Emilio Crispo Diario di un angelo, 2004 maggio-settembre

Emilio Crispo DIARIO DI UN ANGELO 2004

2 maggio 2004

IncoronandoLa Regina del cielo e della terra
e conferendoLe il titolo
di Madre Misericordiosa di tutti i Suoi figli

IDDIO HA AFFIDATO ALLA SUA SERVIZIEVOLE MARIA
IL COMPITO DI RICONDURRE L'UMANITA'
SULLA VIA DELLA SALVEZZA
E DELL'ETERNO GIUBILO

Cara mamma, quando il cuore è colmo di serenità, perché è completamente svuotato da ogni vertenza privata e soprattutto è pieno del Signore, che senso ha parlare di cielo e di terra, di vivi e di morti, di temporaneo e di eterno, di cose di qua e di quelle dell'aldilà? L'aldilà è già aldiquà, dal momento che Dio -che non ti ha mai abbandonata, nemmeno nelle vicende atroci della tua vita nelle quali disperavi della Sua esistenza - ha preso pieno possesso di ogni più buio recesso dell'anima tua e la inonda dello stesso bagliore della luce del paradiso. Tu non riesci a vederla, ma ne sei avvolta e se ne avvedono quelli che prima coglievano nel tuo sguardo il buio baratro della disperazione.

I sensi, che il Signore aveva ispirato nella vita vivificando l'argilla apparentemente inerte dell'uomo, facevano parte dell'immensa dote che ne accompagnava la creazione ed erano commensurati alla sua nobiltà e dignità di figlio di Dio. Pari a quelli del suo creatore, erano talmente elevati nella materialità e nella spiritualità del suo essere che gli assicuravano la più assoluta ed armonica sintonia con il Padre e, al tempo stesso, il più completo dominio sugli esseri e sulle cose della dimora terrena, amata e rispettata in virtù delle comuni radici. Ma, in seguito alla colpa e alla responsabilità del peccato, i poteri sensoriali furono ridotti ai minimi termini e agli infimi livelli della scala del mondo animale, di cui l'uomo rappresentava il gradino più alto in termini di intelligenza. Sicché, per quanto intellettualmente dotato, non riuscì più a vedere la dolcezza del sorriso del Padre, ad ascoltare la saggezza della Sua Parola, a godere del calore sincero delle Sue carezze, ad avvertirNe la presenza per il profumo inebriante al gusto e all'olfatto. Insomma, ormai tagliato fuori da ogni contatto nel reale con il Padre reale, all'uomo non rimane altra risorsa che quella dell'affinità spirituale, cioè di una ricchezza non valutabile concretamente e godibile solo confidando "al buio" nella Misericordia di Dio.

In questo atto di fede non è indifferente il contributo intelligente della ragione, risorsa essenziale ed irrinunciabile nelle scelte tra ciò che è bene e ciò che è male agli occhi del Signore, quegli stessi occhi con i quali Adamo aveva avuto il dono di distinguere il bene dal male e di vedere il proprio destino una volta che si fosse lasciato fuorviare da un atto irresponsabile. Mai come allora l'uomo ebbe il dono della responsabilità, così come aveva avuto la gioia della conoscenza diretta di Dio e della Sua infinita prodigalità. E, nonostante se ne fosse volontariamente privato, Iddio non gli si è mai negato né mai lo ha rinnegato, al punto di farsi carne come lui perché i suoi sensi Ne cogliessero a pieno la reale esistenza e l'intelligenza Ne riconoscesse la matrice divina ed il valore misericordioso.

Sensi ed intelligenza, uniti nella fede in Chi ne ha dotato l'uomo, sono gli strumenti che garantiscono l'opportunità di trovare e riconoscere Dio dentro di sé e nella realtà circostante.
I sensi, per quanto nettamente inferiori rispetto a quelli degli altri abitanti della terra, sono più che sufficienti per cogliere in tutte le manifestazioni naturali un senso ed un ordine superiore, tendente al bello e mirante all'armonia. La ragione ha in sé tutte le potenzialità creative di elaborare, dalle suggestioni sensoriali, il convincimento di una origine non casuale dell'ordine e dell'armonia che regolano il creato. La fede è il collante dei sensi con la ragione e il catalizzatore di tutte le aspirazioni che questi ispirano, soprattutto l'aspirazione ad una realtà già vissuta e mai cancellata dell'armonia e dell'amore che sono in Dio e da Lui emanano, non da un ordine creato ex novo e dominato dall'uomo. Se dovesse attuarsi questa possibilità Iddio avrebbe fallito nel suo progetto, ma Egli è infallibile.

Dio ha affidato alla Sua servizievole Maria il compito di ricondurre l'umanità sulla via della salvezza e dell'eterno giubilo, scegliendoLa come mamma sublime e devota del Figlio Suo, incoronandoLa Regina del cielo e della terra e conferendoLe il titolo di Madre Misericordiosa di tutti i Suoi figli.

Compito che Lei sola svolge dispensando in cielo tutto l'Amore della Sua Santità e in terra tutta la tenerezza di Mamma, forgiata ai dolori della vita e alla disperazione senza altra speranza che quella di ritrovare in cielo la propria materna serenità. La stessa che anche tu, cara mamma, sai trovare in quel cielo attiguo nel quale mi sai vivente, e che già esprimi negli sguardi e nelle parole. Per tutto questo mi fai felice, cara mamma mia, e ti voglio bene e prego con tutto il cuore il Signore... che mi ceda un piccolo, piccolo spazio del cuore tuo.

Ciao. Emili

8 maggio 2004

MADRE NOSTRA CHE SEI IN QUEI CIELI

CHE FECERO SANTO IL TUO NOME

Madre Nostra,
Che sei in quei cieli che fecero santo il Tuo nome
di figlia immacolata del Padre e di Madre virtuosa del Figlio,
ispiraci tutta l'umiltà necessaria a fare nostra la volontà del Signore
di averci figli Suoi in terra e nel Suo Regno,
supplicaLo affinché non ci si neghi mai
come pane consacrato di vita terrena e lievito divino di vita eterna.

