nel nostro 2004
febbraio marzo aprile

 

11 gennaio 2004

SERVITORI DELLA VERITA'

Caro papi, quando coloro che si dichiarano fedeli servitori della verità e se ne eleggono depositari ti bacchettano, perché la verità che ti ispira e ti guida è diversa dalla loro, prima fatti un bell'esame di coscienza e poi chiedi a questi signori:

Che cos'è la verità?
Scoprirai allora quante risposte evanescenti e quante correnti di pensiero questa domanda apparentemente banale è capace di mettere in discussione.

Forse si può discutere, dibattere, cavillare su un dato di fatto di portata universale e di ispirazione magari divina?
Certo che si può fare, ti diranno, con assoluto ed anche onesto convincimento, tutti quelli che credono solo in ciò che vedono o conoscono per esperienza personale, e tutti quelli che non ammettono l'esistenza del divino o non ne accettano la dipendenza.

La verità è univoca?
Le tue percezioni, le tue sensazioni, le tue convinzioni, circa ciò che è vero e ciò che non lo è, sono le stesse di tizio, di caio o di sempronio, dal momento che tu sei miope, caio è daltonico , tizio è sordo e sempronio è deficiente?
E se tutte queste menomazioni sono in grado di modificare la conoscenza personale della verità, che dire di tutte quelle verità manipolate, adattate, nascoste e cancellate dalla mente e dal pensiero?
Sensi e mente sono dunque in grado di stravolgere la verità, sicché un cieco della vista non conoscerà mai la verità di un'alba e di un tramonto, ma apprezzerà comunque la verità e il calore di un sorriso compiacente o la verità desolante di un'altrui mestizia, così come un cieco dell'anima non si lascerà coinvolgere né dall'una né dall'altra.

Da quanto ti sto dicendo sembrerebbe che esistano molteplici verità. Invece no. Esistono molteplici punti di vista ed incalcolabili ipotesi sulla verità ma la verità è, ed è una sola.

Prendiamo per esempio la verità della nascita e della morte.
Per quanto il neonato non sappia nulla di questa unica verità, eppure la vita non gli risparmierà l'occasione di farsi esperienze personali di questo principio, che regola i ritmi dell'universo nel quale siamo stati posti. E per quanto l'uomo si adoperi e si ingegni a manipolare le regole biologiche delle nascite e si affanni a sovvertire il principio inalienabile della morte, aspirando ad una immortalità terrena, nascita e morte continuano a rappresentare l'unica realtà vera, l'unica verità di una vita che si rappresenta e si ripropone in un cosmo in cui tutto nasce e tutto muore.

Prendiamo ad esempio il contrasto tra il bene e il male, altra verità incontestabile e verificabile da tutti.
E non mi si venga a dire che il male non esiste, se è lo stesso signore del male che se ne fa vanto e se vi è un numero imprevedibile di persone che ne giudica la potenza addirittura superiore a quella delle forze del bene. E, nonostante questo, anche la verità che le forze del bene esistono -perché il bene è verità- è sotto gli occhi di tutti. Così come è verità che molti operano nel bene e per il bene di se stessi e degli altri, mentre altri operano per il male degli altri, non credendo alla verità che dice che chi lo fa opera per il proprio male. Così come è vero che solo l'uomo, al di fuori della vita che opera secondo regole biologiche, ha il potere della verità del male di interrompere la verità del bene di una vita.

Ma veniamo alla verità della vita eterna.
Rappresenta la vita eterna un anelito, una speranza, un'illusione di quell'uomo asservito alle regole di una vita terrena, che nasce e che muore ma non si rassegna a questa frustrante verità, che vanifica, nel breve anzi fugace arco di esistenza, tutte le proprie potenzialità intellettuali e spirituali?
O non è piuttosto l'obiettivo primario di una vita terrena tutta impegnata a confrontare la verità della vita spirituale con l'effimera realtà della materia, nella verifica consapevole della verità del bene con quella del male?
E, se è vero che l'uomo si porta dentro questo conflitto transeunte, perché negare la verità transitiva che se si crede al male ci si affida ad esso anima e corpo per l'eternità. E se ci si affida al bene anima e corpo ci si assicura il bene eterno?
E se il diavolo impersona nella vita del creato l'ispiratore della malvagità, per quale motivo non sarebbe verità conferire a Dio il potere del bene e l'ispirazione di tutto il bene del creato?
E se Dio è la fonte primaria del Bene Assoluto, cosa costa accettare la verità di una Creazione da Lui voluta per portare l'armonia del Bene in quell'universo in preda al caos del confusionario e disordinato scoordinatore?

Basta con tutti questi interrogativi. Essi servono per alimentare dubbi, favorire incertezze, mettere in discussione.

Dio esiste. E' Lui la Verità e come tale consacra la verità al Suo Essere.
Dio è Verità di Bene Assoluto e il Suo Creato è il frutto armonioso del Suo Amore.

La vita eterna è lo stile di vita a Lui congeniale e congeniale al figlio uomo, creato per essere al centro del Suo Creato e del Suo Amore.

La vita, quella vera, inizia dopo la morte della materia nella quale si agitano caos, confusione e disordine, che saranno cancellati dall'ordine e dall'armonia della Verità e della Parola di Dio.

Sostituiamo tutti i perché della vita terrena con le certezze che la fede in questa verità ci porta a sostegno, a conforto. Questo è il vero motivo per il quale Dio ci ha creato, per condividere con Lui la Verità, l'unica Verità: Egli è il Padre nostro in cielo e in terra. E così sia.

In vino veritas? Ebbene, sbronziamoci di fede e ci sarà facile credere nella Verità. Viva la gioia, abbasso la tristezza.
Viva la fede, abbasso l'incredulità e lo scetticismo. Viva tutti, in terra e in cielo.

Con tutta la sincerità del mio amore e la verità della mia gioia per l'Amore che mi dà la vita per sempre.

