Le letterine di un Giovane Angelo

Emilio nel nostro 2001

febbraio marzo aprile maggio giugno

gennaio duemilauno

1 gennaio 2001

UN ANNO PIU' VECCHIO,
un anno di meno

Caro papi, un po' più vecchio se conti gli anni che aggiungi alla vita del tuo corpo, un po' più giovane se li sottrai dagli anni che ti separano dalla vita del tuo spirito. Comunque, scriba fedele, io vorrei che durasse all'infinito questo tempuscolo, così privato e breve, che ti divide dalla mia eternità.

Questo, non tanto per augurare alle tue membra di campare almeno cent'anni, quanto piuttosto per vedere lo scriba sopravvivere al tempo, per farci rivivere le emozioni di questi appuntamenti e di queste chiacchierate così intime e pubbliche al tempo stesso. Al di là del mio desiderio puramente filiale e assolutamente privo d'egoismo, sappi comunque che tutto ciò che nasce dal volere e per la misericordia di Dio, o per intercessione della nostra Madre Maria Misericordiosa, è sempre pervenuto e arriverà a umana destinazione per il tramite di scriba e testimoni molto più poderosi ed autorevoli di te. Non devi avertene a male, caro papi.

Ad ognuno il suo ruolo, poco importa se grande o piccolo. Importante è che sia svolto con umiltà, zelo, spirito di servizio e, cosa che conta più di tutto, con amore. Amore per Chi ci ha dato la vita e per la vita che ci ha donato. Amore per la vita della quale questa tua vita di scriba è propedeutica, amore per i tuoi simili, ai quali ti accomuna la paternità e la destinazione di questi messaggi.

Perciò, caro papi, non ti sentire come uno più vecchio di un anno, ma vivi con entusiasmo e speranzosa certezza, prestando la tua penna alla trascrizione di queste armoniose sintonie d'amore, che la sempre più acciaccata, ma sempre più ispirata, mamma banana, saprà unire in un poema sinfonico destinato a cantare le lodi del Signore, che rinfocoleranno cuori già spalancati alla Speranza e faranno cedere molte porte sbarrate o sbattute in faccia a Dio.

Che il vostro nuovo anno sia carico di doni da ricevere e da elargire, nella Benedizione del Signore.

Ciao, a presto


4 gennaio 2001

CAGNOLINI GUIDA DEI CIECHI

Ti sono vicino, caro papi, veramente vicino, e tu mi ascolti con l'orecchio dell'anima, che quasi sempre o molto raramente è sensibile al richiamo dell'amore. Come me e con me ti è vicino il Signore con tutto il Suo Celeste Consesso, ma tu non riesci a vederci pur se ti sforzi di farlo con tutta la forza della Fede. Questa Fede che ti aiuta a credere pur non vedendo, che ti rende palpabile e godibile l'amore di cui ti avvolge e ti riempie tutto il mondo dello Spirito Santo.
La Fede può essere paragonata a quella particolare dote di cui via via si arricchisce il cieco nella conoscenza della realtà in cui è immerso, che comunque non necessita della vista o dello sguardo per cogliervi l'amore, l'indifferenza o l'odio, il calore o la freddezza di chi ne condivide con lui le vicende.

Solo che, a differenza della vista e dello sguardo, che ti possono mostrare fallacemente realtà vere o ti possono fare apparire genuine e corrette false esternazioni, la Fede ti chiede di immaginare solo il bello, il buono, il giusto, il santo, della realtà alla quale è destinata in Mente Dei la tua conoscenza. Grazie ad essa tu, cieco sin dalla nascita per errore genetico, per peccato originale, non perdi mai la vocazione della speranza nel Mondo dell'Amore Soprannaturale e puoi, al tempo stesso, nutrire la speranza di trovare Amore anche nel mondo transitorio della disperazione, dove puoi avvertire e trovare la presenza di Dio pur nel buio più assoluto.

Ti ricordi, papi, degli occhiali della Fede di cui ti ho parlato tante volte? Essi sono la Grazia e non devono mai essere dimenticati nell'elegante astuccio, ma portati sul naso giorno e notte, per abituare la vista ai bagliori accecanti dell'effimero e per renderla più acuta e profonda attraverso la cortina dell'ignoranza, della malvagità e dell'indifferenza.
Per i ciechi totali ci siamo noi angeli che li guidiamo come fedeli e pazienti cagnolini, specializzati ed ammaestrati nel cammino verso la salvezza e verso la Luce meravigliosa di Dio, che ridonerà loro per l'eternità il dono inestimabile di poter godere l'Amore del Suo sguardo.

Occhiali della Fede ed Angeli nella Fede, o meglio cagnolini fedeli, devono essere trattati sempre con molta cura e con molto amore, così come si deve avere molta cura della propria anima. Una bella spolveratina, qualche bagnetto, qualche spulciatina, molta spazzola, e tante, tante coccole.
Noi angeli viviamo delle stesse coccole e delle stesse cure di cui necessitano le vostre anime, per presentarsi in tutto il loro splendore al cospetto di Dio.

Fateci quindi sentire il vostro amore. Ciao.
10 gennaio 2001

UNICA DIMORA REGNO E REGGIA

Caro papi mio, vorrei che tu spiegassi a mamma banana che il mio non è un rapporto preferenziale con te, ma che quando scrivo caro papi è come se scrivessi cara mamma banana, perché il mio amore e il mio pensiero sono equamente dedicati a ciascuno di voi e, al tempo stesso, a voi insieme in un tutt'uno. Solo quando scrivo alla scriba vecchio e fedele, allora mi rivolgo unicamente a colui che mi fa da tramite e trasduttore, ma il contenuto degli scritti che gli affido non è mai personale, perché tutti devono o possono trarne spunti di riflessione e di meditazione.

Cara mamma banana e caro vecchio papi al tempo stesso, fino a che vi unirà l'amore per me e la nostalgica certezza della vita nostra trascorsa insieme, allora non avrò motivo di raccontarvi separatamente la mia vita in cielo.
Poi, quando i vostri spiriti si riuniranno al mio nella contemplazione del Signore nostro Padre, nella estemporanea certezza di ogni istante della vita eterna che avremo la gioia di trascorrere insieme, allora l'amore di ciascuno di noi per l'altro sarà unico ed universale al tempo stesso e non vi sarà motivo di dedicarlo privatamente.
Voi sarete sempre il mio vecchio papi e la mia mamma banana ed io il vostro Pippo, però non dovremo più significare nel caro il valore dell'amore che ci accomuna, perché allora saremo un tutt'uno accomunato dall'Amore e con l'Amore. Capite quello che vi voglio dire?

Vi voglio dire che l'amore, che ora mi tiene vivo nei vostri cuori che io continuo ancora ad abitare spiritualmente come mia unica dimora in terra, domani sarà l'unica casa, l'unico Regno, l'unica Reggia nella quale troveremo fissa dimora. Non più insieme ma in Comunione assoluta, cioè nella più completa, totale ed inesauribile condivisione del Bene Comune che è Dio: Dio che ama con la Misericordia della Madre Santa di Suo Figlio e di noi tutti, Dio che ama con il sacrificio del Figlio Redentore fatto uomo e fratello dell'uomo, Dio che ama con questa prova d'amore e si rispecchia nell'amore che ci fa famiglia indissolubile.

Ciao papamma. Bacioni dal vostro Pippo persempre


27 gennaio 2001

L'ORDINE NATURALE DELLE COSE
Finale a sorpresa!

Ciao, miei cari mamma e papà, Ginger e Fred, un ciao a tutti con tutto il mio amore.
Vi ho rivolto il mio benvenuto nella redazione della Voce del cielo assegnandovi un ordine preciso, che non vuole significare una classifica nel mio cuore, ma l'ordine temporale nel quale il vostro amore umano mi rincuorò dapprima nel seno materno e poi, via via, nel percorso della mia maturazione terrena.

L'ordine naturale delle cose è la legge divina che regola armonicamente e guida amorevolmente il destino del mondo. L'Ordine è Dio stesso. E' Dio che nella creazione e con la creazione ha conferito, nella natura degli eventi che via via prendevano corpo dai Suoi pensieri e dalla Sua Volontà, la successione dall'alfa all'omega, applicandovi la regola benefica che l'Amore è ordine, l'Amore è armonia e che tutto ciò che a tale regola si sottrae o ne viene sottratto è destinato a ripiombare nel buio, nell'odio e nelle sregolate nefandezze del caos.

E' quanto è già accaduto nell'ordinato giardino dell'Eden ed è quanto sta accadendo in questi istanti della vita del mondo. Ieri e oggi, l'ispiratore e l'istigatore della disobbedienza, della sregolatezza, del disordine, è sempre lo stesso, è sempre lui. E' il caos in persona, il male che divide e scompagina, confonde e disorienta, ammalia ed allontana. E' il demonio, che irride l'ordine definendolo scontato, monotono e prevedibile, in una parola tremendamente palloso.

Il peccato con il quale l'uomo si condannò a rinunciare, pro tempore o per sempre, alle gioie spirituali del paradiso in terra, sembra un peccatuccio veniale di fronte all'arroganza con la quale egli oggi rivendica il diritto di modificare, manipolare, stravolgere l'ordine naturale delle cose. Ieri fu peccato di presunzione e di leggerezza, oggi è delirio di onnipotenza. Ma, se l'uomo si affidasse con fiducia, non già con rassegnazione alla regola e all'ordine naturale delle cose, scoprirebbe che anche il suo intelletto non si sottrae ad essi, e che, se rispetta le loro leggi è in grado di divenire strumento divino di evoluzione e di adattamento.

