Diario di un giovane angel

novembre
dicembre
DUEMILA4
3 ottobre 2004
SE LA VISTA NON E' PIU' QUELLA DI PRIMA

Mio caro papi, non ti sentire solo. Non lo sei mai, c'è sempre qualcuno che veglia su di te.
Nessuno è mai solo
. Che ci staremmo a fare, noi, se non fossimo accanto a voi ma solo in cielo a cantare la gloria del Signore?

Il Signore, da tutti gli spiriti che ormai godono senza alcun impedimento della pienezza del Suo e del loro stesso Amore, preferisce sentirsi raccontato e glorificato fra coloro che fanno maggior fatica ad amarLo e a sentirsi amati. Ecco dunque che, per volontà di Dio e nostra vocazione, noi vi seguiamo passo passo con discrezione e molta amorevole partecipazione.

Ma, come fa un essere umano a credere nello spirito che gli è accanto, se non lo vede? E' semplice, basta inforcare gli occhiali. Di quelli che non solo aguzzano la vista, ma anche l'udito, il gusto, l'olfatto, il tatto, e soprattutto il buon senso che parla al cuore e lo rende più disponibile ad amare e più suscettibile ad essere riamato, dicendo che non è possibile che tutto finisca alla fine della vita terrena.

Basta un paio d'occhiali per vedere ciò che si è convinti di vedere ma non si vede bene, perché la vista non è più quella di prima, non c'è più l'occhio di falco che permette ai bambini di credere all'angelo custode della propria giovane e verde fede.
Se sei talmente miope che ti tocca camminare con gli occhi bassi e il naso per terra, vedi a stento la tua essenza terrena e perdi di vista la vera essenza della vita ed il vero insostituibile valore della fede.

Ora basta con le chiacchiere.
Io sono qui tra voi, e voi lo sapete perché credete nell'eternità della vita mia e di quella vostra. Ma vi è vicino anche il Signore in compagnia degli Angeli e dei Santi. Ci sono, e solo un cieco non Li vedrebbe, Gesù e la Sua e nostra amorevolissima e dolcissima Madre Misericordiosa, alla Quale rivolgiamo la Supplica di donare a tutti la vista dell'Amore e della Fede, per cancellare l'incredulità della mente.
Per intenderci, noi siamo tutti occhialuti e non abbiamo più bisogno della Fede, ma ci piace che voi la coltiviate e l'aggiorniate. Per questo vi siamo vicini e non vi lasciamo mai, per questo vogliamo convincervi della nostra presenza, che non è per niente silenziosa né passa inosservata se vi si presta un po' d'attenzione.

Be', caro papi, ora ti lascio... si fa per dire ... Non vi libererete tanto facilmente di me.

10 ottobre 2004
LA STESSA SOSTANZA

Mi posso permettere anche lunghe attese, caro papi, dal momento che non ho più nulla a che fare con il tempo se non con quello vostro, il tuo, quello della mia mamma e quello di Ginger e Fred. Ma ciò non mi crea alcun problema, poiché l'amore che ci tiene uniti è già eterno per se stesso ed io lo posso percorrere su e giù come via di comunicazione, impiegandolo come veicolo al tempo stesso.
Chi ci va di mezzo, invece, sono i miei ormai abituali lettori, i miei nuovi amici di sempre e per sempre. Non li possiamo tenere in ansia, caro papi, perché hanno bisogno di qualche buona parolina celeste, che dica e confermi loro che la memoria di Dio è più lunga della Sua infinita Misericordia e che le mie letterine sono posta universale, destinata a tutti con la supervisione del Signore e la complicità materna di Maria Misericordiosa.

Quindi non li deluderemo, e con loro ci siete anche tu e mammabanana, che siete divenuti il tramite più recente e pertinente tra questo cielo e questa terra, tenuti strettamente uniti dalla forza insopprimibile dell'amore.
Ma non vi montate la testa, miei cari, Cielo e terra sono indissolubilmente uniti anche senza di voi. Eppure chi vive sulla terra fa l'impossibile per non rendersene conto e per considerare la vita terrena un evento da godere solo materialmente, finché morte non intervenga. Che bisogno c'è di inventarsi una vita da vivere nella gioia dello spirito, se lo spirito è la mera illusione di chi non è appagato dalla vita effimera e precaria, la sola che si possa vivere in qualità di esseri umani?
E invece la vita dello spirito è lì dietro l'angolo, anzi è qui accanto, coeva e contigua alla vita della materia.

