Le parole di un angelo di nome Emilio

"Quando ti conduco per mano lungo gli itinerari della conoscenza, che l'uomo è costretto a definire misteri della vita e della morte, ho la sensazione di trascinare un pesantissimo fardello. E' il peso della materia, ... la stessa materia che Dio plasmò a Sua immagine e somiglianza ed è quella stessa materia che il Figlio di Dio risusciterà ad antico splendore nel giorno del giudizio".  (2.03 2003)

 

Emilio Crispo diario di un angelo lettere gennaio-maggio 2003

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FRENESIA DI VIVERE

Frenesia d'amore, naturalmente

5 gennaio 2003

Caro vecchio scriba, eccomi qua a chiedere la tua preziosa collaborazione. Senza di te non so proprio come farebbero il mio caro papi, la mia mamma banana e tutti gli altri nostri innumerevoli lettori sparsi un po' dovunque.

Collaborare, se ben ricordo, vuol dire lavorare insieme, e noi quassù ti siamo molto riconoscenti per il lavoro che svolgi con tanta passione. Sei diventato proprio insostituibile, caro vecchio scriba, perciò riguardati, abbi cura di te e soprattutto non dar troppo retta a quello scatenato del mio papi, che non riesce a star mai fermo. Adesso capisco da chi ho ripreso, chi mi ha trasmesso la frenesia di vivere che mi sono portato appresso anche in cielo. Frenesia d'amore, naturalmente. Frenesia di darsi, di concedersi naturalmente. Qui è così spontaneo, così naturale che mi sembra non sia cambiato gran che tra la mia vita terrena e quella celeste. Nella prima già godevo dell'Amore di Dio, di Gesù, di Maria Misericordiosa e di tutta la Santa Comunità, oltre che del vostro.Qui in cielo godo dell'Amore di Dio, della Madre nostra Santissima, della Comunione dei Santi, oltre che del vostro, naturalmente.

Ma allora dove sta la differenza? La differenza sta nel fatto che la conoscenza di tutti questi amorevoli Personaggi DIVINI mi ha aperto la conoscenza dell'Amore vero, quello assoluto, e mi ha fatto capire che non vi è alcuna differenza con l'amore che la mia mamma e il mio papà mi hanno dedicato e continuano a dedicarmi. E' proprio lo stesso amore, solo che allora il mio cuore non era ancora completamente saturo dell'Amore di Dio.

Caro vecchio scriba, scrivi dunque questa verità perché lo sappiano i miei cari che già lo sospettano e ne aspettano la conferma definitiva. E anche quanti non ne sono ancora convinti, e anche quanti non lo sospettano minimamente, e anche quanti non credono nell'Amore di Dio, e anche quanti non credono in alcuna espressione dell'Amore.

Che il Signore vi benedica tutti, proprio tutti, abbracciandovi in tutto il Suo Amore possibile.

Ciao caro vecchio scriba, alla prossima. Ciao

 

POETA DI QUESTO CIELO CHE GENERA POETI

Cielo che poesia, che gioia, che armonia!

10 gennaio 2003

Miei cari, che gioia essere con voi per amore. Cielo che poesia, dedicare tutto il vostro amore a Dio ed appagarsi dell'immenso Suo Amore. Cielo che gioia, cielo che armonia, cielo che estasi ci pervade. Ma siamo pervasi da un entusiasmo contagioso e travolgente nel saperci ispiratori e complici del racconto della nostra storia d'amore e dell'emozione e dello stupore che ne derivano. Sappiamo infatti che ne vedremo delle belle. E come potrebbe essere diversamente!

Sappiamo che si scatenerà un paradiso bello e buono. E come potrebbe non essere così! Forse che il cielo saprebbe scatenare un inferno brutto e cattivo? Sappiamo che tanti e tanti cuori si apriranno all'amore per assaporare la gioia di sentirsi amati da Dio e di averne la conferma o la certezza. Sappiamo che tutta questa baraonda di rivelazioni, questa inondazione di sublimi verità sconvolgerà terreni tranquilli ma aridamente sterili, per ricoprirli di fertile ed ubertosa fede.

Sappiamo soprattutto l'orgoglio materno di Maria Misericordiosa, di riscoprirSi madre di figli così devoti ed innamorati.
E leggiamo nel sorriso bonario e paterno del Signore il compiacimento di aver sacrificato il figlio Suo Gesù per la redenzione di questa umanità, e nello sguardo commosso del Cristo la gioia di aver vissuto l'esperienza umana. E ci arriva il vociare festoso e coinvolgente di tutti gli abitanti del cielo che cantano "Cielo che poesia".

Chi è più felice di me, cara mamma, nel vederti così coccolata dalla Mamma del Figlio di Dio? Chi è più orgoglioso di me, caro papi, elevato al rango di vecchio scriba fedele? Cielo che poesia! Cielo che partecipazione! Cielo che terremoto, pardon, cielomoto o scossone celestiale! Se preferite, Cielo che tenerezza! Cielo che Luce! Che tutta questa luce illumini il cammino della vostra conoscenza per condurvi alla Sua Sorgente, proprio lì dove giovani spiriti un po' impertinenti ed assai intraprendenti, per volontà di Dio, esultano e si compiacciono per il successo di questa loro raccolta di poesie dedicate all'Amore. Cielo che antologia poetica! Cielo che poesia, sia fatta la volontà di Dio e se Ne celebri tutta la poetica verità nella Parola e nell'Amore che La alimenta. Cielo che poesia! Mi pace sentirmi poeta di questo cielo, che rifulge della Luce che dà la vita che non si consuma mai, e genera anche poeti. Ciao miei cari, siate forti e concreti. Siate luce di Dio.

