L'amore fedele è alla portata di tutte le creature viventi,
chi lo sa esprimere con schiettezza e con semplicità
ha bisogno di poco per vivere felice

febbraio
marzo
aprile
maggio
giugno

gennaio

 

 

8 gennaio 2006

I FRUTTI DELL'ALBERO DELLA CARITA'

 

 

Miei cari mamma e papà, questa volta in veste un po’ meno confidenziale, ma sempre figlio della nostra famiglia consacrata all’Amore di Dio e ispirata dall’Amore di Dio, eccomi a rassicurarvi della nostra vita insieme. Io per vita e gioia di vita che si abbevera alla Fonte della vita e della sapienza, voi per forza di fede e incrollabile, perseverante speranza, viviamo uniti nel vincolo indissolubile della sacralità dell’amore, che fa di noi una sola sostanza spirituale e rappresenta lo scudo infrangibile che nessuna volontà satanica sarà mai capace di abbattere.

La fede, la speranza e l’amore che dedicate e testimoniate al nostro Padre benigno, e che io stesso sempre Gli testimonio come figlio vostro e Suo, sono terra e fertilizzante benedetto del praticello dove cresce l’albero della carità, che è germogliato per opera della Parola di Dio e diventa sempre più vigoroso e fecondo di frutti. E la Parola di Dio piove dal cielo per attuare la missione che Le è stata affidata, e vi risale e piove ancora giù a ciclo continuo.

Lasciatevi investire dalla pioggia dell’amore che vi piove addosso dall’alto e rinunciate a qualsiasi riparo.
Se qualcuno vi offre un passaggio sotto l'ombrello del pregiudizio e della presunzione, rifiutate cortesemente con fermezza.
A capo scoperto e senza paura seguite il percorso della Luce, che nasce sempre nell’oriente della vita sulla grotta del bambino divino, squarciando le tenebre e scaldando i cuori di speranza, mai sufficientemente alimentata e rincuorata.

Rendete i vostri cuori grotta ospitale per accogliere Gesù, fateli illuminare perpetuamente dalla Sua Luce e dalla Luce del Padre, diventate voi stessi manifestazione dell’Amore di Dio, come prèdica la Sua Parola nei cuori dei Suoi figli, per tornare a Lui dopo esserne stati interpreti e altoparlanti.
Siate interpreti nell'umiltà di chi non vuol capire o spiegare nulla, aldilà dell’unico e santo messaggio d’amore, di conforto e di fiducia che si riversa sulla terra affinché nasca nuovo amore. Fate da altoparlanti, non per alzarNe i toni, dal momento che il Padre Eterno non ha bisogno di urlare per farSi sentire, ma per urlare voi stessi la gioia che si prova ad essere Suoi figli e nel sentirsi pervasi del Suo Amore.

Non è forse più poetico e più opportuno, più piacevole e, perché no, più remunerativo riempirsi le orecchie e il cuore dalla Parola, farsi rischiarare gli occhi e il cuore dalla Luce, già nella breve ma consistente parentesi di vita terrena, invece di attendere inerti che la Misericordia sollecitata si palesi dirompente, in tutta la forza della Parola e della Luce divina, negli spiriti che hanno responsabilmente rinunciato ad essere sordi e ciechi per sempre?
Io dico di sì, e vi potete fidare di me ciecamente. Il vostro Emilio Epifanio. Ciao

Il vostro Ciao

 

 

22 gennaio 2006

IL MIGLIORE AMICO

 

 

Caro papi, ti ricordi l'emozione che provasti quando ti dissi che tu eri il mio migliore amico? Allora anch'io ero emozionatissimo, ma lo fui ancora di più quando il Signore mi chiese se volevo diventare Suo amico, perché Egli mi aveva già concesso la Sua amicizia e voleva condividerla con me:
" Tu, caro Emilio, ami tanto la vita e della vita più di tutto ami l'amicizia, da dare e condividere. Vuoi essere amico mio, dichiarandomi, come hai già fatto con il tuo papi, che io sono come lui il tuo migliore amico?".
Ed io, che della vita amavo soprattutto l'amicizia e la fedeltà per gli amici, non feci alcuna resistenza alla Sua richiesta e, dal momento che il Signore mi aveva già spontaneamente dedicato la Sua amicizia, Gli aprii tutto il mio cuore. Ed Egli vi si insediò con tutto il Suo Amore, allegro ma discreto, e non disturbò minimamente tutto l'amore mio per te e per la mia mamma, e quello per gli amici e per le persone a me più care.

Capii allora perché Dio si fosse fatto uomo in Gesù. Solo nelle umane sembianze del Figlio il Signore avrebbe convinto gli uomini che l'amicizia, incompresa, ma dichiarata ed offerta loro, era un dono che risaliva al tempo remoto della creazione e persisteva immutato. Il peccato di presunzione non l'aveva cancellata, ma l'aveva resa non condivisibile e godibile.

