Lettere di un giovane angelo

EMILIO NEL NOSTRO 2006

LO SPLENDORE DEL SORRISO DI GESU'

8 luglio

Quando Gesù ti prende per mano e ti guida nella luce del Suo sorriso sino alla luce della vita senza compleanni e senza ricorrenze, allora ti compiaci di avere sconfitto con Lui la morte per sempre, e di avere prestato fede alla Sua Parola anche quando la vita ti lasciava intendere che non ci si può sottrarre all’ineluttabile epilogo del suo corso. Il sorriso di Gesù è la Parola di Dio che cessa di essere promessa, speranza, patto e diventa realtà di vita e di gioia condivisa non più nella forza sostenitrice della fede, ma nella concretezza dello stare insieme in assoluta simbiosi e inesauribile sinergia.

Lo splendore del sorriso di Cristo diventa lo splendore del tuo sorriso e la luce che lo illumina diventa la tua luce, quella che senza avvedertene ti portavi dentro prima della morte, quella che non puoi fare a meno di ostentare con orgoglio quando questa tua stessa luce in Cristo ha annichilito la morte per l’eternità.
Il sorriso di Gesù che dedica il sacrificio di crocefissione all’umanità e il tuo sorriso di gratitudine, che Gli dedichi di cuore per la Misericordia che Egli ti riserva e concede, sconfiggono qualsiasi morte e vanificano persino quella della materia, perché di questa la Parola di Dio promette che si riapproprierà ogni figlio di Dio come è stato per il Figlio Suo prediletto, così che la mano che Gesù ti offre nel momento del trapasso è quella calda e rassicurante di un uomo vigoroso e determinato.

Dunque, caro papi, sino alla soglia della morte lasciati guidare, consigliare e illuminare dalla saggezza della Parola, e quando sentirai bussare alla tua porta non temere di aprire. Sul pianerottolo troverai un Signore dal sorriso pieno di amore e di compiacimento, che ti tenderà la mano piena di calorosa e sincera misericordia.
Con gli stessi sentimenti con i quali ti viene offerta, afferrala per non lasciarla mai più. Sarà il gesto di chi rinnova nella materia e nello spirito il patto di amicizia indissolubile che Gesù ha già onorato con il proprio sacrificio sulla croce. E’ il momento di ricambiarLo di tutto l’impegno che Egli mette nel garantirti la felicità eterna.
Ed io sarò sicuramente al Suo ed al tuo fianco a manifestarvi tutto il mio orgoglio di figlio Suo e vostro. Quando Dio vorrà che sia fatta la volontà Sua. E così sia.

Ciao

 

STANNO A GUARDARE LE LANTERNE DEL CIELO

20 luglio

... Questo fazzolettone di cielo stellato, che ci stringe in un solo abbraccio e vi fa sentire tanto vicini a Dio, è una minima particella felice e serena di quel cielo sotto il quale si vivono e si consumano tutti i drammi dell’umanità.
E vi posso assicurare che questo cielo non immagina neppure lontanamente a quali tragedie, a quali atrocità, a quali folli nefandezze l’uomo lo costringerà ad assistere per il resto della storia che con lui condivide.

E mentre tu sei qui a goderti con le orecchie e l’anima il silenzio discreto e palpitante di qualche milione di stelle, miliardi di stelle di altri cieli non possono trattenere il proprio urlo di dolore nell’assistere, senza nulla poter fare, alle scelleratezze che là sotto vanno compiendo gli umani. Ma esse non furono create da Dio per questo scopo, né per condizionare il destino umano. L’umanità attribuisce loro l’andamento positivo o negativo della propria vita, ma Dio previde per queste meravigliose lanterne del cielo ben altri progetti.

Dire che le cose vanno bene o male perché si è nati sotto una buona o una cattiva stella è solo un mezzuccio meschino, di cui solitamente ci si serve per eludere le proprie responsabilità. Se ogni essere umano dedicasse non dico tutta la vita, ma solamente una piccolissima parte di essa a volgere lo sguardo verso il cielo illuminato di stelle e, piuttosto che andare alla ricerca di quella cadente per esprimere un desiderio, imparasse a scoprire nel loro luccichio lo sguardo dell’occhio di Dio che sprizza bagliori di felicità per il creato, per le sue creature ed in particolare per i figli Suoi, sicuramente il cuore si lascerebbe sopraffare dall’amore piuttosto che lasciarsi condizionare dall’odio.

Purtroppo, caro scriba, gli uomini preferiscono guardare in basso, molto più in basso dove brillano presunzione, autocelebrazione, vanità e quell’io che si sente la stella capace di offuscare tutte le altre e di provare a competere anche con Dio.
Quante brutte e dolorose vicende dovranno illuminare ancora questi incolpevoli cieli cieli stellati, caro scriba, aspettando che l’uomo ritrovi in se stesso e nei propri simili la dignità di figlio di Dio, prima che il Padre faccia tornare in terra il Figlio Glorioso per giudicare i vivi e i morti. I primi sono coloro che volgendo il cuore al cielo stellato lo riempiono di gratitudine e di devozione per il Padre. Gli altri sono tutti quelli che, non avendo più occhi e cuore per rimirare il cielo pullulante di stelle, hanno perso per sempre il dono dell’Amore di Dio e le gioie che ne derivano anche sotto un cielo stellato.

Con tutti gli occhiolini di cui sono capace, ammicco anch’io come stella celeste insieme all’Amore del Signore.
Vi giunga il luccicare amoroso della mia stella

 

OLTRE LA MATERIALITA' DELLA TUA STORIA
25 luglio

Caro papi, eccoci qua a testimoniare in queste righe il nostro stare sempre insieme. Al mare, in montagna, in città, ovunque, i nostri cuori in armonia parlano e scrivono la meravigliosa e stupefacente lingua dell’amore, nella certezza inossidabile di chi conosce il linguaggio dell'amore e sa che la morte è solo una data nel calendario della vita eterna.