Noi che ci siamo liberati della mediocrità dei sensi, pur riconoscendo ad essi insospettabili potenzialità di esperienza e di conoscenza, sappiamo che i due universi di cui vi parlo non solo sono a reciproco contatto, ma sono affini e complementari, poiché rappresentano l'universo creato da Dio per condividere con il figlio, fatto a Sua immagine e somiglianza, tutta la Sua gioia di Padre.
Sono l'unico universo possibile.

La morte riporta l'individuo alla sua natura e alla sua realtà primordiale e, seppure all'ultimo istante, cioè quello in cui i due mondi si stanno ricomponendo in una sola realtà, concede all'uomo l'opportunità di ritrovare il Padre e a Dio la gioia della Misericordia e del Perdono da accordare al figlio ritrovato.

Basta che il figlio Gli butti le braccia al collo, per accorgersi che l'incubo è finito e per conoscere, oltre alla dolcezza amorosa del padre, anche la vera sostanza di quella carne sulla quale Dio alitò per conferirle tutta la dignità di Spirito creativo. La stessa sostanza del corpo glorioso di Gesù e di quello della Sua dolcissima Madre.
Per quanti non prenderanno la mano che il Padre tende loro, anche per essi si aprirà il sipario su un unico universo, quello della vittoria eterna del Bene sul male, nel quale chi non si è ravveduto è relegato al dolore assoluto ed alla sua eternità.

Oltre che all'amore, questi due universi devono la loro affinità alla forza della fede e a quella della preghiera. Fede come fedeltà al progetto divino nella consapevolezza che ciascun uomo ne è protagonista. Fede come confidenza con Dio nella Sua Parola e nel Suo compito di Padre.
Preghiera come opportunità e come esigenza di dar voce alla fede per testimoniarla in promesse, propositi, invocazioni e dichiarazioni.

Impegnatevi dunque a rimanere fedeli con la stessa assiduità che dedicate, ad esempio, alla cura del corpo e della sua salute, ed allenatevi a parlare con il cielo il linguaggio della preghiera per diventare bilingui, proprio come si cerca di fare con una lingua straniera. Guai a non esercitarsi con regolarità, si rischia di dimenticarla e di perdere la capacità di capire e di farsi capire. E' buona norma conoscere almeno un po' la lingua del posto quando si va all'estero. Anche se nella nostra metafora l'estero è casa nostra, la casa del Padre, mentre se c'è un paese veramente straniero questo è quello della vita terrena, che va comunque visitato per trarne utile esperienza.
Con questo ti auguro la buona notte. Il tuo

24 ottobre 2004
AMORE PROFUMATO DI TERRA

Caro papi mio, mentre mammabanana conta le ore e i giorni che intercorrono tra una lettera e l'altra e si rammarica se la nostra corrispondenza è un po' meno fitta, io conto le vibrazioni che animano il vostro cuore e la loro intensità, e registro tutto l'amore che ne sgorga all'indirizzo mio e di tutta la gioiosa comunione dei Santi, Padreterno in testa, Gesù e la Sua dolce Madre accanto a Sé, ad esprimere l'autenticità dell'Amore che Egli riversa sull'uomo e che interpreta in maniera esemplare come Padre della Madre e del Figlio.

Conto pure il numero dei battiti cardiaci che vi separano dalla vita eterna, anche se non so quale sarà l'ultimo. Lo saprò quando saremo mobilitati a venirvi incontro manifestandovi la nostra gioiosa accoglienza. Quando avverrà chiederò alla nostra Madre dolcissima di concedermi la gioia di abbracciarvi per primo, poiché, per quanto l'Amore del cielo mi saturi e mi soddisfi aldilà di ogni immaginazione e speranza, quello che nutro per voi odora ancora del sublime amore terreno che mi fece figlio vostro e che sento crescere sempre di più nei vostri cuori, sì da non farmene mai liberare. Né mai io stesso potrei volerlo, dal momento che l'amore che l'uomo dedica al Cielo è pregno della sua natura umana e, per quanto si sforzi di sublimarlo di spiritualità, solo così egli saprà amare sino a quando non si sarà guadagnato i galloni di spirito puro ed eterno.

E' lo stesso amore di cui si bea Dio stesso,sollecitandolo e desiderandolo con apprensione paterna e con inesauribile ottimismo, così come si conviene ad un sentimento più umano che divino. E non può essere che così, altrimenti che ci sarebbe andato a fare Gesù sulla terra?
Dio si fece uomo per amare l'uomo ed esserNe riamato per le Sue doti di uomo capace di amare sino a sacrificare la propria vita. Paradossalmente il Signore ha voluto significare a tutta l'umanità che Egli ha imparato ad amarla umanamente e che dello stesso amore desidera essere ricambiato.

