Letterine di un angelo di nome Emilio

 

 

 

 

DIARIO DI UN ANGELO nel nostro 2003

giugno - luglio - agosto - settembre


 

 

GIUGNO 2003

21 giugno 2003

Il MIO NONCOMPLEANNO

Ciao carissimi miei mamma e papà e mamma, ciao piccoli Ginger e Fred, vi prego, se mi volete festeggiare fatelo perché sono in cielo a godermi tutta la pienezza dell'amore di Dio Padre e Figlio e tutta la tenerezza della nostra Madre santissima, circondato dall'affetto di tutte le creature che mi sono vicine in cielo e dalle coccole di chi continua a volermi bene in terra. Lasciamo le ricorrenze e gli anniversari a coloro che non riescono e non vogliono scrollarsi di dosso il peso del tempo che trascorre nell'illusione degli anni. Non c'è alcuna differenza, cara mamma, tra anniversari, mesiversari, minutiversari, attimiversari, perché fuori del tempo è sempre festa e non vi suono vuoti di indifferenza o di distacco. Si è sempre insieme nello spirito e nel pensiero, e l'armonia che occupa il nostro infinito è inesauribilmente appagante e gratificante, molto di più dei festeggiamenti di un compleanno, cioè di un anno che si è completato. Qui è tutto così completo che non si deve fare alcuna festa, se non quella veramente entusiastica ed entusiasmante che si riserva alle anima che ritornano a casa. E' qualcosa di più di un semplice bentornato. E' il compiacimento orgoglioso del Padre che ritrova il figlio disperso e ne gioisce, coinvolgendo tutto il cielo nel trionfo dell'Amore.

Anche io sono orgoglioso e compiaciuto dell'amore che mi dedicate, miei dolcissimi, in ogni istante dei vostri pensieri e ve ne sono grato perché mi sento festeggiato in ognuno di quegli istanti che non rappresentano più ricorrenze, ma solo il trascorrere della vostra vita, che ancora sembra dividerci e tuttavia non ci impedisce di stare insieme.
Io non ho bisogno di contare i vostri anni in attesa che si avveri ciò che per me già è e sarà per sempre. Non fatelo neppure voi ed io mi sentirò ancora più felice di quanto sia già. Con questo augurio vi dedico tutto l'amore di cui sono capace.

Bacioni dal vostro eternamente vostro. Ciao carissimi miei mamma e papà, ciao piccoli Ginger e Fred. Ciao a tutti, vi voglio bene


 

22 giugno 2003

CORPUS DOMINI

Speranza e volontà antropomorfica

Caro vecchio scriba, ti devo confessare che ogni volta che mi accostavo al sacramento dell'Eucaristia avvertivo un certo imbarazzo, che solo il confidare nella verità del mistero riusciva a superare. Perché quell'ostia consacrata, che mi apprestavo ad accogliere nella mie viscere, non simboleggiava ma ERA il corpo di Gesù nella carne e nel sangue e Ne rendeva perpetuo il sacrificio misericordioso. Quante volte mi sono chiesto se il tentativo di condurre alla dimensione umana i misteri del mondo dello spirito non rischiasse di farci varcare i sottili confini del cannibalismo materiale e spirituale!
Può una esasperata intensità dell'amore far desiderare un'appropriazione e una donazione così totale, da annullarsi anche nel corpo ed offrirsi in carne e sangue?

Nella sfera umana ed animale certamente si. Allora, chi è l'antropomorfologo? L'uomo che spera in un Dio dalle sue sembianze, per non sentirLo indifferente alle sue vicende terrene, oppure è Iddio che acquista sembianze umane per non sentirSi escluso dal cuore degli uomini? Da chiunque parta l'iniziativa, è evidente che l'incontro e l'abbraccio devono compiersi in un mondo spirituale non del tutto estraneo a quello della materia, diciamo nell'anima, prima che tra materia e spirito vengano a crollare i confini del peccato originario ed entrambi tornino ad amalgamarsi nel tutt'uno primordiale inscindibile.
Nel frattempo Dio Amore Si incarnato nel Figlio amato, diventando Egli stesso Amante e profondendosi su Lui e sulla Sua chiesa in vesti di Spirito Amore divino.

