Le letterine di lettera un Giovane Angelo

EMILIO nel nostro

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GENNAIO lettera 2001

UN ANNO PIU' VECCHIO

Un anno di meno

data letterina 1 gennaio 2001

Caro papi, un po' più vecchio, se conti gli anni che aggiungi alla vita del tuo corpo, un po' più giovane, se li sottrai dagli anni che ti separano dalla vita del tuo spirito. Comunque, scriba fedele, io vorrei che durasse all'infinito questo tempuscolo, così privato e breve, che ti divide dalla mia eternità. Questo, non tanto per augurare alle tue membra di campare almeno cent'anni, quanto piuttosto per vedere lo scriba sopravvivere al tempo, per farci rivivere le emozioni di questi appuntamenti e di queste chiacchierate, così intime e pubbliche al tempo stesso. Al di là del mio desiderio puramente filiale e assolutamente privo d'egoismo, sappi comunque che tutto ciò che nasce dal volere e per la misericordia di Dio, o per intercessione della nostra Madre Maria Misericordiosa, è sempre pervenuto e arriverà a umana destinazione per il tramite di scriba e testimoni molto più poderosi ed autorevoli di te. Non devi avertene a male, caro papi.

Ad ognuno il suo ruolo, poco importa se grande o piccolo. Importante è che sia svolto con umiltà, zelo, spirito di servizio e, cosa che conta più di tutto, con amore. Amore per Chi ci ha dato la vita e per la vita che ci ha donato. Amore per la vita della quale questa tua vita di scriba è propedeutica, amore per i tuoi simili, ai quali ti accomuna la paternità e la destinazione di questi messaggi.

Perciò, caro papi, non ti sentire come uno più vecchio di un anno, ma vivi con entusiasmo e speranzosa certezza, prestando la tua penna alla trascrizione di queste armoniose sintonie d'amore, che la sempre più acciaccata, ma sempre più ispirata, mamma banana, saprà unire in un poema sinfonico destinato a cantare le lodi del Signore,  che rinfocoleranno cuori già spalancati alla Speranza e faranno cedere molte porte sbarrate, o sbattute in faccia a Dio.

Che il vostro nuovo anno sia carico di doni da ricevere e da elargire, nella Benedizione del Signore. 

 Ciao, a presto Emilio firma


cagnolino

CAGNOLINI A GUIDA DEI CIECHI

/ 4 gennaio 2001

Ti sono vicino, caro papi, veramente vicino, e tu mi ascolti con l'orecchio dell'anima, che quasi sempre, o molto raramente, è sensibile al richiamo dell'amore. Come me e con me ti è vicino il Signore con tutto il Suo Celeste Consesso, ma tu non riesci a vederci pur se ti sforzi di farlo con tutta la forza della Fede. Questa Fede che ti aiuta a credere pur non vedendo, che ti rende palpabile e godibile l'amore di cui ti avvolge e ti riempie tutto il mondo dello Spirito Santo.

La Fede può essere paragonata a quella particolare dote di cui via via si arricchisce il cieco nella conoscenza della realtà in cui è immerso, che comunque non necessita della vista o dello sguardo per cogliervi l'amore, l'indifferenza o l'odio, il calore o la freddezza di chi ne condivide con lui le vicende. Solo che, a differenza della vista e dello sguardo, che ti possono mostrare fallacemente realtà vere, o ti possono fare apparire genuine e corrette false esternazioni, la Fede ti chiede di immaginare solo il bello, il buono, il giusto, il santo, della realtà alla quale è destinata in Mente Dei la tua conoscenza. Grazie ad essa tu, cieco sin dalla nascita per errore genetico, per peccato originale, non perdi mai la vocazione della speranza nel Mondo dell'Amore Soprannaturale e puoi, al tempo stesso, nutrire la speranza di trovare Amore anche nel mondo transitorio della disperazione, dove puoi avvertire e trovare la presenza di Dio pur nel buio più assoluto.

Ti ricordi, papi, degli occhiali della Fede di cui ti ho parlato tante volte? Essi sono la Grazia e non devono mai essere dimenticati nell'elegante astuccio, ma portati sul naso giorno e notte, per abituare la vista ai bagliori accecanti dell'effimero e per renderla più acuta e profonda attraverso la cortina dell'ignoranza, della malvagità e dell'indifferenza.
Per i ciechi totali ci siamo noi angeli che li guidiamo come fedeli e pazienti cagnolini, specializzati ed ammaestrati nel cammino verso la salvezza e verso la Luce meravigliosa di Dio, che ridonerà loro per l'eternità il dono inestimabile di poter godere l'Amore del Suo sguardo.

Occhiali della Fede ed Angeli nella Fede, o meglio cagnolini fedeli, devono essere trattati sempre con molta cura e con molto amore, così come si deve avere molta cura della propria anima. Una bella spolveratina, qualche bagnetto, qualche spulciatina, molta spazzola, e tante, tante coccole Noi angeli viviamo delle stesse coccole e delle stesse cure di cui necessitano le vostre anime, per presentarsi in tutto il loro splendore al cospetto di Dio. Fateci quindi sentire il vostro amore. Ciao. emilio firma


 

UNICA DIMORA

Casa, regno e reggia

data letterina 10 gennaio 2001

Caro papi mio, vorrei che tu spiegassi a mamma banana che il mio non è un rapporto preferenziale con te, ma che quando scrivo caro papi è come se scrivessi cara mamma banana, perché il mio amore e il mio pensiero sono equamente dedicati a ciascuno di voi e, al tempo stesso, a voi insieme in un tutt'uno. Solo quando scrivo allo scriba vecchio e fedele, allora mi rivolgo unicamente a colui che mi fa da tramite e trasduttore, ma il contenuto degli scritti che gli affido non è mai personale, perché tutti devono o possono trarne spunti di riflessione e di meditazione.

Cara mamma banana e caro vecchio papi al tempo stesso, fino a che vi unirà l'amore per me e la nostalgica certezza della vita nostra trascorsa insieme, allora non avrò motivo di raccontarvi separatamente la mia vita in cielo. Poi, quando i vostri spiriti si riuniranno al mio nella contemplazione del Signore nostro Padre, nella estemporanea certezza di ogni istante della vita eterna che avremo la gioia di trascorrere insieme, allora l'amore di ciascuno di noi per l'altro sarà unico ed universale al tempo stesso, e non vi sarà motivo di dedicarlo privatamente.
Voi sarete sempre il mio vecchio papi e la mia mamma banana ed io il vostro Pippo, però non dovremo più significare nel caro il valore dell'amore che ci accomuna, perché allora saremo un tutt'uno, accomunato dall'Amore e con l'Amore.

Capite quello che vi voglio dire? Vi voglio dire che l'amore, che ora mi tiene vivo nei vostri cuori, che io continuo ancora ad abitare spiritualmente come mia unica dimora in terra, domani sarà l'unica casa, l'unico Regno, l'unica Reggia nella quale troveremo fissa dimora. Non più insieme, ma in Comunione assoluta, cioè nella più completa, totale ed inesauribile condivisione del Bene Comune, che è Dio: Dio che ama con la Misericordia della Madre Santa di Suo Figlio e di noi tutti, Dio che ama con il sacrificio del Figlio Redentore fatto uomo e fratello dell'uomo, Dio che ama con questa prova d'amore e si rispecchia nell'amore che ci fa famiglia indissolubile.

Ciao papamma. Bacioni dal vostro Pippo persempre Emilio firma


 

L'ORDINE GENERALE DELLE COSE

Finale a sorpresa

data letterina 27 gennaio 2001

Ciao, miei cari mamma e papà, Ginger e Fred, un ciao a tutti con tutto il mio amore.
Vi ho rivolto il mio benvenuto nella redazione della Voce del cielo assegnandovi un ordine preciso, che non vuole significare una classifica nel mio cuore, ma l'ordine temporale nel quale il vostro amore umano mi rincuorò, dapprima nel seno materno e poi, via via, nel percorso della mia maturazione terrena.

L'ordine naturale delle cose è la legge divina, che regola armonicamente e guida amorevolmente il destino del mondo. L'Ordine è Dio stesso. E' Dio, che nella creazione e con la creazione ha conferito -nella natura degli eventi che via via prendevano corpo dai Suoi pensieri e dalla Sua Volontà- la successione dall'alfa all'omega, applicandovi la regola benefica che l'Amore è ordine, l'Amore è armonia e che tutto ciò che a tale regola si sottrae o ne viene sottratto è destinato a ripiombare nel buio, nell'odio e nelle sregolate nefandezze del caos.

E' quanto è già accaduto nell'ordinato giardino dell'Eden ed è quanto sta accadendo in questi istanti della vita del mondo. Ieri e oggi, l'ispiratore e l'istigatore della disobbedienza, della sregolatezza, del disordine, è sempre lo stesso, è sempre lui. E' il caos in persona, il male che divide e scompagina, confonde e disorienta, ammalia ed allontana. E' il demonio, che irride l'ordine definendolo scontato, monotono e prevedibile, in una parola tremendamente palloso.

Il peccato con il quale l'uomo si condannò a rinunciare, pro tempore o per sempre, alle gioie spirituali del paradiso in terra, sembra un peccatuccio veniale di fronte all'arroganza con la quale egli oggi rivendica il diritto di modificare, manipolare, stravolgere l'ordine naturale delle cose. Ieri fu peccato di presunzione e di leggerezza, oggi è delirio di onnipotenza. Ma, se l'uomo si affidasse con fiducia, non già con rassegnazione, alla regola e all'ordine naturale delle cose, scoprirebbe che anche il suo intelletto non si sottrae ad essi, e che, se rispetta le loro leggi, è in grado di divenire strumento divino di evoluzione e di adattamento.

L'intelligenza preda del caos non sarà mai capace, invece, di leggere nell'ordine naturale delle cose il messaggio divino che la natura reca in sé, né la scienza, se non sostenuta, confortata e rinvigorita dalla fede in Dio, nel Suo operato e nella Sua misericordiosa bontà, nessuna scienza saprà riconoscere e decrittare la formula con la quale il Signore rende intellegibile il mistero della vita. Sappia nel frattempo l'uomo, arrogante nelle cose di Dio ed irriguardoso dell'ordine che Dio stesso ha conferito loro, che l'equilibrio che regola l'ordine è eterno ed immutabile, e che qualsiasi tentativo egli provi a fare senza il Suo consenso o la Sua complicità è destinato a produrre catastrofi ancora più sconvolgenti di quelle che rientrano nell'ordine naturale delle cose.

Eppure, la vita riserva alle creature umane tanti momenti nei quali il segno dell'opera del Creatore è così palese ed innegabile da farla apparire scontata. Scontata anche nelle cose più belle, nelle esperienze più suggestive ed esaltanti, nelle impreviste pienezze di felicità e nella scoperta della gioia di vivere. Tutto questo è opera dell'ordine naturale delle cose, ma quasi mai è sufficiente a lasciare il segno, a sollecitare gratitudine, perché rientra nell'ordine naturale delle cose. Come se la natura non avesse nulla a che vedere con Dio e fosse invece di pertinenza esclusiva dell'uomo, che può fare e disfare a piacimento.

La natura è invece la forza dell'uomo, è l'energia che Dio gli mette a disposizione perché ne faccia tesoro e la trasmetta in tutta la sua integrità alle generazioni future. Se l'uomo fallirà anche in questo compito, si macchierà dell'ennesimo peccato contro Dio e Dio gliene avrà comminato la pena, cioè l'autodistruzione.
Ma
tutto ciò è contro l'ordine naturale che Dio ha imposto alle cose ed il finale sarà tutto diverso, tutto da scoprire. Solo Dio lo sa, e lo saprà anche ogni uomo che si affida alla Sua incommensurabile Sapienza, manifestata nell'Amore divino smisurato e senza confini.

Dalla redazione della Voce del cielo giunga il mio amore, a voi tutti in uguale misura e tenerezza. Emilio firma


 

E' STUPENDO IL PARADISO

Immenso giardino felice da ripopolare

data letterina 30 gennaio 2001

Caro vecchio scriba, fedele nella fede e negli scritti, io vorrei confidare a te, a mamma banana e a quanti confidano nella forza dell'amore, molto di più di quanto non vi sia dato di conoscere e di sapere del mondo della beatitudine.

Ma, se tutto ciò mi fosse stato concesso, io non vi racconterei una parola di più di quanto sono stato amorevolmente autorizzato a condividere con voi tutti per intercessione misericordiosa. Nulla di più, o di nuovo di quanto il Signore in Prima Persona, o per mano dei profeti, degli apostoli del Suo Verbo incarnato e dei santi, non avesse già reso noto agli uomini di fede, agli increduli e ai non credenti. Ma in una forma, in uno stile e in un linguaggio più aderente ai tempi del vostro cammino terreno, nel quale si va sviluppando e maturando il destino dell'uomo, nell'apparente mistero del divino progetto.

Vi sembra proprio tanto indecifrabile la volontà di Dio? O non vi appare evidente, piuttosto, come Egli miri unicamente a raccogliere, a recuperare, a rassicurare i propri figli, divisi e dispersi dalla tempesta devastante del peccato originale. Per ricondurli alla riappropriazione di quella ricchezza e bellezza di spirito, che appartiene loro per diritto di primogenitura e per riconsegnarli purificati a quel paradiso terrestre al quale li aveva affidati, e che nessun peccato è riuscito mai a distruggere o cancellare dalla Sua Mente.

Il paradiso terrestre è lì che attende il ritorno dei suoi accreditati abitanti, cosa che avverrà quando Iddio chiederà, alla Madre del Figlio fatto uomo, di riscattare, con la distruzione del male e per sempre, il peccato di cui si rese colpevole l'altra donna nata come Lei senza peccato. Allora ogni spirito riprenderà le sue umane sembianze, e popolerà quell'immenso giardino felice al quale Dio lo aveva destinato sin dalle prime luci dell'alba della vita. 

Prima che tutto ciò si avveri, perseverate nella fede di una vita migliore, e non vi aspettate di saperne di più di quanto Dio non voglia, anche se avete i classici santi in Paradiso. E' stupendo il Paradiso. Non cessate mai di desiderarlo e non stancatevi mai di conquistarlo. Dio non desidera altro che darvi una mano, una spinta, un calcione per farvi entrare.   L'ingresso è libero, lo spettacolo è assicurato. Parola di Emilio firma. Un ciao a tutti.


FEBBRAIO lettera 2001

DIALOGHI STRATOSFERICI

Briciole di luce leggere come l'aria 

data letterina 10 febbraio 2001

Ti vuoi impegnare nel tuo compito di scriba o no, caro papi? Sembra quasi che questa penna, che ora scorre leggera come una piuma, certe volte ti pesi una tonnellata. Non vuole essere un rimprovero, caro papi, ma un incoraggiamento a sentire questa penna sempre e soltanto leggera come l'aria, così come lo sono le verità che scrive, mai troppo ponderose, perché nascono e si nutrono dallo e dello spirito che non ha peso, anche se sostanzialmente alita la vita nelle creature del cielo e della terra.

Perché tengo dunque tanto alla tua collaborazione, caro scriba? Prima di tutto perché posso incessantemente manifestare a te e a mamma la mia presenza tra voi, e il mio inesauribile amore per voi, cioè la mia vita che non è mai morta. E poi perché mi fa piacere che i nostri pensieri, i nostri spiriti, si incontrino, si intreccino, si abbraccino e diventino un solo pensiero d'amore in questo terreno, ancor così terreno come lo sono questi fogli di carta, e vi lascino una traccia indelebile, proprio come in un diario.

E siccome il diario è la raccolta dei pensieri, delle emozioni delle piccole e grandi cose di ogni giorno, mi piacerebbe che i nostri incontri fossero giornalieri e magari avvenissero, o meglio venissero registrati, anche più volte al giorno. Noi due sappiamo che è proprio così. Che noi ci pensiamo, ci incontriamo nell'atmosfera magica dei nostri cuori, in ogni attimo della vita, che da sempre ci tiene uniti persempre.

Sappiamo pure come questi scritti siano il frutto e la cronaca di questa simbiosi, che spesso si può avvertire nei contenuti degli scritti stessi, dai quali trapela la tua esperienza personale piuttosto che il ricordo della mia, ma soprattutto traspare la luce della verità nella quale è immersa la mia vita, nell'attimo che ti racconto della mia vita eterna nella quale presto confluiremo uniti per sempre, con mamma, con tutti i personaggi del Cielo che irradiano e praticano Amore, e con tutti coloro che ne traggono gioia, beatitudine e vigore.

Mamma dice che ormai i nostri dialoghi sono diventati stratosferici, e poco spazio lasciano alle emozioni per le cose e vicende terrene.

Cara mamma, io non sono più di questa terra, ma continuo a bazzicarvi perché sono vivo nei vostri cuori che palpitano di vita terrena, oltre che spirituale. Le esperienze che io vi comunico non possono dunque prescindere da questa realtà. Affinché esse vi giungano e vi scuotano, devono necessariamente assumere umano significato, altrimenti voi non potreste comprenderle in nessun modo.

La stratosfericità del pensiero divino vi si mostrerà, senza sconvolgervi e ferirvi, solo quando sarete voi stessi alla presenza di Dio, perché solo allora conoscerete la grandezza del progetto dell'Onnipotente e ne sarete estasiati.

Per ora accontentatevi di queste dolci ed amorevoli briciole di luce, che comunque rischiarano a sufficienza il buio del mistero e riscaldano il freddo delle stanze disabitate dalla fede. Non chiedetemi altro, né alcuno si aspetti altro da me se non la promessa che gli butterò le braccia al collo, quando varcherà la soglia dell'eternità.

Vi voglio bene con tutto il cuore, quello che batte nei vostri cuori e quello che esplode in ogni istante nel bagliore pulsante della luce di Dio. Ciao a prestissimo, caro scriba. Al prossimo attimo miei dolcissimi. Emilio firma stratosferico.


MARZO lettera 2001

DISCORSO SULLA VOCAZIONE

Chiamata alla vita e alla morte

 4 marzo 2001

 

Caro papi mio, capita delle volte che i pensieri vadano nelle direzioni opposte delle vocazioni. Molto spesso perché alcune vocazioni sono più pensate che sentite, ma pure perché il pensiero si sente in dovere di andare in avanscoperta a tuttotondo, per verificare i rapporti che si creano tra realtà e vocazione e non necessariamente per commissione della vocazione stessa.

Vocazione a che, ti stai domandando, chiamata a che cosa?

Chiamata alla vita, per esempio. Quanti se ne chiedono il perché, quanti se valga la pena viverla o come viverla, alcuni trovando risposte per viverla, altri vivendola senza trovar risposte, altri infine rinunciandovi, per le risposte che si è dato o che non ha saputo o voluto trovarvi il pensiero indagatore.

Vocazione alla maternità e alla procreazione, tanto per rimanere nel tema. E allora scopri come questa necessità insopprimibile della vita si lasci condizionare da cavilli, pretesti, distinguo razionali o da situazioni costituite, se non precostituite, dalle stesse suggestioni del pensiero.

Vocazione a vivere la vita in ogni sua manifestazione, alla luce e nella luce della parola di Dio. Qui il pensiero, è evidente, diventa più tetragono, più fuorviante, meno complementare, tanto che non mancano testimonianze scritte e orali che indicano come il Signore in prima Persona o per mezzo dei profeti, di Gesù, di Maria Misericordiosa, degli angeli e dei santi, non abbia mai cessato, né mai desista dal sollecitare il pensiero ad ammettere e riconoscere i propri limiti e le proprie funzioni.

Vocazione a farsi strumento e veicolo della parola di Dio, nella vita laica e nel sacerdozio. Anche qui la chiamata è l'espressione della grandezza dell'Amore di Dio, della Sua tenerezza, del Suo orgoglio di Padre. Chiunque, investitone, ne avverta la forza e l'intensità, non dovrebbe provare nient'altro che gratitudine e commozione, e ad esse dovrebbe ispirare i sentimenti con i quali donarsi al fratello, al compagno, all'amico, all'estraneo, al nemico che tende la mano in segno di supplica o di richiesta, o di proposta o di speranza di essere aiutato.