Verrà poi il giorno eterno dell'amore totale e totalizzante, ma questo non nascerà se l'uomo non esprimerà tutta la forza di quell'amore profumato di terra che tanto appaga il cuore di Dio.
E' lo stesso profumo che avverto nel vostro amore per me, miei cari, che non si cancella mai nemmeno nell'eternità, così come non si cancella mai il profumo delle radici spirituali che ogni uomo si porta appresso nel cammino terreno. A meno che egli non le rinneghi rinnegando per sempre Dio e la Sua immensa Misericordia.

Se le cose stanno così, ed effettivamente così stanno, allora è evidente che la terra, e non il cielo, è il luogo più indicato per l'incontro dell'uomo con Dio, dal momento in cui Iddio stesso gli è corso incontro e ha cominciato a parlargli con la voce del cuore. Qui si ritrovano l'uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio e Dio fattoSi uomo nella Sua vera sostanza divina. Qui essi si riconoscono, qui rinnovano il loro patto d'amore e ne sanciscono l'eternità. Qui sconfiggono la morte e danno vita all'immortalità.

Via amo di amore immutato, miei cari, celeste e terreno al tempo stesso e sempre di figlio amorevole.


NOVEMBRE 2004

6 novembre 2004
IL FUTURO DEL PROGETTO UOMO

Caro papi, questa volta vorrei affrontare con te un argomento molto complesso che nasce dalla seguente verità:
il Bene sconfiggerà il male per sempre, Gesù salito al cielo ritornerà in terra nelle vesti della Sua persona trinitaria e sconfiggerà la morte.
La domanda che sorge spontanea da queste profezie, o meglio da queste divine promesse che sono al tempo stesso convinte aspettative del credente, è questa: perché è tutto rinviato al futuro? Di quale futuro si tratta?

Non è certo il futuro di Dio e neppure quello del Figlio nel quale Egli stesso si è incarnato per farsi uomo. E non può essere il passato remoto di quel Dio che sentì l'urgenza di farSi uomo per correre accanto ai figli da Lui stesso creati, ma allontanati da Lui dal peccato. Come può infatti Iddio Onnipotente, Lui che è l'eternità in tutte le Sue manifestazioni, essere condizionato dai tempi verbali di uno stile di vita mortificato dal tempo ed angustiato dallo spazio? Dio è in ogni istante della Sua eterna Identità, Dio non conosce passato, presente e futuro, poiché è Conoscenza assoluta fuori del tempo e pertanto già a conoscenza del destino dell'uomo dalla sua creazione alla sua riappropriazione della vita eterna.

E' l'uomo terreno, quello ridotto alla mortale natura di tempo e spazio, che necessita di riferimenti e di scadenze. In particolare riferimenti ad un passato glorioso di diretto partecipe della vita del Padre, ad un presente immerso in una minuziosa distinzione tra bene e male ed in una altrettanto incalzante richiesta di scelta responsabile ad un futuro che non si esaurisca nel vuoto annichilito della morte, ma che nella morte ha la scadenza dei termini oltre i quali nulla ha più termine, tutto è senza fine.

Uno il mondo divino, quello senza confini, rappresentato da una Gerusalemme celeste cinta da mura, con una porta che bisogna varcare per diventarne cittadino eterno. L'altro il mondo materiale, pur'esso circondato dalle pressoché invalicabili muraglie dei cinque sensi, dal quale si esce attraverso l'angusta porticina della morte, per andare all'incognita del baratro della presunzione o alla certezza della luce della fede.
Due mondi paralleli, fortificati ed inaccessibili? Neanche per sogno. Due città contigue di cui una è la periferia dell'altra, entrambe governate dallo stesso sindaco e percorse da ronde angeliche e da anime pie. Ma nei quartieri periferici la luce e l'acqua del Sindaco arrivano con scarsità, non per colpa del primo Cittadino ma perché gli abitanti non sanno che farsene, così come del servizio di nettezza urbana e degli altri servizi igienici, dei presidi sanitari e di tutto quanto passa di buono l'amministrazione comunale. E' gente che pretese un tempo di gestirsi autonomamente e lo fa in evidente malo modo. Il Sindaco non li ha per questo abbandonati, fa loro visite ufficiali e private ma non ne riceve quasi mai buona accoglienza, anche se non si stanca mai di manifestare loro la propria disponibilità a riempirli di privilegi ed attenzioni e ricondurli nei quartieri alti, solo che essi lo vogliano e ne facciano specifica richiesta.

