Emilio Crispo giovane angelo

 

Diario di un angelo, dall'eternità del cielo nel nostro oggi

aprile 2002

 

SUI PROPRI PASSI

Le domande della logica, le logiche risposte della fede

 16 aprile 2002

Mio caro vecchio scriba, mi piacerebbe ripercorrere con te, o con mamma, o tutti insieme, alcuni passi della mia vita trascorsa, per goderne sino in fondo e senza ritegno ogni istante di gioia, ogni opportunità di beatitudine, ogni proposta di felicità. Così come vorrei poter condividere con voi tutto il mio essere libero spirito, esultante nell'Amore del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo, di Maria Misericordiosa e di tutta la Comunione dei santi, che fa di ognuno di noi unica emanazione di Dio, in cielo e dal cielo. Non che mi pesino ancora gli errori che la materia e la mente mi condussero allora a compiere, perché mi furono tutti rimessi per divina e paterna misericordia, ma presumo che molti di essi me li sarei potuti risparmiare, e ne avrei risparmiato delusioni al Signore, se avessi potuto contare sull'esperienza che lo spirito attinge dall'eternità e che io stesso vado maturando.

Forse che io non possedevo, già sulla terra, per nascita e per grazia ricevuta, i segreti, o meglio gli esempi di uno stile di vita la quale ispirarmi, per riconoscere subito, in età di consapevole ragione, le mie nobili origini di figlio di Dio? Forse che Gesù non era ancora nato, vissuto e morto crocefisso per redimere anche l'anima mia, e per indicami, nel libro sacro della Sua nascita, della Sua vita, della Sua morte e della Sua risurrezione, il percorso ideale da ripercorrere? Dio, l'Amore universale di Dio Padre, e l'Amore salvifico di Dio Redentore, erano già con me e dentro di me, e in voi e con tutti noi. Ma noi eravamo forse tutti presi dal vortice, un po' più banale, dei nostri amorosi sentimenti terreni, per apprezzare la vicinanza di cotanto Amore divino, per goderne le carezze, odorarne il profumo, udirne la melodia.

Se L'uomo facesse esperienza della lezione di vita, che il Signore ha affidato al mondo con l'istituto del Perdono, non si farebbe assalire dal dubbio dell'utilità della vita terrena, né tanto meno si lascerebbe convincere dall'opportunità di viverla per conseguirne i massimi vantaggi edonistici. D'altro canto, se la vita dell'uomo finisse per sempre con la sua morte, nel disfacimento della materia, che bisogno vi sarebbe di costruire tutto l'altro mondo, alternativo, consolatorio, premiante e riabilitante, riscattante e soprattutto giusto? E che motivo vi sarebbe di affidarne creazione gestione ad una entità e volontà talmente Onnitutto da essere inimmaginabile, a tal punto da doversi manifestare in sembianze umane di Figlio divino che Si immola, per convincere l'uomo che le tribolazioni terrene sono il trampolino di lancio per mezzo del quale riappropriarsi dei suoi diritti divini?

Che senso avrebbe mettere Dio al centro dell'universo, e poi inventarsi il Suo doppione umano con il quale rivendicare l'origine divina della specie umana? E dover confidare tutto alla fede, cioè alla cieca fiducia che tutta questa storia è vera, e garantisce la felicità e la giustizia eterna? Non sarebbe molto più logico, fatta salva la necessità che la ragione avverte di anelare un mondo appagante alternativo, porre al centro di questo mondo ideale l'uomo stesso, in prima persona, senza interlocutori di sorta? Sarebbe ovvio rispondere affermativamente. Ma, se l'uomo non lo fa, nonostante l'immensa opinione che ha di se stesso, è perché si porta dentro, stampata nel proprio codice genetico, la certezza di tutte le storie raccontate dall'uomo all'uomo, e da Dio all'uomo per via diretta, o, per mezzo di intermediari, per interposta persona. Ma, la fede a cosa serve a questo punto, dal momento che la verità sta dentro di noi?

