in cammino con Emilio che ci parla e ci spiega

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4 giugno 2005

PRESUNZIONE DI MANIPOLARE LA VITA

Caro vecchio scriba fedele, uno dei passatempi ai quali l'uomo si dedica con maggiore impegno è quello di rivendicare la sacralità della vita, e ne diventa impareggiabile ed instancabile paladino quando ne riconosce e ne sottolinea tutti i diritti che gliene sono riservati. Quindi sacralità della vita perché diritto alla propria vita e, se questa si riferisce alla sfera della propria persona, vita di diritti.

Come al solito, si tratta dell'interpretazione addomesticata di un valore - e nel caso specifico di quello sacrale - che si attribuisce al percorso di ogni singola esperienza umana, che inizia con l'atto della procreazione e finisce con la morte. Emilio Crispo Diario di un angelo, 2005 giugno-agosto poiché Dio ha creato la vita, questa non può sottrarsi alla sacralità dell'ispirazione, dell'aspirazione e della sua finalità. Così come Dio ha creato l'uomo per un palpito d'Amore purissimo di Padre, l'amore che alimenta il desiderio di vita dei figli Suoi deve essere altrettanto sacro.

Allora è sacro pure nella sua istintualità il desiderio dell'uomo a dare la vita ed è ugualmente sacro l'amore alla vita e per la vita, che egli dichiara e per il quale si batte nel privato, nella famiglia, nella struttura sociale. Nel tempo della vita e nel tempo dei tempi, è infatti il valore sacrale della vita terrena a suggerire all'uomo la speranza di una vita da condividere eternamente con Dio, anche dopo la parentesi terrena.
E' il valore sacrale della vita terrena a ispirarlo e spronarlo a farsi marito e padre, sì da garantire nella continuità della specie quel divino suggello che Iddio ha impresso nell'uomo, facendolo a Sua immagine e somiglianza.

In questa visione, in questo progetto, la vita è sacra già prima della nascita del concepito, già prima della formazione del suo embrione, già prima della scintilla d'amore che lo ha generato, già prima del desiderio che lo ha programmato. E' sacra perché partorita dallo spirito del Padre celeste.
Per questa sua peculiare sacralità la vita è inviolabile:
lo è nella sua temporaneità biologica come lo è nella sua mortalità indifferibile. Ti sembrerà un controsenso, caro vecchio scriba fedele, ma è proprio così, perché la morte fa parte di quel progetto che previde peccato, pentimento, misericordia e perdono come punti cardinali della bussola che orienta il percorso della vita verso il porto sicuro della gioia della vita eterna con Dio. Allora è evidente che la morte non intacca la sacralità della vita, ma ne esalta la purezza nell'eternità.

A maggior ragione, la inviolabilità della vita è sacra in ogni istante del suo percorso e, paradossalmente, lo è allontanandosi dalla morte ed avvicinandosi alla scintilla amorosa che ne ha avviato l'inarrestabile avventura, inarrestabile perché nessun evento che sia stato preventivato o condizionato da umana volontà è capace di cambiarne la destinazione, che le riserva di essere partecipe del divino per sempre.

Per questo l'uomo non ha da rivendicare alcun diritto che non gli sia stato già concesso. Quello supremo di essere stato concepito nell'Amore di Dio li comprende tutti, eccetto il diritto divino dell'onnipotenza e onniscienza con le quali solo Lui sa tenere a bada il male assoluto. E lo ridurrà all'eterna impotenza.

Anche sui destini della vita terrena l'uomo non può accampare alcun diritto, se non quello di scegliere tra il bene supremo e razionale e il male limitato e irrazionale, che lo sollecitano in ogni istante della sua brevità. Quindi non può opporsi alla vita, né può proporre forme alternative di vita transeunte che non rientrino nel progetto di Dio. Che non si esaurisce con la morte ma con la morte chiude la parabola del confronto, prevedendo anche il corrente rispetto della sacralità della vita nelle sue radici e per il suo futuro eterno.

Manipolare la vita con mani umane è il più presuntuoso peccato di presunzione di cui l'uomo possa macchiarsi. L'uomo ha bisogno di un solo istante di vita per costruirsi e garantirsi l'immortalità, non ha bisogno né di allungarsi né di abbreviarsi l'esperienza terrena per riuscirci. Gli basta soltanto quell'attimo di pentimento, e il perdono di Dio gli assicurerà l'immortalità che pretende. Fate che il pentimento vi costi di meno di quanto può costare il soggiacere all'antico peccato di presunzione, miei cari. Questa è l'unica formula che apre la vita sull'eternità.