Per uscire di metafora, caro papi, che il mondo dell'eternità e quello della precarietà siano attigui ed affini non c'è bisogno che ce lo venga a dire un qualsivoglia padreterno, ce lo dimostra il Nostro Padre con la Sua presenza in entrambi, sia come Padre sia come Spirito, sia nel Figlio fatto uomo.
Ce lo dimostra l'uomo stesso, cittadino di dovere del mondo materiale, cittadino ad honorem di quello spirituale
.
Dio, la cui immensità non può essere contenuta nei cieli o nei confini tra la prima e l'ultima lettera dell'alfabeto, si fa cittadino terreno confinandosi tra l'alfa e l'omega e offre all'uomo, attraverso il sacrificio di Cristo, l'opportunità di ampliare i propri confini nella conoscenza sconfinata dell'Amore. Ecco dunque che il Progetto di Dio riguardo al destino dell'uomo si attua attraverso la sua alfabetizzazione, affrancandolo dall'ignoranza e dall'innato analfabetismo in virtù della Grazia e grazie al discernimento.
Ce lo dimostra infine la presenza di Dio nei cuori di quegli uomini che Gli hanno aperto la porta e Lo ospitano con una gioia e una serenità di gran lunga superiori agli affanni quotidiani.

Vorrei ora concludere questo ragionamento sui nostri mondi sottolineando le certezze alle quali esso ci conduce.
Prima certezza: Dio E' non in quanto esiste ma perché non conosce tempo.
Seconda certezza: Dio c'è perché è presente ovunque e soprattutto nel cuore di chi Lo ama.
Terza certezza: mentre chi è in cielo non conosce ostacoli nello stare accanto ai propri cari, in terra gli uomini di questa vostra e anche nostra terra ne hanno tantissimi, alcuni giustificabili, come il dolore e la disperazione, altri intollerabili come l'indifferenza. Dalla loro hanno solo l'amore, la fede e la preghiera come strumenti portentosi per abbattere qualsiasi barriera, qualsiasi confine, qualsiasi forma di incomunicabilità. La preghiera, in particolare, si avvale di tutte quelle lettere dell'alfabeto che servono all'uomo per rendere il senso e la dedizione dell'amore suo verso Iddio, e per comprendere tutta la verità ed il calore paterno della Parola del Signore.

E così sia. Non rimane che compiacerci dell'attenzione che Iddio ci riserva ispirandoci questi ragionamenti. Un bacione forte e grande a voi tutti dal sempiternamente vostro Emilio.

Piccola postilla, per non evadere la prima domanda.
Perché tutto è rinviato al futuro e di quale futuro si tratta?

Si tratta del futuro dell'uomo, ovviamente. Di quell'uomo che deve vedersela con il tempo da dedicare al percorso che intercorre tra nascita e morte e con lo spazio ristretto e soffocante di quella porticina che abbiamo visto essere la morte.
Come si concilia, dunque, l'assenza di futuro nell'eternità con il futuro del progetto uomo da compiersi sulla terra? In modo molto semplice, caro papi.
Immagina di fissare una stella, una delle tante del firmamento, anzi, quella che ti pare più brillante. Forse dista da te qualche milione di anni luce, un tempo impressionante ed inimmaginabile per uno come te, che vive nel tempo di pochi anni di calendario, qualche inezia di eternità per chi vive accanto a Dio. Ebbene, ora immagina che io o qualche astronomo ti dica che quella stella che vedi brillare è morta o non esiste più, che il compito di brillare si sia esaurito e definitivamente compiuto, e, magari al posto suo, che ve ne sono altre che brillano ma sono talmente lontane che la luce che emanano non arriverà in tempo prima che tu stesso muoia.
Allo stesso modo prova ad immaginare che il progetto di Dio si sia già compiuto nell'eternità della Sua onnipotenza e che il futuro sia solo la luce che risplende per illuminare il percorso di chi conta il susseguirsi di stagioni terrene destinate a consumarsi con la morte, e che magari brillerà ancora per qualche tempo per altri mortali. Sicché la terra diventa l'osservatorio temporale di eventi già accaduti e consumati nell'eternità, eventi destinati a raccontare la storia passata, presente e futura insieme a quelle degli uomini che la percorrono, eventi di cui si perderà il ricordo quando la terra tornerà a far parte del Regno di Dio.Tornerà o è già accaduto?

Inizio con una domanda e termino con questa domanda di cui io già conosco la risposta. Tu devi invece aspettare il tuo turno di mortale. In tal veste ti sollecito di andare a dormire. Buona notte.