Per ogni creatura concepita nello spirito dell’universalità e della santità dell’amore che anima i figli di Dio, con la nascita inizia la vita eterna. Ma al momento l’ampiezza, la potenza e la purezza del progetto divino non sono percepite. I predestinati alla eterna felicità, violentemente e inaspettatamente avviati alla realtà dolorosa del tempo e dello spazio, sono troppo presi dai ritmi dell’orologio biologico e dalla sete di conoscenza alla quale questo stesso li costringe, allora rinviano il proprio confronto con Dio, la questione esistenziale per eccellenza.

Ma il metronomo implacabile, ossessivo come la razionalità della mente, prima o dopo mette l’individuo di fronte all’indifferibile domanda: Io chi sono, perché sono qui?
Ci si può sentire veramente soli in certi momenti, caro papi, ma ti posso assicurare che mai come allora Iddio è con te e cerca di dichiarati il Proprio Amore.

Certo, se nel frattempo le esperienze di vita non ti hanno formato al sentimento dell’amore e al suo linguaggio, soprattutto se non ti hanno educato all’umiltà dell’amore più generoso e sincero, la mente e i sensi restano concentrati sulla materialità della tua storia umana. E dunque, anche con dieci decimi di vista hai bisogno di un bel paio di occhiali per vedere chiaro sulle riposte da dare a te stesso e a Dio.

I famosi occhiali della fede sono prodotti dalla rinomata ed antica fabbrica Padreterno & Figli. Sono distribuiti gratuitamente con un ampio materiale informativo sulle caratteristiche e modalità d’uso, che è di assoluta affidabilità e noto con il nome di sacre Scritture, quindi serio e autorevole, il meglio che si conosca per sollecitare il pensiero e, più d’ogni altra cosa, i sentimenti dello spirito.

Bisogna saper ascoltare la Parola divina che abbina semplicità e saggezza, ma principalmente è forza e saggezza d’Amore. E se si sa ascoltare, si impara anche ad aguzzare la vista oltre i decimi umani, per vedere che la vita terrena è una breve parentesi iscritta tra la Parola nascita e la Parola Eternità.
E siccome eternità della Parola è Felicità Eterna, come potrei io non essere felice di questa mia vita senza fine, per di più condivisa con l’amore eterno che tu e mamma mi portate nel sentirci insieme dovunque ed in ogni istante? Gradirei una risposta immediata da una mamma banana. Grazie.

Bacioni eternamente amorosi dal vostro

 

AGOSTO

 SEGNO ESUBERANTE DI LUMINOSA FELICITA'
8 agosto

Caro papone mio, cara dolce mamma banana, caro maestro e artista di dagherrotipi, vedete quanta luce intorno a voi? e tutta dedicata a voi? L’arrivo già previsto dal calendario celeste nella casa del Signore di un fotografo con i baffi, non poteva essere festeggiato in maniera più degna, tra esultanti sorrisi e gridolini di gioia luminosa.
E chi meglio di lui era in grado di fissare nel buio dei cuori addolorati lo scintillio pirotecnico della nostra gioiosa e festosa accoglienza? Chi meglio di Maurizio avrebbe saputo cogliere, anche nell’eternità, l’attimo più suggestivo e radioso che lo spirito manifesta quando ritorna alla casa del Padre? Egli è qui con noi e, come noi tutti, già arde dal desiderio della Luce Assoluta e se ne fa riverbero luminoso, specchio disciplinato e ardente al tempo stesso. Solo che, preso dall’esultanza per la sua nuova vita, non ha saputo frenare l’esuberanza della felicità che lo pervade e l’ha sparata un po’ grossa con incredibili fuochi d’artificio.



Dico incredibili, caro vecchio scriba fedele, perché già mi vedo i sorrisetti tiepidi e sussiegosi dei soliti scetticoni dell’ultimora – quella terrena- che sentenziano sul frutto tecnologico di artefatti grafico-meteo-elettronico-strumetale di un qualche evento esistente solo nelle menti, diciamo un po’ scosse, e nella psiche un po’ fragile di chi cerca le conferme consolatorie di un’improbabile paranormalità.
Ma, dico, soprattutto incredibile per chi non crede alla Luce e alla potenza dell’Amore di Dio, perché non ha il dono della fede ed è convinto che si tratti di un contentino ad uso e consumo degli sciocchi e degli sprovveduti.

E invece, hai visto che ti combinano i semplici, quelli che abbracciano la fede dell’umiltà illuminata, quando toccano in spirito la realtà di una speranza che si fa certezza? Diventano matti di gioia e d’Amore e sentono l’urgenza di testimoniarne in ogni modo, con ogni mezzo.
E il fotografo lo fa con una bella immagine fotografica. Lui sa come fare, meglio di tutti i sapientoni della terra.

Sono molto soddisfatto per l’emozione che ho visto nel vostro sbalordimento e nelle lacrime calde e sincere, perché vuol dire che voi credete e che la conferma è ricompensa gradita alla vostra fede.
Con la stessa esuberanza luminescente di Maurizio, che stringo nel grosso abbraccio dell’eterna vita gioiosa, vi dedico tutto il mio, il nostro amore.

Ciao

Breve nota di mammabanana.

Maurizio è stato uno dei più grandi fotografi di danza del mondo, sicuramente l'unico che infallibilmente sapesse cogliere il culmine del movimento e l'apice dell'espressione artistica. Un fotografo giovane e gentile, umile con ironia, generoso con semplicità. Aveva occhi vivaci, baffetti impertinenti e talento a fior di pelle. Concedeva a un intero balletto solo tre o quattro scatti, ma sempre, con vero talento scenografico, scolpiva in luci e ombre la sintesi creativa tra coreografia e danza, tra atmosfera dello spettacolo ed emozioni dello spettatore. E non se ne vantava, ma gli piaceva molto vedere la gioia e lo stupore di chi sapeva apprezzare insieme a lui non il suo capolavoro, ma l'opera che aveva ritratto.

Per questo le foto di Maurizio, sempre firmate Perber insieme al suo socio e maestro, compagno e amico fraterno, sono inconfondibili. Come questa, che sento di potere attribuire al nostro fotografo, anche se dal 22 luglio ha "cambiato vita".

Ma questa fotografia l'ho scattata io, con la stessa camera digitale che ho usato a Fatima il 2 aprile '04. (Roma Fatima Roma.htm )
Da allora mi ha regalato molte altre sorprese e la gioia di condividerne alcune con gli amici di Emilio.

