secondo diario di un angelo

CIELO CHE POESIA

giovane angelo

 

 

 

 

 

 

Agosto 2002

MARIA REGINA DEL CREATO

Caro vecchio scriba, quando Dio pose mano al divino progetto della Creazione, lo fece seguendo un evidente criterio di separazione. Dal tutto o dal nulla, separò la luce dalle tenebre, il cielo dalla terra, le acque dalla terraferma, e quando destinò all'uomo quella terra ad oriente, dove vivere con la donna che aveva creato separando anch'essa dal suo costato, anche lì, nell'Eden, piantò l'albero della conoscenza del bene e del male, cioè dei due distinti e separati, delle due identità contrapposte proprio al centro di quel paradiso terrestre riservato alla Sua creatura prediletta.

Impiegò sei del Suoi giorni per compiere la Sua opera, e l'ultimo Suo giorno lavorativo lo dedicò a fare il Suo uomo, in cotal guisa che meglio di così non si poteva: dal momento che lo fece a Sua immagine e somiglianza, alitando sulla sua concretezza terrena quanto di più divino conteneva il Suo spirito vitale. Ma, sta' attento caro papi, Iddio, nell'istante in cui proiettava nella carnalità di Adamo l'immagine più sublime, più completa e veritiera, insomma più aderente alla purezza del Suo spirito generoso, non ne faceva un Suo doppione, ma creava un Suo simile, al quale era preclusa la conoscenza della faccia negativa del creato. Creato: formatosi dalla divisione tra contrari complementari, e sublimatosi nel generosissimo atto di assimilazione di Dio all'uomo.

Poco importa quanto durassero effettivamente, ed in termini di umana cognizione, quei giorni di umana creazione. Conta invece che giunse, per Dio e per l'uomo, il tempo del castigo e del peccato d'indegnità. Ed i 2 primi peccatori furono cacciati dal giardino in cui cresceva l'albero della vita eterna, per dare vita a generazioni di figli destinati ad una morte fisica.  Poco importa quanto tempo sia trascorso in vicende umane, prima che gli eredi del peccato originale scoprissero di fare ancora parte del popolo di Dio e Ne divenissero timorati, dedicandoGli sacrifici propiziatori, ciò non impediva all'umanità di perseverare contro Dio ed i propri simili. Insieme all'umana consapevolezza della propria fragilità, così come aumentava l'esigenza della vendetta, si accresceva la distanza che l'uomo interponeva tra sé e il Dio spietato della punizione.

 

MARIA REGINA DELLA PACE

E venne il tempo in cui il Signore non sopportò più questo ruolo che Gli attribuiva l'uomo, e prese la decisione di annullare la distanza delle incomprensioni e dell'ignoranza, dedicandoSi totalmente al recupero della propria immagine di Padre generoso e, al tempo stesso, dell'immagine e somiglianza divina che con la creazione aveva impresso nel genoma umano, e che neppure il peccato originale era riuscito ad intaccare. Ecco allora che Dio Si manifesta all'uomo nella Sua vera veste, nella Sua unica identità, nella Sua sostanza di Padre orgoglioso ed amoroso delle proprie creature, orgoglioso ed amoroso nel Perdono.
Nel lungo cammino che l'umanità ha percorso tra vita e morte, tribolazioni e sciagure, Dio, che non l'ha lasciata sola a se stessa e al male che ogni uomo porta in sé, le ha dato modo di maturare il senso di colpa ed il bisogno di pentimento. E, quando quest'ultimo è diventato pressante esigenza, allora ha preso le umane sembianze del Cristo, cioè della Misericordia. E Si è fatto Misericordia, Amore compassionevole e partecipe dell'umano patire, Amore che perdona i più miseri, cioè quelli che hanno tutto perduto nel peccato. E non è stato un caso che il Figlio della Misericordia, quel Cristo che aveva eletto Suo popolo tutta l'umanità povera, derelitta, perseguitata dalle sciagure e dalle  ingiustizie del peccato, proprio Lui, il più umano Dio auspicabile, sia stato condannato alla crocifissione da caste sacerdotali, che vedevano in Dio l'autorità esigente di un Dio lontano ed inaccessibile. Invece, Gesù veniva a dirci che l'Amore del Padre è un bene di tutti e che ciascuno di noi può accedere al Suo regno sconfinato ed eterno, se Gli riserva un cantuccio del proprio cuore, un ritaglio della propria vita.