Ciao

17 gennaio 2004

POVERI NOI

Mi sto divertendo un mondo, caro papi, con queste crisi convulsive per le quali si dimenano e scalpitano alcuni zelanti servitori di non si sa chi, del diavolo o dell'acqua santa. Dovevamo aspettarcelo e quassù l'avevamo messo in conto, perché è nella natura umana non riconoscere, o far finta di non riconoscere, i segni e segnali di cui Dio tempesta la terra per testimoniare la Sua presenza, la Sua vigilanza, il Suo amore per il figlio uomo. E' imbarazzante, per quanto noi Gli vogliamo bene, l'assoluta mancanza di considerazione che gli esseri umani mostrano di avere nei confronti del loro Padre celeste. Il Quale li ha creati, destinati e forgiati per la vita eterna, che cancella ed annulla qualsiasi motivo di risentimento per un carcere materiale di breve durata.

Eppure è così. E sembra lo sia di più da quando Dio si è fatto Redentore nel Cristo e da quando ha mostrato la Sua Natura Misericordiosa nel volto di Gesù crocifisso. Quanto disinteresse, quanta incredulità, quale sordità umana verso quella vicenda d'Amore divino che il Signore ha consacrato all'uomo.

Ma non meno esecrabile e condannabile è l'intolleranza di chi non presta l'orecchio alle vicende d'amore umano e di fede verso Iddio che esercita ed elargisce Amore. Alcuni, solo perché si credono gli eletti di Dio, non Ne sanno e non Ne vogliono condividere la Misericordia. Saliti in cima alla croce sulla quale ancora è crocifisso Gesù, giudicano, condannano e bacchettano, anche coloro che ai piedi della croce mescolano le lacrime del proprio dolore con il sangue e con l'acqua che sgorgano dalle ferite mortali del Figlio di Dio.

Altri ancora, nascosti dietro la croce ne brandiscono l'ombra per lanciare anatemi, scomuniche e reprimende, tutte forme di un sottile terrorismo psicologico per mezzo del quale vorrebbero esercitare un occulto potere spirituale. E fanno uso di quantità industriali di acqua santa, per scacciare i demoni che vedono dappertutto. Alcuni addirittura fanno bagno e doccia con l'acqua benedetta, sghignazzando e facendosi scherno non solo di coloro che dichiarano la loro fede nella bontà sconfinata di Dio, ma anche di coloro che sono ministri della Sua chiesa in terra.

Poveri noi. Cosa dobbiamo inventarci ancora per convincere l'uomo, anche quell'uomo che crede di servire il Signore nell'intransigenza della sua fede, che Dio è superiore a satana e che lo ha già sconfitto?

Questa è la verità, non quella che vanno dichiarando alcuni predicatori da strapazzo che millantano l'esclusiva di confidenti e interlocutori di Dio. Essi saranno smascherati e sbugiardati, perché l'amore unisce e rende i vincoli indissolubili senza curarsi del tempo e dello spazio, mentre la presunzione, l'intolleranza, l'arroganza e l'impietà dividono, allontanano, disamorano ed operano così a favore ed in nome del grande mestatore, che è il signore delle tenebre e si fa scudo del tempo e dello spazio per seminare il rancore tra uomo e uomo e tra uomo e Dio.

Caro papi, vedrai come andrà a finire. Non pensare che non ci stiamo già dando da fare. Cara mamma, non essere delusa. Ti assicuro che ne vedremo delle belle. E buone, perché il Bene e la .verità trionfano, nonostante l'uomo sia convinto del contrario e c'è chi vende cara la pelle per farglielo credere. Abbiate fede e pazienza e non rimarrete delusi.

Preparatevi ad assistere a uno spettacolo molto ma molto educativo ed istruttivo.
Ciao con il sorriso più gioioso e luminoso che voi possiate immaginare.

il vostro eterno, inguaribile mattacchione.
E…pampummpampimpapapapimpum

25 gennaio 2004

FARSI VIVO CON AMORE

Chi mi coccola? La mia mamma. Chi si fa finalmente vivo? Il mio vecchio papi nonché scriba fedele. Questa tua doppia veste, caro papi, mi infastidisce un po'. Quando mi piace arrivare al tuo cuore di papi non devo fare fatica alcuna. Tu lasci sempre la porta aperta e non mi costa nulla entrare e confidarmi a te. Le cose sono un po' più complicate con lo scriba che, da un po' di tempo sembra si sia messo in aspettativa e non mi concede più abbastanza tempo per gli scritti che ho in mente di dettargli. D'altronde, pur avendo fuori della porta una fila di altri intraprendenti e scalpitanti scribacchini pronti a sostituirlo, devo riconoscere che lui è l'unico di cui mi posso fidare ciecamente. Non prende mai iniziative, non mi chiede mai nulla, non è invadente e se ha da raccomandare qualcuno lo fa solo per far scendere sull'interessato la misericordia del Signore.

Farsi vivo. Che vuol dire farsi vivo? Uscire da una condizione di non vita ad un'altra vitale? O piuttosto riemergere dal silenzio, rimettersi in circolazione, riprendere le frequentazioni abbandonate, farsi risentire o rivedere, insomma dare segni di vitalità? O meglio dichiarare e dimostrare in tutti i modi possibili che si è vivi e vitali a tutti gli effetti, nello spirito, nell'energia di dare e di ricevere, nella disposizione d'animo di amare e di farsi amare, nella libertà di manifestarsi fuori degli schemi consueti, nella capacità di operare nel bene e per il bene altrui, più nei sentimenti che nella persona?
E può considerarsi precedentemente non vivo, o meglio privo di vita, uno che non ha mai perso questi doni di Dio e non vi ha mai voluto rinunciare?
Mentre può considerarsi vivo in spirito, amore, libertà, vitalità e spirito uno che, già da vivo nei principi e nei parametri biologici, non sa, non può o non vuol godere di tutte queste prerogative , che il signore gli ha gratuitamente assegnato?
Io non ho mai cessato di vivere, ve lo posso assicurare, neppure un quell'istante in cui sono uscito dal corpo per iniziare la mia purificazione dai legami alle consuetudini delle parole e degli affetti formali e squisitamente terreni, come le abitudini, le passioni, le emozioni, le sensazioni. Anche in quell'attimo e in quelli ad esso successivi la mia anima, il mio cuore, il mio spirito erano unicamente ricolmi del mio amore per voi e della gratitudine per l'Amore di Dio, che avevo in quello stesso istante imparato a riconoscere. Infatti già da prima ne avevo contezza, ma non sempre ne avvertivo la presenza incalzante e incessante.