Cari miei dolci genitori, cari amici miei di sempre e persempre, ora che il mio cuore è pieno di gioia eterna, perché strabocca dell'amicizia di Gesù, vi posso assicurare che la vostra e la Sua sono identiche, indistinguibili, fatte della stessa sostanza e generate dallo stesso Amore.
Gesù ti è amico come ogni amico vero, sempre pronto a dare e mai schivo nel condividere gioie e dolori o allegria e mestizia, sempre desideroso di ricevere, mai risentito nelle delusioni. E per questo sempre aperto e sincero, mai meschino o pavido ma estroverso, conviviale, spigliato, compagnone, cagnarone, scherzacchione, sornione, proprio come uno di noi; e per noi pronto al sacrificio, per farci riappropriare del significato di una vita spesa bene nella riscoperta dell'amicizia antica di Dio, mai negata all'umanità; Sacrificio di sangue e acqua sgorganti da mortali ferite umane, in una carne che ha conosciuto e vissuto esperienze terrene, ha patito e respinto tentazioni e debolezze, ha sofferto tradimenti e mortificazioni.
Tutto questo per professarSi amico dell'umanità e indicarle nella Resurrezione il superamento della paura ancestrale della morte
come separazione totale da tutte le vicende terrene, non escluse le più appaganti, come quelle conquistate e godute in nome dell'amicizia.

La vita sulla terra ci parla di Dio nostro Amico, la vita dopo la morte ce ne dà la prova concreta.
Gesù, seduto metaforicamente alla destra del Padre, ce lo testimonia con immutati sentimenti di amicizia allegra e partecipe. Colui che Si è sacrificato per ognuno di noi non può non mostrarsi compiaciuto dell'approdo celeste di chi si è dichiarato e fatto Suo amico sincero. In questo Gesù è il miglior amico che mi sia stato dato di incontrare. Sicché, quando mi ha chiesto di seguirlo non ho potuto dirGli di no, perché davvero è un amico irresistibile.
Lo scoprirete voi stessi. Vi voglio bene, miei cari, come figlio vostro inseparabile e come inseparabile amico di Gesù.

Ciao

febbraio

 

26 febbraio 2006

INSIEME A SCUOLA

 

 

Mio caro papi, quando mi muovo, o meglio me ne vado a zonzo nell’immensità di questa eternità così imprevedibile, ma rassicurante e al tempo stesso gratificante, mi tornano alla memoria quei brevi ma interminabili tragitti che percorrevamo insieme quando mi accompagnavi a scuola di buon mattino, in quell’inferno di traffico caotico, assordante, nevrotico e alienante nella incontenibile litania di improperi di tutti contro tutto.

Ora, che dalla mia postazione privilegiata osservo scene sempre più deliranti e devianti dal disegno primitivo del destino umano, mi rendo conto che il vero nemico della dignità dell’uomo non è la morte, ma è l’accoppiata micidiale tempo-spazio.
Quando ne sei fuori non esistono più tragitti brevi o interminabili, non c’è più il caos, la confusione, il rumore, non c’è più l’inferno che disumanizza e angoscia. E le litanie che si recitano sono dedicate solo alla gloria di Dio e alla Sua misericordiosa bontà, senza la quale l’uomo non si affrancherebbe mai dalla schiavitù degli elementi, entro i quali è stato confinato dalla sua presunzione perseverante.
Anche la memoria non fa parte del mio nuovo stile di vita.
I ricordi, infatti, sopravvivono nello spirito, che li ha tutti assimilati e non ha bisogno di evocarli perché essi stessi sono esperienze, che non hanno bisogno di essere riposte nel cassetto. Queste sono connaturate allo spirito non più legato ad alcun parametro, all’infuori di quello che riguarda la inimmaginabile grandezza e grandiosità degli attributi dello Spirito Santo, del Quale siamo particole e dal Quale possiamo trarre tutta l’energia, l’ispirazione, la vita e l’amore che riverberiamo in nome e per volontà di Dio Padre.

Nel mio spirito sono incancellabili gli attimi di eterna dolcezza che riuscivi a manifestarmi con l’amore, che nessuna schizofrenia collettiva era capace di alienare dal nostro già meraviglioso unisono. Sorrido, e per lo spirito è una capacità innata e quindi di facile esternazione, all’idea che i nostri ruoli si sono invertiti e che adesso sono io ad accompagnarti a scuola di buonora, cioè al sorgere di un nuovo giorno, perché tu possa imparare a farti forte della serenità e della gioia che vivono in me, senza angosciarti per gli inevitabili inconvenienti e senza dare troppa importanza al suono della campanella, ai ritardi nei tempi, alle distanze negli spazi. La scuola dove ti conduco per mano è sempre aperta e a qualsiasi ora sei giustificato, perché le assenze non sono gradite e il Preside fa di tutto affinché i Suoi allievi possano evitarle.