Ed ha sacrificato l'Amato consegnandoLo come Agnello sacrificale ad un popolo simbolo, che considerava il sacrificio dell'agnello la privazione più grande che si potesse immaginare dopo il sacrificio di un figlio. E questo Figlio si è consegnato all'uomo in un'eredità che si rinnova e si arricchisce nella promessa e nel consolidamento di un'alleanza fatta di pane e di vino, in un cenacolo che diventa strumento e mezzo di nutrimento spirituale. Fino a quando, superato l'incubo della morte, la comunione degli spiriti non diventi una realtà definitiva ed eterna.

E intanto Gesù, invece di starsene comodamente seduto alla destra del Padre, continua a fare la spola tra cielo e terra, tra spirito e materia proprio come faceva con i suoi amici dopo essere risorto da morte. E lo fece per quaranta dei loro giorni, quasi compiaciuto della Sua trascorsa umanità che manifestava nella gioia di amico e nella giovialità di commensale. E nella stessa veste si offre all'uomo nel sacramento eucaristico.

Come vedi, caro scriba nonché caro papi, certi miei segreti imbarazzi non avevano alcuna ragione di essere, così come non ne hanno quelli che tu ti fai venire quando si discute di elaborazione del lutto. Infatti, come si può rinunciare all'oggetto amato, specie se questi è una creatura umana e continua a starti vicino, offrendotene le prove anche dopo il suo distacco?   Come avrebbero potuto le donne, e tra queste la Sua mamma e i discepoli, seppellire per sempre Gesù, l'oggetto del loro amore e della loro dedizione, quando Gesù saltapicchiava tra loro invitandoli a pranzo e a cena? E come avrebbero potuto sentirseNe lontani, se dopo cinquanta giorni venivano pervasi dal Suo Amore infuocato?

Queste domande e tutte le altre trovano la risposta nella verità che è più forte -la volontà antropomorfica di Dio, tutta tesa a perpetuare la Sua esperienza umana -di quanto non lo sia la speranza antropomorfica che l'uomo cerca di attribuire al Dio che si porta impresso nell'anima, e che crede molto più distante e distaccato della propria realtà. Dio invece è lì, a due passi, per accudirne e proteggerne la parte migliore ravvivandola con il Suo sangue e la Sua carne, perché non se ne vanifichi la divina sostanza:
E solo l'Amore può alimentare l'Amore. Questa è l'unica realtà possibile nella incommensurabile storia del creato e dell'umanità. E noi ne siamo gli artefici, non gli spettatori. Per volontà del signore. E così sia. Ciao


LUGLIO 2003

 

LA SORGENTE DELLA SPERANZA

Le ricchezze che vorresti accumulare nel corso della vita

8 luglio 2003

La vera vita non è, caro papi, quella che sogni o ti prefiggi o ti adoperi a condurre, ma è quella alla quale ti prepari accettando la verità di una vita che distrugge i sogni, annulla i propositi, vanifica le attese. Sono tutte queste frustrazioni a spingerti a trovare consolazione in un modello di vita appagante sotto ogni punto di vista, o c'è qualcosa di più? Se fosse vera la prima ipotesi, non andresti a rifugiarti in un mondo di cui non sai nulla e non conosci nulla salvo l'augurarti che lì troverai gioia, luce, armonia, amore. Ma, sono proprio queste le ricchezze che vorresti accumulare nel corso della vita terrena? Non sarebbe più logico puntare su qualcosa di più concreto ed a portata di mano, come il successo, la salute, il denaro? Sarebbe molto più umano dare corpo ad un modello di vita materiale nel quale avere tutto a disposizione e ai massimi livelli.