Mentre era più facile cogliere la gratitudine e la tenerezza del vostro amore per me, che riconoscevo sin dalla nascita. Ora esso mi giunge ricco della stessa tenerezza, ma orgoglioso della vostra consapevolezza di sapermi nell'abbraccio divino e nell'ispirazione trinitaria, oltre che inondato dall'amore protettivo della nostra Madre Misericordiosa. Ed io stesso ne sono coinvolto e ne gioisco, nella stessa maniera in cui mi raggiunge e mi investe e mi coccola e mi rinvigorisce l'amore che voi mi dedicate dal profondo del cuore e che in nulla differisce dall'Amore divino.

Perché l'amore è uno solo, quando nasce da Chi ne è la Fonte inesauribile, o dalla spiritualità ereditaria a di chi ne è diventato figlio per atto d'Amore. L'unica differenza sta nella Misericordia, che alberga nell'Amore celeste e che vi concede di farmi vivere immortale nell'amore che mi manifestate.

Caro papi, lo so quanto grande e forte sia il tuo amore per me, anche quando batti la fiacca: E sai pure quanto io ti ami, anche quando in te rimprovero il mio scriba fedele ma un po' scansafatiche. Per questo siamo entrambi vivi e vitali e non cesseremo mai di esserlo, fino a quando vivrà amore in cielo e in terra.
A proposito, non ci dimentichiamo mamma banana, anche per lei l'amore non conosce fine.

Ciao per l'eternità

31 gennaio 2004

A TUTTE LE MAMME CHE HANNO I FIGLI IN CIELO

Cara mamma banana, mi fai molta tenerezza quando mamme come te ti mettono in imbarazzo con la domanda di rito(perché a voi), oppure sollecitano i tuoi buoni uffici presso di me per avere notizie o messaggi dai figli loro in cielo. Quasi che tu fossi una madre più fortunata o più meritevole della Misericordia di Dio. Ma il Signore non ti riconosce alcun merito particolare, cara mamma, se non quello di saperti figlia Sua devota e fedele, e per questo ti gratifica di quella Misericordia, unica per qualità e quantità d'Amore, che Egli riserva a tutte le mamme di quegli Angeli che per Sua volontà hanno il solo merito di essere i figli Suoi redenti ed immortali.

Lo sai che il titolo di mammabanana non costituisce titolo di merito, e il fatto di essere tuo figlio non mi dà diritto a particolari attenzioni e considerazioni da parte del Signore.
Sappi, cara mamma, sappiate care mamme, che, per quanto noi quassù ci impegniamo a cantare la gloria di Dio, Egli non stila alcuna classifica. Siamo tutti figli Suoi canterini, i nostri canti Gli colmano il cuore della stessa gioia che alimenta la medesima paterna riconoscenza per tutti indistintamente.

Dì loro, cara mamma, che Iddio è in attesa di un segnale che esprima il loro desiderio di abbandonarsi alla Sua voglia di Amore Misericordioso, alla Sua volontà di concederSi attraverso l'amore dei figli loro e Suoi.

Basta chiedere a Lui e pregare la Madre di Gesù perché renda più possente il fervore delle preghiere a Lui dirette, e chiedere la collaborazione dei propri figli nella preghiera privata e in quella collettiva, che unisce e rende armonioso il canto indirizzato al Signore dalle anime pie in terra e dalla comunione dei Santi in cielo.

E' questo il ponte invisibile che collega noi con voi e voi con noi. Ma, mentre noi lo manteniamo solidamente in vita con la forza infinita ed imperitura del nostro amore per voi, e lo percorriamo senza incertezze o timori, molte creature umane non hanno il coraggio e la costanza della fede di proiettarvi un amore che nulla chiede, se non conforto, sostegno e comprensione.

Senza perché.
Come potrebbe Iddio rispondere ai perché di genitori che si disperano di avere i figli in cielo, accanto a Lui per condividerNe l'eterno Amore?
Come possono i figli aprire i cuori dei loro genitori all'amore loro e di Dio per essi, se questi cuori sono asserragliati nella disperazione e nel rancore che alimentano i perché?

Noi figli in cielo siamo a disposizione dei cuori delle nostre mamme, se ci concedono lo spazio vitale nel quale alimentare e rinvigorire il nostro amore, la nostra dedizione e la nostra tenerezza per loro, e vi possiamo accedere se in quei cuori c'è posto anche per il Signore nostro.

Questo è il messaggio che ti chiediamo di trasmettere, cara mamma, a tutte quelle mamme che hanno i figli in cielo.
Non esistono corsie preferenziali attraverso le quali Dio fa giungere all'uomo i segni inconfondibili della Sua Misericordia. La via è unica, il flusso è continuo, specie per i più bisognosi.
Non esistono corsie preferenziali attraverso le quali far pervenire a Dio i segni concreti di una fede più o meno genuina, di un amore più o meno sinceramente devoto e filiale, e le preghiere più o meno sentite e partecipi.
Dio legge nei cuori
prima che essi si esprimano in fede, speranza, amore e preci, e non sta a pesare con il bilancino. Con il Suo Amore illumina l'unica strada da percorrere per ritrovare Lui e i propri cari presso di Lui.
E' sempre la stessa, unica strada. Non ve ne sono altre.

