Le letterine di Emilio nel nostro

febbraio marzo aprile maggio giugno luglio agosto settembre ottobre novembre dicembre

nuovo aggiornamento

PERDONO CONDIZIONATO
2 gennaio 2007

Caro vecchio scriba fedele, confido nella tua quasi sempre asettica penna per argomentare su un tema di grande attualità sulla terra: quello del perdono. E' evidente che il problema del perdono, della sua istituzione e applicazione, non riguarda il tempo della tua personale esperienza di vita, poiché va fatto risalire ai tempi della Creazione ed è giusto considerarlo attuale allora e per tutta la breve parentesi che si estende fino a questi giorni tuoi.
Si può dire che il Padreterno non aveva ancora finito di godersi il meritato giorno di riposo dopo la Creazione e già l'uomo e la donna -bada bene, non gli animali, le piante, le cose, le acque, i cieli, le stelle e le terre del creato- ne combinarono una delle loro, una tale disobbedienza da scandalizzare e far risentire persino Dio. Che per fortuna, essendo Amore Assoluto, non Si disamorò.

L'uomo, non satana, aveva inventato in un sol colpo il peccato di disobbedienza e di presunzione. Ebbene, il Signore Dio dell'universo Si inventò di conseguenza il perdono.
Caro scriba fedele, non mi vorrei sbagliare, ma sento venire verso di me il pensiero di papi mio che si domanda e mi chiede: Ma il Signore, Che è onnisciente per natura e definizione, non sapeva che sarebbe andata a finire così? Il Signore sapeva e sa che il male avrebbe sferrato il suo attacco, ieri come oggi tentando l'uomo a sentirsi e farsi uguale a Dio. In quel tempo avrebbe potuto impedirlo, ma la radice materiale dei due progenitori dell'umanità non poteva essere sottratta alle tentazioni diaboliche, ieri come oggi e domani.
Nel paradiso terrestre Dio non concesse a Adamo ed Eva un perdono incondizionato perchè essi, pur provando vergogna, non cercarono tempo e modo di esprimere pentimento per la rottura del patto. Perciò condizionarono il perdono paterno a una punizione esemplare, quella di riconsegnare la materia all'ineluttabile usura del tempo e di comprimere lo spirito nell'angusto spazio della scelta tra il bene e il male. La materia infatti deve rassegnarsi a farsi da parte, per dare via libera, oltre lo spazio e il tempo, a tutti gli spiriti che hanno saputo e voluto scommettere sul bene eterno. Vita eterna dunque, allo spirito consapevole dell'impegno al quale Iddio lo sollecita e del premio al quale è predestinato da sempre, dopo il cammino di purificazione che attraversa la contaminazione della materia.

Strana ed incomprensibile forma di perdono! -va ripetendosi l'uomo da allora- E' un perdono crudele che esige sofferenze, tribolazioni, rinunce e soprattutto obbliga al confronto con la morte, confronto male accettato dai rassegnati e del tutto rifiutato da quelli che, oggi sempre più numerosi, aspirano a sostituirsi a Dio o comunque a modificare il destino della materialità e la storia naturale della vita.
1 gennaio 2007
Per tutti, e particolarmente per questi ultimi, Dio ha escogitato un altro modo di perdonare. Ha offerto il proprio sacrificio e la Misericordia divina in cambio di una minima ma definitiva manifestazione di pentimento del peccato. Fra tutti, quello che più ferisce l'Amore di Dio è l'incapacità o indisponibilità dell'uomo ad amare il prossimo concedendogli il perdono. E, al tempo stesso, Lo addolora la durezza d'animo di chi non vuole riconoscere i propri torti e chiedere ammenda in terra e in cielo.
L'uomo moderno, forse più di quello antico, ama se stesso nel giudicare e nel condannare più che nel giudicarsi e condannarsi, e purtroppo ama talmente se stesso da non trovare plausibili motivi per dedicare al resto dell'umanità una parte infinitesimale dell'amore che si dedica e si riserva.
Non è quindi in grado di chiedere perdono, né tanto meno di concederlo
.

Per questo gli rimane incomprensibile il sacrificio di Gesù, salito sulla croce per portare e donare all'umanità perdono e Misericordia. A nessun uomo sarebbe mai venuta in mente un'idea del genere, ma molti dopo di Lui per essa si sono immolati e fatti martiri e sono andati in cielo ad infoltire la schiera dei santi che celebrano anche lì la gloria di Dio.

E pregano, con tutta la forza di una fede ormai confermata nella realtà dell'eterna beatitudine, affinché ogni uomo ritrovi in sé e nel vicino i segni della propria origine divina e si riappropri del senso universale dell'amore, che insegna ad essere generosi nel perdonare e umilmente bisognosi di carità misericordiosa nell'implorare perdono. Perché si faccia la volontà di Dio. E così sia.

LA RISPOSTA DEL PRESEPE AL MISTERO DELLA VITA
6 gennaio 2007

Cara nuova penna di vecchio scriba fedele, mi compiaccio per la scioltezza con la quale scorri sul foglio, motivo di più per commentare la tradizionale festa della befana.

Mi incuriosivano e mi facevano molta tenerezza quei tre signori sui cammelli che papi mio e la mia mamma mi aiutavano a sistemare davanti alla grotta del bambinello. Non sapevo se metterli in fila indiana oppure uno a fianco dell’altro, sui loro cammelli. Ce n’era uno che aveva una zampa più corta, stentava a reggersi in piedi e rischiava di cadere insieme all’illustre personaggio che lo cavalcava. Evidentemente il lungo viaggio affrontato per seguire la stella cometa aveva consumato la zampa del suo cammello. Povero cammello! Magio o mago?
I re magi mi facevano tenerezza perché, attraversato il deserto per adorare Gesù Bambino e portargli i dono della befana, non scendevano dai cammelli per consegnare i loro doni. Non capivo bene che cosa fossero, in particolare la mirra. Non riuscivo proprio a immaginarmela, anche se papi mio mi aveva spiegato che era una specie di gomma appiccicosa, non so se profumata o puzzolente. Cosa ci avrebbe fatto Gesù bambino? Poi, i re magi arrivavano per ultimi, e pochi giorni dopo mamma smontava regolarmente il presepio. Però le stauine erano molto regali, non come quei poveri pastori con le pecorelle in spalla, che dovevano tirarsi dietro anche l’asino e non ci potevano salire sopra perché non era forte e resistente come i cammelli e non ce la faceva a portarli in groppa.

Pensieri di bambino davanti al presepe della nascita di un altro bambino, che si sarebbe posto ed avrebbe posto tante domande, ma soprattutto era venuto al mondo per dare tante risposte, pensieri di bambino che inconsciamente diventava egli stesso personaggio del presepe della vita. Anche questo ogni volta si faceva e si smontava, per riproporre il mistero dell'umana esistenza e l'incarnazione di Dio nel Bambino Gesù, piccola creatura divina alla quale il Padre celeste ha consegnato la risposta al mistero della vita che tormente l'uomo.

Pensieri di bambino che nell'ingenuità  del cuore già riconosceva nel divino neonato tutta la potenza dell'amore che crea, perdona e redime. E pertanto manifestava ammirazione commossa e fiduciosa e dichiarava amore schietto e consapevole verso la piccola creatura che nessun allestimento, nessuno scenografo avrebbe mai potuto rappresentare umile ed indifesa.
Pensieri di bambino che nell'umile ma determinata azione dei pastori accorrenti e adoranti leggeva il valore salvifico della Parola, che gli spiriti semplici e timorati di Dio accolgono e comprendono meglio di chiunque altro.
Pensieri di bambino che nella prodiga regalità di cui si ammantavano senza ostentazione i re magi coglievano il messaggio della scienza, che riconosce i propri limiti di fronte alle meraviglie cosmiche ed umane del creato e che, rendendone grazie al Signore, si mette al servizio della fede per dare il miglior contributo razionale al significato della nascita, del vivere e del morire, per preparare il cuore ad aprirsi alla certezza della vita eterna.

Tutti questi pensieri di quel bambino di allora sono diventati realtà nel mondo eterno in cui quel bambino vive, godendo in pieno la promessa del bambinello della grotta di Betlemme. La Parola di Dio solca i cieli come una luminosa cometa per guidare e condurre l'uomo alla conoscenza , all'ammirazione, alla glorificazione del redentore, nato nello splendore della semplicità e dell'umiltà per farsi pastore di greggi e agnello crocifisso, e per riconquistare l'uomo alla sua antica ed eterna progenitura divina.
Per garantirsi la riconquista di tale dignità l'uomo deve impegnarsi a seguire la luce del Verbo con la semplicità d'animo di chi fa della propria ragione l'uso più appropriato per il quale Dio gliene ha fatto dono e riconosce nel sacrificio di Gesù il segno inconfutabile della Misericordia di Dio.

Questa è l'aspetto più umanamente paterno dell'Amore che Dio è capace di manifestare ai figli Suoi, di presepe in presepe lungo tutta l'eternità. E così sia.

statuina angelica del vostro e nostro presepe. Ciao

AMORE SANTO AMORE SACRO
21 gennaio 2007

Carissimi, eccomi a voi più pimpante e gioioso di sempre. Ché l'eternità della gioia è sapersi e sentirsi figli ed eredi del Padre amorevole del Quale, mai abbandonando la speranza nella notte buia del tempo, ci sforzavamo di vedere la santa mano tesa ad accarezzarci il cuore. In questo "sempre" siamo immersi nella luce della Sua presenza, con assoluta certezza che solo Lui è l'energia vitale della vita eterna, perché la vita che nasce nell'incontro tra due anime innamorate viene presa per mano e condotta amorevolmente dalla Grazia di Dio, sino alla conoscenza e al godimento diretto e personale del Bene senza limite e senza fine.
Per tutto questo sono pervaso di felicità, ma non appagato. Infatti, proprio perché inesauribile, l'Amore del Signore, che ricolma della Sua infinta bontà l'ormai infinta spiritualità dei nostri cuori, non finisce mai di stupire, rinnovandosi, rinvigorendosi, ringiovanendosi.