Se invece cerchi rifugio in una speranza di vita che ti dà il meglio di quanto si possa desiderare in termini di beni astratti -gioia, armonia, amore- è evidente che in una parte sconosciuta del tuo universo umano sta, quasi nascosta, la sorgente impalpabile ma attiva di queste tue pulsioni, e questa sorgente è della stessa natura di Quella che ha creato la vita: l'Alito di Dio.
E' la memoria di Dio, che è anche urgenza e necessità di vita da condividere gelosamente con Lui.

Se Dio non esistesse nel mio cuore, nella mia essenza umana, come e perché ne dovrei desiderare Uno? E magari Trino? Perché l'uomo dovrebbe trasferire in cielo un mondo che, con qualche miglioramento, potrebbe essere comodamente fruibile e godibile in terra? Invece gli è più facile sperare che sia stato il cielo a sprofondare in terra, a causa di un piccolo, innocente malinteso con il Padreterno, passato alla storia come peccato originale.
Il fatto è, caro papi, che certe cosiddette fantasie cui l'uomo si abbandona sono più concrete della stessa realtà. Il richiamo ad una vita spirituale è misterioso ma insopprimibile, come la forza istintuale che fa risalire il salmone contro corrente, che porta le balene a seguire rotte precise e alcune specie d'uccelli a ritrovarsi in luoghi lontani.

Anche l'uomo, nonostante le regole sociali che si è dato, non sfugge a suggestioni comportamentali che ne condizionano in qualche modo la vita sulla terra. Ma ve ne è una ancora più irresistibile ed è il richiamo, che Dio continuamente gli rivolge, ad una vita eterna alla quale veramente pochi non credono veramente. Potrebbe un ateo, se ne fosse veramente convinto, negare l'esistenza di Dio? A cosa servirebbe parlare e dissertare su una cosa che non esiste? Non esiste, e questo è motivo più che valido per rendere superfluo, anzi, vano ogni discorso in merito.
Allo stesso modo, per quale ragione dovrebbe prendere forma l'idea dell'esistenza della città eterna, se nessuno ce ne può portare testimonianze come foto, cartoline, guide turistiche, ecc. ecc. ecc.?
Quante domande, caro Papi e quante risposte confuse, incerte, inconcludenti, inconsistenti.Vale la pena porsene una sola: cosa sarebbe dell'uomo senza il suo Dio? Certamente vagherebbe nel buio alla ricerca di un altro dio, e magari scambierebbe il diavolo per il dio che cerca. Invece Dio va sempre cercato alla luce del sole, e non Lo si può confondere con nessuno. Capito? Ciao


INVESTIMENTO REDDITIZIO

e speculazioni senza guadagno

11 luglio 2003

... quando ti dico che non bisogna mai mollare nel dare amore e nel chiedere al Signore che non si stanchi mai di darcene, per farcene ricchi e prodighi, puoi star certo che è proprio così. Alla faccia di tutti quelli che storcono i naso, quando viene loro chiesto di rinunciare un po' a se stessi per dare un minimo agli altri. Solo essendo caritatevoli si accede a ricompense molto, ma molto più consistenti di quanto si è elargito, perché l'amore caritatevole è il fondo d'investimento più redditizio, sul quale vale la pena di puntare.
Ma allora a nulla vale speculare su affanni, tribolazioni e tragedie umane, se non ti garantiscono alcun guadagno. Proprio così. Si tratta di obbligazioni di poco conto che non si negano a nessuno, anzi, vengono attribuite agli essere umani gratuitamente come buoni del tesoro, quel tesoro di cui l'uomo divino era ricco, che si è liquefatto quando ha scoltato i cattivi consigli di uno spregiudicato e diabolico agente di cambio.
Da quel giorno all'uomo vennero impediti i facili guadagni e ancora di più gli arricchimenti illeciti, e gli fu concesso di investire solo in amore, perché i guadagni che ne derivano non danno potere e possesso, ma sono sufficienti ad assicurare di essere totalmente posseduti dall'Amore di Dio. L'Amore di Dio, caro papi, non è appiccicoso ed ossessivo come certi amori umani, ed i beni che produce non rendono avidi e parsimoniosi come certe ricchezze depositate nelle casseforti della banca e lì ben rinchiuse e difese da combinazioni segrete.
La ricchezza dello spirito è bene universale, cielo e terra ne sono pieni e non è difesa da pareti d'acciaio e da porte inaccessibili. Tutti ne hanno diritto. Tutti ne possono attingere a piene mani senza ricorrere alla lancia termica, perché la porta è spalancata e al di là di essa si riconosce la figura inconfondibile del Cristo misericordioso, Che accoglie a braccia aperte.
Chi invece ha talvolta bisogno della lancia termica per scardinare le pareti dei cuori induriti dalla vita umana è proprio Dio, e non è giusto che ciò avvenga. Diamogli una mano addolcendo le amarezze, ammorbidendo le durezze, chiarendo le incomprensioni, illuminando il buio, con la nostra esperienza e con la forza irresistibile del nostro amore.