Ve lo posso garantire e ti prego di fartene garante anche tu per noi.
Cara mamma, un bacione forte forte a te e un grazie di cuore al vecchio scriba fedele.
Ciao

febbraio

15 febbraio 2004

COME CI SI SENTE BENE SENZA IL CORPO

Mi viene da ridere, caro papi, al pensiero che vi state meticolosamente organizzando un ricovero decoroso nella casa dell'eterno riposo. Vi ho già messo in guardia di non illudervi troppo sulla possibilità di riposarsi. Di eterno infatti c'è tutto, dopo la morte, meno che il riposo e d'altronde nemmeno quello delle membra prive di vita lo è, dal momento che esse sono destinate a risorgere già nel tempo eterno, che è scandito dalla volontà di Dio.
Certo, quel corpo messo lì solo con se stesso, anche se in apparente buona compagnia, al buio e alla mercé della decomposizione della materia, fa un po' di tenerezza ed è normale sentirsene in qualche modo responsabili. Ma vi posso assicurare che è un sentimento che investe solo il cuore di chi non ha ancora varcato le porte dell'eternità, dal momento che chi invece lo ha fatto ed è eternamente spirito eterno non si sente molto diverso da prima, perché è spirito individuale che tra le proprie ricchezze annovera anche quella accumulata con le esperienze sensoriali della bellezza e della purezza, della presenza di Dio nelle cose, nella natura e nel percorso umano.

E' come quando ci si sente così bene in salute che non ci si rende conto di aver un corpo, un peso, un qualsiasi impedimento. Ci si sente così leggeri da potersi sollevare da terra e prendere il volo senza neppure avvertire fruscio d'ali e battiti di membra, o respiri, o palpiti di cuore.
E se tutto ciò ti può capitare quando ancora sei anche corpo, non ti dovrebbe risultare difficile sentirti nella stessa situazione, ma ad un livello assolutamente sublime, quando il tuo corpo non ti condiziona più in maniera alcuna e quando i sensi, non più limitati e compressi nell'involucro del tempo e dello spazio, possono espandersi senza freno nell'immensità dell'eterno e godere dell'Amore dell'universo divino. Sicché, se anche ti fosse concesso di presentarti dal Padre vestito del tuo corpo non te ne accorgeresti, ma non per questo verresti privato della gioia di avvertire il Suo caloroso e tenero abbraccio.

Iil Padre ci vuole presso di Sé non solo nel fulgore del nostro spirito, ma anche nello splendore di quel corpo sul quale alitò lo Spirito di vita eterna e al quale il peccato riconsegnò le fugaci e poderose stagioni della vita e della morte, della gioia e del dolore, dell'esaltazione e dell'annullamento, della crescita e del disfacimento.
Ed è giusto che quel corpo riceva, in vita e dopo la morte, tutto il rispetto che merita la sacralità delle sue origini. Che un giorno avvenga la sua resurrezione con il volere di Dio è la promessa divina, ma anche la speranza umana di coloro che non hanno dimestichezza alcuna con l'eternità e quindi confidano nel volere futuro di un Dio che è ed è solo Presente, Passato e Futuro, fuori del tempo e nel tempo stesso. Solo Lui conosce la fine di quel mondo che sarà o è già stato da Lui giudicato. Anche in questo bisogna essere preparati, non solo alla morte, non solo all'incontro con Dio fuori degli schemi umani, non solo al Suo perdono, non solo alla resurrezione, non solo al tempo del Giudizio, ma al giudizio di quel Tempo divino che è fuori di qualsiasi umana portata.

Per cui non abbiate paura della morte, ma soprattutto non abbiate alcuna paura della morte di quel mondo di cui siete, siete stati o sarete cittadini di passaggio. Lasciate che il tempo della vita terrena scorra inesorabile. Non contate il tempo dell'attimo della morte. Non date peso al tempo che scorrerà sino alla resurrezione, dal momento che già siete proiettati fuori del tempo secondo il volere cronologico ideato da Dio quando diede vita all'universo.

Chi ha tempo non aspetti tempo, quello che si ha a disposizione non serve a nulla se non lo si impiega a convincersi che la vera vita è quella che ci è riservata fuori della sua virtuale presenza.

Spero che comprendiate il motivo del mio sorridere teneramente alle vostre iniziative.

Vi voglio bene anche per questo. Ciao

28 febbraio 2004

COME IN UNA SFERA DI CRISTALLO CON LA NEVE

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Abbiamo superato ormai da un bel pezzo il periodo delle aste, caro vecchio scriba. Ora la nostra scrittura è fluida e sicura, perché di strada ne abbiamo già fatta insieme tanta e tanta ne faremo ancora. Forse hai temuto, caro papi, che io non avrei scritto? Perchè mai non avrei dovuto o voluto farmi vivo? Perché c'è qualcuno che storce il naso? E tu consideralo come un tic, come una smorfia involontaria, perché poi glielo strofineremo noi il naso! Vi è chi, preso dalla propria presunzione, cioè dalla cosiddetta puzza sotto il naso, non riesce proprio in alcun modo ad avvertire il profumo di Dio, ne ha dimenticato la purezza, la delicatezza e la fragranza, tutto concentrato com'è sulle gradazioni dell'odore di zolfo.
Che di puzzo di zolfo ce ne sia tanto, aleggiante sulla terra e sugli uomini, non c'è dubbio, ma, come è noto, i cattivi odori volano bassi mentre i profumi più raffinati tendono a guadagnare gli strati più elevati, perché sono più leggeri. Ebbene, basterebbe sollevare all'insù il naso per coglierne l'odore inebriante, così come è inebriante qualsiasi profumo si sprigioni dalla terra benedetta dal Signore in ogni sua manifestazione naturale. Sempre che non ci sia qualcuno che ti mette in guardia, sulla possibilità che tutto ciò che in profumo, bellezza e purezza sembra l'espressione di Dio non sia piuttosto fallace tentazione del maligno. Diavolo di un demonio, se è capace di uguagliare e magari superare Dio nelle cose più belle, più confortanti e rassicuranti, se è capace di trasformare l'acre odore di zolfo in soave effluvio di essenza profumata, che razza di diavolo è?
Dio non sa difendere dalle imitazioni le Sue produzioni e il Suo prodotto? Ma è l'uomo che si lascia ingannare, dicono i bene informati, è l'uomo che non sa distinguere e si lascia inebriare dalle imitazioni di basso costo, incalzano gli esperti del profumo di satana. Tutte balle, caro papi.

