Diario di un angelo nel nostro oggi

 



 

GENNAIO 2002

gennaio - febbraio - marzo

TUFFO NELL'ETERNITA'
L'acqua che ti rigenera e ti monda al tempo stesso

1 gennaio 2002

Liberarsi delle scadenze improbabili del tempo, e sconfinare oltre le anguste ristrettezze dello spazio, vuol dire, caro papi, ritornare alla casa del padre correndoGli incontro a braccia aperte. Poiché tempo e spazio misurano il peccato e condizionano l'uomo a compierlo al tempo stesso. E quando il perdono del Signore Misericordioso te lo rimette, annulla ipso facto, e per l'eternità, questi due inflessibili carcerieri del destino inalienabile dello spirito umano.

Ti ricordi, caro papi, di quella volta, al mare, che io chiedevo con insistenza e impertinenza birbante di bere dell'acqua, e non me ne saziavo perché era un pretesto per non mangiare, e tu me ne versasti una caraffa in testa? Io capii la lezione e, dopo la sorpresa e lo stordimento, scoppiai in una risata mista a lacrime di emozione. Nel tuo piccolo, mi desti allora la stessa lezione che molto prima si era meritata una coppia altrettanto petulante e impertinente, che dal Papi voleva di più di quanto le era stato concesso e le veniva elargito.

E allora, che fece il Buon Papà, avendo perso la pazienza, dopo avere raccomandato a questi Suoi figli di cibarsi del cibo della sapienza invece di abbeverarsi alla bevanda inebriante della presunzione e della superbia? Ne diede loro a profusione e, siccome presunzione e superbia sono fuori luogo lì dove non ci sono né spazio né tempo, Egli condannò Adamo ed Eva, così aveva chiamato questi due Suoi figli, a convivere con esse nel tempo e nello spazio ed a confrontarle con il bene e con l'amore, l'umiltà e la semplicità, per operare una scelta definitiva.

L'attimo di turbamento e di confusione che io provai in quel momento, caro papi, è paragonabile al turbamento e allo stordimento dell'attimo di vita confinata sulla terra che l'uomo deve percorrere e trascorrere. La gioia liberatoria per le coccole che tu e mamma mi faceste dopo quella doccia fuori programma, non racchiusa nell'istante dell'episodio ma dilatata nel mio cuore sino all'eternità del presente, è un po' simile, anzi assai simile, a quella che mi ha letteralmente strappato da terra e mi ha catapultato in Cielo, tra le braccia di Colui che mi aveva mondato dei peccati. Ma non mi ha staccato dalle radici più care che siete tu e mamma, caro papi, permettendomi di condividere con voi le emozioni di quel giorno che tengo gelosamente custodite nel mio cuore.

Presunzione e superbia sono, sin dal tempo dell'angelo ribelle, la punta di diamante del male, il bisturi del quale egli si serve con sopraffina perizia per recidere, dividere, estirpare. Il bene dal bene, ovviamente. L'unico amore che esse conoscono e professano è per se stesse, per la propria immagine, per le proprie gesta, per i propri successi, per il proprio cinismo del quale sono immancabilmente compiaciute. L'amore per il prossimo, la tolleranza, la solidarietà, il perdono, sono per esse utopici sentimenti di cui si alimentano e si illudono gli sciocchi, i semplici, i poveri cristi, gli eterni perdenti, i soliti polli, gli scemi del villaggio. Un villaggio oltre i confini del quale non riescono ad andare con lo sguardo ed il pensiero, e che rappresentano la ristrettezza e la grettezza dell'uomo schiavizzato dai perversi sensi di grandezza e potenza.

Siate sprovveduti di superbia, semplici nell'amore, poveri ma ricchi di Cristo, vittoriosi di eternità, cibo da sfamare, ma soprattutto proiettatevi con il cuore negli spazi incommensurabili che il cuore di Dio ci promette di esplorare e di abitare. Lì scoprirete il valore vero della grandezza e della potenza e, come esse si identificano e si fanno concrete dell'Amore di Dio. Di lì si diramano in innumerevoli rivoli destinati a dissetare e a ristorare i più assetati figli della terra. Magari come una doccia che ti rigenera e ti inonda al tempo stesso. Una doccia che non posso dimenticare per tutto l'amore con il quale mi fu imposta e per la quale ho un motivo in più per volervi bene. Con tutto il mio cuore.