Ciao


INTERPRETAZIONE DEL RUOLO

Non la tua parte ma quella che ti è stata assegnata

20 luglio 2003

Ciao papi caro. A te quale ruolo è stato affidato, quello di scriba? Allora fa' lo scriba. Ad altri è stato conferito il titolo di banana? Allora sia banana. L'importante nella vita è che ognuno svolga la sua parte e che la interpreti nel migliore dei modi, perché poi, alla fine della tournée, dovrà renderne conto al suo pubblico, ma soprattutto al regista, all'impresario. Alla fine della vita è chiesto ad ognuno: tu, secondo te, come hai svolto la parte? Attenzione, non la tua parte, ma quella che ti è stata assegnata. E allora toccherà fare un bel lavoro di verifica, se ti sei applicato bene, male o così così. Se hai esagerato in protagonismo o in mediocrità, insomma, se hai recitato come ti era stato raccomandato di fare, nello spirito del copione e del pensiero dell'Autore.

Oddio! Mi è scappata un'A maiuscola. Vuoi vedere che tutto questo discorso è una metafora e l'autore, il regista dello spettacolo in questione sono la stessa persona, addirittura il Padreterno in Persona? L'hai proprio indovinato, è a Lui, che dovremo render conto della nostra interpretazione, di come abbiamo calcato la scena, di come ci siamo presi cura del nostro personaggio e dei panni che abbiamo vestito. Si, anche dei panni che abbiamo vestito. Questi, alla fine delle recite, devono essere riconsegnati al magazziniere nelle migliori condizioni possibili, non sdruciti, spiegazzati e impolverati. Né è sufficiente sostenere che la tournée è stata faticosa e logorante per vedersi abbuonate incuria e sciatteria.
Se una cosa è stata confezionata per avere una certa durata, non si vede perché si debba usurare senza criterio e senza rispetto. Per parlare chiaro, fuor di metafora, il fatto che a ciascuno sia consegnata una struttura materiale nella quale percorre un'esperienza terrena per mondarsi di alcune macchie di sporco, non significa cercare di liberarsi precocemente dalla materia che non ha posto nel mondo dello spirito. Perché, se questa catarsi deve avvenire attraverso l'esperienza sensoriale della vita terrena e l'arricchimento spirituale che ne deriva, non è detto che si debba essere ciechi e sordi alla dignità che anche la materia possiede e reclama. Vista e udito, in una vita di esperienze mortificanti, sono soprattutto strumento di conoscenza della luce e dell'armonia che avvolgono il mondo e servono ad intuire con i sensi la presenza di Dio. La cecità e la sordità sono alcune tra le malattie più gravi che affliggono l'umanità, e la presunzione impedisce di guarirne.