Per quanto l'uomo possa essere sprovveduto ed ingenuo, nessuno lo è a tal punto da non saper riconoscere la presenza del male. Se non ne riconosce la puzza di zolfo, è perché vuole convincersi che non c'è nulla di più delicatamente profumato dello zolfo per tacitare la propria coscienza. E' l'anosmia dell'anima, la vera malattia che non fa riconoscere gli odori, ma anche la cacosmia, quella che ti fa sentire solo cattivi odori, è una grave malattia. E di quest'ultima, ahimè, soffrono tanti. Che il Signore faccia recuperare loro il senso alterato, ma sopra ogni cosa il buon senso. Che non guasta mai!

E' come ricominciare a fare le aste, caro papi, per imparare la scrittura, attraverso la quale il profumo di Dio giunge a solleticare non soltanto le narici della mia mamma e del mio papà, ma anche a sollecitare il buon senso ed i buoni propositi di tutti coloro che con mamma e papà condividono la mia storia d'Amore.
Ma vorrei riprendere l'argomento sullo strapotere, che da più parti viene riconosciuto al signore delle tenebre circa l'offensiva senza tregua che sta attuando contro il Bene.
Non c'è dubbio che satana abbia intrapreso contro il Bene un'azione diabolica senza precedenti; non perché abbia moltiplicato la sua malvagità, ma per il fatto che l'uomo mai come in questi giorni si lascia corteggiare e tentare da lui.

Praticamente non è cambiato nulla dai tempi del serpente, che tentò la donna e l'uomo nel paradiso terrestre e li indusse a peccare contro la volontà e il progetto di Dio. Il demonio è sempre lo stesso, mentre da allora è cambiato l'uomo.
Allora era materia vivificata da spirito e destinata a rifulgere della stessa Luce dello Spirito divino, condividendone gioia e gloria. Oggi è materia avvinghiata ad un mondo terreno che, per quanto pervaso dalle testimonianze dell'Amore del Padre, fa una grande fatica a ritrovare la propria matrice, la propria dignità, il proprio destino spirituale.

Il mondo è come una sfera di cristallo, incistata per spazio e per tempo all'interno di un Universo senza spazio e senza tempo. All'interno di essa si vivono vicende umane che, lungi dal rendere l'uomo che le vive capace di proiettare il proprio cuore al di là di quella parete ricurva, lo condizionano ad interessarsi esclusivamente di pochezze che gli appaiono enormi per la ristrettezza degli spazi e dei tempi del solido geometrico.
Immagina ora, caro papi, che questa sfera di vetro sia come una di quelle palle che racchiudono personaggi e paesaggi su uno strato di neve, che al più piccolo movimento si mette a turbinare vorticosamente e ti impedisce di vedere all'interno fino a quando il pulviscolo bianco, non più sollecitato dal movimento, non torna a stratificarsi in basso. Allora, solo allora, potrai ricostruire l'immagine del paesaggio e ritrovare le forme e tipologie dei personaggi.
E chissà se essi stessi, tornata la quiete e smesso di nevicare, non siano in grado da dentro di vedere te che li stai scrutando e di riconoscerti.

Ora immagina che sia il male ad avere in mano questa palla di vetro e che si diverta a scuoterla, sì da rendere pressoché incessante il turbinio della neve e praticamente impossibile la vista verso l'esterno. Come puoi dunque sperare che quelli che sono chiusi all'interno possano accorgersi di ciò che sta all'esterno, quando già fanno gran fatica a vedere il proprio interno ed a comprendere ciò che sta loro accadendo?
Da che mondo è mondo satana si diletta a scuoterlo, per annebbiare la vista e per creare confusione. Ma sarebbe mai egli capace di confondere e mettere a soqquadro l'eternità incommensurabile che avviluppa la sfera? Ci ha provato un tempo, quando ancora risplendeva della luce del Suo Creatore, ma è stato relegato nel buio delle tenebre dalla sua sconfitta, che già decretava la fine dei suoi tempi e la perdita del dono dell'eternità.
Da allora continua a corteggiare e a tentare l'uomo, promettendogli glorie e regni terreni in cambio di una sottomissione che di eterno ha solo l'abbandono di Dio. Lo fece anche con Gesù nel deserto, e non Gli poteva di sicuro proporre l'eternità di questi beni, perché l'eternità gli è comunque preclusa e solo Dio possiede l'Amore e la Potenza necessari a garantire il Regno eterno e la gloria eterna. Mentre la sfera d'azione di satana è stata confinata da Dio solo e proprio in quel mondo che, in metafora, rappresento con la palla di vetro. E lì egli si sbizzarrisce in tutte quelle diavolerie che gli uomini lo sollecitano a praticare, quando gli giurano sottomissione per assicurarsi potere e gloria, effimeri per se stessi e dolorosi per gli altri, per se stessi e per il Signore in Persona. All'idea che tutto ciò avvenga per impadronirsi del destino precario di una minuscola particella dell'universo infinito, non si può fare a meno di concludere che l'uomo, quando non sa rinunciare alla propria superbia e alla propria presunzione, ha veramente il diavolo che si merita.

Sono sicuro di averti convinto. Vorrei che lo fossero ugualmente anche tutti coloro che vedono belzebù pure in quelle manifestazioni della volontà di Dio che ne ridimensionano il potere, quel potere con il quale ammalia ed irretisce l'uomo, quel potere che solo l'uomo gli riconosce e gli concede, altrimenti sarebbe veramente un povero diavolo. Ho detto quanto avevo da dire.

Vi amo tutti. Bacioni profumatissimi dal vostro

marzo

13 marzo 2004

AMARE NON HA BISOGNO DI DIRE

Mio caro papone, ogni volta che prendi la penna tra i tuoi ditoni per le nostre confidenze epistolarivengo preso da una grande emozione, la stessa che provai quella prima volta che ti chiamai papà. E' una sensazione stupenda scoprire che si possono esprimere e raccontare i propri sentimenti e testimoniare il proprio amore attraverso la parola detta o parlata o scritta, non soltanto per dire, ma per lasciare un segno tangibile, un ricordo indimenticabile.