L'intelligenza preda del caos non sarà mai capace, invece, di leggere nell'ordine naturale delle cose il messaggio divino che la natura reca in sé, né la scienza, se non sostenuta, confortata e rinvigorita dalla fede in Dio, nel Suo operato e nella Sua misericordiosa bontà, nessuna scienza saprà riconoscere e decrittare la formula con la quale il Signore rende intellegibile il mistero della vita. Sappia nel frattempo l'uomo, arrogante nelle cose di Dio ed irriguardoso dell'ordine che Dio stesso ha conferito loro, che l'equilibrio che regola l'ordine è eterno ed immutabile, e che qualsiasi tentativo egli provi a fare senza il Suo consenso o la Sua complicità è destinato a produrre catastrofi ancora più sconvolgenti di quelle che rientrano nell'ordine naturale delle cose.

Eppure, la vita riserva alle creature umane tanti momenti nei quali il segno dell'opera del Creatore è così palese ed innegabile da farla apparire scontata. Scontata anche nelle cose più belle, nelle esperienze più suggestive ed esaltanti, nelle impreviste pienezze di felicità e nella scoperta della gioia di vivere. Tutto questo è opera dell'ordine naturale delle cose, ma quasi mai è sufficiente a lasciare il segno, a sollecitare gratitudine, perché rientra nell'ordine naturale delle cose. Come se la natura non avesse nulla a che vedere con Dio e fosse invece di pertinenza esclusiva dell'uomo, che può fare e disfare a piacimento.

La natura è invece la forza dell'uomo, è l'energia che Dio gli mette a disposizione perché ne faccia tesoro e la trasmetta in tutta la sua integrità alle generazioni future. Se l'uomo fallirà anche in questo compito, si macchierà dell'ennesimo peccato contro Dio e Dio gliene avrà comminato la pena, cioè l'autodistruzione.
Ma
tutto ciò è contro l'ordine naturale che Dio ha imposto alle cose ed il finale sarà tutto diverso, tutto da scoprire. Solo Dio lo sa, e lo saprà anche ogni uomo che si affida alla Sua incommensurabile Sapienza, manifestata nell'Amore divino smisurato e senza confini.

Dalla redazione della Voce del cielo giunga il mio amore, a voi tutti in uguale misura e tenerezza.


30 gennaio 2001

E' STUPENDO IL PARADISO
Immenso giardino felice da ripopolare

Caro vecchio scriba fedele nella fede e negli scritti, io vorrei confidare a te, a mamma banana e a quanti confidano nella forza dell'amore, molto di più di quanto non vi sia dato di conoscere e di sapere del mondo della beatitudine.

Ma, se tutto ciò mi fosse stato concesso, io non vi racconterei una parola di più di quanto sono stato amorevolmente autorizzato a condividere con voi tutti per intercessione misericordiosa. Nulla di più, o di nuovo di quanto il Signore in Prima Persona, o per mano dei profeti, degli apostoli del Suo Verbo incarnato e dei santi, non avesse già reso noto agli uomini di fede, agli increduli e ai non credenti. Ma in una forma, in uno stile e in un linguaggio più aderente ai tempi del vostro cammino terreno, nel quale si va sviluppando e maturando il destino dell'uomo, nell'apparente mistero del divino progetto.

Vi sembra proprio tanto indecifrabile la volontà di Dio? O non vi appare evidente, piuttosto, come Egli miri unicamente a raccogliere, a recuperare, a rassicurare i propri figli, divisi e dispersi dalla tempesta devastante del peccato originale. Per ricondurli alla riappropriazione di quella ricchezza e bellezza di spirito, che appartiene loro per diritto di primogenitura e per riconsegnarli purificati a quel paradiso terrestre al quale li aveva affidati, e che nessun peccato è riuscito mai a distruggere o cancellare dalla Sua Mente.
Il paradiso terrestre è lì che attende
il ritorno dei suoi accreditati abitanti, cosa che avverrà quando Iddio chiederà alla Madre del Figlio fatto uomo di riscattare, con la distruzione del male e per sempre, il peccato di cui si rese colpevole l'altra donna nata come Lei senza peccato.

Allora ogni spirito riprenderà le sue umane sembianze, e popolerà quell'immenso giardino felice al quale Dio lo aveva destinato sin dalle prime luci dell'alba della vita. Prima che tutto ciò si avveri, perseverate nella fede di una vita migliore, e non vi aspettate di saperne di più di quanto Dio non voglia, anche se avete i classici santi in Paradiso. E' stupendo il Paradiso. Non cessate mai di desiderarlo e non stancatevi mai di conquistarlo. Dio non desidera altro che darvi una mano, una spinta, un calcione per farvi entrare. L'ingresso è libero, lo spettacolo è assicurato.

Parola di. Un ciao a tutti.



febbraio2001
10 febbraio 2001

DIALOGHI STRATOSFERICI
Briciole di luce

Ti vuoi impegnare nel tuo compito di scriba o no, caro papi? Sembra quasi che questa penna, che ora scorre leggera come una piuma, certe volte ti pesi una tonnellata. Non vuole essere un rimprovero, caro papi, ma un incoraggiamento a sentire questa penna sempre e soltanto leggera come l'aria, così come lo sono le verità che scrive, mai troppo ponderose, perché nascono e si nutrono dallo e dello spirito che non ha peso, anche se sostanzialmente alita la vita nelle creature del cielo e della terra.

Perché tengo dunque tanto alla tua collaborazione, caro scriba? Prima di tutto perché posso incessantemente manifestare a te e a mamma la mia presenza tra voi, e il mio inesauribile amore per voi, cioè la mia vita che non è mai morta. E poi perché mi fa piacere che i nostri pensieri, i nostri spiriti, si incontrino, si intreccino, si abbraccino e diventino un solo pensiero d'amore in questo terreno, ancor così terreno come lo sono questi fogli di carta, e vi lascino una traccia indelebile, proprio come in un diario.

E siccome il diario è la raccolta dei pensieri, delle emozioni delle piccole e grandi cose di ogni giorno, mi piacerebbe che i nostri incontri fossero giornalieri e magari avvenissero, o meglio venissero registrati, anche più volte al giorno. Noi due sappiamo che è proprio così. Che noi ci pensiamo, ci incontriamo nell'atmosfera magica dei nostri cuori, in ogni attimo della vita, che da sempre ci tiene uniti persempre.

Sappiamo pure come questi scritti siano il frutto e la cronaca di questa simbiosi, che spesso si può avvertire nei contenuti degli scritti stessi, dai quali trapela la tua esperienza personale piuttosto che il ricordo della mia, ma soprattutto traspare la luce della verità nella quale è immersa la mia vita, nell'attimo che ti racconto della mia vita eterna nella quale presto confluiremo uniti per sempre, con mamma, con tutti i personaggi del Cielo che irradiano e praticano Amore, e con tutti coloro che ne traggono gioia, beatitudine e vigore.

Mamma dice che ormai i nostri dialoghi sono diventati stratosferici, e poco spazio lasciano alle emozioni per le cose e vicende terrene.

Cara mamma, io non sono più di questa terra, ma continuo a bazzicarvi perché sono vivo nei vostri cuori che palpitano di vita terrena, oltre che spirituale. Le esperienze che io vi comunico non possono dunque prescindere da questa realtà. Affinché esse vi giungano e vi scuotano, devono necessariamente assumere umano significato, altrimenti voi non potreste comprenderle in nessun modo.

La stratosfericità del pensiero divino vi si mostrerà, senza sconvolgervi e ferirvi, solo quando sarete voi stessi alla presenza di Dio, perché solo allora conoscerete la grandezza del progetto dell'Onnipotente e ne sarete estasiati.

Per ora accontentatevi di queste dolci ed amorevoli briciole di luce, che comunque rischiarano a sufficienza il buio del mistero e riscaldano il freddo delle stanze disabitate dalla fede. Non chiedetemi altro, né alcuno si aspetti altro da me, se non la promessa che gli butterò le braccia al collo quando varcherà la soglia dell'eternità.

Vi voglio bene con tutto il cuore, quello che batte nei vostri cuori e quello che esplode in ogni istante nel bagliore pulsante della luce di Dio. Ciao a prestissimo, caro scriba.
Al prossimo attimo miei dolcissimi.

stratosferico.



marzo 2001
4 marzo 2001

DISCORSO SULLA VOCAZIONE
Chiamata alla vita e alla morte

Caro papi mio, capita delle volte che i pensieri vadano nelle direzioni opposte delle vocazioni. Molto spesso perché alcune vocazioni sono più pensate che sentite, ma pure perché il pensiero si sente in dovere di andare in avanscoperta a tuttotondo, per verificare i rapporti che si creano tra realtà e vocazione e non necessariamente per commissione della vocazione stessa.

Vocazione a che, ti stai domandando, chiamata a che cosa?

Chiamata alla vita, per esempio. Quanti se ne chiedono il perché, quanti se valga la pena viverla o come viverla, alcuni trovando risposte per viverla, altri vivendola senza trovar risposte, altri infine rinunciandovi, per le risposte che si è dato o che non ha saputo o voluto trovarvi il pensiero indagatore.