Ma state tranquilli, cari attori di queste storie di vita abbastanza prevedibili. Se vi guarderete nello specchio della coscienza, in un momento qualsiasi della vostra esibizione, se riconoscerete l'errore o gli errori d'interpretazione e ne farete ammenda, allora state certi che l'Autore-Regista-Impresario sarà comprensivo e vi ammetterà a partecipare, come attori e spettatori al tempo stesso, allo spettacolo più bello ed appagante che mai sia stato prodotto dai tempi dell'eternità. Nel quale vi capiterà magari di vestire i panni nuovi fiammanti di un vecchio scriba o di una mamma banana.
Ciao cari attori, ciao vecchio carro di Tespi. Recitate bene con impegno ed amore la vostra parte di vita, per poter calcare domani le scene della vita eterna.

attorgiovane, dal cielo

AGOSTO 2003


 

IL SORPASSO

Categorie della mente umana intorno alla morte

1 agosto 2003

Molti temono l'ineluttabilità della morte, caro papi, altri ancora ne difendono l'immortalità, altri confidano nella sua indifferibilità, altri infine si affannano e si adoperano a darle la morte, nella presunzione di saper fare immortale la vita.

Quale di queste categorie è, secondo te, nel giusto? Tutte e nessuna, e ti spiego perché.

Perciò, care categorie, non vi affannate a cavillare sul discorso della morte, che è giusto che voi temiate per la vostra condizione umana, di chi deve comunque affrontarla non avendone esperienza diretta. Affidatevi piuttosto ad essa, quando lei vi si parerà di fronte, confortati dalla Parola di Dio e dal sacrificio di Gesù, e scoprirete che vi sta strizzando l'occhio nell'istante in cui la sorpassate, varcando le porte del regno della vita. Ciao a tutti & C.


AL SERVIZIO DI DIO SERVA AUSILIATRICE

Il cuore della Madre celeste parla ai vostri cuori

14 agosto2003

Mio caro vecchio papiscriba, eccomi tra voi in occasione dei tradizionali festeggiamenti della nostra Madre amatissima Assunta nel cielo di Dio Padre, del Figlio Redentore, e di tutte proprio tutte le creature che si sono guadagnate il diritto alla santa ed eterna beatitudine.
Ma per quale motivo gli uomini lasciano trascorrere tanto del loro tempo terreno per santificare questo bellissimo riconoscimento alla bontà sublime ed al fiero coraggio della nostra Misericordiosissima Madre, trasformando in una ricorrenza la consacrazione eterna di Maria al trionfo ed alla gloria, senza fine e senza date, del Suo Corpo e del Suo Spirito?

Forse che il tripudio che i Suoi figli terreni hanno il dovere di tributarLe si può esaurire nei pochi fuggevoli attimi di poche ore, di pochi giorni di preghiera? Non dovrebbe viceversa l'uomo dedicarLe ogni attimo della sua vita, ogni palpito del proprio cuore, ogni alito dei propri pensieri, per esprimerLe tutta la gratitudine -ammessso che lo si possa fare veramente- per avere dato e consegnato al mondo intero il Suo Figlio diletto, offrendoLo come figlio dell'uomo?
Noi, quassù dove vi piace immaginarci e localizzarci, La festeggiamo incessantemente con tutta la nostra gratitudine e il nostro amore, perché è grazie a Lei, al Suo sostegno, alla Sua intercessione, alla Sua misericordia, che possiamo godere ed inebriarci della Luce di Dio e vibrare dell'Amore universale e perpetuo, con il quale e per il quale siamo stati concepiti dal Creatore e siamo indirizzati e guidati dalla mano materna di Colei che, al servizio di Dio, si è fatta serva ausiliatrice dell'umanità. Perciò apriteLe i vostri cuori e senza alcun ritegno ed alcuna vergogna, lasciate che li inondi del Suo Amore ed abbeveratevi delle Sue Parole.

Miei figli amatissimi, è il cuore della vostra madre celeste che parla ai vostri cuori, per ringraziarvi dell'amore che mi portate e per esortarvi a renderlo fervido di santi proponimenti e provvido di sante azioni.

Unitevi con me nella preghiera, ma anche nell'impegno convinto e costante di non lasciare più spazio e tempo al peccato dilagante in ogni forma e sostanza. Non arretrate di fronte al Bene e all'Amore che vi testimoniamo con tutte le nostre energie e in tutta la Loro veemenza, perché il male lasci per sempre la terra dei vostri cuori e la nostra bellissima terra.