Insegnaci a perdonare
con la stessa generosità che Egli ci mostra nel perdonare i nostri peccati
e con lo stesso impeto misericordioso che ci riserva e ci dona.
Tu stessa indicaci la via dell'Amore che non conosce rancore né disperazione
e che perdona debolezze. E, lì dove queste si fanno tentazioni,
aiutaci a farne strumento di pentimento sincero e di perdono accorato.

Accoglici nel Tuo grembo materno
come spaesati figli sulla terra e angeli indomiti in cielo,
eletti come valoroso esercito di Maria Misericordiosa
affinché si compia per sempre la volontà di Dio
di liberare dal male l'umanità per mano Tua.

E così sia.

Miei cari, pregate la nostra Madre Misericordiosa perché si faccia sentire vicina e presente tra voi, come Ella lo è nella realtà della vostra vita terrena.Non cessate mai di cercarLa nei vostri cuori, non disperate mai che Ella vi si neghi, non temete mai di angustiarLa con le vostre richieste e le vostre suppliche. Maria è sul serio nostra Madre a tutti gli effetti. La vita Sua è stata consacrata ad essere una mamma molto speciale, Una di quelle mamme, forse l'unica, alle quali i figli danno ascolto. E il Figlio Suo è Gesù, non dimenticatelo mai.
Rivolgetevi dunque a Lei in ogni maniera come meglio vi viene e, se vi riesce difficile, dedicateLe ogni sera questo omaggio amoroso che mi sgorga dal cuore.

Vi voglio bene. Emili

22 maggio 2004

L'AUTORE DEI DIARI DEL CIELO E' AMORE

Miei cari, quando vi chiedono con sincera meraviglia o con malcelato sospetto chi sia il vero autore dei diari del cielo, rispondete con una parola sola: Amore.
Allora, non è più il vostro Emilio? Certo che lo è, ma non è più l'Emilio vostro e basta e non è più solo e soltanto tutto per voi l'amore dell'Emilio che voi amate con tutto il cuore, perché il vostro Emilio fa parte dell'amore universale e perché, dedicando a lui tutto il vostro cuore, l'avete praticamente riservato tutto a Dio.

So quanto sia difficile capire ed accettare questa verità, ma voi sareste realmente capaci di non leggere in tutta questa storia il pensiero e il volere di Dio? Chi sarebbe in grado, se non Lui, di farsi artefice e messaggero al tempo stesso di un amore così intenso ed intimo, così rasserenante e consolatorio, così partecipe e complice, così confidenziale e rassicurante? Chi più di Lui potrebbe fornirvi notizie più aggiornate e veritiere sul mio stato di salute e di spirito? Se ad esempio lo foste voi, i miei genitori pieni di amore e di tenerezza, per quanto me ne vogliate vi sarebbero sufficienti, non dico a descrivere e trascrivere, ma solo ad immaginare lo stato di grazia nel quale desiderereste io fossi?

Solo chi sta in Dio e con Dio conosce l'emozione, la commozione, la devozione e l'adorazione che l'amore Suo suscita e sollecita, perché Egli Stesso ama di un amore emozionato e commosso, devoto ed adorante ma soprattutto paterno e materno al tempo stesso. Come posso farvi capire tutto questo, miei cari? Ogni tentativo di trovare una similitudine umana non sarebbe in grado di configurare questa straordinaria natura, si fa per dire, dell'amore che Iddio nutre per noi Suoi figli.

Ecco, Egli nutre Amore e ci nutre d'Amore come la madre che allatta al seno i propri figli, ai quali ha dato la vita e continua a dare la vita quale unico scopo di vita.
Ecco, Egli nutre Amore e ci ricopre d'Amore come quel padre che ci ha dato la vita e la difende con tutte le forze e con tutto l'orgoglio del capofamiglia.
Insomma, come ho avuto l'occasione di dirvi, Dio è papamma e non è una chimera, ma è l'espressione più bella, più completa ed appagante dell'Amore che Egli riserva alla Sua famiglia sterminata, che anima i cieli e che in Lui si appaga e di Lui si nutre. Ed io in quei cieli appartengo a Lui, condividendo con Lui tutto l'amore che mi dichiarate e mi dedicate, e condividendo con voi, miei papamma in terra, tutto l'Amore del quale Egli mi rende partecipe e testimone.

Ed io ve lo testimonierò non solo perché ne traiate motivo di conforto, di sostegno e di speranza, ma affinché, rafforzati nella fede, ne condividiate generosamente la certezza con tutti coloro che hanno bisogno di sentirsi Iddio vicino e partecipe delle proprie vicende. Sicché io stesso potrò dichiararmi orgoglioso figlio del Padre celeste ed orgoglioso figlio della mia mamma e del mio papà in terra.
Quando sarete qui con tutti noi, i nostri e i vostri ruoli si uniformeranno in quello inebriante di eterni figli di Dio. Ma questa è una storia che non fine.
Ciao, Emili sempre vostro e di Dio persempre.


GIUGNO 2004

2 giugno 2004

MALIZIA

Linguaggio babelico poco convincente

Cara mamma, tra le tante debolezze e manchevolezze degli uomini guardati dalla malizia, cioè dalla tendenza consapevole al male. Essa non alberga nell'anima incontaminata ma è figlia della mente e parla quel linguaggio subdolo che, sotto mentite spoglie, tende a dissimulare un'autorevolezza e una competenza consapevole ma tollerante e benevolmente accomodante. Solitamente costruisce il suo operare sulla base del pregiudizio o meglio sul preconcetto, cioè sul giudizio precostituito circa cose, persone, azioni e loro pensieri, e non già sulle indagini da svolgere prima di esprimere giudizi in merito.
Perciò diffida di quelli che usano un linguaggio mai concretamente limpido e lineare, e mai del tutto accattivante e convincente. Nel quale, in breve, l'ambiguità della parola e l'abilità ad addomesticarla al pregiudizio sovrastano il peso e la consistenza del pregiudizio stesso.
Impara a riconoscere la parola con la quale la malizia si esprime e non confonderla con quella della maldicenza che, contrariamente alla prima, arriva senza mezze misure a dir male di chi vuol colpire e lo fa solitamente non condizionata dal pregiudizio e talvolta inconsapevolmente. Nell'incertezza, fa sempre riferimento allo stile ed alla disarmante ovvietà della Parola di Dio, che non si presta mai a fraintendimenti ed è sempre e solo detta ed indirizzata al riconoscimento della dignità dell'uomo. La Parola di Dio non si presta a valenze interpretative di comodo e non dà adito a pregiudizi, perché è frutto dell'Amore assoluto e Ne esprime tutto il vigore e tutta l'intensità: amore indissolubile, amore inflessibile, amore gratuito, amore fuori della portata della mente dell'uomo, ma sicuramente fruibile dai cuori aperti ad esso.