La fede consiste proprio in questo, nell'avere fiducia nella capacità, nella forza e nell'aspirazione dell'uomo di ritornare all'origine della vita, cioè a quell'Energia, a quell'Amore che hanno generato l'universo e che si identificano con Dio creatore. Non creato da alcuna umana fantasia o da alcuna umana frustrazione. Mi sono spiegato? Sono stato rigorosamente logico? Spero proprio di si, dal momento che vorrei sin d'ora condividere con voi la mia gioia eterna, in eterno amore con voi e accanto a voi


 

RICONVERSIONE

Convertire vuol dire trasformazione di una sostanza in un'altra

23 aprile 2002

Caro papi, cara mamma, carissimi tutti, vorrei che vi lasciaste prendere per mano per farvi condurre lì dove vi attende l'abbraccio del nostro Padre celeste. Per dirigerci insieme, in allegra compagnia, incontro all'eterna felicità. In una parola sola, per convertirci e per convertire. Questo delle conversioni è un argomento, per non dire un assillo che ha pesato sulle coscienze dei seguaci di Gesù, sin da quando Egli stesso in prima persona Se ne fece carico e insieme ne coinvolse i Suoi apostoli sino ai giorni nostri.

Da allora la Chiesa di Cristo si è adoperata con tutti i mezzi, e con tanto sacrificio di vite umane, per operare secondo la volontà del Figlio di Dio, che altro non chiede se non di prendere per mano il fratello e condurlo nei cieli dell'eternità. Ma, quale fratello? Quello che si ispira alla Parola del Signore, quando parlò per mezzo dei profeti, quando si incarnò nel corpo di Cristo e fu testimoniata e tramandata dai racconti evangelici? Oppure ogni fratello di una unica e sola e possibile umanità, che riconosce in Dio Padre il Procreatore e, quindi, il Padre di tutti gli uomini in terra, senza differenze razziali o religiose?

Siate certi che Gesù, nel momento in cui affidava ai Suoi discepoli questa responsabilità così grande, e così apparentemente superiore alle forze ed alle umane possibilità e virtù, Si rivolgeva a tutti i Suoi fratelli in Dio, nessuno escluso, a partire proprio da quei Suoi fratelli pagani che se ne lavarono le mani, quando fu decretato ed attuato il Suo martirio. Sin da allora, lo Spirito della Parola di Gesù, il Suo testamento spirituale di adoperarsi nelle e per le conversioni, venne mal interpretato, nonostante le Sue raccomandazioni fossero state limpide ed inequivocabili come il Suo Cuore. In special modo da coloro che venivano fatti oggetto di queste generose attenzioni. Alcuni, anzi molti, perché non riuscivano ad uscire fuori del proprio mondo materiale e proiettarsi in territori spirituali, non solo inesplorati, ma addirittura mai sognati e desiderati.

Le loro vicende erano regolate e manipolate dal volere di divinità alle quali poco stavano a cuore i destini dell'uomo qualunque. Come potevano essi covare l'illusione che vi fosse qualcosa di più gradevole e appagante del mondo dei morti, quando veniva promessa da Uno che, nelle sembianze di figlio di Dio, era morto inchiodato ad una croce? E, che bisogno c'era di convertirsi alla religione del dolore? E, per quale forsennato motivo i seguaci di Cristo erano così cocciuti nella loro opera di proselitismo? Forse qualcuno di loro prendeva un po' troppo alla lettera il significato della conversione, inteso come cambiamento, come trasformazione di una sostanza in un'altra. Non è così, in effetti?

Convertire non vuol dire, in senso cristiano, trasformare, cambiare la materia in spirito, contribuire a scoprire, celato nella materia, il valore di una spiritualità antecedente alla materia stessa? Una spiritualità che non si esaurisce e si spreca nella morte, ma che è l'energia che alimenta in eterno la vita eterna? Si, è vero, ma solo in parte. Infatti, più che di conversione si tratta di una riconversione, dal momento che lo spirito, confinato nel fardello corporeo come anima, verrà riconvertito in spirito libero, perché liberato dalla morte, se il male non avrà mortificato e annichilito la costituzionale propensione dell'anima a far ritorno alle proprie origini. Secondo la sequenza: spirito che si-converte-in-anima e anima che si-converte-in-spirito.