Voi potreste chiedere: E l'amore che ti abbiamo dedicato, che sempre più struggentemente nutriamo per te come unico motivo di sopravvivenza? E' forse meno importante l'amore nostro? meno vitale, meno totale, meno santo di Quello che attingi dalla generosità di Dio?
Nossignore. Senza la forza e la sacrale dedizione dell'amore che mi ha generato, preparato e condotto sino alla soglia della vita eterna, non potrei dirvi ora che l'amore del cielo è della stessa sostanza del vostro, non solo terreno ma familiare e sacro come quello di Colui che Ama tutta l'umanità di sempre come un figlio unico. Dunque non ve ne abbiate a male, miei cari, di questa sperticata, entusiastica dichiarazione rivolta all'Amore di Dio. Io non posso fare a meno dell'amore vostro familiare, non è per me meno essenziale di quello del Signore e altrettanto mi rende pimpante, gioioso, pervaso di felicità e sempre desideroso di riceverne incessantemente.

Vi assicuro che come contraccambio d'amore il Signore, nella stessa misura, intensità, gioia e soddisfazione amo voi che mi amate. Già ve ne do prove concrete, capirete meglio cosa voglio dire quando le nostre anime si incontreranno in cielo e vivranno in eterno il proprio amore nel cuore di Dio .

Per il momento vi amo con tutto il mio cuore, nella volontà che Iddio vuole si compia.

Baci

FEBBRAIO

PROPRIETA' TRANSITIVA DELL'AMORE
17 febbraio 2007

Caro papone mio, questa penna mi sembra un po’ arrugginita, ma con la buona volontà la faremo marciare veloce lungo l’inesauribile solco dell’amore. Nessuno riuscirà a contenere la forza dell’amore, che ci unisce in un legame destinato a consolidarsi nell’eternità già condivisa per sempre. Puoi stare sicuro che non ti mollo, tu non smettere mai di rivolgere lo sguardo al cielo e continua a camminare sicuro e spedito con i piedi per terra, io ti seguo, ti precedo e ti sto accanto “al piede” come un fedele cagnolino. Un po’ come Fred, che ti sta sempre appiccicato dovunque tu vada, perché ti vuole bene e vuole ricordarti in ogni istante che si accontenterebbe anche delle briciole del tuo affetto. Per questo te lo ritroverai “al piede” anche in cielo, dove sarà sempre più incontenibile di scodinzoli e cantatine.

Ma perché i cagnolini devono stare sotto il tavolo in attesa che qualcuno faccia cadere qualche briciola di pane o gli lanci un po’ di cibo? Non sarebbe più giusto che le persone alle quali consegnano tutti se stessi condividessero con loro non solo il cibo materiale, ma anche quello spirituale dell’amore? Anch’essi sono creature di Dio e sono da Lui amate, dunque per la proprietà transitiva sono meritevoli dell’amore dell’uomo. Per la stessa proprietà il Creatore di tutti gli esseri viventi ama indistintamente chi si nutre senza ritegno del Suo Amore e chi si contenta delle briciole.

I cagnolini lo sanno pur stando sotto il tavolo, dunque fanno di tutto perché lo capiscano anche i loro padroni. Lo sanno perché sono fedeli alle regole biologiche del creato, e tra queste a quelle di assistere, difendere ed amare l’uomo a cui si affidano, senza stancarsi mai di ricordargli che la fedeltà, la dedizione e l’amore per il Padre celeste assicurano tavole sempre sontuosamente imbandite con cibi e prelibatezze senza limiti. Ci insegnano inoltre che bastano poche briciole d’amore per combattere i demoni della fame, ma ancor più se ne sente affrancato chi si può nutrire a sazietà. Per questo i cagnolini, pure se sono sazi, continuano a chiedere ancora qualche altro segnale d’affetto, qualche altra mollichella d’amore.

Lo stesso faccia l’uomo di fede che si nutre dell’amore di Dio. Continui a chiederne ancora e senza ritegno, per sé, per i suoi simili e anche per i suoi cagnolini.
Quando la sua fedeltà sarà ripagata con la vita eterna, la speranza si trasformerà nella certezza di Dio e potrà chiedere per tutta la vita al Signore di essere saziato d'amore. E così sia.

Caro papi, ti scodinzola, ti zampetta e ti si struscia addosso il tuo fedele.
Alla mia mamma un tenero slurp, a Ginger & Fred l’annusatina di rito. Bau bau.

MARZO

ARMONIA

4 marzo 2007, eclissi di luna

Cara mammabanana, mi fa tanta tenerezza il tuo stupore di fronte ai meravigliosi eventi del creato. Mi piace come ti emozioni quando l’arcobaleno riempie il tuo cielo dei suoi incredibili e variegati colori o quando, con il naso all’insù, cerchi di carpire i segreti alla terra che via via nasconde la faccia luminosa della luna, fino a farla divenire un purpureo globo di madreperla.
Non c’è nessun trucco, non c’è nessun segreto, cara mamma, si tratta unicamente di armonia, armonia di colori e di allineamenti, di scelte, di regole, che non rispondono a ferrei principi di fisica o di matematica, come pretenderebbero gli scienziati, ma seguono la divertita fantasia del Creatore di tutte le cose Che ne scandisce il destino e le manifestazioni visibili.

Ciò che si svolge sotto i tuoi occhi è lo stupefacente ed inesauribile spettacolo che il divino Regista organizza quotidianamente sul palcoscenico terrestre e celeste, affinché gli abitanti della terra, ed in particolare i suoi figli prediletti, non si sentano abbandonati alle sciagure cui essi stessi danno vita non rispettando le regole dell’Armonia, che il Signore riserva alla loro storia poiché ha ispirato lo stesso progetto creativo dell’uomo.
E’ dunque bello che tu, cara mamma, avverta l’emozione di sentire Dio accanto a te quando Egli si manifesta nell’Armonia che sovrintende tutta la fenomenologia nella quale sei immersa costantemente, in ogni attimo della tua vita. E comprendo e giustifico il tuo rammarico quando ti accorgi di cedere l’attenzione che vorresti dedicarle a fatti contingenti che la deviano altrove. Tuttavia è importante tu sappia che Dio, con la Sua presenza in natura, c’è anche quando non Lo vedi perché non Lo vuoi o puoi vedere. Egli è la stessa Armonia che regola la tua vita e scandisce il tempo dei tuoi giorni in un armonico progetto, che, se condiviso, ti condurrà a godere senza rinunce o deviazioni all’Eterna Armonia.

Chi è questa Armonia assoluta se non Dio stesso? Gli scienziati, i sapientoni non si danno pena per questa insopprimibile dote del Padreterno. Una volta scoperti e verificati i legami armonici di una serie di eventi, a loro importa soltanto studiarne le leggi che permettono la ripetitività e la riproduttività e non il Legislatore, Colui che in principio regolò il caos e lo trasformò in ordine creativo.
Come vorrei che questi signori avessero una minuscola particella della fantasia alla quale il Signore ha attinto nel suo sforzo creativo. Allora capirebbero che l’Armonia non è frutto dei fenomeni , ma ne è l’ispiratore e il demiurgo. Ma costoro sono affascinati soltanto dall'armonia della propria intelligenza, che li ha messi in condizione di districarsi tra le leggi della natura e ha permesso loro di impadronirsene e piegarle alla propria volontà. Ciechi e pretestuosi!

La natura, prodiga sino a quando non vengono turbati o sconvolti i suoi armoniosi ritmi, diventa avara e impietosa quando l’uomo è insensibile ai suoi equilibri e al suo amore; perché Armonia equivale ad amore sopra ogni cosa nello Spirito divino, ma anche nello spirito dell’uomo e della sua natura terrena.
L’unica differenza sta nella natura di Dio, Che, essendo Amore armonioso e Regola incontaminabile, non conosce risentimento e vendetta, al contrario dell’essere umano e della natura in cui è immerso. L’uomo, che infranse il patto d’Armonia e d’Amore che Iddio aveva stretto con lui, con il peccato di superbia si porta appresso da allora la natura che si merita.
Cos’è la superbia, se non la disarmonia con i tuoi simili e con la natura che ti è stata confezionata su misura, se non disamore?

Cara mamma, continua pure a mostrare meraviglia per tutto ciò che si nutre del principio armonico dell’amore e ne diviene stupenda, emozionante manifestazione. Anche se gli scienziati te ne hanno dato spiegazione nei più piccoli particolari, continua ad accoglierlo e a viverlo con lo stupore e l’incredulità del bambino che giorno per giorno si apre con avidità alla conoscenza della natura umana, della realtà virtuale del mondo che lo ospita e di quella più concreta dell’eterna Armonia che lo attende in cielo.

Ciao mia piccola mammabanana, sono con te in eterna armonia e con amore inesauribile.