Per aprirsi a questo genere divino d'amore, la Parola di Dio ripete e consiglia fede e speranza.
Questi due sostantivi sono essenziali a condividere la parola-pensiero di Dio, specialmente quando il Verbo, pur nella sua chiarezza e trasparenza, appare incomprensibile all'umana mente. Questo succede quando la presunzione dell'uomo si inerpica testardamente su torri babeliche, mentre ha un unico e diamantino significato quando si manifesta all'uomo, che crede e che spera in tutta la santità del suo spirito.
La fede e la speranza di cui ti parlo, cara mamma, sono la stessa fede che il Signore confida nelle sue creature e la stessa speranza che Egli esprime in un mondo, il solo, in cui l'uomo sia centro e bersaglio di quell'Amore sublime e concretamente totale, che solo fede e speranza permisero all'uomo di immaginare prima della venuta di Cristo e sul quale gli danno la forza di fantasticare dopo la Sua morte e resurrezione.
Fede e Speranza non sono pregiudizi né vengono sostenute ed alimentate da questi ma ne vengono infiacchite, non tanto in chi se ne sente vittima quanto piuttosto in chi se ne fa portavoce. E tra costoro vi sono alcuni che, nella consapevolezza di possedere una cultura teologica fuori del comune, scambiano la propria conoscenza con la Sapienza che solo a Dio è connaturata e si fanno interpreti e mediatori delle Sue volontà e dei Suoi intendimenti. In questa folle ed inconscia perseveranza nel peccato di superbia, elargiscono anatemi e tirate d'orecchie. Forse senza malizia ma con la malizia di chi, elevatosi ad un livello superiore per meglio contemplare Iddio e meglio compenetrarNe il pensiero, si dimentica completamente dell'umanità che ha lasciato un gradino più giù in attesa, senza malizia alcuna, di ricevere qualche parola di conforto. Per fortuna il Signore non si serve di questi intermediari babelicamente incomprensibili e parla direttamente con i Suoi figli, sollecitandoli nella pratica della Fede e della speranza nella Parola Sua e nella Chiesa, che ha il compito di custodirLa e parteciparLa nella Sua purezza essenziale e nella Sua sconcertante semplicità.

Che la Parola di Dio ti illumini e il Suo Amore ti protegga, cara mamma, e la malizia abbia il destino che si merita, che è già stato pregiudizialmente decretato.
Ciao. Il tuoPippoEmili

12 giugno 2004
L'ULTIMO PREZIOSO ISTANTE

Ciao vecchio caro scriba arrugginito. Nella penna naturalmente, oltre che nelle giunture.
Per quanto io ti chiami "vecchio" ti preferisco di gran lunga giovane di entusiasmi e reattivo alle cose della vita, che va vissuta con pienezza di convincimento fino all'ultimo prezioso istante. Prezioso perché in esso tutto di concretizza, e la speranza non guarda più al futuro e la fede non conosce più incognite e promesse e l'amore fluisce senza pesare o esigere rinunce.
Poi, di prezioso c'è l'eternità da condividere con Dio nell'immensità del Suo Amore, che è anche stile di vita eterna, atmosfera d'incontri e convivenze spirituali, luogo di ritrovarsi, di riabbracciarsi, di riprendere insieme un cammino intrapreso insieme, ed interrotto da biologici regolamenti, con l'energia, gli entusiasmi, la curiosità, gli interessi e la spensieratezza di quell'età giovane che tanto affascina il Signore, al punto di averne fissato il limite nella giovane età del Figlio diletto.

Mentre il tuo tempo scorre e tu ti preoccupi di consegnare finito, e bene eseguito, e in tempo, il compito che ti è stato commissionato, io temporeggio fuori di quell'ultimo prezioso istante. Perché amo esserti vicino quando scatterà per te, per assicurami che tu non abbia la tentazione di tornare indietro per portare a termine qualche tuo lavoretto lasciato in sospeso e condurti al cospetto di Dio senza rimpianto alcuno.
Non ci si può presentare a Dio con lo sguardo rivolto a ciò che si lascia dietro le spalle, ma Gli si deve andare incontro fissandoLo negli occhi, con gli occhi e tutta la persona di chi, pieno di gioia per l'orgoglio di chiederGli perdono sa di trovarLo felice di concederlo.

Perciò, caro papi, continua pure ad applicarti alle cose della vita con l'impegno ed il vigore che ti sono congeniali. Poco importa se ne deriverà minore tempo da dedicare alle nostre letterine. Abbiamo già riempito migliaia di pagine d'amore privato e universale e non cesseremo certamente di farlo ancora. Poi, dopo l'ultimo attimo prezioso, vivremo solo per e di Amore universale e non serviranno strumenti se non quello stesso amore che certo non ci difetterà.

Allora scoprirai pure, non senza meraviglia, che non provi più quel dolore interiore di cui sempre si è portati parlare e manifestare in terra. Infatti in cielo c'è solo una forma struggente di dolore, quello che il Signore soffre per quei Suoi figli che muoiono di peccato e nel peccato.
Dunque non ti preoccupare di chi lasci, di che cosa lasci e a chi lasci. Preoccupati solo di non lasciare il desiderio di una vita ormai compiuta, il rimpianto per non aver fatto o avuto tutto quello che avresti desiderato e soprattutto un cuore carico di frustrazioni...