Sostenetemi ed aiutatemi con la forza concreta del vostro amore, da elargire nel più completo spirito di servizio, quello stesso che io ho sempre seguito, dichiarandomi orgogliosamente serva del Signore. E il male non avrà scampo, così come è già scritto nel Progetto di Dio.
Così come sta scritto che solo l'uomo, e soltanto lui, nell'essenza dell'Amore che l'ha creato, si è fatto Dio incarnato e Madre divinizzata, ha la chiave per aprire la porta al Bene Eterno, quel Bene che non si manifesterà mai più all'ombra del male. Sicché l'uomo e la donna, che per primi vi si rifugiarono, finiscano di vagare perseguitati in un mondo ingrato al quale non erano stati predestinati e ritrovino in cielo il loro paradiso eterno.

Figli miei diletti, so che non mi deluderete. Insieme faremo la gioia e la volontà del Signore e con Lui e in Lui festeggeremo per sempre le nostre festività. Vi benedico con il figlio mio, figli miei adorati, nel nome del Signore.

Caro vecchio papiscriba, ti sento emozionato e confuso al tempo stesso e avverto il turbamento di mamma. Questi vostri sentimenti non turbino la purezza del messaggio celeste che è dedicato all'umanità intera, anche se capisco che la sorpresa non è di poco conto anche per chi, come voi, ha una minimo di dimestichezza con le cose del cielo. Date sfogo a tutta la gioia e all'energia repressa di essere figli di una Mamma così straordinaria ed assecondateLa tutti insieme nella Sua volontà che coincide sempre, per vocazione naturale, con quella di Dio 

Vi abbraccio nel caldo del mio cuore con tutto l'amore e la fierezza di essere figlio vostro e di Maria al tempo stesso. Bacioni dal vostro


IL VENTO CHE SOSPINGE LE VELE DEL TUO CUORE

Tra  spumosi fruscii di carezze acquatiche uffailcolore

29 agosto2003

Mio caro vecchio scriba, ecco che la penna comincia a scrivere fluida e veloce sul foglio come una barca a vela, sospinta dal vento al traverso dove la potenza si esprime in eleganza. Oppure come un fuoriscalmo, nel quale il perfetto assieme delle forze trasforma in acquaticità redditizia la forza bruta e discontinua dei rematori.

L'andatura al traverso è per il veliero il modo di navigare più redditizio e più inebriante, specie se spira una bella brezza e se le vele sono regolate con sagacia e precisione. Metterle a segno significa catturare il vento, non con l'intento di improgionarlo -e chi ne sarebbe capace!- ma per farlo divertire in salti, tuffi e capriole su e giù nell'invelatura e per rendere l'imbarcazione partecipe della gioia di correre veloce tra spruzzi di eccitazione sbarazzina e spumosi fruscii di carezze acquatiche, verso quella meta laggiù oltre l'orizzonte.

Ora immagina, caro papi, che il vento di cui stiamo parlando sia lo Spirito di Dio, che spira benedicente e propizio sulla barca delle vicende umane al fine di condurla, dopo aver patito tante traversie, ad un approdo sicuro e ben protetto per tutto il resto dell'eternità.
La forza del ventoSpirito è incommensurabile, ma ti invita ad accoglierla nelle vele del tuo cuore, bendisposte a lasciarsene pervadere per seguire in armonia con Lui la rotta dell'Amore e della felicità totale. Non ti vuole fare violenza, né mira a spezzare albero e sartie o addirittura a farti affondare.
Lo spirito è l'alito della vita eterna, più precisamente è Vita Eterna. Ma questa sua volontà è subordinata alla volontà ed all'abilità dell'uomo di sfruttarla nella maniera giusta e quindi più vantaggiosa, e se non vi è armonia tra le due volontà non vi è certezza di un viaggio veloce e sicuro, verso il Mare tranquillo della serenità.