Vocazione alla maternità e alla procreazione, tanto per rimanere nel tema. E allora scopri come questa necessità insopprimibile della vita si lasci condizionare da cavilli, pretesti, distinguo razionali o da situazioni costituite, se non precostituite dalle stesse suggestioni del pensiero.

Vocazione a vivere la vita in ogni sua manifestazione, alla luce e nella luce della parola di Dio. Qui il pensiero, è evidente, diventa più tetragono, più fuorviante, meno complementare, tanto che non mancano testimonianze scritte e orali che indicano come il Signore in prima persona o per mezzo dei profeti, di Gesù, di Maria Misericordiosa, degli angeli e dei santi, non abbia mai cessato né mai desista dal sollecitare il pensiero ad ammettere e riconoscere i propri limiti e le proprie funzioni.

Vocazione a farsi strumento e veicolo della parola di Dio, nella vita laica e nel sacerdozio. Anche qui la chiamata è l'espressione della grandezza dell'Amore di Dio, della Sua tenerezza, del Suo orgoglio di Padre. Chiunque, investitone, ne avverta la forza e l'intensità, non dovrebbe provare nient'altro che gratitudine e commozione e ad esse dovrebbe ispirare i sentimenti con i quali donarsi al fratello, al compagno, all'amico, all'estraneo, al nemico che tende la mano in segno di supplica o di richiesta o di proposta o di speranza di essere aiutato.

Ebbene, quante volte tu stesso hai potuto constatare, caro papi, come certo pensiero prevaricante, sospettoso e presuntuoso, si impadronisca dell'animo di queste creature elette allontanandole da quell'umanità che chiede la loro testimonianza in Cristo e, illudendole che sono state chiamate per dialogare direttamente con Lui e non attraverso la solidarietà per l'uomo che si è fatto carico della Croce, le rende estranee alla propria vocazione.

Infine, caro papi, vocazione alla morte. Sto parlando ovviamente di morte come termine di vita transeunte e di passaporto alla vita eterna, non già di morte come alternativa alla vita.
E qui gli esempi non mancano, a partire da quello terraterra del seme di grano che deve morire per dare i suoi frutti in messe di grano, per finire con quello più splendido, ma per questo non meno terreno, del Figlio di Dio che muore crocifisso per guadagnarsi la vita in cielo alla destra del Padre.

Eppure, quanti si lasciano guidare con serenità da queste consapevolezze senza sottostare ai tormenti del proprio pensiero, che li interroga sul diritto e sacralità della vita, sul buio delle incognite o sulla certezza del nulla del dopo? E quanti, con la stessa serenità, accettano questo evento, sia che rappresenti la fine programmata di un ciclo biologico, sia che esso sia modificato da una prevedibile interferenza patologica, sia, infine, che venga bruscamente interrotto da un imprevisto accadimento violento?E quanti ancora si sentono pronti a passare a miglior vita da giovani piuttosto che da vecchi, da sani piuttosto che da malati incurabili o inguaribili?

Domande angoscianti, che evocherebbero risposte ovvie, se dopo non vi fosse nulla, o meglio se dopo vi fosse solo il nulla. Domande imbarazzanti, alle quali la ragione può dare risposte ragionevoli in senso spirituale soltanto se sostenuta e corroborata dalla fede, in una proposta-promessa contenuta nella stessa vita umana. Per la quale non conta come e a che età si cessi di vivere, ma l'entusiasmo e la pienezza dei cuori che si apprestano a vivere la vita vera di Amore di Dio.

Perché tutti coloro che Lo ospitano incondizionatamente nei propri cuori sono i testimoni della fede, ma lo sono particolarmente i giovani. Tutti coloro che ne addebitano al Signore la precocità della morte lo fanno sotto l'impulso dell'emotività, che respinge la fede e impedisce alla ragione di mettere a tacere la ribellione, la disperazione e la rassegnazione, dopo essersi confrontata con esse.

E' quando si crede che Dio non esiste, o che c'è ma se ne sta assorto nei Suoi pensieri, incurante delle vicende umane, che Dio fa capolino fra lo stordimento e la confusione dei sentimenti umani e manifesta il Suo Amore per le Sue creature, tranquillizzandole sul loro futuro in cielo. La fede serve a coglierNe la presenza proprio nei peggiori momenti, quando si è portati a pensare che le forze del male sono più potenti e condizionanti delle forze del Bene.

Ma non è e non sarà mai così, nonostante le apparenze e nonostante il modo di agire e di pensare di molti e fra essi alcuni operatori di pace, che non sanno rassicurare, quanti sono affidati alla loro attenzione e protezione, sugli innumerevoli mezzi di cui dispone e si serve Dio, per far pervenire nel cuore degli uomini il messaggio della Sua parola e il calore della Sua amorevole misericordia.

Chi vuole intendere intenda. Chi vuole fare orecchie da mercante se ne assuma la responsabilità. Chi non sa vedere Dio nelle piccole, semplici ma straordinarie cose del quotidiano, vada dall'oculista e si faccia ricondurre a più terreni livelli l'alta ed ingiustificata opinione che ha di sé. E tu, caro papi, va' a letto a farti il sonno del giusto. Buona notte e sogni d'oro. Ciao.

angelo e servitore del Signore.


11 marzo 2001

MIO COMPITO e vostro destino

Miei cari e amorevoli mami e papi, lo so benissimo quanto desiderate e attendete questi attimi di felicità testimoniata, e conosco molto bene il tirannico ruolo terreno del tempo.

Perciò non vi dovete colpevolizzare di ritardi, pause o momenti di stanchezza capaci di condizionare la nostra indissolubile unione spirituale, perché Essa è fondata sull'imperturbabilità dell'amore eterno e non sulla flebile traccia di una penna, che rimane solamente se diviene messaggio da accogliere nel cuore prima di svanire nell'evanescenza del tempo.

Purtuttavia non possiamo rinunciare a questo benedetto epistolario per godere a pieno della nostra tenera intimità, perché non vi possono rinunciare quanti vi leggono il segno di volontà che sfuggono a qualsiasi presunzione mentale ed assoggettano la logica a procedure inusuali e a sentimenti ineludibili.

E, poiché tutto ciò è e rappresenta patrimonio universale, vi arriva come tale e come tale va condiviso. Non c'è giorno che non vi sia data prova tangibile di quanto vi sto dicendo. Sappiate allora che tutte queste testimonianze, aldilà dall'essere utili a consolidare la vostra fiducia e la vostra gratitudine al Progetto divino, servono a scuotere i tiepidi dal loro torpore, i disperati dalla loro cecità, i distratti dalla loro indifferenza, gli scettici dalla loro presunzione, gli agnostici dalla loro ignoranza, i miopi dalla loro sordità.

Il progetto divino, nella Sua Essenza e Semplicità sconcertante, prevede per ciascun uomo tiepido, disperato, indifferente, distratto, presuntuoso, ignorante, cieco, agnostico, miope, sordo che sia, l'eterna felicità, a condizione che sia aperto ad almeno uno degli innumerevoli messaggi che non cessano mai di arrivargli da parte della divina Provvidenza.

Il mio diario altro non è se non la cronaca della mia giornata partecipativa, attiva alla beatitudine della comunione degli spiriti, tutti proiettati a glorificare il Signore standogli accanto, e recuperando a Lui al tempo stesso tutte quelle anime che senza di Lui si perderebbero per sempre nella noia mortale, nella cecità, nella sordità, nell'ignoranza e nella disperazione del peccato.

Questo è mio compito, questo è il vostro destino. In questa imprevedibile dimensione il nostro sodalizio era già famiglia indistruttibile ed eterna prima di tutti i secoli, perché formata, consolidata e vivificata dall'Amore di Dio.
Famiglia come nucleo primo di vita e di vitalità organizzata e fattiva, non solo nel suo valore sociale e tribale ma principalmente in quello etico, perché frutto della volontà di Dio, che in essa riconosce la scintilla senza la quale non si inizia il cammino che riconduce a Lui, né si accende la fiaccola che ne illumina il percorso.

In questa luce vedo nettamente e riconosco i vostri volti, miei dolci genitori, mia famiglia nell'attesa fiduciosa del ritorno nella grande famiglia di Dio, che è Comunione perfetta e perpetua.

Alla prossima letterina, con amore indescrivibile. Ciao.


17 marzo 2001

FEDE E' . . .

Mio caro papi, tu non puoi pretendere di avere il consenso unanime sulla nostra vicenda, che si anima e si rinnova fuori dagli schemi e dagli spazi dell'umana conoscenza, perché per condividerne realtà e gioie, per comprenderne significati e valori, per goderne grandezza e misericordia, bisogna aver abbracciato quella fede che ci fa sentire, in ogni istante della nostra vita terrena, sempre vicina la presenza extrasensoriale di Gesù, Dio fatto uomo, che condivide con noi, negli schemi e negli spazi sconfinati dell'anima, realtà e gioie, significati e valori, grandezze e misericordie della vicenda umana.

Questa fede non è fede di accettazione acritica e rassegnata, non è fede conculcata con studi analitici ed elaborati accademici, non è il frutto del nostro quotidiano confronto con la realtà umana del Figlio di Dio e della nostra istintiva e meditata aspirazione alla nostra resurrezione, alla nostra rinascita nella realtà spirituale.