 

IN PROCESSIONE

17 agosto

Caro papi, ti scrivo per rivolgerti la preghiera di non sentirti obbligato a fare quello che non ti senti di fare. E ripeto sentire, cioè avvertire nel profondo dell’anima e udire nella vastità del cuore.
Per rimanere nel tema della preghiera, ricordo a tutti voi che se la preghiera individuale è il modo di confidarsi al Signore più spontaneo e congeniale all’uomo, quella collettiva, pubblica, partecipata, è quella che più dolcemente carezza l’orecchio e riscalda il cuore di Dio.

La prima, gelosamente privata ed intima, piena di pudore e tentativi di giustificazione a volte non richiesti, è bene accetta per il candore che nasce dal confronto sincero con la coscienza che prega.

La seconda è ancor più gradita proprio perché nella sua immediatezza comunitaria si è spogliata di ogni remora, di ogni pudore, è diventata manifesto, anelito di sostegno e d'amore universalmente condiviso.
Pregare insieme
, intorno ai cuori di tutti messi a nudo, vuol dire esprimere il sentimento non più nascosto della divina primogenitura che rende tutti uguali di fronte al Padre celeste e della potenza dell’Amore che Egli elargisce dal tempo della creazione.
Pregare insieme, portando i propri cuori in processione come stendardi di fede, di speranza e di carità, è ancora più esaltante e fruttifero. Perché nella processione c’è l’avanzamento costante dei buoni propositi e dei migliori convincimenti, c’è il progredire concreto della speranza che sempre più si fa certezza e della fede che diventa realtà eterna. C’è infine il successo, cioè la ricompensa nella riconquista, nella riappropriazione dell’amore incontrastato.
Pregare in processione non significa camminare esternando ai quattro venti in litanie slogan preordinati, fabbricati e manipolati allo scopo di distogliere la mente dal valore simbolico di un cammino di vita faticosamente e dolorosamente impegnativo. Invece è il segno di una solidarietà inaspettata ma istintiva per la quale si è persa la vocazione, e di un’energia devozionale forte e vincente nell’unità del comune bisogno di Dio. Giunta al termine del percorso ascensionalmente faticoso, la processione finisce tra le pieghe del ristoratore mantello di Maria Misericordiosa, anticamera rassicurante di eterna felicità.

E così sia.
Bacioni a voi tutti da vessillifero del cuore misericordioso della nostra Madre Celeste. Ciao

 

DIFFIDATE DALL'AMORE INTRANSIGENTE E INTEGRALISTA

27 agosto

Caro papi, non posso distrarmi neppure un attimo e subito il nostro vecchio scriba fedele mi cade in letargo, o si distrae, o si mette in malattia. Se non fosse per l’indiscussa fedeltà, che non gli ha mai fatto difetto e della quale ha sempre dato prova, mi verrebbe fatto di pensare che si sia trovato un secondo lavoro, magari nero, con il quale garantirsi una vecchiaia tranquilla. Ma di quale vecchiaia stiamo parlando se è già vecchio come un cucco? E di che cosa avrebbe da lagnarsi se tutto l’amore che è passato per la sua penna ha già riempito la cassaforte del suo cuore di tutta la gioia necessaria a vivere più che felice per il resto della sua eternità? O forse è proprio questo l’unico vero motivo del suo battere la fiacca, si sente completamente appagato dell’Amore che il Signore gli ha confidato.

Se così fosse gli dovrei dare una bella tirata d’orecchie, perché con l’Amore di Dio non ci si riempiono i forzieri per sentirsi ricchi e potenti, ma ci si arricchisce spendendoNe e distribuendoNe, cioè condividendoLo con gli altri, esattamente come la moneta che si apprezza se viene fatta circolare facendola passare di mano in mano.
Così l’amore si rinvigorisce e si moltiplica se lo si fa passare di cuore in cuore, così l’amore, moneta pregiata che Dio ha dato in dote come Grazia ad ogni Suo figlio terreno, si rivaluta, diviene certezza e cibo per la vita eterna, che è l’unica, vera ricchezza che il Signore ama realmente condividere sin dai tempi della Creazione.

Fatta dunque salva la buona fede del vecchio fedele, ma momentaneamente poco servizievole scriba, non mi resta che affidarmi a te, caro papi, per confidare ai miei ormai numerosi lettori la seguente raccomandazione.

Fra le innumerevoli ed elogiabili forme d’amore che si praticano sulla terra, diffidate miei cari dell’amore intransigente, intollerante, integralista, perché nell’Amore di Dio non si riconosce alcuna di queste devianze, di siffatte storture. Il Signore è così accomodante con i Suoi figli da aver coinvolto il Figlio prediletto al più atroce Sacrificio d’amore, per dichiarare tutta la Sua Misericordia e per assicurare la Sua paterna vocazione al Perdono.

Tutto il Suo Amore in cambio di tutto il Suo Amore:
" Gesù, Spirito del Mio Spirito si sacrifica per garantirvi la certezza del Mio Amore intenso ed inesauribile per voi. Vi chiedo solo fiducia in me, una fiducia capace di non lasciarsi spaventare o deviare dalle avversità della vita, e di guardare aldilà della morte. Una fiducia che mi dia conforto anche se vacilla, anche se si distrae, anche se tentenna, anche se cede alle tentazioni della superbia e dell’orgoglio, della lussuria e dell’ingordigia delle quali l’intransigenza è figlia".

Vi immaginate che fine avrebbe fatto Simon Pietro se Gesù fosse stato intransigente con lui, per essere stato rinnegato tre volte prima del canto del gallo? E invece ne ha fatto le fondamenta della Sua Chiesa, che resistono a tutte le paure della morte e raccontano la potenza di un amore condiviso con generosità, tolleranza e, se necessario, sacrificio.

Solo apparentemente Gesù sembra intransigente, quando dice: O con Me o senza di Me. Ma non può essere che così. Chi, avendo inesorabilmente scacciato dal proprio cuore ogni tenerezza per il Signore non ha più sentimento per invocare la Sua Misericordia, e senza di Lui si condanna alla mortale privazione per tutta l’eternità.
Allora l’intransigente è solo colui che non sa chiedere perdono: non Dio.