Ciao vostro e per sempre.

Il Secondo Diario di un angelo -Cielo che poesia- è stato pubblicato da meno di un mese.

 

L'UNICO MISTERO

Quando non servono gli occhiali

19 gennaio 2003

Mi car papi ,occhiali, occhiali, sempre occhiali! Quanta fede, quante paia di occhiali servono a squarciare il fitto velo di mistero che avvolge la vita dello spirito e rende incomprensibile la vita della materia. Ma chi ha stabilito lo spessore impenetrabile del velo, chi ha decretato la sua esistenza e chi ha calato questa cortina? Forse Dio?

E' facile ed altrettanto comodo responsabilizzare Dio. Lui, che è il creatore di tutto, figuriamoci se non è capace di creare questo diaframma, questo tendaggio, questo separé! Ma tutte queste strutture, tutte queste diavolerie, non servono a celare, a nascondere, a separare! Ma sì. E che interesse avrebbe Iddio a nasconderSi alla vista dei Suoi figli, separarSi da loro, renderSi irreperibile? Per evitare rotture di scatole?
Dio è onnisciente o no? Se lo E, e lo E', allora già sapeva che creando l'uomo creava un gran rompiscatole. E perciò lo aveva messo in guardia, lo aveva sconsigliato di avventurarsi nel fitto mistero del nulla assoluto, dove non vi è Bene, Luce, Ordine, Armonia, Amore. Quello avrebbe dovuto essere il vero, l'unico mistero del creato, noto solo a Dio Onnisciente. Mistero che avrebbe consolidato in vincolo eterno il legame d'amore tra Dio e l'uomo.
Ma l'uomo volle esplorarlo, volle penetrarlo e si condannò a confrontarsi con la propria presunzione nel buio della solitudine alla quale questa conduce. Ed abbandonò il Padre, perché incapace ormai di vederLo, di ascoltarLo, di riconoscerLo con i sensi della materia comune. Si sentì diseredato, dimenticato, abbandonato ed inventò il mistero della vita, che si tramanda da padre in figlio e può essere svelato solo dopo la morte.
Ma Dio già sapeva che l'uomo, o meglio la volubile mente dell'uomo si sarebbe trincerata dietro lo spauracchio della morte, pur di non riconoscere la propria responsabilità nella rottura del vincolo d'amore, che aveva ispirato al Padre la creazione del figlio e di un paradiso che ne allietasse eternamente la vita. E tuttavia, per quante questo figlio disamorato ed irresponsabile possa averGliene combinate, il Padreterno già lo aveva affidato alle cure esemplari del Figlio Suo divino, Che in spoglie umane e nel sacrificio della croce offriva tutto Se stesso per redimere i figli Suoi terreni dal peccato originale e da tutti gli altri peccati da questo originati.
Cos'è la redenzione, se non la conferma di quell'Amore che il Signore già nutriva per la creatura umana, già prima di crearla? E' la promessa dell'eterno Amore, quell'Amore che nessun tradimento, nessuna ribellione, nessuna intolleranza, nessuna leggerezza riusciranno mai ad esaurire, a corrodere, a disamorare. Non è possibile che l'uomo non l'abbia ancora capito o che si rifiuti di capirlo, perché la vita terrena che si è dato non lo gratifica di un paradiso terrestre da non condividere con alcuno, neppure con il suo munifico Creatore. Non è possibile che i figli di cotanto Dio abbiano perso del tutto la capacità di riconoscerLo in ogni istante della vita che ci riempie la vita, ed in ogni attimo di dolcezza che ce Lo mette accanto nelle vesti di fratello, di padre, di madre, di amico, di confidente, cioè di colui al quale ci si confida per la fiducia che gli si dà con Fede. Con l'unica fede possibile e necessaria. Quella dell'Amore eterno di Dio, che non delude mai.
Per credere in questo Genere d'Amore sono superflui persino gli occhiali della Fede. Non siete d'accordo? Io dico di sì, e di me vi potete fidare.

Ciao, dal fedele servitore di Dio e vostro

 

GIUSTIZIA NELLA MISERICORDIA

Un concetto che non trova posto nella mente umana

25 gennaio 2003

Ci facciamo quattro chiacchiere, caro papi? Buttiamo giù qualche riga, vecchio scriba fedele? Si potrebbe parlare ad esempio della giustizia di Dio, argomento impegnativo, complesso, difficile da spiegare, da comprendere, da affrontare e da accettare. Già leggo un certo disappunto sul volto di mamma banana. Lei preferirebbe una letterina più intima, più familiare, un po' più coccola, ma vi ho già spiegato che il mio compito non è più quello di testimoniare, a voi miei genitori, la vitalità che mi pervade e mi tiene unito a voi nell'amore che non muore, ma è quello di riferire l'eternità e l'inesauribilità dell'Amore di Dio per il centro della Sua Creazione, che è l'Uomo con la maiuscola, quell'uomo capace di non farsi annichilire dall'apparente ingiustizia di una vita ingrata e mortificante. Anzi, capace di leggervi il segno dell'incomparabile bontà del Padre e di riscoprirvi le radici della propria antica a mai decaduta nobiltà.