E' questo dunque il significato completo del termine convertire. Vuol dire prendere per mano qualsiasi figlio di Dio, sia esso cosciente, sia esso incosciente della propria identità filiale, e condurlo, accompagnandolo per un cammino lungo il quale, fuori dei confini della nascita e della morte, l'anima, non fiaccata dalla peccaminosità materiale dei suoi trascorsi, riesploda splendente nella sua primordiale spiritualità, per ritrovare Dio e per operare con Lui nuove conversioni. Che aspettate dunque a prendere la mano che vi tendo? Non abbiate alcun timore. E poi conoscete il bene che vi voglio. Ciao


 

IL PESO DEGLI ANNI

Se gli anni hanno un peso, quanto dovrà pesare l'eternità?

27 aprile 2002

Papi caro, ti sarei grato se, forte della tua autorità, sollecitassi il mio caro e vecchio scriba a rispettare il suo compito istituzionale, dal momento che ultimamente sta battendo un po' troppo la fiacca. Oppure comincia ad avvertire il peso degli anni? Il peso degli anni, che buffo modo di dire! Perché gli anni dovrebbero avere un peso? Il tempo ha forse peso? E, se così fosse, cosa peserebbe l'eternità?

Invece, miei cari, l'eternità è sublime e sublima tutto ciò che se ne lascia avvolgere. L'eternità ti tira su, su, su e sempre più su, perché non annulla il tempo, che è figlio terreno, ma il peso della materia che, tuttavia, nel tempo degli anni, proprio perché si deteriora e perde consistenza, dovrebbe diventare più fragile e meno gravosa, se si vuole agevolare il distacco dell'anima da essa, ed il suo ricongiungimento con l'etereo mondo dello spirito, Etereo ma non per questo meno consistente, palpabile ed impeccabilmente strutturato.

Questo è dunque il motivo essenziale della mancanza di peso dell'eternità: la sua struttura senza peccato, la sua idea fuori dal peccato. Ed anche il tempo è fuori del peccato quando comincia a scandire nella Grazia del Signore la storia di una nuova vita, ma, mano a mano che questa si allontana dalla Grazia e si carica di peccati, ecco che diventa pesante, ed il tempo sembra divenire gravoso, mente chi si appesantisce di peccaminosità materiale è l'anima che vi è contenuta. Al contrario, se l'animo umano non si discosta dalla luce della Grazia, e magari si lascia sostenere e consigliare dalla saggezza della Fede, ecco che il tempo scorre via veloce e leggero, così come diventa sempre meno gravoso il peso della materia che perderà sempre più il suo potere deprimente sull'anima, sino a non potersi più opporre al suo distacco DEFINITIVO.

Gli anni non devono dunque pesare mano a mano che si abbrevia l'intervallo di tempo che ci separa da Dio. Pesano invece le responsabilità che ciascuno di noi si è assunte e si assume nel tempo della vita, di fronte all'impegno, grandioso e sublime al tempo stesso, di operare in qualità di figli di Dio. Ed anche coraggioso, perché senza coraggio non ci si affida alla Fede, né senza coraggio si porta la croce di Cristo sulle proprie spalle. E quelli che lo fanno per incoscienza? Quelli non esistono, perché Fede è consapevolezza, partecipazione, coinvolgimento, responsabilizzazione. E poi, ognuno di noi ha nel fondo del cuore, in un angolo remoto della memoria, una luce vivida e splendente come quella che emana l'Essenza di Dio, fiamma della stessa Fiamma, energia della stessa Energia, amore dello stesso Amore.

Se si è, dunque, coscienti, dall'inizio alla fine, del proprio ruolo e della propria discendenza, e quindi del proprio destino, perché dovrebbero gli anni avere un peso, e perché il vecchio scriba se ne dovrebbe sentire oberato? La verità è che il mio caro, vecchio scriba ed il mio caro papi sono, in anima e corpo la stessa persona. Ma, chi dei due è il corpo, e chi l'anima? Qualunque sia la risposta, io li amo entrambi, perché sono un tutt'uno che vive e palpita, soffre e spera, pecca e si redime. E l'uno non può fare a meno dell'altro, né io di entrambi. Altrimenti come potrei farvi pervenire le mie letterine? E i miei baci? E i miei ciao?

Ciao, e su con gli anni, miei cari. Ciao. Che il Signore vi benedica e vi protegga. Ciao a tutti. direttamente dall'Eternità senza peso.