Che razza di stima avrebbe Dio di noi se si sapesse amato, o peggio temuto, sull'esperienza maturata con luoghi comuni, definizioni criptiche, descrizioni irreali? Il Signore si fa vivo in spoglie umane per dichiarare senza ritegno tutto il Suo Amore Paterno, e l'uomo in segno di gratitudine, invece di stringerseLo al cuore, lo rispedisce e lo relega nel limbo dell'impalpabile, dell'inimmaginabile, dell'incomprensibile, o peggio dell'irraggiungibile e dell'impossibile?
Questa sarebbe la fede?

Fede è sentire Dio come parte integrante oltre che essenziale del proprio essere.

Fede è sentirsi figli di Dio secondo una necessità genetica che nessun materialismo può mettere in dubbio.

Fede è rifiutare emotivamente ed intellettualmente la casualità della vita e delle sue cose.

Fede è condividere con Dio i tempi e le modalità di attuazione del Suo progetto di vita.

Fede è credere senza tentennamenti nell'umano irrinunciabile bisogno di Dio, e nel divino irrinunciabile bisogno dell'uomo. Fede è comprendere lo sconforto del Signore quando ci dimentichiamo di Lui, e coglierNe l'amorevole compiacimento quando ci raccomandiamo a Lui.

Fede è, infine e soprattutto, avere la certezza che Dio è potenza all'ennesima potenza, e nessun altro potentato è in grado di competere con Lui, anche se dispone di mezzi e maniere più congeniali alla natura umana e più accattivanti per le sue attitudini carnali a lasciarsene coinvolgere. Parlo, ovviamente, del potente maligno che fa proprio della fragilità della carne il suo punto di forza, e della presunzione della mente, per introdursi anche nelle stanze dell'anima. Dunque è bene guardarsene ed averne timore, per non esserne sopraffatti. Ma, invece di cercare dietro ogni angolo la sua presenza, ci si può sforzare di vedere la presenza di Dio, Che non è meno presente e non ha bisogno di nascondersi dietro gli angoli per farsi desiderare.

Se i cuori sono aperti a Lui, non si fa nessuna fatica a sentirlo, a scoprirlo, vederlo. Di sicuro è molto più bello, luminoso, forte e misericordioso del maligno. Questo è più che sufficiente ad accreditarLo del diritto di manifestarsi alle Sue creature con i modi che ritiene più opportuni, perché la Sua rete viaria, cioè le strade che percorre per raggiungere l'uomo, non possono essere disegnate da alcuna penna che non sia mossa da Lui, e perché nessuna via aperta da Lui non può non essere ripercorsa dall'uomo desideroso e fiducioso di incontrarLo al capolinea per ricongiungersi a Lui.

Lì ci siamo tutti noi in fiduciosa attesa. Lì vi siamo sempre vicini e vi proteggiamo in ogni senso, purché abbiate Fede e perché abbiate fede nel Padre, al Quale nulla è impossibile per la gioia e la serenità delle Sue creature. Ve lo assicuro anch'io che ben conosco la Sua Bontà.

Ciao


25 marzo 2001

CAPACI DI FARCI VIVI CON I NOSTRI CARI
per Disegno Divino

Caro papi, ciao e bentornato tra noi nel mondo dello spirito, che mai rifiuta di accogliere i sentimenti di amore che gli giungono, perché di essi si nutre così come si attiva delle preghiere e delle buone promesse che gli vengono affidate dalla speranza e dalla fede.

Che cosa farebbe l'umanità sofferente e anche tutta quella umanità che continua a conoscere ed apprezzare le gioie della vita, se non potesse confidare nella nostra esistenza e nella nostra presenza, che altro non è che Dio, Colui che E'? E in quale modo noi, il mondo dello spirito, noi che rappresentiamo e riflettiamo la Divina Volontà, potremmo rimanere credibili sopravvivendo e vivendo nei cuori terreni, se non fossimo capaci per Disegno Divino di farci vivi tra i nostri cari, e se non fosse loro concesso di saperci vivi, felici, non mancanti di nulla, proprio assolutamente di nulla, neppure del loro amore nel quale si rispecchia l'Amore di Dio?

E l'umanità a chi dovrebbe indirizzare i propri pensieri più puri, i propri aneliti più sinceri, le proprie suppliche più accorate e fiduciose, se non al Padre Celeste e a tutti i Suoi figli che Lo rappresentano in Cielo? Conosci forse qualche alternativa altrettanto valida, capace, competitiva, credibile e soprattutto potente?

Credimi, caro papi, credetemi tutti. Non vi è altra via, se non quella che rivolgersi al Signore, perché è l'unica che conferisce alla vita terrena il valore propedeutico alla resurrezione e alla vita eterna, nel solco dell'amore che si fa umanità e dell'uomo che si riscopre spirito nella luce dell'amore.

Certo, vi è sempre qualcun altro sempre in agguato, che si spaccia come portatore di luce, come fiaccola di verità. E' Lucifero. Ma costui, abile solo nel dividere, nell'isolare, nel far rinchiudere in se stessi con le proprie superbie ed ambizioni, come potrebbe mai promuovere il riunificarsi, il ritrovarsi, il riabbracciarsi con il Padre Misericordioso e con il coro sterminato di figli che Ne cantano la gloria? E permettere che ciò avvenga prima di varcare i limiti della morte?

Il culto dei morti non è, ne mai sarà, il culto della Morte, fino a quando l'Amore insegnerà che nessuno muore mai se vive nel calduccio del Cuore di Dio, di Gesù, di Maria Misericordiosa, e della persone care che confidano in Dio. La dolcezza e la misericordia, la premurosa Sua pazienza non spezzerebbero mai il legame indissolubile d'amore, che vincola teneramente i vivi al di qua con i vivi al di là della morte. Nessuno potrà mai impedire, se non il Signore in Prima Persona, che chi ha lasciato metaforicamente per sempre la terra continui amorevolmente a frequentarla nel cuore e nei pensieri dei propri cari, e soprattutto nel Progetto salvifico di Dio. E nulla, nemmeno e soprattutto la morte, riuscirà mai ad annichilire la vocazione dell'uomo a condividere con i propri cari in cielo scampoli di gioia celeste.

Invocare il Cielo senza pretenderne vantaggi materiali è la cosa più santa che possa animare il cuore degli uomini. Non vi è nulla di più santo che chiederla ed ottenerla per l'intercessione di chi si ama e genera amore. E io ti amo, e io vi amo con tutto il mio cuore, con tutto il mio spirito.

Ciao, a presto. Siete sempre bene accetti.


aprile 2001

4 aprile 2001

SAPPIATE AMARE COSI'

Noi siamo accomunati dallo stesso amore e dalle stesse certezze, caro papi. Noi siamo inseparabili per le stesse tenerezze e per le stesse complicità, cara mamma. Che importanza ha dunque il tempo, se non quella di farci arricchire di queste nuove e vecchie esperienze, in ogni istante del suo scorrere senza sussulti? Noi sussultiamo di vibrazioni sempre nuove, in un divenire mai monotono come il tempo, ma sempre intrigante ed eccitante come l'amore, che chiede e dà in modi e forme e desideri e concessioni mai uguali, pur se la purezza dell'amore di cui stiamo parlando è immutabile nella sua assolutezza.

Stiamo parlando infatti dell'Amore con la maiuscola, quello che sgorga inesauribile dal cuore e dalla parola di Dio, amore che dà ma chiede amore, che concede ma pretende amore, che rinuncia ma non si rassegna: amore esigente, ma misericordioso. Questo amore, che si rinnova e si rigenera senza posa, è il cemento che consolida il patto tra Dio e l'uomo, tra padre e figlio, tra cielo e terra. Ma è anche l'energia che vivifica e rende fecondi i legami terreni con il cielo e alimenta i buoni sentimenti che devono ispirare gli animi dei figli di Dio, come la comprensione, la tolleranza, la condivisione, la solidarietà, la pietà, il perdono.

Ma Amore è soprattutto la sintonia e la sinergia dei cuori, dell'anima e dello spirito, che non si lasciano annichilire dalla morte e dal dolore provocato dalla morte, perché si lasciano guidare dall'immortalità di questa forza benefica e inesauribile, che non conosce disperazione o rinunce, o distacco o separazione irrimediabili. Capito? Voi sappiate amare così, miei cari, e sentirete forte, inconfondibile e rassicurante tutto l'amore, che il cielo vi dedica e vi indirizza per mio tramite e vi fa giungere dalle tante testimonianze umane di cui siete fatti oggetto.

Ciao miei cari, vi voglio bene.

 


8 aprile 2001

RESURREZIONE

Logica della fede, fede nella Logica

Ciao a tutti proprio tutti, mamma, papi, Ginger e Fred, amiche ed amici, cani, gatti e tutto il bestiario degli amici, conoscenti, parenti e affini ecc. ecc. ecc. Eccomi qua ad aggiornarvi sulle novità vecchie come il mondo, ma giovani e spumeggianti come il Pensiero di Dio. Cristo Suo Figlio, vostro e nostro fratello, risorge nei vostri cuori per indicarvi il vostro destino: la resurrezione dell'anima oggi, la resurrezione del corpo domani.
La prima risponde alla logica della Fede, la seconda alla fede nella Logica.

Ora vi spiego. Gesù, in quanto Figlio del Padre, non poteva morire per sempre nello spirito né tanto meno nel corpo, essendo l'immagine umana di Dio e perciò immortale. Sulla croce morivano simbolicamente l'ingiustizia, i tradimenti, la presunzione e la stupida miopia dell'umanità, ma risorgeva l'amore, la fedeltà, la rinuncia, la pietà e la misericordia, doni e doti nascoste di esseri umani non meno figli di Dio, anche se privati pro tempore della stessa immortalità del fratello Gesù.