Grazie papi, hai fatto un ottimo lavoro. Sono sicuro che questo metterà sui carboni ardenti quel lavativo del vecchio scriba fedele. Purché non ci vada a finire la sua anima!
Ma sono certo che tutto ciò non avverrà, perché io non gli darò il tempo di dedicarsi al lavoro “nero”. Intesi?

Bacioni. datore di lavoro a tempo indeterminato e profumatamente remunerato

 

SETTEMBRE

AMARE VUOL DIRE CONDIVIDERE

3 settembre

 Caro papi, amore è la parola più usata a sproposito e più abusivamente tradotta da tutti i vocabolari delle lingue umane. Travisato, strapazzato, distorto, maltrattato, storpiato, vilipeso e soprattutto manipolato, questo vocabolo ha un solo, inequivocabile significato, un solo insostituibile sinonimo, cioè condivisione. Questa è la vera valenza e ti posso assicurare che ogni tentativo di attribuirgli un diverso significato positivo è frutto di strumentalizzazione. Invece, restando nell’ambito dei sinonimi e dei contrari, non è del tutto vero che amore è l’opposto di odio.

Solo i contorsionismi della mente hanno l’interesse di proporre interpretazioni alternative, contrapposizioni ininfluenti, connotazioni gratuite e scontate. Per quanto ci si giri intorno, amare vuol dire condividere. Almeno così la pensò il Creatore quando diede mano e corpo al Suo progetto divino soffiando nell’universo la vita eterna, di cui rendeva partecipe l’uomo Sua creatura preferita. Siccome la creazione nasceva dall’ordine che Dio aveva imposto al caos, l’odio non era più di quel mondo. Nella pienezza di spirito che il Signore intendeva condividere con l’amato figlio, quell’universo poteva essere soltanto Amore, cioè Dio.

Tutto questo è talmente elementare, essenziale, evidente, semplicemente divino, caro papi, che non c’è alcuna ragione di andare a consultare vocabolari. D’altronde Dio lo ha detto chiaro e tondo: Ama il prossimo tuo come te stesso, che, tradotto in soldoni, significa condividi con gli altri tutto ciò che ami in te, intelligenza, spiritualità bontà di sentimenti e soprattutto identità di creatura dai connotati divini. Perciò condividi con gli altri l’amore che Dio Si compiace di donarti in ogni istante, di cui tu sai di essere destinatario.

Ma perché dovrei condividere con altri miei simili –si domanda l’uomo- quel bene che tutti i miei simili ricevono dal Signore in mia ugual misura? E poi, che c'entra l’amore che provo per me stesso con l’Amore che Dio manifesterebbe per tutti?

C’entra, caro papi, perché come uno si prende cura di se stesso, così il Padre gli chiede e lo sollecita a fare con il suo prossimo. Nella vita in cielo tutto ciò è scontato ed avviene alla luce del sole. Ogni spirito risplende nella Luce di Dio, la riflette e la condivide con gli altri secondo i canoni eterni dell’universo, che fanno di ogni istante dell’esistenza celeste scintilla di gioia e di gratitudine glorificante ed adorante.
Nella vita terrena Dio, luce dell’anima, sollecita l’uomo a volersi bene per potersi concedere agli altri come fonte di bene, con la malcelata speranza di riceverne in cambio gratitudine dal beneficiario e da Dio. D’altronde il Signore, che è Amore assoluto, Si aspetta anche Lui il premio alla Sua pur gratuita bontà, ed è la gioia di condividere l’eternità della vita con i figli Suoi diletti, fuori dagli angusti spazi di un cuore che bada più a se stesso che al suo Creatore.

Pur non pretendendo tanto dall’uomo terreno, Dio pretende il massimo dall’uomo celeste e per questo sollecita entrambi in Cristo ad amare gli altri così come Egli li ama, cioè di un Amore senza confine, di Amore assoluto. E, se lo chiede in prima Persona è bene darGli ascolto, perché Egli è Parola, Egli è Amore. Egli è quella Parola d’Amore che parla fuori dai sinonimi e dai contrari e da qualsiasi altro vocabolario delle innumerevoli lingue umane.
Non vi sono parole, caro papi. E così sia.

Bacioni amorevolmente ed equanimamente condivisi tra te e mamma, e carezze altrettanto amorevolmente condivise tra Ginger e Fred.
Ciao a tutti, proprio a tutti quanti ci sentiamo accomunati nell’Amore di Dio e nell’amore per Lui ricambiato e condiviso.

amorino

 

LA PORTA SPALANCATA
28 settembre

Ci vorrebbe un pochino d’eternità per dettarti tutte le letterine che vorrei, caro papi, ma neppure un’eternità di letterine basterebbe a convincere l’uomo ignaro che la propria eternità è il frutto eterno del progetto creativo di Dio.
Qui sta il dramma di colui che non crede: non avere l’umiltà di lasciarsi trasportare dallo spirito, che vitalizza la materia nella dimensione sovrumana dell’eterno infinito per il quale era stata creata.

Lo spirito che animò la materia plasmabile era, come è ancora oggi e sarà per sempre, l’alito di Dio. Non si cancella nel dna dell’uomo la memoria dell’impasto primordiale di terra e di acqua, ma questi elementi essenziali della vita rimarrebbero inerti come vasi di coccio se non vi fosse riversato lo spirito vivificante dell’amore di Dio. Che se ne renda conto o meno, l’uomo è destinato o, se preferisci caro papi, amorevolmente condannato alla vita eterna e non avviato ad una morte ineluttabile. Semmai, quest’ultima chiude la parentesi della vita dedicata alle scelte e spalanca l’ingresso all’infinita ed eterna verifica delle stesse.  Perché dalle scelte tra bene e male discende l'incontenibile e inarrestabile gioia eterna, o l’inevitabile e indescrivibile sempiterna dannazione.
Per tutti quelli che dall'antico peccato di presunzione si erano fatti condizionare alla seconda scelta, Dio si è fatto uomo in Gesù Redentore, vittima sacrificale dell’altrui presunzione che ha consegnato l’ultimo respiro all'interminabile respiro del Creatore. Così il figlio di Dio è morto, spalancando le porte del buio sulla luce inesauribile della casa celeste.