VIVERE A TUTTO CAMPO
Le vibrazioni della materia e del cuore

6 gennaio 2002

Per farvi capire cosa io intenda con il vivere a tutto campo, immaginatevi che io sia un puntino minuscolo, quasi invisibile, che vive ed ama, vibra e gioisce, per uno spazio circoscritto dal braccio incommensurabile di un compasso, quindi incontenibile, ed impercorribile con i più comuni o i più sofisticati mezzi di locomozione. Ecco, questo è il mio raggio d'azione, che io percorro senza mai fermarmi perché sono la particella infinitesimale dell'Amore, che permea, pervade e dà energia a questa mia vita, in un mondo animato da moti rotatori e centripeti intorno alla Luce che tutto vivifica, e da moti traslatori verso e tra le infinite particelle che lo compongono e che dalla Luce vengono emesse, e vengono attratte in un inimmaginabile ma armonico subbuglio di vitalità, di gioia, di musica, di beatitudine. La quale ultima non si identifica nella mera estasi contemplativa, ma viene raggiunta quando luce, moto, suono e gioia sono percorsi da così intense vibrazioni amorose da tradursi in Amore cantante e glorificante, prorompente ed inarrestabile.

Tutte queste vibrazioni raggiungono tutti gli esseri della terra, per scaldarli e consolarli nella materia e nel cuore, la prima affinché viva la sua vita terrena, i secondi perché non dimentichino la consuetudine con la vita eterna. Nei tuoi disegni, cara mamma, esse costituiscono la trama fatta di migliaia di minuscoli tratti di penna, che fa da supporto all'idea ispiratrice di un mescolarsi senza fine di vicende umane, a volte pedestri, di un cammino da percorre a piedi, e di vicende celesti di vita in cielo o che comunque aprono la via alla vita con Dio. A significare che il Signore è sempre con noi, nello spazio e nell'infinito, nel tempo e nell'eterno, e con Lui anche noi, Sue amate, calde, amorevoli e beate particelle di amore luminoso e benedetto, possediamo il dono di portare la fiaccola che irradia la Luce ed illumina la strada del ritorno.

E siamo anche i postini che riportano al Signore tutte le preghiere di raccomandazione, di intercessione, di perdono e di glorificazione che gli uomini Gli rivolgono. Se la roccia è granitica come la fede, ed altrettanto forte sarà l'impegno, la scalata, pur se piena di insidie, pericoli ed incertezze, avrà il successo al quale è destinato per diritto di famiglia ogni figlio di Dio. Se l'uomo non ce la fa, o si fa prendere dallo sconforto per le difficoltà del percorso, lì ci sono le nostre possenti ali. Basta crederci e chiamarci, e noi abbiamo l'autorizzazione a dargli una mano, o meglio un'ala, e comunque un sostegno a cui aggrapparsi e un sollievo con il quale elevarsi. Questi sono i messaggi che io vi porto per lettera e per disegni, e che voi avete il dovere, miei cari, di consegnare a quanti più potete. E' il modo d'amare più proficuo e gratificante, e viene regolarmente ricompensato. Ve lo assicuro. Ciao, e buon lavoro.

GENEROSITA' DI DIO
Riabilitazione al divino della creatura umana

6 gennaio 2002

Mio caro vecchio scriba, è un po' di tempo che non mettiamo nero su bianco, ma non per questo i nostri cuori sono muti o lontani. Anzi, non sono mai stati così, lo stesso sentimento, lo stesso spirito, lo stesso unico amore, come in questi momenti. Non sono le nostre letterine a vivificare e a fare sempre più solida e più indissolubile la nostra unione, ma è la benevolenza del Signore, la Sua compiacenza, la Sua tenerezza verso di me e verso di voi miei genitori carnali e spirituali. E soprattutto la vostra fede in Lui, e la serenità che guida i vostri sentimenti verso di Lui, verso il Suo operato, verso le Sue scelte.

Il vostro Padre celeste vi è grato per la dedizione che Gli manifestate, ed ha altri strumenti per testimoniarvelo oltre alle mie corrispondenze scritte. Parlo di corrispondenze di affetti, di sentimenti, di amore. Mi riferisco ad affinità che superano le barriere mentali che vorrebbero separare l'umano dal divino e che pretenderebbero di chiudere in compartimenti stagni l'uomo con tutti i suoi affanni terreni e Dio con tutti i Suoi pensieri inaccessibili.

