmo proteggervi, come potremmo ricevere ed accogliere le vostre preghiere, le vostre invocazioni? E Dio stesso non vede? Non ascolta? Se non possedesse esperienze sensoriali, come avrebbe potuto creare i meravigliosi colori del cielo, del mare, delle piante, degli animali, dell’arcobaleno; oppure le voci degli uccelli, il fragore del mare in tempesta, del tuono, del vento, o il chiarore di un sorriso e di uno sguardo, e il profumo dei fiori, il sapore dei cibi, la frescura della rugiada, la dolcezza di una carezza, la levità di un bacio?
Luce e buio, musica e stridore, caldo e freddo, vita e Vita.

Per questo la piccola Ginger, passata dalla vita nella quale distingueva con il fiuto il bene dal male, l’amore dall’indifferenza o dall’odio, la gioia dal dolore, Ginger che manifestava i propri sentimenti con la vivacità o la pateticità o la tristezza dello sguardo, che trasmetteva con una slurpata o con la zampottina la concretezza del proprio immenso affetto, passata come dicevo a quella vita migliore in cui tutto è bello, tutto è appagante, tutto è gioia, oltre il dolore e il male che patiscono le creature terrene, non appena mi ha visto mi è saltata addosso e mi si è accoccolata in grembo, mi ha slurpato il naso e mi ha ficcato il tartufo nell’orecchio, per confermarmi a modo suo che l’amore che mi aveva già manifestato nei brevi giorni della nostra convivenza terrena era il più tenero, il più caldo, il più sincero, il più disinteressato, il più eterno che si potesse mai provare e donare.
Proprio come quello del suo Creatore.

Baubau. Come ci vogliamo bene! Babau come vi vogliamo bene!

Ciaobau da , Ginger, Greta e Biki. Una carezzina al piccolo Fred.
Bacioni a tutti dal cielo felice.

GIUGNO 2008

CARO VECCHIO COMO'
14 giugno 2008

(Non intenzionalmente, questa sera a Spoleto papà si ritrova con la penna in mano, davanti a un foglio bianco, appoggiato sul comò che si trova ora in camera nostra. Ma quando Emilio mi chiese di chiamare papà e scrisse con lui, lì in piedi, la sua prima letterina, era nella sua stanza a Roma. Vedi Diario di un angelo, 11 febbraio 1996, pag. 44)

Ciao caro, vecchio scriba fedele, stessa scena, stessa posizione, stesso comò di tanti anni fa. Ti ricordi i primi scarabocchi? Le prime parole incerte e scritte con calligrafia tremula? Le prime grandi prove? E le emozioni, le lacrime di gioia, le paure, l’incredulità e l’irrefrenabile voglia di benedire e ringraziare quel Signore che colpevolizzaste del mio destino?
Da allora fiumi di inchiostro, volumi di letterine: un fiume tumultuoso d’amore straripante, quello stesso fiume generato dalla sorgente limpida ed incontaminata dell’amore di Dio nella sua triplice epifania, e dall’altra sorgente altrettanto fresca e cristallina di un amore spiritualmente terreno e coltivato nel segno dello sguardo benedicente del cielo. Quale infinito scambio d’Amore da quel giorno tra cielo e terra e quanto commosso ed inatteso coinvolgimento!
Avresti mai immaginato, caro papi, che quella tua esperienza così incredibile avrebbe partorito una così imprevedibile e così affascinante vicenda? La storia dell’amore vero e concreto che il Creatore dello sterminato universo nutre per la propria discendenza filiale, per i figli naturali.
Le prove tangibili le hai avute da allora anche tu, e continuerai ad averne. E non sei né il primo né l’ultimo. E’ da tempo immemorabile infatti che il Signore parla, appare e scrive ai figli prediletti. Parla loro d’Amore. Si manifesta loro in Luce e Sorgente d’Amore. Scrive e fa scrivere racconti d’Amore, invia messaggi e messaggeri del Suo Amore infinito.
E tu da quel giorno, caro papi, anche tu, nelle vesti del vecchio scriba fedele sei una delle Sue innumerevoli pedine, delle Sue innumerevoli penne, che Ne scrivono e Ne celebrano la gloria.
Dio vi benedica tutte, e così sia.
Ciao, stai facendo la tua parte di scriba fedele sotto lo sguardo compassionevole e trionfante di Cristo risorto. Lo sapevi? Te ne sei accorto? Ebbene, non è una cosa del tutto casuale. Capito?

(Recentemente abbiamo ricevuto in dono un’icona che rappresenta la Resurrezione, e l’abbiamo appesa sopra il nostro comò)

Bacioni. Ciao mamma, un bacione grandissimo e tante benedizioni da tuo persempre.