Ma come si può accettare il concetto di Giustizia, se la stessa giustizia umana non è in grado di garantire il rispetto delle regole che l'uomo si è dato in nome di una pacifica convivenza? Se sulla terra è sempre più evidente che la giustizia garantisce i diritti del più forte su quelli del più debole? Se è così, come può Iddio, il giudice infallibile e giusto, permettere che ciò avvenga? Dov'è la Sua Giustizia? Nell'inflessibile applicazione delle dieci leggi dettate a Mosè per iscritto, destinate a regolare la convivenza pacifica tra Lui e il Suo popolo eletto?

Ma la Giustizia divina non trova posto nella mente dell'uomo, né vi è ragione umana in grado di interpretarla e farsene una ragione. Perché non dovrei mangiare i frutti dell'albero della conoscenza? -si domandano Adamo ed Eva.
Perché dall'inosservanza di questo divieto deriva una punizione così crudele e mortificante, per loro e i loro figli e per le generazioni a venire? E perché a completare l'asprezza della pena c'è la morte? Qualsiasi uomo aveva motivi validi per porsi alcune di queste domande e ne ha tuttora e ne avrà nel suo futuro, fino a quando l'avventura terrena non si sarà esaurita. Nel frattempo, per l'uomo del passato, del presente e del futuro, Iddio si è fatto uomo. E sacrificando per l'uomo Suo Figlio, in uno slancio d'Amore e di Giustizia incomprensibile alla mente umana, ha posto nel cuore dell'uomo questa intrigante domanda: E se la Giustizia di Dio fosse la Sua Misericordia? Siate condomini dell'edificio dell'Amore che il Signore ha creato per noi tutti, per il trionfo eterno della Sua Giustizia, e andate a ninna a godervi il sonno del giusto. Buona notte a tutti da noi tutti. Che il Signore buono e giusto abbia misericordia di voi benedicendovi. Ciao

FEBBRAIO


ESTASI

Stupore di scoprire nell'amore la ragione dell'esistere

2 febbraio 2003

Non volete fare quattro passi con me tra le nuvole, miei cari? Lasciatevi prendere per la mano dalla fantasia della fede e non vi sarà difficile ottenere qualche attimo di vacanza, fuori dell'ingombrante consuetudine della materia.

Vi state sentendo leggeri come piume, vi sembra di toccare il cielo con un dito? Ebbene non basta, perché vuol dire che non siete riusciti ancora a liberarvi del tutto della vostra natura fisica. Per farlo ci vuole quella che si chiama estasi, condizione determinata dallo stupore di scoprire nell'amore che Dio ci riserva e ci regala la Sua immancabile presenza, e che nell'amore che noi Gli dedichiamo e promettiamo sta la ragione del nostro esistere e della fede nel suo infinito creato. Cos'è dunque la fantasia della fede, se non l'amore puro dal quale tutto nasce nel segno del Signore nostro e tutto riconduce a Lui? Non è certo l'amore razionale, quello che non si può dire disinteressato se nasce dalla percezione e dalla convinzione del vantaggio che ce ne possa derivare in futuro nell'infinito eterno.
E' piuttosto l'amore che ci guida e ci sollecita a credere, non ciecamente ma consapevolmente, alla promessa dell'eternità, di quell'eternità senza la quale tutta la storia dell'esperienza terrena è un non senso, privo di qualsiasi senso logico. La fantasia della fede è dunque quella luce ispiratrice che dà il senso logico, perché, una volta per sempre, fa coincidere la logica umana con Quella divina.

Vi sembra così difficile entrare in questa logica di idee?  Se sì, rimarrete per sempre con i piedi inchiodati per terra, condizione questa molto meno gratificante di quella di averli inchiodati sul legno di una croce. Se no, allora state già respirando l'aria del cielo, impalpabile ma corroborante perché satura dell'amore, della luce e dell'armonia di Dio e di tutte le creature alle quali Egli ha conferito la Sia eterna paternità.

Avete già consumato il tempo dei vostri quattro passi tra le nuvole, della vostra ora di libertà e di aria buona. Ogni cosa a suo tempo. Continuate intanto a mantenere fervida la fantasia della vostra fede, cioè dell'amore per la vostra anima e per il suo destino nel mondo e nella gioia dell'amore immortale. Ciao, ai prossimi quattro passi del cammino sulla strada della Luce.

 

PER ANNUNCIARE LA GLORIA DI DIO

Tutta la vita di eterna felicità

12 febbraio 2003

Vivo nella luce dell'Amore che Iddio emana ed irradia su tutto il Suo creato. Gioisco senza tregua dell'Amore che Egli condivide con me. Mi beo delle coccole che la nostra Madre celeste dedica e dispensa caritatevolmente a tutti i figli Suoi. Godo della solidale amicizia e del fraterno Amore del Figlio più buono del Mondo, del Fratello più generoso e dell'Amico più altruista del cielo e della terra.
Mi scalda l'Amore incorruttibile ed inesauribile dei miei genitori, ai quali mi lega un filo molto più sottile ma molto più robusto e possente da questo tracciato dalla penna. Sono circondato, anzi sommerso dall'amore gioioso e contaminante di tutti i miei cari in cielo e da quello nostalgico di tutti i miei amici in terra. Sono in grado, per volere del Signore, di dare contributi di serenità, di coraggio e di fede a chi ne abbisogna.
Mi viene da pensare e da esclamare: ma chi sta meglio di me?