In realtà, di inaccessibile vi é solo la mente dell'uomo, e lo è, guarda caso, proprio nei confronti di quegli imperscrutabili pensieri divini che sono tutti dedicati, invece, alla riabilitazione al divino della creatura umana. Vi è però un altro motivo che rende incomprensibile per l'uomo il pensiero di Dio, e non si tratta di semplice soggezione. E' piuttosto la cultura del timore di Dio. Dio visto come implacabile comminatore di pene decretate a causa di antichi peccati originali, da scontare fino alla morte dei singoli e fino al momento del giudizio universale. E pensare che, se l'uomo si rendesse conto delle opportunità che la tribolata vita terrena gli offre per confrontarsi con Dio, non avrebbe motivo di avere paura di Lui, né di lasciarsi suggestionare da quanti gli offrono di Dio un immagine snaturata.

E poi, perché temere Dio piuttosto che Satana? La risposta è semplice, perché segue le regole dell'emozione piuttosto che percorsi razionali. Satana non promette alcuna dannazione, mentre Dio minaccia addirittura la dannazione eterna dell'anima. Dov'è dunque la tanto reclamizzata generosità di Dio? Essa c'è e sta in noi stessi, nella nostra capacità di amare e di lasciarci amare. La generosità di satana sta anch'essa in noi stessi, e consiste nell'amare solo se stessi e nient'altro che noi stessi. E, alla fine, mentre la cosiddetta generosità di satana non conosce il perdono, la rigorosità di Dio prevede la misericordia e la remissione dei peccati.

Il fatto è che Dio è coerente con Se stesso e con le Sue creature. Né potrebbe essere altrimenti dal momento che è Dio, ma la Sua coerenza viene scambiata per intransigenza di cui aver timore. E con il timore si scambia il rispetto che Gli è dovuto, proprio come lo si deve ad un padre che si onora perché ci si sente onorati di esserne figli.

Così come io ti ho sempre onorato per avere sempre avuto il tuo amore e la tua fiducia. Anche per questo noi siamo un tutt'uno, non esistono distanze tra noi né barriere che ci possano separare. Nemmeno se la posta ritarda o scarseggiano i messaggi. E neppure i convenzionali ciao che ci scambiamo per lettera. Ciao. tuonostrovostro

SCINTILLE
Spirale di beatitudine verso il cielo

27 gennaio 2002

Hai presente, caro papi, l'attimo in cui le scintille si staccano dalle lingue di fuoco e velocissime se ne vanno lungo la canna del camino? Ebbene, c'è qualche istante nel quale sembrano incerte sul da farsi, quasi sorprese e forse impaurite di abbandonare così inaspettatamente il letto della fiamma.

Ma poi, dopo un breve tratto percorso in un'elegante spirale, si innalzano dritte e sicure su, su verso il cielo. L'osservatore le perde subito di vista nel loro repentino dissolversi negli strati meno caldi che incontrano fuori dal camino, e poco gli interessa sapere che fine facciano, mentre è ancora affascinato, un po' più in basso, dinanzi al fuoco ardente, dalle evoluzioni che nuove scintille si apprestano a compiere. Sa che lo spettacolo è destinato a finire quando si sarà bruciato l'ultimo ceppo di legna, e che delle allegre scintille rimarrà qualche traccia fuligginosa lungo il camino. Poco importa, ma certamente non potrà fare a meno di rimanere colpito dal vigore della forza ascensionale che strappa letteralmente le scintille dalla fiamma, catapultandole su verso il cielo.

L'ho fatta un po' lunga, caro papi, per farti capire cosa succede all'anima che, nell'istante in cui lascia il corpo ancora caldo che l'ha ospitata nella materia, si appresta ad essere elevata nel mondo dello spirito. La sorpresa della morte è sempre molto forte ed inattesa, anche in chi sa di averla assai vicina. E' l'attimo di stupore che spezza definitivamente ogni legame con la fiamma della vita, il cui calore però esercita ancora una forte attrazione. E' il calore degli affetti, dei sentimenti, delle gioie delle persone e delle cose a te tanto care che ti appresti a lasciare. E' il calore che conosci molto bene per averlo condiviso.