...Vivete insieme nell'amore con fede e con speranza tutto ciò che vi resta da vivere, senza fretta, paure, angosce. L'Amore di Dio ed anche il mio, perché no, continuerà a sostenervi per riportarvi lì dove non esistono primi e secondi, né in ordine di tempo né in ordine d'amore. Eccezion fatta per Colui che tutto esprime in assoluto all'infinito. Il Padre di tutti noi.
Spero, caro rugginoso vecchio scriba, di aver oliato con queste mie parole le tue giunture e la tua penna. un po' rattrappite e quella tua penna un po' recalcitrante. Ti voglio bene con te mamma e i miei cagnolini. Certe volte dovreste prendere esempio da loro per tutto quanto dimostrano di saper dare e di poter chiedere. Perciò si chiamano amici fedeli.
CiaoEmili"fedelisimo"

21 giugno 2004
SOVRASSATURI DI AMORE IN ESALTANTE ARMONIA
compleanno di Emilio

Il mio amore per voi che mi avete dato la vita è di gran lunga più rassicurante ed appagante del vostro desiderio che questa corrispondenza non venga mai a cessare, sino a quando essa servirà a convincervi - e non solo voi, miei cari genitori- che certe distanze sono soltanto apparenti, fittizie e pretestuose. Quando avrete varcato il diaframma che ci divide in termini di tempo e di spazio, scoprirete come effettivamente siano solo apparenza, e il vostro desiderio svanirà persempre mentre si faranno spazio la certezza e la gioia dell'Amore, che viene elargito senza risparmio e senza preferenze. Non vi sarà dunque motivo di alcuna forma di desiderio, perché l'amore che vi sarà dato, e quello che voi stessi contraccambierete e distribuirete, è talmente totale ed estasiante da non conoscere né il desiderio né il bisogno, la necessità, il piacere di fruirne o di donarne.

Cerco di spiegarmi meglio. Qui, noi siamo sovrassaturi di amore e questa nostra beata condizione non ci pesa né opprime in alcun modo, dal momento che non abbiamo problemi di spazio o tempo che ci limitino dal riceverne ulteriormente, sicché non ne proviamo quel desiderio che nasce dalla privazione o dal difetto. Allo stesso modo, poiché non soffriamo di limitazioni ad elargirne, non sentiamo il desiderio pressante o snervante di chi ti vuol fare dono di una cosa in tutta la sua interezza quantitativa e qualitativa, ma non si trova nella possibilità di farlo concretamente.

Questo non significa però che il nostro essere amore privo di desideri, ma ricco di principi e di doveri, ci impedisca in qualche modo di esprimere i nostri sentimenti e di vivere di sentimenti.

Non dovete pensare alla vita in cielo come ad una condizione in cui il massimo del bene, della perfezione dell'Amore, renda tutto piatto, monotono, scontato ed ineluttabile. E' vero che qui si trova il Meglio del meglio, ma è altrettanto vero che noi tendiamo a Lui non per desiderio ma per l'attrazione che esercita il Bene Assoluto, Che mira all'armonia universale della quale ognuno è particella incommensurabile in termini umani.

E' il principio dell'armonia quello che guida e scandisce i ritmi e le passioni della vita eterna. Quando vi parlo di ritmi e passioni lo faccio perché voi comprendiate meglio di cosa vi sto parlando. Così come quando vi dico che non vedo l'ora di riabbracciarvi, non configuro quel desiderio che voi mi raggiungiate al più presto, o il timore che qualche cosa ve lo possa impedire, perché, indipendentemente dalla certezza dell'evento, io già sono con voi fuori dal tempo e dallo spazio, così come lo ero prima che voi mi donaste la vita. E voi stessi lo foste, lo siete e lo sarete a vostra volta.

Come si può immaginare piatta, monotona e monocorde l'Armonia, se questa è fatta dall'unisono di infinte vibrazioni che rappresentano gli infiniti modi di pulsare dell'amore? Voi, ad esempio, vibrate dell'amore umano che provate per me e ricevete le vibrazioni dell'amore che vi porto, sia nel ricordo che voi ne avete, sia e soprattutto nella realtà e nella consistenza spirituale che vi trasmetto e che vi testimonio. E al tempo stesso vibrate d'amore filiale per il Signore del cielo e della terra, di quello più tenero per la Madre Misericordiosa e di quello più devoto e grato per il Figlio di Dio, perché tutti vi riempiono di tenerezze e di vibrazioni amorose. Ebbene, avvertite qualche dissonanza, qualche fastidio, qualche disagio? Vi sentite forse amati con monotonia? Ed è per voi tutto questo privo di emozione, di gioia, di esaltazione? Vi sentite o no in pace, in armonia con Dio e con voi stessi? E se lo siete ora, che state ancora con i piedi per terra e con il cuore in cielo, non sapete cosa vi aspetta quando sarete quassù in tutto il vostro essere? Sentirete che musica!

Non posso dirvi altro. Verrà anche per voi il tempo della conoscenza senza tempo, e non finirete mai di stupirvi della sua vastità imprevedibile e inesauribile. Se questo pensate sia monotono! Vi lascio, anche se non vi lascio mai, a cercare di riordinare le idee.
Vi voglio bene, miei cari, e vi custodisco nel mio cuore proprio come voi fate con me.
Ciao Emili


LUGLIO 2004

17 luglio 2004
EMOZIONI AL TRAMONTO

Caro papi, quando ti accorgi di provare una indicibile emozione di fronte ad un tramonto dai colori mozzafiato di cui la stessa natura si stupisce, ti viene mai in mente che l'autore di quel capolavoro è Dio? Oppure ti sforzi soltanto di ricordare se ti è già capitato di godere di uno spettacolo così straordinario?
Magari ti sembra di avere già visto quel sole ardente di fuoco sfumare lentamente nel viola del mare e prenderne il colore. E' il mare con le sue acque profonde a portare refrigerio a quella palla infuocata, o non è piuttosto questa a farsi inesorabilmente strada nell'orizzonte con il suo insanabile calore? E, se di volta in volta ti riesce di dare una risposta a ciascuna di queste domande, potresti dire qual è la soluzione più emozionante? Tutto questo è più che sufficiente a darti emozioni, oppure ti emoziona ogni volta scoprire che dietro a tutto questo c'è Dio?
E' così. Lo spettacolo non è stato, non è e non sarà mai lo stesso e così pure le emozioni che ne derivano, finché c'è la mano di Dio.