Credetemi, lo dico con tutto il rispetto e l'ammirazione che nutro per chi, tribolando, partecipa alle vicende della materialità transitoria, convinto di riabbracciare quassù chi ha lasciato la terra per il cielo, pronto a dargli una mano per fargli compiere il percorso più breve e meno accidentato. Non sono il solo. Sono la porziuncola di una smisurata comunità al servizio di Dio e dell'uomo proiettato verso Dio. Sono l'infinitesima particella del progetto divino, che prevede il ripristino del prestigioso regno del bene assoluto, dell'amore trionfante e del male annichilito per sempre.

Provo una indicibile emozione nel vivere, è proprio il caso di dirlo, un'esperienza così esaltante e sublime. E' l'unica esperienza attuabile nella vita eterna, dove tutto si compie senza fine per rigenerarsi nell'Armonia che ne regola e ne abbellisce il pulsare.
Il bene non conosce né consiglia alternative e neppure concede scappatoie. Ma posso assicurarvi che non c'è posto per noia, routine, ripetitività, monotonia. Nulla è infatti più intrigante, più fantasioso, imprevedibile e sorprendente del bene. Vivere nel bene e per il bene arricchisce, rigenera, rinvigorisce, corrobora. E fa diventare più buoni. E tanti, tanti buoni fanno la felicità del Signore ed alimentano la Sua vocazione ad amare, secondo la formula inconfutabile che amore non conosce che amore. E noi tutti ci buttiamo a capofitto in questo turbinio d'energia e ci sentiamo veramente in cielo, in un tutt'uno con il Padre, con il Figlio, con lo Spirito Santo, e con la Mamma Misericordiosa che ci protegge e ci guida.

22 febbraio 2003

Miei cari, quando vi dico che sono in cielo e vivo nella felicità più assoluta ed appagante non lo faccio per consolarvi e per darvi sollievo, ma per annunciare la gloria di Dio. Se poi ci scappano anche delle coccole non è che il Signore se la prenda. Anzi. La Sua Gloria altro non è che Amore per le Sue creature e in particolare per quelle che in terra si trascinano fardelli dolorosi.
Ma accettare la Gloria di Dio è anche accettarNe incondizionatamente quel progetto che risulta fugacemente incomprensibile in terra ed eternamente condiviso in cielo.
Si annuncia la Gloria di Dio ispirandosi senza timore alcuno e senza alcuna riserva alla Sua Parola, che nasce dall'onniscienza di Chi tutto conosce dell'Amore e dall'onnipotenza, di Chi sa dare tutto il proprio Amore a tutti concedendosi in Spirito e in corpo.
Si annuncia la Gloria di Dio sollecitando la Sua protezione e confidando nella Sua Misericordia attraverso la preghiera personale e corale, o con l'intercessione della Nostra Madre Celeste e della comunione dei Santi.
Si annuncia la Gloria di Dio con la testimonianza di una fede che non arretra di fronte alle prove più dolorose e sconvolgenti della vita, quelle che non risparmiano neppure l'amore ed i suoi vincoli irrinunciabili e ti fanno chiedere in cosa consista l'Amore del Padre.
Si annuncia la Gloria di Dio quando si anela il ritorno alle proprie origini divine e si ha nostalgia delle Sue coccole. Andiamo dunque insieme, mano nella mano, ad annunciare la Gloria di Dio.

Ogni esempio di annuncio vale un punto. Ognuno di voi, miei cari, che punteggio ha raggiunto? Non è necessario ottenere il massimo, ma è meglio se voi lo farete. Noi quassù vi daremo una mano. Bacioni a tutti. Ciao

 

MARZO


LEGGERA COME L'ALITO DI DIO

Cenere che risusciterà ad antico splendore

2 marzo 2003

Cara mamma, quando ti conduco per mano lungo gli itinerari della conoscenza, di quelli che l'uomo ama, o meglio è costretto a definire i misteri della vita e della morte, ho a volte la sensazione di trascinarmi appresso un pesantissimo fardello. E' il peso della materia che, per quanto la tua animità desideri liberarsene, è tuttavia fortemente radicata nelle viscere della terra e caparbiamente afferma il suo ruolo e la sua dignità. Perché, per quanto sia considerata caduca e destinata a diventare polvere nella città dei defunti, pur tuttavia essa è la stessa materia che Dio plasmò a Sua immagine e somiglianza ed è quella stessa materia che il Figlio di Dio risusciterà ad antico splendore nel giorno del giudizio.
E, se ti dico di provare delle sensazioni, pur nella mia essenza spirituale, è perché le esperienza sensoriali, maturante grazie alla convivenza con la materia, non sono state cancellate nel trapasso, ma sono divenute patrimonio inalienabile dello spirito, che anche tramite i sensi può arricchirsi della presenza costante dei segni dell'Amore di Dio.

Il Figlio del Quale ben conosceva questa Verità prima di farsi uomo, e pur tuttavia non poteva dissimulare le emozioni che il Suo Essere divino provava, nel sentirsi amico, compagno, confidente, consigliere, maestro dell'uomo, e che nel Suo cuore agitavano il sentimento della vita e della morte, della riconoscenza e del tradimento. Anche il Signore, il Creatore, Colui che preesiste alla creazione nella forza più pura dell'Energia Assoluta e nello stesso creare si fa Dio, ebbene anche Lui, dopo aver conferito spiritualità e vita alla materia inerte, non si è potuto sottrarre all'esperienza di emozioni materiali, per educare le Sue creature a considerare il divino e il corporeo due realtà complementari del Suo progetto uomo. Per questo Suo disegno, per questa Sua volontà, il Figlio e la Madre di Dio e dell'uomo già vivono in Cielo la loro eternità spirituale nel Loro Corpo glorioso.