Gesù tornerà sulla terra un’ultima volta. Per tutti quelli che hanno perseverato nel primitivo errore, pensando di poter fare a meno del Signore o di sostituirLo, sarà morte che mai più vede la luce né conosce la gioia, e tutti coloro che hanno scelto il bene vivranno per sempre con Lui nel Suo regno , perché hanno trovato la porta della morte spalancata sulla vita eterna.

E così sia

OTTOBRE

LA PERSEVERANZA

4 ottobre

Cara mamma banana, non ti far sovrastare dalla smania, dalla frenesia di avermi sempre accanto, perché ti impediscono di sentire al mia presenza in ogni attimo della tua vita. Persevera nella ricerca della verità che è figlia del bene, con fede e con coraggio, senza mai lasciarti prendere dallo sconforto e dalla noia.
La perseveranza è virtù gradita a Dio, perciò fanne tesoro, fanne tua virtù.
Non spazientirti, non immalinconirti se il vecchio scriba non porta mie notizie, non recapita le mie letterine. Anche lui, come te, si porta appresso il pesante fardello del tempo della materia, che mano a mano che si consuma diventa più ingombrante e più esiguo al tempo stesso. Capita così che talvolta non ce la faccia a mettersi sulla mia stessa lunghezza d’onda in veste di scriba e, quelle poche volte, non posso biasimarlo, perché il suo cuore perseverante continua a battere in sintonia con il mio, in una simbiosi amorosa che non conosce noia né sconforto. Né io potrei affidare alla sua penna le premurose ed amorose espressioni della comunione dei santi se non lo sentissi e sapessi tecnicamente ricettivo nello spirito e nei sensi.

Metti da parte il tumulto dei tuoi sentimenti, perché genera una confusione che sconnette e allontana. Noi stiamo facendo di tutto per riportare nel tuo cuore la serenità che si merita e che lo rende in euritmia unico spirito pulsante con l’amore copioso e inesauribile che sgorga dal cuore del Padre celeste, affinché tu stessa diventi fonte di conforto ed esempio di virtù perseverante per tutti coloro che si rivolgono a te. Dalla tua serenità attingeranno il conforto e la solidarietà che tu stessa hai maturato nella consolazione di cui ti ha fatto oggetto la divina Misericordia, invocata su te e papi mio dalla tenera Madre di Gesù e di tutti noi.
Ti assicuro mamma cara che riporteremo l’armonia musicale in quel tuo cuore che si strugge dal desiderio di cantare, insieme alla gratitudine di quanti stai consolando, la gloria del Signore.
So già che proverai una gioia immensa, so pure che non mi perderai mai più, so che saremo finalmente e persempre puri spiriti nello stesso spirito. E così sarà.
Con tutto il mio amore e nella volontà di Dio.

pippo tuo

 

REGINA DELLA PACE, REGINA DELLA SALVEZZA
22 ottobre

Caro papi, un buon cristiano deve essere coerente con se stesso e non lo è se non si converte in Cristo, se non si adegua al Suo esempio. Se non percorre il Suo stesso cammino.
Ma come si fanno tutte queste cose, come si può ripercorrere la Sua stessa storia esemplare se non si è il figlio di Dio?
Lui faceva miracoli, resuscitò i morti, guarì i malati, diede la vista ai ciechi. Lui sapeva contare i battiti del cuore di Giuda che lo tradiva e già ascoltava l’imbarazzo di Pietro che lo rinnegava al cantar del gallo. Lui era il figlio di Dio quando si trascinava sotto la croce sotto la via del Calvario e già aveva annunciato il Suo supplizio e la Sua resurrezione.

Ma tu, non sei anche tu figlio di Dio e non porti la tua croce nel faticoso cammino della vita tua e non hai la speranza che al termine del percorso segnato dalla morte inizia la vita senza percorsi e senza confini, promessa e raccontata da Gesù in terra e in cielo?

Se sì, già sei con Lui sulla strada giusta. Se no, convertiti un’altra volta, ritrovaLo e raggiungiLo, chiamaLo, fatti riconoscere e vedrai che nessuna morte potrà impedirti di cantare in cielo la Gloria del Signore condividendoNe l’Amore. Non sai guarire gli storpi? Non possiedi la saliva miracolosa che ridà la vista ai ciechi. Non sei in grado di resuscitare gli amici defunti? Poco importa, il miracolo lo sai fare anche tu, te lo dice e chiede il Signore ad ogni istante:

Apri il tuo cuore all’amore mio perché Io lo condivida con te e perché tu lo condivida con il prossimo tuo, proprio come ti ho Io stesso insegnato nella carne del Figlio.
Come ho in Lui operato, metti l’Amore tuo al servizio degli altri e la speranza diverrà certezza, le fede ti aprirà le porte dell’eternità. E farai felice questo Padre che non si stanca mai di aspettarti e che non vede l’ora di gettarti le braccia al collo e di festeggiare il tuo ritorno insieme a tutte le creature che abitano gioiose il mondo dello Spirito.

Tra loro troverai la più servizievole delle donne, delle spose, delle mamme, Maria Misericordiosa alla quale ogni creatura della terra dovrebbe essere devota e riconoscente.
E’ Lei che intercede per tutti voi.
E’ Lei che si fa carico di portare in terra il Verbo del Padre oltre alla Sua tenerezza di Madre, da quando il Figlio risorto siede alla destra di Dio.
Ed è a Lei che il Signore ha affidato il ruolo di Regina di pace e di salvezza.
E’ Lei che porterà in salvo la chiesa di Cristo, cioè la grande famiglia che si riconosce nelle Sue membra e ne canta le lodi nella preghiera e negli atti di fede, di speranza e di carità.

E così sia.
servizievole figlio di Maria
e tuo e di mammabanana, orgoglioso frutto di vero amore condiviso.
Ciao e bacioni tantisimi .......... più del solito.