27 novembre 2004
AUTOSTRADA DELL'AMORE

Caro papi, ogni volta che il Signore, di Sua iniziativa o per intercessione di Maria Misericordiosa, ci concede la gioia benedetta di rivivere e rinverdire questa nostra meravigliosa esperienza, lo fa sollecitato dall'urgenza e dall'esigenza di manifestarSi come Amore e con tutta la forza del Suo Amore. Egli si fa dunque prova d'amore, la prova necessaria a convincere anche il fedele più convinto che l'unica via e la più breve per raggiungerLo, prima e dopo la morte, è quella dell'amore.

L'amore non è solo sentimento astratto, passione umorale, ma si configura concretamente in un percorso o, se ti riesce più facile da immaginare, come una autostrada a tantissime corsie, sottesa tra l'umano e il divino e velocemente battuta nelle due direzioni, dal momento che l'amore di Dio per l'uomo e quello dell'uomo per il Padre celeste marciano alla stessa velocità. Differiscono soltanto in intensità, continuità e consapevolezza, tutte doti che si acquisiscono fuori della materia, fuori del tempo e dello spazio. Sicché, mentre il traffico autostradale in direzione dell'uomo è incessante e inesauribile, nella direzione verso Dio è un po' fiacco ed incostante ma non per questo meno fluido. Infatti i cosiddetti ostacoli e gli immancabili ritardi che si lamentano, si paventano e si ostentano a proposito del cammino terreno, non possono essere attribuiti all'amore, ma vanno imputati al pocoamore, al disamore, al contrario dell'amore.

L'amore non può dividere perché non sa respingere.
L'amore non può stacolare
perché non sa ergere barriere o scavare fossati, l'amore non può dimenticare perché non vive di ricordi ma si inebria di emozioni sempre attuali e in continuo rinnovamento.
L'amore è protezione verso
, nel presente, nel futuro e oltre i confini del tempo.
Amore è dunque eternità
, quell'eternità di fronte alla quale la morte si è già dichiarata sconfitta.

Quando la volontà di Dio si fa portavoce di queste verità e riesce a renderne partecipi i figli suoi, sicché l'unico ostacolo tra loro e Lui è rappresentato dall'ineluttabile ma ripagante attesa della morte, allora ti accorgi di tutto l'amore che il Signore profonde su di te e intorno a te e ti accorgi con grande stupore della forza con la quale sei capace di amare e ti meraviglia l'energia affascinante del tuo amore.

Ti è sufficiente la tua esperienza terrena a fare queste scoperte stupefacenti. E, se ti rimane facile sentirti in sintonia con Dio nel pensiero, nei proponimenti e nella preghiera, anche se non l'hai mai visto in volto e guardato negli occhi, come non potresti mantenere intatta, se non addirittura rafforzare, la sintonia di colui del quale ti rimangono vivi nel cuore le fattezze, gli sguardi e l'amore ricambiato?

Ecco dunque il motivo di questo nostro vivere scrivendo, caro papi. Una volta che la volontà del Signore, di Suo pugno o per l'intercessione dell'Amore Misericordioso di Maria, abbia decretato che avvenga non si deve gridare al miracolo, poiché così opera Amore nella Sua ordinaria normalità. Bisogna però esserne grati a Chi in via diretta o per interposta Persona manifesta la Sua vera natura d'Amore.

Io sono qui nelle vesti di un alato amorino, a svolazzare su questi fogli per arricchirli di belle storie d'amore. Tra queste la nostra, caro papi, è una di quelle più esemplari. Bacioni a mamma, che fa parte a pieno titolo di questa nostra straordinaria vicenda. Ciao papi mio.

Ciao a tutti


DICEMBRE 2004

8 dicembre 2004

FOGLIO IMMACOLATO
della più sconvolgente storia d'amore

 

Caro, vecchio scriba fedele, se questo foglio di carta fosse stato pieno di macchie d'inchiostro, o sporco di qualsiasi altra impurità, di certo non lo avresti impiegato per raccontare le nostre storie d'amore. L'avresti magari destinato ad un uso diverso, oppure buttato nel cestino.

Ti pare che il Padreterno, il più grande ispiratore e scrittore di storie d'Amore, accingendosi a rappresentare la vicenda più straordinaria e sconvolgente dell'umanità, l'avrebbe fatto su pagine non immacolate quanto mai?

E, a chi se non a Maria, concepita fuori del peccato originale e quindi Immacolata per eccellenza, poteva affidare il ruolo umanamente interpretabile di Madre di Dio?