Forse tu pensi, caro papi, che tutto questo porsi domande cui rispondere non avrà più alcuna ragion d'essere. Una volta lasciata questa terra, prodiga pure di simili emozioni oltre che di tanti dolori, che importanza avranno i tramonti solari ed i loro emozionanti colori?

Eppure non è così. Anche qui in cielo, una volta che te lo sarai guadagnato, scoprirai tramonti ed albe, soli e lune e stelle impegnati ad inventare spettacoli sempre più emozionanti e non molto dissimili da quelli che già tanto ti emozionarono, non solo per l'impatto immediato ma anche per tutti gli interrogativi che ti posero. Qui non cambia proprio nulla, caro papi. E' tutto come prima, solo che non hai domande da porti né risposte da darti, dal momento che Dio è presente in carne ed ossa e non fai alcuna fatica a credere che tutto questo è opera Sua.

Per questo ti sentirai ancora più emozionato di quanto ti ha dato e ti darà per sempre, caro papi. Ma, fino a quando non ti sarai guadagnato il cielo, lasciati prendere dalla sana emozione di godere della generosità del Signore in ogni attimo della tua vita terrena e ringraziaLo per tutte le occasioni emozionanti che ti riserva. E aspetta il prossimo emozionante sorgere di luna piena.
Ciao Emili emozioni.


AGOSTO 2004

6 Agosto 2004
SCELTE ALL'ULTIMO ISTANTE

Caro papi, capita assai spesso di esprimere pareri negativi circa la moralità ed il cinismo, la cattiveria e la brutalità di molti individui, e di augurare loro la giusta punizione per le violenze morali e fisiche perpetrate. Ove ciò non avvenga per mezzo dell'ordinaria giustizia terrena, si implora la giustizia divina e si confida nella sua immancabile puntualità.
Molti infatti, in particolare coloro che si considerano uomini probi e si sentono già nell'anticamera del paradiso, si sentirebbero imbarazzati a condividere il Regno di Dio con qualcuno di questi pessimi soggetti, solo perché ha trovato l'estremo coraggio di redimersi di fronte al Signore riconoscendo i propri errori e chiedendo perdono. Ma colui che ha la forza e l'umiltà di implorare la Misericordia di Dio nell'ultimo istante è molto migliore di chi si dimentica, nel raccomandarsi a Dio e alla Sua Giustizia, di pregarLo affinché indichi la strada del ravvedimento al peggiore dei peccatori.

Ma cos'è questo ultimo istante, di cui chiunque dispone in fin di vita per chiedere perdono a Dio? Non è certo un attimo, se può diventare l'eternità del Bene e del male. Non si può essere così sbrigativi nel decidere di scegliere Dio o mammona per sempre.
Ebbene, in quell'ultimo istante si ha la facoltà di rivivere tutta la tua vita trascorsa, di rileggerla in chiave di discernimento, di contare le opere, gli errori, le omissioni, i peccati e farne ammenda con tutto il tuo cuore, in presenza e con l'aiuto di Dio. Questo trattamento è uguale per tutti nessuno escluso, sta a Dio decidere se la verifica e il pentimento sono sinceri. Il resto non conta.

Così come non ebbero valore i trascorsi delittuosi del ladrone pentito al quale, dall'alto della croce, Gesù garantì che sarebbe entrato quel giorno stesso con Lui nel Regno di Dio. E lì, come non ti puoi portare appresso i beni terreni, non ti ci puoi portare nemmeno i peccati che ti sono stati rimessi. Di fronte ai quali non esiste una doppia personalità umana, una incline al bene e l'altra predisposta al male che convivono nella stessa persona, come il diavolo cerca di far credere.

Nel paradiso terrestre Adamo ed Eva erano puri e incontaminati, e furono tentati ed indotti al peccato dal principio del male, che non conviveva in loro. E i figli che generarono nel peccato dovettero confrontarsi giorno per giorno con il bene e il male, che offriva loro la vita alla quale erano stati condannati dall'atavico errore. Poi, con la venuta di Cristo, il battesimo conferì la Grazia di discernere tra il bene, quello che avevano impresso nel dna spirituale in qualità di figli di Dio e quello che trovavano nella natura che li circondava, e il male che li tentava in ogni istante ed in ogni sua espressione per contaminarli ed impossessarsi dell'anima per sempre. La vita terrena è dunque l'ambito in cui l'uomo si confronta continuamente con il bene e il male, ed opera scelte in cui valgono soprattutto le opzioni finali, quelle definitive. E non vi è alcuna doppia personalità che combatte per definire il proprio predominio.

Gesù, Che in tutto rappresenta l'incarnazione umana dello Spirito divino, anche Lui subì le tentazioni del maligno e seppe scacciare quel satana che non era certamente dentro di Lui, ma dal di fuori lo provocava con tutte le lusinghe e le malizie di cui è capace. Egli non peccò, dunque. Dentro di Sé non aveva il peccato, ma aveva il potere di perdonare perché era Iddio Misericordioso, fatto Persona per la redenzione dell'umanità peccatrice. La Sua discesa in terra non avrebbe avuto alcun motivo se l'umanità figlia del peccato originale non avesse continuato a peccare, in seguito alle tentazioni di satanasso. E lo stesso destino sacrificale di Cristo non si sarebbe attuato nella Crocifissione se non ci fosse stato satanasso in persona ad orchestrarNe il tradimento e la condanna a morte...

… E' evidente comunque che il male non è connaturato all'uomo, ma fa parte del gioco della vita. Che non si conclude con la morte, se all'ultimo istante tutti i peccati sono stati rimessi. Sicché domani ti ritroverai in cielo con colui dal quale subisti un torto, ma non te ne accorgerai perché egli ormai risplende della stessa purezza della Luce di Dio. …
… Un bacione a tutti coloro che nella fede trovano il miglior antidoto a belzebù.
Ciao a tutti. Emili per tutti.