Ed è per questo stesso Suo disegno che tutti gli spiriti del cielo si riapproprieranno del corpo, mai più contaminato dal peccato. Tutto ciò si attuerà quando l'umanità si farà esercito di Maria nella distruzione eterna del male. Allora spirito e corpo saranno un tutt'uno eterno. Lo spirito alito di vita rinvigorirà per sempre la materia, e questa, purificata per sempre dal peccato, attingerà dai sensi tutte le suggestioni che rappresentano Dio come il Padre più buono e caritatevole del Creato.

E tu, cara mamma, sarai leggera come l'alito di Dio quando per mano ti condurrò ad esplorare gli sterminati territori dell'eternità. Il tempo passa veloce e più corre più si avvicina la sua fine. Lì inizia il tuo essere vita eterna. Io sto qui, nel tuo, nel mio, nel nostro qui, senza attendere né annoiarmi, nella consapevolezza che tutto ciò avviene con la gioia di sapere che anche tu ne sei già rassicurata. Un bacione forte, di quelli con lo schiocco. Dal tuo

 

ANCHE L'AMORE CARNALE E' SANTO

Dipende dall'uso che se ne fa.

9 marzo 2003

Mio caro papi, quando il cuore ti sussurra il significato più profondo e più vero dell'amore, non lo fa per mettere in crisi l'idea che tu te ne sei fatto con l'esperienza umana e per contestarne l'autenticità, ma per sollecitarti a cercare nella memoria del tuo passato, presente e futuro, i ricordi e le promesse, le speranze e le certezze dell'Amore di Dio, che ognuno di noi porta in sé ed incontra intorno a sé. Quello che conta, infatti, non è tanto l'intensità dell'amore -e qui mi riferisco anche all'amore terreno con tutte le sue tenerezze, effusioni e passioni- ma l'uso che se ne fa.
Se è indirizzato al bene e al benessere dell'anima, anche l'amore carnale è santo ed encomiabile. A condizione che si ispiri alle regole del bene, quelle dettate da Dio Bene ed Amore assoluto, e che infallibilmente conducono al Bene e all'Amore eterno.
Pensa a quanti hanno dovuto rinunciare alla vita ed al godimento di amori terreni per essersi dichiarati appassionatamente innamorati della persona e della parola del Figlio di Dio. Come potrebbe il Signore stare in pace con la propria coscienza sapendo che alcuni, tanti dei Suoi figli si sacrificano per Lui? Ma questa è una domanda che solo mente umana può formulare, Dio ha altro per la Mente quando chiede ad Abramo di sacrificarGli il figlio, e quando offre il Figlio Suo in sacrificio per redimere l'umanità dal peccato.
Anche Gesù ha altro per la Mente quando sollecita i giovani a seguirLo nel Regno di Dio, oppure quando in punto di morte chiede al Padre perché lo ha abbandonato. Eppure entrambi i figli, quello di Abramo e quello di Dio, troveranno nell'Amore di Dio e nell'amore dei rispettivi genitori la risposta ai propri umani interrogativi, e con la vita ritrovata, anzi mai perduta, faranno grande la Gloria del Signore dell'Amore.
Caro papi, tu e tutti quegli altri papi che siete stati preceduti in cielo dai vostri figli, sappiate dedicare a Dio quello stesso amore che ci dichiarate dal profondo del cuore. Esso è solo una piccolissima goccia di quell'immenso oceano d'Amore di cui il Signore ci ricolma e vi riversa addosso in ogni istante delle vostre giornate di superstiti, ma ugualmenteLo farete felice ed orgoglioso di avervi per figli. E non Si darà pace finché non vi vedrà ricongiungervi in Lui nell'amore per i vostri figli, con noi che vi attendiamo fiduciosi e pieni di gioia. Tu, cara mamma, voi, care nostre mamme, non sentitevi trascurate. Per voi è in programma un'altra letterina che non si farà attendere troppo. A presto.
Bacioni a tutti, ma uno speciale a mamma e papà.

 

ETERNO CONFLITTO TRA IL BENE E IL MALE

Ma solo il bene è eterno, il male ha le ore contate

20 marzo 2003

In riferimento agli eventi di questi giorni, pubblico una lettera di Emilio sin qui inedita. Fu scritta il 22 agosto 1999, in presenza di un importante imprenditore americano che avevamo ospitato a Spoleto in compagnia di comuni amici. Non l'avevamo mai conosciuto prima e non sapevamo nulla di lui, tanto meno che fosse coinvolto negli alti livelli dell'industria bellica. Senza capire perché, notammo che il nostro ospite era molto colpito dall'argomento proposto da Emilio.

A chi dovesse leggere in futuro questa lettera, ricordo che il 20 marzo 2003 ebbe inizio la Seconda guerra del Golfo Persico, dichiarata dal presidente USA George W. Bush con l'invasione dell'Iraq.