Eternamente vostro

18 giugno 2005

IMPAZIENTE ENTUSIASMO

Non ho non ho mai dato motivo pensare, caro papi, che questa nostra meravigliosa ed intima esperienza sia arrivata alla fine.
Se hai potuto temere una cosa simile sei in errore, per almeno 2 motivi. Il primo è che Colui che ci ha prescelti per vivere la grande ed entusiasmante avventura dello spirito non la pensa così. Il secondo è che la nostra storia, e quindi con essa le cronache e le corrispondenze che pervengono, non sono private, ammesso che lo siano mai state, ma sono dedicate ad uno stuolo di lettori che sono divenuti i miei, i nostri amici più affettuosi e i più convinti ed impazienti sostenitori dell'Amore Misericordioso di Dio Padre, di Gesù e di Maria. La vostra impazienza nasce ovviamente dal desiderio di conferme e dal bisogno umanamente comprensibile di saperne di più. La mia non è evidentemente impazienza vera e propria, perché qui da noi si praticano solo le virtù, ma è l'entusiasmo che deriva dal sentirmi utile a Dio e a voi al tempo stesso, e pertanto meritevole del Suo e del vostro amore. Questa è certamente la mia gioia più grande e gratificante.

Poi viene quella di far procedere su un foglio di carta immacolata la penna del mio papi, per riempirlo di sentimenti immacolati, perché, non dimenticatelo mai, in tutto questo gioca un ruolo non secondario l'Amore Misericordioso della nostra Mamma celeste. E siccome qui non c'è prima e poi o primo e secondo all'infuori dell'essenza di Dio, del Suo Progetto e della sua attuazione, tutto avviene nel segno della volontà e dell'eternità del nostro Padre sempiterno e nella contemporaneità degli eventi che le rappresentano. Sto cercando di spiegarti che mentre a te può sembrare disperante un silenzio che si protrae per molti dei tuoi giorni, al punto da farti temere che i rapporti epistolari si siano interrotti per sempre, per noi del persempre l'amore che vi dedichiamo e che desideriamo testimoniarvi non si esaurisce mai e vi arriva sempre in tutti i modi possibili ed immaginabili, ed anche in quelli impossibili ed inimmaginabili.
Non ci sono solo le penne e gli scriba fedeli. Noi disponiamo di altri sistemi, ben più sofisticati, per farvi sentire la nostra vigile ed amorevole presenza e per proteggervi da tutto quel male che tende ad anestetizzare i sensi, di cui dispone il cuore dell'uomo per sentirsi vicino ed eternamente unito a noi e a Dio. E' lo spazio che crea le distanze che il tempo della mente non sa né potrà mai sormontare. Per noi lo spazio non può esservi e senza di esso non vi è quella lontananza che voi soffrite. Lontananze e ritardi si superano e si cancellano affidando il cuore all'immensità dell'eternità e all'eternità del nostro volervi bene, che non conosce la paura delle distanze e dei tempi di percorrenza.

Forse che l'amore per una persona amata deve correre più veloce se questa è lontana mille miglia e se la può prendere più comoda se questa abita alla porta accanto? L'amore non viaggia a velocità alcuna e arriva in conformità alla disposizione d'animo di chi lo riceve. L'amore è ed è sempre tempestivo, se proprio vuoi dargli un significato temporale: se la penna è diventata pesante, non significa che si è esaurito, ma semplicemente che il tempo e lo spazio di tua pertinenza si sono frapposti alla fonte, e non vuol dire che si è chiusa al mio amore la porta del cuore. Perché, fino a quando la terrai aperta al Signore anch'io non avrò difficoltà a rimanervi. Avere fede nell'Amore di Dio equivale a ravvivare ogni forma d'amore che da Lui discende e a Lui s'ispira. E il mio per voi e il vostro per me è fra questi. E poiché Iddio è eterno ed eterno l'Amore che ci dedica, così come lo sono tutte le emozioni e tutti i sentimenti che da questo prendono vita.

Perciò buon lavoro caro, vecchio scriba fedele, solerte provocatore di queste straordinarie vicende. Ciao.
L'amore è qui alla vostra portata, attingete a piene mani, non abbiate timore di farne una bella scorpacciata, perché non è indigesto, anzi rende gradevole e digeribile ogni avversità dolorosa della vita.

Ciao ciao

25 giugno 2005

MI SENTO IN PARADISO

Caro papi, quante volte nella mia breve ed intensa vita di innamorato, nei momenti di subbuglio amoroso mi sono sentito in paradiso! Lo hai provato anche tu, ne sono certo. Ma come facevamo entrambi ad esprimere uno stato d'animo riferendolo ad un posto dove sino ad allora non eravamo mai stati? La risposta è molto semplice, caro papi.