Ebbene, quante volte tu stesso hai potuto constatare, caro papi, come certo pensiero prevaricante, sospettoso e presuntuoso, si impadronisca dell'animo di queste creature elette, allontanandole da quell'umanità che chiede la loro testimonianza in Cristo, e illudendole che sono state chiamate per dialogare direttamente con Lui, e non attraverso la solidarietà per l'uomo che si è fatto carico della Croce, le rende estranee alla propria vocazione.

Infine, caro papi, vocazione alla morte. Sto parlando ovviamente di morte come termine di vita transeunte e di passaporto alla vita eterna, non già di morte come alternativa alla vita.
E qui gli esempi non mancano, a partire da quello terraterra del seme di grano, che deve morire per dare i suoi frutti in messe di grano, per finire con quello più splendido, ma per questo non meno terreno, del Figlio di Dio, che muore crocifisso per guadagnarsi la vita in cielo alla destra del Padre.

Eppure, quanti si lasciano guidare con serenità da queste consapevolezze senza sottostare ai tormenti del proprio pensiero, che li interroga sul diritto e sacralità della vita, sul buio delle incognite o sulla certezza del nulla del dopo? E quanti, con la stessa serenità, accettano questo evento, sia che rappresenti la fine programmata di un ciclo biologico, sia che esso sia modificato da una prevedibile interferenza patologica, sia, infine, che venga bruscamente interrotto da un imprevisto accadimento violento?E quanti ancora si sentono pronti a passare a miglior vita da giovani piuttosto che da vecchi, da sani piuttosto che da malati incurabili o inguaribili?

Domande angoscianti, che evocherebbero risposte ovvie, se dopo non vi fosse nulla, o meglio se dopo vi fosse solo il nulla. Domande imbarazzanti, alle quali la ragione può dare risposte ragionevoli in senso spirituale, soltanto se sostenuta e corroborata dalla fede, in una proposta-promessa contenuta nella stessa vita umana. Per la quale non conta come e a che età si cessi di vivere, ma l'entusiasmo e la pienezza dei cuori che si apprestano a vivere la vita vera di Amore di Dio.

Perché tutti coloro che Lo ospitano incondizionatamente nei propri cuori sono i testimoni della fede, ma lo sono particolarmente i giovani. Tutti coloro che ne addebitano al Signore la precocità della morte lo fanno sotto l'impulso dell'emotività, che respinge la fede e impedisce alla ragione di mettere a tacere la ribellione, la disperazione e la rassegnazione, dopo essersi confrontata con esse.

E' quando si crede che Dio non esiste, o che c'è ma se ne sta assorto nei Suoi pensieri, incurante delle vicende umane, che Dio fa capolino fra lo stordimento e la confusione dei sentimenti umani e manifesta il Suo Amore per le Sue creature, tranquillizzandole sul loro futuro in cielo. La fede serve a coglierNe la presenza proprio nei peggiori momenti, quando si è portati a pensare che le forze del male sono più potenti e condizionanti delle forze del Bene.

Ma non è e non sarà mai così, nonostante le apparenze e nonostante il modo di agire e di pensare di molti, e fra essi alcuni operatori di pace, che non sanno rassicurare, quanti sono affidati alla loro attenzione e protezione, sugli innumerevoli mezzi di cui dispone e si serve Dio, per far pervenire nel cuore degli uomini il messaggio della Sua parola e il calore della Sua amorevole misericordia.

Chi vuole intendere intenda. Chi vuole fare orecchie da mercante se ne assuma la responsabilità. Chi non sa vedere Dio nelle piccole, semplici ma straordinarie cose del quotidiano, vada dall'oculista e si faccia ricondurre a più terreni livelli l'alta ed ingiustificata opinione che ha di sé. E tu, caro papi, va' a letto a farti il sonno del giusto. Buona notte e sogni d'oro. Ciao. Emilio firma angelo e servitore del Signore.


 

MIO COMPITO

e vostro destino

data letterina 11 marzo 2001

Miei cari e amorevoli mami e papi, lo so benissimo quanto desiderate e attendete questi attimi di felicità testimoniata, e conosco molto bene il tirannico ruolo terreno del tempo. Perciò non vi dovete colpevolizzare di ritardi, pause o momenti di stanchezza capaci di condizionare la nostra indissolubile unione spirituale, perché Essa è fondata sull'imperturbabilità dell'amore eterno e non sulla flebile traccia di una penna, che rimane solamente se diviene messaggio da accogliere nel cuore prima di svanire nell'evanescenza del tempo.

Purtuttavia non possiamo rinunciare a questo benedetto epistolario per godere a pieno della nostra tenera intimità, perché non vi possono rinunciare quanti vi leggono il segno di volontà che sfuggono a qualsiasi presunzione mentale ed assoggettano la logica a procedure inusuali e a sentimenti ineludibili.

E, poiché tutto ciò è e rappresenta patrimonio universale, vi arriva come tale e come tale va condiviso. Non c'è giorno che non vi sia data prova tangibile di quanto vi sto dicendo. Sappiate allora che tutte queste testimonianze, aldilà dall'essere utili a consolidare la vostra fiducia e la vostra gratitudine al Progetto divino, servono a scuotere i tiepidi dal loro torpore, i disperati dalla loro cecità, i distratti dalla loro indifferenza, gli scettici dalla loro presunzione, gli agnostici dalla loro ignoranza, i miopi dalla loro sordità.

Il progetto divino, nella Sua Essenza e Semplicità sconcertante, prevede per ciascun uomo tiepido, disperato, indifferente, distratto, presuntuoso, ignorante, cieco, agnostico, miope, sordo che sia, l'eterna felicità, a condizione che sia aperto ad almeno uno degli innumerevoli messaggi che non cessano mai di arrivargli da parte della divina Provvidenza.

Il mio diario altro non è se non la cronaca della mia giornata partecipativa, attiva alla beatitudine della comunione degli spiriti, tutti proiettati a glorificare il Signore standogli accanto, e recuperando a Lui al tempo stesso tutte quelle anime che senza di Lui si perderebbero per sempre nella noia mortale, nella cecità, nella sordità, nell'ignoranza e nella disperazione del peccato.

Questo è mio compito, questo è il vostro destino. In questa imprevedibile dimensione il nostro sodalizio era già famiglia indistruttibile ed eterna prima di tutti i secoli, perché formata, consolidata e vivificata dall'Amore di Dio.
Famiglia come nucleo primo di vita e di vitalità organizzata e fattiva, non solo nel suo valore sociale e tribale ma principalmente in quello etico, perché frutto della volontà di Dio, che in essa riconosce la scintilla senza la quale non si inizia il cammino che riconduce a Lui, né si accende la fiaccola che ne illumina il percorso. In questa luce vedo nettamente e riconosco i vostri volti, miei dolci genitori, mia famiglia nell'attesa fiduciosa del ritorno nella grande famiglia di Dio, che è Comunione perfetta e perpetua.

Alla prossima letterina, con amore indescrivibile. Ciao. Emilio firma


 

FEDE E' ...

Credere nell'umano bisogno di Dio

17 marzo 2001 

Mio caro papi, tu non puoi pretendere di avere il consenso unanime sulla nostra vicenda, che si anima e si rinnova fuori dagli schemi e dagli spazi dell'umana conoscenza, perché per condividerne realtà e gioie, per comprenderne significati e valori, per goderne grandezza e misericordia, bisogna aver abbracciato quella fede che ci fa sentire, in ogni istante della nostra vita terrena, sempre vicina la presenza extrasensoriale di Gesù, Dio fatto uomo, che condivide con noi, negli schemi e negli spazi sconfinati dell'anima, realtà e gioie, significati e valori, grandezze e misericordie della vicenda umana.

Questa fede non è fede di accettazione acritica e rassegnata, non è fede conculcata con studi analitici ed elaborati accademici, non è il frutto del nostro quotidiano confronto con la realtà umana del Figlio di Dio e della nostra istintiva e meditata aspirazione alla nostra resurrezione, alla nostra rinascita nella realtà spirituale.

Che razza di stima avrebbe Dio di noi se si sapesse amato, o peggio temuto, sull'esperienza maturata con luoghi comuni, definizioni criptiche, descrizioni irreali? Il Signore si fa vivo in spoglie umane per dichiarare senza ritegno tutto il Suo Amore Paterno, e l'uomo in segno di gratitudine, invece di stringerseLo al cuore, lo rispedisce e lo relega nel limbo dell'impalpabile, dell'inimmaginabile, dell'incomprensibile, o peggio dell'irraggiungibile e dell'impossibile?
Questa sarebbe la fede?

Fede è sentire Dio come parte integrante oltre che essenziale del proprio essere.

Fede è sentirsi figli di Dio secondo una necessità genetica che nessun materialismo può mettere in dubbio.

Fede è rifiutare emotivamente ed intellettualmente la casualità della vita e delle sue cose.

Fede è condividere con Dio i tempi e le modalità di attuazione del Suo progetto di vita.

Fede è credere senza tentennamenti nell'umano irrinunciabile bisogno di Dio, e nel divino irrinunciabile bisogno dell'uomo. Fede è comprendere lo sconforto del Signore quando ci dimentichiamo di Lui, e coglierNe l'amorevole compiacimento quando ci raccomandiamo a Lui.

Fede è, infine e soprattutto, avere la certezza che Dio è potenza all'ennesima potenza, e nessun altro potentato è in grado di competere con Lui, anche se dispone di mezzi e maniere più congeniali alla natura umana e più accattivanti per le sue attitudini carnali a lasciarsene coinvolgere. Parlo, ovviamente, del potente maligno che fa proprio della fragilità della carne il suo punto di forza, e della presunzione della mente, per introdursi anche nelle stanze dell'anima. Dunque è bene guardarsene ed averne timore, per non esserne sopraffatti. Ma, invece di cercare dietro ogni angolo la sua presenza, ci si può sforzare di vedere la presenza di Dio, Che non è meno presente e non ha bisogno di nascondersi dietro gli angoli per farsi desiderare.

Se i cuori sono aperti a Lui, non si fa nessuna fatica a sentirlo, a scoprirlo, vederlo. Di sicuro è molto più bello, luminoso, forte e misericordioso del maligno. Questo è più che sufficiente ad accreditarLo del diritto di manifestarsi alle Sue creature con i modi che ritiene più opportuni, perché la Sua rete viaria, cioè le strade che percorre per raggiungere l'uomo, non possono essere disegnate da alcuna penna che non sia mossa da Lui, e perché nessuna via aperta da Lui non può non essere ripercorsa dall'uomo desideroso e fiducioso di incontrarLo al capolinea per ricongiungersi a Lui.

Lì ci siamo tutti noi in fiduciosa attesa. Lì vi siamo sempre vicini e vi proteggiamo in ogni senso, purché abbiate Fede e perché abbiate fede nel Padre, al Quale nulla è impossibile per la gioia e la serenità delle Sue creature. Ve lo assicuro anch'io che ben conosco la Sua Bontà. Ciao Emilio firma


 

CAPACI DI FARCI VIVI CON I NOSTRI CARI

Per Disegno Divino

data letterina 25 marzo 2001

Caro papi, ciao e bentornato tra noi nel mondo dello spirito, che mai rifiuta di accogliere i sentimenti di amore che gli giungono, perché di essi si nutre così come si attiva delle preghiere e delle buone promesse che gli vengono affidate dalla speranza e dalla fede.

Che cosa farebbe l'umanità sofferente e anche tutta quella umanità che continua a conoscere ed apprezzare le gioie della vita, se non potesse confidare nella nostra esistenza e nella nostra presenza, che altro non è che Dio, Colui che E'? E in quale modo noi, il mondo dello spirito, noi che rappresentiamo e riflettiamo la Divina Volontà, potremmo rimanere credibili sopravvivendo e vivendo nei cuori terreni, se non fossimo capaci per Disegno Divino di farci vivi tra i nostri cari, e se non fosse loro concesso di saperci vivi, felici, non mancanti di nulla, proprio assolutamente di nulla, neppure del loro amore nel quale si rispecchia l'Amore di Dio?

E l'umanità a chi dovrebbe indirizzare i propri pensieri più puri, i propri aneliti più sinceri, le proprie suppliche più accorate e fiduciose, se non al Padre Celeste e a tutti i Suoi figli che Lo rappresentano in Cielo? Conosci forse qualche alternativa altrettanto valida, capace, competitiva, credibile e soprattutto potente?

Credimi, caro papi, credetemi tutti. Non vi è altra via, se non quella che rivolgersi al Signore, perché è l'unica che conferisce alla vita terrena il valore propedeutico alla resurrezione e alla vita eterna, nel solco dell'amore che si fa umanità e dell'uomo che si riscopre spirito nella luce dell'amore.

Certo, vi è sempre qualcun altro sempre in agguato, che si spaccia come portatore di luce, come fiaccola di verità. E' Lucifero. Ma costui, abile solo nel dividere, nell'isolare, nel far rinchiudere in se stessi con le proprie superbie ed ambizioni, come potrebbe mai promuovere il riunificarsi, il ritrovarsi, il riabbracciarsi con il Padre Misericordioso e con il coro sterminato di figli che Ne cantano la gloria? E permettere che ciò avvenga prima di varcare i limiti della morte?

Il culto dei morti non è, ne mai sarà, il culto della Morte, fino a quando l'Amore insegnerà che nessuno muore mai se vive nel calduccio del Cuore di Dio, di Gesù, di Maria Misericordiosa, e della persone care che confidano in Dio. La dolcezza e la misericordia, la premurosa Sua pazienza non spezzerebbero mai il legame indissolubile d'amore, che vincola teneramente i vivi al di qua con i vivi al di là della morte. Nessuno potrà mai impedire, se non il Signore in Prima Persona, che chi ha lasciato metaforicamente per sempre la terra continui amorevolmente a frequentarla nel cuore e nei pensieri dei propri cari, e soprattutto nel Progetto salvifico di Dio. E nulla, nemmeno e soprattutto la morte, riuscirà mai ad annichilire la vocazione dell'uomo a condividere con i propri cari in cielo scampoli di gioia celeste.

Invocare il Cielo senza pretenderne vantaggi materiali è la cosa più santa che possa animare il cuore degli uomini. Non vi è nulla di più santo che chiederla ed ottenerla per l'intercessione di chi si ama e genera amore. E io ti amo, e io vi amo con tutto il mio cuore, con tutto il mio spirito.

Ciao, a presto. Siete sempre bene accetti. Emilio firma


APRILE lettera 2001

SAPPIATE AMARE COSI'

Amore che si rigenera e si rinnova senza posa

data letterina 4 aprile 2001

Noi siamo accomunati dallo stesso amore e dalle stesse certezze, caro papi. Noi siamo inseparabili per le stesse tenerezze e per le stesse complicità, cara mamma. Che importanza ha dunque il tempo, se non quella di farci arricchire di queste nuove e vecchie esperienze, in ogni istante del suo scorrere senza sussulti? Noi sussultiamo di vibrazioni sempre nuove, in un divenire mai monotono come il tempo, ma sempre intrigante ed eccitante come l'amore, che chiede e dà in modi e forme e desideri e concessioni mai uguali, pur se la purezza dell'amore di cui stiamo parlando è immutabile nella sua assolutezza.

Stiamo parlando infatti dell'Amore con la maiuscola, quello che sgorga inesauribile dal cuore e dalla parola di Dio, amore che dà ma chiede amore, che concede ma pretende amore, che rinuncia ma non si rassegna: amore esigente, ma misericordioso. Questo amore, che si rinnova e si rigenera senza posa, è il cemento che consolida il patto tra Dio e l'uomo, tra padre e figlio, tra cielo e terra. Ma è anche l'energia che vivifica e rende fecondi i legami terreni con il cielo e alimenta i buoni sentimenti che devono ispirare gli animi dei figli di Dio, come la comprensione, la tolleranza, la condivisione, la solidarietà, la pietà, il perdono.

Ma Amore è soprattutto la sintonia e la sinergia dei cuori, dell'anima e dello spirito, che non si lasciano annichilire dalla morte e dal dolore provocato dalla morte, perché si lasciano guidare dall'immortalità di questa forza benefica e inesauribile, che non conosce disperazione o rinunce, o distacco o separazione irrimediabili. Capito? Voi sappiate amare così, miei cari, e sentirete forte, inconfondibile e rassicurante tutto l'amore, che il cielo vi dedica e vi indirizza per mio tramite e vi fa giungere dalle tante testimonianze umane di cui siete fatti oggetto.

Ciao miei cari, vi voglio bene. Emilio firma


 

RESURREZIONE

Logica nella fede e fede nella logica

data letterina 8 aprile 2001

Ciao a tutti proprio tutti, mamma, papi, Ginger e Fred, amiche ed amici, cani, gatti e tutto il bestiario degli amici, conoscenti, parenti e affini ecc. ecc. ecc. Eccomi qua ad aggiornarvi sulle novità vecchie come il mondo, ma giovani e spumeggianti come il Pensiero di Dio. Cristo Suo Figlio, vostro e nostro fratello, risorge nei vostri cuori per indicarvi il vostro destino: la resurrezione dell'anima oggi, la resurrezione del corpo domani.
La prima risponde alla logica della Fede, la seconda alla fede nella Logica.

Ora vi spiego. Gesù, in quanto Figlio del Padre, non poteva morire per sempre nello spirito, né tanto meno nel corpo, essendo l'immagine umana di Dio e perciò immortale. Sulla croce morivano simbolicamente l'ingiustizia, i tradimenti, la presunzione e la stupida miopia dell'umanità, ma risorgeva l'amore, la fedeltà, la rinuncia, la pietà e la misericordia, doni e doti nascoste di esseri umani non meno figli di Dio, anche se privati pro tempore della stessa immortalità del fratello Gesù.

Sulla croce della vita risorge l'Uomo, che ha riscoperto queste sue capacità nell'immagine del Cristo sulla croce e nella croce la forza di accogliere a braccia aperte l'Amore di Dio, slanciandosi in braccio a Lui. E noi quassù, che abbiamo la forza di sentirci eternamente fratelli di Cristo e in Cristo, esultiamo per ogni fratello risorgente in terra sulla croce, e con lui trascorriamo la beatitudine che ci separa dalla resurrezione totale. Allora si compirà per sempre il destino dell'uomo buono ed il destino dell'uomo empio, al quale l'estinzione del male impedirà in modo definitivo di crocifiggere Cristo senza tregua.

Questo è il disegno di Dio. E' anche frutto delle aspirazioni umane solo perché esse coincidono con il Pensiero divino, che le ispirò nel primo giorno e le ispira tutti i giorni della vita dell'umanità. Infatti non si può aspirare alla concretezza di una speranza se quest'ultima non è indirizzata, riposta in qualcosa che ne alimenta il desiderio e il raggiungimento concreto. Non si elabora o rielabora ciò che non esiste, nel bene come nel male, o esiste solo nella fantasia. Come se la fantasia non si riferisse al mondo dell'esperienza!

E allora, perché non accettare fantasie su esperienze, o meglio su memorie di esperienze spirituali? Che necessità vi sarebbe di questo genere di fantasie? Perché nello specifico si indica nella fede, che della fantasia rappresenta l'aspetto più concreto, lo strumento con il quale il fantastico sperato diventa realtà?
Cosa c'è di più fantastico della figura di Gesù? La sua essenza divina, la sua natura umana, oppure la forza del Suo esempio, che non si è mai esaurita ma si moltiplica nelle conversioni e nelle persecuzioni?

Suggestioni? Fantasie? Paranoie? Nossignori. E' evidente che la Logica di Dio non coincide con quella umana, invece è logico credere che la prima abbia previsto per l'uomo un destino preciso, al quale la logica umana può adeguarsi oppure no. La primitiva ed istintiva vocazione dell'uomo è quella di confidare nella Logica del suo Creatore, che profuse lo Spirito nella materia inerte per darGli un corpo.