15 agosto 2004

L'AMORE CHE DATE E CHE RICEVETE
sia identico a quello che vi riserva il Signore

Cuore come centro d'amore e come bersaglio d'amore. Siate sempre pronti ad accogliere nei vostri cuori chi vi cerca l'amore, di cui ha bisogno per sentirsi consolato e sostenuto ma soprattutto rassicurato. Non deludete mai chi vi sollecita a dare il conforto che rafforza la fede.
Lasciate sempre aperti i vostri cuori all'amore riconoscente di chi vuole confidare l'ammirazione per l'amore che lenisce ogni dolore, che cancella ogni ribellione, che rinvigorisce ogni speranza.
L'amore che date e che ricevete sia, insomma, identico a quello che vi riserva il Signore. Non è una cosa impossibile, né è blasfemo pensare che si possa amare come Lui. Anzi, è bene che vi sforziate e vi abituiate, dal momento che ogni uomo è in grado di farlo in qualità di figlio di Dio. I vostri cuori sono stati ideati per operare in tal senso, abbiate fede anche in questo e non sentitevi inadeguati al compito.

Ciao Emili

17 - 24 - 26

Agosto 2004

GRATITUDINE E FEDELTA' DELL'AMORE

17 agosto 2004

Caro papi,
quando un figlio viene alla luce, il padre, che lo ha desiderato e concepito come frutto d'amore, confida nella forza e nella costanza di questo amore per vederlo crescere sano e forte, non soltanto in salute ma anche nella volontà di ricambiare l'amore di cui è oggetto, facendosene egli stesso bandiera ed esempio. E il figlio, cullato e protetto in una coltre d'amore, non deve far altro che esserne grato al genitore e ricambiarlo con tutto il suo amore. Insomma, il padre confida nella gratitudine filiale e il figlio confida nella paterna gratitudine, se ha capito e ricambia con il proprio amore l'insostituibile dono dell'amore paterno..

... La stessa cosa esprime l'Amore del Padre celeste. Infatti Egli non vuole semplicemente farci convinti del Suo Amore, ma desidera che noi Lo riconosciamo e Lo facciamo nostro imparando ad amare come Lui ci ama, e che Gli dimostriamo di aver capito ricambiandoLo con lo stesso amore verso la Sua Persona e verso tutto e tutti quanti da Lui discendono.
Infatti, se tutte le creature di tutti i mondi sono il frutto dell'Amore divino, per quale motivo non dovremmo riamarle dello stesso amore appreso da Dio, sapendo che così otteniamo la Sua e la nostra felicità? Non vi parrà vero di condividerla con Lui nell'amore che Gli portate e la tenerezza che Egli prova per voi. Questa è la felicità assoluta. Questo è il futuro che vi auguro, miei cari. E così sia.
Emili amore

LEZIONE SULLA FEDELTA'

24 agosto 2004

Mio caro scriba fedele, ecco un tema, quello della fedeltà, che vale la pena di prendere in considerazione per sottolineare come questo vocabolo, che esprime un significato ed un impegno rigoroso, venga molto spesso preso sotto gamba. La fedeltà è un sentimento o un'esigenza personale, privata, soggettiva, oppure è un sentire universale irrinunciabile?

Vediamo di capire come stanno le cose. Tanto per cominciare, la fedeltà non è fine a se stessa ma riguarda la sfera dei sentimenti e delle regole che intercorrono tra sistemi semplici e complessi, come soggetto e oggetto, persona e persona, persona e cose, tra i quali è stabilito una sorta di patto, che è tanto più rigoroso quanto più si discosta dalla natura umana.
Mi riferisco, per intenderci, al rigore di certe regole fisiche e alla fedeltà con la quale esse sono applicate e rispettate: la fedeltà della luna alla terra e di questa al sole e al sistema solare, la fedeltà del sole alla sua galassia e di tutte le galassie al principio della vita. Pensa che mirabile rigore di fedeltà alle regole è capace di produrre la materia.

Poiché tu sai bene che il principio della vita è Dio, ti salta subito all'occhio l'estrema fedeltà della materia alle regole dettate da Dio. Ma puoi giustamente obiettare che la materia non pensa e quindi non è in grado di contravvenire alle regole che le sono state imposte, né le potrebbe contestare e tanto meno modificare. Ed è qui che ti volevo. Perché tu sei già pronto ad eccepire che altra cosa è la fedeltà ad un rapporto instaurato tra uomo e uomo, uomo e natura, uomo e Dio.
Se prendiamo in considerazione proprio quest'ultimo binomio, già ti sento pensare che è stato Dio ad imporre all'uomo le regole da rispettare per riconoscenza e fedeltà al Padre, che gli ha dato la vita senza che fosse richiesta.

Invece,io dico che fu proprio Dio a testimoniare la Sua esigenza di fedeltà verso il figlio. Come quando quest'ultimo manifestò la propria solitudine e immediatamente Dio gli procurò una compagna, con la quale condividere reciproca fedeltà e la fedeltà al Padre . ...

26 agosto

... E cosa chiese loro il Padre fedele come segno di fedeltà? Nient'altro che di confidare in Lui, nella Sua onniscienza ed onnipotenza, cioè nell'esperienza ed autorevolezza riguardo alla gestione dei rapporti con il male assoluto. Fedeltà come persuaso riconoscimento e convinta accettazione dell'autorità dell'altro, dove autorità non è prevaricazione, non è prepotenza, non è sopraffazione, ma forza, esperienza, giustizia, amore messi al servizio degli aventi diritto, cioè di tutti gli esseri viventi. Questo principio non è connaturato solo ai rapporti tra Padre e figli, tra figli e genitori, tra governanti e governati, ma costituisce una delle essenziali regole di tutte le società animali, dalle specie meno evolute a quelle più emancipate. Mio caro, vecchio scriba fedele, fedeltà è rispettare la parola data. E il Dio della Misericordia, Quello fatto a misura di Dio e non a misura, uso e consumo d'uomo, è l'interprete più sensibile e fedele di questo principio. Ne ha dato prova e lo proverà persempre.