LA LIBERTA' VERA
29 giugno 2008

Ciao, mio vecchio papi caro. Ti ricordi di quando ti dissi della mia intenzione di andare a vivere da solo, e tu, senza farci una piega, mi rispondesti: fa’ pure, però se esci di casa poi ci ritorni solo come figlio ospite? Io lì per lì non capii. Anzi ci rimasi male e pensai: parla sempre di libera volontà e poi ecco che mi pone limitazioni, condizioni. Che razza di libertà! Una libertà condizionata, vincolata alla patria potestà.
Ora che so, senza alcuna ombra di dubbio, cosa significhi essere libero, mi rendo conto che la libertà che allora mi riconoscevi era la libertà vera, quella della libera scelta, quella ispirata dall’amore.

Ora che i dubbi sono stati definitivamente rimossi dalle certezze assolute, che li hanno ricacciati per sempre dal mio cuore, so che mi stavi dicendo: Figlio mio. Per l'amore che nutro per te e che mi ha sempre ispirato, nel rispetto di quel libero arbitrio che il Padre concede a tutti i suoi figli, mi rimetto alla tua volontà di affrancarti dalla tua famiglia. Se lo fai, sappi che non perdi i tuoi diritti e doveri di figlio, e neppure i diritti e doveri di ospite. La tua scelta non può intaccare l'intensità, la lealtà e la genuinità dell'amore che mamma e papà ti portano. In questo loro amarti e rispettarti come spirito libero, essi stessi manifestano e rivendicano la propria libertà, alla quale li ha concepiti e li ha nutriti l'Amore creativo di Dio.
Sono inoltre certo, cari miei genitori, che nell'istante nel quale io vi ho reso partecipi del mio trasferimento alla casa del Signore e della volontà incoercibile della mia anima a lasciare il corpo martoriato per diventare cittadino qui eternamente residente, voi mi avete riconosciuto il diritto di libertà spirituale e mi avete testimoniato tutta la forza del vostro amore.
Come potete constatare, è successo proprio quello che allora mi dicesti, papi caro. Va' pure figlio mio. Io sono andato, rimango sempre vostro figlio e spesso sono ospite vostro su questi fogli. Anche tutto questo è frutto dell'Amore che si esprime nella libertà di esercitare e vivere questa nostra bellissima esperienza.

Quando il messaggero del Signore comunicò a Maria la volontà celeste di farSi uomo da ventre immacolato, forse che Dio non riconosceva alla Vergine prescelta la libertà di rifiutare quel ruolo, e la libertà di dichiararsi Sua serva, serva della Sua volontà? E la disponibilità di Maria non nasceva dalla consapevolezza della propria libertà decisionale a dare alla luce il frutto dell'Amore di Dio?
Anche Gesù, nato per questo Amore, non volle mai rinunciare alle scelte di libertà che Gliene derivarono. Tra tutte, la libertà di sacrificarSi sulla croce in nome della verità e dell'amore speso per redimere l'umanità dal peccato, dal non amore, dalla rinuncia alla libertà eterna.

Caro papi, per quanto incarcerate nell'ingombrante fardello corporeo, le nostre anime sono avide dell'Amore di Dio e sono avide del diritto alla libertà di operare le scelte giuste a riappropriarsi del Regno dell'amore. La Grazia di Dio imprime in esse il dono della libertà insopprimibile di amare e di essere amati, di essere figli di Dio per l'eternità. Così come io mi sento e sono figlio tuo per sempre, nell'amore incondizionato al quale mi hai coccolato e viziato.

Tuo per sempre, vostro per sempre.


LUGLIO 2008

LE NOSTRE LABORIOSE VACAZE
immmersi in una natura incontaminata, ma non dissimile ed altrettanto bella
16 luglio 2008


Ciao miei cari vacanzieri, eccomi qua. Ciao vecchio scriba fedele, anche tu in vacanza, credo, dal momento che da un po’ di tempo trovo sempre libero quando ti chiamo.
Come vedete, miei cari, io invece non sono in ferie. Qui da noi le vacanze le trascorriamo lavorando alacremente intorno alle anime bisognose di assistenza, di cura, di protezione e di conforto. Sapeste quante ce ne sono! Vi posso comunque assicurare che sono le vacanze più belle, più gratificanti, più corroboranti e più riposanti. Non vi sembri un controsenso. Siamo infatti così carichi dell’energia vivificante di Dio, che ne riversiamo un po’ su coloro che non hanno l’opportunità terrena di goderne.

Siamo badanti in vacanza, che accompagnano le ore liete del vostro ritemprarvi al sole, nel mare, nella luce e nei cieli brillanti di stelle, in quella natura che dovrebbe riaccostarvi a Dio con gratitudine. Come grati Gli siamo noi che Gli viviamo accanto, immersi in una natura incontaminata ma non dissimile ed altrettanto bella.
Certo, noi che siamo inondati dal sole più caldo e più dolce che ci sia, non abbiamo bisogno di creme protettive, né dobbiamo temere di rimanere ustionati come voi vacanzieri al mare, ai monti. E potete stare tranquilli che l’energia d’amore solidale del Signore Dio nostro che ci sforziamo di infondervi è innocua, ma altamente rigenerante. E fa tanto bene. Va presa senza ritegno, senza prudenza, senza riparo alcuno, perché non porta e non fa altro che bene.