Lungo il percorso faremo un ripasso della lezione e di tutto quanto ti è stato insegnato e ti vado ripetendo. Proprio come tu facevi allora con me per non farmi trovare impreparato. Bisogna essere sempre pronti, caro papi, perché in qualsiasi momento può interrogarti il Maestro d’Amore, che non ama esprimere cattivi giudizi o dare voti bassi, essendo notoriamente di manica larga. Perciò, quando scorrendo con il dito il registro di classe il Suo indice si fermerà sul tuo nome o su quello di mamma, non Lo dobbiamo deludere: voi che gli state a cuore perché dimostrate attenzione e buona applicazione, ed io perché Egli vi ha affidati a me per intercessione di Maria Misericordiosa, che mi ispira tutti i consigli e i suggerimenti che vi scrivo.

E così sia. Per la gloria del Signore Che si esalta nella salvezza dello spirito umano.
Ora ti lascio, caro papi. Tornerò a riprenderti alla fine delle lezioni, così che mi racconterai cosa hai imparato.

A più tardi. Ciao

marzo

 

16 marzo 2006

ILLUMINAZIONE

 

 

Caro papi, la Luce che illumina dal cielo questo foglio attraverso il lucernaio e lo rende abbagliante di bianco per lasciarvi scritte le tracce della propria volontà e dell’amore che la alimenta, nulla potrebbe raccontarti della bontà del Signore, se tu non avessi l’accortezza di non impedirglielo con una tapparella o un qualsiasi altro ostacolo. E se tu, invece, decidessi di farlo, non sopprimeresti di certo la fonte della Luce e la luce che essa emana, ma questo foglio perderebbe quel candore che si lascia segnare dalla linea dell’ispirazione. Allo stesso modo, se tu non lasci aperti gli scuri che la tua natura umana ha posto tra il tuo cuore e l’Amore luminoso di Dio, Egli non potrà mai inondarlo della Sua Luce e delle Sue tenerezze. Allora, non avvertendoNe i segni e la presenza, per te Dio non c’è, o è assente quando ci dovrebbe essere o, peggio ancora, non esiste.

E invece Lui c’è, è là dietro l’ostacolo che tu Gli opponi o che sbadatamente dimentichi di rimuovere, e che Egli non riesce a superare per quanti sforzi faccia, nonostante sia il Padreterno. Infatti è la volontà tua che decide se aprire le finestre del tuo cuore, o chiuderle ermeticamente alla Luce di Dio ed al vento della Sua bontà. Ed Egli la rispetta finché è il frutto di una scelta consapevole -dal momento che Egli stesso te ne ha fornito gli strumenti necessari- di garantire la Luce eterna o il buio senza fine. Spetta infatti a te, uomo, l’ultima parola, e il Signore si adegua alla volontà dichiarata.

Ben inteso, non ti sto parlando o scrivendo di un Dio rassegnato. E’ quello stesso Dio che, fattosi uomo in Cristo, ha preso su di Sé, non solo simbolicamente ma dolorosamente, tutto il peso dei peccati dell’umanità, per testimoniare sulla propria pelle, cioè nella propria natura di uomo, il destino di un futuro eterno, già scritto e promesso, e confermato proprio dall’esempio di Gesù.

Caro papi, la luce del giorno si affievolisce e rende sempre più grigio il foglio e più evanescente la scrittura. Eppure la tua vista si adegua agli eventi, si adatta alla penombra e la penna non fa fatica a rimanere nei confini del foglio, e ti parla dell’Amore di Dio e dei segni che è capace di lasciare in qualsiasi momento e in qualsiasi condizione. La Luce di Dio è ben altro che la luce del giorno terreno. Non conosce ritmi di tempo e limiti di spazio. Non si esaurisce mai e veglia giorno e notte sulla vita degli uomini, trovando sempre una fessura, uno spiraglio attraverso il quale filtrare. Sta all’uomo aguzzare la vista anche nel buio più profondo, per coglierNe il minimo raggio, la minima presenza. Ciò è possibile solo se non si smette di sperare che c’è, che non si è mai spenta. Proprio come fai tu, ora che la tua stanza è al buio e dal lucernaio entra la notte, ma il tuo cuore è inondato della Luce di Dio, come questo foglio di carta che è ormai divenuto fosforescente, perché mantiene ancora intatta la memoria del suo candore.
Ciao papi, ti aiuto con tutto il cuore a mantenere luminosa la fiamma della fede. Non è buio, c’è una luce che illumina la stanza del tuo cuore. Ciao.

 

19 marzo 2006

IL DONO DELLE LACRIME

 

 

Cara mamma, care mamme, cari figli e genitori e sposi che inondate la terra di lacrime di disperazione e di rabbia, ricordate che dai vostri occhi possono anche sgorgare lacrime di tenerezza, di commozione e di gioia.