 

maggio 2002

 

LA GIOIA DEL PERDONO

Gioia eterna che dà vita alla comunione delle creature celesti

25 maggio 2002

Mi piacerebbe condividere con voi l'inenarrabile gioia comunitaria ed individuale che alimenta i nostri spiriti, e ci sublima sino ai piedi di Dio, massima fonte di gioia eterna ed ineguagliabile dispensatore di Gioia del Perdono. Questa è infatti, fra tutte, la più divina e la più gratificante espressione di gioia, e si esalta nell'incarnazione di Dio in Cristo, e nell'incarnazione di Gesù risorto nel sacramento dell'Eucaristia. La gioia del perdono si fa più forte e persuasiva se si sente ricambiata dalla gioia umana di lasciarsi pervadere da Dio, aprendo i cuori al Suo Figlio prediletto. E se, per voi che mi leggete, non è umanamente godibile la gioia che vivifica ed anima la comunità celeste, dovete sentirvi gratificati dalla gioia che vi manifesta il Signore nell'amarvi e perdonarvi, e da tutta quella gioia che voi stessi potete assaporare ogni volta che concedete il vostro perdono al vostro simile, e che rimettete i debiti ai vostri debitori.
Il perdono è lo strumento più divino che Dio ha concesso all'uomo, e sarebbe motivo di gioia e gratitudine per il Signore, oltre che per chi lo concede attuando la Sua volontà, se fosse elargito ad ogni occasione che lo richiede. Basterebbe questo semplice ordine di motivi per non negare il perdono ad alcuno, specie a chi te ne fa pentita richiesta.
Altra cosa è perdonare le colpe di chi non se ne sente responsabile e, pertanto, non ne richiede remissione. Dio stesso pretende il pentimento dei pensieri, delle opere e delle omissioni compiuti durante l'esperienza terrena, e sollecita il pentimento dell'ultimo istante, purché convinto, del più incallito dei Suoi peccatori, ed il Suo Figlio ha rimesso i peccati di coloro che Gli hanno confidato, con il cuore e con gli esempi, la propria fede in lui. Dio è talmente tollerante, nei confronti dei più recalcitranti ed impuniti, da concedersi a loro nelle vesti del Figlio e nel non impedirNe la crocifissione per loro mano e per loro infedeltà, e per far dire al Figlio di perdonarli poiché non sapevano quel che facevano.
Da tutto ciò vi giunga l'esempio di perdonare chi vi mortifica per ignoranza o per incoscienza, a condizione che la vostra tolleranza sia riconosciuta come forza e non scambiata per debolezza, contribuendo così alla crescita spirituale di chi, tutto immerso nella grettezza della materia, ignora e calpesta i diritti morali e materiali di chi gli è prossimo in tutti i sensi, in particolare come creatura umana dello stesso Creatore.
In tal maniera si è fedeli all'esempio di Dio. Che, dopo esserSi sacrificato come Figlio dell'uomo, concede la vita eterna solo a coloro i quali Gli fanno intima e responsabile richiesta di remissione dei peccati e di elargizione di paterno perdono.
E' un grande dare in cambio di un piccolo richiedere, ma nessuno meglio del Signore sa quanto costi all'uomo chiedere perdono, e, quando ciò accade, è per Lui motivo di gioiosa soddisfazione. Vi raccomando di non farGliene mancare, solo allora scoprirete quanto realmente gratificante sia la gioia eterna che dà la vita alla comunione delle creature celesti.
Ciao a tutti e a ben ricongiungerci. Ciao


giugno 2002

 

LE LANCETTE DELL'ETERNITA'