Quanta strada ha percorso il popolo di Dio, da quei giorni della creazione a questi della Misericordia e della Redenzione. E, come è cresciuto il popolo, insieme e per volontà di questo suo Unico Dio. Ma, con la crescita della sua consapevolezza, cresce a dismisura la protervia e la virulenza dello spirito del male, che si vede cedere il terreno sotto i piedi e sta dando il peggio di sé, perché sa che la sua fine è vicina. Poco importa quanto sarà lungo il tempo delle vicende umane, da qui ad allora. Il tempo delle vicende divine è prossimo, e questo rende satana più maligno e devastatore.

La Misericordia di Dio, che si fa forte in terra della Misericordia della Regina della pace, non conosce ostacoli e garantisce agli uomini temprati nella fede, nella speranza e nella carità che torneranno in paradiso, a custodire quell'albero di vita eterna che Iddio affidò un tempo, chissà quando, ai loro progenitori. Dio Si è fatto Misericordia perché l'uomo imparasse a conoscerNe l'inesauribile pietà per le tribolazioni terrene, e per testimoniare tutta la tenerezza, la partecipazione e l'emozione di cui E' capace. Ma Dio è Dio. Per quanto l'uomo possa sentirseLo vicino e solidale, non sempre gli eventi, della vita di passaggio evolvono in maniera da rafforzare in lui la fiducia in Dio e nella Sua misericordia. Al contrario, molte volte lo conducono a dimenticare il Sacrificio di Gesù Umana Misericordia o a disconoscerLo, così come fecero quegli uomini che Lo condannarono a morte, con la fredda determinazione di uccidere sulla croce proprio quella Misericordia.

Al tempo stesso, l'uomo, bandito dal paradiso ed esiliato in terra, si aspetta misericordia ed offre a Dio sacrifici propiziatori, perché sente ancora incolmabile la distanza e profondo il baratro che il peccato originale, ispirato e sollecitato dal grande divisore, ha scavato tra lui e il suo Creatore. Ed allora, in un impeto di umana istintualità commista a divina ispirazione, scopre ed individua in Maria Madre di Dio il tramite misericordioso a Cui affidare le sue pene, le paure e le richieste di divina pietà e di elargizione di divina Misericordia.

 

MARIA MADRE DELLA MISERICORDIA

Per quanto nata senza peccato, e destinata a portarSi in cielo il corpo incontaminato, Maria ha un passato da essere umano, al quale non è stata risparmiata alcuna delle più dolorose esperienze. Chi meglio di Lei, che conosce il dolore di madre ed incarna il simbolo dell'umiltà fedele, orgogliosa, dignitosa e consapevole, chi avrebbe potuto meglio di Lei divenire lo stendardo delle umane sofferenze, e l'interprete più drammatica ed attendibile dell'ispirazione della divina Misericordia?

A chi più di Lei appartiene il primato terreno di incarnare la divina Misericordia? A chi più di Lei spetta il titolo di campione della Misericordia umana?Maria ha accettato per misericordia di donna, consapevole di essere protagonista del Progetto di Redenzione, di vivere da Mater Misericodiae. Maria ha misericordiosamente operato per il riscatto dal peccato originale, baratro nel quale un'altra donna, nata come Lei senza peccato, aveva gettato l'umanità intera.

Maria ha vissuto con amore misericordioso di madre la missione messianica del Figlio. Maria ha taciuto per Misericordia lo straziante dolore del Figlio strappato dalle viscere materne ed immolato per Misericordia. Maria ha misericordiosamente rinunciato a gioire per prima della Resurrezione di Gesù. Maria espone tra le braccia in cielo e in terra il simbolo dell'Eterna Misericordia, e lo offre e lo condivide con tutta la dolcezza e la fermezza di serva fedele di Dio e di tutta l'umanità.

A chi spetta dunque lo scettro, a chi la corona, a chi i paramenti regali di Regina di Misericordia, se non a Maria benedetta tra le donne, e benedetta Madre di Gesù e nostra Madre? Noi La veneriamo come Nostra Regina, noi La amiamo come Nostra Madre, noi La imploriamo di coccolarci e sostenerci, consolarci e confortarci con quei Suoi occhi luminosi di Materna Misericordia. Amen

Pregate Maria, perché invochi su di voi la Divina Misericordia.

Ciao, un bacione


 

Santissima Icone - Duomo di Spoleto.
Immagine bizantina del XII secolo, donata alla città da Federico Barbarossa.

L'intima unione tra la Madre e il Figlio é rappresentata nel dialogo con il Verbo,
così come il cartiglio, che Maria offre alla visione dei credenti, simboleggia Gesù.


 

Che chiedi, o Madre?
La salvezza dei viventi

Mi provocano a sdegno.
Compatiscili, Figlio mio

Ma non si convertono.
E Tu, salvali per Grazia.

 

 

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