 

NOVEMBRE

AMENI LUOGHI D'INCONTRO
2 novembre

Caro papi, ma tu credi davvero che ci si debba per forza incontrare a Verano, quando non ci mancano occasioni, ricorrenze, atmosfere fuori e dentro i confini del tempo e dello spazio, nelle quali testimoniare e rinsaldare il nostro vincolo d’amore?
Non che mi siano d’ostacolo  i cancelli, i custodi o gli orari d’ingresso, ma darsi appuntamento al cimitero, sulla tomba che custodisce -si fa per dire- la dissoluzione naturale della materia, mi sembra un po’ funereo. E per quanto le spoglie dei defunti possano stare qui a riposare nell’attesa fiduciosa e paziente della loro resurrezione, ti pare giusto dedicare loro un solo giorno dell’anno, quando invece sarebbe più logico e bello festeggiare in ogni giorno che Dio fa in terra la certezza che le anime spirituali, graziate e santificate dalla Misericordia, stanno già inneggiando alla Gloria del Signore?
E non credi, caro papi, che non un solo giorno ma tutti i giorni dell’anno dovrebbero essere dedicati all’augurio e alla speranza che anche le anime impenitenti ritrovino la strada del pentimento, per non dover essere rimpiante nei tetri cimiteri dello spirito?
E non pensi, caro papi, che come in cielo noi anime spirituali non sappiamo nemmeno un poco cosa voglia dire riposare in eterno, per tutto quello che abbiamo da fare in protezione ed intercessione a vostro favore, così sotto terra non è che i corpi dei defunti se ne stiano del tutto inerti, dal momento che se la devono vedere con la propria decomposizione.
Per tutti questi motivi, nonostante io personalmente non e l’abbia con i cimiteri, preferisco sentire vivo l’amore tuo e di mamma e di tutti quelli che mi vogliono bene in altre –diciamo così- situazioni, ed altrettanto sono più felice di dedicarvi e dichiararvi il mio amore in luoghi e in anniversari più ameni. E, più che in occasione di anniversari, in ricorrenze, di giorniversari perché almeno ogni giorno ho voglia di amarvi tutti, e nello stesso modo ogni giorno mi piace sentirmi amato da voi.

Quale posto migliore di queste letterine per scrivere tutto il bene che ci vogliamo? Eppure ce n’è uno più bello, più dolce, più conforme alla volontà di Dio e perciò a Lui più gradito: è la preghiera. In essa infatti si armonizzano, si esaltano e si fortificano l’Amore del Signore per i Suoi figli in cielo e in terra, l’Amore della comunione dei Santi, che operano affinché le anime dei loro colleghi terreni non smarriscano la via del cielo, e l’amore di quanti tra voi, confortati dalla speranza e sostenuti dalla fede, piuttosto che aggrapparvi alle caviglie dei vostri cari nell’illusione di trattenerveli accanto, li sospingete in alto sempre più in alto, perché giungano al cospetto di Dio e gioiscano con Lui e con noi tutti per l’eternità.

Sapeste che tenerezza provo per voi, miei dolcissimi mamma e papà, quando vi sento pregare Gesù e la nostra Madre Santissima raccomandando Loro di prenderSi cura di me, di proteggermi, di ispirarmi, di volermi bene. E con la stessa tenerezza io mi rivolgo a Loro perché si prendano a Cuore le vostre anime e le guidino nel cammino della conoscenza di dio nostro Padre. Ma c’è un altro modo di amare che il Signore apprezza molto, e vorrebbe vi si dedicassero i figli Suoi terreni con maggiore solerzia. E’ l’amore caritatevole, quello che si pratica nella solidarietà, nella condivisione e nella donazione. Siate dunque caritatevoli, miei cari, verso i deboli, i bisognosi, i derelitti. Dio lo è sempre. Gesù crocifisso ne è l’esempio più tenero, più santo che, al tempo stesso, conferma che l’amore annichilisce la morte fisica e rende più ameni i cimiteri. Specie quando sono luoghi di preghiera e di meditazione.
Sono stato un po’ impertinente? Forse, ma con tutto l’amore che provo per voi e per il Signore.

Ciao


AMENI LUOGHI D'INCONTRO
11 novembre 2006

Ciao a tutti, sono il vostro Emilio, l’Emilio di sempre e per sempre. Cara mammabanana, non sono cambiato affatto. In spirito, s’intende. E perché mai il mio spirito, quello voluto e ispirato da Dio nell’atto del concepimento avrebbe dovuto cambiare? Certo, se ti fosse data l’opportunità di vederlo saresti dolcemente colpita dalla luce che irradia, perché come allora anche adesso è della stessa sostanza del Padre e ne è consapevole e orgoglioso.
Anche tu lo devi essere, per questo devi abbandonare ogni motivo di disperazione e devi coltivare incessantemente la speranza e la fede, che già rendono già eterno il nostro amore, così come lo è per noi quello del Nostro Signore, Padre, Creatore e Redentore, e della nostra dolcissima Madre Misericordiosa.

Maria Santissima, alla quale sempre mi raccomandi, mi sollecita con tanta amorevolezza affinché non ti faccia mancare mai mie notizie, ed io sarei sempre a dartene, se non dipendesse dalla lavativaggine del vecchio scriba fedele. Proprio perché è vecchio bisogna compatirlo e bisogna anche ringraziare il Signore di avercelo messo a disposizione. Poi, hai visto quante altre opportunità ti sta dando il cielo per farmiti sentire vicino? La posta, le telefonate, le nuove amicizie, nate e coltivate in nome di un destino comune o alla ricerca di una parola di conforto, di una mano tesa, di uno slancio d’amore, non sono il segno tangibile di una superiore volontà spirituale che dichiara ad alta voce ed in modo inconfutabile la propria immortalità?

Solo i sordi di spirito non riescono a sentire, ad accettare questa verità e tu, cara mamma, per fortuna di entrambi, non lo sei, perché Maria Misericordiosa, quando eri sprofondata nell’orrida caverna della disperazione ti ha costretto ad applicare un apparecchio acustico, ti ha dotato di un bel paio d’occhiali e ti ha aperto il cuore a tutta la luce della sua tenerezza, rivivificando l’anima tua ridotta a lumicino. Ora essa ha ripreso tutta la forza della sua luce e noi da quassù la scorgiamo benissimo, nitida e vigorosa; e la vedono e la cercano anche fra voi, perché è divenuta punto di riferimento dell’amore che nessuna morte fisica potrà mai far cessare di esistere, di consolare, di confortare, di sostenere, di vitalizzare, di proiettare nell’eternità.