Già una donna Egli aveva creato, pura ed incontaminata, ma non incontaminabile, tanto è vero che si perse nell'imperdonabile peccato di presunzione e ne contaminò tutta la sua discendenza. Non Maria, per volontà del Signore: per lei Dio aveva progettato altri destini. Primo fra tutti quello di concepire da Lui il Figlio della Luce, per darLo alla luce in umane sembianze e crescerLo nel calore degli umani sentimenti, sino al giorno in cui Si sarebbe sacrificato per redimere l'umanità proprio da quella contaminazione ereditaria.

Ancora una volta il destino dell'uomo era riposto in mani muliebri, ma quelle di Maria non si protendevano a cogliere avidamente ed audacemente frutti proibiti, si aprivano invece teneramente ed amorevolmente ad accogliere la volontà di Dio. Quelle stesse mani, che con amore e tenerezza avevano accarezzato le umane sembianze del Figlio divino, si sarebbero protese verso l'umanità per offrirLo come redentore, in un gesto di tenerezza e d'amore straziante e nel trionfo di un'umiltà e di una felicità esaltante.

L'immacolata purezza di Maria non conosce superbia e presunzione, perché si esprime con l'umiltà di chi confida nella generosità del progetto divino e negli avvenimenti che ne segnano il percorso e l'attuazione.
Non pensare, caro vecchio scriba fedele, che l'umiltà di Maria che si fa serva del volere di Dio sia indizio di debolezza e di rassegnazione. Al contrario. Il Suo coraggio è granitico come la Sua fede e puro ed infrangibile come il diamante più prezioso. Neppure il male, per quanti tentativi possa fare, riuscirà a scalfire questa pietra, questo baluardo della città celeste. Anzi, Iddio scommette sul Suo coraggio e sul Suo Amore per ricostruire la propria chiesa perseguitata, per sconfiggere il male e la morte, per ricondurre in patria tutti i figli adorati.

Nel firmamento pulsante dello Spirito e dell'amore di Dio Maria senza macchia e senza colpe è la stella più luminosa e più vivificante.
Per gli uomini, in attesa che si attui la Giustizia di Dio, è l'esempio più fulgido della Misericordia divina e il più struggente dell'Amore materno.

Come avresti potuto dire di Lei tutte queste cose stupende, caro vecchio scriba fedele, se non avessi avuto a disposizione bianchi fogli immacolati? Provvedi di averne sempre, candidi e numerosi per tutte le altre storie straordinarie che racconteremo.
Ciao

19 dicembre 2004

 

SACRA FAMIGLIA

 

Miei cari, vorrei che mi dedicaste un po' del vostro tempo e del vostro spazio, quel poco che mi serve per fare quattro chiacchiere in famiglia.

Questa richiesta non sembri un rimprovero, so bene che tempo e spazio diventano per voi sempre più esigui e perciò più preziosi nell'economia del cammino che vi rimane da percorrere in terra, ma il tempo e lo spazio che chiedo mi erano stati già riservati per condividerli con voi, da figlio vostro, nell'intimità della nostra vita familiare.

Ora che sono quassù ho l'incarico di riempirli d'amore filale di figlio di Dio, con racconti che narrano e descrivono la grandezza del Padre, la Sua Misericordia infinita e l'Armonia sublime della Sua immensa e sterminata Famiglia. Ed è proprio di questo che desidero parlarvi, della sacralità della famiglia.

Mi piace pensare di fare quattro chiacchiere familiari e natalizie sulla famiglia proprio quando Gesù si appresta a nascere, per far rinascere ogni uomo nelledignitose sembianze di figlio diretto di Dio e per riunirsi al Padre e alla Madre nel sodalizio benedetto della famiglia, che il Signore ama e predilige come centro e sorgente d'amore.
In essa Egli si è fatto Padre per assaporare le emozioni e le gioie di un padre. In essa Egli si è fatto figlio, per godere dell'amore che si manifesta nelle attese trepidanti, nei sollievi commossi, nella dedizione assoluta. In essa Egli ha scoperto la tenacia, la tenerezza e la fiera umiltà dell'amore materno.

Voi vi chiederete e mi chiederete: ma Iddio, che è sapienza assolutamente priva di confini, che bisogno aveva di farSi uomo e di crearSi, o meglio di mettere su famiglia? Domanda superflua di fronte alla cosiddetta imperscrutabilità del Suo volere!
Questa domanda trova ovvia risposta proprio nella Volontà di Colui che nella organizzazione e nella struttura della famiglia Si rende palesemente prevedibile e benscrutabile. Dio vuole infatti farSi carico di esperienze familiari perché sa e intende dimostrare che l'amore che si genera nel nucleo familiare, se è della stessa natura e santità che lo ha generato ed ispirato, conduce per direttissima dalla terra al cielo. E non dovrà essere bonificato o distillato per andare ad alimentare l'amore che tiene saldamente ed armonicamente unita la famiglia del cielo.