Mentre ti pervade il turbamento, o meglio l'emozione di una nuova avventura tutta da scoprire e da vivere, perché, anche se la tua fede nella vita vera è granitica, nulla ti è stato detto su tempi e modalità per arrivarci dopo la morte, e nessuno ti può spiegare cosa si provi a passare dalla corposità dello spazio e del tempo alla concretezza impalpabile dell'eternità fatta di energia, armonia, luce, gioia d'Amore. E allora ti sembra che tutto questo ti trattenga un po', ti faccia esitare un attimo, perché ancora ti porti dentro la nostalgia, e i ricordi figli del tempo che si attarda a svanire. Quando il tempo si sarà dissolto, anch'essi cederanno il passo all'eternità dell'Amore eternamente vissuto ed eternamente da vivere. E, dal momento che è proprio questo amore che ti richiama e ti riconduce alle origini della vita, e già ti pervade di gioia e della certezza che non finirai mai di condividerlo con chi rimane, ecco che l'anima tua compie una piroetta, una spirale di beatitudine, prima di abbandonarsi completamente all'ebbrezza dell'inarrestabile risalita.

All'inizio del percorso si libera di qualche scoria fuligginosa di dolore, che va a depositarsi in qualche angolo buio del cuore e della mente di coloro che si sentono staccati da te e derubati della tua presenza. A volte questa perdita è così sofferta e frustrante da togliere vita e calore proprio a quella fiamma che deve essere invece alimentata e rinvigorita, se si vuole che l'amore che la generò in terra arda scoppiettante e luminoso in cielo, e che la luce che essa emana illumini, rischiari il cammino che resta ancora da percorrere in terra, anche per rendere più agevole e spedito il ritorno al Padre. Qui, la vivida e vigorosa fiammella che ha riscaldato ed illuminato l'esperienza terrena, si ricongiungerà con il grande fuoco dell'Amore di Dio per fondersi in un'unica fonte che non si spegne mai, anzi si rinfocola e si rafforza arricchendosi di nuove fiammelle, di tutte quelle anime che ritornano a casa.

E di qui partirà un'altra piccola lingua di fuoco benedetto, che andrà ad alimentare una qualche nuova esperienza di vita dando vita alla materia. E così via, incessantemente, secondo il principio che Amore genera Amore e di Esso si alimenta in Cielo e in terra, per tutti i secoli e sino alla fine dei secoli terreni. Sino ad allora, agli Angeli spetterà il compito di correre lì dove la fiamma va spegnendosi e soffiare forte per ravvivarla. E, al tempo stesso, di accogliere nei nostri capienti, comodi e velocissimi ascensori tutte quelle anime che ardono del sacro fuoco dell'Amore, che hanno imparato faticosamente a riconoscere sulla terra ed hanno l'urgenza di manifestarlo a Dio.

A voi il compito di darci una mano con questa vostra testimonianza ed esperienza di vita straordinaria, mettendo legna al fuoco lì dove ce n'è bisogno, e magari accendendo qualche altro focolare d'amore. E quando lo farete ricordatevi di vedere quante scintille volano via in quella corsa un po' buffa, ma tanto tanto affascinante ed esaltante. E Mozzafiato.
Ciao scintilla.

 

FEBBRAIO 2002

IL MISTERO DELLA MORTE
Storia di un'ingessatura rotta

1 febbraio 2002

Ti ricordi, caro papi, di quella volta che mi ruppi il gesso cadendo dalla sedia a rotelle, mentre gareggiavo contro un compagno che, pure lui ingessato, si sosteneva con le stampelle? Arrivasti trafelato e sicuramente preoccupato, ma, quando scopristi che non mi ero fatto niente, e che si trattava solo di un piccolo danno all'ingessatura, scoppiasti in una irrefrenabile risata, dimenticandoti del tutto della ramanzina che avresti voluto fare a quel tuo figlio incosciente e sconsiderato.

E' proprio vero che molte volte la paura riesce ad innescare non una, ma tante reazioni emotive, quasi sempre contrapposte, così come accade quando allo spavento, al timore dell'incognita, si sostituisce il sollievo. Così come ci si può sentire inermi e disperati di fronte alle probabilità sconosciute dell'evento, o ci si concentra solo sulla speranza, quasi nevrotica, di una soluzione a lieto fine. Allo stesso modo l'auspicato finale lieto può suscitare sentimenti contrastanti, che si esprimono attraverso il riso o il pianto, la collera o la gioia. Ti confesso, caro papi, che in quell'occasione avrei giustificato anche la tua stizza, ma fui molto più gratificato dall'esplosione fragorosa della tua risata, liberatoria per entrambi.