Lo spirito è. Non è mai stato né sarà

1 giugno 2002

Mio caro, vecchio scriba, eccoci di nuovo collegati. Si, caro papi, noi siamo proprio legati insieme, e ciò che ci lega e ci tiene uniti non è questa penna che scorre sul foglio, ma l'amore che ci portiamo l'un l'altro, e che si fa più forte e cementante mano a mano che si avvicina il giorno del nostro ritrovarci insieme e per sempre. Quel giorno è già deciso prima della nascita di ciascuno di noi, e non corrisponde con la data della nostra morte, ma con il nostro unico e vero nascere alla vita eterna. Ecco perché non se ne può segnare il giorno preciso, ma sicuramente si identifica con l'alba luminosa di vita eterna, e con il dissolversi per sempre del buio delle tenebre. Non esiste, infatti, e pertanto non si può fissare la data di nascita dello spirito di ciascuno di noi, se non nella mente eternamente imperscrutabile di Dio. Né si può stabilire il giorno della sua fine, dal momento che lo spirito è eterno in Dio, ed è l'unica energia che non si esaurirà mai.
Così pure non si può datare la morte dell'anima, avendole Dio concesso prova d'appello nel corso di una vita, percorsa dal bene e dal male in perenne confronto e sfida tra loro.
Quando l'anima, affrancata da ogni peccato e benedetta da Dio, si leva nello splendore della Luce eterna, e ritrova la sua primigenia sostanza spirituale, non sta a rivangare il numero degli anni trascorsi in carnalità, perché si è ormai consumato tutto il tempo dei bilanci e sono tornate a girare le lancette dell'eternità, quelle che si erano apparentemente fermate nell'istante in cui aveva cominciato a battere l'orologio del tempo, insieme al primo battito cardiaco. Lo spirito, dunque, é. Non è mai stato, né sarà. Mentre, un anima immonda non sarà mai più spirito, a anima dannata per sempre. Ora, tu comprenderai meglio, caro papi, come è possibile che il mio spirito sia così prossimo a te, che vivi ancora nella ristretta ed angusta condizione umana. L'Affinità sta nella propensione dalla tua anima a ricercare, in una proiezione spirituale, le radici delle sue origini, e nel tuo assoluto convincimento che il le ho già ritrovate e che, con esse, ho ritrovato la continuità di quella vita dello spirito, che già ci legava da prima delle nostre esperienze terrene. Questa affinità e questa continuità si identificano nella forma più pura e più spirituale di quello stesso Amore, al quale già ci è stato concesso di dare il colore e la dimensione di un'esperienza umana. Non importa quanto vissuta insieme, ma di vivere insieme per tutta la Vita senza mai separarsi. Tu lo sapevi, che nulla avrebbe mai reciso la nostra unione? Io l'ho saputo quando la volontà di Dio mi si è manifestata in tutto il Suo nitore, ed in tutta l'interpretabile chiarezza, in tal modo anestetizzandomi da qualsiasi esperienza di dolore o rimpianto mi potesse derivare dal vostro dolore disperato. Questo è, infatti, l'unico tunnel che si deve percorrere, dal momento del trapasso a quello in cui Dio è veramente tutto. E' il tunnel del dolore e del pianto di chi rimane in terra, o, meglio, dell'abbandonarsi al dolore di essere stati abbandonati, di essere stati lasciati, e di aver perso per sempre. Come vedi, caro papi, io non vi ho mai abbandonato, perché voi non mi avete mai perso. Lo stesso succede con il Signore, Che non ci abbandona mai, anche se noi crediamo di essere stati abbandonati da Lui. Ma, questo nostro timore equivale ad ammettere di non averLo perso, o comunque a sperare di poterLo ritrovare. Non cessate mai di cercarLo accanto a voi. Ce Lo troverete sempre. Confidate sempre nella Sua bontà, che vi permette di sentire anche me al vostro fianco, nei vostri cuori.
Ciao vecchio scriba fedele. Ciao mamma banana. Ciao papi buono.

Il vostro Con tante carezze per i suoi fedeli Ginger e Fred.