Io ne faccio parte grazie all'amore che voi, miei cari, avete investito nella nostra piccola e solida famiglia, l'amore che mi ha dato la vita, l'amore che mi ha insegnato ad amare dentro, fuori e ben oltre i confini dell'ambito familiare, l'amore che nessuna tragedia umana ha potuto fiaccare, l'amore che mi arriva forte e distinto e fa immortale il nostro vivere insieme, il nostro essere famiglia indissolubile e felice.

Ciao miei amatissimi.
Ogni giornata che vi rimane da vivere sia per voi in terra e per noi in cielo
il dies natalis della grande famiglia di Dio
.

25 dicembre 2004

Per un Santo Natale dolce e sereno
auguri con tantmore

LA VITA
come una nuvola che nasconde il sole

 

Caro papi, hai presente cosa accade quando una nuvola si frappone tra te e il sole? Succede che il sole, seppure miliardi e miliardi di volte più grande della nuvola, sembra scomparire. Non c'è più. Dove è andato a finire? E' lì, tu lo sai bene. Quando la nuvola sarà spazzata via dal vento ce lo ritroverai, quasi più luminoso e più caldo di prima. Pensa. Una nuvola piccola piccola, un insignificante e scontato fenomeno atmosferico da lui stesso generato, riesce ad oscurare il sole.

Allo stesso modo Dio creò la vita dell'uomo sulla terra. E la vita sembra in grado di farNe scomparire l'immagine, anzi la Sostanza. La vita è dunque paragonabile a quella nuvola che si frappone tra te, che hai il compito di viverla, e il tuo Dio, Che questa vita ti ha dato da vivere per pochi attimi della Sua eternità e per quei pochi attimi che si proiettano sulla tua eternità. Per pochi attimi ti impedisce di vederLo, di avvertirNe o addirittura di crederNe la presenza. Ma Iddio è sempre lì, defilato dietro la tua vita e, per quanto dalla vita reso invisibile, fa di tutto per farti sapere che non Se ne è andato altrove, che continua a vigilare sulle tue vicende, che la luce ed il calore del Suo Amore per te non si sono affievoliti. E ti dice pure che, quando il vento della morte spazzerà via la nuvolavita che te lo rende invisibile, tu Lo ritroverai più innamorato di prima, con lo stesso sorriso paterno.
Di fronte a questa metafora tu potresti giustamente obiettare, e non saresti il solo, che mentre l'esperienza ti dice che il sole è lì dietro la nuvola anche se non lo vedi, tant'è vero che basta che essa si sposti per vederlo riapparire, la stessa cosa non ti può dire a proposito di Dio.
Di Dio tante cose si sono dette e si raccontano, ma pochi in vita, almeno così sta scritto, hanno avuto l'avventura di incontrarLo di persona. Come si fa ad incontrare Uno che persona non è, ma E' assolutamente immenso ed eterno Spirito d'Amore? In teoria sarebbe impossibile in una vita relativa, limitata e fugacemente materiale. In pratica questa straordinaria avventura si può viverla anche nel breve spazio e nel breve alito di una vitanuvola, e non soltanto abbandonandosi e lasciandosi guidare dalla forza caparbia della fede, ma guardandosi intorno con attenzione e ascoltando con altrettanta applicazione, tenendo vigili tutti i sensi e magari non rinunciando all'esperienza della ragione.

Allora si può scoprire che ogni giorno Iddio si fa bambino per portare in terra il Suo Amore divino rendendoNe l'uomo fruitore, e si può incontrare e seguire ogni giorno una stella che ci guida alla scoperta del nostro Natale, quello in cui ciascuno di noi nasce figlio di Dio in Spirito ed in sembianze, ma in una grotta o in una mangiatoia che segnano il destino dell'uomo come quello di Dio fatto uomo, culminando nella morte per vedere, anzi per rivedere e ritrovare Colui che non Si è mai celato dietro la nuvola della vita.
Se la vita è il luogo, l'atmosfera, l'attimo nebuloso in cui vanno ricercate le proprie radici spirituali e va riscoperto il proprio Natale, non ci scoraggeremo se qualcuno ci verrà a raccontare che non è vero niente di quello che si racconta in ogni Natale e che, svanita la vita, non c'è proprio un fico secco, tanto meno Iddio con la Sua vita eterna da condividere con noi. Iddio lo fa già dal tempo della nascita di Gesù e state certi che non mancherà l'appuntamento che ci ha dato dopo la vita dietro la nuvola che Lo nasconde, a condizione che non ci si lasci dissolvere nella labilità e nella volubilità di un fenomeno atmosferico passeggero. Sarebbe un vero Peccato che l'effimero facesse dissolvere per sempre la solida ed incancellabile presenza di Dio. Vi immaginate la sorpresa, lo sconforto e la certezza della morte se, una volta svanita quella nuvola, il sole morisse per sempre? Meglio sperare che il sole sia ancora lì dietro. Meglio scoprire di non aver sperato invano.