Si potrebbe dire, a questo proposito, che il patto è solitamente un'intesa tra almeno due o più soggetti e qui, invece, si invoca fedeltà ad un patto e ad una parola d'onore voluta da un solo Soggetto, con le stesse modalità per le quali nessun figlio viene messo al mondo per sua volontà e con il suo consenso, e nulla è stato voluto e creato senza il primigenio volere di Dio.
Ebbene sappi, caro papi, che l'essere umano è depositario del diennea biologico dei tuoi genitori ed è il custode del diennea spirituale che Iddio affida a tutti i figli suoi. Da qui discende l' insopprimibile desiderio di essere padre per tramandare non solo il seme della specie ma anche il seme di quell'amore caldo, protettivo ed autorevole che già ti fece assaporare la gioia di essere figlio dei tuoi genitori e il compiacimento di essere figlio di un unico Padre, Che è il padre di una immensità di figli unici in cielo. E tu sai molto bene quanto è grande e intenso l'amore che si riversa sul figlio unico, e quanto altrettanto grande ed intenso è quello che se ne riceve in un tacito, reciproco patto d'amore.

Fedeltà è anche immutabilità negli affetti, ma nessuno in questo senso è più infedele dell'uomo, infedele verso Dio e verso i propri simili, verso la natura che lo ospita e gli dà sostegno, e soprattutto verso se stesso fatto ad immagine e somiglianza di Dio: a Lui conforme. Mai come in questi termini la conformità è indice di fedeltà nella forma più bella dell'essere fedeli, quella di rappresentare la copia esatta, la copia fedele del Padre. Se l'uomo del tempo e dello spazio non lo sa o non vuole riconoscerlo, allora è bene che si affidi a Dio perché lo illumini e lo ispiri a ritrovare e riconoscere nella fede le radici della propria identità.
Forse ho approfittato troppo della tua fedele disponibilità, caro scriba, ma ne valeva la pena. Sei d'accordo?
Un abbraccio dal tuo fedele amico Emili nell'eternità.


SETTEMBRE 2004

5 Settembre 2004
QUATTRO CHIACCHIERE TRA UOMINI

Caro papone mio, desidero scambiare quattro chiacchiere con te, quattro chiacchiere tra uomini, tra vecchi amici, con buona pace di quanti, nella presunzione di sapere tutto e di più, di quanto succede nel cosiddetto aldilà, troveranno da ridire che io voglia far intendere che il mio spirito è di sesso maschile.

Come se Gesù o Maria Misericordiosa e tutti i santi del paradiso, che hanno trascorso l'esperienza terrena, fossero tutti neutri e, saliti al cielo, avessero perso il proprio modo di essere, la propria identità nell'amare e nel soffrire, nel gioire e nel patire, insomma la propria umanità.

Dio stesso, che è l'essenza più pura dell'Amore, il concentrato più onnipotente dell'Energia e più onnisciente della Sapienza, e pertanto lo Spirito più asessuato di tutto il Suo creato, quando volle dare la vita ad una creatura umana che avesse le Sue sembianze, la fece Maschio. E quando, per redimere l'umanità, concepì di incarnarSi lo fece nelle vesti di un uomo.

Come potrebbe mai intercedere la Madre santissima dell'Uomo divino, con tutto l'afflato di mamma trepidante e premurosa, se avesse lasciato in terra ogni palpito di amorevole maternità e ogni anelito di femminea protettività?
Solo Iddio ama di amore paterno e materno, perché è Amore assoluto e totale, protettivo ed esemplare nell'amore di Padre, tenero e discreto nell'amore di Madre.
Ma Dio sa amare anche come amico, così come Gesù ha privilegiato nell'amore il sacrificio senza però rinnegare dell'amicizia i momenti della spensieratezza e della gioia, da condividere insieme. Gesù ha lasciato gli amici fedeli con una cena indimenticabile per valori e significati carichi di umana passione. E da risorto si è fatto vivo tra gli amici fedeli in altrettanti eventi conviviali, perché evidentemente non Si era spogliato della gioia di sentirsi amico anche a tavola, una volta salito al cielo e seduto alla destra del Padre.

Quando i morti saranno resuscitati, non riprenderanno forse le loro trascorse sembianze?
Nell'attesa che ciò si avveri, e per evitare di mettere in imbarazzo quanti da tempo immemorabile discutono ancora sul sesso degli angeli, torniamo a noi due, amico papi.

Non sentirti trascurato o incompreso, vecchio mio. Sai che ti sono sempre vicino così come lo sono quanti ti vogliono bene, anche se fossero solo Ginger e Fred. Ma ti assicuro che sono molti di più. Non sentirti sfortunato e perseguitato. Hai la fortuna di avermi con te e di condividere con la mia mamma questo dono del Signore, oggi con la consolazione di queste lettere, domani con l'indifferibile gioia di ritrovarci e ricongiungerci per sempre, in una realtà nella quale l'eternità del tempo e l'immensità dello spazio ci permetteranno di scrivere la storia più bella della nostra vita. Non ti lamentare del peso della croce che ti porti appresso, pensa a quanti crocefissi hai visto disseminati per la tua strada e quante volte hai visto crocifiggere Gesù. Chiedi conforto e protezione alla Madre Misericordiosa perché ti dia la forza di perseverare nella fede ed illumini la tua ragione a riconoscere nel progetto di Dio il segno della Sua amorosa lungimiranza. Persevera nelle buone intenzioni, nelle buone azioni, nei buoni sentimenti. Non ti vergognare di perdonare e di chiedere perdono, e prega perché ti sia sempre accordato. Avrei da farti tante altre raccomandazioni, caro papi, ma non mancherà l'occasione in una prossima puntata. Continua. Ci puoi contare. Un abbraccio forte. Bacioni. Noi continuiamo a darli anche quassù, te lo assicuro. Emili

11 Settembre 2004

PER GODERE IN CARNE ED OSSA

DEL TRIONFO DELL'AMORE

Ciao miei "dolcisimi"con una esse sola, vi vorrei sempre super per dirvi tutta la tenerezza che provo per voi. Sì, quello che provo cioè che sento nel cuore, il sentimento che pervade il mio spirito e lo emoziona come ai tempi in cui vi ero vicino anche nel corpo. Perché il mio cuore, per quanto possa essere pervaso dall'estasi d'amore di Dio e tutto preso dalla contemplazione e dal godimento della Sua divina bontà, non cancella tutte le sue precedenti esperienze d'amore, né le gioie che gli hanno procacciato, né la conoscenza del bene che gliene è derivata.