Il corpo contaminò lo Spirito con il peccato di superbia e Dio lo punì a riabilitare lo Spirito con una morte giusta. Riacquistata la purezza e la santità originaria, lo Spirito ridarà vita eterna alla materia inanimata reincarnandosi nel Suo corpo di un tempo, per cancellarne per sempre le usure del tempo. Ecco il motivo logico per il quale lo Spirito dei figli di Dio in cielo mantiene la propria identità, frutto della condivisione della sua storia di convivenza con il corpo, per un tempo più o meno breve. Torneranno un tempo, per Logica divina, a ripercorrere insieme il cammino eterno, e lo spirito potrà manifestare tutta la sua serenità nella luce del Signore e tutta la consistenza del suo amore nella concretezza di un sorriso, di una carezza o di un abbraccio.

E tutti vissero felici e contenti. Ma non è la fine tradizionale di una favola. E' il principio-reale di una nuova vita, che noi vivremo uniti per sempre. Ciao, Emilio firma


 

AMORE, SOLO AMORE, SEMPRE AMORE

Vocazione all'immortalità

data letterina 13 aprile 2001

Caro papi, l'uomo ha un innato istinto alla sopravvivenza del singolo e della specie e una meditata vocazione all'immortalità. Questo desiderio, questa speranza, quest'ispirazione, si manifestano in due modi. Il primo è quello di sentire nel profondo del cuore e con l'avallo della ragione che la vita dei propri sentimenti, delle emozioni positive e dell'amore verso il prossimo non finisce e non può finire con la morte, ma deve avere un seguito. Il secondo è quello che presume, forte della stima del proprio intelletto e dell'amore narcisistico che l'uomo ha delle proprie membra, di rinviare, ritardare, allontanare sine die la morte, non solo come spauracchio, ma come simbolo di una oscura volontà prevaricatrice che regolerebbe i tempi di una vita che diviene sempre meno misteriosa per l'intelligenza umana. Questa seconda via è già stata percorsa dall'uomo, ed è stata rimossa dalla sua memoria. E' la via della presunzione e del peccato di superbia, che tolse all'uomo la primitiva immortalità che il suo Creatore gli aveva consegnato. Che si creda o non si creda a Dio creatore, essa poggia comunque sulla convinzione che la materia sia potenzialmente immortale e che la mente sia capace di condizionarne il destino. La prima strada è quella percorsa dall'anima, cioè da quella regione inesplorata dell'essere umano che gli uomini di pensiero amano definire immortale, a ragione. Ed è la stessa strada che Dio fece percorrere al Figlio in sentimenti e sembianze d'uomo, perché l'uomo capisse la ragione della sua vocazione all'immortalità.
La morte del corpo di Gesù, martoriato ancora una volta dall'altrui cieca presunzione e superbia, non segnava dunque la fine di un'anima incontaminata, ma, spalancando le porte del cielo, la riconsegnava al Padre come Spirito immacolato. E con Lui riconduceva alla destra del Padre il Suo corpo glorioso, per significare che lo spirito senza macchia di peccato conserva il diritto di vivere in un corpo immortale. In cosa consiste dunque l'immortalità dell'anima se non nella sua origine dall'Amore assoluto e, per volontà dell'Amore assoluto, nella sua forza incrollabile di credere alla divina misericordia del Bene, nonostante le inevitabili debolezze di fronte alle tentazioni del male? E, cos'è che rende immortale il ricordo di un uomo, non solo per le doti morali ma persino nelle sue sembianze, se non l'amore di cui è ricambiato? Amore, solo amore, sempre amore. Non è una formula magica, ma è sentimento umano e divino al tempo stesso, marchio di garanzia dell'immortalità. 

  Cara mamma di A., la tua invocazione di aiuto è giunta sin quassù carica di amore e di disperazione, e non può passare inosservata e inascoltata. Il Signore vuole che la tua fede nella maternità misericordiosa di Maria ti liberi dalle angosce della tua maternità straziata ed offesa dalla perdita delle carezze e delle coccole di tuo figlio. Sappi che egli -il tuo e nostro A.- è tutto proteso verso la Luce, ma che con la Luce i suoi occhi sono rivolti a chi in terra gli trasmette amore, nonostante il buio del dolore. E' il buio del dolore che rende invisibile la presenza consistente del nostro amore, ed il suo per i nostri e i suoi cari in terra.
Quando la pietà, la fede e la preghiera sono più forti del dolore, allora il buio viene squarciato e dissolto dalla Luce di Dio, che noi, ed A. con noi, facciamo risplendere nei cuori e negli occhi di quanti in noi amano l'immagine riflessa di Dio. Allora nulla è impossibile, anche i miracoli.
Il dolore non scacci Iddio dal cuore di chi soffre, ma continui ad accoglierLo con generosità chi confida in Lui, perché potrebbe portare per mano una creatura che si crede perduta per sempre. Nell'immortalità di Dio si rigenera l'immortalità di A. e si prepara l'immortalità della sua mamma. Vero mamma banana?

Ciao a tutti Emilio firma angelo.


 

CAP'E MORTO AL TEATRINO DELLE MARIONETTE

Lontano come spazio. Periodo come tempo. Paura come ignoranza

data letterina 17 aprile 2001

Ti ricordi, caro papi, di quando giocavamo a fare il teatrino delle marionette, e io mi sbellicavo dalle risate quando la morte 'mbriaca prendeva tante zaccherellate in testa? 

Povera cap'e morto, allora mi stava tanto simpatica e mi fa ancora tanta tenerezza. Tutte quelle bastonate che le davi, per farmela apparire come un personaggio teatrale che non metteva paura a nessuno e, poverina, ne usciva sempre con le ossa rotte! Quanti bozzi, quante scorticature di vernice aveva in fronte! E, mentre tu esorcizzavi la morte, io scoprivo la vita, e non avevo paura né dell'una né dell'altra.

Il giorno in cui l'ho incontrata sulla mia strada, e con la stessa voce in falsetto mi ha detto che era finito il tempo del mio tempo, e che potevo gettare l'orologio alle ortiche, mi è venuto da ridere come da bambino e, mentre ridevo di cuore, il mio cuore si riempiva della gioia di Dio, esultando della nuova vita che mi accingevo a vivere.

Eppure provavo un po' di tenerezza per quella marionetta, ma ancor più mi intenerivo al ricordo di tutte quelle risate, che ci legavano teneramente e testimoniavano l'amorosa sintonia dei nostri cuori. Nessuna morte sarebbe stata mai capace di spezzarne l'armonia. Tant'è che abbiamo continuato a scherzare e a riderci su anche quando la facoltà aveva decretato la fine della mia vita biologica, e io cominciavo già a sentire le vibrazioni vitali del mio spirito, e cercavo di comunicartele in tutte le maniere possibili, per addolcire il dolore e la disperazione tua e di mamma. Ed anche la mia paura di distaccarmi da voi e rimanerne lontano per un imprevedibile periodo.

Lontano come spazio. Periodo come tempo. Paura come ignoranza. Tutti retaggi di una vita terrena che ti segnano sino all'istante nel quale scopri e conosci il sorriso compiaciuto e misericordioso di Dio, che profuma d'eternità e fa trapelare tutta la gioia delle creature del cielo.
E allora comprendi che non devi dolerti, anzi, non puoi dolerti della distanza che la morte ha frapposto tra te e i tuoi cari, perché essa è immediatamente azzerata dall'Energia che il Signore ti infonde, e per mezzo della quale ti concede la convivenza con essi trasformandosi in amore indissolubile ed eterno.

Cosicché, caro papi, la paura del dolore, che tu non mi avresti mai potuto insegnare nel nostro teatrino della vita, perché tra i personaggi non c'era la marionetta conforme, si è dissolta non appena ho realizzato la verità del mondo della gioia e la certezza che a nessun buono esso è precluso, tanto meno a voi, se continuerete a confidare nella caparbia misericordia del Signore. L'uomo non deve temere la morte 'mbriaca ma l'ubriacatura mortale dell'anima. Solo allora la morte non è più uno spauracchio al quale fare qualche sberleffo, ma diviene una irreparabile e dolorosa tragedia che non risparmia nemmeno l'onnipotente tenerezza di Dio. Emilio firma


 

VEDERE LO SPIRITO

L'uomo, immagine e somiglianza di Dio

data letterina 24 aprile 2001

Mi sentite vicino come io sono vicino a voi? Riuscite a vedermi accanto a voi, tra di voi, insieme a voi?
O vi è sufficiente sapere che faccio parte di voi, che mi integro con voi? Se è così, che importa che io vi appaia in sembianze umane, se sono in ognuno di voi e ciascuno di voi mi può vedere nell'altro?

Ognuno di voi senza l'ausilio di uno specchio riesce comunque a sapere come è fatto, specialmente quando può confrontarsi con l'altro, e non soltanto per farsi raccontare, ma soprattutto per raccontare all'altro come desidera manifestarsi a lui, magari in immagini realmente invisibili e non affidate o fissate nella memoria, ma continuamente e incessantemente aggiornate dal vivere insieme oltre un' apparente separazione. Infatti, come ci si può sentire o ci si può definire separati, se si è consapevolmente convinti che comunque ci si rincontrerà e ci si ritroverà per non lasciarsi mai più? Non è sufficiente questo proiettarsi oltre il presente, annullando l'ansia dell'attesa, a perpetuare presenze che non si estinguono perché sono vive e vivono nell'eternità dello spirito?

Quante domande! Esse hanno un senso, miei cari, solo perché l'uomo trascorre il suo tempo terreno a cercare risposte ai propri perché, piuttosto che cercare in se stesso le incontestabili qualità e ricchezze spirituali, che la sua materialità umana riesce a stento a celare. Eppure queste esistono, apparentemente invisibili ma ci sono, e non perché affidate ad una qualche memoria, ma perché doti irrinunciabili del personaggio Uomo. E' questa dunque l'immagine di Dio che segna l'uomo. E' questa dunque la somiglianza in Dio che l'uomo deve ritrovare in sé, perché non appaia ma diventi concreta e visibile, proprio come è nel Regno di Dio Padre. Come potete illudervi, miei cari, che io non sia con voi, vicino a voi, tra di voi e dentro a voi ?

Vi garantisco che ci sono e che voi, cari ragazzi, mi vedete se sentite la mia presenza. 

 Ciao, arrivederci presto. Emilio firmaUn'altra domanda di cui già sapete la risposta, ma ha poca importanza. Quassù, essere figlio, padre o spirito santo non fa nessuna differenza. Ciao.


 

MEMORIA

La vita tra parentesi

data letterina 30 aprile 2001

Mio caro papi e mio caro, vecchio scriba. Una delle più nobili facoltà umane, che si affievolisce con la vecchiaia, è la memoria delle vicende terrene. E non a caso di quelle più recenti, mentre quelle più antiche vi restano fissate nitide e durature. Solo quelle più vicine alla nascita e più prossime alla morte sembrano essere destinate a svanire del tutto, quasi a significare che la vita è una storia, un evento, una frase racchiusa tra parentesi.

Prima e dopo. Questi simbolici contenitori, questi confini così netti e demarcati, il prima e il dopo, non sono estranei all'inciso, anzi questo è ad essi sicuramente correlato, ne rappresenta il passaggio obbligato. Quindi, come avviene per l'inciso, anche il prima e il dopo sono dotati di memoria, che non può essere particolare, settoriale, ferrea o debole, svagata o evanescente, perché è dote essenziale dello Spirito e pertanto ne assume l'universalità, l'eternità, la conoscenza illimitata e la potenza senza misura.

E' la memoria di Dio, che ogni essere umano si porta dentro di sé sin dalla nascita a livello inconscio e che si ridesta al momento della morte. E' il ricordo sbiadito delle proprie origini divine, che diventano all'atto del trapasso radici mai estirpate, se misericordia e perdono hanno cancellato per sempre le parentesi di una vita irripetibile. E' il ritorno ad una vita transitoriamente interrotta ma nient'affatto estranea, non per vivere un'altra vita o fare altre esperienze di vita, ma per riacquistare l'inesauribile memoria che rende immemorabile la vita eterna.

Non dimenticare mai, caro scriba e lettore, questa verità che ogni essere umano si porta incisa nell'anima. Essa gli renderà semplice e del tutto naturale riconoscere quel Dio che tante volte aveva incontrato in terra senza avvedersene. E, quando se ne sarà ricordato, non potrà mai più dimenticare quell'esperienza terrena, che forse aveva cancellato il ricordo ma non certo le tracce del Padre Supremo. Una bella curetta ricostituente è un buon rimedio contro la smemorataggine. Siano dunque queste pagine il fosforo della vostra memoria.

Ciao da Emilio firma fosforescente e luminoso nella Luce.


MAGGIO lettera 2001

NEL MALE AFFIDATEVI A ME

Non lo conoscerete e non ne soffrirete

data letterina 2 maggio 2001

Ci vorrebbe poco poco per convincersi, caro papi, che la vita terrena è l'occasione unica e irripetibile per spogliarsi e purgarsi della superbia e del peccato di presunzione, che l'uomo aveva sprovvedutamente manifestato al cospetto del suo Creatore.

Ma cosa s'aspettava Dio da quell'uomo fatto di una poltiglia di fango sul quale aveva alitato il Suo Spirito vitale, cioè l'energia per garantirgli vita immortale nel corpo e nello spirito? E, cosa si aspettava da quella donna che Egli aveva generato dalla costola del Suo primogenito, quasi a significarne la prorompente carnalità? Null'altro se non quella fiducia che ogni buon padre avveduto si aspetta dal figlio, quando lo ammaestra alla vita mettendolo in guardia, forte della propria esperienza, dalle insidie e dai pericoli che essa nasconde.

E, cos'è la fiducia se non il conforto di sapersi e sentirsi amato, che si manifesta in atto d'amore non subalterno ma paritario? Era questa la fiducia che Dio stesso aveva riposto nelle Sue creature:
"Il vostro amore per Me non deve sentirsi inferiore, come la vostra capacità di dare deve essere pari a quella che Io vi offro, perché l'Amore con il quale vi ho dato la vita è lo stesso Amore che Io Sono".

Quale Garante avrebbe potuto essere più credibile di Lui, e quali garanzie avrebbero potuto essere più sicure e sincere della Sua Parola e del Suo Amore? Ma poteva l'uomo in grado di fornire le stesse garanzie di fedeltà? La prova, la verifica: fino a che punto Dio ne aveva bisogno, Lui che è onnisciente? 

E' impensabile pensare che Dio non presagisse il comportamento delle Sue due creature di fronte alla prova. Ma le aveva dotate di tali divine potenzialità, che evidentemente, e sempre in qualità di Padre buono e avveduto, non poteva fare a meno di testarle. Allora, caro papi, immagina che le cose siano andate così:

" Figli miei carissimi, nelle mie qualità di Spirito Onnisciente Io conosco tutto il Bene e tutto il Male. In qualità di Spirito Onnipotente Io sono in grado di elargire il Bene e annullare il male. Così Io vi proteggo dal Male e vi esorto al Bene. Nel Bene mi somiglierete in potenza e in conoscenza. Ma, nel Male affidatevi a Me e non lo conoscerete e non ne soffrirete. Anche questa è una prova d'amore, quell'Amore che si riconosce nel Bene e genera solo il Bene".

Tutti sappiamo, caro papi, come andarono viceversa le cose, e andarono in maniera da costringere il Padre sfiduciato a sanzionare una punizione esemplare nei confronti dei due disobbedienti e disamorati figli. Quella di ricercare e ritrovare, nel buio di una vita anonima e ingrata, la fiducia nella rinnegata bontà di un Dio premuroso, affettuoso, generoso, prodigo di buoni consigli e di testimonianze avvedute, protettivo, esemplare, tenero e misericordioso. E quella di riscoprire nella fede la fiaccola da portare in alto, per rischiarare la via che riconduce al Padre celeste. L'unica via percorribile.

Caro papi, io ti conosco bene e sono convinto che tu, come papi nel quale ho avuto sempre una tenera, filiale fiducia, ti saresti comportato nello stesso modo. E io avrei capito la lezione per sempre. Per questo e per tanti altri motivi ti voglio bene.

Il tuo, il vostro Emilio firma di sempre. Ciao.


 

NON SIAMO IL NOSTRO MONDO MA IL MONDO DI DIO

Vivo perché sono in cielo, non perché sopravvivo nella memoria

data letterina 6 maggio 2001

I nostri cuori, i nostri pensieri, le nostra certezza, si nutrono dell'Amore di Dio e traggono energia vitale dalla consapevolezza che essi sono destinati a vivere l'esperienza eterna dello Spirito che li ispira, che li guida, che li benedice.

Questa continuità inesauribile tra Dio e le Sue anime predilette è l'essenza stessa della vita, sia essa terrena o celeste, ma, mentre rappresenta nella eternità e della eternità il principio più consistente e scontato, diventa nella vita transeunte la verità da cercare e riscoprire in se stessi e nel prossimo umano.

Questo è il messaggio che Gesù ha portato tra gli uomini con la Sua trasferta terrena, nella quale ha manifestato il cuore gioioso e doloroso del Padre ed il tragico itinerario virtuoso da percorrere, per convertire dolore in gioia, povertà in ricchezza, paura in coraggio, solitudine in comunione.

Tu, cara la mia mamma, ed io e papi e i nostri cari e i nostri cagnolini, e i nostri affetti, le nostre gioie, le nostre disgrazie, le nostre esperienze, non siamo il nostro mondo, ma siamo il mondo di Dio. Che è popolato e animato da innumerevoli personaggi, che solo in Dio ritrovano le radici della propria esistenza e nel mondo di Dio la naturale, legittima residenza.
Infatti, cara mamma, l'unico mondo reale, non virtuale, è questo in cui vivo, il mondo della virtù dello spirito amorosamente elargito e dell'amore spiritualmente ricambiato. E' il mondo dei vivi persempre.

Ma basta poco perché sia anche il mondo abitato dagli esseri viventi nel tempo, che scorre e si ferma con l'esaurirsi della fievole energia della materia. E' sufficiente, infatti, non rinunciare alle aspettative istintive e razionali di una vita che promette e permette di vedere concretamente il Padre celeste in Cui si crede, per goderne a pieno le tenerezze. E' sufficiente contare, senza indugio, sulla Sua Misericordia e invocare il Suo perdono. E' sufficiente confidare nell'Amore senza fine di Maria Misericordiosa e del Sacro Cuore di Gesù. E' sufficiente constatare che non esiste il mondo dei morti, perché lì dove giacciono i segni dello scorrere del tempo non abita lo spirito che ne è esente. E' sufficiente desiderare di vivere fuori della memoria nel proprio presente con Dio.

Cara mamma, sappi che io vivo e sono vivo solo perché sono in cielo nel Cielo della vita, e non perché sopravvivo nella memoria, magari nella paura che prima o poi qualche smemorato mi faccia scomparire nel dimenticatoio. Io vivo per l'Amore di Dio che, come allora anche ora, risplende in me e da me si irradia, e per tutto l'amore umano che ho ricevuto prima, e che oggi mi arriva più tenero e vigoroso.

Questo è il modo più sublime ed appagante di vivere. Inondati da una incontenibile ed inesauribile gioia di sentirsi cuore di Dio e cuore dell'umanità, con lo spirito che non conosce più i confini della materia, ma ancora si intenerisce per le carezze ed i teneri baci che gli testimoniano l'indistruttibile amore di chi lo ama.

Tu sai cosa voglio dire, cara mamma. Tu sai sentire le mie carezze come io sento le tue. Non è così? Dillo a tutte quelle mamme che si disperano, perché non sanno riconoscere le coccole che fanno loro i figli saliti in cielo. 

Dì loro di pregare per la felicità dei propri ragazzi e per non rimanere insensibili alle loro carezze. Così da sentirli vivi e sentirsi vive in attesa di riabbracciarli, per non separarsene mai più. Proprio come accadde a Maria con il figlio Gesù

Con tutto il mio e il nostro amore. Emilio firma


 

PER TUTTI IL CONFORTO DI DIO

data letterina 16 maggio 2001

. . . La volontà del Signore ha stabilito che, dopo essere stato per voi messaggero di serenità e testimone di verità, io lo diventi anche per tutta quella umanità sofferente e disperata che ha bisogno del conforto di Dio, attraverso il conforto che io stesso vi porto, e che voi non dovete custodire gelosamente per voi, ma avete il dovere di girare a quanti non possono né vogliono rinunciare all'Amore del Padre Celeste. . .