Lo stesso destino è riservato a quei vogatori che abbiamo per qualche momento dimenticato, tutti intenti a far procedere la propria barca a remi con la sola forza del loro sacrificio personale e di gruppo. Anche qui, se non esiste l'Armonia tra le forze individuali, e queste insieme con il mezzo di trasporto e con l'elemento in cui si muove, l'insuccesso è assicurato, perché anche in questo caso la medaglia d'oro porta impressa l'immagine del non immaginario ma concreto-Regno di Dio.
Lì è lo Spirito di Dio
, che ti ci conduce se il fiuto, l'esperienza e la fede di buon marinaio vi si affida. Qui è lo spirito di gruppo e di sacrificio, cioè la forza, l'unione dell'ecclesia, che sono vincenti nella conquista del primo posto, quello più vicino a Dio Spirito d'Amore, a Gesù Spirito di sacrificio e forza assoluta di Redenzione, a Maria Madre nostra amatissima e, in qualità di Mamma Misericordiosa di noi tutti, simbolo della Chiesa di Cristo e del popolo di Dio.

Capito l'antifona? Bacioni da barcaiolo. Ciao ciao, ti auguro una buona e divertente traversata e la buona notte. Dillo a mamma leprottina. Ciao


SETTEMBRE 2003

La mamma di Emilio partecipa al convegno del "Movimento della speranza".

Con un intervento sul tema "I MESSAGGI MARIANI DI EMILIO"


LA VISTA DELLO SPIRITO

Non fotografa immagini ma valori eterni

27 settembre 2003

Caro papi. Cara mamma, come vorrei mostrarmi ai vostri occhi perché voi mi vedeste come io vi vedo, cioè con gli occhi dello spirito.
Vedere con gli occhi dello spirito non è esattamente come vedere con gli occhi. La vista dello spirito non conosce confini né orizzonti e scandaglia ed esplora i cieli che illuminano e colorano anche i cosiddetti abissi dell'anima, sicché non esistono più segreti, né passati né presenti né futuri.
La vista dello spirito non fotografa immagini di un mondo fatto di fisicità, di profondità di altezze, ma già conosce tutti i valori eterni di chi è oggetto, si fa per dire, del suo sguardo. Perché in effetti non si tratta di oggetti ma di consistenze spirituali, che si mescolano e si distinguano e si scompongono e si rinnovano al tempo stesso nell'indissolubilità sconfinata dello spirito primordiale di Dio.
Detta così, potreste pensare allo spirito come ad un'atmosfera eterea, un po' gassosa o nebulosa, mal definibile e pressoché impalpabile. Neanche per sogno. Lo spirito è energia pura, è scintilla e motore di vita eterna e perciò ustionerebbe il tatto, accecherebbe la vista, assorderebbe l'udito, distruggerebbe gusto e olfatto, se non fossero questi stessi sensi a fare da scudo e da filtro materiale alla sua potenza inaudita.
E tutto questo non è un vantaggio ma è la vera punizione inflitta all'uomo che si vede condannato, per un attimo di vita terrena o per un'eternità senza fine, a non poter godere di questa energia fatta della stessa sostanza di Dio.
Ecco dunque perché non potete né dovete vedermi. Quando sarete in grado di farlo vi sarete già confrontati con l'Energia Misericordiosa del Padre, con il Suo perdono e nel Suo abbraccio eterno d'Amore. Divenuti voi stessi spirito residente del Regno di Dio, crolleranno dissolvendosi tutti i sottili diaframmi, che vi impediscono di vedermi spirito quale io sono ma che, per intercessione della Madre celeste, vi permettono di ricevermi per posta.

Allora finiremo di versare fiumi di inchiostro, perché si concluda la nostra bella storia in terra, e cominceremo a scrivere in cielo un'altra bella storia d'amore che già da queste letterine durerà in eterno. Per il momento vi basti immaginarmi come mi sente il vostro cuore e come io vi racconto di me.

Ciao . . . in bellavista. Bacioni di buonanotte.Vedete come se la dormono tranquilli e sereni i piccoli miei quando io sono con voi?