E tu, caro papi, ti ricordi cosa provasti quella prima volta che dissi "papà". Non pensasti per caso che, con la conquista del linguaggio parlato, stesse per finire quella breve ma vivida stagione nella quale gli sguardi, le carezze, le coccole e i bacini parlavano con il linguaggio dell'amore, e con la voce del cuore, quella lingua che nessuna parola scritta o parlata riuscirebbe mai a significare? Per me si aprivano sicuramente nuovi orizzonti, nel momento in cui mi impadronivo dello strumento più concreto per comunicare con il modo e raccontare il mio mondo. Per te si chiudevano forse le porte di un'esperienza nella quale amare non ha bisogno di dire, ma è fatto della stessa natura dell'amore e perciò è già stato detto e scritto nella sua essenza spirituale.

Ora, che ho esaurito ogni parola con cui raccontare il mio mondo al mondo della vita terrena, è proprio la forza dell'amore sopravvissuto agli eventi che ti ha permesso di riaprire quelle porte, oltre le quali lo spirito si esprime e si intende senza parole, ma con la sola Parola. E questa, per rimanere tangibile nell'Amore che la ispira ed alimenta, si è fatta scritto, epistola, diario, componimento poetico. E tu, caro papi, ti sei fatto scriba fedele, cosicché la nostra vita, la mia, la tua, quella di mamma vivono nell'eternità e dell'eternità del bene che ci vogliamo. E scrivere non ci serve più soltanto per raccontare esperienze, ma per portare e diffondere e urlare amore ai quattro venti.

Eppure con quanta pienezza d'amore, e con quanta gioia di esprimere il mio amore, ti chiamai papà per la prima volta! Poi sei diventato "papi", il papi della tenerezza del mio amore e della fierezza della mia amicizia. Ed infine lo scriba delle mie scorribande tra cielo e terra e il complice delle mie confidenze celesti. Confidenze che vi passo per graziosa concessione di Chi vi ama d'Amore paterno e di materna Misericordia.
Con tutto il mio amore di figlio, ciao papà, ciao mamma.

Con tutto il mio amore vi amo tutti

20 marzo 2004

PLAGIO D'AMORE NON E' REATO

Ciao, miei cari e dolci mamma e papà, il bene che vi voglio è così forte e grande e smisurato che non può essere contenuto nel piccolo ambito della nostra storia familiare e per questo ne supera i confini, coinvolgendo ed inondando d'amore i protagonisti di altre storie, di altre vicende, di altre esperienze. E se ne arricchisce ulteriormente per divenire un impetuoso fiume, che spazza via ogni paura o incertezza, ogni dubbio, ogni disperazione e ogni indifferenza, prima di riversarsi nell'immenso oceano delle braccia di Dio, dove tutto è limpido, trasparente e calmo, per tutta la profondità e l'estensione della sua eternità. Sicché ne godiamo gioiosamente io, tu cara mamma, tu papi caro, tutti coloro che volenti o nolenti ne vengono investiti, ma soprattutto e sopra tutti il Signore, il cui Amore per tutti i propri figli è l'unico vero motore di questa storia dell'umanità. A proposito, dimenticavo Ginger e Fred che, anche loro, partecipano a questa vicenda in un ruolo non certo secondario, dal momento che vivono per dare amore e non saprebbero privarsene per alcuna ragione al mondo, alla faccia di quei saputoni che li ritengono incapaci.
Il bene che vi voglio, miei cari, ha un'altra peculiarità o, se preferite, ha il dono di essere inesauribile. E, poiché è lui che guida questa penna, non entrino in fibrillazione tutti quei sapientoni che non vendono l'ora che tutto questo finisca presto, per la tranquillità dell'anima vostra e per l'incolumità delle altrui anime, che potrebbero essere suggestionate dalla nostra corrispondenza.
Per quanto Iddio solleciti l'uomo a prendersi ogni volta e una volta per tutte la propria responsabilità nella scelta tra il bene e il male, il plagio d'amore non è considerato reato, almeno persempre. Quindi, contro ogni previsione ed in barba alla statistica, io continuerò a scrivere, e voi, miei cari, continuerete a ricevere la mia posta finché Iddio lo vorrà, e sempre con la complicità, pardon, per intercessione della nostra Madre Misericordiosa.
Se necessario, continueremo a scrivere insieme quando ci saremo ricongiunti nel Signore, se Egli vorrà che si continui a farlo e a farlo insieme. Voi non vi lasciate dunque suggestionare o intimidire da quanti dichiarano di sapere tutto sull'argomento, ed in particolare da coloro che lo vedono come il fumo solforoso negli occhi. O solfureo? Sono preso da dubbi, caro scriba. Si dice solforoso o sulfureo, o solforico? Bivalente o trivalente? Quelli certamente lo sanno, caro papi, perché hanno dimestichezza con lo zolfo. Lasciamo quindi che se la risolvano da soli.
Per quanto ci riguarda noi continueremo a portare alto e con orgoglio il vessillo del bene e a sostenere all'infinito che il bene ne sa non una, ma molte e molte di più del diavolo. Ed è stato già tutto stabilito circa la sorte di quest'ultimo.
Vi esorto comunque a non abbassare mai la guardia, non solo nei confronti dell'altrui presunzione, ma soprattutto della presunzione e della superbia. Rimanete e siate umili, non abbandonate mai la speranza e la fede che il Signore alimenta in ogni attimo della vostra vita, dal momento che ve l'ha donata. E, sopra ogni cosa privilegiate l'Amore, che in nulla differisce da quell'Amore che vi offre in dono questo meraviglioso privilegio, per produrre frutti da condividere e da distribuire con la stessa generosità di cui siete oggetto. Vi voglio bene, miei cari, e con tutto il bene che vi voglio vi auguro la buona notte.