 

LA VITA TUTT 'UNO

Ricorderai di averne già fatto esperienza

data letterina 19 maggio 2001

Mio caro vecchio papi e scriba fedele. Tanti si chiedono, tu compreso, quanto durerà ancora questa nostra avventura epistolare che, secondo i cosiddetti addetti al lavoro ed analisti del fenomeno, si sarebbe dovuto esaurire già da un bel pezzo. Allora, io chiedo a voi, che importa se finisce o no? Ammesso che cessi per sempre questa bella storia, altre ne verranno di belle, e magari di più toccanti, se il Signore continuerà a voler trascrivere la Sua Parola nei secoli, come fa dai tempi di Mosè.

Già mamma banana trema all'idea che tutto ciò possa accadere. Cara mamma, hai tanto di quel materiale da raccogliere e sul quale meditare e far meditare, hai tanto di quell'arretrato di corrispondenza da smaltire, hai tanto di quell'amore dentro di te da investire, che poco importerebbe se la penna si esaurisse. Ma non si esaurirebbe la vena del nostro amore di cui i nostri cuori sono stracolmi, e non verrebbe a mancare l'indissolubilità del nostro Spirito, unico in Dio ed unico nel nostro vincolo carnale.

Cara mamma, tu non sai, come io so, cosa significhi e quanto sia sublime condividere la vita con le anime in cielo, ma un giorno farai questa esperienza esaltate e ti ricorderai come l'avessi già percorsa quando condividesti la vita, prima con tua madre e poi con tuo figlio, quando eravamo ed eri un tutt'uno.

Non è cambiato nulla da allora, cara mamma, proprio nulla. Tu mi sentivi ma non mi conoscevi, io ti sentivo e già conoscevo i tuoi pensieri, le tue gioie, le tue paure, le tue emozioni. Proprio come in questo istante in cui mi leggi e paventi che possa essere l'ultima volta.

Ma nell'amore tra madri e figli nulla finisce mai se non finisce l'amore, perché è l'amore che continua a scrivere nell'eternità le più belle storie d'Amore. E la storia della terra è piena di questi esempi di vita condivisa nell'Amore, e tutte sono vere, belle e divine come quella condivisa da Maria e Gesù tra loro e con l'umanità.

Non tutte queste storie devono essere necessariamente dolorose, cara mamma, e anche quelle che non lo sono rimangono scritte con inchiostro indelebile nel cuore dell'umanità e nel Cuore di Dio. Tu sta' serena, e con la tua serenità sii di esempio a tutte quelle mamme che soffrono perché non sanno che si scrive molto meglio con la fede nell'Amore di Dio che con la penna. Io nel frattempo continuo ad avvalermi dell'opera dello scriba fedele, fino a quando Iddio lo vorrà.

Così stando le cose vi stampo un bacione grande grande su questo foglio e vi abbraccio forte, forte, forte, forte forte. Ciao, Emilio firma


 

L'AMORE E' LUCE CHE SQUARCIA IL BUIO

Per manifestare la sua forza di essere vita e vitalità

data letterina 20 maggio 2001

Caro papi, chissà quante volte ti sarà capitato di pensare ad occhi chiusi o nel buio della notte alla persona amata e vedere il buio squarciato dalla luce. E' la luce dell'amore che illumina il buio sgorgando dal profondo del cuore, dal profondo dell'anima, che lo genera e lo rende visibile ed emozionante nella sua forza luminosa. La luce che squarcia il buio non è, caro papi, una sensazione o un'allucinazione. E' bensì la realtà, o meglio il rendersi sensorialmente reale di una energia interiore e spirituale, che non ce la fa più a starsene relegata nell'intimo, ed emana la sua luce per rendersi visibile e manifestare la forza e l'intensità del suo essere vita e vitalità. Questo è dunque l'Amore. L'energia che genera è possente, coinvolgente, travolgente, ma la luce che emana non abbaglia, non ferisce, ma rassicura scacciando la paura e l'incognita del buio. Ora, tu prova ad immaginare questa luce del tuo cuore moltiplicata per l'immensità e per l'eternità dell'Amore di Dio e di tutte le creature celesti, che con Lui condividono la gioia di amare e di essere amati.
Quale e quanta luce! E' inesauribilmente amore, che Illumina soave e rasserenante la Città di Dio.

Allora, caro papi, tu capisci che è la stessa luce che ti porti dentro e che ti permette di vedere tutto ciò che sembra invisibile. Se ci pensi meglio, magari chiudendo gli occhi, ti rendi conto che ti sto parlando della vita spirituale che io vivo gioiosamente, dove nulla è invisibile e che tutto ciò che lo sembra lo è solo perché è immerso nell'invisibilità della mente umana.

L'invisibile è dunque una fitta nebbia che impedisce di vedere ciò che ti sta intorno a pochi passi. I tuoi occhi vedono benissimo, tanto è vero che percepiscono perfettamente l'esistenza della coltre nebbiosa. Tu sai che c'è qualcuno lì accanto ed aspetti un raggio di sole che dapprima crei una breccia e poi dissolva del tutto l'invisibile. E, come per incanto, ti si presenta lo spettacolo meraviglioso di una vita che palpita e che è reale in ogni suo personaggio, in ogni sua creatura, in ogni sua vicenda.

Quante volte abbiamo parlato, caro papi, degli occhiali della fede. Ebbene, gli occhiali della fede servono a perforare il buio e la nebbia dell'invisibile, ad andare oltre.
La preghiera è invece il trasmettere la voce dell'anima nella direzione di chi è nascosto dall'invisibile, in attesa che l'Amore di Dio, sotto forma di Luce possente, lo dissolva per sempre, per l'eternità.

Mi piace essere raggio di Luce che vi aiuta ad indirizzare le vostre preghiere oltre l'ostacolo, ed a dissolvere, con l'energia dell'amore e con l'ausilio della fede, l'invisibile che ci divide ancora per poco.

Ciao papi, ciao mamma. Il Signore ci benedica tutti. Emilio firma raggio di luce.


GIUGNO lettera 2001

CHE EMOZIONE GRANDISSIMA!

Non ho più provato quell'emozione sino a quando ho rivisto Dio

data letterina 2 giugno 2001

Caro papi, ti ricordi di quella volta che io ero piccolo piccolo e tu e mamma partiste per un congresso e, quando vi vidi tornare a casa, io, dopo un interminabile attimo di sbalordimento, me la feci addosso per l'emozione?

Che emozione grandissima!

Nel mio cuore si era intrufolato il timore che mi avevate lasciato per sempre, ed invece eravamo di nuovo tutti e tre insieme, e allora capivo per la prima volta come è doloroso sentirsi o credersi abbandonati, e come è bello scoprire che ci si era sbagliati.

Sono sicuro che quando ci ritroveremo quassù nessuno di noi proverà quella stessa emozione.

Di certo ci stringeremo in una gioia meravigliosa, ma io credo che non me la farò addosso come allora, e non solo perché me ne mancherebbe la fisicità, ma perché so che nessuno di noi si è praticamente separato dall'altro. Voi per amore tenero e per fede sempre più convinta, io perché sono effettivamente accanto a voi, mi verrebbe da dire in carne ed ossa.

Non ho mai più provato quella stessa emozione per tutto il resto della mia vita, sino al giorno nel quale ho rivisto Dio.

Credevo che, partito per un lungo viaggio, non sarebbe più tornato da me, e rivederLo invece accanto a me, con lo stesso sorriso che mi rivolgeva mentre mi accingevo ad affrontare l'avventura della vita, mi provocava lo stesso turbamento di allora. Mi rendevo conto, ora come allora, che non ero stato mai abbandonato, se non nell'apparenza di un evento più o meno duraturo, perché non si era mai spento il Suo Amore per me, così come il vostro amore ed il mio.

Ho anche scoperto che, al contrario del nostro amore, che è mutevole nei Suoi confronti, l'Amore di Dio è immutabile ed inesauribile e che ti ha dato la vita prima, durante e dopo la morte, alla stessa stregua dell'amore che mi portate e chi mi fa vivere nei vostri cuori.

Così come io ora vivo in voi io vivo in Dio, e lo capirete quando Egli vi apparirà accanto. Mi verrebbe da dire in Carne ed Ossa, come nella persona del Figlio Suo Gesù.

E scoprirete, non senza emozione e sbalordimento, che ciò che si considera come un sentimento astratto ed ideale è invece un'entità consistente, pur nella Sua immensità ed eternità, e si impersona nello sguardo teneramente umano del Sacro volto di Gesù, e nella materne carezze di Maria Misericordiosa.

Che emozione, caro papi, che emozione cara mamma! Nessuno di Essi ci ha mai abbandonato! Gesù è addirittura venuto a cercarci, perché noi avevamo abbandonato il Padre.
E non ho pudore di credere e sostenere che anche Iddio, come un qualsiasi padre affettuoso, prova una calda emozione quando vede tornare a Sé qualche figlio dato per disperso. E chissà quante infinite volte avrà modo di gioire d'emozione. Ma Lui sicuramente senza inconvenienti.

Vi voglio bene come allora. Emilio firma


 

LA COSCIENZA E' IL DIENNEA SPIRITUALE

Ho capito tutto sul cavalcavia della morte

data letterina 16 giugno 2001

Mio carissimo papone, ti ricordi di quando mi chiedevi se mi ero fatto l'esame di coscienza, in caso di capriccio o di qualche birbonata? In verità era mamma, allora non ancora banana, che mi sollecitava a farlo. Ora ti devo confessare che, non solo da piccolissimo, ma via via che crescevo mi sono sempre domandato chi fosse e dove abitasse questo interlocutore che tiravate in ballo, e con il quale mi consigliavate di confrontarmi.

Da bambino ero convinto che fosse il mio angelo custode che, non visto, controllava tutte le mie birichinate, e a lui chiedevo che intercedesse presso il buon Gesù, per farmi da Lui perdonare di una cosa che in qualche modo vi aveva procurato un dispiacere. Divenuto più grande, ho cominciato a pensare che la coscienza fosse quel codice morale che il Signore aveva consegnato all'uomo per regolarne i rapporti diretti con i suoi simili e le creature e le cose del suo mondo e, in via indiretta, i rapporti con il suo Padre celeste e le creature e le cose del Suo mondo.

Divenuto più maturo, mi sono convinto che la mia coscienza si identificasse nella certezza dell'Amore immenso di Dio, nella sete della Sua inequivocabile Giustizia, nella speranza della Sua incommensurabile Misericordia. E allora, mi domandavo, come è possibile confrontarmi con questi requisiti divini dei quali sento l'urgenza, se nel mondo in cui vivo non sembra ve ne siano le tracce? E, per quale motivo mi dovrei sentire moralmente vincolato a verificare se ogni mio pensiero, ogni mia azione siano adeguati a questi presupposti dei quali non vi è certezza assoluta? E se, invece, avessero ragione coloro che sostengono che l'unica certezza è la nostra materialità e la materialità del mondo che abitiamo? E quindi l'unico codice etico da prendere come coscienza è quello che l'uomo razionale si è dato come regola di pacifica e rispettosa convivenza con i propri simili, per condividere al meglio i vantaggi di un mondo, di una materia a lui sottomessa? O piuttosto eravate voi, con i comportamenti a volte censurabili, ma molto più spesso con gli esempi e le azioni condivisibili, lo specchio nel quale cercare l'immagine della mia coscienza?

Che gran confusione! Sino a quando, ai margini della vita terrena e ai confini di quella celeste, incamminandomi sul cavalcavia della morte, non ho capito tutto, caro papi.
La coscienza non è riconducibile ad alcun codice morale affidato all'uomo o da lui partorito. E' invece un codice genetico che racchiude nel diennea spirituale l'origine della vita dell'uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio, quello stesso diennea per mezzo del quale si è replicato nelle sembianze umane di Gesù e nella Sua vita da prendere ad esempio, con la quale confrontarsi in ogni istante ed alla quale ispirarsi. La coscienza della propria spiritualità non tacitabile da alcuna forma di errore della materia. La coscienza della propria discendenza da un Padre di cui essere orgogliosi e da assecondare, per orgoglio di essere Suoi figli. Coscientemente, senza il minimo dubbio. Capito?

Ciao incoscienti. Dal vostro Emilio firma


 

COMPLEANNO FUORI DEL TEMPO

Coloro che credono senza vedere sono beati e danno beatitudine

data letterina 21 giugno 2001

La tua stanchezza è l'unico motivo che mi trattiene dal farmi vivo, caro papi, e vorrei che anche mamma una volta per tutte ne fosse convinta. Altrimenti sarei incessantemente a tempestarvi di messaggi, segnali, indizi ed ogni altro genere di comunicazioni. Non me ne mancano certo i mezzi e le opportunità per farlo. Sempre una volta per tutte, mi preme tranquillizzare tutti coloro che temono, o ritengono o sostengono o pontificano, che il mio colloquiare con voi mi tenga sospeso tra terra e cielo, impedendomi così di godere a pieno della vicinanza di Dio e provocandomi tormento e dolore.

Ebbene, mi piacerebbe tanto far vedere a costoro come sia insignificante per lo spirito la distanza cielo-terra, e come siano essi stessi, a causa della loro limitante materialità, ad allungare lo spazio inesistente che li tiene lontani da Dio. Allontana molto di più la presunzione di quanto faccia realmente un metro.

Noi siamo infatti intorno a voi proprio come al Signore e, come non vedete o non volete vedere Lui, sino a che non ci accogliete nei vostri cuori non vedete né potete vedere noi, che siamo più addolorati di certe cecità precostituite, piuttosto che per quelle connaturate all'essere umano. E ci riempie di gioia essere vicini a tutti coloro che hanno creduto senza vedere. Costoro sono beati e danno beatitudine.

Miei dolci genitori che continuate teneramente a festeggiare il mio compleanno, nonostante io viva fuori del tempo non mi è impossibile esservi accanto, in apparente contrasto con la vostra temporaneità. Anche questa è prerogativa dello spirito eterno, che annulla spazi e tempi quando si identifica e si rinnova nell'amore.

Ecco dunque l'elemento che permette e rende inesauribile la nostra presenza nell'apparenza del tempo e dello spazio. E' l'Amore. Non vi è alcuna differenza tra il sentimento di un amore puro, che si genera nel cuore di un essere umano, rispetto all'amore universale ed incommensurabile di Dio, perché sono fatti della stessa pasta e dello stesso lievito.

Dunque grazie degli auguri. Che il Signore vi benedica e vi faccia trascorrere una notte serena, vegliando accanto a voi nei vostri cuori e ispirando i vostri sogni e i vostri pensieri. Buona notte. Emilio firma


LUGLIO lettera 2001

VELOCISSIMAMENTE

Verso il traguardo della propria vicenda umana

data letterina 2 luglio 2001

Mia dolce e amorosa mamma, tu hai proprio ragione quando dici che nel percorrere la stessa strada, lo stesso sentiero, la volta successiva hai la sensazione che siano più brevi e che si impieghi meno tempo. Sembra un paradosso ma è proprio così. Infatti non è una questione né di spazio né di tempo, ma tutto dipende invece dal tempo che la memoria impiega per immagazzinare i singoli eventi, le singole vicende, i singoli punti rilevanti che incontra la prima volta lungo il percorso. Sicché, la volta o le volte successive che vi si avventura, essa è tutta proiettata verso il punto d'arrivo e non si lascia prendere e distrarre dalle stazioni intermedie. Il risultato è che, divenuto esperto di un'avventura, quando vai a riviverla sembra che si consumi in un istante, anzi la si vive in un attimo.

La stessa cosa accade con la vita. E' vero che la vita terrena non la si percorre per più di una volta ma, per quanto lunga possa essere, una volta che ne hai scoperto e memorizzato le incognite in gioie e dolori, e hai imparato a prevederne la ripetitività, da quel momento in poi, essa, la vita, scorre via veloce verso il traguardo che si avvicina rapidamente.

Allora ti accorgi che, dato per scontato che il tempo è diventato il fattore ininfluente o indifferente, il vero ostacolo che condiziona il raggiungimento del traguardo, è quello spazio lungo il quale l'individuo acquisisce la memoria di esperienze terrene e spirituali, le mette a confronto tra di loro e da questo confronto trae il viatico e l'ispirazione per una appagante conclusione della propria vicenda umana. Che raggiunge l'optimum quando si lascia guidare dalla Parola di Dio.

Quindi, per quanto tutto questo possa sembrare ancora una volta paradossale, la via più breve per guadagnarsi la vita eterna è quella di credervi con tutta la fede e la ragione possibile.
E, a chi crede che la mia vita sia stata interrotta prematuramente, rispondo che ancora una volta il fattore tempo è risultato ininfluente anche nel mio caso, e che lo spazio di vita già trascorso era stato più che sufficiente a trasformare un'avventura in conoscenza e coscienza di Dio, sicché, da quel momento in poi velocissimamente, mi sono avvicinato a Dio ed ho potuto godere per sempre della Sua immensa Misericordia e del Suo Amore infinito. Da quello spazio di vita in poi vivo la vita eterna, dove lo spazio si misura in luminosità che ricevi della Luce di Dio, e la velocità in intensità di Amore del quale Egli ti investe.

Allo stesso modo si annulla qualsiasi distanza tra cielo e terra, tra noi e voi, solo che soltanto pochi di voi se ne rendono conto e ne traggono motivo di gioia. Gioia che va comunque condivisa con i meno dotati, perché, nascendo dall'Amore universale di Dio, essa è bene comune e non deve essere goduto da pochi fortunati.

A quanti vi diffidano dal continuare ad essere fortunati in tal senso, noi vi invitiamo a rispondere che non siete voi a praticare il culto dei morti contro la Parola di Dio, ma siamo noi a coltivare per la vita eterna tutti coloro, loro compresi, che ritengono Dio incapace di esprimere la Propria Parola e la Propria Volontà fuori dagli schemi dei quali sono schiavi difficilmente affrancabili. Ma il Signore è Buono e Misericordioso, ve lo posso assicurare, e al momento opportuno saprà perdonarli anche della poca stima che hanno di Lui.

Che il Signore vi benedica tutti, e così è. Bacioni dal vostro Emilio firma . Ciao


 

SASSOLINI E PIETRE MILIARI

Ma Pollicino non c'entra

data letterina 17 luglio 2001

Caro papi, ti ricordi la favola di Pollicino, quel bambino che, percorrendo la strada sconosciuta del bosco, si lasciava dietro le pietruzze per non perdere l'orientamento nel ripercorrere la via del ritorno? Orbene, questa favola non ha niente a che vedere con il nostro discorso, se non nel fatto che io e te siamo insieme quel Pollicino. Io lascio dietro di me delle pietruzze che tu dovrai trovare e seguire per ritrovare la strada, che riconduce alla casa del Padre e alla Sua e nostra gioiosa famiglia. D'altronde, per rimanere al tema e al racconto della favola, l'uomo può essere paragonato a quel bambino che, dovendo affrontare il percorso misterioso della vita da ripercorrere a ritroso senza difficoltà, si lascia dietro delle tracce effimere come le mollichelle di pane. E' inevitabile che queste siano destinate a divenire cibo degli uccelli e degli altri animaletti del bosco, che stanno lì proprio per cancellare qualsiasi segnale non duraturo della via del ritorno.

E allora torniamo a noi, e alla nostra favola personale ed universale al tempo stesso. Se io non lasciassi lungo il percorso virtuale, che mi ha già condotto e mi riconduce a Dio in ogni istante della spola che faccio tra il cielo e la terra, consistenti ed indelebili segni del mio passaggio, come potrei essere sicuro che voi, tu, mamma e tutti coloro che mi amano ed amano il Padre, la Madre ed il Fratello celeste, non rischino di perdersi nel bosco, e magari di non ritrovare la giusta via? Il Signore ha già lasciato in giro frecce, cartelli, segnali di senso unico o proibito, e di parcheggio a tempo limitato, curve pericolose, divieti di sosta, ecc. ecc. ecc. Il tutto, non per il gusto di proibire, imporre, multare, ma per rendere più scorrevole e meno accidentato il viaggio.
Con le mie letterine, ora vuole segnare il chilometraggio stradale, disegnare la linea di mezzeria sicché si sappia in quale carreggiata stiamo viaggiando e se la direzione è giusta, quando possiamo sorpassare e quando no, quando dobbiamo fermarci allo stop e quando abbiamo invece la precedenza, insomma, tutto quanto serva per farci compiere un viaggio sicuro e confortevole. Le letterine sono dunque le pietre miliari, disseminate lungo la via più breve e scorrevole che unisce il cielo e la terra rendendoli 2 mondi contigui e facilmente accessibili.