L'avventura umana inizia infatti nel Paradiso e non può essere altrimenti, se è Dio ad averla pensata ed attuata, ponendo l'uomo, figlio Suo per purezza di spirito e per santità di materia, al centro del Suo cuore. Il Paradiso è proprio il centro dell'immenso e generoso Cuore di Dio.
Certo, non è facile immaginare questa verità, ma, una volta liberato dalla materia che nei sensi aveva goduto l'innamoramento, ogni dubbio si è disciolto come neve al sole ed io mi sono ritrovato proprio in quel Paradiso che è la nostra unica, eterna casa, quella nella quale si realizza la Beatitudine di essere concretamente amati da Dio, condividendoNe tutti i doni d'Amore, la Sapienza , la Gioia , la Luce , l'Armonia, la Fortezza , la Giustizia , la Santità eterna.

Oltre alla concretezza dell'Amore del Padre, qui in Paradiso si gode di tutta la consapevolezza di sapersi amati da Lui, consapevolezza che non è quasi mai possibile realizzare in terra, dove il dolore e le rinunce dell'umana condizione inducono a dedurre che il Signore se ne disinteressi o non ci faccia caso. Ah se potessimo sentirci in Paradiso anche in quei momenti di disperazione. Credere anche allora all'esistenza di questo posto bellissimo ed ineguagliabile non è poi tanto difficile, se si inforcano gli occhiali della Fede.

Se la vita viene spesso definita un inferno, altro luogo di cui l'uomo è solito parlare senza conoscerne o riconoscerne l'effettiva consistenza ed ubicazione, non deve essere difficile trovare nell'immaginazione il suo esatto contrario, non solo come speranza e aspettativa, ma come idea o se preferisci come ricordo di un'esperienza già vissuta e rivissuta non soltanto dall'uomo, per immagine e somiglianza figlio di Dio, ma anche da Dio stesso fattoSi uomo. Esattamente.
Lì dove si compì il Suo poderoso progetto creativo, lì prese Corpo il piano divino di Misericordia e di redenzione, lì fecero ritorno nel corpo glorioso Gesù e la Sua Mamma terrena, già paradisiacamente Santa nella carne dopo averNe portato a termine il mandato sacrificale. E' lì, in paradiso, che l'umanità riscattata nel perdono già fa ritorno per tutti i secoli dei secoli.

Credere nell'esistenza del Paradiso è facile, caro papi, anzi è molto più facile e meno oneroso del non credervi. E questo né per ignavia né per pigrizia. Chi si appresta prima o dopo a raggiungere questo Luogo di nascita, sappia che ignavia e pigrizia non trovano posto in Paradiso, ove ognuno, partecipando alla generosità di Dio, deve anche ricambiarLa in amore da dedicare a Lui e a tutte le Sue creature in cielo e in terra.

Tutto ciò significa darsi un gran da fare, per di più per l'eternità. Ma anche questo è Paradiso!

Adoperiamoci tutti dunque per il Paradiso di tutti. Lo farete con maggiore lena e convinzione quando scoprirete che il Paradiso celeste è esattamente uguale a quello che si immagina in terra, il posto dove l'amore che si riceve è amore ricambiato, ed entrambi producono quell'amore capace di sopravvivere aldilà della morte e desideroso di arricchirsi dell'Amore di Dio.

Vi amo, miei cari, nella totalità del vostro amore e nella generosità dell'amore che ci riempie la vita eterna.

Bacioni dal vostro eternamente innamorato

luglio 2005

10 luglio 2005

IN SILENZIO

Mio caro vecchio scriba, vi sono momenti in cui si desidera il silenzio più assoluto per ascoltare la voce del cuore, che è difficile udire se si è convinti che il cuore parla con gli stessi organi di fonazione con i quali si traducono in parole i pensieri, i sentimenti, le emozioni. Ma l'uomo, fino da quando è vivo nel grembo materno, dispone di un altro potentissimo ed efficientissimo strumento comunicativo, piano piano dimenticato quando le regole della vita lo costringono ad esprimersi a parole.

Ma il pensiero dell'anima continua a parlare con la voce del cuore. Bisogna ritornare bambini per riappropriarsi della facoltà di sentire, senza dichiarazioni verbali, ad esempio l'amore materno, un afflato che non ha bisogno di parole per dirsi, ma si traduce in sguardi, intese, carezze, baci, coccole, atmosfere.