E’ da ben altre esposizioni e disattenzioni che le anime vacanziere devono guardarsi. Si tratta di energie ustionanti e dolorose che lasciano il segno e nascono dalla mente del grande illusionista, da colui che vorrebbe andassero in vacanza la fede e la speranza nella pietà e nella misericordia di Dio e degli uomini. Ma non si faccia troppe illusioni il signorino, perché ci siamo noi che come cicale ciarliere riempiamo le vostre giornate di rumorosi e magari fastidiosi richiami a non fidarvi, a non abbassare la guardia, a proteggervi, in questo caso sì, con pomate superprotettive e magari repellenti: pena ustioni inguaribili. Questo per il buon nome della tanto bistrattata cicala, questo animaletto segnato a dito dalla tradizione popolare come esempio di pigrizia e di imprevidenza. E se lei fa incessantemente cracra per almeno dodici ore al giorno, noi più laboriosamente copriamo l’intero arco delle vostre giornate, perché non vi lasciate prendere dalle forze del male e per testimoniare, nella nostra diuturna presenza, la vigile attenzione che il Signore ha per tutti i Suoi figli in terra.
Con queste rassicurazioni, miei cari, vi esorto a godervi le vostre sacrosante vacanze, con le quali ritemprarvi nel corpo e nella mente e soprattutto nell’anima, godendo di tutti i doni e della natura che il Signore creò perché l’uomo vi trascorresse in Sua compagnia le più belle vacanze dell’eternità.

Cracracracracracracra dalla vostra immortale ed operosa cicala. In arte

PIPPO.
Che il Signore ci benedica. Ciao

 

AGOSTO 2008

NULLA PIU' ANTICO E NUOVO DELL'AMORE DI GESU'
"Amatevi gli uni gli altri come io vi amo"
3 agosto 2008

Caro vecchio scriba fedele. Divenuto ormai discepolo, dovresti estrarre dal tuo bagaglio cose nuove e antiche. Invece tu hai estratto “ep” e ti sei fatto discolo. E pensare che noi confidiamo tanto nella tua soccorrevole penna, e con noi quanti pendono dalle letterine che ti vengono affidate dall’amore di Gesù e dalla dolcezza della Sua e nostra Madre caritatevole e misericordiosa.
Questo fluido e scorrevole canale preferenziale, che percorriamo con la gioia di viaggiatori privilegiati e che ci tiene indissolubilmente uniti al di là dello spazio e del tempo, non è altro che amore concretamente operante tra lo sconfinato universo pulsante dell’Amore di Dio ed il microcosmo terreno, che ospita temporaneamente il soggetto-oggetto di tutto questo amore sconfinato. L’uomo.

Tu, che fai, difronte a questo miracolo portentoso, questo dono inconcepibile, questa realtà inimmaginabile? Una volta avrei condiviso con te dubbi, incertezze, timori, reticenze. Ma tutte le riserve crollarono sistematicamente di fronte all’inoppugnabilità del progetto divino e del Suo marchio di fabbrica. E tu, invece di metterti al lavoro a testa bassa, come facevi un tempo, ora te ne vai in vacanza e ti metti in pensione? Dopo essere stato elevato la rango di nostro discepolo? Che fine ha fatto l’entusiasmo incontenibile che prese il posto dei distinguo e delle riserve prepotentemente annichilite dall’evidenza dei fatti e dal contenuto e dalla finalità dei messaggi.

Riappropriati dunque della sillaba persa per strada, caro scriba, e torna ad essere quel discepolo attento, disponibile e servizievole sul quale puntiamo tutti noi, da una parte, e tutti gli affezionati ed impazienti lettori dall’altra. I quali sono sempre lì a chiedere a mamma banana: “Ma Emilio non scrive più? A quando la prossima letterina? A quando il prossimo libro?”. Essi aspettano che tu li aggiorni su cose antiche e nuove, che li rassicuri che il Signore non li ha dimenticati e che la Misericordia di Gesù non viene mai meno alla Sua vocazione di perdonare e redimere.
A questo proposito dì loro, caro scriba, che non c’è nulla di più nuovo e antico dell’Amore di Gesù; e rammenta loro che questo Amore è così profondo, così viscerale, così appassionato che Gesù non può fare a meno di essere riamato. E il modo migliore per ricambiarLo è esplicitato nelle Sue parole: Vi porto un nuovo comandamento, amatevi gli uni gli altri come io vi amo.

Amare i propri simili equivale ad amare in ciascuno di essi il Signore, del Quale sono fatti ad immagine e somiglianza e del Quale sono figli diretti. Significa provare emozione e gratitudine per al generosità di Dio nel farSi uomo, sì da renderSi più credibile ed amabile nella umana concretezza di Suo figlio Gesù. Significa non vanificare il sacrificio di Gesù sulla croce per lasciarsi pervadere dall’Amore totale che l’ispirò e lo guidò. Significa rinnovare ad ogni momento eucaristico quella promessa di fede incrollabile di Gesù verso l’umanità e di fedeltà dell’uomo la progetto di Dio.
Vuol dire
, in definitiva, assicurarsi l’ammissione alla misericordiosa gratitudine del Signore ed alla gioia eterna, che solo essa è in grado di conferire.