Gli autisti più avveduti, più disciplinati, e meno distratti, difficilmente perdono l'orientamento. Altri possono avere piccoli incidenti di percorso, per incuria, disattenzione, inosservanza o inadempienze, ma raggiungono ugualmente la meta. Altri, invece, sono troppo spericolati, viaggiano contromano, si affidano a mezzi inadeguati e a codici fuori legge, e allora rischiano di perdersi per sempre.

I codici, i regolamenti e tutta la segnaletica, sono come la voce della fede, quella fede che ti permette di metterti in viaggio lungo una strada mai percorsa che le mappe stradali ti danno come la più breve, la più sicura e magari anche la più piacevole turisticamente parlando. Le letterine sono invece più modestamente paragonabili a quel richiamo all'attenzione nella guida e all'osservanza del codice, che si prova quando appare ai bordi della strada la pattuglia di polizia, pronta a segnalarti l'infrazione. E' una piccola emozione, un piccolo tuffo al cuore che ti costringe ad essere un po' più buono almeno per un po'.

Come vedi, caro papi, la favola di Pollicino c'entra come un cavolo a merenda ma, come tutte le favole, contiene un messaggio di verità. Che, nel caso specifico, è il seguente: lascia sempre segni concreti di te e del tuo desiderio di seguire la retta via. Sii ad essi coerente e lasciati guidare ed aiutare, in questo, dalla coerenza della fede che ti ha ispirato a compierli. E, quando hai le idee confuse e un po' annebbiate, prova a rileggerti qualche vecchia letterina o a leggerne una nuova, e vedrai che tutto ti apparirà più chiaro e realizzabile, anche l'impossibile.
E' vero, vecchio scriba fedele? E' vero, vetusta ed inesauribile penna? Ciao, e grazie di cuore ad entrambi, e a mamma per il prezioso contributo che dà nel recuperare questi preziosi sassolini. Ma soprattutto rendiamo grazie a Dio, l'unico e vero ispiratore di questa storia meravigliosa. Vi voglio a tutti un bene immenso e speciale. Ciao Emilio firma


 

LA GIUSTIZIA DELLA VOLONTA' DI DIO

E il nostro compito di testimonianza

data letterina 22 luglio 2001

Mi piace stare qui con voi, miei cari, nella pace e nella serenità dei vostri cuori. Il Signore ha fatto proprio un bel lavoro dandovi la forza di affrontare con fermezza il dolore, per farvene corazza e scudo, lancia e spada, fede e fortezza. Ora siete suoi soldati ed Egli vi raccomanda di prendervi cura di quanti potrebbero viceversa soccombere al dolore simile al vostro, e lasciarsi annegare nella disperazione più cupa e rancorosa. E' un compito bello ed importante che svolgeremo insieme con tutto l'impegno necessario a non deluderne l'Ispiratore, per non tradire le vostre coscienze, per non abbandonare coloro che nel dolore leggono e vedono compiersi il segno di una volontà divina ingiusta e disumana.

Dio conosce invece molto ma molto bene le vicende dell'umanità, nel suo complesso universale e nell'universalità di ogni singolo del quale il Figlio incarnato rappresenta la Sua partecipazione diretta ed appassionata. L'onniscienza di Dio va al di là di ogni umana immaginazione, eppure cerca di ispirarne ogni istante, ogni anelito, ogni speranza. E' così anche per il desiderio di giustizia che Iddio proietta al di là della vita terrena, ma ha umanamente accettato e subìto nella interpretazione che uomini privi di pietà e di misericordia ne hanno elaborato.

E' facile, è umano, è scontato, sostenere che Dio è ingiusto quando una disgrazia, una malattia, una morte prematura ti sprofonda nei tetri abissi del dolore. Mentre è quasi impensabile accettare che si compia, o in tal modo si sia compiuta la volontà divina.

Ma qual'è la volontà divina, oltre a quella di garantire alle proprie creature la gioiosa convivenza con Lui in eterno? E' la volontà del Creato. E' la volontà di un uomo felice al centro dell'universo. E' la volontà del perdono. E' la volontà della misericordia. E' la volontà della redenzione. E, con essa, è la fiducia nel creato, nell'uomo felice al centro dell'universo, nel perdono, nella misericordia, nella redenzione.
E' dunque la fede in una volontà che non tradisce mai, non abbandona mai, non disereda mai. Questo vi si chiede di testimoniare, questo vi dovete sentire fiduciosi di raccontare per via della vostra personale esperienza che muove dal volere di Dio, e si è maturata attraverso la vostra consapevole e convinta adesione alla Sua volontà, senza mai rinunciare alla vostra dignità di genitori e di figli di Dio al tempo stesso.

Abbiate perciò fiducia, miei cari, nella vostra capacità di amare Dio oltre il dolore, e di condividere con Lui tutto l'amore che nutrite per me. Questo vi darà l'energia e la certezza di operare per Lui e per l'uomo in cui si manifesta già nella vostra sede terrena, e vi permetterà di acquisire meriti ancor più consistenti di quelli che vi derivano nell'averGli dedicato vostro figlio.

Il sottoscritto, o meglio il soprascrivente, che è fiero di voi e vi sostiene con tutto il Suo, il nostro amore indissolubile ed ormai eterno. Ciao e in bocca al lupo. Emilio firma


 

ASCENSIONE OLTRE L'ATMOSFERA

Il gas del palloncino e l'esplosione finale

data letterina 25 luglio 2001

Ciao papi mio, che ne diresti di fare con me quattro passi sopra le nuvole? Lì dove l'aria è più rarefatta e la fantasia trova più naturale collocare la consistenza dello spirito? Come se lo spirito fosse un gas, e con esso magari si potesse gonfiare un palloncino da lasciar libero di volare su, su in cielo sino a vederlo scomparire. E se fosse proprio così?

Potremmo pensare allora che, in parallelo, lo spirito di Dio entri nell'involucro corporeo, per dargli non solo forma, ma soprattutto spinta ascensionale. E allora non sarebbe difficile darsi l'appuntamento per farsi quattro passi tra le nuvole, e ritrovarsi con tanti vecchi amici di un tempo. Però bisognerebbe fermarsi, in quel punto nel quale l'atmosfera è talmente rarefatta da rischiare di far esplodere il gas, cioè lo spirito contenuto nell'involucro, lacerando quest'ultimo in mille pezzi.

Ma, in realtà le cose non stanno così, perché lo spirito o, se preferisci, l'alito o la fiammella di Dio non è il gas o la fiamma del gas, ma è l'espressione più pura e più potente dell'Energia della Fonte della vita, e questa energia vivifica e moltiplica la materia inerte, facendole assumere a piacimento forme, dimensioni e funzioni secondo modalità e codici che si è compiaciuta di fissare per sempre, sin dai tempi in cui diede mano alla Creazione.

Allora questa Energia aveva veramente collocato l'uomo, fatto di spirito e di corpo incorruttibile, in una sorta di mondo quasi sospeso tra cielo e terra, perché allora non esistevano confini tra le due dimensioni. Né in verità ne sussistono ancora, almeno per lo spirito, mentre il corpo, resosi deperibile per la contaminazione del peccato, è costretto a posteggiare sottoterra sino a quando l'energia della Fonte della vita non lo ricondurrà a vivere in spirito nel sua primordiale dimensione, e salendo in alto non rischierà più di frantumarsi nell'atmosfera rarefatta, perché non vi sarà più alcuna atmosfera se non quella che si respira accanto a Dio. Si tratta di una vera e propria ascensione. Cioè di un elevarsi spiritualmente al livello di Dio, portandosi appresso una dimensione corporea splendente come quella del Figlio di Dio e della Sua e nostra Madre Misericordiosa.

Ma ciò sarà possibile solo quando il mondo si libererà per sempre del peccato in un'esplosione di Energia purificatrice e rivitalizzante.
Per il momento, cioè sino ad allora, ognuno cerchi di fare il proprio dovere, che in definitiva è quello di operare nel rispetto di se stesso, del proprio prossimo e del proprio Dio, in attesa della Sua assoluzione finale e definitiva. Sino a quando tutta la terra esploderà proprio come un palloncino, liberando tutta l'Energia dell'Amore di Dio sì che cielo e terra diventeranno un tutt'uno.

Proprio come è in questo attimo e tutti gli altri istanti dell'eternità. Ma voi non potete ancora rendervene conto e vi dovete accontentare delle fiabe che vi racconto. E a me piace tanto raccontare favole, specie quando sono vere. Abbiate dunque fede e le favole e i sogni diventano realtà.

Ciao dal vostro Emilio firma pippo. Ciao mamma banana, sei contenta?


AGOSTO lettera 2001

FISICITA' DELL'AMORE

data letterina 3 agosto 2001

L'amore non cancella mai la consistenza fisica dell'amato. Mio caro papi, vorrei tanto che tu riuscissi a vedere quale bagliore si nasconde dietro il bagliore della luce che in questo attimo illumina il cielo. E' il bagliore del mondo dello spirito che brilla di luce propria ed è pervaso dalla Luce di Dio.
Cara mamma, vorrei tanto che tu riuscissi a sentire, dietro l'afa insopportabile del giorno, il calore gentile ad affettuoso delle anime che anelano di renderti partecipe del loro amore e dell'Amore di Dio. Questo per significarvi che, nella luce fredda della luna, così come nel bollore asfissiante di un giorno d'estate, si cela comunque la presenza di Dio, che fa di tutto per scaldare quella luce fredda e mitigare quell'aria arroventata.
Solo che l'uomo apprezza soltanto ciò che vede e ciò che sente, e se ne lascia talmente condizionare da non accorgersi che dietro a quegli eventi naturali, siano essi emozionanti o fastidiosi, c'è sempre e solo la mano di Dio che è l'artefice unico di quella natura incantevole ed ostile al tempo stesso.

Caro vecchio scriba, allo stesso modo alcuni hanno la necessità di avere costantemente un contatto fisico per sincerarsi dell'esistenza di qualcuno da amare o da odiare.

La fisicità è condizione essenziale per provare un sentimento? O è sufficiente solo il ricordo? E, per raccontare il proprio amore, è obbligatorio avere accanto la persona amata, o basta parlarne o scriverne? O meglio, parlarne per iscritto a chi si ama?

Sai già le risposte da dare a queste domande, caro papi, che non sono rivolte per caso, ma per ricordare che l'amore non cancella mai né distrugge mai la consistenza fisica dell'amato, anche se è lontano mille miglia, magari ne esalta la bellezza e ne apprezza le doti migliori. Lo scritto, le lettere ne testimoniano la volontà di manifestarsi fisicamente a distanza. Quando io vi scrivo, vi dico che l'amore che nutro per voi nello spirito si porta appresso quell'Emilio in carne ed ossa nel quale cominciò a vibrare e ad esprimersi nel vostro indirizzo. Cosicché voi, quando mi ricevete, mi vedete fisicamente impegnato a scrivervi per darvi mie notizie, da un posto lontano ma non più di tanto. Un posto che esiste e nel quale io stesso esisto perché è sovrassaturo di Amore, quell'amore che mantiene in vita oltre la vita. Me lo saprete ridire quando verrete a trovarmi.

Nell'attesa che ciò si avveri, bacioni. Ciao Emilio firma . Ciao


 

DISCESA IN TERRA DI MARIA MISERICORDIOSA

Non spaventatevi quando si darà inizio alle operazioni

data letterina 6 agosto 2001

Caro papi, conosco la tua ritrosia di mostrarti agli altri nelle tue funzioni di vecchio scriba ma, se permetti, non la condivido. Per la semplice ragione che, per quanto possa essere scettico l'osservatore, per quanto qualcuno ti possa considerare un impostore, è pur vero che la réclame è l'anima del commercio e, se la materia che viene reclamizzata è quella della fede in Dio, ben vengano certe imposture, alla faccia di certi scettici.

In questa tua ormai lunga militanza tra l'esercito di scribi che più o meno segretamente sono in piena attività sulla terra, perché noi non vi abbiamo abbandonato né abbiamo intenzione di abbandonarvi, avrai notato come io ti sproni a farti conoscere nella tua vera identità in particolari occasioni, e quasi sempre con genitori che hanno i propri figli in Cielo insieme a me. Tutto questo, sappi caro papi, sappiate cari genitori, non è occasionale né in Cielo né in terra.

Voi siete infatti l'esercito di genitori destinato ad aprire la strada, o meglio gli animi, all'esercito degli Angeli che precederanno ed accompagneranno la discesa in terra della Liberatrice Misericordiosa dal peccato dell'uomo, Maria Madre di Dio e del Suo diletto Figlio, e di tutti i figli Suoi diletti. Colei che schiaccerà persempre la testa del serpentedrago, e donerà all'umanità redenta il diritto eterno a godere dell'Amore di Dio.

Vedrete che fine faranno gli scettici, e quanti vi considerano esaltati o vaneggianti di disperazione! O meglio, per tranquillizzarli, vedrete che faccia faranno! Ma possono mettersi l'anima in pace perché, riacquistando anche quella pace dell'anima, potranno anch'essi usufruire del perdono e partecipare alla festa grande dell'uomo di Dio.

Noi siamo qui, non affacciati alla finestra per goderci lo spettacolo sottostante, ma siamo folla vociante ed elettrizzata insieme a voi, in una calca impalpabile ma dolcissima. Non spaventatevi quando si darà inizio alle operazioni. Ognuno saprà esattamente cosa fare, e a nulla varranno i consigli e le raccomandazioni delle nostre mamme tenere e trepidanti. Noi ci contiamo, c'eravamo già contati prima, eravamo già stati contati e scelti. Contatevi anche voi, scribi, mamme, papà, e scoprirete che dalla gioia di uno solo di voi potranno godere tanti altri, a condizione che sappiate condividere con essi il vostro dono che qualcuno considera fortunato.

Di fortunato vi è solo il momento in cui tutti si scopriranno compatti ed uniti dall'amore dei figli e per i figli, ed insieme muoveranno alla riconquista della propria identità ed alla riappropriazione della propria dignità di figli di Dio, che anelano alla salvezza anche degli scettici, degli increduli, dei prevenuti o indifferenti.

E con questo augurio-certezza noi figli-angeli, un po' angeli ma tanto, tantissimo figli, vi mandiamo la nostra benedizione e già riceviamo la vostra.

Emilio firma &C. Emilio firma Ciao a tutti.


 

SCUOLA DI GUIDA

Ai piccoli che faticano a governare i comandi

data letterina 9 agosto 2001

Ti ricordi, caro papi, quando da piccolo mi facevi guidare la cinquecento, ed io ero tanto piccolo che non arrivavo alla pedaliera e tu mi tenevi sulle ginocchia? Bell'incosciente! Però mi piaceva tanto sentirmi tutt'uno con te, partecipe della tua emozione e del tuo orgoglio al tempo stesso.

Adesso i ruoli si sono invertiti. Sono io che ti guido e ti insegno a muoverti in maniera inusitata, anticipando, questa volta sono io il bell'incosciente, i tempi della tua abilitazione a condurti in un mondo a te consueto ma ancora del tutto inesplorato, e completamente esplorabile soltanto a tempo debito. Il mezzo di trasporto è sicuramente meno pretenzioso ed impegnativo di un cinquecentino, ed è la fede, capace anch'essa di provocare e trasmettere emozioni, e farti riempire d'orgoglio al tempo stesso. Allora, orgoglio di padre nel trasmettere al figliolo la propria esperienza. Oggi, orgoglio di figlio che arricchisce il padre della propria conoscenza. Ma soprattutto orgoglio compiaciuto del Padre Celeste che confida ad un figlio accanto a Lui in Cielo, ed all'altro figlio accanto a Lui in terra, la Gioia del proprio Amore.

Come io allora avevo difficoltà a raggiungere i comandi a pedale, anche tu fai un po' di fatica a governare il mezzo. Ma ancora non hai capito che la fede non si governa con i piedi, e che, al contrario, è un vero e proprio pilota automatico al quale ti puoi affidare ciecamente? Scusami per questa metafora automobilistica, ma se ho la fissa per le automobili tu hai la tua bella dose di responsabilità, dal momento che me ne hai voluto svelare i segreti quando ancora avevo qualche dente da latte. E anche tutto questo non accade per caso, e probabilmente c'era qualche segreto che non conoscevi neppure tu.

Anch'io, d'altronde, non sono in grado di svelarti tutti i segreti della vita che mi dà la vita mentre ti parlo. Un po' perché non è giusto che tu sappia prima del tempo previsto, un po' perché neppure io possiedo la completa conoscenza del mio stato di eternità.

Vuol dire che ci daremo una mano a vicenda quando tu passerai a godere della condizione spirituale, e magari ci metterà bocca anche mamma banana, anche se c'è poco da fidarsi perché quella fa sempre dei grandi casini. Comunque, sarà proprio come Dio vorrà. In tutti i sensi. Ora torniamo con i piedi per terra, o meglio in cielo, ed aspettiamo che maturino i tempi scanditi dalla Volontà di Dio.

Il Signore vi porta già da tempo sulle Sue ginocchia, e vi insegna precocemente a guidare la vostra vita per condurvi nella maniera più sicura alla Città eterna. Lì è fatto assoluto divieto di circolare in auto di qualsivoglia cilindrata, perché è isola felicemente pedonale.

Il paradiso è un po' così. Ma non è nemmeno proprio così. E io non vi posso dire di più di quanto vi ho detto. Siate felici lo stesso perché io sono felice e ve ne faccio partecipi.

Un bacione paradisiaco dal vostro Emilio firma di sempre.


 

MARIA ASSUNTA IN CIELO

Maria Misericordiosa Assunta in cielo è il coraggio!

data letterina 15 agosto 2001

Miei dolcissimi mamma e papà.
Adesso vi spiego io Chi è Maria Misericordiosa Assunta in Cielo: cuore è il Coraggio.

Il coraggio di farsi carico del ruolo di madre del figlio di Dio e del Figlio dell'uomo, diventando Essa stessa progenitrice di Colui che aveva dato la vita al Suo progetto Uomo. Il coraggio della Verginità da dedicare a Dio, per divenire madre per opera della forza vitale del Suo Spirito, lo stesso Spirito che aveva generato l'uomo felice.

Il coraggio di chi conosce il proprio destino di madre educatrice del figlio divino e del figlio umano. Il coraggio di chi è cosciente dell'addio prematuro all'umanità del figlio divino e alla divinità del figlio umano. Il coraggio della madre che non può far nulla contro l'infelice sorte del figlio divino in cambio della felicità del figlio uomo.

Il coraggio del dolore puro e santo, che non conosce disperazione e ribellione, rassegnazione, rimpianto.
Il coraggio di non assumere il ruolo di prima donna nei tempi dell'esultanza per la Resurrezione del suo Gesù.
Il coraggio di farsi Madre di tutti i figli di Dio in cielo e in terra.

Il coraggio di farsi carico dell'opera di mediazione tra il figlio Celeste ed i figli terreni, quegli stessi figli che Ne decretarono il sacrificio e che Lo crocifiggono in ogni istante. Il coraggio di intercedere per l'umanità peccatrice il perdono dell'Onnipotente. Il coraggio di colei che è destinata a sconfiggere il male per sempre, così come Le fu affidato di generare il Bene per sempre. Il coraggio di vivificare la Chiesa dei Suoi figli con la forza del Suo Amore dolcemente materno, misericordioso, caritatevole, solido, esemplare.
Il coraggio di non dire mai di no a coloro che Le si affidano con tutto il cuore. Il coraggio della Fede, professata, elargita, condivisa. Il coraggio di tenere a bada tutti questi figli in cielo dei quali è Regina e soprattutto Madre, figli appiccicosamente innamorati di Lei, ed io fra loro. E vi par cosa di poco conto? Io dico che ci vuole un gran coraggio!