Con il trascorrere del tempo le parole perdono lo smalto, la brillantezza, la freschezza, la spontaneità dei buoni sentimenti e dei buoni propositi, e diventano opache, evanescenti, aride ed avvizzite come le menti che le usano per nascondere le primitive, istintive, innate speranze d'amore. Allora gli sguardi si fanno obliqui e le intese sembrano dissonanze, i baci e le carezze diventano lascive e le atmosfere impenetrabili. Queste parole, che sbarrano le porte del cuore a qualsiasi tentativo di effrazione del bene, sono lapidarie come come massi che schiacciano l'anima, togliendole il respiro e vietando l'accesso all'alito vivificante dello spirito. Sono parole che offendono, feriscono, uccidono, mortificano la naturale dignità di ogni essere umano e il Padre dal Quale questa discende. Eppure Egli parla, Egli non fa mai mancare una Sua parola, la Sua Parola di conforto detta con discrezione e cercando di non alzare mai la voce, perché altrimenti manifesterebbe una potenza devastante. Il Padre parla sommessamente come è sommesso il suo Amore sincero e totale, si dichiara delicatamente come si conviene ad un Amore che conquista senza sconvolgimenti e violenze. Parla, insomma, silenziosamente. Per questo motivo c'è bisogno di silenzio per udire la voce di Dio celata e custodita nel proprio cuore.

Se l'uomo dedicasse meno tempo a coltivare l'uso improprio delle parole e meno compiacimento al loro ascolto, se si applicasse piuttosto ad ascoltare la loquacità di certi silenzi ed in particolare di quello di Dio, allora capirebbe quanto è grande L'Amore e quanto dolce la Misericordia di cui Egli lo fa partecipe.

Nel silenzio si riscopre il valore dei messaggi affrancati dalle catene delle parole convenzionali, detti con lo sguardo e il sorriso nel linguaggio del cuore e dell'anima. Nel silenzio la fede fortifica l'udito per ascoltare Dio che ci dichiara il Suo Amore e la vista per cogliere nel Suo sguardo il compiacimento di essere ascoltato. Godiamo in silenzio questa meravigliosa esperienza.
Io, vostro loquace messaggero, sono qui con voi per amplificare il significato del cosiddetto silenzio di Dio. Spero di esserne capace.

Ciao. Emilio blablabla

20 luglio 2005

IN UNA SPENDIDA NOTTE MARINA IL SORRISO DI DIO

Caro papi, lasciati dondolare dalla voce del mare e dal frangersi ritmico delle onde, nella culla generosa e confortevole della natura alla quale affidi il corpo da ritemprare e rinvigorire. Lasciati guidare dalla bianca luce lunare, che non hai visto sorgere e che forse non riuscirai a vedere inabissarsi nell'orizzonte del mare, mentre ti perdi nel bagliore disegnato sulla sua superficie. Lasciati incantare da questo spettacolo portentoso, affascinante come lo sono tutti quegli eventi dietro la cui sconcertante semplicità si nasconde, ma non troppo, il compiaciuto sorriso di Dio.

Lascia che i tuoi pensieri si rispecchino nello specchio che squarcia il buio delle tenebre e diventino essi stessi riverbero e fonte di luce. Fa che riscoprano la luce ed il sorriso del creato e del Suo Creatore e la gioia e la forza di farsene testimoni privilegiati.
In poche, essenziali parole, caro papi, affidati come sempre al Padreterno e goditi tutto il bello che ti mette a disposizione. E soprattutto non ti dimenticare della Sua prodigalità, quando la vita ti mostra il lato doloroso e crudele della sua realtà, dietro il quale Dio continua a sorriderti in un sorriso di solidarietà, di conforto.

Con il quale ti dice: “Non disperare, figlio mio, non ti ho abbandonato, sono sempre accanto a te nella buona e nella cattiva sorte, solo che tu non mi abbia cacciato via, non mi abbia ripudiato. Abbi fede. Vedrai che il mio sorriso diventerà incontenibile quando potrò mostrarmi a te, molto ma molto di più di quanto appare in una splendida notte marina di luna piena. Questo dipende da te, dalla forza e dalla convinzione della tua fede in me, che non si lasciano sconfiggere dalle avversità della vita terrena. E che, se mai questo dovesse accadere, trovano nuovo vigore e nuovo conforto dall'emozione che si prova a vivere lasciando i propri pensieri in balia della luce… che solca la superficie del mare in una notte di plenilunio”.

Quante volte hai vissuto nella tua vita simili emozioni, caro papi? Sicuramente tante, però, se ci fai caso, nessuna è identica all'altra. Questo non deriva dai diversi stati d'animo del momento, ma dal fatto che il Signore non è mai monotono, scontato, ripetitivo, è invece fantasia assoluta ed inesauribile, sicché sta all'uomo coglierNe ogni espressione, ogni sfumatura e tutta la generosità.

Impariamo dunque a conoscere il Padre anche nella prodigalità del Suo Amore e a riconoscerNe i segni inconfutabili con i quali Lo esprime.