Eternamente tuo, cara mamma. Eternamente vostro, miei cari.


DICEMBRE


IL TORTUOSO CAMMINO DELLA SPERANZA in compagnia del prossimo
10 dicembre 2006

Caro papi, nonostante capiti a questa fertile penna di tenersi per qualche tempo discosta dal candore del foglio, io ti sono sempre assai vicino.
Tu e mamma non potreste mai immaginare quanto io vi sia prossimo, e non mi riferisco alla discendenza bensì all’essere tutt’uno nell’amore che nutro per voi e che, da voi ricambiato, nutre il nostro essere insieme, da prima e ora più che mai per sempre, nel futuro immediato e nel futuro eterno. Siamo prossimi al punto di essere promiscui al tempo stesso, in un rimescolarsi di affetti e di tenerezze che sempre più tenacemente ci uniscono tra noi e al Signore, il più prossimo a tutti noi.

Egli ci ama concedendoSi con tutto Se stesso e ci esorta ad amarci l’un l’altro con l’intensità di bene e di cure che siamo soliti prestare a noi stessi, affinché l’amore riservato diventi amore generosamente condiviso, se non della stessa estensione e potenza di quello del Signore almeno nella più somigliante modalità di offerta. Ma naturalmente, per rispondere con la migliore disposizione d’animo alla sollecitazione all’Amore Assoluto, bisogna che ogni essere umano si interroghi per identificare il suo prossimo tra i prossimi, cioè per sapere chi ritiene sia il prossimo da amare come se stesso. E la domanda richiede un accertamento preliminare e una verifica.

Prossimo, in termini individuali è colui che ti sta accanto vicinissimo, il più vicino possibile. Poco importa che tu ne condivida le idee, le abitudini, le attitudini, la religione, il colore della pelle, il livello culturale e sociale. Prossimo è chiunque percorre come te il tortuoso cammino della speranza di un’eternità certamente migliore, e ne condivide i turbamenti, le incertezze, le delusioni, ma anche le gioie.

Prossimo è colui che giace sul ciglio della strada che percorri anche tu, pestato a sangue dai briganti, spogliato di tutti gli averi e abbandonato senza soccorso da quanti non si sono voluti sporcare le mani con il sangue delle ferite, rifiutandosi di condividerne la mortificazione, l’umiliazione, la diversità ed estraneità.
Prossimo è il diseredato di ogni diritto, ma non di quello insopprimibile di essere considerato a tutti gli effetti figlio di Dio e di essere amato con la dignità che ne deriva. Prossimo è colui che riceve da te un gesto d’amore pietoso gratuitamente partecipe e te ne accredita direttamente il merito nel cuore di Gesù, facendo felice Dio al tempo stesso.

Prossimo è il Cristo fatto Uomo che ti soccorre e ti ridà salute mentre giaci abbandonato sul ciglio della strada, percosso dalle vicissitudini e spogliato dalle avversità che ti hanno privato persino della speranza e della fede, è Dio incarnato in Cristo Gesù che ingordigia, superbia, ingiustizia, violenza, menzogne hanno dissacrato ed abbandonato sotto una croce sul bordo del tuo cammino. E tanti, troppi sono passati prima di te senza darsene pena. Egli è il prossimo più prossimo che tu possa trovarti accanto. Aiutalo a liberarsi del peso delle croci, supplicalo di essere pietoso e misericordioso con te e soprattutto con gli altri.

Ciao miei dolci genitori, siate grati al Signore per avervi già fatto imbattere a suo tempo nel buon Samaritano, che vi soccorse e ancora Si prende cura di voi.

Ciao

I PERSONAGGI DEL PRESEPE
25 dicembre 2006

Cara mamma leprottina, ecco il luogo dove i cuori sono meglio disposti a ricevere l’annuncio della nascita di Gesù e più generosi per riservarGli uno spazio tutto Suo, per la storia umana e divina che Egli si appresta a raccontare sino al prossimo Natale.
Ma sei proprio sicura che la porziuncola di cuore che hai fatto bella per ospitarLo, certamente meno umile della grotta di Betlemme, sia altrettanto confortevole?
Perché quel giaciglio, per quanto spoglio, era tuttavia pervaso dello spirito santo, adornato della materna verginità di Maria, fortificato dal coraggio di Giuseppe, riscaldato dall’energia amorosa e devozionale degli umili accorsi ad adorare il divino neonato.

Possiede l’uomo di oggi la stessa umiltà vocazionale dei semplici di spirito e quella dotta dei re magi, cioè degli uomini di scienza, dei filosofi, dei teologi e di quanti allora lessero nell’evento stellare il segno della potenza di Dio ed il percorso tracciato per cercarLo, raggiungerLo, ritrovarLo in fasce, per percorrere e rinnovare con Lui l’esperienza entusiasmante della vita eterna? E’ disposto l’uomo moderno a riconoscere nell’armonia della natura, nelle meraviglie della terra, nella straordinaria stabilità e fruibilità delle occasioni che entrambe gli offrono, i segni della concretezza di Dio e non già l’evanescenza e la precarietà dell’occasionale? E’ incline ad attribuire a Dio il primato assoluto della creazione, compresa la propria, e ad ammettere che le vicende umane non fanno parte del progetto divinino, ma nascono dall’eterna ed incurabile presunzione di volersi sostituire al Padre che lo vestì di natura celeste?

Se sì, allora vuol dire che Dio non si è fatto uomo invano e che Gesù non spreca le Sue energie misericordiose nel rinnovare da oltre duemila anni il miracolo del presepe, tornando bambino per godere della purezza dello spirito e difendere il candore dell’infanzia nella vicende di una vita.che tende a cancellarne il significato e il ricordo nel raggiungere la maturità, che sempre più spesso sta a significare il peso del tempo piuttosto che l’umile ed illuminante lucidità dell’età della ragione.