So che ti stai chiedendo, mano a mano che la scrittura va riempiendo le pagine: ma dove vuole andare a parare questo qui? Te lo dico subito, senza altri mezzi termini. Al mistero della morte, di quell'evento sconosciuto, perché nessuno è in grado di raccontarlo in tutti i suoi particolari, né sono sufficienti a svelarlo quelle nebulose e assai marginali informazioni sulle cosiddette esperienze di premorte.

Quando cominci a sentire una musica mai udita prima, e non ti arriva alle orecchie, ma ti vibra nel cuore mettendolo melodiosamente in subbuglio. Quando ti accorgi di essere avvolto in una luce che ti accoglie e ti solleva, e che in essa si muovono altre luci che non ti fanno sentire solo. Quando ti giungono sorrisi di compiacimento, di gioia e di benedizione, e ti senti sfiorare ed accarezzare dal vento dell'amore che ti guida verso il cielo. Allora ci si accorge che l'anima sta per abbandonare il proprio corpo.

Pur se ti senti in pace con la tua anima, e per quanto tu abbia confidato nell'aldilà, da una parte ti sollecita l'attaccamento alle cose buone e rutinariamente care della vita che vai lasciando, e dall'altra ti intimorisce la tua terrena ignoranza circa il Giudizio, che Dio si appresta ad emettere nei tuoi confronti.

Subirò un processo? Avrò un avvocato difensore? Ci sarà una giuria? Che dirà l'accusa? E poi. Quale dolore proverà chi mi ama? Li lascio per sempre? E se non dovessimo ritrovarci mai più? E ancora. Ma sono sicuro di meritarmi il cielo, l'Amore di Dio? E, se mi tocca fare un po' di purgatorio, quanto potrebbe durare?

Il tempo, lo spazio, la materia si fanno ancora sentire, e con essi si creano incertezze, angosce timori che ti distolgono, per qualche attimo, dall'armonia che si sta impadronendo di te, e dalla gioia che piano, piano ti pervade.
E, quando ti accorgi che la musica, la luce, l'armonia, la gioia e l'avvocato difensore, altri non sono che Dio, allora avverti l'improvviso distacco dalla materia, dello spazio e del tempo, delle angosce, delle incertezze. E ti lasci travolgere, da quel fiume rigonfio d'Amore che ti trascina in un vortice d'ebbrezza, sino all'incontro definitivo e totale con Lui e con tutte le creature del cielo.

E ti giunge il benedicente sorriso del Padre, e la fragorosa ed allegra risata di tutti gli spiriti celesti che ti amano, e ti accolgono con la gioia di chi si aspetta un finale a lieto fine. E tu ti lasci dietro per sempre i tuoi dolori e con essi quelli del distacco, perché tra te e chi rimane in terra in lacrime non c'è più spazio, e non c'è più neppure il tempo di ricordare quando è avvenuto e quando avverrà.
La memoria non ha più motivo di mettere da parte i ricordi
. E tra questi non ci sei neppure tu, caro papi, e neppure mamma, perché voi siete per me per sempre, né prima né dopo, così come lo sono anch'io per voi. Tra noi vi sono solo certezze, non esiste alcuna incognita d'eventi, mentre per voi non si è ancora chiarito il mistero della morte, nonostante i miei tentativi di darvi una mano.

Vi voglio bene e vi sono insieme, e questo vorrei fosse sufficiente e convincente per farvelo vivere con la minor angoscia possibile. Ciao

LA STANCHEZZA E' IL PRODOTTO DELLO SPAZIO E DEL TEMPO
Nello spirito regna energia inesauribile

7 febbraio 2002

Non vi dovete angustiare se la stanchezza sempre più spesso vi impedisce di rinnovare, con la frequenza che vorreste, questi nostri incontri epistolari nei quali rinverdiamo e testimoniamo tutto l'amore che ci tiene vivi insieme. La stanchezza che vi pervade altro non è se non il prodotto dello spazio per il tempo, cioè il prodotto del vostro essere di questa nostra terra, della quale conservo un tenero ricordo per il periodo che vi ho condiviso con voi la mia avventura umana. E' una sensazione che non mi è più dato di provare, da quando sono totalmente immerso ed assimilato nell'armonia dello spirito dove regna l'energia inesauribile, che si può simboleggiare nel prodotto dell'eternità per l'incommensurabilità dell'Amore.