Buona notte di luna piena e di luce chiarificatrice. Ciao, Emilio

26 luglio 2005

L'AMICIZIA INCARNA LO SPIRITO AMOROSI DI DIO. Chi trova un amico trova un tesoro

Caro vecchio scriba fedele, è molto più facile e meno impegnativo affermare che trovare un amico equivale a trovare un tesoro, piuttosto che andare a caccia di tesori con l'intento e la speranza caparbia di trovare degli amici. Se i proverbi sono veramente il frutto della saggezza dell'uomo, intesa naturalmente come esperienza vissuta, allora è evidente come l'indole umana tenda a defilarsi di fronte a compiti gravosi e complicati, come quello di farsi cercatori di vera amicizia, specialmente quando viene coinvolta nell'ambito della spiritualità che l'istituto sacro dell'amicizia comporta.

L'amicizia è sacra. E' l'altro luogo comune al quale l'uomo ricorre per sottolineare il valore etico del vincolo e della reciprocità morale alla quale l'amicizia dà vita. Salvo poi infrangerlo ad ogni occasione, a testimoniare che la retorica di cui egli ama compiacersi vale più dei sentimenti e dell'amore che lo hanno generato. Ma il vero motivo della sua sacralità sta nel fatto che essa nasce dal cuore del Creatore di tutte le cose e - come l'uomo e tutte le specie che popolano la terra, le piante che la ricoprono, le acque che la bagnano e la solcano, le rocce, la sabbia e i minerali e la modellano- essa incarna lo spirito amoroso di Dio.

Incarnare è la parola giusta e più appropriata, caro vecchio scriba fedele, per descrivere con quanta cura e con quanta accortezza il Signore abbia voluto significare che questo sentimento, sgorgato dalla forza vivificante dell'amore divino, ha bisogno di farsi corporeo, di assumere la fisicità che lega il patto dei contraenti. L'amicizia infatti si fa concreta nei sensi che l'animano, la rinfocolano, la saldano. La parola, gli sguardi, gli atteggiamenti, le espressioni sono essenziali a rendere visibile e godibile il nocciolo che ha alimentato questo atto d'amore che si fa dono, e che chiede di essere almeno ben accetto, se non ricambiato.

E chi più di Dio può desiderare di essere gradito all'uomo in ogni attimo della Sua eternità che gli dedica?
Chi più di Lui può desiderare di essere amato dal figlio prediletto, al quale dedica in segno d'amicizia le bellezze e le gioie di quella natura divina alla quale lo ha formato? Chi più di Dio anela a farsi dono della Sua infinita e inesauribile generosità, che manifesta anche nell'amichevole natura vitale che fa da cornice all'uomo? Chi più di Dio rappresenta il vero puro spirito dell'esploratore che va alla scoperta del tesoro dell'amicizia?

Nel rapporto preferenziale che Egli aveva riservato alla Sua creatura più perfetta, aveva confidato per primo nella verità che l'amicizia è sacra. Ma fu proprio l'uomo a dissacrare il patto, a tradire la fiducia che sta alla base del vincolo e l'amore che ne rappresenta il culmine, lui che ad ogni piè sospinto continua a riempirsene la bocca, anche mentre se ne svuota il cuore.
Dio, invece, non è venuto mai meno all'eterno impegno che Si era dato come regola primaria della creazione. Essere amico fedele dell'uomo prima che Padre, Madre e Fratello, e si fece amicizia incarnata nel corpo divino di Cristo, per testimoniare in Lui il valore più alto dell'afflato che non si ferma neppure di fronte al sacrificio. Si fece amicizia totalizzante e non privata, Si fece amicizia disinteressata e gratuita, si fece amicizia redentrice e vivificante, si fece incomparabile tesoro d'amicizia che trova nel vincolo il tesoro profetizzato e accanitamente cercato.

Da sempre Dio opera come il cercatore d'oro che setaccia montagne di umanità terrena per estrarre qualche pagliuzza di prezioso metallo, che lo contraccambi dell'impegno che Egli dedica all'opera redentrice del genere umano. Dovrebbe essere l'uomo, piuttosto, a farsi tenace ed indefesso cercatore di quell'oro nascosto nella terrosità della sua natura in pepite, altro che pagliuzze, che rappresentano la ricchezza derivata dall'essere oggetto della calda, sincera, indistruttibile amicizia di Dio e dall'essere fatto a Sua immagine e somiglianza, quindi in grado di ricambiarGli questa meravigliosa prova d'amore.

Perciò, caro vecchio amico nonché scriba fedele, cari amiconi miei tutti e tu mamma banana amica mia, prendiamoci per mano e, unendoci alle mani che Dio eternamente ci tende, stringiamoci forte intorno a Questo nostro Amico per dirGli che l'amicizia che Gli dedichiamo è veramente sacra, incorruttibile ed eterna.