Riproporre la tradizione del presepe, con personaggi, ambienti e atmosfere sempre antichi e sempre attuali, così come li immaginò e codificò il santo che fece di umiltà e povertà ricchezza esemplare, non vuol dire soltanto tramandare alle generazioni future la rappresentazione teatrale delle proprie radici cristiane. Vuole piuttosto testimoniare il desiderio e l’urgenza che le coscienze hanno di confrontarsi con la santità dello spirito raccontata da ogni statuina del presepe. Consumata, scalfita dall’usura del tempo, così come accade per i personaggi e le cose umane, ognuna di esse partecipa attivamente ed instancabilmente allo spettacolo di quello straordinario atto di fede che, nascendo dall’umiltà degli spiriti semplici, garantisce l’immortalità, la stessa alla quale l’uomo infedele aspira senza l’aiuto e l’amore di Dio.

I pastori con i loro animali, perché non hanno smarrito del tutto la speranza di trovare giustizia, amore, solidarietà e pietà per i deboli e i derelitti, si accingono a raggiungere la grotta della rinascita della propria fede.
Maria è lì che proclama la fede consacrata al servizio del Signore, mettendo da parte ogni plausibile dubbio.
Giuseppe è lì a testimoniare la fede che accetta anche la più improbabile realtà.
I re magi accorrono lì per assicurare alla fede che li guida il saggio contributo della ragione.
E al centro della scena, dell’attenzione e dello splendore della Luce che emana Amore, c’è Dio incarnato nel bambino, Colui che non perde mai la speranza di riabbracciare nel perdono i figli Suoi, pentiti e desiderosi d’Amore misericordioso.

Altro che albero di Natale, cara mamma banana.
Vieni, entra anche tu nel mio presepe e porta con te papi mio, il vecchio scriba fedele e Ginger&Fred.
Nuovi personaggi sono sempre benvenuti.

Ciao e Buon Natale

 

PERDONO CONDIZIONATO
31 dicembre 2006

Caro vecchio scriba fedele, confido nella tua quasi sempre asettica penna per argomentare su un tema di grande attualità sulla terra: quello del perdono. E' evidente che il problema del perdono, della sua istituzione e applicazione, non riguarda il tempo della tua personale esperienza di vita, poiché va fatto risalire ai tempi della Creazione ed è giusto considerarlo attuale allora e per tutta la breve parentesi che si estende fino a questi giorni tuoi.
Si può dire che il Padreterno non aveva ancora finito di godersi il meritato giorno di riposo dopo la Creazione e già l'uomo e la donna -bada bene, non gli animali, le piante, le cose, le acque, i cieli, le stelle e le terre del creato- ne combinarono una delle loro, una tale disobbedienza da scandalizzare e far risentire persino Dio. Che per fortuna, essendo Amore Assoluto, non Si disamorò.

L'uomo, non satana, aveva inventato in un sol colpo il peccato di disobbedienza e di presunzione. Ebbene, il Signore Dio dell'universo Si inventò di conseguenza il perdono.
Caro scriba fedele, non mi vorrei sbagliare, ma sento venire verso di me il pensiero di papi mio che si domanda e mi chiede: Ma il Signore, Che è onnisciente per natura e definizione, non sapeva che sarebbe andata a finire così? Il Signore sapeva e sa che il male avrebbe sferrato il suo attacco, ieri come oggi tentando l'uomo a sentirsi e farsi uguale a Dio. In quel tempo avrebbe potuto impedirlo, ma la radice materiale dei due progenitori dell'umanità non poteva essere sottratta alle tentazioni diaboliche, ieri come oggi e domani.
Nel paradiso terrestre Dio non concesse a Adamo ed Eva un perdono incondizionato perchè essi, pur provando vergogna, non cercarono tempo e modo di esprimere pentimento per la rottura del patto. Perciò condizionarono il perdono paterno a una punizione esemplare, quella di riconsegnare la materia all'ineluttabile usura del tempo e di comprimere lo spirito nell'angusto spazio della scelta tra il bene e il male. La materia infatti deve rassegnarsi a farsi da parte, per dare via libera, oltre lo spazio e il tempo, a tutti gli spiriti che hanno saputo e voluto scommettere sul bene eterno. Vita eterna dunque, allo spirito consapevole dell'impegno al quale Iddio lo sollecita e del premio al quale è predestinato da sempre, dopo il cammino di purificazione che attraversa la contaminazione della materia.

Strana ed incomprensibile forma di perdono! -va ripetendosi l'uomo da allora- E' un perdono crudele che esige sofferenze, tribolazioni, rinunce e soprattutto obbliga al confronto con la morte, confronto male accettato dai rassegnati e del tutto rifiutato da quelli che, oggi sempre più numerosi, aspirano a sostituirsi a Dio o comunque a modificare il destino della materialità e la storia naturale della vita.
1 gennaio 2007
Per tutti, e particolarmente per questi ultimi, Dio ha escogitato un altro modo di perdonare. Ha offerto il proprio sacrificio e la Misericordia divina in cambio di una minima ma definitiva manifestazione di pentimento del peccato. Fra tutti, quello che più ferisce l'Amore di Dio è l'incapacità o indisponibilità dell'uomo ad amare il prossimo concedendogli il perdono. E, al tempo stesso, Lo addolora la durezza d'animo di chi non vuole riconoscere i propri torti e chiedere ammenda in terra e in cielo.
L'uomo moderno, forse più di quello antico, ama se stesso nel giudicare e nel condannare più che nel giudicarsi e condannarsi, e purtroppo ama talmente se stesso da non trovare plausibili motivi per dedicare al resto dell'umanità una parte infinitesimale dell'amore che si dedica e si riserva. Non è quindi in grado di chiedere perdono, né tanto meno di concederlo.

Per questo gli rimane incomprensibile il sacrificio di Gesù, salito sulla croce per portare e donare all'umanità perdono e Misericordia. A nessun uomo sarebbe mai venuta in mente un'idea del genere, ma molti dopo di Lui per essa si sono immolati e fatti martiri e sono andati in cielo ad infoltire la schiera dei santi che celebrano anche lì la gloria di Dio.

E pregano, con tutta la forza di una fede ormai confermata nella realtà dell'eterna beatitudine, affinché ogni uomo ritrovi in sé e nel vicino i segni della propria origine divina e si riappropri del senso universale dell'amore, che insegna ad essere generosi nel perdonare e umilmente bisognosi di carità misericordiosa nell'implorare perdono. Perché si faccia la volontà di Dio. E così sia.


gennaio 2006

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