ANCORA UN COMPLEANNO

Non più schiavizzato dal tempo e dallo spazio

21 giugno 2002

Quante volte mi volete far rinascere e morire, caro papi, con tutte queste ricorrenze, con tutte queste commemorazioni. E, ammesso che realmente con il cuore gonfio di gioia voi festeggiate il giorno del mio trapasso come quello della mia nascita alla vita dell'eterna beatitudine, che bisogno c'è di scandirne le scadenze annuali, dal momento che la vita eterna non conosce né mesi, né anni, né secoli, né millenni, ma si sviluppa per seculaseculorum?
Sembrerebbe che non vi riesca proprio di capire che io vivo e condivido con voi questa mia straordinaria avventura nella mia unica dimensione, quella dello spirito che gode di assoluta libertà, dal momento che si è affrancato dal tempo e dallo spazio. E la usa in nome dell'amore, per continuare il colloquio di sempre, con spiriti affini che ancora sono condizionati da questi effimeri segnapasso della materia.
Io che vi sono accanto, so come ogni istante che condiziona la purezza del vostro spirito è dedicato a me, e conosco pure molto bene la ragione per la quale vi aggrappate ai giorni del calendario per sentirvi voi stessi più vicini a me. La vostra condizione di umani non permette infatti al vostro spirito, per quanto voi siate convinti dell'immortalità dell'anima, e sufficientemente fedeli alla parola di Dio, di farvi vivere la sua emozionante esperienza per le nostre sintonie, già tutte scandite dall'armonia dell'universo celeste e da essa condizionate. Se tutto ciò pur accadendo non accade, è perché una cosa, un fatto, un evento, accade solo quando è cadenzato dal tempo e dallo spazio, pur se posso assicurarvi che è già accaduto in ogni istante fa della vostra vita, mentre E'- non è stato né sarà - nella mia vita. E, mentre per me non vi è soluzione di continuità tra l'una e l'altra lettera che vi scrivo, tra ogni verità ed ogni prova d'amore che vi manifesto, voi ne misurate gli intervalli, le cadenze, le successioni perché siete voi le vittime del tempo, e ne contate le parole, le pagine perché siete voi schiavizzati dallo spazio.
Quando questo assillo, questa nevrosi, questa persecuzione temporospaziale sarà annullata dalla morte, e i due aguzzini si scioglieranno alla luce di Dio, per divenire il sale e l'acqua della vita eterna, allora capirete il significato di ciò che vi dico e vi predico, e non vi meraviglierete di scoprire che non vi è, né vi è mai stata, soluzione di continuità tra la primordiale vita dello spirito della vita, la vita terrena, e la vita dello spirito. Perché la vita terrena non era di mezzo alle altre due, né una stagione particolare, ma un incidente di percorso sotteso tra una minima, insignificante frazione di spazio e di tempo. Un battere di mani veloce e fragoroso, che ti risveglia dal torpore per riportarti alla realtà. Quella inimitabile di Dio.
Lo spazio e il tempo alimentano solo i ricordi, le nostalgie e i rimpianti. Se, per forza di cose, non vi è possibile rimuoverli dai ritmi e dai luoghi della vostra mente, cancellateli almeno dai vostri cuori. Così che io non viva nella memoria e sia invece indissolubilmente vivo nel vostro e nel mio spirito, in armonia con l'onnipotente Spirito di Dio.
E così sia. Bacionibacini