Sulla croce della vita risorge l'Uomo, che ha riscoperto queste sue capacità nell'immagine del Cristo sulla croce e nella croce la forza di accogliere a braccia aperte l'Amore di Dio, slanciandosi in braccio a Lui. E noi quassù, che abbiamo la forza di sentirci eternamente fratelli di Cristo e in Cristo, esultiamo per ogni fratello risorgente in terra sulla croce, e con lui trascorriamo la beatitudine che ci separa dalla resurrezione totale. Allora si compirà per sempre il destino dell'uomo buono ed il destino dell'uomo empio, al quale l'estinzione del male impedirà in modo definitivo di crocifiggere Cristo senza tregua.

Questo è il disegno di Dio. E' anche frutto delle aspirazioni umane solo perché esse coincidono con il Pensiero divino, che le ispirò nel primo giorno e le ispira tutti i giorni della vita dell'umanità. Infatti non si può aspirare alla concretezza di una speranza se quest'ultima non è indirizzata, riposta in qualcosa che ne alimenta il desiderio e il raggiungimento concreto. Non si elabora o rielabora ciò che non esiste, nel bene come nel male, o esiste solo nella fantasia. Come se la fantasia non si riferisse al mondo dell'esperienza!

E allora, perché non accettare fantasie su esperienze, o meglio su memorie di esperienze spirituali? Che necessità vi sarebbe di questo genere di fantasie? Perché nello specifico si indica nella fede, che della fantasia rappresenta l'aspetto più concreto, lo strumento con il quale il fantastico sperato diventa realtà?
Cosa c'è di più fantastico della figura di Gesù? La sua essenza divina, la sua natura umana, oppure la forza del Suo esempio, che non si è mai esaurita ma si moltiplica nelle conversioni e nelle persecuzioni?

Suggestioni? Fantasie? Paranoie? Nossignori. E' evidente che la Logica di Dio non coincide con quella umana, invece è logico credere che la prima abbia previsto per l'uomo un destino preciso, al quale la logica umana può adeguarsi oppure no. La primitiva ed istintiva vocazione dell'uomo è quella di confidare nella Logica del suo Creatore, che profuse lo Spirito nella materia inerte per darGli un corpo.

Il corpo contaminò lo Spirito con il peccato di superbia e Dio lo punì a riabilitare lo Spirito con una morte giusta. Riacquistata la purezza e la santità originaria, lo Spirito ridarà vita eterna alla materia inanimata reincarnandosi nel Suo corpo di un tempo, per cancellarne per sempre le usure del tempo. Ecco il motivo logico per il quale lo Spirito dei figli di Dio in cielo mantiene la propria identità, frutto della condivisione della sua storia di convivenza con il corpo, per un tempo più o meno breve. Torneranno un tempo, per Logica divina, a ripercorrere insieme il cammino eterno, e lo spirito potrà manifestare tutta la sua serenità nella luce del Signore e tutta la consistenza del suo amore nella concretezza di un sorriso, di una carezza o di un abbraccio.

E tutti vissero felici e contenti. Ma non è la fine tradizionale di una favola.
E' il principio-reale di una nuova vita, che noi vivremo uniti per sempre.

Ciao,


13 aprile 2001

AMORE, SOLO AMORE, SEMPRE AMORE
Vocazione all'immortalità

Caro papi, l'uomo ha un innato istinto alla sopravvivenza del singolo e della specie e una meditata vocazione all'immortalità. Questo desiderio, questa speranza, quest'ispirazione, si manifestano in due modi.

Il primo è quello di sentire nel profondo del cuore e con l'avallo della ragione che la vita dei propri sentimenti, delle emozioni positive e dell'amore verso il prossimo non finisce e non può finire con la morte, ma deve avere un seguito.

Il secondo è quello che presume, forte della stima del proprio intelletto e dell'amore narcisistico che l'uomo ha delle proprie membra, di rinviare, ritardare, allontanare sine die la morte, non solo come spauracchio, ma come simbolo di una oscura volontà prevaricatrice che regolerebbe i tempi di una vita che diviene sempre meno misteriosa per l'intelligenza umana.

Questa seconda via è già stata percorsa dall'uomo, ed è stata rimossa dalla sua memoria. E' la via della presunzione e del peccato di superbia, che tolse all'uomo la primitiva immortalità che il suo Creatore gli aveva consegnato. Che si creda o non si creda a Dio creatore, essa poggia comunque sulla convinzione che la materia sia potenzialmente immortale e che la mente sia capace di condizionarne il destino. La prima strada è quella percorsa dall'anima, cioè da quella regione inesplorata dell'essere umano che gli uomini di pensiero amano definire immortale, a ragione. Ed è la stessa strada che Dio fece percorrere al Figlio in sentimenti e sembianze d'uomo, perché l'uomo capisse la ragione della sua vocazione all'immortalità.
La morte del corpo di Gesù, martoriato ancora una volta dall'altrui cieca presunzione e superbia, non segnava dunque la fine di un'anima incontaminata, ma, spalancando le porte del cielo, la riconsegnava al Padre come Spirito immacolato. E con Lui riconduceva alla destra del Padre il Suo corpo glorioso, per significare che lo spirito senza macchia di peccato conserva il diritto di vivere in un corpo immortale.

In cosa consiste dunque l'immortalità dell'anima se non nella sua origine dall'Amore assoluto e, per volontà dell'Amore assoluto, nella sua forza incrollabile di credere alla divina misericordia del Bene, nonostante le inevitabili debolezze di fronte alle tentazioni del male? E, cos'è che rende immortale il ricordo di un uomo, non solo per le doti morali ma persino nelle sue sembianze, se non l'amore di cui è ricambiato? Amore, solo amore, sempre amore. Non è una formula magica, ma è sentimento umano e divino al tempo stesso, marchio di garanzia dell'immortalità.

Cara mamma di A., la tua invocazione di aiuto è giunta sin quassù carica di amore e di disperazione, e non può passare inosservata e inascoltata. Il Signore vuole che la tua fede nella maternità misericordiosa di Maria ti liberi dalle angosce della tua maternità straziata ed offesa dalla perdita delle carezze e delle coccole di tuo figlio. Sappi che egli -il tuo e nostro A.- è tutto proteso verso la Luce, ma che con la Luce i suoi occhi sono rivolti a chi in terra gli trasmette amore, nonostante il buio del dolore. E' il buio del dolore che rende invisibile la presenza consistente del nostro amore, ed il suo per i nostri e i suoi cari in terra.
Quando la pietà, la fede e la preghiera sono più forti del dolore, allora il buio viene squarciato e dissolto dalla Luce di Dio, che noi, ed A. con noi, facciamo risplendere nei cuori e negli occhi di quanti in noi amano l'immagine riflessa di Dio. Allora nulla è impossibile, anche i miracoli.
Il dolore non scacci Iddio dal cuore di chi soffre, ma continui ad accoglierLo con generosità chi confida in Lui, perché potrebbe portare per mano una creatura che si crede perduta per sempre. Nell'immortalità di Dio si rigenera l'immortalità di A. e si prepara l'immortalità della sua mamma. Vero mamma banana?

Ciao a tutti. angelo


17 aprile 2001

CAP'E MORTO AL TEATRINO DELLE MARIONETTE
Lontano come spazio. Periodo come tempo. Paura come ignoranza.

Ti ricordi, caro papi, di quando giocavamo a fare il teatrino delle marionette, e io mi sbellicavo dalle risate quando la morte 'mbriaca prendeva tante zaccherellate in testa? Povera cap'e morto, allora mi stava tanto simpatica e mi fa ancora tanta tenerezza. Tutte quelle bastonate che le davi, per farmela apparire come un personaggio teatrale che non metteva paura a nessuno e, poverina, ne usciva sempre con le ossa rotte! Quanti bozzi, quante scorticature di vernice aveva in fronte!
E, mentre tu esorcizzavi la morte io scoprivo la vita, e non avevo paura né dell'una né dell'altra.

Il giorno in cui l'ho incontrata sulla mia strada, e con la stessa voce in falsetto mi ha detto che era finito il tempo del mio tempo e che potevo gettare l'orologio alle ortiche, mi è venuto da ridere come da bambino e, mentre ridevo di cuore, il mio cuore si riempiva della gioia di Dio, esultando della nuova vita che mi accingevo a vivere.

Eppure provavo un po' di tenerezza per quella marionetta, ma ancor più mi intenerivo al ricordo di tutte quelle risate che ci legavano teneramente e testimoniavano l'amorosa sintonia dei nostri cuori. Nessuna morte sarebbe stata mai capace di spezzarne l'armonia. Tant'è che abbiamo continuato a scherzare e a riderci su anche quando la facoltà aveva decretato la fine della mia vita biologica, e io cominciavo già a sentire le vibrazioni vitali del mio spirito, e cercavo di comunicartele in tutte le maniere possibili per addolcire il dolore e la disperazione tua e di mamma. Ed anche la mia paura di distaccarmi da voi e rimanerne lontano per un imprevedibile periodo.