Ciao a tutti, dal vostro migliore amico

31 luglio 2005

L'AMORE DI DIO in cambio dello striminzito amore dell'uomo

Caro papi, tra i tanti e tanti sforzi, che l'uomo fa per ridurre alle sue dimensioni l'eternità incommensurabile degli attributi e delle attitudini di Dio, c'è quello, in verità assai velleitario, di misurare l'amore di Dio. La difficoltà di una simile impresa non dipende solo dalla sua incapacità di ragionare al di fuori dei parametri temporali e spaziali che gli sono congeniali, ma sta nella quasi totale mancanza di un valore di riferimento, che non sia il suo limitato e modesto modo di amare.

Come può, infatti, la mente umana immaginare la totalità dell'Amore divino, se l'uomo non sa donare quasi nulla di se stesso, quando ama?
Quando ama. Ecco l'altro limite dell'amore umano, che non è sempre disponibile, sempre fruibile, sempre a portata di mano. C'è quando gli pare, quando gli fa comodo, quando ci ha un tornaconto. E già. Senza vantaggio, senza prospettiva di un qualche vantaggio, è difficile che l'uomo sia disposto a darsi o a rendersi disponibile in termini d'amore caritatevole. Anche e soprattutto quando ne fa dichiarazioni convinte nell'intimità o nella collegialità delle preghiere, che indirizza al Signore, direttamente o per il tramite di un qualche sponsor volonteroso d'intercedere, come Gesù, Maria Misericordiosa, gli Angeli, i Santi, l'Angelo custode ecc. ecc. Per non parlare dell'infedeltà e delle diaboliche deviazioni. Nulla a che vedere con l'Amore dichiarato del Signore, totale, completo, fedele gratuito e soprattutto caritatevole. Dio è onnipotente ed onnisciente anche nella capacità di elargirSi in forma d'Amore totale.

E in cambio l'uomo che Gli dà? Un amore striminzito, un po' distratto e comunque interessato. Ma, se è sincero, il Signore lo gradisce lo stesso e non Si scandalizza o Si risente, perché conosce la Propria potenza e i limiti dell'uomo, che si è perso per la propria presunzione e per questa ha disimparato ad amare come il suo Creatore aveva progettato per lui.
Nell'ispirazione dell'Amore totale e sconfinato, Iddio non si perde d'Animo di fronte a certe pochezze, Lui Che per amore Si è fatto talmente umile da annullare la propria umanità con il sacrificio della croce, da rinunciare a Se stesso fatto uomo, e fatto dono per tutta l'umanità da ricondurre in seno ai valori universali dell'Amore.

Ecco che l'uomo ha l'opportunità di dare interpretazione umana alla valenza umana dell'Amore divino.
Questo è un moltiplicatore capace di levare all'ennesima potenza il calore e la debole fiammella dell'amore dell'uomo, per farlo forte ed incancellabile a somiglianza di quello di Dio, sicché diventi il lasciapassare per la vita eterna.

Dio come moltiplicatore, che si contrappone all'instancabile divisore, è un'immagine che non mi dispiace, perciò moltiplicate per quanto vi è possibile la vostra voglia d'amare. E non vi aspettate nulla in cambio, miei cari, perché già siete stati stra-amati.

Con tutto il mio personale amore, vostro

 

agosto 2005

7 agosto 2005

Un alito di Spirito Santo e via! NELLE RADICI DELLE PAROLE LA STORIA DELL'UMANITA'

Caro scriba fedele, caro vecchio papi semiologo, quanto ti piace cimentarti nel risalire alle origini delle parole per riscoprirne il valore semantico, espressione massima della capacità di sintesi della mente sulla base delle sensazioni visive o fonetiche o altrimenti cognitive, che la ragione elabora in idee. Origini della parole come radici, radici di una vita vissuta non solo sulla terra, ma altrove e da vivere altrove in un futuro eterno.

Come il pensiero si fa consistenza dell'essere –penso quindi sono- così le radici delle parole diventano la cifra che racconta la storia dell'umanità, dai suoi nobili e santi primordi divini a quella più recente di una sopravvivenza nella materia per un ritorno al divino.

La più antica, la più profonda e inestirpabile radice è dunque Dio e, per quanto l'uomo faccia di tutto per farla avvizzire, questa rimane saldamente conficcata alla base della sua vita, per garantirgli la linfa vitale necessaria a produrre i buoni frutti dell'amore, senza i quali i rami della pianta-uomo non si proiettano nell'infinito della vita eterna. Anche la linfa è Amore perché è frutto di Dio, che ama, che mette a disposizione tutto Se stesso, che Si concede senza limiti e senza ritegno e che, poiché ama, E', esiste, è presenza reale ed insopprimibile: anche se tu non te Ne vuoi fare investire, non Ne vuoi godere, non Ne vuoi trarre vantaggio.