Questa forza pervade tuttavia la vita di ogni creatura umana, dall'istante del suo concepimento, non solamente quello che dà la vita alla materia, ma soprattutto quello partorito dalla mente di Dio prima di tutti i secoli, e che solo la morte dell'anima riesce ad esaurire. Altrimenti essa si rinvigorisce senza posa, mano a mano che lo spirito, che essa stessa spinge verso il Padre Celeste, lo avvicina a Lui sempre di più.

Questa forza tiene uniti i nostri cuori, miei cari, con lo stesso vigore con il quale li teneva stretti in un solo cuore quando io percorrevo la mia strada umana sotto i vostri sguardi teneri e protettivi. Il vostro dolore composto e consapevole non la ha minimamente scalfita, ed è per questa ragione che io vivo in voi in ogni istante della vostra vita, incessantemente ed instancabilmente, a dispetto di qualsiasi vostra motivata stanchezza. Come quella che vi prende in questi ultimi istanti della vostra faticosa giornata, e che prelude ad un sano e giusto sonno ristoratore. Durante il quale io rimarrò a vegliare su di voi e sulle vostre anime.

Un bacione e buon riposo. Ciao morfeo

Ciao amore mio. Grazie del buon riposo. Lo so che ti diverti ad augurarci buon riposo. TU a noi !!!

CONVALESCENZA
Medico di fiducia, Medico di famiglia

23 febbraio 2002

Caro papi mio, non dimenticare mai il significato di convalescente. Convalescente è colui che, reduce da una malattia, progressivamente riacquista la propria salute, con l'aiuto del suo medico e di quanti gli vogliono bene, insomma, in buona compagnia. Nello stesso modo lo spirito malato del peccato originale percorre l'esperienza terrena, per riconquistare piano piano la propria salute, in compagnia di tanti altri spiriti infermi e sotto le cure, tenere e partecipi, del proprio medico di fiducia che è Dio. Il suo Medico di famiglia, perché ogni essere vivente è di diritto un membro dell'immensa famiglia di Dio.
Quando Adamo ed Eva ebbero trasgredito l'unico divieto loro imposto del Creatore, scoprirono la vergogna della propria nudità, attraverso la quale, ora e non prima, trasparivano la lascivia, la tentazione, la violenza di quella sessualità che, tuttavia, avrebbe dovuto rappresentare, nel disegno di redenzione contenuto nell'esemplare condanna del Padre, la via e lo strumento con il quale riguadagnare dignità, procreando per un atto d'amore.
E, come se non bastasse questa implicita volontà di perdono, Dio offriva, ai discendenti di Adamo ed Eva, ulteriori e più esplicite opportunità di redenzione.

Se i progenitori dell'umanità avevano contaminato la purezza della propria carnalità per la presunzione di potersi confrontare anche con il male, compiendo così l'unico peccato di disubbidienza loro concesso, con e nel Battesimo il Signore ungeva, quella stessa umanità, della Grazia di scegliere, questa volta tra bene e male in maniera consapevole, e di riporre in Lui la fiducia di essere divinamente illuminati in caso di dubbio, di tentennamento, di tentazione. Grazia dunque come fede in Dio e come guida spirituale nella scelta tra bene e male, scelta molto raramente vocazionale, ma il più delle volte sofferta, turbolenta, combattuta o male attuata. Scelta da attuare e da vivere, viceversa, nello stile umano che Dio stesso aveva conferito al Suo Figlio divino, generato nell'Amore e nella Devota Umiltà della Sua Sposa Immacolata e Misericordiosa. Scelta da esercitare come un ulteriore passo avanti nel cammino verso la guarigione, cammino nel quale è sempre vigile la presenza ed è sempre determinante l'intervento del Medico di Fiducia, nelle mani del Quale si affida la salute e ci si affida con tutta la Fede. Come ogni buon medico, anche il Signore si aggiorna in tema di medicine e di rimedi. Tra questi, la Grazia del Battesimo è quanto di più nuovo e di più efficace si potesse inventare.

E' ovvio che, come ci sono nella vita, ci sono malati che rifiutano qualsiasi presidio terapeutico, perché è amaro o sgradevole o è ritenuto inefficace, o perché fa star male o è comunque doloroso. Altri non ci credono, altri ancora confidano in medicina e farmaci alternativi. Ma è proprio la vita di tutti i giorni ad essere amara come uno sciroppo, sgradevole come un enteroclisma, dolorosa come una puntura. La Grazia di Dio è invece la medicina più piacevole, e al tempo stesso più potente, di cui l'uomo dispone per guarire tutte le malattie che ne affliggono lo spirito, da quelle ereditarie a quelle acquisite. Ed è in più il farmaco meno costoso che si conosca.