DISUGUAGLIANZA DELL'INDIMOSTRABILE

26,31 marzo 2007

Caro papi, lasciati guidare da questa penna cui affido la forza vitalizzante dell’amore con il quale il cielo alimenta e rinnova le istintive aspettative terrene di vita eterna.
Le energie che la muovono sono insignificanti di fronte all’incommensurabile potenza dell’Amore di Dio, che si riverbera nello spirito caritatevole della comunione delle creature celesti. Eppure sono sufficienti a farle percorrere il cammino della verità e della conoscenza sostenendo fede e speranza, sentimenti essenziali per non lasciarsi sopraffare da incredulità, scetticismo e pregiudizi. Come farebbe altrimenti lo strumento senz’anima a descrivere e raccontare tutto l’amore e la tenerezza che io provo per voi e per l’emozionante esperienza condivisa; e a testimoniare la certezza dell’eternità delle emozioni che siamo chiamati a condividere nel futuro?
Davvero potresti pensare e sostenere che, in qualche remoto angolo della tua mente, una forza misteriosa e imprevedibile si attivi, si adoperi a raccontare esperienze e mondi sconosciuti e ad alimentare illusioni irrealizzabili? E che si esplichi non solo nella sfera delle esperienze fantastiche, ma anche in quella più concreta dei principi dell’energia cinetica?

Lo so, è più facile, semplice e intuitivo pensare a un meccanismo inconscio che sia in grado di mettere in moto questa tua penna, mentre è molto più complicato, e soprattutto più scomodo, asserire che la penna viene mossa dalle parole d’amore che il cielo vuole arrivino ad accarezzare e scaldare i cuori dei destinatari. E, tra questi, non solo voi, miei amati genitori, ma tutti coloro che aspettano, chiedono o cercano un segno di misericordiosa partecipazione alle proprie vicende umane. Per quanto le due opposte ipotesi siano entrambe indimostrabili sperimentalmente, tuttavia si dà più credito alle forze naturali di un oscuro inconscio che a quelle preternaturali dell’amore spirituale eternamente sotteso tra l’uomo, creatura d’amore divino ed umano, e Dio, fonte d’Amore assoluto, creatore dell’uomo da amare e dal quale essere riamato. Non pensi dunque, caro papi, che sulla base dell’umana conoscenza sia più logico attribuire all’amore, che ispira e sostiene l’armonia del creato, l’armonia dei pensieri e dei sentimenti che animano la nostra penna e pervadono i nostri scritti, piuttosto che accreditarne la paternità  ad un nebuloso, disarticolato e disarmonico principio ispiratore?

Buio più che Luce, caos più che Ordine armonioso, angoscia più che Gioia, ignoranza più che Sapienza, silenzio più che Parola?
Infatti di Parola, di Sapienza, di Gioia, di Armonia e di luce si tratta, tutte sublimi espressioni del pensiero di Dio. Sei tu in grado di immaginare, caro papi, un inconscio luminoso, armonico, felice, sapiente e soprattutto, al tempo stesso, fonte d’Amore? Capace di sintonie nell’ambito di comunioni spirituali? Eppure inconscio e spirito esistono, si manifestano nella loro concreta invisibilità ed operano sulle menti e sulla materia in maniera consistente e determinante. Noi, caro papi e caro collega (medico), ben conosciamo gli effetti devastanti della psiche nelle sue devianze, e sappiamo altrettanto bene come una buona e armoniosa disposizione di spirito sappia riaccendere un sorriso, vivificare uno sguardo, illuminare un volto, riportare la salute.
Allora, se queste realtà invisibili sono così brave, capaci a liberare energie positive o negative, ti pare logico che l’amore, quello più sublime che si possa immaginare e toccare, quando ci pervade, non abbia la forza di far scorrere su questo foglio una penna leggera come una piuma?
L’inconscio sì, l’Amore no: roba da non credere! Che fine ha fatto, non dico il dono divino della ragione, ma la millenaria concretezza del buon senso? Se questo ultimo non fa più parte dell’intelligenza dell’uomo, è opportuno ricorrere all’ispirazione pragmatica della ragione e a quella più calda e consolatoria della Fede. Dove c’è Fede lì ci sono cuori che si amano, che non si disperano, non si angosciano e soprattutto fanno miracolosamente danzare penne in giravolte, volute, arabeschi, piroette, salti di gioiosa verità e di santa solidarietà.
Ciao, caro vecchio scriba fedele.
Registra e partecipa queste pagine di vero e incontaminato amore a tutti coloro che non sanno farne a meno, ed anche a tutti quelli che affidano le penne al proprio inconscio.
Un abbraccio tenero e sinceramente amoroso agli uni e agli altri, insomma proprio a tutti e a mammabanana al tempo stesso.
Più una carezza ai miei Ginger e Fred.

Ciao

APRILE

PASQUA UNIVERSALE

10 aprile 2007

Cara mamma banana, non angustiarti per chi si affida alla stupidità della presunzione, rinunciando alla razionalità dell’intelligenza al servizio della fede.
Non ti irritare con quelli che ignorano di essere stati dotati da Dio di uno straordinario dono già dal tempo della creazione, quel dono divino della ragione senza il quale la coppia prediletta dal Creatore non avrebbe mai potuto esercitare alcuna libera scelta, libera come quella per la quale i loro discendenti avrebbero potuto evitare di perdersi per sempre.

La via della conversione è disseminata di ostacoli e deviazioni di ogni tipo, pregiudizi, superbia, ambiguità, spregiudicatezza, superficialità, autoreferenzialismo, superstizione, orgoglio e soprattutto mancanza di umiltà. Ma non è detto che chi la percorre non riesca ugualmente, magari inavvertitamente, a riacciuffare per strada l’uomo divino, che va avanti solo per farsi raggiungere e condividere la gioia infinita dell’eterno trionfo.

Tu segui il cammino che ti abbiamo indicato e già percorriamo insieme. La tenerezza di Maria Misericordiosa e la grazia di Dio che si è posata su di noi sia da te testimoniata con umiltà sincera e serenità consapevole, condivisa con amore gratuito e partecipe. Essa è destinata a tutti e non sta a te e a noi giudicare l’uso che ne sarà fatto. Il Figlio di Dio lo ha già indicato senza alcuna possibilità di malintesi: chi accoglierà coloro che portano la Parola e ne testimoniano la forza amorosa e misericordiosa è vicino al Regno di Dio. Chi scaccerà i testimoni dell’amore celeste e della grazia che dispensa perderà la grazia, ma non renderà inverosimile il Regno celeste. E non è detto che in un prossimo, ispirato ravvedimento non possa riguadagnare grazia e Regno. Ma, anche in questo caso, conteranno la sincerità del pentimento e l’incommensurabile Misericordia del Padre.

Gesù è il Figlio umano di questa straordinaria misericordia paterna e risorge in ogni uomo, in ogni fratello che ispirato dalla grazia e guidato dalla fede si affida ai valori soprannaturali della ragione, che rendono concreto l’invisibile. Questi riconducono all’originario progetto di Dio di condividere con i figli prediletti le gioie e le glorie della vita eterna.
Pensa, cara mamma, che bello far parte di un progetto che ha come obiettivo la Pasqua universale e la sconfitta senza ritorno della morte!

E così sia.
Buona Pasqua mamma adorata. Ciao con tutto l’amore e la gratitudine, che ti porto per avermi insegnato ad Amare.

FASE OPERATIVA

21,22 aprile 2007


Caro pigro e vecchio scriba, ... Lo so che mamma vorrebbe vederti con la penna in mano mattina e sera, giorno e notte. Non si contenta mai. Come se non le fossi stato sempre vicino in occasione della sua ultima trasferta! Chissà chi le dava una mano ad essere autorevolmente convincente e persuasiva! Pensa se avessi dovuto farle da suggeritore per tuo tramite, stavamo freschi! Invece, in battibaleno, dal momento che l’ispirazione comunitaria celeste viaggia sicuramente più veloce della posta terrena, lei sapeva sempre cosa dire e fare.
E si lamenta di non ricevere letterine con la stessa frequenza di un tempo. Un tempo. Eccolo qua il solito parametro fasullo e privo di valore concreto: quante volte? Quante letterine? Come se ci fosse bisogno di dare notizie postali per testimoniare un amore incontaminabile ed eterno, un’umione indissolubile e non quantificabile.

L’amore che mi lega alla mia bananisima mamma era fuori del tempo già prima che ne scoprissimo entrambi il sentimento e ne condividessimo l’armonia. Esso nasce dal sentimento d’amore che Iddio riserva all’uomo da quando l’ha creato ed elevato al rango di figlio prediletto, ed è ispirato dal desiderio insopprimibile del Padre Celeste di amare e di essere riamato, di donare e di ricevere amore.
Non è più l’affetto terreno del quale ci siamo sentiti gratificati tu ed io nel nostro rapporto naturale di madre e di figlio. Quell’affetto naturale è stato ormai elevato per volere di Dio ad amore caritatevole, solo così io so e sono in grado di amare nella mia eternità. E’ così che io amo te attraverso i miei scritti. E’ così che quanti  ve ne leggono i segni e ne avvertono l’ispirazione devono sapere che il Signore li ama e che non li abbandona mai.
Comprendi dunque perché, cara mamma, il vecchio e sempre caro scriba fedele è sempre meno impegnato nel suo compito di trascrittore? Perché in questa fase di crescita spirituale le letterine che gli detto hanno esaurito la loro dolcissima funzione. Il tuo cuore era stracolmo di disperazione e di ribellione, aveva sfrattato l’amore di Dio e tu Gli avevi sbattuto la porta in faccia. Ma il Signore ti ha voluto ugualmente dedicare tutto il Suo Amore caritatevole e, a modo Suo, te Ne ha copiosamente ricoperto. E mentre scardinava la porta serrata del tuo cuore , tu l’aprivi a Lui e te Ne lasciavi invadere. Ora alberga prepotentemente in te e non ha nessuna intenzione di farSi mettere alla porta una seconda volta.