Ciao portalettere a tempo indeterminato

28 marzo 2004

IMPROBABILITA'

Ciao caro vecchio scriba, complimenti per come scrivi con scioltezza. Mi verrebbe da dire, con un sorriso: penna nuova, vita nuova. Ma questo è un altro discorso, nel senso che, nonostante tu immagini che il cielo non abbia da insegnarmi alcuna novità, invece la mia nuova vita mi arricchisce e si arricchisce di nuove emozionanti esperienze, istante per istante. Perché non si finisce mai di conoscere l'immensità e la duttilità dell'Amore di Dio, e della Sua Saggezza e della Sua Giustizia e della Sua Sapienza e della Sua Misericordia. Per questo abbiamo a disposizione tutta l'eternità e tutta la Sua Pazienza infinita! Ed io, mano a mano che il bagaglio della mia conoscenza si fa più pregnante e si alleggerisce di pura e sincera estasi d'amore per Lui, sento l'urgenza di condividerne con voi se non altro la gioia, per colmarvi di gioia e di certezza. E ritorno da voi, che mai più disperate di avermi perso per sempre perché sempre avete aspettato il mio ritorno, nelle sembianze del figliol prodigo, prodigo perché vi porto i doni che l'Amore di Dio mi sollecita a consegnarvi, doni privati e pubblici al tempo stesso, frutto della Sua Misericordia riservata a tutti, nessuno escluso: E tutti, nessuno escluso, devono festosamente accoglierlo. Si deve fare festa ogni volta che si ritrova l'Amore perduto, perché l'Amore vero non muore mai e rinasce sempre a nuova vita.

Come si può pensare che questi nostri incontri, non solo epistolari ma di affinità inesauribile, possano diventare, se non essere sempre più improbabili? L'amore che noi proviamo e nutriamo l'uno per l'altro, è forse stato e sarà mai improbabile? No di certo, così come non è improbabile il fatto che ora siamo insieme nei pensieri e nelle parole d'amore di questi nostri fogli, che sicuramente smetteranno di riempirsi di scritti quando anche le nostre vite si ricongiungeranno per sempre. Ma anche allora, questo nostro modo di non separarci neppure nella separazione, sarà improbabile. E, se avviene ed è avvenuto ed avverrà, sino ad allora dove sta la sua improbabilità? Così è altrettanto improbabile che qualche prevenuto o qualche scettico o qualche incredulo cambi idea e si convinca del contrario.

Quante prese di posizione, quanti preconcetti sono stati smentiti, quante intransigenze sono state ridicolizzate dalla realtà di quella vita della quale l'uomo presume di sapere tanto e pretende di spiegare tutto! Figuriamoci dunque se è in grado di esprimere certezze sulle verità di una vita di cui non conosce nulla per esperienza diretta e ha notizie che assumono valore solo se vi si crede per dichiarazione di fede totale nella Parola di Dio, e che si può godere solo se si rinuncia alla presunzione di sapere tutto, compreso quella di stabilirne l'improbabilità.
Altra cosa è l'atteggiamento di coloro che, pur dichiarandosi credenti ed osservanti del divino verbo e confidando nella Misericordia di Dio, diventano ciechi e sordi di fronte ai modi ed alle forme nei quali tale Misericordia ha deciso e ha scelto di manifestarsi, come se ne conoscessero tutti i segreti, le verità, gli umori, l'intima natura. Ne sono talmente convinti e sono talmente presi dalla propria saggezza e dalla smania di esibirla, da non riconoscere le prove più evidenti dell'Amore misericordioso del Padre, specialmente se si concretizza in realtà inspiegabili e pertanto improbabili.

Come si può pretendere che Iddio agisca secondo i canoni del pensiero e dell'esperienza dell'uomo, di quello stesso uomo che è rimasto sbalordito non tanto dai miracoli effettuati da Gesù, quanto dall'imprevedibilità del Suo esempio e delle Sue Parole sul valore della giustizia, dell'amore, del perdono, del pentimento?
E' quello stesso uomo che nelle vesti di figlio rinfaccia e rimprovera al padre felice di aver ritrovato l'altro figlio, che non voleva credere perso per sempre, di averlo perdonato senza timore di offendere sua sensibilità del figlio probo, osservante, timorato, obbediente, premuroso, zelante.
E' quello stesso uomo che inchiodò Gesù sulla croce e che si nasconde nell'ombra che la croce proietta sulla terra e sulle vicende umane, in attesa che l'improbabile diventi certezza come lo è stata la Resurrezione del Figlio di Dio, e come lo sarà per tutti coloro che hanno una smisurata fiducia nell'Amore di Dio, per il Quale nulla è improbabile ed impossibile.
Specialmente se c'è da portare conforto a qualche Suo figlio bisognoso.

Ora vi lascio alle cose rutinarie, ma vi do appuntamento al nostro prossimo improbabile incontro.

Ciao, bacioni schioccanti dal vostro sicuramente VIVO

Santa Pasqua 2004

PASSIONE DEL BENE SENZA RITEGNO

Giovedì santo, 4 aprile 2004

Ciao papi caro. Sono giorni per voi, questi, nei quali appassionatamente dovreste rivolgere a Dio Padre tutta la vostra gratitudine, per averci manifestato nel segno della passione e del sacrificio del Figlio Gesù tutto l'Amore Misericordioso che Egli nutre per noi.

E' un amore talmente imprevisto e talmente incredibile che solo la fede ti consente di coglierne il volere divino e di accettarlo senza reticenze, senza distinguo e senza ritegno. Ma non per questo si può fare a meno di dolersi dell'avere provocato a Dio, nelle vesti di una umanità cieca, sorda e disamorata, il dolore di azioni ed omissioni peccaminose, di averLo indotto a redimere quella umanità peccatrice attraverso la crocifissione di Cristo Suo Figlio.
Nulla
, in fatto di dolore, è stato risparmiato dall'uomo al Padre dai tempi del peccato originale, ma il Signore non gli ha mai fatto mancare il Suo Amore, che ha sublimato nel messaggio della Croce.

E' un messaggio che l'uomo stenta a capire - oggi come allora, quando condannò a morte per crocifissione il fratello Gesù, pur essendone rimasto affascinato per la parola, la saggezza ed i miracoli- o piuttosto non vuol capire, perché gli propone l'alternativa della speranza di una inimmaginabile eternità spirituale, a fronte della concretezza di un benessere materiale che, pur se limitato nel tempo, è comunque raggiungibile e verificabile.