Non priviamo dunque i nostri lettori fedeli, caro vecchio scriba, dell’opportunità di meditare sulle nostre letterine. Se rappresentano uno dei tanti strumenti, una delle tante vie delle quali il Signore si avvale per ricolmarci del Suo Amore infinito, lasciamo che i nostri attenti lettori ne facciano tesoro e precetto, per percorrere a ritroso la strada dell’Amore che li ricondurrà a Dio. E così sia.
Fa il bravo, caro vecchio scriba, e dacci una mano vigorosa per operare in completa sintonia con la volontà della Parola di Dio.

Ciao, a presto. Il tuo e vostro per sempre.

CON DIO O CONTRO SE STESSI
Dio è certezza, è vita, è Amore senza fine e senza dolore
15-17 agosto 2008

Caro papi, è vero che il Signore è più interessato alle cose dell’anima e dello spirito delle Sue creature, ma cos’è l’anima se non l’alito divino che Egli ha alitato nella materia?
E’ anche vero che il corpo, le membra, che il Creatore ci ha fornito, dovrebbero essere tenute nel migliore dei modi, sicché, se è vero che essi sono suscettibili di malattie ad essi connaturati o acquisite, è altrettanto vero che Iddio offre all’umana intelligenza ricette e strumenti sempre nuovi per contrastarne gli effetti invalidanti o mortali.
Se decide interventi diretti o mediati per guarirle miracolosamente, allora lo fa senza bisogno di chiedere permesso a nessuno e lo fa comunque sempre a Ragion veduta, pur sapendo e cercando di farci capire in ogni modo che la morte non fa sconti a nessuno, belli o brutti, sani o malati, e che il destino degli avanzi cinerei di tutta questa corporeità è quello della resurrezione della carne.

Perché l’uomo se ne convincesse e se ne facesse una ragione, Si è incarnato, Si è fatto uomo e, nelle spoglie del Figlio, prediletto è morto in croce, e dopo morte sicura è salito in cielo.Gesù, il Figlio prediletto, era al culmine della bellezza, del fascino, dell’intelligenza, della salute fisica e morale, e nonostante le violenze e le mortificazioni subite prima e durante la crocifissione per mani carnefici, non rinnegò il corpo e la vita, anzi, con il Suo Sacrificio aprì ed indicò la via alla vita eterna dello spirito e dei corpi. Diventati connotati eterni di quello spirito che ospitarono nella umana materia.
Per questo è bene che ogni individuo si sforzi di custodire con sagacia, con cura e con i mezzi adeguati tutto quel patrimonio di sana fisicità di cui è dotato, affinché questo non rappresenti soltanto un involucro, un contenitore destinato a deteriorarsi inesorabilmente con il trascorrere degli anni, ma anche il tramite rivelatore della salute dell’anima che vi si è incarnata.

D’altronde la vita terrena potrebbe essere vissuta come una storia effimera, solo se fosse vanificata dall’evento morte. Invece, essa rappresenta il momento del discernimento ed il microcosmo delle prese di coscienza. Quindi è una minuscola frazione di eternità, durante la quale ogni individuo è chiamato e sfidato ad esercitare il dono della propria intelligenza a stare con Dio o contro se stesso.
E questo attimo può essere talmente breve da essere percepito solo dalla fede, che comunque aiuta l’intelligenza a compiere le scelte più opportune e convenienti.
In questa dinamica è comprensibile la necessità, se non il dovere di ogni essere umano, di provvedere nel migliore dei modi alle funzioni fisiologiche dell’organismo, all’apice delle quali c’è quella intellettiva: mente sana in corpo sano. E dove c’è una malattia si ricorra agli strumenti idonei ad evitare che da essa, per dolore, per sfinimento, per sfiducia, per abbandono, si rinuncia a credere nella vita stessa. Che ha il dono di essere unica, perché non esiste via migliore per esercitare il diritto di prelazione e di scelta: univoca, perché per lo stesso uomo non sono previsti altri tentativi; sana, perché nella serenità della salute ci si applica meglio all’esercizio intellettuale e spirituale del discernimento; salvifica, perché è in grado di aprire la strada al godimento eterno dell’Amore di Dio. Il Quale ben conosce non solo il numero di capelli che sono sul capo di ognuno, ma anche il destino che ognuno si è già scelto, e nondimeno non nega ai figli Suoi alcun tipo di aiuto che li sostenga e li faccia procedere in questo percorso di vita, che, nel bene e nel male, svolge la funzione purificatrice offerta dal Signore in alternativa alla disperazione della morte eterna.

Prendersi cura della salute della propria anima e del proprio corpo è il modo migliore per andare incontro all’ineluttabile avventura della morte, non dico con il sorriso sulle labbra, ma con il cuore colmo di speranza e di fede nella verità che Dio è certezza, è vita, è Amore senza fine e senza dolore.
Caro scriba fedele, non mollare,dunque, sia nel farmi da tramite prezioso, sia nello spronare a prendersi cura della propria salute.