Viva Maria nostra Madre ed Amica. Ciao, dal vostro Emilio firma marianologo


 

QUEI POVERACCI DI UOMINI

Che vagano in un mistero più grande di loro

data letterina 18 agosto 2001

Caro papi, è vero che io non so dire di no, ma mi sembra francamente che ora si stia un po' esagerando. Cos'è tutta questa smania di scrivere? Basterebbe leggere, non ti pare? E si, che di scritti ce n'è una marea, parlo di quelli sacri, e sono più che sufficienti a formare una fede forte e consapevole.

Se poi anche le mie corrispondenze possono essere d'aiuto alla formazione o alla conversione, o, perché no, alla riscoperta e alla riappropriazione della propria matrice cristiana, ben venga anche il nostro diario di ieri e quello più aggiornato di domani. Non posso non esserne orgoglioso, anche se, come ho avuto modo di spiegarvi più di una volta, non è tutta farina del mio sacco, e le mie letterine, per quanto vi possano sembrare confidenziali, sono sempre sottoposte al vaglio di una sorta di comitato di redazione, che qui si chiama comunione dei santi. Che funziona proprio come quella di un giornale, non certo per fare censura preventiva, ma per garantire il rispetto del pensiero dell'Editore, che nel mio caso è Dio.

Il fatto è, miei cari, che questi poveracci di uomini che costituiscono il cosiddetto esercito di Dio, oltre a non riuscire a vederLo questo loro comandante, o guida, o pastore, o meglio Padre, si trovano a muoversi e a vagare in un Mistero più grande di loro, e vorrebbero che qualche loro simile, più ispirato o più competente, li aiutasse a trovare sostegno, conforto, comprensione, partecipazione, in poche parole, fosse in grado di illuminarli in nome della carità cristiana, cioè in nome dell'Amore e per il sacrosanto diritto all'Amore. E invece trovano superficialità, o peggio sufficienza o distacco, o peggio ancora disamore.

L'uomo ha la necessità e l'urgenza di sentirsi rassicurato circa la Parola di Dio e la Sua promessa di Redenzione trasmessagli dal Figlio di Dio. Chi gli può garantire questo legame ideale e concreto al tempo stesso con il suo Dio, se colui che ne ha avuto l'investitura dialoga solo con Dio, e non si volge indietro a raccogliere i dubbi, le incertezze, le paure, le istanze di chi soffre e si aspetta non già risposte definitive, ma un minimo di solidarietà umana, di umana pietà?

Se non ne trova se le va a cercare altrove, nella speranza che il suo Signore utilizzi qualche altro intermediario più efficiente e più Umile, cioè con i piedi piantati per terra ed il cuore diviso tra Dio e la Sua essenza terrena. Una creatura eletta per umiltà, per semplicità di spirito e per esemplare spirito di servizio. Questi sono i veri collaboratori di Cristo e i veri servitori di Dio.

Essi non costituiscono una classe privilegiata, ma si guadagnano il privilegio di divenire i confidenti, gli amici, i consiglieri di chi tribola e cerca conforto nella speranza di un mondo senza affanni, nel quale si possa conoscere la Bontà del Signore senza intermediari, scambiarCi quattro chiacchiere in un dialogo affettuoso, diretto, privato, e contraddistinto dalla simultaneità del reciproco Amore.

Sappi, caro papi, che il mondo celeste e terreno di Dio pullula di queste creature speciali, e che avrai modo di conoscerne in gran quantità. Conoscerli e riconoscerli. Attento però ai falsi. Ne circolano tanti e tanto convincenti.

Ciao. Emilio firma vostro e anche un po' di tutti.


 

LA MARATONA DELLA FEDE

Qualcuno è già tornato per dirti come è fatto il traguardo, e tu Gli credi

data letterina 24 agosto 2001

Miei cari, la Fede di cui il Signore ci ha fatto dono è un bene inalienabile. Ma tuttavia non del tutto privato e da godersi nei nascondigli più segreti del proprio cuore, e nell'intimità più assoluta della propria anima. Per prima cosa, infatti, la Fede, una volta consolidata ed acquisita come carattere distintivo dei figli di Dio, è come una luce interiore da riflettere e diffondere fuori di ognuno di noi, per illuminare il buio delle tenebre che ci circondano, e la strada segnata per ricondurre l'uomo al Padre. Poi, essa va condivisa con quanti se ne fanno forza e vanto, ma soprattutto con coloro che sono deboli ed indifesi per averla smarrita nei labirinti della mente, e negli arzigogoli della superbia. Inoltre, la Fede va alimentata, va aggiornata e rinverdita come una qualsiasi ricchezza che non può essere nascosta e svalutata sotto la mattonella, ma va reinvestita per produrre altra ricchezza e benessere generale.

Cosa di meglio della Parola di Dio, mai antica e sempre più attuale, per rafforzare, rinvigorire e modernizzare la Fede? Cosa di più pratico ed immediato della preghiera, per mantenerLa vigile ed allenata? Cosa di più vantaggioso dell'amore, per farLa fruttare in maniera ottimale producendo altro amore? Chi più qualificata della Chiesa dell'Amore, a raccogliere le singole lucerne d'amore, e farne, attraverso le vocazioni e l'apostolato, un esercito di Luce vivida ed inesauribile?

Dio si è fatto uomo per testimoniare all'uomo la Sua solidarietà nell'oppressione, nell'ingiustizia e nella miseria, ma soprattutto per rinnovargli la promessa generosa di ricchezza incommensurabile, da garantirsi investendo in amore. Amore per il Padre in cielo. Amore per il Padre in terra, riflesso nel Suo mondo naturale, nelle Sue creature e nel Suo figlio Gesù, amore per tutte le Sue creature celesti, ma anche amore per quanto Dio ogni uomo porta in se stesso in immagine e somiglianza.

Certo, la pratica della Fede ha le sue scomodità. Ma non è scomodo ed impegnativo, e magari stressante, allenarsi, ad esempio, per correre la maratona? E, che gusto c'è nel fare tutto questo, se non per confrontarsi con se stessi e provare l'ebbrezza dei traguardi intermedi, raggiunti con fatica e sudore, sofferenza nell'attesa dell'estasi immancabile del traguardo finale? Ognuno di voi, miei cari, ha il fisico per correre una maratona. Basta un po' di costanza, di perseveranza, di allenamento, di cervello, ma soprattutto di fiducia nei propri mezzi per portare l'impresa a compimento. E voi credete che la Fede sia meno capace di tutto questo? Si, però io so che la maratona ha un punto preciso di partenza e una località precisa di arrivo, e quindi... E già! Ma, se tu non hai le energie sufficienti per arrivare sino alla fine, pur conoscendo esattamente l'ubicazione, e magari come è fatto il traguardo, non potrai, se non mentendo spudoratamente, sostenere di aver compiuto la prova e di esserti meritato la medaglia.

Nella maratona della vita tu non conosci il traguardo nemmeno in cartolina, ma sai che c'è, perché Qualcuno è addirittura tornato indietro per dirti come è fatto, e tu Gli credi, e ti trascini sino all'arrivo, e tagli il traguardo, stremato ma felice per l'impresa compiuta, e per aver prestato Fede.

Non vi pare, miei cari, una bella ricompensa? Meditateci su e fatemi sapere. Ma soprattutto non rinnegate la vostra, la nostra Fede, senza la quale non si partecipa neppure alla corsa dei bacherozzi. Ve lo posso assicurare.

Vi aspetto all'arrivo fiducioso e trepidante. Ciao Emilio firma


 

SANTA FELICITA'

La felicità del figlio si avvera nella felicità del Padre

data letterina 26 agosto 2001

Caro papi, la volontà di Dio è incontestabile e indifferibile e solo il Signore ne può mutare il percorso, ma non la meta finale che è la condivisione della Sua eternità di gioia e di amore universale. Questa visione, che il Padre Celeste testimonia dal primo attimo della creazione e tramanda attraverso il Verbo, è uno dei tanti motivi che rendono all'uomo inintelligibile la Volontà dell'Onnipotente.

Come può Iddio, si chiede la mente umana, promettere un impalpabile paradiso celeste, quando sembra sordo alle singole suppliche di felicità terrena, quando addirittura non appare in grado di garantire la stabilità di una qualsiasi felicità terrena apparentemente consolidata? E, perché Iddio non dovrebbe viceversa compiacersi per la felicità terrena faticosamente conquistata da qualcuno dei figli Suoi? Interrogativi che, piuttosto che avvicinare, allontanano i figli dal Padre, ma in verità originari di una mente fallace che mira ad allontanare la carne dallo spirito con maggiore crudeltà con la quale si dice agisca la morte.

In verità, per poter dare risposte sincere, la mente dovrebbe domandarsi cos'è la felicità umana, e dove si trova se non nella santità, cioè nella gioiosa capacità di donare tutto se stesso, nel bene e nelle sofferenze, a Dio e a tutte le Sue Volontà, sempre condividendo le sorti che Egli accredita ai propri fratelli terreni. Intendere viceversa felicità come appagamento dei desideri, delle esigenze dei singoli capricci, senza renderne conto a Dio, o peggio nell'assoluto disprezzo di Dio e dei diritti degli altri, significa eludere qualsiasi domanda riguardando il divino Progetto, rifiutando la sacralità della vita terrena e rinunciando alla proposta concreta di una vita sacra.

Colui che pretende di appagare subito i propri appetiti terreni, oltre a produrre sempre l'altrui infelicità, offende Dio perché si fa sordo o non crede alla Sua Parola, e pertanto è giusto che gli venga negata l'eterna felicità. Figuriamoci poi quando qualcuno, ancor non sazio di felicità terrena, si sente in diritto di rivendicare la sua quota di felicità celeste.

Ma, in che consiste dunque questa felicità paradisiaca, se non nel gioioso e generoso desiderio di condividere con Dio e con tutte le Sue creature in cielo la propria vita, inondata e permeata d'Amore?

Allora, è evidente che la vera felicità terrena, non quella effimera, ma duratura, coincide con la felicità eterna e con essa si prolunga all'infinito dopo la morte. Proprio così, caro papi. Ecco quindi che la volontà del Signore è meno sibillina di quanto sembri. E' la volontà di Chi, tradito una prima volta dal figlio, ha voluto offrirgli l'opportunità di rifarsi una vita attraverso avverse esperienze, senza rinunciare definitivamente alla propria dignità, senza mortificare l'altrui dignità, ma cercandovi sempre il segno, l'orma, il profumo, la voce del padre, e consolandosi per la felicità di sentirseLo sempre vicino.

E' evidente che il figlio ci rimane male quando, dimentico dell'inadempienza, della disobbedienza, del capriccio, si sente ingiustamente colpito dalla reazione punitiva del padre. Comunque ci vorrebbe una bella faccia tosta per dimenticare o rimuovere il peccato originale, e ce ne vorrebbe una ancora più tosta per paragonarlo ad un capriccio qualsiasi. Ma, nonostante tutto, smemorataggine compresa, la Volontà di Dio mira al perdono, come quella di un qualsiasi padre buono e giusto, al quale sta a cuore la felicità del proprio figlio. E figuriamoci allora quando questo padre è il Padreterno! Capisci, caro papi, che la sola Volontà di Dio, l'unica vera, e priva di qualsiasi mistero o fraintendimento, è quella che vede avverata la propria felicità nella felicità eterna della propria genitura?

Cerchiamo dunque di dare un contributo filiale e sincero e concreto alla Sua felicità. Ciao, Emilio buontempone anche fuori del tempo. So così di farti felice insieme a mamma.

Ciao a entrambi, e bacini. Emilio firma


 

LUCE CHE ARDE MA NON BRUCIA

Nella luce e all'ombra del Signore

data letterina 29 agosto 2001

Nell'ombra si conduce generalmente una vita dai contorni incerti, sfumati e si compiono spesso azioni nefande. Chi agisce nell'ombra è di solito infido, subdolo, inaffidabile, pericoloso. Alla luce del sole, invece, è tutto vivido, evidente, inconfondibile, definito. Colui che opera alla luce del sole è in genere aperto, sincero, onesto, amico, ma bisogna fare attenzione a non lasciarsi ingannare dalla apparenze. La luce può essere così violenta ed abbagliante da accecare la vista e gli occhi devono adattarsi alla penombra per frugare nel buio.

Così si dice. Sarà vero? Può succedere che il male si compia in pieno giorno, che satana ammanti le sue malefatte di luce e di bagliori accecanti e che il bene si professi e si manifesti in buie catacombe, appena rischiarate dalla fioca luce di una candela. Ciò vuol dire che non conta la scenografia, ma il contenuto e l'ispirazione. Ci si può difendere dall'imponente parco lampade del maligno inforcando il solito buon paio di occhiali della Fede, questa volta non correttivi dell'umana miopia ma antiabbaglianti e filtranti. Tenendo bene in mente che la Luce di Dio è prorompente e calda come il Suo Amore, non ferisce ma guarisce e redime perché arde e non brucia. Allo stesso modo l'amore per Lui e per il Suo creato illumina qualsiasi antro remoto e buio.

Sempre per smentire i luoghi comuni, si può essere nella grazia del Signore anche vivendo nella Sua ombra, come si fa stando sotto l'ombrellone quando si teme di scottarsi sotto ad un sole troppo violento. E, per finire, chiunque può farsi luna lucente in una notte buia, se si lascia avvolgere dalla Luce dell'Amore di Dio per rifletterlo in un cielo splendente di stelle, nella luminosità calda e rassicurante che ti manda a letto con il cuore stracolmo di gioia.

Buona notte dalla vostra stella in cielo. Emilio firma


SETTEMBRE lettera 2001

MANIFESTO DELLA VITA DELLO SPIRITO

Il cielo pullula di vita multiforme
per volontà e nel segno dell'Amore di Dio

data letterina 8 settembre 2001

Mio caro, vecchio scriba. A quanti ti chiedono di farmi fare da tramite tra loro ed i loro cari assunti in cielo, vorrei che tu, oltre a non negare mai la tua disponibilità, dicessi che quassù ognuno di noi svolge un compito ben preciso, e che questo non rientra, almeno per ora, tra quelli che mi sono stati assegnati. A meno che lo spirito, della cui vita in cielo desiderano avere conferma, non sia accanto a me e magari non sia impegnato, con me o come me, allo stesso lavoro. Oppure che, non essendo egli stesso in grado di rendersi manifesto in qualche modo a quanti vorrebbero ancora averlo vicino, non mi chieda un passaggio per rasserenare, confortare e rassicurare i propri cari. Oppure che non sia il Signore in prima Persona ad impiegare questa via per dire a parenti ed amici che lo spirito di colui che amano è comunque accanto a Sé, indipendentemente dalle mie corrispondenze che sono tutt'al più risultate utili per riaprire i loro cuori alla speranza e alla preghiera. Vorrei inoltre ribadire alcuni concetti, o meglio alcune verità importanti. La prima è che, per quanto noi possiamo fare per annullare la minima distanza che divide il nostro spirito da quello di coloro che non si sanno rassegnare al distacco, e la massima distanza che separa la natura umana di colui che soffre in terra da colui che gioisce in spirito puro, non possiamo nulla se chi ci reclama vivi lo fa aggrappandosi alla nostra passata carnalità, e senza rinunciare minimamente alla propria, abbozzando un pur minimo slancio spirituale. Non è infatti pensabile di frenare l'inarrestabile ascensione dello spirito, zavorrandolo con il proprio attaccamento a cose e ricordi della sua vita terrena, così come non è possibile pensare o sperare di mantenere il contatto senza dimenticarsi, almeno per un po', della personale materialità.
Qualsiasi speranza viene poi vanificata quando tale contatto lo si cerca senza fare ricorso alla Misericordia di Dio, il Cui Amore è il lievito essenziale a cementare e far crescere qualsiasi legame d'amore apparentemente spezzato. L'altra verità è che queste richieste devono essere rivolte in prima istanza a Dio, al Figlio Suo ed a Maria Misericordiosa, attraverso lo strumento diretto e garantito della preghiera, la sola in grado di esprimere agli abitanti del Cielo la pienezza della propria fede, e di assicurare una risposta adeguata dal Cielo.

Un'altra verità è che, per quanto tu sia il mio caro papi, come scriba tu non sei il mio scriba personale. Perciò chiunque dal cielo, sempre in via gerarchica, può, se lo ritiene opportuno, fare di te il proprio scriba senza provocare la mia gelosia.
Può perciò capitare che qualcun altro, in qualsiasi altra parte della terra, venga raggiunto dalla mia energia, o meglio dall'energia che fa vivere gli spiriti in cielo e in terra e che essi stessi sono in grado di emanare. Pertanto, caro papi, non arricciare il naso se qualcuno ti confesserà un giorno che ne riceve i segni. Sii sospettoso soltanto se tutto ciò avviene al di fuori del divino insegnamento, e in chiave di promesse o di garanzie di un benessere terreno tutto rivolto alla salute del corpo, alla soluzione delle problematiche esistenziali, alla soddisfazione delle esigenze quotidiane.
Torno a ripeterti che noi siamo figli di Dio e Sue emanazioni. In tal senso, noi operiamo gioiosamente per Sua volontà e nel segno inconfondibile del Suo Amore. E lo facciamo secondo la nostra primitiva vocazione, la nostra versatilità, le nostre capacità.

Emilio fotoI contemplativi, i mistici, operano perché solitudine, silenzio e preghiera siano la combinazione che apre il cuore all'ingresso dell'Amore universale, e non già distacco dalla realtà della vita terrena che, anzi, non può rinunciare alla loro esperienza d'amore. Gli estroversi, i frenetici, gli iperdinamici come me, vanno scorrazzando su e giù come messaggeri di speranza, di fiducia, di gioia. Gli artisti, arricchiti dell'armonia che governa il regno dello spirito, sono impegnati ad educare gli animi all'amore del bello estetico e spirituale, senza il quale nessun essere umano potrebbe ritrovare nella natura in cui è immerso, e nel simile che gli vive accanto, il segno e l'immagine di Dio, e la perfezione armonica del Suo Progetto. I temperamenti razionali ai quali la vita spirituale ha svelato e svela ogni verità del creato e del suo Creatore, si adoperano nel compito di adeguare la ragione umana ai misteri della fede, per costituire con essa un sodalizio vincente per la conquista dell'eternità.

Ti potrei portare tanti altri esempi, caro papi, enumerando tutte le categorie degli operatori celesti e magnificandone le specializzazioni e le competenze. Questo ti dovrebbe far capire che il cielo non è costituito da un magma spirituale uniforme, ma pullula di vita multiforme e dinamicamente ispirata alle divine ed eccitanti regole dell'Armonia e dell'Amore, in cui ogni spirito si contraddistingue per il proprio inalienabile temperamento, la propria insopprimibile personalità, doti umane che gli hanno dato il diritto di esercitare il proprio libero arbitrio nella scelta tra il bene e il male. Sicché, il tempo in cui il Signore riconsegnerà ad ognuno di noi, ad ognuno di voi, la carnalità di un tempo, ma definitivamente mondata dal peccato e non più contaminabile dal male, potremo riappropriarci del bene assoluto nel suo splendore spirituale e nella purezza materiale.

Ecco dunque il mio incarico, la mia specializzazione. Tradurre in termini ed emozioni umane le esperienze di un mondo spirituale, al modello del quale, pur se in evidente contrasto, il mondo fatto di vicende umane finirà con l'adeguarsi. Già vedo qualcuno arricciare il naso per la logicità troppo umana di questi ragionamenti. Ma come si potrebbe rendere umanamente comprensibile il divino senza fare ricorso alle categorie mentali dell'uomo, quelle stesse categorie che dovrebbero aiutarlo a ritrovare le proprie radici, i propri cromosomi divini? Da che mondo è mondo, miracoli a parte, Dio usa la parola umana e le categorie mentali per comunicare con i Suoi figli terreni, per ammonirli, consigliarli, esortarli, istruirli con regole e comandamenti. Dove la Parola Sua non è stata ascoltata, Si è dato un Corpo incontaminato dal peccato, ma violato dalle ferite mortali dell'uomo nelle quali l'incredulo Tommaso avrebbe esplorato la Sua divinità. Per quale motivo il Signore dovrebbe proprio ora cambiare sistema? Proprio ora che il male si serve proprio dello strumento mediatico per colpire le sue vittime? Il Padreterno ha il Sacrosanto diritto di arrivare dove Gli pare, a chi Gli pare e come Gli pare. E con chi Gli pare.