Trasferire all'uomo l'assunto divino “Amo quindi sono” era stato un giochetto da ragazzi per il Padreterno. Un alito di Spirito Santo e via. Il problema era quello della capacità dell'uomo, una volta progettato come fonte d'Amore, di farNe partecipe il prossimo oltre che se stesso, ma l'uomo si dimostrò incapace di sottrarsi all'influsso diabolico della parte oscura della mente, nella quale albergano presunzione ed ingratitudine, espressione vitale di una linfa che sgorga dalle radici della malapianta della materia che, poiché odia, è, esiste, è presenza reale. Ma non è insopprimibile, dal momento che l'uomo è in grado di estirparla scegliendo l'amore e per il volere divino che ne ha decretato la fine per sempre.

Una volta rifiutato il male, anche l'uomo che ama è, esiste e il suo essere è eterno. Certo, la sua capacità di amare, cioè di concedersi, di rendersi disponibile, non è minimamente paragonabile all'onnipotenza dell'amore di Dio ed alla Sua incommensurabilità. Ma al Signore poco importa. Quello che conta è la qualità dell'amore, che più è darsi e più è aprirsi all'altro, più è gradito in cielo. E in cielo è altrettanto gradito il sentirsi amati. Dio Si compiace di Amare ma Si inorgoglisce di sentirSi amato. Anche qui non conta la quantità, ma la qualità dell'amore ricambiato, amore filiale, amore riconoscente, amore confidente.

Lo strumento per dichiarare al Signore questo amore è la preghiera. Con essa l'amore diventa un flusso inarrestabile d'amore bidirezionale, che è il motore della vita eterna. Amo, quindi esisto per sempre, vivo per sempre. Come me che vi amo con il Signore e ho il Suo e il vostro amore.

Siamo già nell'eternità, non vi pare? Ciao,

Incoronazione dell'Assunta

15 agosto LA VERITA'

Miei cari, in un tempo dell'umanità in cui l'effimero prevale sul concreto, l'apparire sull'essere, la forma sulla sostanza ed ognuno è portato a farsi su misura il proprio codice morale, potreste pensare e temere che la verità sia un bene in via d'estinzione. Ma per fortuna le cose non stanno così, perché, pur se disconosciuta, la verità non si esaurisce mai. Si esaurisce più semplicemente l'uomo nel cercarla, volerla, raggiungerla, scoprirla, inseguirla come se gli scappasse via ad ogni istante, mentre essa è lì, evidente, immancabile, insostituibile, eterna.

La verità è realtà, essenza, concretezza. Proviamo allora a capire perché la si cerca altrove e la si immagina in sembianze diverse. Forse perché l'esperienza umana è abituata a confrontarsi con una realtà dinamica in continuo divenire, e l'attore di questa esperienza diventa sempre più il responsabile principale di questo rinnovarsi affannoso e scoordinato. Ne deriverrebbe una comprensibile inadeguatezza allo stare al passo coi tempi. L'uomo non sarebbe dunque in grado di metabolizzare le proprie conoscenze. Questo potrebbe anche rispondere a realtà, se non fosse invece un artificio mentale, un sotterfugio razionale di chi, come l'uomo, si vuole proiettare nel futuro suo materiale, bruciandone il presente ed evitando di arricchirsi del passato.

In questa atavica ignavia a fare tesoro delle precedenti esperienze proprie e altrui, l'uomo perde il senso della vera ed unica realtà vera di cui fa parte, cioè di quella che è stampata nella memoria dell'umanità, nelle sue vicende e nella sua storia. E se, nei suoi scomposti tentativi di prefigurarsi un futuro reale, si affidasse alla verità che gli è già stata rivelata, allora scoprirebbe che l'essenza della sua vita reale in terra e la realtà del suo destino spirituale coincidono perfettamente nella stessa, unica verità.

La verità che Iddio esprime in terra e quella che promette in cielo sono della medesima sostanza e nascono dall'unico testimone possibile. E' la verità rivelata ai progenitori dell'umanità, è quella codificata nella tavole, è quella testimoniata da Gesù Redentore, è sempre quella sincera verità che trionferà per sempre il giorno del Giudizio. Dio è stato ed è chiaro in questo impegno, perché verità è schiettezza, franchezza, sincerità, doti che Egli elargisce a piene mani non solo perché gli sono congeniali, ma affinché la Sua creatura preferita le esibisca dal profondo dell'anima, almeno al momento del redde rationem nella richiesta del perdono che la consegna all'eterna vita reale, alla verità. E, perché sia il più sinceramente pentita, il Signore le indica una dirittura morale, una via da percorrere in modo retto, cioè il più breve possibile e nel rispetto dei sentimenti di onestà e di lealtà di cui Egli Stesso Si è fatto interprete incarnandoSi nel Figlio prediletto.