E’ dunque giunto il momento, il tuo momento, di passare dalle parole. Quelle scritte, quelle dapprima personali e poi dirette e dedicate a tutti, ai fatti. La fase operativa, quella della testimonianza pubblica e della comune condivisione è già partita e troverà altri strumenti divulgativi. Essa condurrà alla distribuzione del dono dell’Amore caritatevole che il Signore ti fa in ogni istante della tua vita. Papi è bravo a lasciar scorrere la penna, tu sai lanciare la rete da pesca. Devi ora impegnarti a tirarla per pescare più anime possibile, alle quali trasmettere la tua personale esperienza di beneficata e benedetta dalla divina Carità. Mi raccomando, non mi far fare brutta figura. Contiamo su di te. Non sprecare questo dono meraviglioso e consacralo al servizio di Colui che ci insegna a donare Amore anche nel sacrificio del Figlio.

Ciao mamma, ti voglio bene anche quando non te lo dico per lettera.

Grazie papi. Senza di te non saprei proprio come farmi capire da questa banana di mamma che mi ritrovo. Ciao

MAGGIO

LA SCONFITTA DEL MALE E DELLA MORTE

1 maggio 2007

Caro vecchio amico, mi rivolgo all’amico più che al padre perché lo trovo più intimo e molto più confidenziale. Ti devo infatti fare delle confidenze un po’ riservate e molto delicate, riguardanti l’umanità tua contemporanea.
Visti dal versante terreno, si potrebbe dedurre che gli esseri umani sono diventati tutti matti. Il prossimo, quello vicino o lontano, che sia umano, animale o vegetale, non esiste più, o peggio, proprio perché c’è non conta un fico secco.

Hai voglia di esortare l’uomo ad amare il suo prossimo come se stesso! Come si fa ad amare uno che è considerato meno di uno zero, che pure vale qualcosa in matematica, e come è possibile raffrontare il se stesso autoreferenziato con una schifezza qualsiasi, per ricolmarla dello stesso amore, della stessa ammirazione, della stessa sovrastima? Che si fa con uno che non vale una cicca? Lo si calpesta per spegnerne l’energia residua o lo si lascia consumare lentamente su un marciapiede, finché non diventa cenere. E se qualcuno ci passa sopra distrattamente quando è ancora in vita, impreca contro qualche abitante del cielo per la conseguente scottatura. Perciò è meglio sfruttare, consumare e comunque togliere di mezzo il prossimo, piuttosto che averci a che fare.
Il prossimo è scomodo, fastidioso, ingombrante e per nulla disposto a ricolmarti dello stesso amore che dedica a se stesso. E poi, ammesso che voglia farlo, che razza d’amore ti può dare uno che ti considera una nullità? Per tutti questi motivi, ammazzare, abbandonare, affamare il prossimo, senza rispettarne la consistenza e la natura umana, sembra sia lo sport preferito di quell’altra parte dell’umanità alla quale è rivolta la biblica nonché divina raccomandazione.

Questa inquietante visione terrena, questo sconfortante panorama dei rapporti interpersonali del genere umano e della sua vocazione a concedere amore, non è tuttavia altrettanto sconsolante vista con gli occhi del Cielo.
Noi, che sappiamo distinguere il bene dal male, riusciamo a riconoscere in mezzo ad un’umanità afflitta dall’egoismo, dalla presunzione e dal rancore che generano comunque odio, sopraffazione, violenza e dolore, i segni del bene che anima gli umili, i semplici, i derelitti, insomma le vittime. Così come ci piace scoprire che tra tanta miseria, quella prodotta dal male nei cuori dei violenti e quella procurata dal male che li guida, ci sono gli uomini pii, buoni, retti e capaci di dare parte o tutto di sé a coloro che amano come compagni di viaggio, pellegrini della stessa vicenda e delle stesse esperienze.
C’è un popolo sterminato di miti e di anime sante che non si vergognano di amare e di rispettare il prossimo, cioè chi sta loro vicino non per ingombro spaziale, ma per affinità spirituale e per identità di discendenza e di nobiltà. Mi riferisco alle radici divine di ogni uomo fatto ad immagine e somiglianza del proprio Padre Celeste.

Con gli stessi occhi di quassù osserviamo ed assistiamo con orrore alla protervia, alla violenza ed alla rabbia con le quali il male cerca di ribellarsi al proprio destino di sconfitto di fronte all’incombente eternità, alla quale non verrà mai ammesso per volontà divina.
Egli sa che potrà contaminare l’animo umano nella speranza di impossessarsene solo sino a quando sarà condizionato dalla misura del tempo, confinato nello spazio.
E i suoi confini diventano sempre più angusti, il tempo gli si fa sempre più stretto. Per questo si divincola, si dibatte in un’offensiva sempre più violenta e scomposta. Gli è rimasto poco tempo e non gli sarà concessa nessuna altra opportunità, dopo il diluvio e dopo la venuta in terra di Dio fatto uomo. Né si può sottrarre alla propria autodistruzione, perché quando Cristo scenderà dal cielo per il giudizio definitivo, per lui non ci sarà più scampo e con lui anche per la morte che, chiudendo per sempre la parentesi terrena, sarà cancellata dal destino dell’uomo.

Se l’uomo malvagio ed asservito al male diventerà strumento della distruzione del mondo si compirà comunque la volontà di Dio, e con essa si concluderà per sempre la carriera del male che, per quanto conscio del proprio futuro, non si dà per vinto.
Molte anime cederanno alle tentazioni del maligno e saranno private della gioia eterna di glorificare Iddio onnipotente. Questo è il motivo del pianto di Maria Misericordiosa. Sa in cuor Suo che molti si mostreranno scettici, increduli o indifferenti di fronte alle Sue apparizioni e alle esternazioni del Suo dolore di Madre dell’umanità. Vede le persecuzioni che subiranno i Suoi figli amatissimi e le mortificazioni di coloro che La amano come Madre di Gesù e Signora di pace e di salvezza.Queste lacrime non Le saranno risparmiate, così come non lo furono quelle che versò per il proprio Figlio crocifisso e per l’umanità che Lo condannò al martirio.

Preghiamo tutti insieme, cielo e terra, perché la nostra Protettrice celeste possa ritrovare il sorriso della madre, che vorremmo sapere appagata di felicità, d’amore filiale tenero e devoto al tempo stesso. Forte di questo amore, anch’Essa porterà a termine il compito finale che Le è stato affidato.

E così sia secondo la volontà del Signore.

Confidenze per confidenze: ti voglio bene, caro papi. Non temere il futuro, amico mio caro.
PS: riporta queste confidenze alla cara mamma banana e dalle un bacione per me.
Dille di confidarle a tutti gli amici di sempre. Noi non dobbiamo avere segreti,vero?

Ciao, confidente un po’ chiacchierone.

OFFENSIVA SENZA PRECEDENTI CONTRO LA FAMIGLIA

20 maggio 2007

Caro vecchio scriba fedele, ne avrai ancora da scrivere di letterine e da recapitare posta, prima che l’ispirazione pervada il cuore e la mente del mio caro papi, rendendolo interprete e testimone diretto delle tenere ed amorose attenzioni che la grande famiglia del cielo rivolge alle vicende umane ed ai loro protagonisti.
Di questa indissolubile famiglia io faccio parte ormai per l’eternità e nell’unità dell’Amore di Dio, che ravviva costantemente il mio spirito a Lui consacrato. Ma non dimentico la mia famiglia terrena, quella nella quale grazie ad un caro vecchio papi e ad una ineguagliabile mamma banana ho conosciuto le radici, il valore e la forza dell’amore e, soprattutto, ho goduto la gioia di ricevere e dare amore ed ho compreso che la spiritualità dell’amore, che mi veniva gratuitamente ed appassionatamente rivelato e dedicato, è della stessa pasta di questa che ci riempie di gioia in cielo in una continuità di vigore e di appagamento, che mi fa rivivere il mio primo attimo vitale come mia personale nascita alla vita eterna.

Sono qui dunque a testimoniare che senza l’unità incontaminabile della famiglia nella quale sono stato formato e forgiato in amore non avrei conosciuto la realtà dell’Amore Assoluto, che questa stessa famiglia permea e vincola; così come sono qui a dichiarare che la famiglia unita è l’espressione più fulgida della volontà di Dio di dare valore eterno alla nascita di ogni creatura umana quando viene rinvigorita dalla Grazia divina.

Sono qui anche per avvertirvi che satana vede proprio nella famiglia il vincolo da scardinare per vanificare il Progetto di Dio. Da quando la sua ribellione al Signore lo ha relegato fuori dai confini della Grazia divina, non fa altro che dannarsi in tentazioni e profferte di istituzioni alternative.
Ci provò con la prima coppia e gli andò bene, con il bel risultato che tutta l’umanità, alla quale i due genitori dettero origine, si vide da allora costretta a confrontarsi con il male nel tentativo di una redenzione consapevole. Ci ha provato persino con il Figlio di Dio venuto in terra ad indicare la via della redenzione, la verità della forza redentrice del suo Amore e la promessa di vita eterna, realizzata nella Sua venuta dal Suo sacrificio.
Il maligno pensò che tentando la natura umana di Gesù avrebbe ottenuto lo stesso successo del serpente nel giardino dell’Eden. Ma, dopo essersi illuso per quaranta giorni, si sentì rispedito nel suo tempo con le parole: Non tenterai il Signore Dio tuo.
Nella consapevolezza di non poter più godere dell’eternità, e proprio per l’ammonimento del Signore, il diavolo si sta scatenando in un’offensiva senza precedenti contro le creature del Padre celeste dividendo dove Lui moltiplica, frazionando dove Lui unisce, alimentando odio e rancore dove Lui porta amore e misericordia.
La famiglia è l’obiettivo primario da colpire, ed in particolare quella che si ispira ai valori del Cristo venuto in terra per portare tra gli uomini lo spirito di un nuovo modo di amarsi gli uni gli altri. La famiglia consacrata al Signore è il tempio in cui i genitori e i figli imparano a riconoscere nell’amore reciproco la propria identità di figli di Dio, fatti a Sua immagine e somiglianza.