Per acquistarlo basta essere figli di Dio. Per evitarne la scadenza basta avere un minimo di fede, quel tanto che serve per convincersi che Dio è l'unico medico che meriti la fiducia. Non solo di chi, malato, desideri guarire, ma anche di chi, sano, mira al mantenimento della propria sanità spirituale. E noi, suo popolo, siamo i Suoi fedeli e competenti operatori sanitari, i Suoi infermieri, i riabilitatori della Sua vasta clientela di infermi, di sofferenti, di afflitti. Le nostre preghiere sono meglio degli antibiotici. Il nostro amore è più potente del male. Ma nulla possono, se l'ammalato non ha il coraggio di combattere contro il male, perché non tiene al proprio bene spirituale ed alla propria dignità di figlio di Dio.

Ciao caro collega, e cura te ipsum, abbi cura di te. Ciao convalescenti  guaritopersempre

 

MARZO 2002

NULLA DI PERSONALE
Nel cuore della verità visibile e invisibile

9 marzo 2002

Nulla è più bello ed appagante del sentirsi a casa, tra le proprie cose, di ritorno da un luogo, non importa se vicino o lontano, caro papi. E' quello che io sento ogni volta che tu o mamma prendete carta e penna e vi mettete a scarabocchiare con me, tra libri, scartoffie, vecchie fotografie, in questo studio che ritrovo perennemente rinnovato ad ogni mia rivisitazione. Sta attento, ho parlato a bella posta delle cose di casa, e tra queste non ci siete voi, naturalmente, e tanto meno i miei biondi cagnolini.
Infatti voi siete nel mio spirito, fate parte di me. E per questo i nostri cuori non si perdono mai di vista, si tengono per mano e battono all'unisono, e sono ormai felicemente rassegnati a vivere insieme per l'eternità. Parlo invece di quelle atmosfere, di quegli odori, e , perché no, di quelle puzzette casalinghe che mi piace di risentire, perché mi fanno rivivere, quasi fisicamente, memorie di confortevoli abitudini familiari. Nessuno pensi che tutto questo mi possa provocare turbamenti di nostalgie o rimpianti, né alcun altro tipo di emozioni, nell'incontrarvi, nello stare insieme o nel dirvi ciao. Torno a dirvi che l'unica emozione che io sono in grado di provare è quella di sapermi in armonia nell'Amore di Dio, con Lui e in voi. Ed è ovviamente emozione positiva e gratificante, ma lo è anche quella che mi procura la gioia per ogni anima riconquistata a Dio, e la consapevolezza di adoperarmi, sempre al massimo, per impedire che qualche altra anima rischi di perdersi per sempre nel peccato. Questa emozione non è mai un sentimento personale, qui da noi in cielo. Tutti esultiamo quando la nostra popolazione si arricchisce di un nuovo arrivato. Ma, al tempo stesso, unanime è il nostro cordoglio se qualcun altro manca all'appello al termine della sua esperienza terrena.

Così come tutti sono piacevolmente partecipi della mia felicità di avervi con me, ad un passo dal cielo.
Sapeste come è vicina al cielo la terra. Essa è infatti una minuscola particella di una smisurata eternità di spazio, così come il tempo è una minuscola frazione di una incommensurabile spazialità di eterno. E' un limitato coagulo di quel tempo e di quello spazio che riempiono l'eternità. Come forse avrai intuito, caro papi, cielo e terra sono della stessa sostanza, proprio come lo sono il Padre e il Figlio, l'Invisibile ed il Visibile. E voi siete immersi proprio nel cuore di queste realtà, godendone o soffrendone solo il lato visibile, mentre per noi e per la nostra vista, sempre alimentata dalla Luce di Dio e ad Essa assuefatta, la visibilità è ottima e completa per tutti i trecentosessanta gradi della Verità.

L'Amore, che ci vivifica e ci nutre, ci concede il dono di partecipare, nella misura voluta di Dio, alle vicende della vita terrena che è parte integrante della verità, e non se ne può sottrarre. Così come Le è complementare la Fede, senza la quale il cammino terreno è destinato ad essere un peregrinare senza meta, e nel buio assoluto di una cecità senza fine. Con tutta la fede che vi porto, anzi, che vi portiamo. Ciao dal vostro Angelo fedele. ciao.