Dio non creò la lacrima per piangere, ma per rendere lo sguardo dell’uomo più luminoso, più bello e trasparente ai buoni sentimenti del cuore. E per riversarvi dentro Egli stesso lo sguardo luminoso e carezzevole del Suo Amore.
Sappiate pure che ogni lacrima umetta i vostri occhi e ne rende più acuta e nitida la vista, affinché sia in grado di leggere più correttamente la bellezza della natura che vi circonda e, al tempo stesso, di scorgervi la mano del Signore che l’ha creata e l’impronta indelebile della Sua ispirazione.
Senza quella lacrima, invece, gli occhi diventano spenti, irritabili e mal disposti a volgersi intorno, a fissare lo sguardo, a guardare e lasciarsi guardare, a cercare altri sguardi per leggervi altri sentimenti e manifestargli i propri.

Senza lacrime gli occhi si ammalano e bisogna rivolgersi ad un bravo oculista per rimettere le cose a posto. Pressoché la stessa cosa accade agli occhi che versano fiumi di lacrime di dolore. Le lacrime formano allora una spessa coltre che impedisce agli occhi di vedere nitidamente e di accorgersi della comprensione, della condivisione e dell’amore che l’origine del pianto, la sua causa, suscita intorno. E anche in queste condizioni si è praticamente ciechi.
Per non parlare di quelle lacrime che nascono dalla rabbia e dalla ribellione o, peggio, dal rancore, lacrime che feriscono e impediscono agli occhi iniettati di sangue di vedere la verità e riconoscere le proprie responsabilità.

Non lasciatevi trascinare via nei gorghi lacrimosi dei vostri tormenti, piuttosto usate parsimoniosamente le lacrime per rendere più luminoso, più vero e più disponibile lo sguardo, e testimoniate nella sua bellezza la bellezza del vostro cuore, la purezza delle sue tenerezze e, al tempo stesso, la divina natura dell’inquilino di riguardo che per vostro volere vi ha trovato albergo e con voi condivide le gioie e dolori della vostra umanità.
Non addolorate con il pianto l’Ospite che già si è fatto carico della croce dei peccati e soprattutto non addolorate la Sua Madre Misericordiosa, che già versa le proprie lacrime per nascondere al tenero sguardo del Figlio tutte le atrocità di cui l’uomo si rende colpevole.

Fedeli al diennea spirituale che vi anima, forti della promessa iscritta nella Parola di Dio, di condivisione con Lui di vita eterna, con la preghiera asciughiamo insieme le lacrime della nostra Madre Santissima, per restituirLe lo sguardo tenero, caldo e misericordioso della mamma di tutte le mamme e dei figli loro.
Confidate tutte e tutti nella profondità dei vostri sguardi non offuscati dal pianto. E, quando l’acutezza della vista si va affievolendo per la vecchiaia, non dimenticate di inforcare gli occhiali della fede, che rivitalizzano il vostro modo di guardare e di lasciarvi guardare, di essere voi stessi negli sguardi e nel cuore.

Ciao a tutti, Vi abbraccio con gli occhi colmi della vostra gioia e il cuore pieno delle vostre preghiere.

aprile

 

9 aprile 2006

UNITI PER SEMPRE NELL'AMORE

 

 

Cara mamma leprottina, la Mamma Misericordiosa del cielo e della terra della quale sei così sinceramente devota è commossa e al tempo steso compiaciuta della tua riconquistata salute spirituale e per l’impegno che profondi nel portare a guarigione tante mamme che ancora si disperano per quello che ritengono l’abbandono definitivo dei propri figli.
La Madre del Figlio di Dio condivide con voi tutte il dolore del distacco, ma, proprio perché Madre del Figlio ritrovato in cielo, vi sollecita a lottare affinché la forza della disperazione non soverchi quella della fede, impedendovi così di vedere e ritrovare le vostre creature intorno a Lei, che se ne prende cura con lo stesso amore generoso che voi non sapete più far loro sentire e comunicare.

Il dolore al quale vi abbandonate in nome di un amore ingiustamente reciso vi impedisce di percepire il grande e santo Amore del quale sono ormai pervase le anime sante dei vostri cari, mentre voi stesse ne siete inondate per intercessione di Maria Misericordiosa , la Mamma di Colui che, proprio perché Amore solidale, grande e santo, di vero ed esemplare Figlio di Dio, si è sacrificato sulla croce nelle atroci sofferenze.

I vostri ragazzi hanno conosciuto il sacrificio della vita che santifica e rende partecipi del Trionfo di Gesù, della Sua resurrezione e della Sua Gloria. E voi dovete essere orgogliose di avere dato vita a questi figli meravigliosi che in cielo testimoniano tutta la purezza e l’intensità dell’amore che li ha generati e tutta la riconoscenza e la gratitudine per l’amore esemplare che hanno appreso da voi e che, fortificato e moltiplicato in santità, vi ricambiano dal cielo.