Caro scriba, facciamo questa irruzione internazionale, perché l'amore non conosce confini e non deve essere goduto da pochi, poiché è bene universale. A proposito di bene, vorrei in questa sede parlare un po' dell'eterno conflitto tra Bene e Male. Eterno è, in verità, aggettivo inesatto, perché solo il Bene conosce l'eternità ed il Male ha le ore contate. Ma, ciò non vuol dire che il male, che pur conosce il suo destino, si dia per vinto. Anzi, spesso si manifesta sotto le mentite spoglie del bene. Prendiamo esempio da tante vicende umane tormentate dalle guerre. Tutte sono condotte e subite in nome ed in difesa del Bene: ma, chi le vince, il Bene o il male? Come è possibile sostenere che il Bene possa tollerare morte e distruzione, eccidi di innocenti, violenza, follia, odio, o completo annichilimento dell'umana dignità dell'uomo? Similia similibus curantur? Si può curare il male con il male? Può il Bene tollerare una siffatta menzogna?

Ma, qualcuno potrebbe obiettare: cosa ne è del Dio degli eserciti del popolo da lui eletto e da Lui ispirato anche in guerra oltre che in pace? Ed io rispondo: cosa ne è del Dio del perdono, della misericordia e dell'Amore? Quante e quante altre croci ancora devono essere innalzate per immolarvi il figlio di Dio, prima che i cosiddetti potenti imparino a meditare su queste domande in tempo di pace e per la pace nel tempo? Il male non predispone alla meditazione, ma non si illuda che il Bene non è propenso all'azione. Ogni cosa a suo tempo.   (22 agosto 1999)


APRILE2003

SANTA PASQUA

20 aprile 2003

Chi ha stabilito, caro papi, che il tempo è la medicina che lenisce ogni dolore? Certamente qualche bontempone, o uno animato da buoni sentimenti nei confronti di chi soffre, oppure qualcuno bisognoso di mentire a se stesso. Forse che al tempo si può attribuire il merito di cancellare qualsiasi dolore fisico, ad esempio quello del parto o quello di una colica o di un evento traumatico? Lo può credere uno sprovveduto, ma tu sai benissimo, caro papi, perché sei medico come me, che è la guarigione della lesione o la rimozione della causa che determinano il dolore, a far sì che questo scompaia indipendentemente dal tempo impiegato. E, una volta rimossa la causa del dolore, questo scompare definitivamente, senza lasciare tracce ne memoria di sé. E, allora, come si può sperare o come ci si può augurare ed illudersi, o augurare ed illudere, che il tempo sia in grado di guarire il dolore dei sentimenti, le piaghe dell'anima, le ferite del cuore?

Nessun tempo ha la forza di farlo, solo alla fine del tempo ne è stata data facoltà. La morte infatti - mi riferisco ovviamente a quella della materia, che proprio nel tempo e nello spazio segna il passo di fronte alla propria fugacità - decreta la fine di ogni dolore fisico e morale, e può essere considerata a pieno titolo l'unica medicina che guarisce dal dolore. La sua precarietà apre le porte alla vita della gioia eterna, senza dolore. Una volta chiarito questo concetto, come si può pensare che il dolore per la perdita di una persona cara possa diluirsi nel tempo fino a scomparire? Solo rimuovendone la causa ma, per quanto si tenti di farlo, come si possono rimuovere, a parte le spoglie che riposano sulla terra in attesa di migliore collocazione, tutte le testimonianze, i ricordi, le gioie e persino i dolori che il passaggio di una vita in terra lascia impressi inequivocabilmente?

E allora vale il discorso della guarigione. Questa non si attua se non si rimuove la causa del dolore e, dal momento che è pressoché impossibile accettare la rimozione dal proprio cuore dell'amore condiviso con il caro estinto, allora non si guarisce mai, in barba al tempo. Fino a quando il tempo non diventi lui, e solo lui, l'unico caro estinto. Guai dunque a cercare o pretendere di sopprimere la forza vitale dell'amore che condivide con i propri cari in cielo chi deve ancora soggiornare in terra. E' come voler soggiogare l'amore eterno, che percorre instancabile il percorso cielo-terra nelle due direzioni, alle regole miopi del tempo e della sua pochezza razionale. Significa mettere Dio ed il Suo Amore su un piedistallo irraggiungibile, dal quale Egli Si sforza di scendere in ogni modo, per andare incontro a tutta la Sua umanità.

Ecco allora che proprio il tempo, questo reclamizzato guaritore, diventerebbe egli stesso causa di malattia inguaribile. Paradossalmente invece è la morte della materia, soggetta al tempo, la insospettabile guaritrice.
Attenzione però, non si tratta di morte gratuita, ma conquistata con la partecipazione ad una vita non importa quanto lunga, ma biologicamente dedicata alla scoperta della matrice divina, che rappresenta la memoria immunologica contro tutte le malattie dello spirito. Questa matrice, che è patrimonio di ogni uomo investito dalla Grazia di Dio, impedisce all'umanità di privarsi della Misericordia del Padre e la responsabilizza nel supplicarNe o rifiutarNe il perdono. In quest'ultimo caso il dolore diventerà eterno e nulla potrà il tempo millantatore. Perché eterno è lo sconforto di Dio per ogni insuccesso di redenzione, incommensurabile è la Sua tristezza per l'ingratitudine verso il Suo perdono.