Il grande divisore, sapendo di avere le ore contate, si è spogliato definitivamente  delle mentite spoglie del serpente tentatore e, ormai a viso aperto, in vesti rigorosamente sataniche osa sfidare il Signore Dio suo proprio nell’opera creativa alla quale Egli è più affezionato: la Famiglia.
E mal gliene incorrerà. Perché ci siamo noi, caro papi e vecchio scriba fedele, la sterminata ed indissolubile famiglia di Dio
, della quale farete parte anche voi.
Alla testa della Sua famiglia Dio ha posto Maria Misericordiosa
, incontaminata ed incorruttibile, sottomessa e risoluta, obbediente e determinata, rassegnata ed indomita, addolorata e consolatrice. A Lei Iddio Onnipotente ha conferito il vigore, la misericordia, la santità e l’immortalità, sin dal giorno dell’annunciazione angelica del destino che Le era riservato.
A Lei il figlio morente ha rivolto l’ultima tenera attenzione affidandoLa a tutti i giovani della terra, ai discepoli che più Gli stanno a cuore.
Le due grandi famiglie devote al Signore, quella celeste e quella terrena, accomunate dall’unico amore possibile e santamente praticabile, guidate dalla Nostra Madre Santissima, ricacceranno il male e colui che l’impersona nel tempo assegnatogli da Dio, e festeggeranno per la prossima eternità il Bene eterno nel trionfo della volontà del Padre, del sacrificio redimente del Figlio e della misericordia materna di Maria. E così sia.
Ciao miei cari, mia famiglia, mio orgoglio, mia gioia.

con voi per sempre

GIUGNO

AMPIEZZA INFINITA DELL'ESSERE SPIRITO

9 giugno 2007


Mi presti un po’ del tuo tempo prezioso, caro papi? Te lo chiedo perché io ne sono sempre più fuori, tutto immerso nella mia preziosa eternità. Se non fosse per te e per la tua penna, avrei sempre più difficoltà ad entrare ed uscire da questa impegnativa e scomoda dimensione. Ciò non significa che mi stia allontanando da voi, seppure anche lo spazio diventa una misura troppo angusta  per l’ampiezza del mio essere spirito.

In effetti spazio e tempo, viste dal di fuori, sono due realtà molto relative ed aleatorie.  Vissute dal di dentro assumono valore quantizzabile solo se le puoi misurare empiricamente con unità e frazioni di misura arbitrarie e approssimative. Inoltre, quando superano l’immaginabile si mescolano tra di loro e complicano le idee a quanti sono abituati a vivere nelle dimensioni del metro e del minuto. Comunque, sia che tu cerchi di immaginarti la lunghezza di un anno luce, sia che ti debba adeguare alla millesima parte di un micron, hai sempre bisogno di multipli e sottomultipli della realtà di riferimento. Mentre invece, se vuoi avere una visione immediata dell’eternità, basta che tu pensi solo per un attimo a Dio, realtà non divisibile o moltiplicabile, quindi realtà incommensurabile e come tale verità assoluta.

Ecco il motivo per il quale chi non crede in Dio confina la propria esperienza e il proprio destino nelle angustie senza speranza, senza realtà e senza verità dei multipli e sottomultipli ai quali ha affidato la propria esistenza; mentre chi ha Dio nel cuore ha già sconfinato i limiti della realtà approssimativa del calcolo, ed è già proiettato nella vera realtà della vita eternamente sconfinata.

Dio è zero ed infinito. Zero perché ha creato dal nulla del caos. Infinito perché è Amore inesauribile, che si distribuisce lungo il corso inestinguibile della vita eterna, di fronte alla quale nessun arco di vita naturale può configurarsi come frazione di riferimento, se non è pervasa e illuminata dall’Amore divino e dalla verità che ne discende.
Io sono la via, la verità, la vita. Queste sono le credenziali che Cristo esibisce quando si fa carico delle vesti anguste di uomo. Vuole assicurare i suoi discepoli che la verità sta in Dio e che la via è aperta alla vita, se ci si lascia guidare, attraverso le mille e contrastanti e fallaci verità che la mente è capace di partorire ed elaborare, dall’unica ed infallibile verità dell’amore. E che chi si lascia pervadere ed ispirare dall’amore vero è fruitore e al tempo stesso divulgatore di questi doni trinitari. “In verità, in verità” dice Gesù ogni volta che parla dell’amore che redime, che conforta, che perdona, che si sacrifica, che viene crocefisso, che apre le porte alla gioia ed alla gloria imperitura, e che trionfa per sempre.

In verità ti dico anch’io, caro papi, che è merito dell’amore che ci tiene uniti e che il Signore ha affidato al tuo cuore, se il tuo tempo prezioso si fa complice della mia smania di farvi partecipi della mia eternità e dell’incontaminabile verità di Dio. E ti assicuro che è proprio tutto vero, ci puoi credere.

Ciao dal tuo, dal vostro luce pulsante di verità e di amore.

IL SIGNORE DELLA VITTIMA E DELL'ASSASSINO

26 giugno 2007

Caro papi mio, mio amico, mio confidente, mio vecchio scriba fedele ecc. Eccomi qua a tenerti compagnia e per tranquillizzarti. Non stare in pensiero per la piccola Ginger, che manifesta sempre più vistosamente gli acciacchi della propria vecchiezza. La sabbia della sua clessidra scorre ormai velocemente, ma la piccola ha ancora in serbo per voi qualche granello d'amore e di dedizione da dedicarvi, prima di tornare a scodinzolare festosamente per i verdi prati del cielo. Perché anche lei, che sinora d'amore ce ne ha dato tanto, fa parte di quel progetto creativo che Iddio ideò e mise in opera per dotare l'uomo di un universo ordinato e regolato dalla bellezza, dall'armonia dell'amore.

Un solo Dio poté architettare e portare a compimento l'opera soprannaturale di dare ordine al caos, di illuminare le tenebre, di dare un ritmo e un senso compiuto a forze ed eventi privi di qualsiasi valore teleologico e logico. E un solo Dio, un solo Spirito universale si compiacque di porre l'uomo al centro della Sua operazione creativa, come espressione più elevata della bellezza e dell'armonia che le aveva voluto conferire e come proiezione concreta dell'Amore assoluto che genera amore.

Questo solo ed unico Dio non poteva che essere l'unico Dio possibile di ogni uomo da Lui creato, il Padre di tutti i figli dell'universo. In quanto Padre giusto ed equanime non avrebbe mai voluto e potuto amare un proprio figlio un po' di più o un po' di meno di un altro. Invece le generazioni che seguirono ad Adamo e al suo peccato di superbia trovarono più comodo e più conveniente chiamare in causa Dio, persino per giustificare le proprie malefatte. E allora Lo posero alla testa di eserciti bellicosi e prevaricatori, Lo esaltarono come ispiratore di guerre fratricide, Gli resero grazie come sostegno di crociate, di campagne di odio e di violenza e di tante e tante altre scelleratezze eseguite in Suo nome.

Ti pare possibile, ti pare logico, caro papi, che il Dio dell'Amore, della bellezza, dell'armonia e soprattutto della vita, Si lasciasse coinvolgere dall'uomo al tal punto da avallarne attività dedite all'odio, alle nefandezze, al caos, alla morte? Questo pretenderebbe da Lui l'uomo del peccato, quando giura che è il Signore a sostenere e guidare la spada che uccide in una delle tante guerre sante. che hanno riempito di morti fraterne la storia dell'umanità. Il Signore invocato da ogni moribondo, da ogni vittima è lo stesso unico Signore idolatrato dal suo carnefice, dal suo assassino? Parrebbe proprio di sì, caro papi.

Quando il Signore si è sentito tirare per la veste da una parte e dall'altra, come dispensatore di privilegi o di punizioni esemplari, come partigiano o complice di una religione o di un'altra, ha detto all'uomo: "Ora basta. Io sono Amore ed amo senza distinzione di specie, di razza di credo. Ho creato l'universo per atto d'amore e il mio amore è universale. Il mio amore opera nel segno della giustizia divina, quindi ogni singola creatura è pervasa in eguale misura e potenza dello Spirito che le dedico.
E per ribadirvi questa verità -proprio perché Io lo sono- invio fra voi il Figlio mio prediletto incarnazione del mio Spirito Santo, perché sino al sacrificio della vita vi insegni ad amarvi l'un l'altro, così come Lui ed Io stesso vi amiamo.

La sua condanna a morte, decretata da coloro che più di tutti dovrebbero riconoscerMi in Cristo perché si erigono interpreti e depositari della verità della Mia Parola, fu perdonata dalla sua misericordia e gli spalancherà le porte del cielo, per ricondurLo a Me, insieme al ladrone pentito e a tutti i buoni e ai redenti che avranno compreso e creduto nel cuore di Gesù, fonte inesauribile e fonte redentrice del mio Amore per tutti voi. Questo mio Amore si manifesta in mille occasioni ed in mille maniere".

E anche nell'amore di un cagnolino per i suoi padroni, come quello di Ginger e Fred per noi tre. Basterebbe questo maldestro ma affettuoso esempio che l'amore non è un sentimento campato in aria, ma esiste concretamente. Come Dio che è concreto Amore, come me che vi amo teneramente.