Con tutto il mio amore. vostro, medico di medicina preventivaper sempre.

Ciao a tutti e tanta salute

 

SETTEMBRE 2008

COME UN ELASTICO
20 settembre 2008

Carisimi e dolcisimi mamma e papà. Per quanto mi adoperi e mi impegni a rendervi conto, complici il Signore e Maria Misericordiosa, dell’eternità delle mie beatitudini, voi perseverate  nel vivere la ricorrenza dell’evento in tutta l’amarezza e la tristezza del distacco. Come un elastico, non me ne vogliate per l’impietoso paragone, vi allungate a misurare l’effimero trascorrere del tempo che vi separa da me e poi, mano a mano che si avvicina l’anniversario, vi rattrappite nel dolore dell’assenza.
Invece, io costantemente vi esorto con innegabili prove a convincervi che non vi è stata alcuna interruzione nel nostro vivere insieme, che non vi è alcun intervallo di tempo da misurare nel passato come per il futuro e che la nostra vita, la vostra e la mia, già procedono all’unisono nell’eternità, perché la morte – formalità alla quale dovrete sottostare- non scalfirà minimamente la forza e la consistenza dell’amore che anima, alimenta e cementa il nostro sodalizio tra noi e con Dio. Non abbandonatevi dunque allo sconforto, che il vero amore - quello con la maiuscola- non conosce, ma lasciatevi cullare dolcemente nella gioia che genera e dispensa.

Vi esorto a gioire non solo in questi giorni e per questo giorno in particolare, ma in tutti i giorni che trascorreremo insieme nell’abbraccio dell’amore, sino all’istante eternamente indimenticabile nel quale ci completeremo nelle braccia del Signore, singoli spiriti puri nella totalità dello Spirito Assoluto, spirito puro di amore familiare nella totalità d’Amore della grande famiglia del Cielo. Per il momento e per i momenti successivi, evitando di farvi condizionare dall’incertezza dell’attesa, lasciatevi ispirare e guidare dall’umanità di quell’amore che vi è congeniale e che mi avete donato, così come io ora vi rendo in qualche modo partecipi dell’amore che io conosco e vivo in cielo. Essi non sono particolarmente dissimili in sinergia, in sintonia, in simpatia, in sintesi perché, pur se diversa natura ed evidente intensità li caratterizzano, nascono dalla stessa fonte, si abbeverano ad essa e ad essa riconducono.

Non a caso Dio ama i suoi figli con tutta la sua forza e la sua dedizione, il suo sostegno e la sua partecipazione. Non viene mai meno ai propri Doveri di Padre e non rinuncia mai alla Sua Vocazione di amico. Eppure c’è un’umanità che non se ne accorge, che non Ne avverte la presenza, anzi Ne sottolinea i silenzi, Ne accusa l’indifferenza o la sordità. La verità è che quanti rimproverano il Signore di assenteismo sono gli stessi che non sanno o non vogliono prestarGli ascolto, che non sanno o non vogliono vederNe i segni o le opere nella natura delle cose, degli accadimenti del cuore e della ragione; sono coloro che non comprendono il valore teleologico dell’esperienza terrena, alla quale sono stati avviati per cercare e trovare l’impronta inconfondibile della nobile dignità divina, l’innata vocazione genetica di figli ed eredi di Dio e, sopra ogni cosa, per convincersi che l’unica verità alla quale ispirarsi e in cui confidare è quella della vita eterna e non della vita terrena, entrambe attigue eppure separate dal sottile e tenace diaframma dell’umana presunzione e dall’arroganza dell’io, sordo e cieco ai segnali, ai richiami agli esempi di Dio: primo su tutti quello dell’Amore che si concede in Sacrificio, quello del Padre che si veste di spoglie umane, quello del Figlio che muore sulla croce per strappare via il diaframma con il quale la morte – quella in assenza di Dio – renderà inaccessibile per sempre il mondo contiguo dello spirito e negherà la resurrezione a vita eterna. E’ lo stesso Amore che offre misericordia e concede l’accesso alla gioia eterna a quanti in terra accusarono Iddio di distacco, di assenza, di negligenza, o lo colpevolizzarono di tutte le personali sciagure e di quelle di tutta l’umanità. Ed anche a coloro che ne negarono l’esistenza o che si ricordarono di Lui maledicendoLo e bestemmiandoLo nelle avversità. Ed è pronto ad accogliere nella misericordia e nel perdono i pentiti di delirio di onnipotenza e di onniscienza, coloro cioè che si illusero di poter manipolare e possedere l’energia di cui il Creatore ha dotato la natura, non per elevarsi al Padre e condividerNe l’eternità, ma per alimentare e mettere in atto pulsioni autodistruttive e autodannatrici.