E così sia. Ciao a tutti. Un bacione, miei esausti. Emilio firma specializzato servitore di Dio.


 

PREGATE IL SIGNORE CON TUTTO IL CUORE

Fate giungere forte in cielo la voce che chiede perdono

data letterina 15 settembre 2001

Mio caro papi, pregate il Signore di prendere a cuore i destini del mondo, e supplicate Maria Misericordiosa di intenerire i cuori più duri e di proteggere i figli Suoi sprovveduti dalle lusinghe di satana. Pregate tutti e fate giungere forte qui in cielo la voce che chiede perdono per i peccati dell'umanità, e protezione dal peccato di non amare la propria umanità. Pregate intensamente, con tutto il cuore, che il Signore illumini la mente e le faccia riscoprire la gioia dell'amore. Pregate in nome dello stesso Suo Amore incarnato.

Pregate, pregate, non cessate di pregare. Un bacione dal vostro figlio amoroso. Emilio firma

Vecchio scriba, sono molto impegnato e le mie letterine, le mie corrispondenze potrebbero diradarsi un po'. Prega la mia dolce mamma di lasciare per qualche tempo il disegno, e di impegnare tutta se stessa all'opera di consolazione e nella preghiera. Ciao. Pregate.


 

FORZA PROROMPENTE PER SCONFIGGERE IL MALE

Pregate con sincerità, convinzione e tenerezza

data letterina 16 settembre 2001

Mio caro vecchio papi, vorrei raccomandarti la preghiera come vera, efficace e fondamentale arma contro il male. Pregare vuol dire chiedere aiuto, sostegno, perdono e misericordia, ma significa soprattutto confrontarsi con il proprio prossimo e con la propria coscienza, per aprire il cuore all'amore di Dio salvifico nel sacrificio di Cristo, e materno e rassicurante nella benevola e compiacente complicità della Madre del cielo e della terra. Che è anche Regina della Pace.

Dall'alto del Suo trono, Maria Misericordiosa ci esorta ad unirci solidali nella preghiera per costruire un solo corpo, un solo cuore, un solo spirito, che non abbiano il minimo tentennamento di fronte alla malvagità del peccato e sotto i colpi satanici delle creature del male che cercano di separare, di dividere, di spezzare e vanificare l'alleanza che Iddio ha stretto con l'uomo, e che l'uomo è spesso incline a dimenticare così come dimentica il prezzo sacrificale che essa ha richiesto a Maria. Vi esorta dunque a pregare con tutta la vostra sincerità, con tutta la vostra convinzione e con tutta la vostra tenerezza. Esse rappresentano la forza suadente del vostro confidare in Dio, e la forza prorompente capace di sconfiggere il male e necessaria per farlo.

Solo con questi intendimenti esse saranno ascoltate, benedette ed esaudite, e più si leveranno forti e consistenti, più solleciteranno l'urgenza del perdono che decreta la remissione dei peccati del mondo. Ma il mondo non cessi mai di rivolgere i propri pensieri al cielo, dedicando a Dio ed alla Sua Madre le proprie emozioni, le confidenze, le speranze, gli affetti. Sino a quando la Regina della Pace non schiaccerà per sempre sotto il Suo tallone la testa del serpentedrando. Quel giorno non è lontano. Per questo siate instancabili ed inesauribili nel pregare. Forza e coraggio di essere figli di Dio, e di godere della protezione di Maria Santissima. Ciao Emilio firma


 

TUTTO PER AMORE

Affidate alla preghiera la fiducia nell'Amore di Dio
e la testimonianza del vostro amore per Lui

data letterina 20 settembre 2001

Mio caro papi, mamma mia cara, voi avete avuto per amore la forza e la costanza di non lasciarvi annichilire dal dolore. Voi avete trovato nell’amore la parola d’ordine con la quale vi è permesso di affacciarvi a curiosare nel mondo dello spirito, attraverso lo spiraglio delle porte del cielo appena socchiuse. Voi avete ricevuto dall’amore la certezza della mia vita eterna oltre la morte, e la conferma che la fede, quando poggia sulle possenti fondamenta dell’amore, non può essere smentita neppure dalla più accecante disperazione.

Vuoi trovate dunque tutto l’amore, tanto amore, che vi conferisce quella serenità e quella autorevolezza che rendono accessibile e credibile il vostro messaggio d’amore, dal momento che voi stessi ne rappresentate la fonte, oltre che lo strumento. Non si può vivere infatti senza amore, né si può vivere una siffatta esperienza, e neppure se ne può essere testimoni. Per questo motivo pregate il cielo, affinché non vi faccia mancare mai l’amore di cui avete bisogno, per voi stessi e per tutti coloro che non ne possono fare a meno, o credono di non averne necessità, o ritengono sufficiente quello che hanno. In fatto d’amore bisognerebbe prendere esempio da Ginger e Fred, che non si stancano mai di chiedere carezze, non si stancano mai di riceverne e non si stancano mai di dispensarne.

Il Signore non se ne avrà a male se sarete un po’ petulanti nelle vostre preghiere. Figuriamoci poi Maria Misericordiosa, Che, come mamma, conosce molto bene l’insistenza delle richieste dei propri figli, e Che è sempre pronta ad esaudirle, quando non si tratta di puri e semplici capricci. Perciò non cessate mai di affidare alla preghiera il senso della vostra fiducia nell’Amore di Dio, e la testimonianza del vostro amore sincero per Lui.

Ciao e buona notte, e mi raccomando, prima di andare a letto affidate al Signore i vostri cuori.

Ricolmi di speranze, di progetti, di aspettative, di sogni. Bacioni e bacini dal vostro PippEmilio firma


 

NON AUGURATECI BUON RIPOSO

Mobilitati sotto la guida della Nostra Regina di Salvezza

data letterina 22 settembre 2001

Caro papi, vorrei che qualcuno mi spiegasse in cosa consiste questo eterno riposo che ci viene augurato ad ogni pié sospinto, scomodando addirittura il Signore affinché ce ne conceda il più possibile. Forse che si è sparsa la voce che il Signore - Iddio mi perdoni - ci fa lavorare come negri? I negri mi perdonino anche loro. Mi fa piacere averti fatto fare una bella risata di cuore, perché non è tempo di inerti e sterili piagnistei, ma è tempo di costruttive e meditate prese di coscienza. Coscienza delle proprie colpe, delle proprie manchevolezze, dei propri cedimenti, del proprio disamore per le vicende del cielo e della terra. Incoscienza della crudeltà, dei delitti, della barbarie che gridano vendetta al cospetto di Dio. Ma Dio non conosce vendetta, se non quella degli uomini che Gli sta rendendo il dolore sempre più familiare ed offensivo. L'ignavia dell'uomo di fronte all'arroganza sempre più sfacciata del male ha raggiunto livelli ormai intollerabili. L'assoluta indifferenza per i più nobili valori della vita è divenuta un valore di assoluta distinzione della specie umana. Sembra che l'uomo abbia fatto la sua scelta definitiva, ed abbia buttato alle ortiche il dono del libero arbitrio perché non ha più alcun motivo di esercitarlo, cosicché il male, quello con la m maiuscola, la fa da padrone senza alcun ritegno.
E noi, in tutto questo, dovremmo starcene a guardare buoni buoni, in un riposo compiacente? Manco per sogno! Noi auguriamo invece a belzebù l'eterno riposo, perché la smetta per sempre di fare danni, e preghiamo il Nostro Signore di metterlo in riga una volta per tutte, mobilitando tutti gli eserciti del cielo sotto la guida della Nostra Regina di Salvezza. Perché voi sulla terra non provate a seguire il nostro esempio, pregando il Nostro Padre di liberarvi dal male persempre? E così sia. Ciao Emilio firma


OTTOBRE lettera 2001

COME ANDRA' A FINIRE

Regole per capire

data letterina 3 ottobre 2001

Caro papi, mi piacerebbe raccontarti come va a finire, ma come ti immagini che vada a finire? Che il male ha la meglio sul bene? Ma quando la smetterete di credere che il male satana possa prevalere sul bene Iddio? Contrariamente a quanti lo pensano e ne sono convinti, e tra questi vi è pure qualcuno che non dovrebbe avere dubbi in merito, il Signore ne sa sempre di più del diavolo, e se può sembrare sulle prime che il bene sia sopraffatto dal male è perché questo avviene esclusivamente nei cuori di coloro che non sanno coniugare ragione con fede, amore con misericordia, speranza con perdono.

Queste regole di grande umiltà sono essenziali per capire che il Signore della nuova alleanza ha abbandonato da tempo la spada, per farsi in Cristo padre e fratello di tutta l'umanità, sotto una unica religione, quella dell'Amore.

A che servono dunque le crociate, se l'espressione più amorevole e misericordiosa di Dio, ma allo stesso tempo più provocatoria e più folgorante, si è lasciata crocifiggere dal male? Bada però, caro papi, che anche questa volta non ha vinto il genio del male, ha prevalso la propensione contingente dell'uomo miope e presuntuoso a scegliere il male piuttosto che il bene.

E, nonostante questo offrirsi totale di Dio all'uomo, nello Spirito e nel corpo, l'uomo persevera nelle scelte sbagliate e si arroga il diritto di stabilire dov'è il bene e dov'è il male, con chi sta il bene e con chi sta il male, chi rappresenta il bene e chi il male, senza tener conto del fatto che mai al male assoluto sarà riconosciuto dalla Regola il diritto di giudicare il Bene assoluto cioè Dio, e viceversa sarà Iddio ad avere già giudicato il male e a decretarne la fine per sempre. Quello che accadrà vi è già stato detto, e dopo che sarà accaduto non sarà più necessario di raccontarlo ad imperitura memoria. A chi potrebbe mai più interessare? A nessuno, proprio a nessun povero diavolo.

Ciao. Bacioni e amore non quantificabile, ma sicuramente immenso ed inesauribile. Emilio firma Sarà quel che Dio vorrà. Lui sa come va a finire!


 

NON CONFRONTATEVI CON IL MALE

Ritorno al meraviglioso giardino di Dio

data letterina 20 ottobre 2001

Ciao e bentornati. Ed ora che siamo tutti riuniti vorrei raccontarvi una storiella.

C'era una volta un meraviglioso giardino, lussureggiante per una quantità di piante e di alberi rigogliosi di fiori di ogni colore e profumo, e di frutta di ogni genere e sapore, attraversato e bagnato da ruscelli d'acqua trasparente come cristallo di rocca e fresca come le labbra di una mamma. Tutto era animato da una miriade incredibile di uccelli variopinti e dai loro canti melodiosi. Tutto era perfetto per l'armonia che lo percorreva e lo regolava, e per l'amore di cui lo aveva pervaso il suo Creatore, sicché ogni animale che lo abitava, dal più piccolo al più maestoso, non conosceva né paura né violenza, né ferocia né fame.

Il padrone era molto compiaciuto e orgoglioso di questo angolo di paradiso che si era creato, profondendovi tutto il proprio Spirito in bellezza, armonia ed amore, ma, una volta completato questo suo capolavoro, si rese conto che non vi aveva espressa tutta la sua amorevole energia e volle manifestarla creando l'uomo, quella creatura nella quale più di tutte si identificava in umane sembianze ed in potenzialità spirituale, per condividere con lui le gioie del creato.

Per quanto fosse puro e divino il soffio con il quale Egli aveva vivificato la materia, tuttavia raccomandò alla sua creazione preferita di evitare in ogni modo di confrontarsi con il male, il quale, preesistendo già prima di quando l'uomo era stato creato, ne sapeva certamente una più del diavolo. Tutti sanno come sia andata a finire questa storia, che peraltro ancora non è finita.

La disobbedienza costò all'uomo una punizione esemplare. Ingabbiato nelle maglie dei condizionamenti del tempo, dello spazio e dei sensi fallati, tutte realtà di un irreale con il quale non aveva dimestichezza, l'uomo fu praticamente condannato a confrontarsi nel quotidiano con il male per scegliere il bene che garantisce il perdono, perdendo però, sino al termine del percorso purificatore, il diritto e la gioia di godere della presenza visibile di Dio e del paradiso che gli era stato da Lui riservato.

Non essere più in grado di vedere Dio e di apprezzarNe l'amore incondizionato, significa ahimè non riconoscerLo neppure nei propri simili. Questo è in definitiva il dramma esistenziale dell'umanità, e da esso derivano le immani sciagure che l'affliggono. Fortunatamente Dio ha concesso all'uomo un'ancora di salvezza assai efficace. La Fede. Che gli permette di sentirsi Dio vicino presente anche senza poterLo vedere, e che gli promette di tornare tra le Sue braccia e nel Suo giardino meraviglioso, liberandosi dall'incubo della materia con la morte della materia.

E, se si è optato per il bene, il ritorno al Bene ed alle sue inenarrabili bellezze è una semplice formalità. Come la vita sulla terra. Fino a quando la terra continuerà a proporre le sue stagioni, l'uomo continuerà a ripercorrere il proprio destino nell'illusione di una vita, e tutto questo si riproporrà finché Gesù non tornerà di nuovo per giudicare i vivi e i morti. Ma, cosa succederà se sarà l'uomo a decretare la fine del pianeta sul quale è relegato a ravvedersi dal proprio peccato di superbia? Lo sa solo Iddio, e speriamo che non lo permetta mai.

Ma voi, miei cari, non abbiate comunque paura. La fede, anche se vacillante, rimuove ogni timore e promuove e garantisce ogni felice ritorno. Nell'attesa che ciò si avveri, vi bacio e vi benedico con tutto l'amore che vi porto.Ciao Emilio firma


 

INTELLIGENZA DELL'ALDILA'

La ragione alla ricerca di un modello sperimentale

data letterina 27 ottobre 2001

Ciao caro papi, ti devo confessare che provo molta pena per tutti coloro, e non sono pochi, che sostengono che l'unica vita possibile è quella delimitata tra la nascita e la morte. Prima e dopo non c'è nulla, se non una sere di eventi possibili che, mescolati casualmente e perciò fuori da qualsiasi disegno, hanno originato quell'unico universo possibile in cui si racconta la storia, più o meno breve, più o meno lunga, del ciclo vitale di tutti gli esseri viventi.

Ormai la casualità si è talmente consolidata che tutto si riconduce, in una esasperata monotonia, alla riproduzione, nascita, crescita, riproduzione, invecchiamento e morte. In pratica, un codice dalla semplicità disarmante e privo di qualsiasi fantasia gestirebbe l'effimero destino di tutti gli esseri animati. Animati da cosa? Da un'anima? Ma nemmeno a parlarne! Animati da una sequenza fissa di reazioni chimiche, scandite nei tempi e nei modi da un inesorabile orologio biologico. Perché, dunque, all'esaurirsi di queste energie ve ne dovrebbero essere delle altre dopo la morte, capaci magari di far risorgere ad una vita tutta nuova o riportare ad un'altra vita tutta vecchia?
Sciocche ed inutili fantasie. Dopo la morte non c'è un fico secco, punto e basta.

Vediamo dunque di analizzare da dove nascono siffatte convinzioni che questi signori, purtroppo, non sempre tengono per sé, ma pretendono di imporre come l'unica verità accettabile. E' ovvio che esse sono il frutto di elaborati mentali, e pertanto di quell'intelligenza per la quale la specie raziocinante dell'uomo accampa diritti di superiorità, e di dominio su tutte le altre specie esistenti. Una facoltà dunque che, finalizzata a dichiarazioni così banali, dovrebbe considerarsi veramente sprecata.

E se invece servisse per porsi domande un po' più impegnative, come, ad esempio, chi ci ha fornito l'intelligenza? Il caso? Oppure è un dono che attribuisce superiorità perché proviene da un'altra superiorità, e che dovrebbe far riflettere che, se esiste una scala di valori, non è detto che l'intelligenza umana ne rappresenti l'apice.

E se ve ne fosse un'altra un po' più in alto o magari immensamente più in alto? Vabbè. Ammettiamo pure che sia proprio così, e che essa sia il codice della vita, il programmatore dell'ordine universale e, perché no, anche della virtù umana di avvalersi in modo speciale delle esperienze sensoriali elaborando un mondo delle idee.
Perché questo mondo, che dentro l'uomo esiste pur se invisibile, dovrebbe accettarne un altro ugualmente invisibile ma esistente prima della nascita, dopo la morte e durante la vita?

Per di più, poiché la mente riconosce come vere tutte quelle ipotesi che sono verificabili con modelli sperimentali, come potrebbe accettare la realtà di una vita diversa da quella che sperimenta ogni giorno e per ogni generazione, come potrebbe ricostruire in laboratorio il modello di una vita oltre la morte?

Allora è facile per la mente sostenere che è la paura della morte e del nulla susseguente a sollecitare un'alternativa di vita più persuasiva e gratificante, e l'inconscio, se non addirittura la ragione, se la va a cercare fuori dalle proprie esperienze sensoriali, nel cosiddetto mondo dello spirito.

Mi vien da ridere, caro papi, all'idea che un ragionamento di tal fatta potrebbe seguirlo anche un cane o un gatto o un delfino, magari all'insaputa proprio di quell'uomo che presume di sapere tutto di tutto e di tutti. E che non sa o non vuol sapere che esiste il modello sperimentale che conferma l'alternativa, non solamente consolatoria ma spiritualmente necessaria, dell'aldilà.

E' Dio che si fa uomo nel figlio Gesù, manifestando così la presenza del Suo Spirito Santo nella figura storica del Redentore, e nella Resurrezione da morte del Suo corpo il destino di chiunque affida la propria ragione all'ingegno della fede. Perché l'uomo si sarebbe dovuto inventare tutte quelle storie divine ed umane raccolte nelle sacre scritture? Per scacciare la paura della morte? O piuttosto per non dare morte alla memoria di esperienze già vissute prima della vita e dopo la morte?

La fede, miei cari, non è un bene di rifugio al quale ricorrere solo nella necessità di confrontarsi con la morte, ma è una ricchezza che va spesa in ogni istante della vita per affermarne la sacralità, senza paura di esaurirla. Infatti, più si spende più si rafforza e diviene inesauribile, proprio al contrario di quello che avviene per la vita terrena. Ecco perché la prospettiva di un suo prolungamento spirituale nell'eternità risponde ad un'esigenza di vita, e non è il frutto di una pia illusione. Siamo d'accordo?

Un abbraccio forte forte. Anche questo è il frutto di una mia esigenza e non di una tua proiezione mentale, caro papi. Ciao Emilio firma


NOVEMBRE lettera 2001

RICHIAMO IRRESISTIBILE

Nella verità e nella giustizia di Dio, pervaso dalla Sua Sapienza

data letterina 7 novembre 2001

Papi mio caro, questa mia letterina è dedicata a tutti quei padri, quei papà, quei papozzi, quei papuzzi, quei papi del mondo che si sono visti sopravanzare dai propri figli, anche nella corsa per l'appuntamento con il nostro Padre supremo e con la vita delle Sue verità eterne.

Quante volte ti ho sentito dire, caro papi, tra un singhiozzo di dolore ed un impeto di rabbia disperata, che tutto questo non è giusto, non è fisiologico, non è nemmeno divino: è innaturale, è inconcepibile, è immorale. Ti aspetteresti che ora ti confessassi che anch'io, il mio cuore, la mia anima, fossimo pervasi dal dolore dell'abbandono del corpo, degli affetti e degli amori. Invece, mano a mano che mi staccavo dalla carne, e in un turbinio indescrivibile di tensione amorosa, venivo attratto a velocità pazzesca dall'immateriale, ma godibile in tutti i sensi, sfera di Dio, mi diluivo, mi concentravo, mi mescevo in un'incontenibile tenerezza d'Amore, equamente divisa per tutti voi che lasciavo senza perdervi, e per tutti coloro che andavo a ritrovare per non essermi perduto.