Cara mamma, care mamme, noi, figli vostri e ormai figli beati nel cielo dell’eternità e dell’immortalità, vi supplichiamo di abbandonare per sempre ogni pensiero tormentoso che nasce dal richiamo della carne, e vi imploriamo di cercare e di ritrovare nel profondo di voi stesse e dei vostri cuori l’ispirazione divina, quella fiamma d’amore creativo e caritatevole che vi ha fatto madri gioiose, ed insostituibili madri di figli orgogliosi e riconoscenti della fiamma d’amore che si portano dentro e che nessun dolore, nessuna umana disperazione potrà minimamente affievolire.

Noi figli, il Figlio di Dio e Sua Madre Maria Misericordiosa non permetteremo mai che ciò avvenga, neppure quando a voi sembrerà che ciò sia irreparabilmente accaduto. Potete esserne certe. Soffieremo forte sul fuoco della fede perché non vi abbandoni mai e non vi faccia mai mancare la certezza che noi continuiamo ad essere sempre con voi e in voi come quando vi spiravamo tenerezza e certezza materna.

Siete le nostri madri per sempre e ve ne accorgerete quando anche per voi si compirà la vita alla quale siete state chiamate in attesa di una vita eterna da trascorrere con i vostri cari, così come il Creatore ha previsto prima di tutti i secoli.
Voi mamme, che avete viva nel cuore la fiamma dell’amore e la certezza della vita eterna aiutate quelle mamme che ancora vacillano nel dolore e si spengono nella disperazione, affinché ritrovino nell’Amore universale del nostro Padre il segno dell’Amore individuale che Egli riserva per ognuna di voi e che si riverbera in ognuno di noi tenendoci uniti per sempre. E così sia.
Ciao mamma leprottina. Sei la mia mamma preferita e per questo ti amo con tutto il mio spirito.

tuo persempreeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

AUGURI PER LA SANTA PASQUA

 

 

 

23 aprile 2006

SFIDA AL TEMPO E AI PREGIUDIZI

Caro vecchio scriba fedele, la tua fedeltà è sorprendente e l’attaccamento al compito è rassicurante. Anche per merito loro, abbiamo abbondantemente superato le previsioni statistiche che i più accreditati studiosi del fenomeno danno per scontate. Il fenomeno cui mi riferisco è quello della cosiddetta scrittura automatica, ed è arcinoto e diffuso. Non altrettanto noti ne sono gli studiosi, mentre sicuramente diffuso è il pregiudizio che anima e guida le loro ricerche. E se, in barba ai pregiudizi e ai convincimenti e agli ammonimenti e alle messe in guardia, tutto questo automatismo non sembra per nulla intenzionato ad esaurirsi, allora significa che gode di sostegno e raccomandazioni molto consistenti, di certo più concreti dei pronostici presuntuosi di chi si definisce e esperto e cultore della materia.

E noi li sconfessiamo tutti, esperti e pronostici, ormai con un bel decennio e una bella montagna di posta automatica piena di amore, tenerezza, complicità, sostegno, solidarietà, ma soprattutto ispirata dalla certezza reciproca dell’eternità della vita e alimentata dalla condivisione dell’Amore di Dio.

E mentre loro si preoccupano dell’aspetto della busta noi badiamo alla sostanza della lettera che vi è contenuta
e degli scritti che vi si delineano con armonia, fluidità e dolcezza, tanto ma tanto poco automatiche.

Perché tutta questa letteratura postale passa attraverso la mano di un vecchio scriba fedele? Perché la sua scrittura è precisa e compita come si conviene a chi esercita il nobile mestiere da tempo immemorabile, oppure perché conta di più l’incorruttibile fedeltà che gli viene richiesta nel trascrivere quanto gli viene dettato? Nella forma e nella sostanza? Diciamo prima di tutto nella sostanza, anche se la buona forma non guasta mai, specie quando si fa elegante per via del contenuto.

Ti devo confessare, mio caro vecchio e fedele collaboratore, miei insostituibili e preziosi penna e calamaio, che questa sfida al tempo e ai pregiudizi mi stimola non poco. Per questo motivo fino a quando il Signore Misericordioso lo vorrà e fino a quando mi sosterrà l’intercessione di Maria Santissima io continuerò a sconfessare pronostici, a ridicolizzare sapientoni, a smontare pregiudizi, urlando ad alta voce l’indissolubilità del legame che unisce quanti si fanno fiaccole d’amore alimentate dall’Amore di Dio per riverberarNe la luce che illumina la via che riconduce all’eternità.

E così sia. So che mi sarai di valido aiuto e che mi sarai fedele anche nel riportare alla mia cara mammabanana ed al mio caro papi tutti gli slanci d’amore e di tenerezze che nutro per loro. E per rassicurare gli amici di allora e quelli di sempre che non li dimenticherò mai e che non li abbandonerò mai.