Sia dunque per voi, miei cari, non solo questo giorno, ma ogni giorno della vostra vita, che vi sembra separarvi da me, occasione di ringraziamento al Signore per la gioia che mi ha concesso nel chiamarmi a Sé, di partecipazione serena e gioiosa alla mia beatitudine, di impegno a perseverare nella fede e nella speranza,  nell’amore che Egli ci indica e ci sollecita per ritrovare le radici sommerse della nostra dignità di Suoi figli divini. Forti di queste radici e alimentati dal generoso terreno d’amore, di fede e di speranza, gli alberi della vita cresceranno rigogliosi carichi di buoni frutti e soprattutto ben disposti a tendere i rami e le braccia al cielo.
Festeggiamo insieme quello che per voi è l’anniversario e per me l’eterno istante di una vita che non finisce. Diamo così al Signore la gioia di apprezzare l’amore che ci fortifica e che Gli dedichiamo con sincera  e filiale gratitudine
Tanti, tantissimi auguri dal vostro festoso e festeggiatissimo PippoEmilio. Bacioni  e botti di tappi di champagne e di felicità.
Ciao, vi voglio bene un’immensità, un’eternità, insomma un mucchissimo di Bene.

evviva vivo, evviva vivo, evviva vivo.

OTTOBRE

INFRANGIBILE CONSISTENZA DEL VINCOLO D'AMORE
sull'esempio costante che ce ne dà il Signore
12 ottobre 2008

Cara dolce mamma, approfitto di un breve attimo del vecchio papi mio per affidargli questa letterina  tutta dedicata a te.
Voglio tranquillizzarti prima di tutto sul mio stato di salute, che qui in cielo chiamiamo stato di Grazia o Beatitudine. Sto benissimo, non manco proprio di nulla e, anche se non mi sei accanto fisicamente siamo così intimi che non abbiamo bisogno di strumenti sensoriali per sentire il calore del nostro amore, il battito sinergico dei nostri cuori, l’armonia eterna della nostra natura divina. Come infatti tu sai, anche se non potrai completamente penetrare il mistero fino a quando non avrai superato la soglia della verità, tutti noi siamo figli di Dio in via diretta. Non solo perché Egli ci crea tutti in Prima Persona trasmettendoci la Sua divinità, ma perché riversa in noi tutto l’amore paterno e materno che può. E Lui è Uno che fa le cose sempre al massimo, senza risparmio per nessuno. E noi figli, come tutti i figli del mondo, ce ne accorgiamo solo quando diventiamo maturi, cioè quando impariamo noi stessi ad amare con tutta la forza e con tutta l’anima che siamo in grado di esprimerGli, quando riconosciamo in tutta sincerità la nostra ingratitudine nel contraccambiarLo degnamente, di questo Suo irripetibile, ineguagliabile sentimento.

Il Signore non pretende tanto dalle Sue creature. E’ evidente. Non ne saremmo capaci. Neppure approdati in cielo accanto a Lui.
Ma, quando ci parla per bocca del Figlio Suo diletto, sollecitandoci e raccomandandoci di amarci gli uni gli altri come Egli ci ama, è ovvio che non Si riferisce all’ineguagliabile potenza e purezza del Suo amare, ma alla disponibilità sempre disinteressata e gratuita del Suo saper perdonare, del Suo essere misericordioso. Se siamo inclini o disponibili a questo modo di rapportarci ai nostri simili, e soprattutto a non sottovalutare, ad aver fede nella Misericordia del Padre e di tutta la gioiosa Famiglia celeste, allora non dobbiamo temere le distanze, le differenze, le lontananze, le perdite, perché nessuno di questi eventi, nessuna di queste realtà è realmente vera di fronte alla infrangibile consistenza del vincolo d’amore, quando si ispira all’esempio costante ed imperituro che ce ne dà il Signore.
Mi pare dunque, cara mamma, che tu abbia più di un motivo di essere grata per questa Grazia che mi gratifica per l’eternità. E, tu che mi hai affidato alle cure materne di Maria Misericordiosa sappi che Lei è una mamma proprio come te, come lo sei stata, lo sei e lo sarai.

... ...

Cara mamma, ti giunga con queste mie notizie tutto l’amore che sento per te e che ho affidato a questa mia letterina. Ve ne saranno altre, sta sicura. Si tratta solo di avere un po’ di pazienza.
Se non mi faccio vivo per un po’ non ti agitare, perché vivo e amo intensamente e totalmente.
Bacioni. Grazie papi per avermi trascritto, e su con la vita. Un bacione anche a te.
Una carezza tenera a Fred e tanti bacini dai nostri cagnolini buoni e fedeli.

Il vostro Pippo per sempre.