Ti ho detto, caro papi, che la guarigione, cioè la rimozione delle inevitabili colpe accumulate sulla terra per mezzo dell'assunzione della portentosa medicina del pentimento, con la morte del tempo fa diventare immortali e garantisce eterna gioia. E' così per tutti gli spiriti accolti in cielo. Ad essi sarà per sempre precluso il sentimento del dolore: di questo in cielo Si fa carico solo Dio, e l'uomo in terra non Gliene risparmia nemmeno un po'. Ma Dio è dotato di spalle possenti e di cuore infinitamente generoso e, quel che più conta, non conosce rancore. Perciò l'uomo non cessi mai di confidare nella Sua eterna Misericordiosa Pazienza, cioè nella capacità divina di condividere con l'uomo amore e sofferenza. E così sia.
Una gioiosa raccomandazione: evitate di dare dolorosi dispiaceri al nostro Padre Generoso.

 

L'UNICO VERO E IMMUTABILE VALORE DELLA CARITA'

Gioia di una risata con le lacrime agli occhi

27 aprile 2003

Miei cari, la carità è il dono più prezioso da preservare e da elargire e, al tempo stesso, quello più difficile da praticare. Carità è amore attivo, amore che nulla pretende, che nulla chiede in cambio, neppure la sintonia di chi lo riceve. Mentre richiede la sintonia di chi lo concede, sintonia con Dio e sintonia per chi ne è fatto oggetto. Carità non è elemosina, non si fa carità consegnando un obolo e stando bene attenti a non toccare la mano protesa a riceverlo, per evitare qualsiasi contatto umano. Quando si dona amore, va manifestata la gioia per la generosità di dare, di cedere qualcosa di personale.

Cosa vi è di più bello di un abbraccio per esprimere il sorriso del cuore? Aprire le braccia per accogliervi dentro il prossimo è dare sfogo alla gioia del cuore in una fragorosa e festosa risata, una di quelle da farsi venire lacrime di felicità. Felicità che nasce dalla consapevolezza dell'attitudine di concedere misericordia. E non si può essere misericordiosi se si ha paura di essere toccati dalle sozzure altrui, dai peccati degli altri e magari di venirne contaminati. Essere caritatevoli è darsi, non dare, è concedersi piuttosto che concedere. Cioè cedere un po' o tanto di sé a qualcuno, per goderne insieme. E' farsi e rendersi partecipe della stessa parte di quell'amore che anima il progetto di Dio e lo rende inesauribile motore dell'universo eterno. Di quell'Amore che si è consegnato all'uomo condividendone le lacerazioni della carne e dell'anima, per significargli nell'esperienza sacrificale l'unico vero ed immutabile valore della carità. Farsi veicolo dell'amore che ci fa gioire in Dio per condividerlo con chi ha la stessa promessa e lo stesso diritto alla Sua Misericordia. Dichiarare il proprio amore a Dio ed amarLo nel prossimo. Donare Amore sull'esempio di Dio ed in Nome e per volontà di Dio. Testimoniare concretamente l'Amore di Dio.

Saper fare tutte queste cose stupende, miei cari, è il dono più prestigioso che il Signore abbia voluto concederci. A noi cittadini del cielo e a voi abitanti della terra è affidato il compito di distribuirlo a piene mani con sapiente prodigalità, senza timore di esaurirlo o di sperperarlo o addirittura di sprecarlo con chi non lo merita. Non sta a noi esprimere giudizi in merito, dobbiamo invece invocare la Misericordia del Padre proprio sui più bisognosi, e nessuno sa meglio di Lui chi essi siano. E più saremo caritatevoli più saremo ricoperti delle attenzioni di Dio, ricompensati dalla Sua gratitudine, dalla Sua carità, dal Suo Amore. E ditemi se questa non è carità interessata, carità pelosa. Il Signore non disdegna però questo tipo di pelosità, anzi, in un certo senso la stuzzica, la sollecita. Lo addolora piuttosto quella pelosità che ricopre cuori e anime di molti Suoi figli dimentichi dell'amore al quale sono stati destinati e votati per divina eredità.

Se "votati alla morte" è il motto scriteriato di alcuni che si definiscono coraggiosi, "votati all'amore" è il motto di tutti quei figli di Dio che hanno il coraggio di destinare al prossimo loro lo stesso amore che dedicano a se stessi. E qual è il motivo che spinge l'uomo ad amare se stesso, se non quello dell'orgoglio di essere al centro dell'Amore di Dio, delle Sue premure, delle Sue preoccupazioni? Per questo l'Amore di Dio è il più caritatevole che si conosca. Altrimenti, che razza di Dio sarebbe? Ed io come potrei sperare nel Suo perdono per queste mie birichinate? E voi come potreste coltivare la certezza di riabbracciarmi? Al tempo stesso coltivate la carità, e che il Signore vi protegga e vi guidi sulla strada dell'amore. Ciao. Molto amorevolmente

 

MAGGIO 2003

PELLEGRINAGGIO A LOURDES

Lourdes, 5 maggio 2003

Miei dolcissimi mamma e papà, la più tenera di tutte le mamme, Maria Misericordiosa alla Quale mi affidaste sin dai miei primi palpiti di vita ed alla Quale instancabilmente e premurosamente non fate che raccomandarmi, veglia su di voi con la stessa attenzione e con lo stesso amore che dedica a tutti i figlio suoi. Se a voi pare che Ella vi riservi un affetto più intenso e particolare, ciò è dovuto all'intensità e alla sincerità dell'ammirazione e della dedizione che voi provate per Lei. Lei lo sa e ve ne è grata e, benedicente, ve ne sta fornendo le prove concrete proprio lì dove è di casa e viene venerata come Madre insostituibile nel mediare il perdono del Signore e nel sollecitarNe la Misericordia. Ve lo sta testimoniando con l'abbraccio generoso nel quale avvolge tutte quelle Sue creature afflitte dai dolori della carne, eppure indomite per la forza della fede che si manifesta anche dietro le mortificazioni dolorose e disperanti della propria umanità.