E' un messaggio che l'uomo fa finta di non capire, perché antepone la misericordia del perdono e l'umiltà dell'amore all'arroganza del potere e all'intolleranza dell'odio. Perché gratifica la partecipazione e la condivisione delle altrui sofferenze piuttosto che il godimento individuale dei propri egoismi e dei loro frutti, perché premia la carità, la speranza, la fede in una vita nella quale carità si fa amore assoluto, speranza diventa certezza d'amore assoluto, e fede è Dio stesso, fonte d'Amore assoluto per il Quale tutto vibra ed arde di passione, di partecipe condivisione.

E allora, se Gesù ha patito il tradimento e le violenze dell'uomo, per condividerne le tribolazioni ed ottenere la redenzione dai peccati immolandosi per il perdono, perché l'uomo non fa il piccolo sacrificio di condividere con Gesù solo un po' di quell'amore misericordioso che Ne riceve inesauribilmente, e che gli viene offerto in cambio e a garanzia di una resurrezione gloriosa? Partecipate dunque con la più sincera passione d'amore alla Passione di Gesù, di cui si rinnova l'evento in questi giorni, perché essi siano per voi non giorni di dolore ma Pasqua di Resurrezione.
E nella luce di questa gioia vedrete anche me e l'amore che vi porto. Buona Pasqua. Emilio

Santa Pasqua, 11 aprile 2004

Caro papi,
l'uomo, per quanto faccia di tutto per dimostrare il contrario, non può fare a meno di Dio e, per quanto Ne neghi o Ne consideri del tutto superflua l'esistenza, in cuor suo nutre o nasconde l'inconfessabile speranza che, se Dio c'è, allora Lui saprà come farsi vivo, se tanto Gli sta a cuore la salute e la salvezza delle Sue creature.
In effetti è proprio così
, perché il Signore non può fare a meno di amare, curare, proteggere i figli Suoi, nonostante le fuorvianti apparenze di una vita terrena che, immersa nella natura e nell'imprevedibilità dei suoi eventi e comunque percorsa da sentimenti e pulsioni maligne, li rende insensibili o poco inclini alle Sue sollecitazioni amorose.

Dio ha infatti creato l'uomo per Amore e con Amore e lo ha calato nelle manifestazioni sensibili e spirituali del Suo Amore perché Ne godesse a pieno, facendoseNe Egli stesso veicolo e artefice. E quando l'uomo Gli antepose l'amore per se stesso Egli non cessò mai d'amarlo, e continua ad offrirgli e ad indicargli i segni tangibili del bene da anteporre al male e dell'amore con il quale combattere l'odio. E il segno più fulgido e vivo della Sua Parola e della Sua Volontà amorosa è Gesù, fatto uomo per dire in parole umane di praticare il bene senza ritegno in ogni direzione e senza aspettative immediate, se non quella, da non sottovalutare, di guadagnarsi il bene eterno, resuscitando dalla ponderosa materia e risorgendo ad imponderabile ma appagante amore, incontenibile ed estasiante.

D'altronde non è pensabile che l'onniscienza di Dio non fosse a conoscenza(*) della scelta che Adamo ed Eva avrebbero fatto, una volta sollecitati dalla diabolica trasgressione del divino ammonimento, e di tutte le tragedie umane che ne sarebbero discese. Ed è altrettanto impensabile che l'onnipotente Creatore dell'uomo e di tutte le cose non avesse previsto di dover riscattare i peccati di una sconsiderata umanità dedicandole in sacrificio la divinità del Figlio fatto uomo, supremo atto d'Amore misericordioso che sarebbe stato ricambiato con il più feroce e sanguinoso oltraggio all'uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Perché, nel momento in cui l'uomo si faceva artefice impietoso e disumano dell'agonia di Gesù sulla Croce, crocifiggeva se stesso ed il proprio peccato d'orgoglio, per riconquistare nel perdono, che Gesù invocava per lui in punto di morte, l'opportunità alla redenzione ed alla resurrezione.

Gesù, nato e vissuto fuori del Peccato, non aveva bisogno di invocare un perdono che Iddio sapeva di non doverGli concedere, dal momento che la Divina Misericordia è riservata all'uomo che Le si affida per la consapevole rinuncia al proprio malinteso diritto al peccato e nella piena coscienza del proprio diritto al perdono, diritto invocato e consacrato dal sacrificio sublime di Gesù.

Da quel momento in poi l'uomo è stato portato alla conoscenza, non più imprevedibile, del destino che è già soggetto ed oggetto di conoscenza dell'Onnisciente Padre. Dio, e Gesù per Lui, Gli chiedono solo di confidare nella Misericordia di Cui sono fonte inesauribile e generosa e che rappresenta la forma più tangibile dell'Amore di Dio per l'uomo peccatore.
Da quel momento in poi, l'uomo non può ignorare che la fede gli apre le porte della resurrezione dello spirito, per riabbracciare Colui che gli diede la vita terrena come viatico alla vita eterna.
Da quel momento in poi, l'uomo non può dimenticare che l'omissione del pentimento delle proprie colpe dà origine a crocifissioni molto più atroci di quella riservata a Gesù, che mai avrebbe scalfito il Suo Spirito Santo, mentre quelle altre provocano morte eterna ed annullano l'estasi della resurrezione.

Manifestiamo dunque la nostra gioia per le verità che il Signore condivide con noi e glorifichiamo Gesù per il supremo atto d'Amore Misericordioso che ci dedica dall'alto della Croce, sulla quale si è immolato per noi.
Non cessiamo mai di affidare i nostri cuori alla dolcissima Madre di Gesù, perché li protegga e li preservi dalla morte eterna.

Siate fiduciosi, non abbiate paura della bontà di Dio, anzi approfittateNe, abusateNe, e ricambiateLa con tutto il vostro amore. Gli è sufficiente quello di cui siete capaci nelle vesti di figli Suoi terreni.

Ciao Vi amo

* cfr : lettere 27 ottobre 1996 (Cielo che poesia, pag.43) e 23 agosto 1997 (Cielo che poesia, pag 48)


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