Ciao. riamato

LUGLIO

AMORE DA CONDIVIDERE CON GIOIA INTERNAZIONALE

17 luglio 2007

Cara mamma banana, non ti intristire se non mi faccio vivo con l’assiduità alla quale ti avevo abituato. Io sono vivissimo e sempre presente, non solo nel tuo e nei vostri cuori, ma vi sono accanto e intorno in ogni passo e in ogni attimo vostra vita. Goditi dunque le tue belle giornate di sole caldo e luminoso, i tramonti mai identici, i cieli stellati nei quali c’è sempre chi ti fa l’occhiolino, rilassati sulle onde del mare e della sabbia e ringrazia il Signore di tutto questo ben di Dio, che ti viene elargito non solo perché tu riconosca la generosità del Padre, ma soprattutto per ricaricarti dell’energia che ti sarà necessaria per affrontare nuovi imminenti impegni nazionali e internazionali.
            L’amore che ci lega e ci fa vivere così fortissimamente indivisibili non può rimanere confinato nel limitato ambito dei sentimenti familiari. La sua inesauribile forza nasce dalla fonte assoluta che è Dio, da Lui è ispirato, sollecitato e raccomandato. E’ dunque amore da condividere in testimonianza forte, convinta e consapevole, nella gioia del coinvolgimento personale e universale. La nostra storia fa ormai parte dei tesori che il Signore affida ai viventi come esempio di generosità infinita. Basterebbe solo questo, cara mamma, a cancellare il più piccolo segno di tristezza sul tuo volto, nei tuoi occhi, nei tuoi pensieri.
            I giovani e soprattutto le piccole innocenti creature, che ti stanno intorno in questi giorni di vacanza, ti trasmettono la gaiezza e la purezza della vita che si rinnova nell’insopprimibile vocazione all’eternità. Ogni vita sbocciata non si ferma al passare delle ore, dei giorni, dei mesi, degli anni, ma rivela nella profondità degli sguardi vivaci e innocenti la propensione e l’urgenza di proiettarsi oltre il visibile sensoriale, e ben oltre l’intensità degli affetti e degli amori istintuali.
            Oltre questi limiti, oltre i quali si snoderà la vita terrena di ognuno di loro, essi già intravedono la certezza della vita eterna. Accanto a loro ritrova, cara mamma, l’acutezza presaga di quella visione che ti si va affievolendo. Ritrova la gioia di vivere oggi e domani in previsione del tuo prossimo eterno futuro. Attingi nella certezza inconfutabile dell’eternità dell’Amore le forze che ti sosterranno nel farteNe vessillo evangelico.
            Ed ora mostrami il tuo bel sorriso, quello che ti nasce dal cuore pieno di me e che ti illumina lo sguardo. Forza mamma banana, ti voglio tantissimo ed eternisimo bene.

Tuo energetico. Ciao

AGOSTO

AMICIZIA

13-14 agosto 2007

Caro papi, caro amico mio di sempre, tra i tanti amici che hanno riempito di vicende la mia esistenza e tra tutti gli amici che allietano la mia eternità celebrando la gloria del Signore, tu sei il mio più grande amico.
Il sentimento dell’amicizia che ha pervaso, ispirato ed assillato i miei comportamenti umani e che ho sempre voluto distinguere da quello dell’amore, perde qui in cielo ogni connotato discriminante e si fa propellente di felicità con l’Amore assoluto. E’ vero che nei rapporti umani l’amicizia è spesso foriera di delusioni e dispiaceri un po’ come l’amore, ma mentre quest’ultimo è sempre istintivo, esplosivo, incoercibile ed incontrollabile, l’amicizia, nasce, e se ne compiace, dalla meditazione, dal confronto, dalla verifica e soprattutto dall’urgenza consapevole di consegnarsi, rendersi disponibile e partecipe, condividere, comprendere, sostenere, tollerare, perdonare.
Ecco perché il sentimento assoluto dell’amicizia si configura nell’Amore di Dio. E tu non te ne devi sentire ferito, caro papi, perché la nostra amicizia è nata e si è consolidata nel segno benedicente della volontà divina ed è quindi destinata a non morire mai. Come quella del Figlio di Dio con i Suoi discepoli, che Gesù non Si scelse a caso, perché ognuno di loro rappresentava nel carattere, nei modi, nella gestualità, negli approcci e nello stile di vita il dritto e il rovescio che l’amicizia sa molto bene apprezzare e tollerare al tempo stesso, e magari affettuosamente strapazzare.

Dell’umanità di Cristo le testimonianze più esaltanti, più commoventi e più preganti sono quelle del dolore della passione e della crocifissione e quelle della fraterna e conviviale amicizia che aveva segnato i giorni di una giovinezza allegra e disincantata e di una maturità responsabile e consapevole.
Dio si è fatto Figlio dell’uomo per incontrarlo e frequentarlo fraternamente nella vita quotidiana e per testimoniargli in amicizia che l’Amore del Padre vuol essere d’esempio alla carità amorosa che ogni figlio Suo deve rivolgere e riservare ad ogni suo simile in reciprocità disinteressata.
Nell’umanità di Gesù l’amore assoluto diventa amicizia saggia ma non pedante, autorevole ma non bacchettona, protettiva ma non possessiva, conviviale ma non sguaiata, misericordiosa ma non mortificante o commiserante, orgogliosa ma mai superba, rinunciataria ma mai vigliacca, generosa e mai interessata se non alla gioia che si prova a sentirsi indispensabili e partecipi dell’altrui felicità; ma soprattutto mai ottusamente esigente di fronte all’ingratitudine, all’insensibilità e all’infedeltà. Altrimenti con quale spirito si sarebbe sacrificato, rinunciando alla giovinezza, alla vita ed alla gioia dell’amicizia, che ha sempre esaltato ed onorato fin sulla croce?
Questo spirito è patrimonio comune della comunione dei santi nel cielo, così come di quella in terra. E’ il legame che non si spezza mai, consolidandosi nell’Amore di Dio per gli uomini e nell’amore degli uomini per il loro Creatore. In esso si riconosce e si rinsalda la nostra antica ed eterna amicizia, caro paterno e fraterno amico papi.
Ti sono amico da sempre e per sempre.

Fraternamente tuo,

Ciao a tutti, miei amici fedeli, di sempre e per sempre dal vostro Emilio

SETTEMBRE

LA PROMESSA

14-22 settembre 2007

14 settembre

Caro vecchio papi, cara mammabanana, non misurate il dolore con le ore, i giorni, gli anni. Misurate piuttosto la gioia con il metro incommensurabile dell’eternità, non solo della mia, ma anche di quella che anche voi condividerete con me, con il Signore Dio nostro e con tutta la compagnia santa che popola i cieli.
Non ritornate indietro con la mente ai tempi dello stupore, dell’angoscia, della disperazione. Affidatevi invece ai ricordi degli istanti di felicità concreta del vissuto insieme ed alla irrinunciabile speranza di trasformarli nell’eterna realtà di un futuro senza fine.
I ricordi infatti devono rimanere custoditi nelle aspettative di una promessa che si fa certezza nello stesso istante in cui viene amorevolmente pronunciata. E’ la promessa con la quale Gesù sulla croce partecipa al ladrone pentito il regno dei cieli. E’ la certezza che la Grazia di Dio assicura di diritto ad ogni essere umano al quale dona la vita.

Quando il Signore mi prese con Sé si aprì per me ed anche per voi il meraviglioso, impareggiabile ed esaltante capitolo della vita eterna. Perché soffrirne? Vi racconto la mia serenità, la mia gioia, la mia esaltazione nell’Amore del Signore, riverbero su di voi tutte le emozioni che io stesso vivo nella Luce del Padre, vi manifesto tutto il mio fervore per la dolcissima Madre Misericordiosa, vi racconto delle mie esperienze in compagnia degli spiriti celesti, allora non dovete sentirvi trascurati né essere tristi per la mia lontananza.
Miei cari, sia per voi ogni anniversario motivo di orgoglio e di compiacimento. Ringraziate il Signore di avervi prescelti a raccontare questa nostra meravigliosa storia d’Amore.
E non perdetevi mai d’animo quando vi sproniamo a non perdere la fede, anzi a farvene vessillo, bandiera e croce.
Ora andate a nanna, ma promettetemi di riprendere il discorso.
Buonanotte dal vostro Pippo persempre.

22 settembre

Miei cari, mi piacerebbe tanto poter essere con voi di persona a festeggiare l’anniversario della mia nuova vita, ma voi sapete meglio di me che non è possibile. Voi contate ancora gli anni del distacco e della nostalgia, mentre io sono tutto pervaso dell’eternità dell’amore, che non si occupa mai del tempo né si preoccupa più dei suoi aspetti devastanti.
Certo, sono con voi nello spirito in cui mi identifico e nel quale mi riconoscete e continuate ad amarmi. Sono con voi anche quando fate giardinaggio al cimitero, non lì sotto terra a dare vita e colore alle vostre piante, ma nell’azzurro profondo del cielo, nella luce armoniosa del giorno, nel frizzante tepore dell’aria. Mentre voi avvertite il fascino di queste sensazioni, io mi godo il caldo confortante dei vostri cuori e mi compiaccio della fede e della serena speranza che vi alberga.