luglio 2002

NON MANCO DI NULLA

Amare è il mio fare e questo fare non è stare ma evolvere

6 luglio 2002

Miei cari, sono il vostro Emilio in spirito di vita eterna e di amore incorruttibile. Sono l’Emilio di sempre, quello impresso negli occhi del vostro cuore e nel cuore della vostra anima. Sono il sorriso luminoso e solare della purezza d’amore che mi inonda il cuore e che traspare in ogni mia immagine-ricordo, e in quelle molto più vive e attuali con le quali sollecito ed alimento tutto il bene che ci vogliamo. Eccomi qua tale e quale al mio e al vostro sempre. So che vorresti chiedermi tante cose. Cosa posso fare e dire che non abbia già fatto e detto? Cara la mia mamma banana, perché non mi chiedi come sto, cosa vado facendo, se sono felice, e magari se mangio, se dormo e come trascorrerò le vacanze? Capisco le motivazioni umane che dettano al tuo amore materno questo genere di domande, che dietro la curiosità a stento nascondono le apprensioni e la protettività di ogni mamma. Ti rispondo con l’unica e rassicurante risposta che ti posso dare. Sono, e sono tuo figlio, e sono il figlio che tu desideri coccolare e del quale desideri le coccole. Ti ricordi come schivavo i tuoi bacetti e le tue carezze? Ora non più. Me li prendo tutti e ti riempio di carezze e di bacetti, ovviamente non materiali, ma molto, immensamente molto più carichi d’amore, di quell’amore che non si porta appresso la nostalgia e il dolore della memoria, ma la gioia della consapevolezza della sua natura divina e della sua destinazione universale ed eterna. L’intensità di questo amore, di cui non mi stanco mai di parlarti, è identica al singolare ed al plurale, ed è massima in ogni sua specializzazione. Capisci cosa voglio dire? Voglio dirti che il mio amore di figlio è l’amore più sublime e più totale che una mamma, anche una mamma banana, possa desiderare. E allora, ecco le risposte alle tue domande. Amare è il mio fare, ed è il fare di tutte le creature del cielo, e questo fare non è stare, ma è evolvere in continuazione, producendo energia che dà vita, luce, suono, appagamento in bellezza e felicità. Sei tranquilla, cara mamma? Ti senti più rassicurata? Lo senti come sono felice e come desidero farti partecipe di questa mia felicità che mi è partecipata da tutte le creature del cielo? Tra queste, in comunione con tutte le altre, ci sono tutti i nostri cari. Dire che ci incontriamo, ci vediamo o ci sentiamo ogni tanto è umanamente riduttivo. Qui, invece, è tutto spiritualmente dilatato e, proprio per questo, in ogni momento ed in ogni angolo del cielo, per usare immagini tipicamente umane, il mio spirito Emilio è in contatto con lo spirito nonni, o Felicetta, o persone care come amici, colleghi, cani, gatti, eccetera eccetera. Insomma, se io voglio farmi quattro chiacchiere, non ho bisogno di chiamare al telefono, rischiando di trovare la linea occupata. E se voglio dare qualche carezzina a Bichi o a Greta , non devo fischiare per farle accorrere al mio fianco. Loro sono già accanto a me, e scodinzolano di felicità, cara mamma banana.
Così come io sono accanto a te e scodinzolo di felicità in ogni istante del tuo desiderio. Non mi puoi toccare perché sono privo di materia, ma mi puoi amare ed essere riamata nella stessa maniera in cui amasti il mio concepimento, quell’atto di amore coraggioso con il quale mi hai dato la vita. Ed ora, cara la mia mamma banana, non starmi a raccomandare di avere cura di me e di tutte quelle cose per le quali voi mamme state sempre in pena per noi figli. Anche Maria Misericordiosa lo faceva con il Suo Figlio divino, che non Le dava molto ascolto, pur se L’amava nella triplice persona del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Fatte le dovute proporzioni, anche’io ti chiedo di tacere, o donna, almeno con la voce dei sentimenti, facendo piuttosto parlare il cuore in devozioni per il Signore, Che più che mai Si prende cura di me qui in cielo, provvedendo alla mia salute e a tutto quanto necessita un’anima santa del paradiso. Tranquillizzati dunque, e con te tutte le mamme che hanno figli in cielo, perché il nostro Padre Celeste come sempre non ci fa mancare nulla,  neppure il superfluo, perché non ci viene lesinato l’Amore di Dio e noi ne siamo incontentabili. Come siamo incontentabili del vostro amore di mamme e non ce lo dovete lesinare, comunque ci amiate. Cara mamma, anche tu e tutte le altre mamme avete nel vostro cuore il dolore di Maria Misericordiosa, e come Lei dovete farne lievito di riconoscenza e di orgoglio. Dio si è ripreso i vostri figli quando ancora erano carne della vostra carne per farne spirito del Suo Spirito, e non dovete biasimarLo così come Egli non vi rimprovera del vostro dolore, dei vostri pianti, della vostra disperazione e fa di tutto per farvi dire da noi che questa vita ed i compiti a cui siamo stati chiamati sono tali da ripagarvi di ogni amarezza e riempirci di gioia sempiterna. Solo poche di voi sono in grado di essere così umilmente comprensive, da ricevere attraverso le nostre energie e le nostre testimonianze questa Grazia del Signore. Quelle che godono di questa facoltà, o meglio di questo involontario privilegio, devono condividerlo al massimo con tutte le loro forze, la loro intelligenza e il loro buon senso. Se hanno dato carta bianca a Dio, esse Ne ricevono carta bianca, perché sono comunque guidate dal Suo Spirito che le aiuta e le illumina. Vi sono tante altre creature, oltre alla categoria di quelle mamme di cui tu fai parte, delle quali il Signore ha deciso di servirsi. Non sta a te, cara mamma, stabilire se ne sono più o meno realmente ispirate, anche se te ne fanno specifica richiesta. A costoro offri tutta la tua comprensione e la tua esperienza personale, pronta a consolarle e a sostenerle se si accorgeranno di essere fuori strada e ne rimarranno deluse. Il tuo servizio di mamma è fatto anche di queste cose, da compiere con quell’umiltà che è l’energetico che riconduce a Dio. Ora, cara mamma, non ho altre raccomandazioni da farti, salvo quelle di avere cura di te, di metterti la maglia di lana, di non sudare, di andare a letto presto, e di volermi sempre tutto il bene che si può dare a Dio attraverso l’amore per me. Ti saluto, anche se ti rimango accanto come tuo custode e confidente, ma soprattutto figlio devoto. Un bacione grandissimo come l’immensa eternità.  Mi sembra un po’ esagerato,  ma lo meriti proprio.