Ve lo rammenta invitandovi singolarmente e in comunità ad invocare nella preghiera la comprensione e la prodigalità del Padre, ed a sottoscrivere nella preghiera il vostro anelito alla vita eterna, il vostro impegno a far ritorno alla casa di Dio. Vi pare che la Madre Santissima non arda dello stesso amore e non frema della stessa speranza che pervadono il cuore di Gesù, nell'attesa del vostro ritorno alla vita che vi fu destinata prima che la vita fosse stata creata? Il Suo amore ardente è irriducibile come quello di Dio, quello stesso Amore che Si incarnò in Cristo e che non rinuncia alla perdita di alcuna di quelle anime per le quali Lo ha sacrificato.

Questo è il messaggio della Mamma di Gesù: l'Amore che Dio vi riserva non si misura dal grado di salute, di benessere, di brutture, di malattie della carne, né tanto meno dal senso di ammirazione o di pietà o di ribrezzo che ispirano. Il Suo amore è tutto concentrato sulla salvezza di quelle anime incarcerate proprio in quei corpi, la cui bellezza non ne garantisce il recupero così come le deformità non ne decretano la dannazione. Sono i contenuti spirituali dell'anima che stanno a cuore a Dio, non già i valori estetici dell'involucro che la riveste, anche se la bellezza del corpo non guasta se accompagna ed incornicia un animo bello e puro.

Non si può né si deve mai giudicare Iddio sulla scorta di ciò che si vede, e non si possono leggere le Sue intenzioni sulla base dei risultati che noi loro attribuiamo. Guai a responsabilizzare Dio degli insuccessi della Sua volontà, che noi additiamo nelle malattie e deformità che affiggono deboli e diseredati. La rabbia, la rassegnazione, la ribellione ed il senso d'impotenza che ce ne derivano non nascano dal convincimento che il Signore è disattento alle vicende umane e non ha il tempo d'occuparsene. E' più realistico domandarsi piuttosto come mai il Signore non Si indisponga per tutti i torti che patisce dall'uomo e continui invece ad attenderlo sulla soglia di casa con impaziente trepidazione. Non vi fate forti delle disgrazie vostre e degli altri per sottrarvi al dovere di prendervi cura del Signore nostro Padre, se non siete in grado di evitarGli tutte queste mortificazioni ricorrete all'ausilio di Maria Ausiliatrice affinché chieda comunque perdono per la vostra presunzione e vi giustifichi davanti a Dio per la vostra ignoranza. Lei sa come farvi giungere la Misericordia di Dio e manifestarvene tutto l'Amore con quei segni tangibili che non si può più fare finta di non vedere. AffidateLe tutti i vostri perché, confidateLe i vostri crucci, le vostre sofferenze. Apritele i cuori di figli, convinti della Sua Carità ed infinita Materna bontà. Lei è cuore di Mamma e voi i figli Suoi. Non dimenticatelo mai.

Ciao e così sia. vostro in Maria e nel Suo tenero Amore.

 

SOLDATI INNAMORATI

Dichiarazione dell'Angelo a Maria

17 maggio 2003

Miei "dolcisimi" mamma e papà, la nostra Madre Dolcissima vi accoglie tra le Sue braccia e vi benedice per tutto l'amore che Le portate, per la devozione che Le dichiarate e per il fervore della preghiere che Le rivolgete.

Essere figli fedeli, cioè nella fede in Maria Misericordiosa, vuol dire condividerne il destino in quel progetto divino che La vuole e la vede trionfante sul male e salvatrice della chiesa universale di Dio. Significa pure accettare come Lei il ruolo consapevole, e per questo più responsabile, di serva di Dio che si fa complice delle Sue divine "benefatte", tutte organizzate e indirizzate alla redenzione dell'uomo da peccati antichi e sempre attuali. Equivale a SostenerLa ed aiutarLa a deporre dalle croci tutta l'umanità crocifissa dalla sofferenza e dalle mortificazioni derivate da privazioni, malattie, povertà, ingiustizia.

Ma è soprattutto quella dichiarazione d'amore tenero ed ammirato che ogni figlio dovrebbe rivolgere alla propria mamma, per avergli dato la vita ed in particolare quella vita che gli consente di vedere attuata la promessa della vita eterna. Dichiarazione d'Amore che sicuramente Ella ricevette dal Signore attraverso l'annuncio dell'Angelo, e che noi Le facciamo ammirati per la pienezza di Grazia. La stessa dichiarazione d'Amore che chissà quante volte Le dedicò e Le rivolge il frutto della Sua totale dedizione a Dio, il Figlio Gesù. Una volta dichiaratisi Suoi devoti innamorati, si diventa immediatamente soldati del Suo esercito, quell'esercito che, rafforzato da uno stuolo indescrivibile di Angeli, marcerà contro il male e lo distruggerà, per l'eternità del Bene Assoluto.
Nell'attesa che tutto ciò si attui per la volontà e nella volontà del Signore, ognuno di voi si adoperi a propagandare la Misericordia della Madre di Gesù, chiedendoLe al tempo stesso di esserNe investito e gratificato.

Che il Signore vi benedica e fortifichi il nostro amore. Ciao