IMPAZIENTE ATTESA
Morire come padre per salvare il figlio

27 marzo 2002

Tu pensi davvero, caro papi, che, nell'istante in cui il Padre Eterno chiede ad Abramo di sacrificarGli il figlio, egli non sappia che la sua richiesta verrà accolta, e che qualche millennio dopo sarà Egli stesso a non poterSi sottrarre al Sacrificio del Figlio?

In entrambe le storie, il sacrificio non vuole significare in alcun modo lo strumento necessario ad accattivarsi le simpatie della divinità. Nel primo caso, è Dio che mette alla prova un padre, nel secondo è Dio che si mette alla prova come padre, e non solo del figlio Gesù ma di tutta l'umanità.
In entrambe le storie, la prova richiesta è la morte del figlio come evento liberatorio verso la riconquista della propria dignità divina. In entrambi i casi, la volontà di Dio sancisce che la morte, comunque comminata anche dalla volontà più tenera ed amorosa di un Padre guidato dalla Parola divina, è lo spalancarsi delle porte sulla vita dell'eterna gioia.

Ma, mentre Isacco avrà la vita salva, perché il padre Abramo, con il suo consenso, avrà sollecitato la Misericordia del Signore, Gesù, invece, salirà sul calvario, per esercitare in prima e trina persona l'atto di Misericordia universale. Abramo sa che cedendo alla disumana richiesta divina assicurerà la vita ad Isacco, la patria potestà del Signore dell'Amore senza fine, Iddio sa che il Sacrificio del Figlio vuole indicare a tutta l'umanità, stordita e confusa dal peccato, che la vita del tempo finisce inesorabilmente nella morte, e che se è stata vissuta con il cuore appena rivolto all'ascolto della Parola del Padre - e chi lo fu più in sintonia ed armonia di Gesù? – allora, oltre questo sipario, sta in impaziente attesa il Signore del cielo e della terra, che non vede l'ora di esercitare nel perdono la forma più tenera e caritatevole dell'amore paterno.

Se l'Angelo del Signore non ferma, per superiore Volontà, la mano già armata di Abramo, Isacco troverà nella morte del padre la chiave che gli aprirà la porta della vita eterna. Sarà, infatti, Abramo colui il quale morirà come padre per dare la vita al figlio. E sarà il Padre dell'umanità a morire nel figlio, per garantire vera vita ai propri figli terreni.

E questo atto di amore sublime si rinnova in ogni morte e risurrezione pasquale, che si avvera ogni volta che Dio concede il Suo lasciapassare a quelle anime che non si sono fatte destabilizzare dalla contaminazione materiale.

BUONA PASQUA dal vostro

FAR MORIRE IL DOLORE per GUADAGNARE L'ESULTANZA

31 marzo 2002 SANTA PASQUA

Carissimi, io vorrei che nello scambiarvi gli auguri di buona pasqua vi scambiaste la promessa e l'impegno di resurrezione, intesa come liberazione spirituale dal dolore della carne, che si raggiunge con la certezza e con la preghiera di fede che Cristo è risorto da morte.

Bisogna correre al sepolcro di Gesù con il cuore già pieno di fiduciosa sorpresa e di gioioso stupore di trovarlo vuoto di quel corpo martoriato per la redenzione dei nostri peccati, e al tempo stesso ricolmo della incoercibile potenza dello Spirito che vi si era incarnato.

Anche voi, miei cari, in occasione di ogni pasqua, cioè di ogni giorno della vita, dovete scoprire l'indomabile potenza dello spirito che scalpita nei vostri cuori, e risorgere dalle tombe nelle quali il peccato si affanna ad affossare i vostri corpi malandati, costringendoli ad una condizione di sepolti vivi terrorizzati dalla morte. La resurrezione di Gesù vi vuole invece insegnare che bisogna far morire il dolore per guadagnare l'esultanza di Maria di Magdala, e centuplicare le forze della corsa di Pietro. Bisogna vuotare i sepolcri della malvagità, dell'ingiustizia, dell'ignavia e del tradimento, che sono i veri macigni che ne ostruiscono l'uscita. Ma crederci prima di vedere, significa dare la stura alla potenza di Dio ed alla Sua forza vivificante e glorificante. Buona resurrezione, dunque, miei cari.

Dal vostro PASQUALE. Ciao