Bacioni a tutti tutti tutti, ma proprio tutti.

 

maggio

 

7 maggio 2006

IL VECCHIO SCRIBA E GLI OCCHIALI ACUSTICI

Caro papi, non è vero che questa penna è diventata pesante come un gatto di piombo. Senti come è leggera? E’ leggera come una piuma, la piuma presa in prestito dall’ala di un angelo e per questo motivo in grado di scrivere messaggini amorosi senza consumarsi mai. Come può infatti cedere all’usura del tempo l’amore che la ispira e la guida, se a guidarla è l’Amore inesauribile di Dio unito all’amore che non abbiamo mai rinnegato e che ci farà ritrovare tra le braccia vigorose e protettive del Padre?

Naturalmente, perché lasci traccia dell’ispiratore, per quanto angelica piuma, la penna necessita di uno scriba fedele che la sostenga tra dita sicure, esperte e soprattutto instancabili. Ci vorrebbe la mano ferma e vigorosa di un giovane scriba e invece si è affidata a quella rugosa di uno scriba un po’ avanti con gli anni, ma di fede provata sempre più convinta e di spirito sempre più giovanile e sollecito. Insieme facciamo quello che possiamo e lo facciamo con tutto il nostro amore, quello che rinsalda la nostra discendenza e quello che è destinato ad aprire i cuori alla conoscenza e alla solidarietà. Per questo, per quanto abbastanza complicato, devo adattare la mia condizione fuori del tempo con i tempi un po’ biblici dello scriba di nostra fiducia, secondo il principio che chi si contenta gode.

D'altronde non posso costringere il nostro ad un lavoro straordinario, dal momento che, per quanto straordinaria possa apparire questa esperienza a menti e occhi terreni, essa rientra invece nell’ordinaria amministrazione per Chi abitualmente distribuisce Amore in modo spontaneo, gratuito e vocazionale.

E’ ovvio che anche gli scriba devono operare in conformità alla propria vocazione, ma vuoi mettere l’energia inesauribile del Signore con le sempre più esili forze di un vecchio scriba fedele? Caro papi, come ben sai sto scherzando, lo sai bene che per noi non conta l’età ma l’esuberanza e l’entusiasmo della fede, condizioni senza le quali non ci si può illudere di smuovere l’indifferenza, di solleticare l’apatia, di stuzzicare l’incredulità, di rischiarare il buio.
Vorrei paragonare la fede esemplare e la sua testimonianza convinta a quegli aggeggi che servono a ridare trasparenza alle lenti imbrattate di impronte digitali e di sporcizia, alle lenti degli occhiali della fede naturalmente.

Poiché non si può parlare d’amore ad un cieco, né un sordo può vedere i segni della bontà di Dio, vi consiglio occhiali acustici che permettono di udire le parole dell’amore che non si vede e di vedere quello che non arriva all’orecchio del nostro cuore.
Rivolgetevi all’esperto di fiducia. Rinascete a nuova vita.

Ciao vecchio scriba grinzoso, ma sempre fedele. Ciao caro papi. Ciao vecchia ed acciaccata mamma banana. Ciao miei sempre meno agili Ginger e Fred.
Ciao miei vecchi e nuovi amici di sempre. Vi voglio bene e vi ama il mio e nostro Signore. Basta che ci crediate. Crediamoci insieme.
Il vostro persempre

 

21 maggio 2006

PROVA DEL NOVE DELLA BUONA PIANTA

Caro vecchio scriba fedele, cosa ti insegnarono a scuola i professori di matematica? Che la bontà di un prodotto va verificata con la prova del nove. E cosa hai appreso dagli insegnanti di chimica? Che la reazione di un liquido può essere rapidamente svelata dalla cartina al tornasole.
Questi due sistemi di verifica sono talmente noti da essere stati trasferiti dagli specifici campi d’impiego al più esteso linguaggio comune. Per cui si può sottoporre qualcuno alla prova del nove per valutarne capacità fisiche, professionali, morali. Mentre, al tempo stesso, i comportamenti umani diventano la cartina al tornasole delle aspettative, delle promesse, delle speranze.
Ma la Parola di Dio è molto più esplicativa e rivelatrice di quella della terminologia matematica e chimica, quando per bocca del Figlio afferma che un buon albero si riconosce dai frutti. Come vedi è molto più semplice, pratico e vantaggioso, e ti spiego perché.

Se vedi un albero dai cui rami pendono frutti sconosciuti che ti colpiscono per i colori e ti inebriano per la fragranza, potrai ammirarne la bellezza, ma, per quanto tu ne sia affascinato, non sei in grado di sottoscrivere la bontà della pianta sino a quando non ne avrai assaggiato il prodotto. E per dire che i frutti sono buoni li devi assaggiare.
Questa è la prova del nove che l’umanità applica da quando è stata indotta ad assaggiare il frutto sbagliato, pur essendo stata messa in guardia della sua malvagità e della malvagità della pianta da cui nasceva. Così ha imparato a sue spese che colori e profumi di un frutto o di un fiore possono anche appagare parte dei sensi, ma il benessere, la salute, la sopravvivenza si ottiene solo cibandosi del prodotto di una buona pianta.