Sicché io posso e voglio esprimervi tutti i palpiti, i sussulti, i gridolini di gioia che riempiono ed arricchiscono il mio bagaglio di puro spirito alla corte del Re di tutti i cieli, in attesa di quel corpo che ci sarà riaffidato per godere in carne ed ossa il trionfo dell'Amore assoluto, che non conosce il male e i suoi peccati. Attesa per modo di dire, perché nella vita fuori del tempo l'attesa non si avverte né provoca ansia o apprensione, ma, poiché il tempo non scorre, dà solo consapevolezza fiduciosa e serena.

E, dal momento che l'eternità non si lascia condizionare dal tempo, ciò che Dio si compiacque che accadesse è concretamente accaduto, e ciò che Dio promise è stato concretamente concesso.
E, dal momento che l'immensità non si lascia condizionare dallo spazio, anche la corporeità viene riconsegnata allo spirito, corporeità senza peso ma in tutta la sua bellezza armoniosa e splendente, che discende dal bene e si concretizza nel bello, proprio come Dio fece discendere da Sé la Sua creatura prediletta.

Caro scriba fedele, stai scrivendo piccole parole che contengono grandi verità. E le grandi verità, quelle inverosimilmente grandi, sono irrinunciabili ed incontenibili, ma trovano posto in cielo ed anche nei cuori che coltivano quel meraviglioso sogno chiamato fede, che rende possibile tutto ciò che è stato promesso e praticamente concesso: il diritto insopprimibile di tornare a vivere di eterno splendore nella gioiosa bellezza del Bene.
Che Ben di Dio, miei "dolcisimi" con una esse sola! Come si fa a rinunciarvi? Vi aspetto senza ansia o inquietitudine perché già Ne state godendo, ve lo assicuro. Perciò non abbiate fretta.

Bacioni Emili temporeggiatore e spaziatore
Ciao amorevolisimamente conunaessesola----------sssssssssssssssssssssssss

18 Settembre 2004
SCOMMESSE

Come si fa, vecchio scriba fedele, a scommettere sul perdente, quando è in gioco il tuo eterno presente di ricchezza di doti spirituali, incorniciate nei canoni divini della bellezza e dell'armonia?
Come si fa a non riconoscere il vincitore senza storia in Colui che ha trasformato il caos in ordine armonioso, perché ne godesse la creatura umana, che Egli aveva elevato al ruolo di protagonista del Suo progetto di Amore assoluto?
Eppure non appena "quello" si presentò in scena mascherato da serpente e prese dire all'uomo che il Creatore mentiva - quando gli assicurava di averlo creato a Sua immagine e somiglianza mentre si era invece riservato tutto per Sé il dono dell'onniscienza, che era lì a portata di mano e sarebbe bastato allungare il braccio per impadronirsene; e che, se Dio gli aveva vietato sino ad allora di farlo, era solo per fargli pesare la propria autorità di Padre padrone - l'uomo non esitò un attimo a chiedersi se "quello strisciatore" stesse perseguendo un qualche perfido disegno facendolo dubitare della sapienza del Padre. Ed allungò il braccio oltre misura. E si ritrovò nel caos di un incontrollabile materialismo, proprio lui che, un attimo prima della perduta eternità, si era ripromesso, ormai impadronitosi della conoscenza assoluta, di incasinare un bel po' le cose per poi rimetterle armonicamente a posto con divina sufficienza. Senza pensare che Iddio doveva aver pur fatto un po' di fatica, se alla fine della creazione si era concesso un Giorno di riposo.

Come si può pensare, caro papi mio, che il caro Padreterno, il Papi di tutte le creature, non avesse al centro del Suo Cuore senza confini il desiderio di vigilare sulla felicità del figlio, di proteggerlo dalla verità sconvolgente del male, che Egli aveva esiliato annullandone i caotici poteri?
Ma, quando il Padre Buono e Generoso Si fece Figlio ed uomo al tempo stesso, per indicare all'uomo pellegrino la via della redenzione, come si regolò quell'umanità alla quale Iddio aveva già inviato innumerevoli messaggi profetici? Scommise forse sull'Amore incarnato e concretizzato in promesse di felicità infinita e sulla vittoria della Luce sulle tenebre?
Nemmeno per sogno, caro papi, anche in questa occasione si lasciò incantare dalla menzogna e condizionare dall'adulazione con le quali il male si fa virtuoso. Gesù era un millantatore quando vantava origini divine ed un eversivo quando smascherava la sete di potere, di una classe sacerdotale che, nel preannunciato avvento del Re dei Re, coltivava la speranza e la certezza di veder aumentare il proprio potere sulla terra.
Scommise dunque su chi crocifisse la propria Redenzione e si rese egli stesso inconsciamente artefice del Progetto di Dio e della Sua divina Misericordia.

E' buffo dover riconoscere la sprovvedutezza dell'uomo quando è sollecitato a scommettere sul Padre celeste, ed è altrettanto buffo dover ammettere che al contrario, e nonostante i torti e i dispiaceri che ne subisce, Iddio scommette regolarmente e caparbiamente sull'uomo, al quale affida addirittura il compito di combattere il male, e nel quale confida per distruggere il male per sempre sotto la guida della Madre Misericordiosa. Sotto il Suo tallone troverà morte eterna quel serpentello di cui si parla all'inizio della nostra storia, che è giunta alla fine della puntata e riprenderà appena possibile.
Ciao a tutti. Ciao, vi aspetto.
Quando volete un consiglio per sapere su chi scommettere, non vi fate scrupolo di rivolgervi a me. Capito?
Ciao Emili


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