Buon Natale caro papi. Buon Natale mamma mia dolcissima. Buon Natale sempre fedeli Ginger e Fred.
Buon Natale ai miei amici di sempre e a quelli che lo diverranno per sempre.
Ciaissimo dal vostro Natalizio.


2005 NUOVO CAPITOLO
31 dicembre 2004

Ciao caro, vecchio scriba fedele, stiamo per completare un altro capitolo della vita, cioè di quel libro già interamente scritto e ancora tutto da leggere e da rileggere, per poterne cogliere a pieno il significato e i valori. Ogni volta che lo prendiamo in mano ci soffermiamo a considerarne il peso, la consistenza, il formato, la veste editoriale. Magari lo sfogliamo distrattamente saltando da una pagina all'altra, oppure, esercitando una certa pressione con il pollice sul bordo, lasciamo scorrere le pagine velocemente con il caratteristico fruscio prima immergerci nella lettura. Talora guardiamo i titoli dei singoli capitoli e speriamo di avere notizie sulla trama dalle note in copertina. Qualcuno deve fare resistenza alla curiosità di conoscere il finale prima ancora di aver letto una sola pagina.

Ma il libro della vita va letto solo nell'unico modo possibile. Benché scritto in ogni suo piccolo dettaglio, va letto dall'inizio alla fine senza sbirciatine, salti di pagine o di capitoli, e senza cercare di sapere in anticipo come va a finire.
Tu che sei esperto di scritture, caro scriba, potresti raccontare come ogni libro della vita prenda inizio dal capitolo della nascita e termini inevitabilmente con quello della morte e che i capitoli compresi tra questi due eventi, siano essi più o meno numerosi e corposi, rappresentano le vicende che segnano il racconto e il percorso.
Sai pure che ogni libro della vita si può scrivere solo una volta e che è scritto per raccontare il trionfo di una vita che non muore con la parola fine, ma si espande e si dilata nell'eternità in un'esplosione d'amore, non più contenibile negli angusti spazi di pagine numerate e nello scorrere monotono delle righe.

Proprio per questo il libro della vita va letto parola per parola, capitolo per capitolo dall'inizio alla fine senza nulla tralasciare nel bene e nel male, nella buona e nella cattiva sorte, nella gioia e nel dolore, nel paradiso e nell'inferno.
Non c'è scriba alcuno, per quanto esperto e smaliziato, che ne possa cambiare il senso, la parola, la punteggiatura. Nemmeno una virgola. Solo così il lettore meticoloso, attento e circospetto ne comprenderà il significato parola per parola, esperienza dopo esperienza, segno per segno, e ne trarrà ispirazione per una vita la cui storia non può essere contenuta in alcun libro, ma è tutta racchiusa nell'incontenibile Parola di Dio.

La Parola di Dio è il racconto, la promessa e la conferma dell'eternità della vita nella quale l'Amore di Dio per l'uomo e quello dell'uomo per Lui raggiungono l'armonia assoluta e si perpetuano nell'infinito e all'infinito. Non bastano i fuochi d'artificio di un nuovo anno di vita a significare la luminosità ed il calore delle esplosioni di gioia che questa amorosa armonia rende vivide e fragorose. E' una festa continua, è un festeggiare senza fine. E'augurarsi una felice e rinnovata eternità per tutti i secoli dei secoli. E così sia.

Di questo libro senza copertina e senza pagine ognuno di noi è per divina vocazione e filiazione coautore e protagonista al tempo stesso, oltre che lettore avido ed instancabile. Di questo libro a me, caro papi, e a te, caro scriba, è stato affidato il compito di fornire alcuni assaggi, qualche pagina in anteprima, qualche inedito per sollecitare il lettore più distratto a cogliere nel libro della vita i segni, le premonizioni del suo divenire protagonista della storia dell'eternità.

Buon capitolo nuovo miei cari, teneri ed attenti lettori.
Bacioni. per sempre
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