Avremo tempo di festeggiare alla nostra vecchia maniera tutti gli istanti della nostra futura eternità, e la gioia di ritrovarci in Dio sarà l’evento o il pretesto per fare festa tutti insieme. Per il momento accontentiamoci di sentirci e di saperci uniti in Lui e manifestiamoGli tutta la nostra sincera gratitudine.
Maria Misericordiosa benedica e rinsaldi il nostro vincolo d’amore e Cristo Gesù ci conduca per mano sino alla confluenza dei nostri destini tra le paterne, amorevoli braccia di Colui che li ha concepiti. E così sia.

Allegri, miei dolcisimi mamma e papà, anche oggi è la nostra festa.

Auguroni sinceri e di cuore dal vostro . Ciao

OTTOBRE

A SPASSO PER L'ETERNITA' NEL MONDO DELL'AMORE

7-22 ottobre 2007

7 ottobre 2007, Festa della Madonna del Rosario

Ciao vecchio scriba fedele, dì a mammabanana di avere fiducia perché, anche se non sono assiduo come prima, sono sempre nel suo cuore. Sono costantemente con lei per l’amore che ci ha unito per sempre, e per sempre continuerà ad alimentare la nostra vita. La forza della fede non si deve indebolire mai, essa sola infatti è in grado di cambiare le cose, il corso del mondo terreno, e quindi di cambiare il mondo in cui si nasce per dar vita al mondo dove la vita si fa eterna.

Io sono in questo mondo senza tempo e senza spazio, pervaso dall’Amore di Dio che ci dà gioia esaltante ed operante. E opero come messaggero di questo Amore, quindi ora sono qua ora sono là, mai allo stesso posto, ma nel cuore della mia mamma sono stanziale e non ho alcuna intenzione di cercare un'altra casa per mettermi da solo. La mia casa nel cuore è la stessa in cui dimoro in cielo. Vi è lo stesso calore, la stessa luminosità, vi sono gli stessi conforti. Insomma, ci si sta proprio bene, ci si sente a casa propria.

Ma, mentre quest’ultima casa la condivido con tanti altri colleghi nell’Amore di Dio -lo si può fare perché c’è spazio infinito- nel cuore di mamma, che è un po’ più piccino, non ci si può stare in tanti e i posti sono già riservati: una stanza per il Signore, una per Maria Misericordiosa, una per Gesù, una piccola per papi e infine una cammatua tutta per me. Sul portoncino d’ingresso c’è uno spioncino attraverso il quale si può dare una sbirciatina nel mondo della fede, quello nel quale ci si trasferisce, se si confida nella misericordia di Dio, con tutte le cose più care e più preziose, come gli affetti, i buoni sentimenti, i ricordi più belli, le emozione più sane, l’amore più appagante e soprattutto la fede più vigorosa, quella che facilita il trasloco.

Perciò dì a mamma, caro vecchio scriba fedele, che se talvolta non mi faccio vivo è perché sono comodamente spaparanzato in cammatua a godermi una bella lettura, ad ascoltarmi una buona musica o a suonarla io stesso al piano. Non mi sentite? E non avvertite la mia felicità? Si deve per forza ricevere posta per rinsaldare i vincoli di affetto e riconoscere la concretezza sincera dell’amore? Per vivere oltre la morte?
Se il cuore vacilla a questi interrogativi, allora non è sufficiente una lettera, un telegramma o una cartolina. Bisogna pregare il Signore perché rafforzi la fede che è in noi e ci dia la gioia di metterLo a Suo agio nei nostri cuori.
Vi faccio, cara mamma e caro vecchio scriba questa raccomandazione. La raccomandata alla prossima occasione epistolare, sempre che papi sia disponibile.

Ciao,

21 ottobre 2007

Ciao papone, eccomi qua più vivo che sempre, più presente che mai. Dove vuoi che vada quando non ricevi mie notizie? Me ne vado a zondo, a spasso per l’eternità e per l’infinito a godermi lo splendore ed il tepore dell’Amore di Dio e l’armonia dell’incomparabile opera Sua , di cui questa nostra terra è parte integrale e centro delle Sue particolari attenzioni ed apprensioni, perché vi si svolge per il momento del persempre il pellegrinaggio dei figli prediletti e nel persempre tornerà ad essere quel paradiso che aveva loro destinato all’inizio della vita.

Quando vi si sarà compiuta l’ultima transumanza verso il regno dei cieli, allora la terra tornerà a sconfinare nell’incommensurabilità dello spirito.
Voglio dirti che per noi esseri spirituali andare a spasso per l’infinito e per l’eternità equivale ad essere ovunque, anche sulla terra poiché essa non ha per noi barriere, fa parte del nostro mondo e della nostra essenza, fa parte del nostro passato e del nostro futuro. Perciò spiega alla mia mammabanana che se a te sembra che io non sia in contatto diretto con te, o indiretto con lei per interposto vecchio scriba fedele, questo dipende dai vostri tempi e dai vostri spazi, dai vostri giorni e dalle vostre notti, mentre siete impegnati a trascorrete la vostra vita a girare intorno a voi stessi, intorno all’asse della terra e con questa intorno al sole e con il sole a vagare per l’universo con qualche galassia in direzione di chissà dove; mentre io, ti ripeto, non distinguo confini tra terra e sole, sole e cielo, cielo e galassie, perché questi mondi sono per me un unicum dominato e vivificato dell’Energia Assoluta, la cui potenza è incommensurabilmente superiore a quella di milioni di soli.

Se così non fosse, come farebbe l’Amore di Dio a scaldare tanti cuori , anche i più gelidi e refrattari? Come farei io stesso a resistere al calore del sole, che è paragonabile al calore prodotto da una candela che brucia, se non avessi questa dimestichezza con l’Energia divina? Come potrei star accanto a Dio senza bruciare in un attimo del mio stesso amore per Lui e dell’Amore Suo, che mi fa risplendere che mi dà una carica di santità e d’immortalità?

Noi spiriti siamo forza, amore, armonia, luce e la penna scrive solo per questo, a condizione che vi sia qualcuno con la forza e il tempo di tenerla tra due dita per farla scorrere su un foglio di carta immacolato.
Dico immacolato perché la forma deve essere salvata. Scrivo immacolato perché la forza che anima la tua penna è quella dell’amore misericordioso di Maria Immolata, della mamma di Gesù, di Colei che sostiene e protegge le mamme di tutti quei figli che Le sono accanto in cielo. E non si dimentica mai di rassicurarle personalmente sulla loro salute. Se queste mamme non dispongono come la mia di un vecchio scriba fedele, sappiano per bocca, anche per posta mia, che i loro figli stanno benissimo e che non mancano di nulla, perché sono con Dio in cielo e con i propri genitori in terra, nei loro cuori. Sappiano che se non sono visibili è perché non vengono cercati dove e come si deve.
Come si deve? Con un bel paio di occhiali, anche pincenez, come quelli che vi ho disegnato tante, tantissime volte e che portano impresso il marchio della Fede. E dove si deve? Nel cuore di ognuno di loro, là dove l’amore di un tempo, che illumina e rischiara in tutti i sensi, si consuma ora in una nostalgia e in un rimprovero che getta nel buio ed ottenebra la casa della gioia.

Gli occhiali della fede sono portentosi, dove c’è buio permettono di vedere grazie ad apposite lenti agli infrarossi, o con altre dotazioni di fonti illuminanti molto efficaci. Occorre solo attivarle e il gioco è fatto. Io sono il figlio di una mammabanana che possiede svariate paia di siffatti occhiali, ma siccome è un po’ sbadata li va dimenticando a destra e a manca . A volte li ha sul naso e non se ne accorge, allora invoca letterine e straordinari. Non la potrebbe accontentare tutta quella montagna di lettere che riceve da anni da persone di ogni età e di ogni esperienza, che io sollecito a contattarla? Non è anche questo un modo per lasciare un segnale, una scia, un solco consistente della mia presenza accanto a tutti ed in particolare accanto a lei?

Cosa devo fare? Lasciare orme ed impronte digitali dappertutto? A parte il fatto che noi spiriti non ne abbiamo e quindi non c’è bisogno di ricorrere ai corpi speciali d’investigazione, che peraltro sono corpi e pertanto non s’intendono di spirito, ripeto per l’ennesima volta  e m’impegno ribadirlo per tutti i secoli dei secoli, che gli occhiali della fede sono il miglior antidoto all’astinenza da letterine. Basta portarseli appresso, magari tenendoli fissi sul naso per non dimenticarseli mai.
Così come io non ti dimentico mai, mamma cara, perché conservo sempre e gelosamente nel mio cuore il tuo sorriso luminoso d’amore.

Bacioni da . E non dimenticare gli occhiali.

NOVEMBRE

LA REGOLA DELL'ARMONIA

10 novembre 2007

Caro papi mio e cara la mia mamma banana, quando finalmente saremo di nuovo insieme in cielo ricongiunti nello Spirito d’Amore Assoluto, ci verrà da sorridere, non senza un minimo di rimpianto, al pensiero di tutta la felicità che non abbiamo saputo cogliere e godere lungo il cammino della vita terrena. Sarà un motivo di più per manifestare la nostra eterna gratitudine all’inesauribilmente generoso Padre nostro, Che non abita solo nei Cieli per godersi appieno tutto l’Amore riconoscente dei figli Suoi, ma soprattutto la terra la cui storia e la cui natura è stracolma della Sua presenza.