Lontano come spazio. Periodo come tempo. Paura come ignoranza. Tutti retaggi di una vita terrena che ti segnano sino all'istante nel quale scopri e conosci il sorriso compiaciuto e misericordioso di Dio, che profuma d'eternità e fa trapelare tutta la gioia delle creature del cielo.
E allora comprendi che non devi dolerti, anzi, non puoi dolerti della distanza che la morte ha frapposto tra te e i tuoi cari, perché essa è immediatamente azzerata dall'Energia che il Signore ti infonde, e per mezzo della quale ti concede la convivenza con essi trasformandosi in amore indissolubile ed eterno.

Cosicché, caro papi, la paura del dolore, che tu non mi avresti mai potuto insegnare nel nostro teatrino della vita, perché tra i personaggi non c'era la marionetta conforme, si è dissolta non appena ho realizzato la verità del mondo della gioia e la certezza che a nessun buono esso è precluso, tanto meno a voi, se continuerete a confidare nella caparbia misericordia del Signore. L'uomo non deve temere la morte 'mbriaca ma l'ubriacatura mortale dell'anima. Solo allora la morte non è più uno spauracchio al quale fare qualche sberleffo, ma diviene una irreparabile e dolorosa tragedia che non risparmia nemmeno l'onnipotente tenerezza di Dio.


24 aprile 2001

VEDERE LO SPIRITO
L'uomo, immagine e somiglianza di Dio

Mi sentite vicino come io sono vicino a voi? Riuscite a vedermi accanto a voi, tra di voi, insieme a voi?
O vi è sufficiente sapere che faccio parte di voi, che mi integro con voi? Se è così, che importa che io vi appaia in sembianze umane, se sono in ognuno di voi e ciascuno di voi mi può vedere nell'altro?

Ognuno di voi senza l'ausilio di uno specchio riesce comunque a sapere come è fatto, specialmente quando può confrontarsi con l'altro, e non soltanto per farsi raccontare, ma soprattutto per raccontare all'altro come desidera manifestarsi a lui, magari in immagini realmente invisibili e non affidate o fissate nella memoria, ma continuamente e incessantemente aggiornate dal vivere insieme oltre un' apparente separazione. Infatti, come ci si può sentire o ci si può definire separati, se si è consapevolmente convinti che comunque ci si rincontrerà e ci si ritroverà per non lasciarsi mai più? Non è sufficiente questo proiettarsi oltre il presente, annullando l'ansia dell'attesa, a perpetuare presenze che non si estinguono perché sono vive e vivono nell'eternità dello spirito?

Quante domande! Esse hanno un senso, miei cari, solo perché l'uomo trascorre il suo tempo terreno a cercare risposte ai propri perché, piuttosto che cercare in se stesso le incontestabili qualità e ricchezze spirituali, che la sua materialità umana riesce a stento a celare. Eppure queste esistono, apparentemente invisibili ma ci sono, e non perché affidate ad una qualche memoria, ma perché doti irrinunciabili del personaggio Uomo.

E' questa dunque l'immagine di Dio che segna l'uomo. E' questa dunque la somiglianza in Dio che l'uomo deve ritrovare in sé, perché non appaia ma diventi concreta e visibile, proprio come è nel Regno di Dio Padre. Come potete illudervi, miei cari, che io non sia con voi, vicino a voi, tra di voi e dentro a voi ? Vi garantisco che ci sono e che voi, cari ragazzi, mi vedete se sentite la mia presenza.

Ciao, arrivederci presto.

Un'altra domanda di cui già sapete la risposta, ma ha poca importanza. Quassù, essere figlio, padre o spirito santo non fa nessuna differenza. Ciao.


30 aprile 2001

MEMORIA
La vita tra parentesi

Mio caro papi e mio caro, vecchio scriba. Una delle più nobili facoltà umane, che si affievolisce con la vecchiaia, è la memoria delle vicende terrene. E non a caso di quelle più recenti, mentre quelle più antiche vi restano fissate nitide e durature. Solo quelle più vicine alla nascita e più prossime alla morte sembrano essere destinate a svanire del tutto, quasi a significare che la vita è una storia, un evento, una frase racchiusa tra parentesi.

Prima e dopo. Questi simbolici contenitori, questi confini così netti e demarcati, il prima e il dopo, non sono estranei all'inciso, anzi questo è ad essi sicuramente correlato, ne rappresenta il passaggio obbligato. Quindi, come avviene per l'inciso, anche il prima e il dopo sono dotati di memoria, che non può essere particolare, settoriale, ferrea o debole, svagata o evanescente, perché è dote essenziale dello Spirito e pertanto ne assume l'universalità, l'eternità, la conoscenza illimitata e la potenza senza misura.

E' la memoria di Dio, che ogni essere umano si porta dentro di sé sin dalla nascita a livello inconscio e che si ridesta al momento della morte. E' il ricordo sbiadito delle proprie origini divine, che diventano all'atto del trapasso radici mai estirpate, se misericordia e perdono hanno cancellato per sempre le parentesi di una vita irripetibile. E' il ritorno ad una vita transitoriamente interrotta ma nient'affatto estranea, non per vivere un'altra vita o fare altre esperienze di vita, ma per riacquistare l'inesauribile memoria che rende immemorabile la vita eterna.

Non dimenticare mai, caro scriba e lettore, questa verità che ogni essere umano si porta incisa nell'anima. Essa gli renderà semplice e del tutto naturale riconoscere quel Dio che tante volte aveva incontrato in terra senza avvedersene. E, quando se ne sarà ricordato, non potrà mai più dimenticare quell'esperienza terrena, che forse aveva cancellato il ricordo ma non certo le tracce del Padre Supremo.

Una bella curetta ricostituente è un buon rimedio contro la smemorataggine. Siano dunque queste pagine il fosforo della vostra memoria.

Ciao da fosforescente e luminoso nella Luce.


maggio 2001

2 maggio 2001

NEL MALE AFFIDATEVI A ME
Non lo conoscerete e non ne soffrirete

Ci vorrebbe poco poco per convincersi, caro papi, che la vita terrena è l'occasione unica e irripetibile per spogliarsi e purgarsi della superbia e del peccato di presunzione, che l'uomo aveva sprovvedutamente manifestato al cospetto del suo Creatore.

Ma cosa s'aspettava Dio da quell'uomo fatto di una poltiglia di fango sul quale aveva alitato il Suo Spirito vitale, cioè l'energia per garantirgli vita immortale nel corpo e nello spirito? E, cosa si aspettava da quella donna che Egli aveva generato dalla costola del Suo primogenito, quasi a significarne la prorompente carnalità? Null'altro se non quella fiducia che ogni buon padre avveduto si aspetta dal figlio, quando lo ammaestra alla vita mettendolo in guardia, forte della propria esperienza, dalle insidie e dai pericoli che essa nasconde.

E, cos'è la fiducia se non il conforto di sapersi e sentirsi amato, che si manifesta in atto d'amore non subalterno ma paritario? Era questa la fiducia che Dio stesso aveva riposto nelle Sue creature:
"Il vostro amore per Me non deve sentirsi inferiore, come la vostra capacità di dare deve essere pari a quella che Io vi offro, perché l'Amore con il quale vi ho dato la vita è lo stesso Amore che Io Sono".

Quale Garante avrebbe potuto essere più credibile di Lui, e quali garanzie avrebbero potuto essere più sicure e sincere della Sua Parola e del Suo Amore? Ma poteva l'uomo in grado di fornire le stesse garanzie di fedeltà? La prova, la verifica: fino a che punto Dio ne aveva bisogno, Lui che è onnisciente? E' impensabile pensare che Dio non presagisse il comportamento delle Sue due creature di fronte alla prova. Ma le aveva dotate di tali divine potenzialità, che evidentemente, e sempre in qualità di Padre buono e avveduto, non poteva fare a meno di testarle.
Allora, caro papi, immagina che le cose siano andate così:

" Figli miei carissimi, nelle mie qualità di Spirito Onnisciente Io conosco tutto il Bene e tutto il Male. In qualità di Spirito Onnipotente Io sono in grado di elargire il Bene e annullare il male. Così Io vi proteggo dal Male e vi esorto al Bene. Nel Bene mi somiglierete in potenza e in conoscenza. Ma, nel Male affidatevi a Me e non lo conoscerete e non ne soffrirete. Anche questa è una prova d'amore, quell'Amore che si riconosce nel Bene e genera solo il Bene".

Tutti sappiamo, caro papi, come andarono viceversa le cose, e andarono in maniera da costringere il Padre sfiduciato a sanzionare una punizione esemplare nei confronti dei due disobbedienti e disamorati figli. Quella di ricercare e ritrovare, nel buio di una vita anonima e ingrata, la fiducia nella rinnegata bontà di un Dio premuroso, affettuoso, generoso, prodigo di buoni consigli e di testimonianze avvedute, protettivo, esemplare, tenero e misericordioso. E quella di riscoprire nella fede la fiaccola da portare in alto, per rischiarare la via che riconduce al Padre celeste. L'unica via percorribile.

Caro papi, io ti conosco bene e sono convinto che tu, come papi nel quale ho avuto sempre una tenera, filiale fiducia, ti saresti comportato nello stesso modo. E io avrei capito la lezione per sempre. Per questo e per tanti altri motivi ti voglio bene.

Il tuo, il vostro di sempre. Ciao.

6 maggio 2001

NON SIAMO IL NOSTRO MONDO MA IL MONDO DI DIO
Vivo perché sono in cielo, non perché sopravvivo nella memoria

I nostri cuori, i nostri pensieri, le nostra certezza, si nutrono dell'Amore di Dio e traggono energia vitale dalla consapevolezza che essi sono destinati a vivere l'esperienza eterna dello Spirito che li ispira, che li guida, che li benedice.