COME SONO COSA COMBINO

Sono una particella dell'infinito e il tutto al tempo stesso

23 luglio 2002

Adesso, papone, vorrei parlarti un poco di me e raccontarti le mie emozioni, ma ti assicuro che non è facile, non tanto a dirsi quanto a capirsi. Come potreste, infatti, tu e mamma soggiacere alla condizione di estasi che pervade quello spirito giunto al cospetto di Dio, Che lo ha reso puro con il Suo perdono? Nessuno degli esseri umani, neppure il più santo ed il più innamorato del Signore, possiede la purezza dell’Amore che lo ha creato per esserne riamato, finché non ha varcato trionfalmente le porte del cielo. Come posso dunque io stesso, descrivervi sentimenti che Dio suscita solo quando Si manifesta in tutta la Sua Potenza di Energia vitale, capace di conferire definitivamente l’eternità? Non è colpa vostra, miei cari, se i vostri cuori non sono ancora così grandi per potervi ospitare tutto l’amore di Dio, e, per quanto essi possano essere ospitali, tuttavia la loro condizione umana li rende angusti e scomodi. Non si può amare l’Amore sublime se non ci si sublima nell’amore, e questo avviene solo quando l’anima è sgusciata fuori dalla sua pelle, e sta implorando che le sia concesso di amare come dice la Parola di Dio. In un mondo nel quale comunque la Parola di Dio giunge con una voce diversa, da quella che si ode e si ascolta sulla terra se le orecchie Le porgono attenzione senza la sintonia extrasensoriale necessaria. E non è neppure colpa mia, se non mi riesce di rendervi palpabile tutta la gioia che sostiene e alimenta la mia eternità, perché i miei sensi sono trasparenti mentre i vostri sono informatori di una realtà solo corporea, per quanto mostri palesi tracce della sua origine divina. Volete sapere cosa faccio, come vivo, cosa combino? Per prima cosa vi devo dire che io sono una particella dell’infinito e, al tempo stesso, il tutto che pervade l’identità del mio esistere. Sono una fiammella scintillante dell’enorme fuoco che dà calore al mondo visibile ed invisibile, e mi alimento dello stesso fuoco che mi rende inesauribile e quindi immortale. Sono 1 watt di potenza di un’energia incalcolabile ed inesauribile, e che si trasmette all’infinito anche grazie al suo piccolo ma essenziale contributo. Sono una vibrazione che si riproduce in un numero inenarrabile di altre vibrazioni, e che nasce dall’Armonia Celeste per dar vita alla melodia dello spirito. Sono amore creato ed alimentato dall’Amore, per perpetuare amore. Quindi non faccio ma partecipo, contribuisco e mi lascio coinvolgere attivamente a tutto quanto e da tutto quanto canta la gloria di Dio. E’ naturale che in tale condizione mi senta a mio agio, anzi come un papa. Cosa potrei desiderare di più? Pensate che il potervi stare accanto annulla il naturale mio desiderio di avervi qui su con me, anche se non vedo l’ora che anche voi ci raggiungiate per darci una mano a cantare le lodi del nostro Padre celeste, e a renderne partecipe l’umanità in veste di messaggeri, di consiglieri, di difensori, di sostenitori, di provocatori e di consolatori, tutte cose che state già imparando a fare grazie al contributo di queste letterine, che noi vi ispiriamo e vi sollecitiamo a rendere note con tutti gli strumenti a vostra disposizione. Per fare una bella orchestra che suoni in terra e faccia risuonare le inconfondibili note della voce del Cielo. Che dolce musica per le nostre orecchie. E come si armonizza con la nostra musica!


CONTINUA IN AGOSTO 2002

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