NOVEMBRE

QUANDO ESPLODERA' IL PERDONO
8 novembre 2008

Miei cari mamma e papà, avete preferito attendere l’arrivo di questa mia letterina piuttosto che venire a farmi visita a Verano. Non so biasimarvi. Non è infatti un rimprovero il mio, è una piacevole constatazione invece, dal momento che noi cosiddetti defunti non giacciamo lì al cimitero, nelle tombe, in trepida attesa  che i nostri cari vi vengano a pregare e a versare fiumi di lacrime.
Se venire al cimitero vuol dire rifugiarsi in un luogo sereno, dover ritrovare o scoprire il senso vero della vita e della morte, e per assaporare la gioia della preghiera mentre si fa del sano giardinaggio, allora affollate pure questi dormitori, tanto il chiasso eventuale non sveglia nessuno. Una preghiera composta e corale rallegrerebbe sicuramente i nostri cuori e quello del Signore, ma non più di quanto riesca a farlo qualsiasi preghiera in ogni luogo, purché ispirata dall’amore e formulata dal cuore.
E’ certo comunque che i cuori di cui parlo non pulsano e fremono in quei luoghi di eterno riposo, dove piuttosto lavorano alacremente ed instancabilmente quelle forze della natura addette alla decomposizione della materia carnale e delle umane sembianze; né noi siamo lì inerti ad assistere alla nostra disgregazione morfologica. Come ho già avuto modo di raccontare in precedenti corrispondenze, noi siamo altrove e in ogni luogo, e non ce ne stiamo di sicuro con le mani in mano. Semmai sono le spoglie mortali che stanno ad aspettare la resurrezione della carne, come ha già stabilito la Parola di Dio, e questo avverrà quando finalmente gli uomini avranno ritrovato in se stessi le proprie radici divine, ne avranno riconosciuto le sembianze e l’unica garanzia all’immortalità, rinunciando alla presunzione di procacciarsi la vita eterna con mezzi e per vie diverse da quelle indicate da Dio.

Allora, solo allora, il peccato originale sarà azzerato, il perdono esploderà nella resurrezione dei morti e la gioia di Dio saturerà i cieli e la terra per il ritorno alla vita eterna  dell’ultimo suo figlio ritrovato, inneggiante alla Gloria del Padre.

Vi state chiedendo, miei cari, come tutto ciò possa avvenire, ed io cercherò di spiegarvelo.
Iddio creò l’uomo alitando il Suo Spirito nella materia e così conferì la forma della Propria Sostanza. Vitalizzò la materia con il dna divino attivandone al tempo stesso il codice genetico. Quest’ultimo Gli servì evidentemente per replicare dalla costola del Suo primo figlio la compagna che costui Gli aveva chiesto. Tutto ciò avveniva in un luogo senza tempo e senza spazio e perciò incontaminato da ogni peccato: il paradiso terrestre, nel quale Egli si era compiaciuto di dare dimora all’uomo e alla sua donna per condividerne le gioie della vita.
Quando decise di farSi uomo nelle fattezze di Gesù Cristo per sconfiggere la morte e donare la vita, procedette nello stesso modo. Infuse il proprio dna nel ventre incontaminato di donna senza peccato e dal dna terreno puro da imperfezione, e nacque il Figlio Suo prediletto. Allo stesso modo sarà facilissimo per Lui, quando verrà nella veste del Figlio per giudicare i vivi e i morti, rivivificare  con la terza Sua Persona il dna umano di quanti giacciono sottoterra, decomposti in tutto fuorché nel codice della loro scintilla di vita. Anche questo patrimonio genetico sarà incontaminato, sicché i corpi, finalmente mondati dalle impurità della materia, offesa con Dio dalla sua primordiale presunzione, riprenderanno a risplendere per sempre della luce e della bellezza divina, che l’Amore divino volle in essi incarnare.

Preghiamo dunque noi con tutte le nostre energie consapevoli quassù, e voi con tutta la vostra fede quaggiù, perché questa volontà del Signore si compia secondo i modi e i tempi del Suo Progetto e nella partecipazione corale della comunione dei Santi.
Poco importa che le preghiere siano suggerite dal silenzio dei cimiteri o dei luoghi santi. Qualsiasi luogo, qualsiasi sentimento è santo quando è pervaso ed ispirato dall’Amore di Dio. Allora chiunque, non solo i defunti, risplende della luce perpetua che riceve dal Signore, e illumina i cieli e la terra di quanto già vivono la vita eterna.
E così sia.

Ciao miei cari giardinieri di Verano. Ci incontriamo dovunque e sempre. Basta desiderarlo con tutte quelle forze che solo l’Amore è capace di infondere. Vi aspetto sempre e dovunque l’occhio di Dio dirige il Suo sguardo misericordioso e complice, e lì non si dorme, ma si veglia in attesa che si faccia la Sua volontà.

Bacioni dal vostro luce perenne dell’Amore eterno e del nostro eterno amore.

DICEMBRE 2008

ANTICA E DIVINA ORIGINE DELL'AMORE


Betlemme, il luogo della nascita di Gesù

11 dicembre 2008, Israele

Miei cari viaggiatori avventurosi. Quale avventura andate cercando in una terra sulla quale si sono corse già tutte le avventure del mondo, e che ha conosciuto senza riconoscerla l’avventura più straordinaria dell’Uomo?
Siete venuti, miei cari, in questo lembo di terra cimiteriale con la stessa devozione con la quale avreste potuto farmi visita a Verano, consapevoli del fatto che Lui non è qui, in un anonimo luogo di sepoltura, così come io sono lì solo nel corpo in anonimo tumulo.