L’umanità sa pure che non basta conoscere la buona pianta per poter godere dei suoi buoni frutti, bisogna anche cibarsene per attingere linfa vitale. E se la buona pianta è la Parola stessa di Dio? A maggior ragione non è sufficiente ascoltarla, ammirarla, rimanerne affascinati, bisogna assaggiarla, anzi farsene delle scorpacciate.

La Parola di Dio è Amore, è sostegno, è Salvezza:
Amore indiscriminato per tutti i figli Suoi,
sostegno di coloro che sono propensi a cedere o a zoppicare,

Salvezza per tutti quelli che peccano.

Ma Amore di Dio è soprattutto volontà di essere la buona pianta, che lo è perché ognuno dei Suoi frutti, cioè ognuno dei Suoi figli, è un frutto buono.
Tutto l’Amore di Dio raggiunge la massima energia d’Amore quando i tralci della vite alla quale si paragona Gesù produrranno essi stessi l’uva buona, dalla quale sprizzerà l’essenza divina garante di vita eterna.

Il Signore ama in tutta la Sua onnipotenza nell’atto della creazione, ma soprattutto quando il frutto stesso del Suo Amore diventa simbolo d’amore, fonte, esempio e veicolo d’amore condiviso.

Il Padre ama in ugual misura chi Gli si abbandona nella semplicità e nell’umiltà e chi Gli si oppone, ma alla fine Ne riconosce la forza, la necessità, l’insostituibilità.
Per coloro che si lasciano amare da Lui nella beatitudine sono sufficienti le prove della vita a decretarne ed acquisirne il diritto. Per quanti invece dalla vita non hanno imparato semplicità e umiltà e si sono fatti essi stessi strumenti di ingiustizia, di persecuzioni e di violenze, per costoro è richiesta la verifica e preteso il pentimento, senza il quale neppure l’Amore del Padre è in grado di manifestarsi nella maniera più tenera e misericordiosa del perdono.

Senza pentimento non si sceglie la strada della vita eterna, ma si va nell’eterno baratro della morte della Vita. E il responsabile di questa dannazione per sempre non è colui che è stato rifiutato, ma chi non ha voluto scegliere. Non esiste infatti un Dio intransigente, vendicativo, cattivo. Questi sono attributi che non si addicono a Dio Amore, mentre sono congeniali all’uomo, incapace di riconoscere la bontà della pianta dalla bontà dei suoi frutti, rifiutando di credere che assaggiare il corpo e il sangue di Cristo è il modo migliore per sincerarsi della bontà della Parola di Dio. Che parla una solo lingua: quella dell’Amore condiviso e senza condizioni.

Bacioni.

giugno

 

11 giugno 2006

LA MACCHIA RIAFFIORA

Caro papi, hai visto quanto ci vuole, in tempo, fatica ed accortezza per cancellare un macchia di sporco formatasi su un muro bianco? Sono necessarie diverse mani di candida vernice per rimuovere del tutto, almeno apparentemente, la fastidiosa e sgradevole discromia. Perché, per quanto ci spennelli sopra, quella rimane lì nascosta in profondità, pronta a venire fuori quando meno te l’aspetti, magari nelle tenui e confuse sembianze di un malizioso alone.Uno che non lo sa può anche non farci caso e non accorgersi del difetto, ma tu che ne conosci l‘esatta ubicazione riesci a vederlo al primo colpo d’occhio e ne rimani inevitabilmente irritato.
Ma non devi dolertene, caro papi, perché nessun bianco è il più bianco che si può, nemmeno quello dei più incontaminati sepolcri imbiancati. Per fortuna, altrimenti la loro ipocrisia ammantata del falso candore della bontà, della santità, della virtù e dell’umiltà trarrebbe in inganno anche il più acuto e smaliziato osservatore. La vita non ti fa mancare certo le occasioni di farti imbattere in qualcuno di questi personaggi e, se non lo fa, stai tranquillo che sono loro, gli ipocriti, a venirti a cercare. Da questi ultimi ti devi guardare in modo particolare, perché sono come certi cacciatori di taglie dei film western, che, in nome della giustizia e della rettitudine millantata, si fanno paladini del bene per intascare il premio promesso compiendo essi stessi il male. Lo fanno naturalmente a cuor leggero, poiché il codice morale che si danno ed al quale adeguano costantemente la propria coscienza non li fa mai sentire in colpa, specialmente quando compiono scelleratezze a volte più grandi di quelle che combattono.
Ma guardati pure da quegli ipocriti che, condividendo ingannevolmente con te i tentativi di percorrere la via segnata dalla bontà, dall’umiltà, dalla verità si erigono a guida ed esempio con l’intento di farti deviare dalla strada maestra verso i viottoli tortuosi della presunzione, del narcisismo e della superbia della mente.
In breve, prima di rimanere abbagliato dal bianco splendente e incontaminato della facciata, inforca un buon paio di occhiali da sole
e va alla ricerca delle macchie di sporco che vi si nascondono.