Sicché, alla chiamata di Dio, non perentoria ne autoritaria, ma dolce ed autorevole come il richiamo di un papà al quale si porta il rispetto dell'amore e l'amore del rispetto, non ho saputo né voluto dire: aspettami, Signore, perché prima devo seppellire il mio papi, perché così sarebbe più giusto, più fisiologico, più naturale, più concepibile, più morale. Dal momento che, nello stesso istante in cui mi si aprivano le porte della verità e della giustizia di Dio, venivo pervaso da tutta la sua sapienza.

So quanto sia difficile per te, caro papi, per te adorata mamma, e per voi tutti cari mamma e papà che ci piangete pur sapendoci in cielo, entrare nello spirito di questa esperienza di verità che mi è stato dato di rivelarvi. Ma ciò che vi è impossibile ora, per emozionalità carnale, sarà credibilmente semplice quando vi giungerà il tenero appello paterno del Signore. E allora nulla potrà giustificare un rinvio, né la necessità di provvedere alla cura dei campi, né l'obbligo di seppellire i propri defunti. Scoprirete che l'Amore e la sapienza di Dio, che oggi ci accomunano più di ieri, sono richiami irresistibili per lo spirito, e rappresentano l'unica spiegazione plausibile all'unico perché che è giusto porsi. Il Signore vi ama tutti e vi benedice tutti. Saprà ricompensavi con lo stesso, unico, irresistibile Amore di cui ricolma coloro che Lo amano.

Ciao. Con tutto l'amore che vi porto. Emilio firma


DICEMBRE lettera 2001

LA REALTA' ORIGINARIA

Esperienza e memoria della divina nobiltà

data letterina 1 dicembre 2001

Mio caro papi, vorrei che il tuo tempo si fermasse un sol'attimo della mia eternità per farti vedere l'essenza del vivere celeste, e per condurti per mano sino alla fonte della sapienza. Ma entrambi sappiamo quanto tutto ciò non sia possibile, sino a quando la materia che ti porti appresso non esaurirà la sua frenesia vitale, lasciando che lo spirito vada ad affrontare l'ennesimo e definitivo esame della tua vita, cioè il giudizio paterno e comprensivo del Padre Misericordioso di tutti noi. Sino ad allora per te, ad ora per me, dovremo ringraziare il Signore di concederci di rinnovare, attimo dopo attimo, letterina dopo letterina, questa nostra complice intesa che non ci fa sentire mai più la pena fisica del distacco, e ci rende invece partecipi di una gioia, fuori dei valori terreni che le vengono attribuiti, e del godimento che è capace di determinare. Nello stesso istante in cui la fede smette di essere l'unico strumento possibile per concepire la realtà del mondo dello spirito, e diventa essa stessa esperienza quotidiana degli interminabili giorni dell'eternità.

Questa straordinaria avventura sarebbe impensabile ed irrealizzabile, ma la vita che la fede ci lascia presagire è già potenzialmente dentro di noi, quando percorriamo la nostra esperienza umana, per divenire dono irrinunciabile nel momento in cui ritroviamo la memoria di trascorsi spirituali della divina nobiltà.

Caro papi, la nobiltà d'animo di cui ti sto parlando è l'Amore eterno, quell'amore che non solo non conosce l'usura del tempo, né la monotonia della consuetudine, ma si rinnova, si rafforza, diviene incontenibile, perché nasce direttamente dal Signore Dio nostro e ci pervade della Persona Trinitaria dello Spirito Santo, quell'alito divino che nobilitò la materia e che le ritirò le credenziali di eternità, quando essa condizionò lo spirito dell'uomo a compiere il primo errore del creato, dal momento in cui il volere di Dio l'aveva restituito alla Luce.

La benevolenza del nostro Padre Celeste è tuttavia immutata ed immutabile verso la Sua creatura più prestigiosa, e per questo motivo Iddio esige che l'uomo ritrovi la sua nobiltà divina e la sua capacità ancestrale di amare, attraversando il territorio sul quale si confrontano e si combattono il Bene e il Male, e le loro rispettive incarnazioni, per ritrovare in questa esperienza il coraggio di operare, ora come allora, la scelta più responsabile e più opportuna.
La scelta del bene lo ricondurrà di colpo alla sua originaria realtà, azzerando tutta l'esperienza umana senza lasciarne traccia. La scelta del male lo condannerà alla morte eterna, alla quale non sarà sottratto neppure nel giorno in cui Iddio resusciterà i vivi e i morti. Il bene che Dio condivide con noi sia dunque condiviso, da noi del cielo e della terra, con tutti noi del cielo e della terra, nelle forme di carità amorosa, di preghiera operosa, di fratellanza conciliante, di speranza fruttuosa, di fede illuminante.

Diamo anche noi il nostro piccolo contributo, caro papi, consegnando questa nostra bellissima esperienza, e soprattutto la serenità che essa ha ormai consegnato al cuore tuo e a quello di mamma, a quanti disperano di conoscere la serenità, o di ritrovarne almeno in parte lungo il percorso del cammino della speranza. Confidare serenamente in Dio vuol dire mettere una bella ipoteca sul proprio futuro eterno, per ritrovare lo Stesso Signore del presente, e del passato immutabile, nell'amore e nella paterna generosità.

Così deve essere e così sia, con gli auguri di Emilio firma vostro.


 

L'ETA' GIOVANE DELLA VITA ETERNA

Dio a immagine e somiglianza dell'uomo

data letterina 8 dicembre 2001

Miei cari, miei dolcissimi, miei eternamente amati. Miei mai lasciati né dimenticati genitori, la mia gioia e la mia vita si alimentano del luminoso ed inesauribile amore che Iddio mi elargisce, dell'amore paterno e generoso con i quale Egli vi protegge, dell'amore sincero e filiale che voi Gli dedicate, e di tutto l'amore che i vostri cuori teneramente ed appassionatamente nutrono per me con la stessa intensa dolcezza che mi avete sempre manifestato sin dai primi attimi di vita.

Ora che la vita dello spirito mi ha aperto il cuore ai suoi cosiddetti segreti e non esistono più orizzonti per la mia conoscenza, vi voglio confessare e confermare che non vi è alcuna differenza tra l'amore di cui mi ricoprivate allora e l'amore che mi manifestate ora. Sento le stesse carezze e gli stessi baci, ne avverto la stessa tenerezza e la stessa purezza e so che essi vi riempiono il cuore così come vi accadrebbe se ad essi si accompagnasse la sensazione di baciarmi e carezzarmi fisicamente.

Avete dovuto compiere un po' di strada per imparare ad amare al di là dei sensi e della materialità, e fuori della memoria, dei ricordi. Ora è più facile sentire con tutti i sensi il calore della nostra presenza, della nostra vita, ed è più facile lasciarsi convincere della concretezza di ciò a cui si crede e a cui si tende con fede.

La Parola di Dio non è astratta così come non lo é il Suo mondo, al centro del quale non ha posto Se stesso ma la creatura a Lui più simile. Già basterebbe questa verità a dimostrare quanto sia reale il mondo dello spirito. Solo il Creatore può rinunciare senza alcun turbamento alla Sua onnipotenza e metterla al servizio dei suoi figli, inondandoli d'amore, di sapienza, di misericordia e di perdono.
Nessuna mente umana, pur se graziata nella fonte battesimale, saprebbe organizzare nell'età della ragione un mondo in cui non fosse il padrone assoluto. Se ciò non avviene è perché proprio attraverso la grazia si fa in lui strada l'ispirazione divina di un Padre buono e caritatevole che ti ridà la vita se tu Gliela chiedi perché ne sei convinto, e Lui te la ridà perché è fonte di vita in ogni istante, ed è carità infinita. Ma Iddio, miei cari, non è solo amore nella gioia, nel perdono e nella misericordia. Dio non è soltanto l'astratto rappresentabile con concetti astratti. E non è neppure rappresentabile nella figura un po' barbosa di un vecchio con la barba lunga e bianca e dallo sguardo da burbero benefico. Né il Suo mondo è fatto di sola monotona pietà in cambio di sofferenze e tribolazioni.

A costo di sconfessare quanti sostengono che il mondo dello spirito è privo di emozioni, di incertezze, di curiosità e tutto vi è dato per scontato e prevedibile. A costo di scandalizzare e irritare quanti si definiscono custodi ed interpreti di dottrine teologiche, io vi assicuro che nulla è più concreto e divertente di Dio. Concreto e divertente nell'amicizia, concreto e disarmante nella semplicità, Dio é divertente, Dio è allegro, Dio è spensierato, Dio è gioia di vivere, Dio è fedeltà e condivisione, Dio è generosità, Dio è confidenza, Dio è complicità, Dio è umiltà, Dio è partecipazione, Dio è speranza, Dio è esuberanza, Dio è equilibrio, Dio è perseveranza, Dio è servizio. Insomma, Dio è il meglio dell'uomo elevato a divino, così come Gesù è il meglio di quanto il Signore abbia saputo incarnare nell'uomo.
E Gesù non ebbe nulla di astratto
, né ne avrà dopo essere salito in cielo con tutto il Suo corpo glorioso nel quale Dio stesso Si è calato per farsi ad immagine e somiglianza dell'uomo che aveva progettato e realizzato prima che i secoli cominciassero a misurare il trascorrere del tempo.

Miei cari mamma e papà, voi capite perché io mi trovo a mio agio quassù in Cielo, dove tutto è giovane e congeniale al mio temperamento, e capite pure la concretezza dell'esperienza di vita che vivrò in eterno, ed alla quale voi stessi non potrete sottrarvi, con tutta quell'umanità che aspira a viverla come un'avventura allegra ed inebriante. La vita eterna che il Padre Supremo ha fissato nella Propria esperienza umana all'età della giovinezza più allegra e più consapevole.

E' questa l'età più festosa e spensierata che si vive in Cielo per sempre. Ciao, dal vostro allegro e spensierato, consapevole e concreto figlio in cielo. Emilio firma vostro.


 

DIO SI FECE UOMO E RESUSCITO' DA MORTE

Nella bellezza gloriosa del Suo corpo,
la dignità corporea della vita eterna

data letterina 14 dicembre 2001

Mio caro papi, quando il Signore diede mano alla creazione dell'uomo che aveva concepito a Sua immagine e somiglianza, non a caso alitò il Suo Spirito vitale su un grumo di materia inerte. Altrimenti avrebbe creato un Suo inutile ed impossibile doppione. Invece infondeva lo Spirito della propria sapienza e della propria bontà nell'argilla apparentemente priva di vita, ma non per questo meno modellabile, perché prendesse le sembianze che meglio e più fedelmente ne testimoniavano bellezza ed intensità. L'uomo divenne così il bene fatto persona. Nel dare, nel ricevere, nel gioirne, nel farsene fisicamente partecipe e dispensatore.
Anche la donna fu concepita con le stesse regole
, secondo gli stessi principi, a partire anch'essa dalla materia, ma questa volta già nobilitata dalla dimensione umana, di quel costato che, non a caso, custodisce e protegge il centro dei sentimenti e delle emozioni.

Quella corporeità così ideata ed attuata non poteva, dunque, non esprimere l'armonia e la bellezza del pensiero del Suo Creatore, e per questo risplendeva di spirito e non di materia. Quando l'uomo e la donna ebbero peccato, per la presunzione di volersi confrontare con il male, allora i loro corpi persero l'impercettibile materialità della propria materia, e divennero così materia di pudore e di vergogna, perché attraverso essi traspariva ormai evidente la contaminazione del peccato. Al tempo stesso essi furono condannati ad essere soggetti all'usura del tempo ed ai disagi dello spazio, ed a trovare nella morte la rinascita della propria identità spirituale e della propria aspirazione naturale ad una spiritualità senza confini.
La morte libera, dunque, Adamo dalla vergogna di mostrare a Dio le proprie nudità, e gli infonde il coraggio di presentarsi a Lui a viso aperto e con animo fiducioso, per sottoporsi al Suo giudizio e al Suo perdono.

In un'altra occasione della storia dell'umanità Dio volle dare un corpo al Suo Spirito. Questa volte non dovette procedere ecs novo e, poiché l'uomo era già stato creato e si moltiplicava sulla terra, persistendo nel peccato di generazione in generazione, Si incarnò nel seno della Vergine Maria e Si fece uomo, per riportare in terra la parola redentrice dell'Amore. Gesù, Iddio fatto uomo, una volta esplicitata nel martirio della crocifissione l'enormità del Suo Amore divino per l'umanità di cui si era fatto simile, è ritornato in Cielo, resuscitato da morte e senza rinunciare alla gloriosa bellezza del Suo corpo. Con la promessa di riconferire dignità corporea a tutte quelle anime che, libere dal peccato, ha riconsegnato alla vita eterna. Allora ogni spirito si riapproprierà della propria dimensione umana, che farà bella e gloriosa dell'amore che l'ispira.
Come tutto ciò accadrà è stato già profetizzato e messo per iscritto, e la potenza di Dio si manifesterà in tutta la Sua fantasia creativa.

Qualcuno si domanda dove si andranno a mettere tutte queste creature, e se ci sarà posto per accoglierle tutte. E' evidente che sì! Il regno di Dio è infatti fuori del tempo e dello spazio, e per questo è sconfinato.

Come il mio amore per te e per la mia mamma. Ciao. Emilio firma vostro.


 

LA PROMESSA DI NATALE

Il corpo dell'uomo divino emana amore
Gesù non ha voluto abbandonare in terra il proprio corpo

data letterina 23 dicembre 2001

Caro papi, vorrei parlarti un poco dell'Amore di Dio fatto uomo, di quel Gesù nato per il bene dell'uomo e come uomo vissuto dal primo evento doloroso della nascita all'ultimo istante doloroso della morte. Pensa, papi, come ci si debba sentire sapendo di essere il figlio di Dio. Ma Gesù sapeva altrettanto bene di far parte di un progetto divino che gli aveva affidato il compito doloroso ma sublime di Figlio dell'uomo, figlio di un'umanità che doveva ritrovare e recuperare il senso e la fede di un Dio e in un Dio buono e misericordioso. Il Quale ne manifestava tutta la Sua vocazione offrendosi alle Sue creature nelle stesse vesti umane, che Egli stesso aveva per esse concepito, e ripercorrendo gli stessi itinerari biologici che aveva previsto.

Una volta venuto alla luce attraverso le doglie di un parto umano, che gli apriva le porte della vita, Gesù era uomo a tutti gli effetti, in carne ed ossa, salvo che il suo corpo concepito senza peccato non conosceva il peccato della carnalità, ma certamente i sensi, il tempo e lo spazio lo condizionavano come un uomo qualsiasi.
Allora è facile immaginare il piccolo Gesù che piange prima di attaccarsi al seno di Maria, o che prova l'emozione dei primi passi, o che prende qualche sculacciata dal suo papà, o che si ferisce lavorando con lui in bottega. Proprio come un neonato, un bambino, un ragazzo qualsiasi, un figlio qualsiasi. Ma Gesù non è un ragazzo qualsiasi, lo sanno mamma e papà e lo sa anche Lui, dall'istante in cui lo Spirito di Dio, che impregna il suo patrimonio genetico, Lo conduce, fatto adulto, ad affrontare l'impegnativo compito di redenzione.

Ed ecco che il corpo dell'uomo divino acquista proprio nella sua fisicità, quella sacralità e quel fascino che avvincono, e trascinano insieme alla parola. Perché quel corpo emana l'Amore, che si configura nell'amore fedele che resuscita l'amico fraterno, nell'amore misericordioso che perdona la peccatrice pentita, l'amore giusto che premia i reietti e i poveri, l'amore illuminante che ridà vista ai ciechi, l'amore fortificante che dà agilità agli storpi.

Gesù ama ed è riamato fuori dal peccato della carnalità, perché il suo essere uomo non lo espone alle tentazioni. E ben lo sa il maligno, che tenta di provocarlo esclusivamente sul piano dell'orgoglio, della supremazia intellettuale, della ricchezza, della potenza. Ma, come può sperare il demonio di deviare il corso del progetto divino, che ha in copione il sacrificio finale di Gesù, mortificato e messo a morte proprio da quell'uomo che Egli si appresta a redimere, rinnovandogli la promessa della vita eterna dopo la morte? Quel copione prevede che il Figlio di Dio debba vivere, nel dolore e nell'abbrutimento più umano della carne, gli interminabili eventi del martirio e dell'agonia, che devono essere stati strazianti ed inenarrabili non solo per la crudeltà con la quale sono stati provocati, ma soprattutto per la vergogna di cui si è sentita assalire l'umanità che li aveva decretati.
Nel momento della Resurrezione Gesù non ha voluto abbandonare in terra il proprio corpo
martoriato, ma esente da peccaminosità, proprio per significare che sono i peccati della carne ad appesantire il corpo, costringendolo a rimanere in terra perché indegno di salire in cielo.
Era troppo affezionato a quell'involucro,
nel quale lo Spirito, assunte umane sembianze, aveva conosciuto l'esperienza delle emozioni più belle, più esaltanti, più gratificanti che l'uomo possa mai provare.

Gesù è dunque il personaggio storico in cui Iddio si è compiaciuto di calarsi, per provare l'ebbrezza dell'uomo che si scopre donatore ed oggetto d'amore. Al tempo stesso è l'immagine divina, nella quale l'uomo trova la risposta per tutti gli interrogativi che lo angustiano, e la certezza che, come per Lui, anche per l'umanità che in Lui si identifica, è riservato un posto accanto a Dio.

E' la solita promessa che sta per rinnovarsi con il Natale. Accorrete tutti ad assistere a questa nuova ed emozionante nascita di Gesù, per farvi investire e coinvolgere dall'ondata d'Amore travolgente che suscita nei cuori.

Tanti Auguri. Emilio firma vostro.


 

UN ATTIMO DI AGGIORNAMENTO DELL'ETERNITA'

Ritorno a quella vita non futura ma eternamente vissuta

data letterina 30 dicembre 2001

Caro vecchio scriba, stai per diventare più vecchio di un anno, ma sicuramente più aggiornato, un attimino più aggiornato di quell'eternità dalla quale vi scrivo per parlarvene.
Vorrei portarvici tutti dentro, solo per farvi vedere che non vi sto descrivendo il mondo delle favole
. Ma non si può. Nulla e nessuno possono sottrarsi alle regole della volontà divina senza il volere della regola assoluta. Ma l'Amore di Dio, quando non decide di cambiare le regole e i destini dell'uomo, purtuttavia fa all'uomo misericordiosa concessione e permette a noi vivi in cielo di contattare i nostri vivi in terra per testimoniare loro che non vi stiamo raccontando favole, ma che vi stiamo dando contezza di un mondo fantasticamente vero e realizzato.

Vero, grazie ad un minimo di fantasia, grazie, anzi, a quel pizzico di fantasia senza la quale la fede in Dio rischia di rimanere una frase fatta, un luogo comune campato in aria e tramandato di generazione in generazione per esorcizzare la paura della morte e tacitare tutti i perché che si agitano intorno al prima e al dopo di essa. Noi vivi nella concretezza del cielo, ed io in questo momento in cui vi dico e vi scrivo che sono tra voi, siamo chiamati a solleticare proprio questa fantasia, che vicende umane ormai millenarie hanno anestetizzato o resa desueta.

Che cosa dovete intendere per fantasia, se non l'anelito che ogni essere umano ha nel suo patrimonio spirituale, di fare ritorno a quella vita non futura ma già eternamente vissuta sino al compito della transumanza? Fantastico non equivale a improbabile, o addirittura inattuabile, ma, nel nostro caso, vuol dire ineluttabile e privo di perché, dal momento che l'unico perché, quello riguardante l'arco di tempo che è sotteso tra la nascita e la morte, ha già avuto un'esauriente risposta, e, grazie alla fantasia in argomento, può essere paragonato ad un brevissimo tempuscolo di mancanza di corrente nel luminoso chiarore della vita dello spirito.

Fantasia vuol dire pregustare il piacere di riscoprire, dopo aver assaggiato qualcosa di amaro, il sapore dolcissimo dell'amore eterno, quello senza prima e senza dopo. Quell'amore che ho ritrovato quassù e che vi dedico con tutto il mio cuore.

Ciao Emilio firma ... continua.


 

 

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