Questa continuità inesauribile tra Dio e le Sue anime predilette è l'essenza stessa della vita, sia essa terrena o celeste, ma, mentre rappresenta nella eternità e della eternità il principio più consistente e scontato, diventa nella vita transeunte la verità da cercare e riscoprire in se stessi e nel prossimo umano.

Questo è il messaggio che Gesù ha portato tra gli uomini con la Sua trasferta terrena, nella quale ha manifestato il cuore gioioso e doloroso del Padre ed il tragico itinerario virtuoso da percorrere, per convertire dolore in gioia, povertà in ricchezza, paura in coraggio, solitudine in comunione.

Tu, cara la mia mamma, ed io e papi e i nostri cari e i nostri cagnolini, e i nostri affetti, le nostre gioie, le nostre disgrazie, le nostre esperienze, non siamo il nostro mondo, ma siamo il mondo di Dio. Che è popolato e animato da innumerevoli personaggi, che solo in Dio ritrovano le radici della propria esistenza e nel mondo di Dio la naturale, legittima residenza.
Infatti, cara mamma, l'unico mondo reale, non virtuale, è questo in cui vivo, il mondo della virtù dello spirito amorosamente elargito e dell'amore spiritualmente ricambiato. E' il mondo dei vivi persempre.

Ma basta poco perché sia anche il mondo abitato dagli esseri viventi nel tempo, che scorre e si ferma con l'esaurirsi della fievole energia della materia. E' sufficiente, infatti, non rinunciare alle aspettative istintive e razionali di una vita che promette e permette di vedere concretamente il Padre celeste in Cui si crede, per goderne a pieno le tenerezze. E' sufficiente contare, senza indugio, sulla Sua Misericordia e invocare il Suo perdono. E' sufficiente confidare nell'Amore senza fine di Maria Misericordiosa e del Sacro Cuore di Gesù. E' sufficiente constatare che non esiste il mondo dei morti, perché lì dove giacciono i segni dello scorrere del tempo non abita lo spirito che ne è esente. E' sufficiente desiderare di vivere fuori della memoria nel proprio presente con Dio.

Cara mamma, sappi che io vivo e sono vivo solo perché sono in cielo nel Cielo della vita, e non perché sopravvivo nella memoria, magari nella paura che prima o poi qualche smemorato mi faccia scomparire nel dimenticatoio. Io vivo per l'Amore di Dio che, come allora anche ora, risplende in me e da me si irradia, e per tutto l'amore umano che ho ricevuto prima, e che oggi mi arriva più tenero e vigoroso.

Questo è il modo più sublime ed appagante di vivere. Inondati da una incontenibile ed inesauribile gioia di sentirsi cuore di Dio e cuore dell'umanità, con lo spirito che non conosce più i confini della materia, ma ancora si intenerisce per le carezze ed i teneri baci che gli testimoniano l'indistruttibile amore di chi lo ama.

Tu sai cosa voglio dire, cara mamma. Tu sai sentire le mie carezze come io sento le tue. Non è così? Dillo a tutte quelle mamme che si disperano, perché non sanno riconoscere le coccole che fanno loro i figli saliti in cielo. Dì loro di pregare per la felicità dei propri ragazzi e per non rimanere insensibili alle loro carezze. Così da sentirli vivi e sentirsi vive in attesa di riabbracciarli, per non separarsene mai più. Proprio come accadde a Maria con il figlio Gesù.

Con tutto il mio e il nostro amore.


16 maggio 2001

PER TUTTI Il CONFORTO DI DIO

. . . La volontà del Signore ha stabilito che, dopo essere stato per voi messaggero di serenità e testimone di verità, io lo diventi anche per tutta quella umanità sofferente e disperata che ha bisogno del conforto di Dio, attraverso il conforto che io stesso vi porto e che voi non dovete custodire gelosamente per voi, ma avete il dovere di girare a quanti non possono né vogliono rinunciare all'Amore del Padre Celeste. . .


19 maggio 2001

LA VITA TUTT'UNO
Ricorderai di averne già fatto esperienza

Mio caro vecchio papi e scriba fedele. Tanti si chiedono, tu compreso, quanto durerà ancora questa nostra avventura epistolare che, secondo i cosiddetti addetti al lavoro ed analisti del fenomeno, si sarebbe dovuto esaurire già da un bel pezzo. Allora, io chiedo a voi, che importa se finisce o no? Ammesso che cessi per sempre questa bella storia, altre ne verranno di belle, e magari di più toccanti, se il Signore continuerà a voler trascrivere la Sua Parola nei secoli, come fa dai tempi di Mosè.

Già mamma banana trema all'idea che tutto ciò possa accadere. Cara mamma, hai tanto di quel materiale da raccogliere e sul quale meditare e far meditare, hai tanto di quell'arretrato di corrispondenza da smaltire, hai tanto di quell'amore dentro di te da investire, che poco importerebbe se la penna si esaurisse. Ma non si esaurirebbe la vena del nostro amore di cui i nostri cuori sono stracolmi, e non verrebbe a mancare l'indissolubilità del nostro Spirito, unico in Dio ed unico nel nostro vincolo carnale.

Cara mamma, tu non sai, come io so, cosa significhi e quanto sia sublime condividere la vita con le anime in cielo, ma un giorno farai questa esperienza esaltate e ti ricorderai come l'avessi già percorsa quando condividesti la vita, prima con tua madre e poi con tuo figlio, quando eravamo ed eri un tutt'uno.

Non è cambiato nulla da allora, cara mamma, proprio nulla. Tu mi sentivi ma non mi conoscevi, io ti sentivo e già conoscevo i tuoi pensieri, le tue gioie, le tue paure, le tue emozioni. Proprio come in questo istante in cui mi leggi e paventi che possa essere l'ultima volta.

Ma nell'amore tra madri e figli nulla finisce mai se non finisce l'amore, perché è l'amore che continua a scrivere nell'eternità le più belle storie d'Amore. E la storia della terra è piena di questi esempi di vita condivisa nell'Amore, e tutte sono vere, belle e divine come quella condivisa da Maria e Gesù tra loro e con l'umanità.

Non tutte queste storie devono essere necessariamente dolorose, cara mamma, e anche quelle che non lo sono rimangono scritte con inchiostro indelebile nel cuore dell'umanità e nel Cuore di Dio. Tu sta' serena, e con la tua serenità sii di esempio a tutte quelle mamme che soffrono perché non sanno che si scrive molto meglio con la fede nell'Amore di Dio che con la penna. Io nel frattempo continuo ad avvalermi dell'opera dello scriba fedele, fino a quando Iddio lo vorrà. Così stando le cose vi stampo un bacione grande grande su questo foglio e vi abbraccio forte, forte, forte, forte forte.

Ciao,


20 maggio 2001

L'AMORE E' LUCE CHE SQUARCIA IL BUIO
Per manifestare la sua forza di essere vita e vitalità

Caro papi, chissà quante volte ti sarà capitato di pensare ad occhi chiusi o nel buio della notte alla persona amata e vedere il buio squarciato dalla luce. E' la luce dell'amore che illumina il buio sgorgando dal profondo del cuore, dal profondo dell'anima, che lo genera e lo rende visibile ed emozionante nella sua forza luminosa. La luce che squarcia il buio non è, caro papi, una sensazione o un'allucinazione. E' bensì la realtà, o meglio il rendersi sensorialmente reale di una energia interiore e spirituale, che non ce la fa più a starsene relegata nell'intimo, ed emana la sua luce per rendersi visibile e manifestare la forza e l'intensità del suo essere vita e vitalità.

Questo è dunque l'Amore. L'energia che genera è possente, coinvolgente, travolgente, ma la luce che emana non abbaglia, non ferisce, ma rassicura scacciando la paura e l'incognita del buio. Ora, tu prova ad immaginare questa luce del tuo cuore moltiplicata per l'immensità e per l'eternità dell'Amore di Dio e di tutte le creature celesti, che con Lui condividono la gioia di amare e di essere amati.
Quale e quanta luce! E' inesauribilmente amore, che Illumina soave e rasserenante la Città di Dio.

Allora, caro papi, tu capisci che è la stessa luce che ti porti dentro e che ti permette di vedere tutto ciò che sembra invisibile. Se ci pensi meglio, magari chiudendo gli occhi, ti rendi conto che ti sto parlando della vita spirituale che io vivo gioiosamente, dove nulla è invisibile e che tutto ciò che lo sembra lo è solo perché è immerso nell'invisibilità della mente umana.

L'invisibile è dunque una fitta nebbia che impedisce di vedere ciò che ti sta intorno a pochi passi. I tuoi occhi vedono benissimo, tanto è vero che percepiscono perfettamente l'esistenza della coltre nebbiosa. Tu sai che c'è qualcuno lì accanto ed aspetti un raggio di sole che dapprima crei una breccia e poi dissolva del tutto l'invisibile. E, come per incanto, ti si presenta lo spettacolo meraviglioso di una vita che palpita e che è reale in ogni suo personaggio, in ogni sua creatura, in ogni sua vicenda.

Quante volte abbiamo parlato, caro papi, degli occhiali della fede. Ebbene, gli occhiali della fede servono a perforare il buio e la nebbia dell'invisibile, ad andare oltre.
La preghiera è invece il trasmettere la voce dell'anima nella direzione di chi è nascosto dall'invisibile, in attesa che l'Amore di Dio, sotto forma di Luce possente, lo dissolva per sempre, per l'eternità.