Vi posso garantire, miei cari, e chi meglio di me lo può fare dal momento che sono ammaestrato da entrambe le esperienze, che il Signore non fa mancare nulla di Sé al pellegrino terreno, potenzialmente capace di scoprire ed apprezzare, con l’ispirazione e l’intelligenza e l’arguzia dell’umiltà, il dono spirituale che Iddio alitò nell’humus materiale della Sua creatura uomo, per farne Sua immagine e Suo compiacimento.
Ma l’uomo scambiò e continua a scambiare l’umiltà con la debolezza, con la pavidità, con la rinuncia, con l’inferiorità e la mortificazione. Lui, che è figlio di Dio e tra le creature divine il più intelligente, il più coraggioso, il più responsabile, il più forte e il più volitivo, insomma, l’esemplare più superbo, da magnifico a sprezzante ed arrogante non gli ci volle molto cammino, gli bastò aggirarsi nel giardino dell’Eden per lasciarsi prendere la mano dalla presunzione del proprio ego.

Da quell’istante perse l’amore per le cose semplici che con semplicità parlano di Dio, proprio perché le hai sempre vicino giorno e notte in albe e tramonti, sole e stelle, cielo e terra, come vicino ti è sempre il prossimo tuo quando ti accorgi che esiste come te e come te ha bisogno di essere considerato ed amato.
Quando tutto questo mondo nelle sue vicende e nelle sue creature fa parte di te e tu sei in armonia con lui vuol dire che Dio è in armonia con te, e tu sei felicemente partecipe delle cose del creato assaporando nel presente la gioia eterna del futuro.
La presunzione e l’arroganza di chi antepone se stesso e i propri interessi all’ordine naturale delle cose, la superbia di chi non riconosce nel proprio compagno di viaggio il proprio simile e il simile di Dio al tempo stesso, rompono la sintonia uomo-natura, natura-Dio, Dio-uomo, rendendo l’uomo il peggior nemico di se stesso, del proprio simile, della natura e di Dio. L’altrui umiltà viene letta come debolezza, paura, rinuncia che alimentano arroganza, prevaricazione, umiliazione.

Essere in disaccordo con i ritmi e con le realtà del creato, al quale Iddio consegnò la propria Armonia dopo averlo sottratto al caos, significa contravvenire alle regole dell’ordine divino e quindi rinunciare alla concretezza della vita e della gioia eterna, che nel progetto della mente di Dio sono il fine essenziale di quell’ordine.
Siate pertanto umili come vi sto spiegando, miei carissimi e dolcissimi papà e mamma. Così comportandovi non solo il vostro percorso e la vostra marcia saranno più spediti e disinvolti, ma anche non verrà alterata quell’armonia che ci fa vibrare all’unisono io in cielo e voi sulla terra e che, al nostro ricongiungerci per sempre nell’alto dei cieli, ci farà cantare all’unisono inni melodiosi e gioiosi da dedicare al Signore e alla Sua Gloria.

Vi amo con tutta l’armonia del mio cuore e del mio spirito e mi sento da voi riamato con tutto il cuore. Questa sì che è armonia!
Il vostro , l’armoniosamente vostro.

GESU' RE

24 novembre 2007

Caro papi, facciamo finta che tu eri un signore in piedi, con i piedi uniti e le braccia allargate mentre una luce che proiettava la tua ombra su una parete. La tua ombra era una croce. Ora immaginiamo di collegare con uno spago la mano destra di quel signore alla mano sinistra di quel signore a braccia larghe, e poi la mano sinistra alle caviglie unite e queste ultime alla mano destra. Cosa si forma, cosa si delimita o si disegna? Un bel triangolo!

Immaginiamo adesso che quel signore lì non sia tu, ma il Signore che allarga le braccia per dichiarare all’uomo tutto il Suo amore, per manifestargli tutta la tenera disponibilità ad abbracciarlo ed accoglierlo nel mistero del Padre buono Uno e Trino, triangolo nel quale il Figlio proietta l’immagine della propria Croce. La Trinità che si fa uomo con le braccia spalancate della divina provvidenza ed il gesto redentore che si fa croce sacrificale!

Trovo stupenda e commovente al tempo stesso questa divina rappresentazione della bontà di Dio, caro papi: geometria e perfezione degne di uno Spirito non delimitabile da alcuna mente o fantasia umana, ma tuttavia pronto delimitare la propria incommensurabilità nei confini dell’uomo.
Così Dio si fa uomo, uomo-fratello, uomo-amico. Sta attento: non si fa uomo-padre o uomo-re come l’umanità avrebbe voluto. Ed in queste vesti affronta il sacrificio della croce, in quel gesto nel quale l’uomo fatica a vederLo e rappresentarLo, proprio perché evoca inequivocabilmente la Sua crocifissione. Gesù non è però salito sulla croce per indicare al fratello e all’amico un percorso lungo il quale l’uomo debba portarsi sulle spalle quello stesso pesante fardello sotto al quale Egli ebbe a cadere, prima di esservi inchiodato.

Il messaggio di Gesù crocifisso dice invece che la morte solleva da tutte le cadute come il perdono di Dio, e che grazie al perdono la morte stessa appare misericordiosa quando spalanca le porte della vita eterna. Gesù non si è fatto fratello ed amico dell’uomo per minacciarlo di una vita di stenti e crocifissioni con i quali guadagnarsi la Misericordia di Dio, ma per trasmettergli il messaggio di gioia che esorta ad amarsi gli uni con gli altri, seguendo il Suo esempio d’Amore e non di crocifissione.

In questo Suo comandamento c’è tutta la verità della Sua natura divina. Quale uomo sarebbe stato mai capace di serbare nel cuore un simile sentimento, quale mente umana avrebbe potuto mai tradurre in pensiero un’esortazione come questa? L’uomo, tutto concentrato su se stesso, si sarebbe fermato alla concessione di amare il prossimo nei limiti consentiti alla propria condizione umana, perché l’orizzonte dell’amore che egli sa dare non va oltre l’amore che riserva per sé. Solo una mente divina può essere percorsa da un pensiero così sublime e impensabile al tempo stesso. Solo il Cuore divino di Gesù è prorompente, trasudante di questa potenza e dolcezza d’Amore, solo Gesù ha l’umiltà gioiosa di farNe dono a piene mani.

I Suoi fratelli, i Suoi amici terreni ne possederanno il dono quando torneranno alla casa del Padre, nel frattempo se Ne lascino investire senza ritegno e provino almeno a farseNe grati testimoni. E così sia.

Ciao papi, dal tuo Emilio ammiratore del Cuore Misericordioso di Gesù. Emili

 

DICEMBRE

LUCE PROROMPENTE E INESAURIBILE

25 dicembre 2007

Miei cari e dolcisimi mamma e papà, come io mi rigenero e mi fortifico nella luce di Dio, così l’umanità si rigenera nella luce della natività di Gesù e si fa forte nella promessa salvifica della ricorrenza del Natale. Gesù infatti rinasce per rinnovare e rafforzare la speranza nella vita eterna, che il primo respiro di vita terrena autorizza e sollecita ad alimentare . Egli stesso quale speranza di vita avrebbe potuto coltivare, essendo venuto alla luce del mondo in una misera stalla, se non fosse stato accolto nella speranza?
Era atteso come il Salvatore, e così ritorna in terra in ogni istante che prende vita, perché da quello stesso istante inizia il cammino del neonato verso l’eternità. Anzi, per la precisione, nel momento del concepimento la promessa di vita già viene proiettata nell’eternità.

Certo, devono essere osservate delle regole, che nel tragitto terreno vengono quasi sempre ascoltate di mala voglia e quasi mai rispettate. Ma sono un’inezia di fronte al sacrificio che Gesù si appresta ad affrontare da quando viene alla luce. Dallo stesso istante nel quale Maria, Sua futura Madre, accetta la volontà del Signore, Gesù nasce in miseria per annunciare la ricchezza e la prodigalità del dono divino che in Lui si incarna e si fa speranza di salvezza..
Gesù si sacrifica per riabilitare un’umanità che non sa o non vuole più sperare nel primordiale ed immutabile progetto creativo con il quale Dio decretò e decreta la centralità dell’uomo, Suo figlio prediletto. Gesù sale sulla croce per ricondurre l’uomo alla sua dimensione divina, in virtù della quale merita Misericordia, e per rammentargli che la morte è un passaggio obbligato da non temere, così come la nascita, dal momento che entrambe sono propedeutiche alla riappropriazione di sembianze e virtù divine.

La festa ricorrente del Natale celebrata oggi non deve essere vissuta solo come il gioioso evento della venuta al mondo, come l’anniversario della nascita di Gesù, poiché Egli era già eterno prima di farsi uomo e nell’eternità non si festeggiano gli anni, ma l’amore di Dio e la nascita dell’Amore per sempre, insieme a Colui che nacque per essere via, verità e vita. Nel Natale si canta e si glorifica la Misericordia dell’amore trinitario e della serva del Signore, ma si esalta anche l’amore silenzioso, concreto e protettivo di Giuseppe, che non si sottrarrà mai al suo compito istituzionale di padre, né a quello di fedele sostegno al disegno del Padre.
Nel Natale si onorano le buone opere e i miracoli che l’amore sa compiere quando incarna il divino genitore. Nel Natale si rinnova la commossa gratitudine per l’atto sublime del Sacrificio che redime, condividendo con Maria il pianto struggente della perdita e, al tempo stesso, la gioia incontenibile della resurrezione.

La nascita di Gesù è annunciata ed enfatizzata dalla luce della cometa, che chiama a raccolta l’umanità per significare che la sua storia sta per essere attraversata e segnata per sempre dalla luce prorompente e inesauribile dell’Amore incarnato di Dio che, illuminando il percorso di vita terrena dalla nascita alla morte, annichilisce il buio di questa ultima illusione umana e spalanca la Luce sulla vita promessa prima del peccato, e promessa sperata dopo il peccato.
Vivete il Natale, miei cari, in questa luce di verità, di speranza e di fede: sarete già vivi della vita che vi attende.

Buona felice nascita alla verità del Natale, dal già nato .