Fa tesoro dell’esempio di Cristo, che, venuto in santità, bontà, umiltà e virtù nel mondo per riscattarlo dall’ipocrisia, da questa fu inchiodato sulla croce. Ma non ne fu sconfitto, perché chi opera secondo la volontà di Dio vince l’ipocrisia e si garantisce la vita eterna. Anche di questo altro consiglio fa tesoro, caro papi: se vuoi cancellare definitivamente le macchie di sporco che deturpano il bianco immacolato della tua coscienza del tempo della Grazia, devi rivolgerti a Dio con la devozione e la preghiera umile dell’orgoglioso Figlio Suo. Egli è infatti il miglior imbianchino che si possa desiderare. Te Lo raccomando, tu provalo e passa parola.
Ciao cara la mia mamma. Ci sono nuove pagine bianche da riempire, ma ce ne sono altre già scarabocchiate da riportare al primitivo candore. Vernice e pennello sono già pronti, tu lasciati guidare dalla mano sapiente che cancella ogni ipocrisia e dalla parola che ripristina la verità.
Ciao, ti voglio bene e te lo metto anche per iscritto, nero su bianco.

Il tuo, il vostro persempre

W Maria. Che la Sua bontà e l’Amore del Signore ci aiutino a sconfiggere i sepolcri imbiancati

Ciao

 

18 giugno 2006

LA FEDELTA' DI DIO nella storia dell'infedeltà e dell'imgratitudine umana

Ciao vecchio caro scriba fedele, a me sei molto più caro di quanto tu mi sia più fedele. Sorvoliamo sulla fedeltà e sorvoliamo pure sulla vecchiaia, condizioni abbastanza relative se confrontate con l’età eterna di Dio e con la Sua eterna e comprovata fedeltà nei confronti dell’uomo.
Infatti, per quanto possa essere giovane l’alleanza che il Signore ha consacrato con l’uomo, la storia che ne racconta le vicende è ormai la vecchia storia dell’infedeltà umana e della sempiterna e fedele generosità del Padre celeste nei confronti dei figli terreni.

Per fortuna dell’uomo, c’è un momento della vita in cui non si può più rinviare sine die l’impegno ad essere fedele a Dio per sempre.
E’ l’attimo tanto atteso dal Signore.

Egli, l’Eternità, costretto a confrontarsi con una infinitesima particella di tempo; Egli, Bontà assoluta, pronto ad aprire il cuore e le braccia anche al più piccolo proponimento, alla più piccola promessa di fedeltà; Egli, Amore ineguagliabile, capace di intenerirsi per quel poco di amore che la condizione umana dei Suoi figli è in grado di dedicarGli. Tutto questo in nome di un’eterna alleanza da Lui sempre desiderata, sempre generosamente e gratuitamente offerta all’uomo a dal Lui stesso mai tradita.

Come può l’uomo non accorgersi delle paterne attenzioni e dell’amorosa disponibilità che gli dedica il Signore? Forse è ancora risentito per la cacciata dal paradiso, forse non gli è ancora andata giù la storia del diluvio universale, forse è risentito per la propria condizione di esule e per le innumerevoli prove che deve affrontare e superare. Ma Come si fa a portare rancore ad un Padre che ha fermato la mano armata di Abramo, che ha concesso all’uomo l’opportunità di non estinguersi per sempre e di rigenerarsi in una nuova realtà lavata e purificata dei peccati compiuti contro di Lui ed in disprezzo del mondo vivente da Lui creato? Come si può essere risentiti verso Colui che, invece, non ha impedito alla furia omicida degli uomini di inchiodare sulla croce Gesù, il Figlio prediletto?

Evidentemente si fa e si può, caro vecchio scriba, se si è uomini e non si è Dio e soprattutto se non si ama. Ma, se si ama, Iddio non sta lì con la bilancia, con il metro e con il cronometro a prendere le misure dell’amore. Quello che conta per Lui è la qualità di questo amore da dedicare ai propri simili. Deve essere uguale a quello che si rivolge a se stessi e identico a quello che il migliore dei suoi figli dispensa da duemila anni a tutta l’umanità, quale tangibile prova di fedeltà all’eterna alleanza.
Ciao vecchio scriba, sii sempre fedele al tuo Signore, perché se lo merita, e dichiaraGli la tua gratitudine in ogni istante della vita, e in special modo quando ti fai latore di queste letterine.

Bacioni fedelissimi al mio caro papi e alla mia dolcissima mammabanana.

 

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