A questi sentimenti ci si deve adeguare nel rispetto di se stessi e nei riguardi dei propri simili.
In questo il Signore è inflessibilmente Buono. E' Regola, è Norma e non potrebbe essere altrimenti, Lui che Si è fatto artefice dell'Ordine Etico, dell'Ordine Cosmico, dell'Ordine naturale delle cose con i quali distinguere il Bene dal male.

Eccoci arrivati al termine del nostro ragionare sulla verità. La Verità, è essenza, è dirittura morale è lealtà e norma. Ricapitolando: la verità è Dio. Ecco il solo motivo per il quale non possono esservene altre a cui tendere e di cui inebriarsi.

Veramente vostro

27 agosto 2005

SEDUZIONE A FIN DI BENE

Caro vecchio papi mio, hai voglia di fare il fanatico con la complicità di Ginger e Fred, che fai passare per cani da rimorchio. Vecchio seduttore brizzolato! Il fascino, la seduzione sono tutt'altra cosa. Per quanto possa essere accostata all'inganno che tende a conseguire per soggiogare e sedurre, tuttavia la seduzione può essere esercitata con mezzi e con finalità esattamente opposti, cioè nel pieno della sincerità più spontanea e gratuita e nell'intento di procurare libertà e sapienza. In questi termini Cristo è il seduttore più affascinante che si possa immaginare. Amare Cristo vuol dire lasciarseNe prendere totalmente, ma rispettando e mantenendo pienamente dignità e libertà: libertà di scelta tra bene e male, tra Cristo e satana, tra gioia eterna ed eterna disperazione; dignità della condizione umana e delle origini divine che la segnano inequivocabilmente.

La seduzione che Gesù esercitò sull'uomo mira a farlo cosciente della dignità di figlio di Dio e quindi di fratello Suo, dando risalto alle doti interiori ed alle suggestioni esterne di cui dispone per rendere più solidale e convinta tale dignità, facendoseNe esempio e vessillo d'amore degnamente vissuto, alimentato e condiviso.
Gesù affascina e seduce perché è essenza e potenza d'amore che non annulla né schiavizza, ma Si sacrifica, Si annulla, Si sottomette affinché la potenzialità dell'amore dei fratelli terreni si esprima in tutta la Sua forza deflagrante e contaminante.

Chi è l'altro seduttore che l'uomo incontra immancabilmente nelle peregrinazioni terrene? Costui è satana, il diavolo affascinante in spregiudicatezza, provocante in sfacciataggine, seducente in faziosità. La forza della sua seduzione si esprime nella atavica attitudine ad allontanare l'uomo dalla sfera fascinosa di Dio, promettendo il conseguimento terreno di ricchezza, potenza, fama, grandezza, beni che anche l'uomo più sprovveduto sa vanificati dalla morte -perché nessuno di essi riesce ad annullare il peso e la deperibilità della materia alla quale è intimamente legato- anche la tanto decantata immortalità, l'illusione più raffinata e menzognera con la quale belzebù allontana l'uomo dall'unica, vera e sempiterna immortalità, che Iddio gli ha destinato in spirito e promesso in carne. Il fascino diabolico è dunque tentazione e non reale, eterna realizzazione, né tanto meno reale, eterna condivisione di una condizione beata ed esaltante nell'Amore di Dio. L'unica immortalità che satana è in grado di assicurare alle vittime impenitenti delle sue tentazioni irreali, fuori del tempo e dello spazio, è quella della disperazione delle anime ribelli alle cure pietose di Cristo Redentore, Che rigettò al proponente le tentazioni di sempre. Anche in questo Suo agire esemplare Gesù è molto, ma molto più seducente e affascinante del diavolo, ed ispira i Suoi fratelli in Dio affinché, respingendo le tentazioni della materialità ed esaltando i valori della dignità spirituale, si riapproprino del fascino che nasce dalla bellezza e dalla purezza dello spirito non contaminato dalla materia, ma ingentilito da fattezze corporee immaginate e confezionate per esso da Dio.

Vi voglio bene, miei cari, e quindi vi seduco.

Ciao dal vostro di sempre

Il giorno dopo, alla Santa Messa, abbiamo ascoltato questa lettura.

28 agosto, XXII domenica del tempo ordinario
LITURGIA DELLA PAROLA, prima lettura - Dal libro del profeta Geremia ( 20,7-9)

Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso.
Sono diventato oggetto di scherno ogni giorno, ognuno si fa beffe di me. Quando parlo devo gridare, devo proclamare: violenza, oppressione! Così la parola del Signore è diventata per me motivo di obbrobbrio e di scherno ogni giorno. Mi dicevo: non penserò più a lui, non parlerò più in suo nome! Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo ma non potevo.

In viaggio con la mamma di Emilio da Roma a Fatima e ritorno

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