Mi piace essere raggio di Luce che vi aiuta ad indirizzare le vostre preghiere oltre l'ostacolo, ed a dissolvere, con l'energia dell'amore e con l'ausilio della fede, l'invisibile che ci divide ancora per poco.

Ciao papi, ciao mamma. Il Signore ci benedica tutti.

raggio di luce.


giugno duemilauno

2 giugno 2001

CHE EMOZIONE GRANDISSIMA!
Non ho più provato quell'emozione sino a quando ho rivisto Dio

Caro papi, ti ricordi di quella volta che io ero piccolo piccolo e tu e mamma partiste per un congresso, e quando vi vidi tornare a casa io, dopo un interminabile attimo di sbalordimento, me la feci addosso per l'emozione?

Che emozione grandissima!

Nel mio cuore si era intrufolato il timore che mi avevate lasciato per sempre, ed invece eravamo di nuovo tutti e tre insieme, e allora capivo per la prima volta come è doloroso sentirsi o credersi abbandonati, e come è bello scoprire che ci si era sbagliati.

Sono sicuro che quando ci ritroveremo quassù nessuno di noi proverà quella stessa emozione.

Di certo ci stringeremo in una gioia meravigliosa, ma io credo che non me la farò addosso come allora, e non solo perché me ne mancherebbe la fisicità, ma perché so che nessuno di noi si è praticamente separato dall'altro. Voi per amore tenero e per fede sempre più convinta, io perché sono effettivamente accanto a voi, mi verrebbe da dire in carne ed ossa.

Non ho mai più provato quella stessa emozione per tutto il resto della mia vita, sino al giorno nel quale ho rivisto Dio.

Credevo che, partito per un lungo viaggio, non sarebbe più tornato da me, e rivederLo invece accanto a me, con lo stesso sorriso che mi rivolgeva mentre mi accingevo ad affrontare l'avventura della vita, mi provocava lo stesso turbamento di allora. Mi rendevo conto, ora come allora, che non ero stato mai abbandonato se non nell'apparenza di un evento più o meno duraturo, perché non si era mai spento il Suo Amore per me, così come il vostro amore ed il mio.

Ho anche scoperto che, al contrario del nostro amore, che è mutevole nei Suoi confronti, l'Amore di Dio è immutabile ed inesauribile e che ti ha dato la vita prima, durante e dopo la morte, alla stessa stregua dell'amore che mi portate e chi mi fa vivere nei vostri cuori.

Così come io ora vivo in voi io vivo in Dio, e lo capirete quando Egli vi apparirà accanto. Mi verrebbe da dire in Carne ed Ossa, come nella persona del Figlio Suo Gesù.

E scoprirete, non senza emozione e sbalordimento, che ciò che si considera come un sentimento astratto ed ideale è invece un'entità consistente, pur nella Sua immensità ed eternità, e si impersona nello sguardo teneramente umano del Sacro volto di Gesù, e nella materne carezze di Maria Misericordiosa.

Che emozione, caro papi, che emozione cara mamma! Nessuno di Essi ci ha mai abbandonato! Gesù è addirittura venuto a cercarci, perché noi avevamo abbandonato il Padre.
E non ho pudore di credere e sostenere che anche Iddio, come un qualsiasi padre affettuoso, prova una calda emozione quando vede tornare a Sé qualche figlio dato per disperso. E chissà quante infinite volte avrà modo di gioire d'emozione. Ma Lui sicuramente senza inconvenienti.

Vi voglio bene come allora.


16 giugno 2001

LA COSCIENZA E' IL DIENNEA SPIRITUALE
Ho capito tutto sul cavalcavia della morte.

Mio carissimo papone, ti ricordi di quando mi chiedevi se mi ero fatto l'esame di coscienza, in caso di capriccio o di qualche birbonata? In verità era mamma, allora non ancora banana, che mi sollecitava a farlo. Ora ti devo confessare che, non solo da piccolissimo, ma via via che crescevo mi sono sempre domandato chi fosse e dove abitasse questo interlocutore che tiravate in ballo, e con il quale mi consigliavate di confrontarmi.

Da bambino ero convinto che fosse il mio angelo custode che, non visto, controllava tutte le mie birichinate, e a lui chiedevo che intercedesse presso il buon Gesù, per farmi da Lui perdonare di una cosa che in qualche modo vi aveva procurato un dispiacere.

Divenuto più grande, ho cominciato a pensare che la coscienza fosse quel codice morale che il Signore aveva consegnato all'uomo per regolarne i rapporti diretti con i suoi simili e le creature e le cose del suo mondo e, in via indiretta, i rapporti con il suo Padre celeste e le creature e le cose del Suo mondo.

Divenuto più maturo, mi sono convinto che la mia coscienza si identificasse nella certezza dell'Amore immenso di Dio, nella sete della Sua inequivocabile Giustizia, nella speranza della Sua incommensurabile Misericordia. E allora, mi domandavo, come è possibile confrontarmi con questi requisiti divini dei quali sento l'urgenza, se nel mondo in cui vivo non sembra ve ne siano le tracce? E, per quale motivo mi dovrei sentire moralmente vincolato a verificare se ogni mio pensiero, ogni mia azione siano adeguati a questi presupposti dei quali non vi è certezza assoluta? E se, invece, avessero ragione coloro che sostengono che l'unica certezza è la nostra materialità e la materialità del mondo che abitiamo? E quindi l'unico codice etico da prendere come coscienza è quello che l'uomo razionale si è dato come regola di pacifica e rispettosa convivenza con i propri simili, per condividere al meglio i vantaggi di un mondo, di una materia a lui sottomessa? O piuttosto eravate voi, con i comportamenti a volte censurabili, ma molto più spesso con gli esempi e le azioni condivisibili, lo specchio nel quale cercare l'immagine della mia coscienza?

Che gran confusione! Sino a quando, ai margini della vita terrena e ai confini di quella celeste, incamminandomi sul cavalcavia della morte, non ho capito tutto, caro papi.
La coscienza non è riconducibile ad alcun codice morale affidato all'uomo o da lui partorito. E' invece un codice genetico che racchiude nel diennea spirituale l'origine della vita dell'uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio, quello stesso diennea per mezzo del quale si è replicato nelle sembianze umane di Gesù e nella Sua vita da prendere ad esempio, con la quale confrontarsi in ogni istante ed alla quale ispirarsi. La coscienza della propria spiritualità non tacitabile da alcuna forma di errore della materia. La coscienza della propria discendenza da un Padre di cui essere orgogliosi e da assecondare, per orgoglio di essere Suoi figli. Coscientemente, senza il minimo dubbio. Capito?

Ciao incoscienti. Dal vostro


21 giugno 2001

COMPLEANNO FUORI DEL TEMPO
Coloro che credono senza vedere sono beati e danno beatitudine

La tua stanchezza è l'unico motivo che mi trattiene dal farmi vivo, caro papi, e vorrei che anche mamma una volta per tutte ne fosse convinta. Altrimenti sarei incessantemente a tempestarvi di messaggi, segnali, indizi ed ogni altro genere di comunicazioni. Non me ne mancano certo i mezzi e le opportunità per farlo. Sempre una volta per tutte, mi preme tranquillizzare tutti coloro che temono, o ritengono o sostengono o pontificano, che il mio colloquiare con voi mi tenga sospeso tra terra e cielo, impedendomi così di godere a pieno della vicinanza di Dio e provocandomi tormento e dolore.

Ebbene, mi piacerebbe tanto far vedere a costoro come sia insignificante per lo spirito la distanza cielo-terra, e come siano essi stessi, a causa della loro limitante materialità, ad allungare lo spazio inesistente che li tiene lontani da Dio. Allontana molto di più la presunzione di quanto faccia realmente un metro.

Noi siamo infatti intorno a voi proprio come al Signore e, come non vedete o non volete vedere Lui, sino a che non ci accogliete nei vostri cuori non vedete né potete vedere noi, che siamo più addolorati di certe cecità precostituite, piuttosto che per quelle connaturate all'essere umano. E ci riempie di gioia essere vicini a tutti coloro che hanno creduto senza vedere. Costoro sono beati e danno beatitudine.

Miei dolci genitori che continuate teneramente a festeggiare il mio compleanno, nonostante io viva fuori del tempo non mi è impossibile esservi accanto, in apparente contrasto con la vostra temporaneità. Anche questa è prerogativa dello spirito eterno, che annulla spazi e tempi quando si identifica e si rinnova nell'amore.

Ecco dunque l'elemento che permette e rende inesauribile la nostra presenza nell'apparenza del tempo e dello spazio. E' l'Amore. Non vi è alcuna differenza tra il sentimento di un amore puro, che si genera nel cuore di un essere umano, rispetto all'amore universale ed incommensurabile di Dio, perché sono fatti della stessa pasta e dello stesso lievito.

Dunque grazie degli auguri. Che il Signore vi benedica e vi faccia trascorrere una notte serena, vegliando accanto a voi nei vostri cuori e ispirando i vostri sogni e i vostri pensieri.

Buona notte.


 

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Il racconto della nostra esperienza e le lettere di Emilio

DIARIO DI UN ANGELO Lassù ci vogliono vivi - il libro

CIELO CHE POESIA Secondo Diario di un angelo

 

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