Siete venuti a cercare le tracce dell’antica e divina origine dell’Amore e vi pare di non averne trovate o che non ve ne siano più. Non dovete per questo sentirvi delusi o infelici, perché quell’amore che qui vi sembra essersi perduto è lo stesso Amore che vi ha ispirato e spinto a questa lodevole ricerca. E’ l’Amore che alberga nei vostri cuori e che vi portate appresso dovunque andiate e che spero possiate testimoniare in tutti gli umani incontri che la vita vi sta riservando.


Gesù Bambino della Basilica della Natività

Proprio da qui si è mosso il Cristo trionfante per reincarnarsi nel cuore di tutti quegli uomini che Lo riconoscono Come Figlio di Dio, Figlio di un Padre che in Lui ha predicato l’Amore in una terra, piccola come questa o grande come tutto il mondo, che conosce rancore, incomprensione, prevaricazioni e violenze, perché percorsa e calpestata da un’umanità rancorosa e dimentica di quel perdono che Gesù ha perorato, promesso e praticato, e di quella Misericordia che il Padre Suo aveva in Lui incarnato, per forgiare in Lui, con Lui e per mezzo di Lui il primo esemplare di un uomo misericordioso per amore.
Questi luoghi vi testimoniano che il Suo Progetto è fallito? Non è così. La vostra presenza in questi luoghi e il fervore con il quale li state attraversando dimostrano esattamente il contrario, vi dicono che la Misericordia di Dio è sempre su di voi dovunque andiate. Specialmente tra coloro che La considerano scomoda e fuori luogo.

Quando lascerete questa terra fatelo dunque con lo stesso sentimento che provate quando uscite da Verano. Avete fatto un atto di devozione. Avete trovato l’occasione i il luogo dove pregare.
Ve ne andate magari con un po’ di malinconica nostalgia, ma con la consapevolezza che tutto ciò che vi è più caro al mondo e che l’Amore che desiderate di ricevere e di fare è già dentro di voi, come foste la vostra stessa valigia, il vostro troller che vi trascinate appresso, rendendovi meritevoli della compiaciuta Misericordia del Signore.

Che Iddio vi protegga nella Sua ispirazione, miei cari girandoloni, nel viaggio di ritorno. Vi svolazzerò accanto.

Bacioni.


Il presepe nella grotta dei pastori

Auguri di un felice Santo Natale
nella luce della serenità e della gioia.
Con tanto Amore

 

BUON ANNO NEL PERSEMPRE

31 dicembre 2008

Un nuovo anno per voi, miei cari. Un infinitesimo di infinito per me. Come è possibile che il tempo della vita terrena si diluisca nel tempuscolo dell’eternità? E che l’attimo del già trascorso non si dissolva nella immobilità del presente futuro? C’è solo un spiegazione.
Per quanto il corpo, la materia, si sforzi di contenere nei limiti spaziali e temporali della propria natura la incontenibile natura dell’anima, non riuscirà mai ad impedirle di tendere a ricongiungersi allo spirito che l’ha generata e che la rinvigorisce e vivifica con la forza dell’Amore.

Grazie all’amore che riempie i vostri cuori alimentandone la vocazione alla felicità eterna, i nostri destini si incontrano e già convivono fuori dello spazio e del tempo e dentro i tempi del persempre.
Se voi non foste permeabili all’impeto amoroso che vi dedica la comunione dei santi e se il Signore e noi stessi non ci sentissimo ricambiati, allora per voi ogni anno di vita trascorsa e da trascorrere diventerebbe un ostacolo insormontabile, il tempo e lo spazio si dilaterebbero e il loro peso diventerebbe insostenibile per voi e per me.
Invece, lo scoccare di questa nuova mezzanotte, mentre l’Amore annulla ogni distanza che ci divide, ci trova più che mai uniti e ci rende sempre più inseparabili, nella certezza di unìeternità da condividere nella gloria di Dio Padre.
E l’anno che viene è già un anno di meno in cui l’anima vostra si dovrà fare carico del peso e dell’ingombro della vostra natura umana. Non abbiate fretta come non ne ho io stesso. Lasciamo che il tempo trascorra con i suoi ritmi sempre più veloci e pressanti. Fatevelo scorrere accanto serenamente e, per quanti altri nuovi anni vi toccherà attendere e magari festeggiare, sappiate che la vera festa da salutare con fiumi di champagne, panettoni, botti e fuochi d’artificio è quella con la quale vi accoglieremo in cielo, quando il Signore vorrà festeggiare con voi l’anno di ingresso della vostra nuova vita.

Nell’attesa che si compia la volontà dell’Altissimo godiamoci la divina Misericordia, che fa di questa penna il testimone indelebile della nostra inseparabilità e del nostro volerci bene per sempre.
Buon anno, siate felici di questa nuova promessa che il Signore vi rinnova ogni capodanno. E voi rinnovateGli la promessa di amarLo e di affidarvi alla Sua Misericordia.

Bacioni dal vostro ciao. All'anno nuovo!

 



lettere dei lettori 2008-2009